La stantìa retorica sull’AIDS, e i crudi fatti

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di Ilaria Pisa

 

Ogni primo dicembre la retorica dirittumanista, laica e terra-terra (come un missile, e più di questo letale) regala stracciamenti di vesti, flash-mob, raccolte fondi e accorati appelli per la riduzione del contagio da virus HIV nel mondo, obiettivo sicuramente auspicabile ma ancora molto lontano dall’orizzonte ottico.

Nel quadro di maniera non possono mancare le accuse alla Chiesa cattolica, la cui morale in materia di sesto comandamento (no promiscuità, no condom, no rapporti occasionali) sarebbe così seguita e praticata da costituire una vera minaccia per la salute globale.

Anzi, non ci avevo mai badato, ma probabilmente il contagio si propaga proprio grazie a untori cattolici, che si divertono a diffondere il morbo quasi a punire l’umanità dei suoi costumi troppo licenziosi. Un po’ come i kamikaze islamici. Del resto Bergoglio ha detto che non siamo esenti dal fondamentalismo cattolico, no?

Non è l’unica cosa che ha detto Bergoglio (purtroppo), il cui vedo-non-vedo pastoral-dottrinale ha nuovamente sedotto le masse in questa recente intervista “aerea” sulla via del ritorno dal continente africano: Aids, Papa: “Condom uno dei metodi, ma la grande ferita da guarire è un’altra”.

Sì, avete ragione: Repubblica.it non è una fonte affidabile. Prevengo la vostra obiezione rassicurandovi che quel video non è taroccato: cfr. qui (Corsera), qui (La Stampa, con un “commovente” Tornielli) e qui (Il Giornale).

Ora, in verità quella di Francesco – appurato che la domanda del giornalista era capziosa e mal posta – è stata una mezza supercazzola: non ha detto apertamente che il condom sia un mezzo lecito da impiegare nel contrasto alla malattia, l’ha fatto balenare alle orecchie dell’uditorio (il che è stato recepito quasi univocamente come un’apertura: basti vedere i commenti delle persone comuni su siti e testate giornalistiche), poi è parso negarlo richiamandosi al VI comandamento, poi ha parlato di “perplessità” della Chiesa (su cose definite? perplessità? sembra che parli dei bilanciamenti di diritti dei quali si occupa la Consulta…), infine ha calciato la palla fuori dal campo con un discorso benaltrista, non privo sicuramente di elementi di verità, ma piuttosto banalizzante e nelle conclusioni fumoso. A parere di chi scrive, è stata una supercazzola tutt’altro che accidentale.

Anche perché circoscrivere il discorso condom alla situazione africana, oltre a tradire una generalizzata superbia semi-razzista cui nemmeno la gerarchia cattolica (perlomeno quella visibile) è immune, e per la quale i “sempliciotti” africani avrebbero diritto, poracci, a soluzioni particolari anche in deroga alla (inderogabile) morale cattolica – dicevo, circoscrivere il discorso è ipocrisia se è vero che l’Italia è il Paese più contagiato dell’Europa occidentale. Leggiamo:

Nella Giornata Mondiale contro l’AIDS è bene riportare l’attenzione su una malattia che non può essere debellata. Anzi. I dati in questo senso parlano chiaro: la sensazione che l’AIDS sia drasticamente calata a numeri modesti è stata smentita. Secondo il rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nel 2014 i contagi accertati in Europa sono stati più di 142 mila, il picco più elevato dagli anni ’80. [tutti selvaggi ignari della “buona pratica” del preservativo? ndr]

«È questo un fulmine a ciel sereno che ci riporta duramente alla realtà, sottovalutata dal nostro fare occidentale e dalla frase, superficiale all’ennesima potenza, “tanto a noi non succede” – sottolinea l’esponente milanese del CDU Lorenzo Annoni -. L’AIDS non è relegata solo al continente africano. Anche noi ne siamo interessati. Non a caso, i dati riportano una situazione allarmante: l’epidemia è in crescita, il numero di nuove diagnosi nel vecchio continente è più che raddoppiato negli ultimi 10 anni. Responsabile di ciò è la trasmissione eterosessuale, in special modo con condotte occasionali. Resta invece invariata quella inerente allo scambio di siringhe tra tossicodipendenti».

Il campanello dall’allarme è suonato già da tempo anche in Italia: il nostro Paese risulta essere quello che presenta il più alto numero di contagi nell’Europa occidentale. In particolare, lo scorso anno sono stati diagnosticati 3.608 nuovi casi, di cui il 60% circa in stadio avanzato, quando la terapia antiretrovirale non è più così efficace.

«Il dato più preoccupante – riprende l’esponente milanese del CDU Lorenzo Annoni – riguarda però il 25% circa delle persone infette che non sa ancora di esserlo e che potrebbe trasmettere il virus inconsapevolmente». CDU Milano Città [fonte]

C’è anche chi è perfettamente consapevole di essere malato, ma si fa i comodi suoi – dedicato a quelli che “la continenza non è la soluzione”: “Roma, contagia sei donne adescate in chat: sapeva di avere l’Aids, timore per altre”. Ma certo, il problema è il divieto del condom, non che si ritenga “normale” andare a letto con sconosciuti approcciati per via telematica.

Insomma, nonostante dal quartier generale cattolico ammicchino, non è il peccato la soluzione ad altri peccati e alle conseguenze patologiche di essi; di conseguenza, non sono i Comandamenti i responsabili della mancata vittoria della scienza sul virus dell’AIDS. A ‘sto giro non dovremo fare pubblica ammenda in televisione, come piace a qualcuno: ci è andata bene.

 

 

2 Commenti a "La stantìa retorica sull’AIDS, e i crudi fatti"

  1. #Nicòla   2 dicembre 2015 at 1:42 pm

    Un amico medico cattolico (adulto alla Prodi) è stato invitato in parrocchia a tenere delle conferenze sul tema. Quando gli ho detto:”hai ricordato che il metodo perfetto per evitare AIDS, Epatite, malattie sessualmente trasmesse e gravidanze indesiderate è la continenza prima del matrimonio e la fedeltà dopo”?. Mi ha risposto:”SAREBBE COME SE DICESSI CHE per evitare gli incidenti stradali, il modo migliore è andare a piedi”. A parte che, se più persone si ponessero il problema “E’ proprio necessario che prenda l’auto”? vivremmo tutti meglio, fino a prova contraria in se’ e per sè andare a piedi o prendere l’auto sono azioni moralmente lecite entrambe. Avere rapporti prima e fuori dal matrimonio è peccato. Chi morisse subito dopo, (DIO NON VOGLIA!), si trova in (COME MINIMO) forte rischio di fronte a Nostro Signore. Questo non glielo detto, ma pensavo che fosse pacifico.

    • #chesterton63   2 dicembre 2015 at 2:52 pm

      Paragone per niente calzante, anche senza considerare l’aspetto peccaminoso, per due motivi.
      In primo luogo, chi va a piedi può essere comunque investito da chi va in macchina, mentre chi si astiene non può essere contagiato dal comportamento licenzioso di chi non si astiene (a meno di un caso di stupro, ma non credo che uno stupratore si preoccupi di indossare il preservativo…).
      Ma più di questo, raggiungere determinati luoghi, per esempio il posto di lavoro, è necessario alla nostra vita. Avere rapporti sessuali al di fuori del matrimonio non lo è. Non ho mai sentito di nessuno che sia morto a causa dell’astinenza, mentre si sente spesso di gente che muore di AIDS o altre STD (Sexually Transmitted Diseases).