‘Eutanasia legale’ e ordinamento italiano: riflessioni a margine della recente campagna dei Radicali.

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di Marco Martone

È da poco partita sui social la campagna dei Radicali in favore dell’approvazione di una legge che regolamenti l’eutanasia. Nello spot diffuso in rete – Vivere liberi, fino alla fine[1] – , Marco Cappato, Segretario dell’Associazione “Luca Coscioni”, invita gli italiani a sostenere la loro battaglia attraverso la sottoscrizione di un appello rivolto al Parlamento, assieme a tanti volti noti dello “spettacolo” e della “cultura”. Il tutto condito da immagini rassicuranti, nelle quali l’eutanasia rappresenterebbe il rimedio per superare la “vergogna” e la sofferenza della malattia. Qualcuno potrebbe difficilmente distinguere questo spot da quelli realizzati da Goebbels durante il periodo nazista, che auspicava per l’appunto l’eliminazione fisica dei malati e disabili, ritenuti un costo sociale per il Reich.

Piccola precisazione: non si vuole in alcun modo sminuire il dramma umano di chi si trova ad affrontare, suo malgrado, il peso di una condizione fisica destinata irrimediabilmente a deteriorarsi. A queste persone tutta la nostra vicinanza. Ciò che si biasima è la strumentalizzazione politica fatta dai Radicali (ma non solo), volta ad introdurre nel nostro ordinamento una legge sull’eutanasia che fin da ora è da ritenersi iniqua, perché contraria al comandamento del non uccidere e, soprattutto, perché si fa promotrice di una ideologia che destituisce di ogni funzione purificatrice alla sofferenza nell’ottica della Salvezza.

Agli occhi dei meno avveduti l’intervento legislativo auspicato dai Radicali rappresenterebbe una svolta epocale – e in effetti per certi versi lo è – ma in realtà esistono già, de iure condito, istituti giuridici che, direttamente o indirettamente, consentono di procedere in ordine al fine vita, coadiuvati da alcune pronunce della giurisprudenza sempre più “sensibile” alle istanze dei malati o forse – con un po’ di malizia – dei prossimi congiunti che non possono (o non vogliono?) più sostenere il peso della malattia dei propri cari.

Inoltre questa campagna non giunge affatto inaspettata, perché il dibattito parlamentare vede in questi giorni gli opposti schieramenti (apparentemente) divisi sul ddl Cirinnà che dovrebbe riconoscere nel nostro ordinamento le coppie omo e forse – non è dato ancora saperlo – la possibilità di adottare minori e di ricorrere altresì alla tecnica dell’utero in affitto, mascherato sotto il nome di “maternità di sostegno”.

Ebbene, il nostro codice penale ha sempre vietato ogni ipotesi di assistenza materiale o morale a chi decida di privarsi volontariamente della propria vita: gli articoli 579 e 580 puniscono l’omicidio del consenziente e l’istigazione o aiuto al suicidio con pene tutto sommato elevate, evidenziando – come se ce ne fosse bisogno – che l’ordinamento ha interesse a che la vita debba cessare per cause naturali e indipendenti dal contributo umano (proprio o altrui). Ne consegue, secondo l’ottica del codice penale, che la vita è un bene indisponibile anche per lo stesso titolare. Potremmo dire quindi che, almeno sotto questo aspetto, la legislazione civile va di pari passo con la legge divina. La concordia tuttavia finisce qui.

Invero, il problema circa la possibilità che l’autodeterminazione del singolo prevalga sulla vita è stato posto già in passato in tema di aborto di donna consenziente (art. 546 c.p.), fattispecie oggi abrogata dall’infame l. 194/1978. In particolare, negli anni antecedenti all’avvento della legge sull’aborto la giurisprudenza ha proceduto ad una interpretatio abrogans della norma, assolvendo sistematicamente i medici che operavano clandestinamente le interruzioni volontarie di gravidanza. Inoltre già la Corte Costituzionale aveva dichiarato incostituzionale l’art. 546 c.p. nella parte in cui non consentiva l’aborto in caso di danno o pericolo grave «medicalmente accertato e non altrimenti evitabile per la salute della donna[2]», escamotage adoperato per consentire de facto trattamenti abortivi.

Il vero cambio di passo è stato rappresentato dalla nota sentenza Englaro[3], nella quale la Corte di Cassazione ha aperto la strada per la legalizzazione dell’eutanasia. In quella occasione è stato sostenuto, in particolare, che il tutore legale possa esprimere il consenso in ordine all’interruzione dei trattamenti sanitari (e qui sta il problema), in base al presupposto che egli deciderebbe assieme al malato che non possa esprimere una volontà attuale, purché questa venga ricostruita presuntivamente con ragionevole certezza. Per la prima volta la vita umana è stata ritenuta un valore recessivo di fronte alla libertà di autoderminazione. Si tratta di una prospettiva che svaluta di ogni sacralità la persona, secondo una visione squisitamente materialistica e, in definitiva, anticristiana. Peraltro il principio di autodeterminazione è stato utilizzato di recente dalla Corte Costituzionale di consentire la diagnosi pre-impianto sugli embrioni, facendo cadere gli ultimi divieti della legge 40/2004, come già si è avuto già modo di dire[4].

La Corte di Cassazione, quasi dissimulando le conseguenze della propria decisione, ebbe a dire che non dovesse parlarsi di eutanasia, poiché questa consiste in un trattamento idoneo a cagionare l’evento morte, mentre nel caso di Eluana Englaro doveva parlarsi più correttamente di lasciar proseguire naturalmente l’iter della malattia. Preziosi sofismi che nascondono la brutale verità.

A tal proposito la giurisprudenza ha proseguito nella marcia di esaltazione del principio di autodeterminazione, tentando di superare le critiche mosse da più parti alla sentenza Englaro: infatti si è ritenuto che il malato ancora in grado di esprimere la propria volontà possa designare un amministratore di sostegno – figura introdotta nel 2004 – il quale possa e debba provvedere sui trattamenti sanitari nel caso della futura incapacità. Questa soluzione è stata sposata nel 2012 dalla Corte di Cassazione[5], dando l’avallo di fatto al cosiddetto testamento biologico in assenza di altra regolamentazione.

A conti fatti possiamo sostenere che la giurisprudenza già oggi consenta ai prossimi congiunti di interrompere i trattamenti sanitari dei propri cari qualora siano nell’incapacità attuale di esprimere il consenso e che, in ogni caso, è possibile che un tribunale autorizzi lo stesso malato a decidere in ordine ai propri trattamenti sanitari, delegando una persona quale amministratore di sostegno. A tutto ciò si aggiunga che spesso e volentieri i medici, che abusivamente praticano l’eutanasia a chi lo richiede, non subiscono alcuna indagine penale. Insomma il terreno è pronto per l’ennesimo colpo a ciò che resta della società cattolica.

La campagna dei Radicali di questi giorni quindi non costituisce una novità e va, anzi, inserita nel discorso appena fatto, poiché il nostro ordinamento già conosce dei meccanismi che consentono di superare i divieti posti dal codice penale sulla possibilità di porre fine alla propria vita. Può quindi stare sereno Marco Cappato: possiamo ritenere che le sue “autodenunce” ragionevolmente non avranno alcun seguito.

Ci aspetteremmo un po’ di coraggio e fermezza da parte delle autorità vaticane che – almeno per il momento – non hanno manifestato alcuna presa di posizione. Forse è ancora presto per preoccuparsi – qualcuno potrebbe replicare – ma non è così, perché si tratta di battaglie che necessitano di impegno quotidiano, perché l’opinione pubblica tende spesso e volentieri, in mancanza di guide autorevoli, a dare ascolto a falsi profeti che promettono il paradiso in terra ma fanno guadagnare invece l’inferno. Eppure, laddove la Chiesa è scesa apertamente in campo i frutti si sono visti, come è accaduto recentemente con il referendum sloveno sull’abrogazione della legge sulle unioni gay. Sarebbe quindi il caso di accantonare la “misericordia”, come attualmente intesa, e di adoperare la giusta durezza contro chi propaganda idee perniciose per tutta la società. In questi tempi di lotta abbiamo bisogno di muri e non di ponti.

 

 

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[1] https://www.facebook.com/EutanasiaLegale/?fref=ts

[2] Corte Costituzionale, sent. n. 27 del 1975.

[3] Corte di Cassazione, sent. n. 21278 del 2007.

[4] http://www.radiospada.org/2015/11/eugenetica-di-stato-le-premesse-ideologiche-della-sentenza-n-229-del-2015-della-corte-costituzionale/

[5] Corte di Cassazione, sent. n. 23707 del 2012.

6 Commenti a "‘Eutanasia legale’ e ordinamento italiano: riflessioni a margine della recente campagna dei Radicali."

  1. #Fabio   24 dicembre 2015 at 8:35 am

    Con le espressioni di stima a Pannella Bonino e Scalfari penso che il VDR abbia già preso posizione

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    • #Ricciotti   24 dicembre 2015 at 1:11 pm

      Ottima sintesi.
      Complimenti all’autore.
      Ovviamente dalla setta del vaticanosecondo c’è poco da attendersi.
      Grazie a Dio, anche in casi di grave necessità come adesso, con la “sede usurpata”, in noi popolo ancora esistono (“sopravvivono”) immagine e somiglianza di Dio, e questo la setta del vaticanosecondo non potrà mai impedirlo.
      Allora il popolo ha tutte le capacità per scegliere bene, poiché deve soddisfare la legge naturale che chiaramente avverte, la quale porta alla conoscenza del vero Dio con l’uso dell’intelletto, dinamica che ci aiuta anche a riconoscere la visibilità della Chiesa ed a ricercarla lì dove soddisfa le note distintive di unità, santità, cattolicità, apostolicita’.

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      • #Marco Martone   24 dicembre 2015 at 1:52 pm

        Grazie mille! La mia preoccupazione è che, in ogni caso, l’eutanasia diverrà una acquisizione sociale, così come è accaduto in passato per divorzio e aborto. Per adesso c’è qualche reazione ma in futuro? Le persone ormai non si scandalizzano più di niente.

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  2. #gianfranco   24 dicembre 2015 at 4:12 pm

    Io noto con dispiacere che da tempo, ciò che la legge non permetterebbe,viene sistematicamente raggirato dalle sentenze dei giudici.

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  3. #Mah!   28 dicembre 2015 at 10:19 am

    intanto in Olanda si è già arrivati al vero fine, eliminare i pensionati, infatti si sta pensando ad una pillola Killer da regalare forzatamente a chi compie 70 anni, altrochè autodeterminazione. Non c’è nulla da fare, dalla protestante Olanda arrivano sempre segnali di morte. Gli SS non sono mai estinti operano oggi come salvatori, ma sono gli stessi razzisti, eugenisti che operavano sotto Hitler, però oggi mentre si commemarano le giornate della memoria, loro lavorano indisturbati alla luce del sole, finanziati dai nostri governi. E noi a credere di essere liberi e in una società civile.

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  4. #Mah!   28 dicembre 2015 at 10:22 am

    Comunque non dimentichiamoci mai, anche se cercano di farcelo dimenticare, che Dio vince sempre.

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