Tradizione cattolica e Stato moderno

 

di Christopher Dawson

 

[N.d.T. Si tratta del primo scritto pubblicato da un giovane Dawson su The Catholic review del gennaio-marzo 1915, qui tradotto in esclusiva per RS. Christopher Dawson (1889-1970) è stato uno dei maggiori storici inglesi cattolici del XX secolo, i cui volumi, che abbracciano un quarantennio di ricerche sulla storia della cristianità, dei costumi e della società, sono stati più volte ristampati e tradotti, anche in italiano.]

 

traduzione a cura di Matteo Luini

 

I cambiamenti che sono intervenuti in Europa nell’ultimo secolo sono troppo importanti per essere ignorati, ma la loro stessa grandezza e vicinanza ci impediscono di capirli davvero. Sono stati ammirati ciecamente ed entusiasticamente come l’alba di un millennio umanitario o al contrario sono stati condannati dai conservatori per aver scosso autorità ed ordine. Ma entrambi i partiti, comunque, hanno mal interpretato le caratteristiche della nuova era. Non è la libertà ma il potere che è la vera nota della nostra civiltà moderna. L’uomo è avanzato infinitamente nel suo controllo sulla natura, ma ha perso il controllo sulla sua vita individuale. Questo può sembrare un paradosso a fronte di un’età che si pregia di essere democratica e liberale, ma ciò significa in verità la sostituzione di un nuovo ideale di obbligazione sociale  rispetto ai vecchi principi di autorità e diritto divino. L’esecutivo ha forse perso molto del potere arbitrario che deteneva sotto l’antico regime, ma non c’è nemmeno un alleggerimento della pressione esercitata dalla società sull’individuo.
La guerra attuale [la prima Guerra Mondiale, ndR] deve  rendere chiaro a tutti l’enorme aumento di potere nello stato moderno, potere non solo nell’ambito delle risorse materiali, ma anche nella completa subordinazione dell’individuo alla società.

Nel “vecchio regime”, sebbene le persone soffrissero  sotto i loro governanti, avevano un potere sulle loro vite sconosciuto al giorno d’oggi. Il contadino stanco di essere derubato poteva diventare un soldato di ventura, il soldato insoddisfatto della sua vita in una nazione poteva andare a servire un altro principe; perché le nazioni d’Europa erano allora solo province di una grande patria, la Cristianità. Al contrario, nello stato moderno ognuno ha il suo posto stabilito, e quando la società ne ha bisogno deve dare la sua vita al servizio di essa. Un dirigente statale tocca i comandi di una grande macchina, ed ecco che da tutti gli angoli di un grande impero milioni di uomini si muovono automaticamente, con una totale soppressione delle loro individualità, verso il compimento di un gigantesco obiettivo, un obiettivo che porterà morte e ferite a milioni, sofferenze e privazioni a tutti. Questo è lo spettacolo che vediamo oggi in Germania principalmente, e più imperfettamente in altre nazioni d’ Europa, e ci mostra, come nient’altro potrebbe, il reale significato dei cambiamenti in Europa; dato che ciò è il risultato sia morale che materiale degli ultimi 100 anni dell’organizzazione nazionale e del progresso europeo. Mentre le persone parlavano di progresso e democrazia, è andato aumentando un vasto potere laico mai visto dai tempi dell’Impero romano. Questo potere è lo Stato moderno. Ha un’influenza sulle anime umane che precedentemente solo la religione aveva, e le sue pretese sono infinite. E’ possibile pensare che questo potere sia un legittimo sviluppo della antica politia cristiana, oppure è, come alcuni sostengono, non cristiano e una conseguenza dell’apostasia del mondo moderno? I cattolici devono vederlo come un possibile amico ed alleato, oppure un persecutore ed un nemico?

 

Proviamo a rispondere a queste domande ripercorrendo l’origine del nuovo ordine delle cose, e cerchiamo di scoprire che cosa era la società cristiana del passato.

Quando la Chiesa Cattolica entrò in contatto con la società del mondo antico, si generò una grande lotta fra la religione e la società, che durò fra i 300 e i 400 anni. All’inizio la Chiesa dovette vivere una  vita chiusa e “raccolta”. La persecuzione non era forte abbastanza da schiacciarla, ma isolandola la salvò dal pericolo di vedersi assorbita dall’apparentemente onnipotente organismo dell’Impero romano. Alla fine la Chiesa fu vittoriosa  ed il Cristianesimo diventò la religione di stato. Seguì un periodo nel quale tutte le istituzioni sociali vennero ricreate secondo la nuova fede, e sulle rovine del vecchio mondo venne costruita una nuova civiltà cristiana. Questa era la civiltà del Medio Evo, che è stata valutata in modo molto vario. I suoi ammiratori hanno capito così bene che essa incarnava gli ideali cristiani da ritenerla la civiltà cristiana per definizione, alla quale tutte le altre devono approssimarsi. I suoi critici hanno attaccato indiscriminatamente i suoi ideali e i suoi fallimenti nel realizzarli. Alcuni cattolici come Newman l’attaccheranno in base a quest’ultima ragione, ma più spesso è stata criticata perché il critico aveva una concezione della cristianità diversa dalla concezione cattolica della vita che il medio evo cercava di incarnare, anche se in modo imperfetto e temporaneo. Per valutare il Medio evo correttamente occorre capire che la loro civiltà era immatura e gioiosa e che non raggiunse mai un completo sviluppo, in quanto il mondo moderno appartiene ad una diversa tradizione ed è andato avanti grazie ad una serie di rivolte contro la tradizione medievale. Il medio evo ci dà, pertanto, una vaga idea di come la società cristana avrebbe potuto essere, ma non visse abbastanza a lungo per realizzarla.

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IL NUOVO ORDINE

Il cambiamento sociale può nascere da due cause: 1) Religioso: da un cambiamento nell’ideale sociale e dalla concezione della vita.  2) Economico: da un cambiamento nelle condizioni di vita.  Un popolo primitivo potrebbe cambiare radicalmente diventando cristiano; potrebbe anche cambiare diventando una comunità agricola anziché di una tribù di cacciatori. Ora, le modificazioni su cui la società moderna si fonda sono di due tipi. Innanzitutto, ci furono i cambiamenti economici e politici del 15esimo e 16esimo secolo che andavano preparandosi da centinaia di anni. La nascita di forti monarchie nazionali fu il centro e il cuore di tutto. In secondo luogo, ci fu la scoperta del nuovo mondo. In terzo luogo, il recupero della cultura del mondo antico ed i progressi nelle scienze naturali.

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Il risultato è stato un’età di espansione e coscienza di sé. L’uomo si sentiva adulto, e si gloriava delle possibilità finora sconosciute dei suoi poteri e della sua conoscenza. Diventò impaziente, irriverente verso l’autorità, desiderando provare e vedere ogni cosa. Da qui la natura dell’ Umanesimo: l’uomo che entra nel suo regno e distoglie gli occhi dalla fede e dal soprannaturale. Da qui la distinzione dalla tradizione secolare medievale, ogni nazione non cedeva terreno ed affermava la sua indipendenza contro il resto della Cristianità.  Se la Chiesa fosse stata dedita alla conquista, come lo era mille anni prima, questa nuova espansione di conoscenza e potere avrebbe potuto essere portata al servizio dello spirito cristiano, ed al posto di una rottura con la tradizione medievale ci sarebbe stato uno sviluppo armonioso, anche se rapido, e la civiltà cristiana sarebbe diventata adulta. Ma, al contrario, era allora in una condizione indebolita dopo un’epoca di scismi ed invasa dallo spirito secolare. Era la vecchia storia: troppa pasta e troppo poco lievito. E allora la rivolta contro la vecchia tradizione diventò una rivolta contro la Chiesa. La civiltà medievale era il risultato dello sposalizio fra le culture dell’Impero del sud e dei barbari del nord; quando l’Europa occidentale nella sua espansione superò tale cultura, le nazioni del Nord non solo si liberarono della tradizione medievale ma anche del cristianesimo che era venuto con questa, e dato che non potevano reagire tornando al paganesimo si crearono una nuova cristianità, una religione di transizione, fondata sul giudizio privato ed un nuovo legalismo. La Chiesa non era più un organismo indipendente, ma divenne una sfaccettatura dello Stato, e la cristianità venne totalmente socializzata e moralizzata.

Nell’Europa latina, naturalmente, non era possibile avere una nuova edizione del Cristianesimo, e qui la reazione andò nella direzione del semplice Paganesimo e del Naturalismo. Nel XVI secolo i cristiani fecero uno sforzo sostenuto per riconquistare il terreno perduto e far continuare la società cristiana nell’Europa ormai alterata. In effetti la Chiesa venne riformata e la società fu ribattezzata considerevolmente. In due dei grandi stati nazionali, almeno, il nuovo ordine venne infuso di spirito cristiano, e forse il Medio evo stesso non può mostrare esempi maggiori di società cristiane come il Quebec ed il Paraguay del XVII secolo; ma il lavoro non si sviluppò mai oltre la vita sociale, la Controriforma non riuscì a conquistare il pensiero o l’arte. E’ vero, poté usare l’arte e la letteratura del tempo al servizio del Cattolicesimo come nella Roma del XVII secolo, ma non poté ispirarli con la sua essenza come aveva fatto in passato. Nel pensiero e nella scienza l’umanesimo progrediva, anche se la società era ancora cattolica, da qui l’aspetto cupo e repressivo del cattolicesimo di quell’epoca, così in contrasto con la natura della Chiesa medievale.  Il tremendo sforzo di dominare la società spiritualmente senza aiuto estetico o intellettuale non poteva che sfinire, e non è del tutto astratto far risalire il declino di Francia e Spagna almeno in parte a questo sforzo sovrumano.

Dopo la morte di Luigi XIV, la Controriforma alla fine collassò. La distruzione della Società di Gesù lo manifestò a tutti. E’ nel XVIII secolo che inizia il mondo moderno. Innanzitutto è l’età di Federico il Grande e di Giuseppe II. Il grande Stato diventa onnipotente. Non si porrà limiti alla sua autorità in materia di religione o in ogni altro campo. Non riconoscerà altro fine se non il suo stesso vantaggio. Di conseguenza spariscono le ultime vestigia del commonwealth cristiano dell’ Europa medievale. La suprema violazione della giustizia naturale e del diritto fra le nazioni si ha con la spartizione della Polonia. Inoltre, in tutte le nazioni cattoliche i diritti della Chiesa sono schiacciati. Come età di confische rivaleggia col XIX secolo o lo supera. Dovunque c’è una subordinazione della Chiesa allo Stato, una negazione dei diritti della Santa Sede. Gallicanesimo e febronianismo trionfano dovunque.

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Il XVIII secolo vede un nuovo scoppio di umanesimo di un tipo decisamente anti-cristiano. Il libero pensiero degli enciclopedisti diventa la forza intellettuale dominante in Europa. L’ideale prevalente è quello di far crollare tutto e ricostruire una nuova società basata sul principio della utilità ovvia. L’arma del ridicolo è usata contro la Fede con grande successo. Inoltre c’è un movimento di naturalismo sentimentale, il cui profeta è Rousseau, che dà al Naturalismo una presa sugli affetti, e fa crescere l’entusiasmo. Alla fine viene la Rivoluzione che è ispirata da tali idee. Spazza via tutte le briciole del vecchio ordine, le sue tradizioni buone e cattive, e costruisce una nuova società basata sulla democrazia e sulla libertà di pensiero. Nelle guerre della Rivoluzione la Francia diventò il crociato di questo nuovo ordine, e nel corso del XIX secolo lo stesso movimento, assieme allo spirito nazionale, ricompare trionfalmente paese dopo paese sul continente. Questo movimento sopravvive tuttora come Liberalismo continentale. Naturalmente è un errore pensare che questo movimento fosse principalmente popolare: la sua forza fondante derivava sempre dalla borghesia. La straordinaria resistenza che i “lazzaroni” di Napoli fecero contro l’esercito francese nel 1799 mostra quanta tenuta avesse ancora il vecchio ordine sulla popolazione. Anche nella Bretagna francese, la Vandea, ed altri grandi distretti del centro  ci fu resistenza alla rivoluzione, e dovunque ci fossero degli abitanti cattolici forti ed indipendenti la Rivoluzione si vide affrontata con le armi.

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Quando i governanti dell’antico regime capirono la pericolosità delle nuove idee, corsero alla difesa, interessata, della tradizione che essi si erano sforzati di distruggere al meglio nel diciottesimo secolo. Non furono Talleyrand e Metternich, ma i baschi ed i Tirolesi che diventarono i veri nemici dello spirito di novità. A causa del modo in cui la storia moderna viene scritta, pochi conoscono l’ostinata resistenza della tradizione medievale in varie parti di Europa e d’America, che ha avuto i suoi eroi (ad es. Garcìa Moreno, La Rochejacquelin, Andreas Hofer) non meno del movimento rivoluzionario. Persino alla soglia del XX secolo il testamento politico di don Carlos includeva la tradizione medievale senza compromessi, e questo ancora unisce molti spagnoli. E’ possibile che la lotta fra la Rivoluzione e la tradizione medievale parzialmente resuscitata non sarebbe stata del tutto impari se i contendenti fossero stati lasciati da soli. Ma la Rivoluzione aveva un alleato più potente, che andava crescendo nell’Europa protestante.

Lo sviluppo del nuovo ordine in Inghilterra è stato continuo dal sedicesimo secolo, e di conseguenza le rivoluzioni che erano inevitabili per il suo progredire non furono dei cataclismi come la grande rivoluzione in Francia. La nuova classe non feudale di possidenti terrieri, che ottenne grande potere con la Riforma, durante il diciassettesimo secolo si diede l’obiettivo di conquistare il potere. Entro il 1688 riuscì finalmente a distruggere la vecchia tradizione e le pretese di autorità da diritto divino nella Chiesa e nello Stato, e creò una repubblica oligarchica sotto forma monarchica. Da allora in poi le energie della classe dominante e le nuove classi che la seguirono non furono destinate al lavoro distruttivo del contemporaneo movimento “liberale” in Francia, ma in accordo col temperamento nazionale, al lavoro concreto di sviluppare le risorse nazionali in ricchezza e prosperità materiale.  La libertà che avevano ottenuto dalla Corona non era, come si insegna comunemente, quella dell’individuo contro il potere arbitrario, perché l’uomo comune era protetto meglio sotto l’antico regime; era al contrario la sicurezza dei poteri sociali di fatto presenti nella nazione dall’interferenza da parte di un’autorità de jure. L’interesse dominante non doveva essere ristretto nella suo libero sviluppo da nulla se non un interesse più forte, cosicché le forze sociali dominanti diventano dei fini in sé stesse e la società si libera dalle limitazioni di una politica a priori.

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Questo sistema aveva i suoi ovvi svantaggi: i poveri erano alla mercé delle classi governanti, ed infatti la rivoluzione fu la campana a morto per i piccoli proprietari inglesi; ma in un tempo di grande espansione e di nuove opportunità nell’industria e nel commercio, diede un enorme vantaggio materiale all’Inghilterra.  Il commercio inglese partì a conquistare il mondo, l’agricoltura acquisì una base capitalista; soprattutto si rivoluzionò l’industria ed iniziò l’Era del Ferro. Nell’Inghilterra del diciassettesimo secolo nacquero il moderno capitalismo e l’industrialismo. Naturalmente l’oligarchia Whig non era capace di mantenere il controllo attraverso tutti questi cambiamenti, perché mentre che i nuovi interessi diventavano più forti,  volevano uno sviluppo libero.  Innanzitutto, le colonie americane si rifiutarono di essere governate nell’interesse della madrepatria, e con tradizioni simili a quelle degli inglesi iniziarono il loro gigantesco sviluppo.

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Più tardi, i capitalisti ed i magnati industriali reclamarono una parte nella politica inglese, e dopo una lotta durata buona parte del XIX secolo sconfissero definitivamente gli interessi agricoli. Ma così come i contadini erano stati sacrificati ai latifondisti, così fu per gli artigiani verso gli industriali, che reclamavano il diritto di esercitare a pieno la loro forza economica. Di conseguenza lo sviluppo industriale continuò con lo stesso irresponsabile spreco di materiale umano che aveva caratterizzato il capitalismo romano nell’Età del ferro della Repubblica, e le città di mulini ed i villaggi minerari inglesi divennero sinonimo in Europa di squallore e miseria.

In mezzo a questo materialismo nella vita sociale il protestantesimo inglese aveva fatto grandi sforzi per mantenere o far rivivere qualche forma di cristianità, ma dato che non potevano convertire la società ed ispirarla con il loro spirito, tutti i loro sforzi erano destinati al fallimento. Wesley stesso più tardi confessò che non poteva difendere i suoi convertiti dallo spirito del mondo. Il metodista che egli descrive, la cui regolarità e probità di vita erano aiuto all’arricchimento, era una vista comune in Inghilterra nei secoli diciottesimo e diciassettesimo. Di conseguenza il protestantesimo tendeva a rendere gli uomini membri coscienziosi della società esistente, dei buoni cittadini, ed il carattere soprannaturale della religione sparì gradualmente.
Il liberalismo inglese, che in sé doveva molto al protestantesimo, divenne nel diciannovesimo secolo la modalità di pensiero caratteristica dell’ Inghilterra industriale. Era caratterizzato da una fede integrale nel progresso indefinito della prosperità materiale attraverso l’industria ed il commercio, e nella completa assunzione di questo progresso come obbiettivo della società umana e ultimo fine dell’uomo. 

Nel diciannovesimo secolo ed in particolare dal 1870 tutte le correnti che abbiano descritto iniziarono a fondersi l’una con l’altra, ed a formare il grande fiume della civiltà moderna. All’Impero tedesco va il credito di aver riconciliato il Grande Stato con l’Industrialismo e Capitalismo che sono stati accompagnati in Inghilterra da un individualismo quasi anarchico, ma l’Impero tedesco conserva qualcosa del vecchio regime nella sua gerarchia reale ed aristocratica. Comunque, i risultati del sistema tedesco sono stati adottati da tutti i grandi stati moderni, inclusa l’Inghilterra e gli USA, perché lo sfrenato individualismo dell’epoca avrebbe portato alla distruzione della società medesima.
Allo stesso modo, il liberalismo democratico ed intellettuale in Francia, l’erede della Rivoluzione, è stato amalgamato sia sul continente che in Inghilterra e negli USA con il capitalismo e l’idea del grande Stato; e lo spirito dell’umanesimo e la fede nelle possibilità della scienza hanno dato al tutto una cultura e quasi una religione tutta sua.

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L’amalgamazione è comunque assolutamente incompleta. Rimane un’opposizione tra la plutocrazia capitalistica e la democrazia rivoluzionaria,  ed anche l’opposizione fra Nazionalismo e “Cosmopolitismo”. Il socialismo che si è prodotto in Germania nell’ultimo secolo fece uno sforzo per superare queste contraddizioni; si basava senza compromessi sullo spirito secolare e sull’idea di un grande stato come la fine onnicomprensiva dell’uomo: una società onnipotente, che abbracciava ogni cosa. Ma il Socialismo era indebolito dal carattere utopico dei suoi obiettivi e speranze; sottostimò la presa della plutocrazia sul quel sistema di governo rappresentativo che era stata la grande creazione delle rivoluzioni del diciannovesimo secolo; e nel suo sforzo di catturare la macchina legislativa, venne lui stesso attratto fra gli ingranaggi e reso inoffensivo.  Nonostante ciò ebbe un influsso molto forte sulle menti dell’epoca,  e sebbene il partito socialista possa essere un Sansone che macina il grano dei Filistei, la marcia degli eventi può ben portare a compimento la sua idea, o tramite la distruzione della plutocrazia e la nascita di una vera democrazia che possa organizzare il capitale e l’industria da sé,  o come sembra più probabile in Inghilterra adesso, tramite la trasformazione della plutocrazia in burocrazia, facendosi quindi parte necessaria del Grande Stato.
Con riguardo all’altra opposizione fra Nazionalismo e “Cosmopolitismo”, sembra che mentre scrivo si stia assistendo alla fine dell’equilibrio delle potenze, ed è difficile non credere che prima o poi la civilizzazione mondiale della nostra epoca sviluppi un’organizzazione internazionale capace di esserne l’incarnazione politica.

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Qualsiasi sviluppo possa portare il futuro, il carattere della nostra civiltà è chiaro anche adesso. Siamo faccia a faccia con una società, sostanzialmente la stessa in ogni Stato, a confronto della quale l’Impero romano era una bagattella. La sua centralizzazione, la sua ricchezza, la tenuta sui suoi membri, la sua organizzazione economica e finanziaria è qualcosa che il mondo non aveva ancora mai visto. Nessuna sorpresa che la persona che guarda solo dall’esterno creda che la nostra sia un’età incomparabile e che la sapienza mondana sia la sola sapienza per l’uomo. Nessuna sorpresa che i desideri e lo spirito di questa società siano diventati un dio che nessuno osa contrastare. Quale società può osare sfidare questo mondo e sperare di vivere?  Tuttavia dobbiamo credere che la Chiesa  trionferà, se non possiamo credere che lo spirito di questa civiltà è quello di Cristo e della Sua Chiesa. E’ vero che questa società non ha una falsa religione o una falsa visione del soprannaturale come accadeva nel mondo antico. Ma ha un atteggiamento negativo ed addirittura ostile al soprannaturale. Accetterà ed onorerà una religione che supporta i doveri sociali dell’uomo, ma non ne vorrà sapere di una che subordina questo mondo e la sua prosperità all’Aldilà. L’ordine attuale è un fine in sé stesso, ciò che lo aiuta è bene e ciò che lo ostacola è male. questa è la sostanza del credo sociale. Di conseguenza la venerazione del successo e del denaro, che acquisisce un’importanza quasi sacrale. E questi ragionamenti non sono confinati nelle menti comuni e rozze. E’ un credo che può essere idealizzato, ed inoltre il mondo userà reali virtù e reale sacrificio di sé, finché i suoi grandi fini non vengono ostacolati.

Se siamo inclini al pessimismo lo scenario ci deve sembrare davvero oscuro, perché sembrerebbe che i cattolici se dovessero rimanere fedeli allo spirito della Chiesa, diventerebbero una minoranza sparuta e perseguitata. Se mantengono i numeri e il potere mondano, si indeboliranno e saranno sottomessi dallo spirito mondano della società. Ma sappiamo che Dio è più vicino alla sua Chiesa proprio quando essa sembra agli uomini più abbandonata, e pertanto possiamo continuare con fede a fare ciò che è umanamente possibile e lasciando il resto allo Spirito Santo. In ogni caso, a meno che abbia luogo una miracolosa conversione nello spirito del tempo, dobbiamo aspettarci che la chiesa per un certo tempo occupi la stessa posizione che aveva nell’Impero romano pagano. Dobbiamo rassegnarci alla prospettiva di un nuovo periodo nelle catacombe, un periodo di attività nascosta e forse perseguitata, nella quale la Chiesa lavorerà per convertire ancora una volta il mondo e che finirà, possiamo sperare, come nel mondo antico, con la sua vittoria e trionfo. Qualunque sia il risultato esterno, non possiamo dubitare che il lievito divino lavorerà. Anche se una società è forte, i bisogni dell’anima individuale esistono, e tutta la Natura è incapace di soddisfarli, tantomeno una grande civiltà materiale. Non possiamo sperare che coloro che hanno successo, i potenti, i “saggi” si rivolgeranno alla Chiesa, perché sono proprio coloro che trovano soddisfazione per le loro anime nelle cose di questo mondo; ma come il primo, il Regno di Dio sarà predicato ai poveri ed agli insoddisfatti, coloro ai quali il mondo non serve e che vengono usati come suoi schiavi. E più completo sarà il trionfo materiale di questa civiltà e meno speranza ci sarà, e maggiore sarà il vuoto nelle anime degli uomini.

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[originale: https://stormfields.files.wordpress.com/2014/12/cd-first-article-1915.pdf]

 

 

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