Si confutano, usando il Magistero della Chiesa, i sofismi dei fallibilisti e dei sedeplenisti sul “Papa eretico”

Si confutano, usando il Magistero della Chiesa, i sofismi dei fallibilisti e dei sedeplenisti sul “Papa eretico”

di CdP Ricciotti.

Con estremo realismo e con concretezza priva di sofismi ed “artifizi linguistici”, si può affermare che da Roncalli (più chiaramente da Montini) in avanti, compreso il sedicente “concilio” Vaticano II,  il “magistero” della Chiesa ha contenuto e contiene errori su questioni che riguardano la fede ed il costume, la legge e la liturgia, le canonizzazioni ed il riconoscimento/”condanna” di ordini religiosi.

Negata questa premessa, sarebbe come discutere del nulla. Pertanto chi non dovesse condivide la premessa: 1) “non ha ragione” di trovarsi qui; 2) se ha tempo e voglia, può leggere l’altro punto di vista, questo non omologato.

Può la Chiesa cattolica somministrare veleno ai suoi figli? Può la Chiesa cattolica approvare e divulgare false dottrine di fede? Può la Chiesa cattolica imporre leggi immorali e culti dubbi o non cattolici? Può la Chiesa cattolica canonizzare degli eterodossi? Può la Chiesa cattolica approvare regole religiose non edificanti?

La risposta cattolica è no. Eppure c’è chi sostiene il contrario: li confuteremo.

L’incipit è tratto, in parte, dal mio vecchio studio: “E. M. Radaelli, il fallibilismo, il sedeplenismo. Breve risposta su Radio Spada”, che invito a leggere. Consta di una confutazione del 24 Gennaio 2015 ad uno scritto di E. M. Radaelli, con collegamenti ipertestuali ad altri 37 INERENTI approfondimenti precedentemente pubblicati (alcuni da rivedere, talvolta da correggere o da precisare). Li elenco:

1) L’infallibilità della Chiesa e del Papa: Magistero universale e ordinario 2) Sull’infallibilità nella canonizzazione 3) BENEDETTO XVI: “RILEGGERE I DOCUMENTI DEL CONCILIO ALLA LUCE DELLA TRADIZIONE” 4) Sulla necessità dell’infallibilità del Pontefice e sulla condanna della collegialità 5) Sulla Perpetuità ed Invariabilità della Chiesa (anche in caso di sede vacante) 6) La tremenda frase degli edicolanti: “… la Chiesa apre a …”! 7) Contro i falsi profeti: “Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno” 8) Dalla Chiesa monarchica alla “chiesa conciliare”: la potestà di giurisdizione 9) Confusione e belligeranza nel “cattolicesimo” contemporaneo: la zizzania? 10) Si vede subito che tali teorie sono in contrasto con la fede cattolica … 11) Commento critico all’articolo «Parlare o tacere? Questo è il dilemma» 12) Quando l’infallibilità del gregge diventa la fallibilità della Chiesa? Le novità sul caso Liberio 13) Frutti del Concilio Vaticano II: il ritorno nelle catacombe? 14) PUÒ ESISTERE UN PAPA NOTORIAMENTE ERETICO? 15) Collegialità, depravazioni e pillole di giudaismo. Imposizioni alla gioventù impreparata 16) Breve dissertazione sul «modernismo». Cosa bisogna sapere? 17) Breve commento critico al significato pratico dell’editoriale: «Contro-rivoluzione liturgica – Il caso “silenziato” di Padre Calmel» 18) Riflessioni a margine dell’urlo di dolore del prof. Roberto de Mattei. Lettera aperta al medesimo! 19) INTERPRETARE LA SACRA SCRITTURA OGGI. OVVERO COME VIVERE SERENAMENTE L’ERESIA E L’IMMORALITÀ 20) LA CANONIZZAZIONE DEI SANTI, QUANDO «CIVILTÀ CATTOLICA» ERA CATTOLICA! 21) Ho sempre ritenuto assurdo il sedevacantismo, ora invece lo sto seriamente prendendo in considerazione. Opinioni? 22) Un Papa che canonizza un eretico non è Papa! 23) San Tommaso, sant’Alfonso, la Chiesa: l’infallibilità nella canonizzazione 24) Preminenza di san Pietro e Chiesa Madre e Maestra 25) Breve confutazione allo scritto «Permanenza del papato, permanenza della Chiesa» 26) INFALLIBILITÀ PROMESSA E CONDIZIONI 27) TRADIZIONE E OGGETTI DI MAGISTERO (brevi cenni) 28) Chi è Papa e chi non è papa. Da «Apologia del Papato» di Carlo Di Pietro 29) Riflessione sulla partecipazione alla Santa Messa in stato di necessità 30) Lettera sul Papato materiale agli stimati amici di NON POSSUMUS 31) ALCUNE OBIEZIONI SU ERESIA E PAPI 32) LE FALSE CANONIZZAZIONI ED IL TRIONFO DI SATANA SECONDO I MODERNISTI 33) Novus Ordo Missae: «impressionante allontanamento dalla teologia cattolica» 34) Breve commento argomentato a: “Christianus mihi nomen est, catholicus cognomen” 35) Un Concilio universale della Chiesa può sbagliare? 36) Agosto 1950: Papa Pio XII condanna i moderni “fallibilisti” 37) Non è Francesco (di Antonio Socci) ed il Diritto canonico

Recentemente ho anche diramato: “Si prova che i Pontefici romani sono successori di San Pietro con la stessa potestà che fu concessa a San Pietro” e “Si possono contestare e rifiutare le decretazioni di Magistero ordinario ed universale della Chiesa?”.

Ne ho già parlato abbondantemente in «Apologia del Papato» (EffediEffe 2014), scritto definito dagli ignari con la maldicente etichetta “apologia del sedevacantismo”, da altri, pochi fortunatamente, con la infondata etichetta “apologia del cesaropapismo”. Dai lettori del testo, grazie a Dio, invece, non ho ricevuto né critiche e né confutazioni. Ben vangano le eventuali caritatevoli correzioni.

In questo articolo, confutando le più o meno recenti/insidiose affermazioni di fallibilismo, provo a dimostrare che il “sedevacantismo” non è una “pericolosa posizione eretica o scismatica”, bensì è semplicemente una necessità teologica alla quale aderire se si vuol conservare la fede cattolica integrale, laddove, insieme con la consapevolezza del singolo, l’evidenza dei fatti presenta determinate circostanze: quelle elencate nell’incipit.

Prima di confutare alcune affermazioni di fallibilismo e simili, è necessario ammettere l’incipit, altrimenti sarebbe come interrogarsi sul sesso degli angeli.

Affermazione zero, sull’incipit: “Non può esistere un Papa eretico, ma i contemporanei Papi sono eretici ed io li combatto”. Alcuni pensatori contemporanei, forse per presentare tesi tanto inusuali (il sedeplenismo) quanto infondate (il fallibilismo), si aggrappano al Bellarmino e ad altri teologi del passato, asserendo: “Anche il Bellarmino etc. ipotizzarono l’esistenza di un Papa eretico e diedero risposte, tuttavia ritennero impossibile o quasi l’ipotesi”.

Sulla base di queste conclusioni – “ipotesi impossibile o quasi impossibile di un  Papa eretico” – alcuni contemporanei sogliono sostenere che non può esistere un “Papa eretico”, tuttavia poi, gli stessi, si inerpicano in sofistiche battaglie contro le “eresie dei Papi contemporanei”. Ma se, secondo loro, “non può esistere un Papa eretico”, perché mai, dopo, combattono contro i recenti “Papi eretici”?

La risposta la fornisce il Liguori in Verità della Fede: “Se Dio permettesse che un Papa fosse notoriamente eretico e contumace, egli cesserebbe d’essere Papa, e vacherebbe il Pontificato. Ma se fosse eretico occulto, e non proponesse alla Chiesa alcun falso dogma, allora non arrecherebbe nessun danno alla Chiesa; ma dobbiamo giustamente presumere, come dice il cardinal Bellarmino, che Dio non mai permetterà che alcuno dei Pontefici romani, anche come uomo privato, diventi eretico né notorio né occulto”.

Come si nota, anche il Liguori sostiene “dobbiamo giustamente presumere, come dice il cardinal Bellarmino, che Dio non mai permetterà che alcuno dei Pontefici romani, anche come uomo privato, diventi eretico né notorio né occulto”; tuttavia, se ciò dovesse accadere, ovvero “se Dio permettesse che un Papa fosse notoriamente eretico e contumace”, cosa dovremmo credere? “Egli cesserebbe d’essere Papa, e vacherebbe il Pontificato”, afferma il Dottore utilissimo Sant’Alfonso Maria de’ Liguori.

Secondo la Chiesa, Magistero di Papa Gregorio XVI circa «l’autorità di Alfonso de’ Liguori» (Cfr. Denz., EDB, pp. 974 e 975): «[…] si deve notare che il giudizio della Santa Sede circa la dottrina di un beatificando avviene in vista della beatificazione. A questo fine è sufficiente che la dottrina “sia immune da qualsiasi censura teologica” – “sit immunis a quacumque theologica censura” (cfr. Benedetto XIV, De Servorum Dei beatificatione, II, 28, § 2). Questo è il caso di Alfonso de’ Liguori […] che “inoltre ha illuminato questioni oscure e spiegato questioni dubbie, spianando tra le avviluppate opinioni o più lassiste o più rigide dei teologi una via sicura, su cui le guide dei fedeli potessero avanzare senz’inciampo” – “Obscura insuper dilucidavit dubiaque declaravit, cum inter implexas theologorum sive laxiores sive rigidiores sententias tutam straverit viam, per quam Christifidelium moderatores inoffenso pede incedere possent”».

Affermazione uno “Il Magistero ordinario ed universale della Chiesa può contenere errori su fede e costume”. Questo è il fallibilismo, già condannato dal Concilio Vaticano soprattutto con la Pastor Aeternus e con la Dei Filius. Leggiamo il dogma: “Per fede divina e cattolica si deve credere tutto ciò che è contenuto nella parola di Dio scritta o tramandata, e viene proposto dalla Chiesa o con solenne definizione o con ordinario e universale magistero come verità da Dio rivelata”.

Il simbolo degli Apostoli, infatti, che ha legato in un solo vincolo di fede tutta la cristianità, non è che un compendio delle principali verità dogmatiche, predicate in tutti i tempi ed in tutti i luoghi dagli Apostoli e dai loro successori. Chi, an­che prima dei grandi Concilii e delle pontifìcie defi­nizioni, non avesse aderito a qualcuno (anche solo ad uno) degli articoli di detto simbolo, avrebbe peccato contro la fede, perchè avrebbe resistito all’universale ed ordinario Magistero della Chiesa. Con l’avanzare dei secoli, il Magistero universale ed ordinario della Chiesa non ha affatto perso la sua autorità ed efficacia, quindi ha sempre avuto la forza di dichiarare infallibilmente le verità da Dio rivelate e conseguentemente di obbligare gli uomini ad aderirvi con l’atto della fede (link).

La affermazione uno è, dunque, smontata in un attimo. Gli approfondimenti sono facilmente e gratuitamente reperibili nei link su indicati. Il Cattolico ha il dovere di informarsi.

All’affermazione uno, sovente segue un’altra che è veramente perniciosa, un vero cavallo di battaglia cripto-fallibilista.

Affermazione due: “Le encicliche e gli altri documenti di Magistero ordinario del Sommo Pontefice sono infallibili soltanto negli insegnamenti che confermano la Tradizione”, pertanto sarebbero fallibili dove PRETENDONO DI DEFINIRE pur NON confermando la Tradizione, ma anzi contraddicendola.

Ma, chi pretende di definire contro la Tradizione, ovvero chi, in documenti di Magistero (solenne, straordinario, ordinario ed universale), interpreta ereticamente la Scrittura, formula ed impone falsi dogmi, etc … si dimostra eretico, dunque “non papa”. Difatti io scrivo: “pretende di definire”, e non “definisce”. Negando ciò, si nega il dogma della indefettibilità apertis verbis. Questo è l’insegnamento, per esempio, di Pio IX nella Tuas Libenter dove dice: “[…] questa obbedienza non si dovrebbe limitare alle verità espressamente definite da decreti dei Concili ecumenici o dei Romani Pontefici e di questa Sede Apostolica, ma deve estendersi anche alle verità che dal Magistero ordinario della Chiesa, diffusa in tutto il mondo, vengono trasmesse come divinamente rivelate, e perciò (ovvero: poiché vengono trasmesse come divinamente rivelate dal Magistero ordinario della Chiesa, diffusa in tutto il mondo, NdA) dal comune e universale consenso dei Teologi cattolici sono ritenute materia di fede”. Questo non significa affatto automaticamente che il “Magistero ordinario della Chiesa, diffusa in tutto il mondo”, possa trasmettere ordinariamente, in tutto il mondo, come sostengono invece i fallibilisti ed i cripto-fallibilisti, delle non verità, non divinamente rivelate, delle false interpretazioni della Scrittura, dei non dogmi, etc… Magistero a cui si dovrebbe disobbedire ordinariamente. Sostenendo ciò, negheremmo poi vari altri dogmi. Che fine farebbe la Chiesa?

Difatti alcuni fallibilisti e cripto-fallibilisti di oggi, proprio interpretando male la Tuas Libenter, attribuiscono il dogma dell’indefettibilità alla Tradizione e NON alla Chiesa. Pio IX afferma, ovviamente, il contrario, ovvero: “[…] verità che dal Magistero ordinario della Chiesa, diffusa in tutto il mondo, vengono trasmesse come divinamente rivelate, e perciò [DUNQUE, QUINDI, PERTANTO] dal comune e universale consenso dei Teologi cattolici sono ritenute materia di fede”.

Ci sono anche altre traduzioni, ma al bisogno posso rispondere nei commenti. Come eventualmente posso dedicare uno studio [FONDAMENTALE] sul significato dell’espressione usata da Papa Pio IX: “Magistero ordinario della Chiesa, diffusa in tutto il mondo”. Ci sarebbe tanto da precisare: 1) Magistero del Papa; 2) Magistero di un Vescovo; 3) Magistero dei Vescovi; 4) Magistero dei Vescovi uniti al Papa nel comune sentire; 5) Magistero di un Concilio non ecumenico; 6) Magistero di un Concilio ecumenico.

Poche righe prima, difatti, il Pontefice ammonisce: “Ci ricordavamo, Venerabile Fratello, che per dovere, in forza del suo altissimo ufficio, la Sede Apostolica in questi ultimi tempi ha dovuto censurare e proibire le opere di alcuni Scrittori della Germania, i quali, per non rinunciare a principi e metodi di una falsa scienza o di una fallace filosofia moderna, (forse inconsapevolmente, così speriamo) sono arrivati ad affermare e ad insegnare dottrine in contrasto con il vero senso e la vera interpretazione di alcuni dogmi della nostra santissima fede; in questo modo essi hanno riproposto errori già condannati dalla Chiesa e hanno gravemente alterato il senso e la natura della divina rivelazione e della fede”. Ed introduce con: “Ma Noi, posti, senza Nostro merito, su questa sublime Cattedra del Principe degli Apostoli in questi difficilissimi tempi, nei quali, più che negli altri, l’autorità di quanti sono a capo della Chiesa è necessaria per custodire l’unità e l’integrità della dottrina cattolica, (e questa deve essere docilmente rispettata da tutti)”.

Una chiarissima condanna al fallibilismo ed al cripto-fallibilismo.

Stando al fallibilismo ed al cripto-fallibilismo, il singolo (se Papa, Vescovo, prete, laico … poco importa) dovrebbe conoscere tutto il Magistero della Chiesa e tutta la Tradizione (che in verità noi possiamo conoscere solo perché è il Magistero che la tramanda), ciò fatto dovrebbe spulciare il Magistero dei vecchi e dei recenti “papi” e dovrebbe decidere, in proprio, se un documento è infallibile o fallibile. E questa è una delle recenti asserzioni più voraci e insidiose, così come viene presentata, secondo questo senso e significato. Il singolo soggetto si farebbe “papa” sui Papi del passato e su “quelli” del presente, così la Chiesa non avrebbe ragione di esistere, proprio come vogliono i Protestanti, si negherebbe il Primato e lo si “sposterebbe” sul Libero esame.

Leone XIII risponde infallibilmente, difatti, in Satis Cognitum, citando sant’Agostino: «In molte cose concordano con me, in alcune poche no; ma per quelle poche cose in cui non convengono con me, a nulla giovano loro le molte in cui convengono con me». Ancora: «E con ragione; perché coloro che prendono della dottrina cristiana quello che a loro piace, si basano non sulla fede, ma sul proprio giudizio: e non “riconducendo tutto il proprio intelletto all’obbedienza a Cristo”(1Cor 10,5), obbediscono più propriamente a loro stessi che a Dio. “Voi, diceva Agostino, che nel Vangelo credete quello che volete, e non credete quello che non volete, credete a voi stessi piuttosto che al Vangelo”».

E poiché il “nostro Vangelo” è il Magistero, e non semplicemente il Vangelo come sostengono i Protestanti: «Per questo i Padri del Concilio Vaticano nulla hanno decretato di nuovo, ma solo ebbero presente l’istituzione divina, l’antica e costante dottrina della Chiesa e la stessa natura della fede, quando decretarono: “Per fede divina e cattolica si deve credere tutto ciò che è contenuto nella parola di Dio scritta o tramandata, e viene proposto dalla Chiesa o con solenne definizione o con ordinario e universale magistero come verità da Dio rivelata”. Pertanto, essendo chiaro che Dio vuole assolutamente nella sua Chiesa l’unità della fede, e conoscendo quale essa sia e con quale principio deve essere tutelata per divino comando, Ci sia permesso d’indirizzare a quanti non persistono nel voler chiudere gli orecchi alla verità, le seguenti parole di Agostino: “Vedendo noi tanta copia di aiuti da parte di Dio, tanto profitto e frutto, dubiteremo di chiuderci nel seno di quella Chiesa la quale (anche per confessione del genere umano, dalla Sede Apostolica per la successione dei vescovi, nonostante che intorno a lei latrino vanamente gli eretici, già condannati sia dall’opinione popolare, sia dal grave giudizio dei Concilii, sia dalla grandezza dei miracoli) è giunta all’apice dell’autorità? Il negarle il primato, è proprio o di una somma empietà, o di una precipitosa arroganza… E se ogni arte, per quanto vile e facile, perché si possa apprendere, richiede un insegnante o un maestro, che v’è di più superbamente temerario che non voler conoscere i libri contenenti i divini misteri dai loro interpreti, o, non conoscendoli, volerli condannare?».

Difatti non può mai avvenire che la Chiesa dichiari come verità da Dio rivelata, quella che non è propriamente tale. Dove parliamo di vero Magistero, quindi di documenti promulgati da un’Autorità in piena carica, e non da un “Pontefice che vaca la sede per eresia” usando le parole del Liguori, è chiarissimo che realmente la dottrina proposta da questo Magistero è antica quanto la Chiesa perchè sempre identica a se stessa: è diffusa in tutto il mondo cattolico ed è conosciuta e professata da tutti i cattolici. Ciò detto, quindi, è verissimo che si deve credere ciò che sempre, dovunque e da tutti è stato creduto, ovvero la Tradizione, ma, per fare ciò, non si richiede altro che aderire semplicemente e con tutta fermezza al Magistero universale ed ordinario della Chiesa (link).

Ecco che crolla rovinosamente la teoria cripto-fallibilista del singolo soggetto che si dovrebbe fare “papa” sui Papi del passato e su “quelli” del presente, per valutare se i loro documenti accludono o meno la Tradizione, quindi per decretare se sono infallibili o fallibili.

Abbiamo chiarito senza alcun dubbio che è il vero ed autentico Magistero (solenne, straordinario, ordinario ed universale) che definisce nel solco della Tradizione, e laddove ciò non dovesse accadere, c’è un problema nella “autorità” che promana.

Sul solco dell’affermazione numero due, ne abbiamo una terza: “La vera liturgia, la vera legge e la vera disciplina possono contenere errori sostanziali”. Anche in questo caso risponde Leone XIII in Satis Cognitum: «È dunque, senza dubbio, compito della Chiesa custodire la dottrina di Cristo e propagarla inalterata ed incorrotta. E neppur questo è tutto; anzi, nemmeno in ciò si racchiude il fine per cui la Chiesa fu stabilita. Infatti, come Gesù Cristo si è sacrificato per la salvezza del genere umano, e a questo scopo ha diretto quanto ha insegnato ed operato, così volle che la Chiesa cercasse nella verità della dottrina quanto fosse necessario alla santificazione e alla salute eterna degli uomini. Ora, la sola fede non basta a raggiungere così grande ed eccelsa meta, ma sono necessari sia quel culto giusto e devoto di Dio, che specialmente consiste nel divin sacrificio e nella partecipazione dei sacramenti, sia la santità delle leggi e della disciplina. Tutte queste cose deve contenere in sé la Chiesa, che continua nel tempo l’ufficio del Salvatore. Essa sola dà ai mortali quella religione perfetta, che egli volle in lei incarnare, e sola somministra quelle cose, le quali, secondo l’ordine della Provvidenza, sono gli strumenti della salute. E nello stesso modo in cui la celeste dottrina non fu mai lasciata in balìa dell’ingegno e della volontà dell’uomo, ma, insegnata inizialmente da Cristo, venne poi affidata specificamente come già si disse, al Magistero della Chiesa, così non ai singoli individui del popolo cristiano, ma a persone scelte fu comunicato da Dio il potere di operare e amministrare i divini misteri, insieme al potere di reggere e governare. Infatti non ad altri che agli Apostoli e ai loro legittimi successori si riferiscono quelle parole di Gesù Cristo: “Andate per tutto il mondo e predicate il Vangelo… battezzandoli… Fate questo in memoria di me… A chi rimetterete i peccati, saranno rimessi”. Allo stesso modo solo agli Apostoli e ai loro successori comandò che pascessero il suo gregge, cioè che governassero tutta la cristianità, e per conseguenza comandò ai fedeli che dovessero essere a loro soggetti ed obbedienti. Tutti questi uffici apostolici vengono da Paolo compendiati in una sentenza: “Ognuno ci consideri come ministri di Cristo e amministratori dei misteri di Dio”(1Cor 4,1)».

Faccio presente che qui sto citando solo pochissimi, sebbene dogmatici e significativi, pronunciamenti della Chiesa sull’argomento, ma in «Apologia del Papato» ne ho riportati a centinaia. Qui accenno decine di riferimenti.

Affermazione quattro: “I documenti del Concilio Vaticano II vanno letti alla luce della Tradizione”. Anche questa presunzione è teologicamente errata, pericolosissima, come abbiamo già dimostrato, difatti non si può obbligare il singolo (e spesso ignorante) soggetto a leggere il Magistero alla luce della Tradizione, ma è, invece, la Tradizione che si fa leggere nel Magistero (e fa l’uomo sapiente, se Dio vuole). Che ne può sapere il singolo della Tradizione se non la apprende dal Magistero? Dove la va a trovare? In un libro di storia della Chiesa? Su un sito internet? In bocca ad un cane?

La stessa presunzione, per esempio, la ebbero gli eresiarchi del Sinodo di Pistoia che, difatti, sbagliarono e dimostrarono di aver rinunciato alla fede cattolica e ad ogni potestà che era stata loro conferita. Papa Pio VI, contro il Sinodo di Pistoia ed i suoi fautori, “scomoda” addirittura Papa San Celestino I, Lettera 12 presso il Coust: «[…] quando qualcuno preposto alla sacrosanta Chiesa di Dio sotto il nome di sacerdote ritrae lo stesso popolo di Cristo dal sentiero della verità e lo devia nel precipizio, e ciò fa in una grandissima città, allora sì che va raddoppiato il pianto e deve usarsi una maggiore sollecitudine», per dimostrare che se qualche uomo di Chiesa dovesse allontanarsi dalla Tradizione, questi va ripreso ed eventualmente condannato in caso di pertinacia ed i suoi atti vanno riprovati, biasimati, condannati, confutati, respinti come falsi provenienti da una falsa autorità.

Sempre Pio VI nella Auctorem Fidei: «Noi, vedendo tali cose, che quanto più gravi erano di per sé tanto più intensamente richiedevano l’intervento della Nostra sollecitudine pastorale, non tardammo a rivolgere la mente a quelle decisioni che sembrassero più adatte a sanare o a reprimere il male nascente. Innanzi tutto, memori del saggio ammonimento del Nostro Predecessore, il beato Zosimo (San Zosimo, Lettera 2 presso il Coust), secondo il quale “le cose grandi richiedono un grande esame”, ordinammo che il Sinodo [Pistoiese] in quanto pubblicato da un Vescovo fosse prima sottoposto all’esame di quattro Vescovi ai quali si aggiungessero altri teologi del clero secolare; poi incaricammo una Congregazione di più Cardinali della Santa Romana Chiesa e di altri Vescovi, i quali considerassero diligentemente tutta la serie degli Atti, confrontassero i passi sparsi qua e là, discutessero le sentenze ricavate dal Sinodo: ricevemmo per iscritto i loro pareri espressi a voce davanti a Noi. Essi dichiararono che il Sinodo in generale era da riprovare, e varie proposizioni estratte da esso erano per se stesse da condannare con aspre censure, ed altre in connessione con altre affermazioni. Ascoltate e ponderate le loro osservazioni, fu Nostra cura scegliere alcuni capi principali delle perverse dottrine, alle quali si possono direttamente o indirettamente riferire le sentenze riprovevoli sparse per il Sinodo; li abbiamo sistemati in un certo ordine e a ciascuno di essi è stata applicata la sua particolare censura. E perché da questo confronto, sebbene accuratissimo, dei passi, e dalla discussione delle sentenze certi uomini protervi non prendessero l’occasione di malignare, allo scopo di ovviare a qualunque cavilloso commento forse già preparato, risolvemmo di utilizzare la saggia decisione che per reprimere analoghe pericolose emergenze e nocive novità adottarono cautamente molti Nostri santissimi Predecessori e Vescovi di grande autorità, ed anche, legalmente, certi Concilii generali, come è testimoniato e raccomandato da illustri esempi che Ci sono stati trasmessi. Essi conoscevano bene l’arte maliziosa propria degli innovatori, i quali, temendo di offendere le orecchie dei cattolici, si adoperano per coprire sotto fraudolenti giri di parole i lacci delle loro astuzie, affinché l’errore, nascosto fra senso e senso (San Leone M., Lettera 129 dell’edizione Baller), s’insinui negli animi più facilmente e avvenga che – alterata la verità della sentenza per mezzo di una brevissima aggiunta o variante – la testimonianza che doveva portare la salute, a seguito di una certa sottile modifica, conduca alla morte. Se questa involuta e fallace maniera di dissertare è viziosa in qualsiasi manifestazione oratoria, in nessun modo è da praticare in un Sinodo, il cui primo merito deve consistere nell’adottare nell’insegnamento un’espressione talmente chiara e limpida che non lasci spazio al pericolo di contrasti. Però se nel parlare si sbaglia, non si può ammettere quella subdola difesa che si è soliti addurre e per la quale, allorché sia stata pronunciata qualche espressione troppo dura, si trova la medesima spiegata più chiaramente altrove, o anche corretta, quasi che questa sfrenata licenza di affermare e di negare a piacimento, che fu sempre una fraudolenta astuzia degl’innovatori a copertura dell’errore, non dovesse valere piuttosto per denunciare l’errore anziché per giustificarlo: come se alle persone particolarmente impreparate ad affrontare casualmente questa o quella parte di un Sinodo esposto a tutti in lingua volgare fossero sempre presenti gli altri passi da contrapporre, e che nel confrontarli ognuno disponesse di tale preparazione da ricondurli, da solo, a tal punto da evitare qualsiasi pericolo d’inganno che costoro spargono erroneamente. È dannosissima quest’abilità d’insinuare l’errore che il Nostro Predecessore Celestino (San Celestino, Lettera 13, n. 2, presso il Coust) scoperse nelle lettere del vescovo Nestorio di Costantinopoli e condannò con durissimo richiamo. L’impostore, scoperto, richiamato e raggiunto per tali lettere, con il suo incoerente multiloquio avvolgeva d’oscuro il vero e, di nuovo confondendo l’una e l’altra cosa, confessava quello che aveva negato o si sforzava di negare quello che aveva confessato».

È evidente che i vari Nestorio dei giorni nostri , ovvero i modernisti, che come Nestorio «con il suo incoerente multiloquio avvolgeva d’oscuro il vero e, di nuovo confondendo l’una e l’altra cosa, confessava quello che aveva negato o si sforzava di negare quello che aveva confessato», sono degli «impostori» al pari di Nestorio, vanno biasimati e definiti “impostori”.

Affermazione cinque, anch’essa molto seguita e pericolosissima: “Il Papa sceglie quando usare le Chiavi e quando no”, pertanto “se in alcuni documenti di Magistero vi sono errori su fede e morale, è solo perché in quel momento il Pontefice ha deciso di non usare le Chiavi”. Questo è il famoso “Papato ad intermittenza” o sedeplenismo, presunzione che se non fosse così largamente diffusa non varrebbe neanche la pena qui di trattare.

La affermazione cinque praticamente nega il Papato nella sua più “elevata essenza”. Facciamo un esempio pratico per capirci meglio. In Dignitatis Humanae, Montini (Paolo VI) definisce: «Questo Concilio Vaticano […] dichiara che il diritto alla libertà religiosa si fonda realmente sulla stessa dignità della persona umana quale l’hanno fatta conoscere la parola di Dio rivelata e la stessa ragione. Questo diritto della persona umana alla libertà religiosa deve essere riconosciuto e sancito come diritto civile nell’ordinamento giuridico della società […] Il diritto alla libertà religiosa non si fonda quindi su una disposizione soggettiva della persona, ma sulla sua stessa natura […] Di conseguenza, il diritto ad una tale immunità perdura anche in coloro che non soddisfano l’obbligo di cercare la verità e di aderire ad essa, e il suo esercizio […] va riconosciuto nella legge costituzionale con la quale si governa la società; perciò deve diventare un diritto civile».

Ora, una simile definizione è stata da sempre condannata dalla Chiesa sulla base della Rivelazione, della legge naturale, della Tradizione, della retta ragione, sapientemente citate e spiegate nel Magistero della Chiesa (qui tantissime condanne). La risposta sedeplenista, ovvero del “Papato ad intermittenza” è: “Il Papa, in quel momento, non intendeva usare le Chiavi”, quindi “quella sua errata definizione non va ritenuta tale, va contrastata”. I più illogici fantasiosi sogliono sostenere addirittura che “il Papa non ha definito nulla o nulla di nuovo”, tuttavia poi sono i primi a scagliarsi contro quella definizione.

Ora noi chiaramente sappiamo, dal Magistero della Chiesa, in cosa consiste il carattere dogmatico di un documento, ovvero anche quali sono gli elementi che visibilmente ci garantiscono che trattasi di un documento di Magistero dogmatico (e certo la “dogmaticità” di un documento non si apprende dal suo titolo introduttivo). Poco importa se il novatore, proprio come fece Montini (Paolo VI), dopo aver promulgato dei documenti dove sono manifesti i contrassegni che dovrebbero garantire la dogmaticità degli stessi, poco dopo, per giustificare il suo inganno a chi gli domandava ragioni degli errori presenti, abbia affermato: “è pastorale e non dogmatico” (la citazione corrisponde alla nota 666 nel mio Apologia del Papato, numerazione automatica e non artefatta), poiché questo sofisma non regge, non è cattolico, è fallibilista per sua stessa natura.

La verità è che:

1) La promessa assistenza si manifesta se il soggetto accetta il Pontificato (e se ovviamente il soggetto è idoneo al Pontificato). Se questi, invece, pone un ostacolo di fede, Nostro Signore “non può” obbligarlo a rimuoverlo, forzando il libero arbitrio, che ordinariamente non può venir meno. Ecco perché si dice e si crede che il soggetto che pone un ostacolo, non riceve la potestà da Gesù Cristo. Questi rimane un “non papa” o “papa materialiter”, cui non è garantita alcuna assistenza. Gesù non si fa, difatti, garante di un “non papa” o di un “non vescovo”, così come non garantisce, ovviamente, per la “gerarchia materiale” degli Orientali. Nella Dignitatis Humanae, come in altri documenti del “concilio” Vaticano II, alla presenza di evidenti errori dottrinali, abbiamo la certezza che non si è manifestata alcuna infallibilità, e questo è un fatto che la Chiesa spiega semplicemente dicendo: “Le porte degli inferi non prevarranno su di Essa”;

2) Dignitatis Humanae afferma: “Tutte e singole le cose stabilite in questo Decreto sono piaciute ai Padri del Sacro Concilio. E Noi, in virtù della potestà Apostolica conferitaci da Cristo, unitamente ai Venerabili Padri, nello Spirito Santo le approviamo, le decretiamo e le stabiliamo; e quanto stato così sinodalmente deciso, comandiamo che sia promulgato a gloria di Dio”. Si dimostra che il “non papa”, e con lui il “non concilio”, presumono di “approvare, decretare e stabilire”, “nello Spirito Santo”, “in virtù della Potestà Apostolica”, universalmente “unitamente ai Venerabili Padri”, “a gloria di Dio” TUTTO INTERO il documento Dignitatis Humanae, anche laddove si divulgano nuove e false dottrine “che – essi abusivamente sostengono – si fondano sulla stessa natura”, “fatta conoscere dalla parola di Dio rivelata”, e “sulla stessa ragione”; EPPURE si promulga ed impone universalmente una menzogna, una chiara impostura.

Cosa significa questo? Semplicemente che la promessa infallibilità non si è manifestata.

Significa forse che in questo ed in altri documenti del “concilio” contenenti errori in definizioni di fede e costume, come nel sedicente “Novus Ordo”, “le porte degli inferi avrebbero prevalso sulla Chiesa”? La risposta è NO!!! E’ l’esatto opposto. Difatti un “non papa” non approva documenti di autentico Magistero della Chiesa, ma solo scritti di sue erronee convinzioni personali, cui Nostro Signore Gesù Cristo non conferisce alcuna autorevolezza e non garantisce affatto nell’infallibilità, scritti da non annoverare nel Magistero della Chiesa.

San Roberto Bellarmino nel De Romano Pontifice, non a caso, afferma: «[…] un papa che sia eretico manifesto, per quel fatto cessa di essere Papa e capo [della Chiesa], poiché a causa di quel fatto cessa di essere un cristiano e un membro del corpo della Chiesa. Questo è il giudizio di tutti gli antichi Padri, che insegnano che gli eretici manifesti perdono immediatamente ogni giurisdizione».

Sant’Alfonso Maria de’ Liguori propone anche la soluzione integralmente cattolica al problema dell’autorità nella Chiesa. Egli lo fa per ipotesi, tuttavia questa ipotesi oramai è divenuta una certezza: «La seconda cosa certa si è, che quando in tempo di scisma si dubita, chi fosse il vero papa, in tal caso il concilio può esser convocato da’cardinali, e da’ vescovi; ed allora ciascuno degli eletti è tenuto di stare alla definizione del concilio, perchè allora si tiene come vacante la sede apostolica. E lo stesso sarebbe nel caso, che il papa cadesse notoriamente e pertinacemente in qualche eresia. Benché allora, come meglio dicono altri, non sarebbe il papa privato del pontificato dal concilio come suo superiore, ma ne sarebbe spogliato immediatamente da Cristo, divenendo allora soggetto affatto inabile, e caduto dal suo officio» (in Verità della Fede, Volume primo, Giacinto Marietti, Torino, 1826, alla pagina 142).

Tutto quanto qui esposto, e davvero centinaia di altri documenti di Magistero e di scritti di Padri e Dottori che ho elencato in «Apologia del Papato», porta a questa conclusione. Questa è forse una “apologia del sedevacantismo”, come sogliono affermare alcune inconsapevoli malelingue? A me non sembra affatto, ed a voi? Il “sedevacantismo” è una posizione così “pericolosa, eretica e scismatica”, o forse è la necessità teologica che anche il Bellarmino ed il Liguori enunciano con fiera e granitica certezza? Voi che ne pensate?

Al Capitolo III, Sulla Fede, la Dei Flius decreta: «Benché, dunque, l’assenso alla fede non sia un cieco impulso dell’anima, tuttavia nessuno riesce ad aderire alla verità del Vangelo nel modo necessario per il conseguimento dell’eterna salvezza, senza l’illustrazione e l’ispirazione dello Spirito Santo, il quale dà a tutti soavità nel consentire e credere alla verità . Pertanto la stessa fede, anche quando non opera per la carità, è dono di Dio, e il suo atto è opera ordinata alla salvezza, con cui l’uomo presta a Dio libera obbedienza, cooperando e consentendo alla Sua grazia, alla quale però può sempre resistere. Quindi si devono credere con fede divina e cattolica tutte quelle cose che sono contenute nella parola di Dio, scritta o trasmessa per tradizione, e che vengono proposte dalla Chiesa, o con solenne definizione, o con il Magistero ordinario e universale, come divinamente ispirate, e pertanto da credersi. Poiché senza la fede è impossibile piacere a Dio e giungere all’unione con i suoi figli, così senza di essa nessuno potrà mai essere assoluto, come pure nessuno conseguirà la vita eterna senza aver perseverato in essa sino alla fine. Affinché poi potessimo adempiere il dovere di abbracciare la vera fede e perseverare costantemente in essa, Dio, mediante il Suo Figlio Unigenito, istituì la Chiesa e la insignì di così chiare note perché potesse essere conosciuta da tutti come custode e maestra della parola rivelata. Infatti alla sola Chiesa cattolica appartengono tutte quelle cose così ricche e così meravigliose che sono state divinamente predisposte per la credibilità della fede cristiana. Anzi, la Chiesa, per se stessa, cioè per la sua ammirevole propagazione nel mondo, per la sua esimia santità e per l’inesausta fecondità di tutti i suoi beni, per la sua unità, per l’invitta solidità è un grande e perenne motivo di credibilità, una testimonianza irrefragabile della sua istituzione divina. Onde avviene che essa, come vessillo levato fra le genti (Is 11,12), invita continuamente a sé quelli che non credono, e assicura i suoi figli che la fede da loro professata poggia su solidissimo fondamento».

di CdP Ricciotti

17 Commenti a "Si confutano, usando il Magistero della Chiesa, i sofismi dei fallibilisti e dei sedeplenisti sul “Papa eretico”"

  1. #Luca   31 dicembre 2015 at 9:13 am

    Non ho certamente la sua scienza, ma mi pare che di “puristi” e di “cruscanti” ce ne siano stati fin troppo nella Chiesa: Lutero, Michela da Cesena, ecc. Tutti avevano buone ragioni di criticare il papato, i Borgia (ancorché la storia sia stata ampiamente travisata). Ma Gesú ha chiaramente statuito che il suo messaggio passa per il successore di Pietro, altrimenti saremmo nelle tenebre da tempo, soggetti alle interpretazioni fallaci di qual si sia ciarlatano che sa lui solo leggere la Bibbia chiaramente. Se il Papa erra, non ci resta che pregare per lui sperando che lo Spirito Santo compia la Sua opera di Verità. Non sostituiamoci a Lui. La superbia e l’orgoglio hanno già condannato Adamo che “sapeva meglio”…

    • #ricciotti   31 dicembre 2015 at 10:22 am

      Gentile Luca,
      grazie per il suo commento.
      Gli esempi che lei cita non sono analoghi al presente.
      Le critiche, spesso vere diffamazioni e calunnie, erano mosse da eretici contro i Pontefici, puntando pretestuosamente:
      – o sulla sfera personale dei Pontefici;
      – o sul piano dottrinale, tuttavia sulla base di presunzioni già eretiche per se stesse.
      Faccio alcuni esempi:
      I Vecchi Cattolici o Veterocattolici accusavano i Pontefici di eresia sul Primato, tuttavia erravano, poiche il Magistero chiaramente dimostrava che le obiezioni mosse erano errate, smentite dalla Tradizione stessa.
      Stessa cosa per Fozio e Cerulario: obiezioni dottrinalmente infondate, semplici pretesti usati per nascondere ragioni più che altro poliche.
      Lutero e Calvino muovevano anch’essi accuse che si dimostravano evidentemente ereticissime.
      Le obiezioni contro Borgia riguardavano la sfera personale del soggetto, e sempre il discorso non è analogo al presente.
      Il caso presente è differente, così come viene descritto in articolo.
      Auguro buon anno.

      • #Luca   31 dicembre 2015 at 11:25 am

        Vere, ma ricordiamoci che tutti coloro che scelgono (AIREO) di allontanarsi dalla Chiesa, secano(setta è uno dei significati di AIRESIS) il ramo sul quale sono seduti. “Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me, disperde” Mat 12:30. (vedi anche Rom 12:5, 1 Co 10.16-17, 12.12-27, ecc.). «[4]Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me. [5]Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. [6]» scripsit Joannes.
        La Chiesa è il corpo di Dio, incarnata come il Signore. Ammettere che la successione ininterrotta dei papi è finita, implica che la fede è puramente spirituale – una gnosi moderna in stile new age – e che Dio non è piú incarnato (simile quindi al gatto di Schroedinger?).
        Durante il mio Rosario quotidiano, continuerò a recitare affinché le intenzioni del Papa siano ispirate. Gli angeli non hanno mai risieduto in Vaticano.
        Ricambio gli auguri.

  2. #Luca   31 dicembre 2015 at 11:53 am

    Gesú ha fatto dell’unità dei cristiani la condizione sine qua non della salvezza. Giovanni 17«[21]perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato». Gesú ha pregato specialmente per Pietro (ed i successori) Luca.22: «[31]Simone, Simone, ecco satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano; [32]ma io ho pregato per te, perché la tua fede sia INFALLIBILE». Vogliamo credere che le preghiere del Figlio non siano state esaudite? Il Papa è infallibile e chiunque si separi dall’unica Chiesa farà la fine dei sarmenti secchi della vigna che finiscono in un gran Fuoco. A chi cercasse un’altra via, suggerisco il neo-papa Cristoforo XVIII del Benin https://www.youtube.com/watch?v=b0hiGfXWjuY&feature=player_detailpage
    Pax vobiscum.

  3. #ricciotti   31 dicembre 2015 at 12:03 pm

    Gentile Luca,
    Grazie per i suoi ultimi due commenti.
    Lasciamo che sia la Chiesa ad interpretare la Sacra Scrittura, come per esempio, sulla questione qui trattata, ha già fatto Papa Paolo IV nella sua Cum ex … e come hanno fatto tutti i Pontefici nelle loro Costituzioni sulla Sede vacante.
    Nell’articolo in questione faccio presente, nell’introduzione, che sarebbe opportuno leggere gli approfondimenti indicati prima di muovere obiezioni, questo perché sono già state generalmente risolte.
    Comunque non fa niente, rispondo lo stesso.
    Come viene dimostrato in:
    http://www.radiospada.org/2013/09/sulla-perpetuita-ed-invariabilita-della-chiesa-anche-in-caso-di-sede-vacante/
    La risposta cattolica alla sua obiezione è:

    La vera fede e la vera Chiesa sono talmente inseparabili, che se intorno ad un solo punto, quello p. es. dell’invocazione dei Santi, la Chiesa si allontanasse dalla vera fede, sarebbe necessariamente ere­tica, cesserebbe sul fatto di essere la Chiesa di Dio e diventerebbe la Chiesa di Satana; a quel modo che una persona, la quale erra su di un articolo qualunque di fede, non è più ortodossa, ma eretica, benché intorno a tutti gli altri punti senta con gli ortodossi.

    La Chiesa cattolica, apostolica, romana rimase invariabile da Gesù Cristo in qua per la sua unità nella fede, nei sacramenti, nelle sue leggi, nel’ suo capo. Ella ha veduto succedersi alla sua testa una non interrotta genealogia di sommi Pontefici e di vescovi; noi ne siamo certi per le storie e per i monumenti autentici che ci notano la succes­sione dei primi pastori non solamente di secolo in secolo, ma di anno in anno.

    E non importa se si è talvolta protratta per mesi ed anche per anni l’elezione di un nuovo Papa, o se sorsero antipapi; l’inter­vallo non distrugge la successione, perchè allora il clero ed il corpo dei vescovi sussiste tuttavia nella Chiesa, con intenzione di dare un successore al defunto Pontefice non appena le circostanze lo permettano.

    Il concilio di Costanza – ricorda il Barbier –dichiara eretico colui che intorno agli articoli di fede pensa diversamente da quello che insegna la Chiesa di Roma. Il Liguori dice essere pienamente convinto, che coloro i quali sostengono che qualunque romano Pontefice può sbagliare ne’ suoi decreti su la fede, recano nella Chiesa la peste e la rovina; e la storia prova che quelli i quali resistettero superbi ai decreti della santa Sede, cominciarono con lo scisma, finirono nell’eresia.

    Appoggiati a tutte queste ragioni, il Suarez (Lib. Ili, de Fid. defen.), il Bannez ed il Bellarmino (lib. IV, de Pontif. rom. c, II) dichiarano l’infallibilità del Papa quasi dogma di fede, e dicono erroneo e prossimo all’eresia il sentimento contrario. Eccetto i gallicani, che sono pochissimi, tutti i vescovi in generale riconoscono l’infallibilità del Papa.

    Grazie per i suoi commenti e buona giornata.

  4. #ricciotti   31 dicembre 2015 at 12:14 pm

    Per concludere,
    Dove lei dice:

    “Vogliamo credere che le preghiere del Figlio non siano state esaudite? Il Papa è infallibile e chiunque si separi dall’unica Chiesa farà la fine dei sarmenti secchi della vigna che finiscono in un gran Fuoco”.

    Diciamo la stessa cosa.

    Difatti il problema è proprio il seguente:
    – in presenza di evidentissime eresie nel “papato”
    – dobbiamo forse credere che le preghiere del Figlio non siano state esaudite?
    – dobbiamo forse credere che la Chiesa ha mentito nel definire il dogma dell’infallibilita’?

    La risposta è decisamente NO:

    – poiché le preghiere del Figlio sono per il Papa e non sono per il “non papa”
    – l’infallibilita’ è promessa al Papa e non è promessa al “non papa”
    – chi non vuol essere Papa, quindi chi pone un ostacolo che osta il conferimento della giurisdizione, “non può” essere obbligato dal Figlio ad accettare il Papato contro la sua volontà, questo inteso ordinariamente e secondo il “libero arbitrio”

    Essendo innegabili le eresie presenti nei “pontificati” recenti, siamo certi di trovarci, nostro malgrado, in presenza di “non papi” ai quali non è garantita alcuna assistenza ed i quali non sono i soggetti “beneficiari” delle preghiere del Figlio.

    Questa certezza, come sostiene anche il Bellarmino, del papa eretico che vaca la sede e perde ogni giurisdizione, è la sentenza unanime dei Padri e Dottori, è quindi la Tradizione, come ci ricorda la Chiesa ovunque spieghi la differenza fra Legittimi Pastori ed illegittimi pastori.

    La sualuto nuovamente.

    • #Luca   31 dicembre 2015 at 12:51 pm

      La determinatio “per ora” è sua.

      • #ricciotti   31 dicembre 2015 at 12:54 pm

        Io mi rammarico,
        Ma non è colpa mia.
        Purtroppo la realta è quella che è,
        Chi di dovere ha il dovere di dare risposte cattoliche.
        Purtroppo viviamo in questo periodo.
        Volontà di Dio.
        Saluto con affetto ed auguro buon pranzo.

  5. #ricciotti   31 dicembre 2015 at 1:43 pm

    In assoluto la presunzione più pericolosa è questa:

    “Le encicliche e gli altri documenti di Magistero ordinario del Sommo Pontefice sono infallibili soltanto negli insegnamenti che confermano la Tradizione”, pertanto sarebbero fallibili dove non confermano la Tradizione.

    Nel senso e significato usato da alcuni oggigiorno.

    Traduco con un esempio:

    Nel documento di Magistero x, il Papa y insegna: “Dichiaro che Gesù è morto per la redenzione anche di alieni e giraffe”.

    Secondo i propagatori della presunzione su citata, il Papa y sarebbe Papa, ma il documento di Magistero x NON intendeva definire poiché contrario alla Tradizione.

    Questa è una menzogna tanto fantasiosa quanto eretica.

    È fondamentalmente tradurre in esempi concreti i sofismi dei cripto-fallibilisti, perché solo così si può può facilmente smascherare la loro eresia celata nei sofismi.

  6. #massimo trevia   1 gennaio 2016 at 8:59 pm

    egregio ricciotti,io riporto sempre,per criticare questo papa,quell’episodio in cui rispondendo ad un vescovo che si lamentava di alcuni suoi sacerdoti che sono riluttanti(sappiamo i rischi)a dare la comunione sulla mano bergoglio,invece di ammirare questi sacerdoti coscienti di cosa è l’ostia consacrata diceva di punirli severamente .e che non si può offendere il “corpo sociale”di Cristo con il corpo mistico.punire,quindi,chi ci crede,sorvolare sui rischi,parlare di due corpi di Cristo,disconoscendo modernisticamente che il corpo di cristo vero è solo quello mistico!io lo cito spesso agli amici,che però sembrano catalettici…ma,egregio ricciotti,se non è eresia ,questa non è una ragione sufficiente per affermare che questo papa è da non ammirare?e di conseguenza,diffidarne,per essere delicati?auguri.

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  9. #Mrdunolbo   3 gennaio 2016 at 10:37 pm

    Le pazienti risposte di Ricciotti a”Luca” che sembra non voler capire e non voler documentarsi, servono al sottoscritto per conferma di quanto ha pazientemente letto da anni in qua.Grazie! Aggiungo che ricordo altre volte il suddetto “Luca” esprimere ostinatamente idee in contrasto con la logica espressa in certi articoli. Evidentemente è sua abitudine e gioia cercare di seminare dubbi in coloro che qui arrivano per cercare lumi sulla situazioni di crisi…

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  11. #Ranieri Cossettini   6 gennaio 2016 at 11:46 pm

    La Chiesa di Papa Bergoglio non è Cattolica! Bene. Anzi male. Sono cinquant’anni che tanti ci forniscono prove su prove, vedi ultimamente i Frati Francescani dell’Immacolata, prova del “9” che non non c’è più una Chiesa visibile Cattolica, noi fedeli ultimi da chi andiamo? Sacerdoti e Monsignori rifiutano il dialogo, sei trattato da eretico e quando ti va bene la risposta è: “sono tenuto all’obbedienza (che è la risposta fornita dai F. F.dell’I., i pochi rimasti). allora noi ultimi per non rimanere per strada con dolore frequentiamo la Nuova Chiesa in attesa che il Buon DIO ci mandi un nuovo San Bernardino di Chiaravalle e rimetta finalmente un Papa Cattolico. Esiste ancora il peccato di omissione?. I Cardinali, i Vescovi e Monsignori non pensano mai che dovranno rendere conto a DIO?. Io medesimo che sono più che convinto della non cattolicità e continuo nella frequentazione non commetto un peccato di omissione o peggio di eresia?. Ci saranno Cardinali Cattolici eroici che uniti a dei Vescovi pure loro Cattolici abbiano finalmente il coraggio di dire come il primo Santo Papa Pietro, bisogna obbedire prima a DIO poi agli uomini e lascino la Contro Chiesa per una Santa Chiesa Cattolica?.

  12. #ricciotti   7 gennaio 2016 at 12:48 am

    #Ranieri Cossettini
    Se un soggetto è incardinato, ovvero si riconosce “una cum”, ossia “in comunione con” Bergoglio e sodali vaticanosecondisti, la risposta cattolica è: devo obbedienza.
    La visibilità della Chiesa non finirà mai poiché la Chiesa deve essere visibile.
    In uno stato di privazione,
    certamente la visibilità è “confusa”, come lo è sempre stata in presenza di scismi.
    Dove andare?
    Dove non c’è alcuna connivenza e/o comunione, ovvero dove non c’è ricattabilità, con la “setta del vaticanosecondo”.
    Io frequento gli oratori dell’IMBC, per esempio.
    Per maggiori informazioni, scrivimi pure.
    C

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