[CINESPADA] ‘Quo vado?’ versus ‘Italians’: l’autorazzismo italiano e l’odio di certa sinistra contro i lavoratori

 

quo-vado

 

di Vito Plantamura

 

L’ultimo lavoro del simpaticissimo Checco Zalone segna una svolta decisa nella sua filmografia. Se è pur vero, infatti, che il leitmotiv della sua produzione è stato sempre quello dell’accettazione della diversità, dell’inversione dei ruoli, e del superamento di concezioni sociali grette ed arretrate, secondo il paradigma della sinistra “all’americana” – la sinistra dei diritti civili, cioè, delle nozze gay, dei figli in provetta: in definitiva, di tutti quelle “battaglie” che al capitale vanno benissimo, perché sono a costo zero, non implicano alcuna forma di redistribuzione della ricchezza, ma dividono e distraggono i lavoratori dal conflitto di classe –, tuttavia, nei film di Checco non si era mai arrivati all’attacco frontale contro l’altra sinistra, quella economica, del lavoro, delle tutele e, in definitiva, della nostra Costituzione repubblicana. Con Quo vado?, invece, la maschera cade definitivamente, e i diritti dei lavoratori, e in particolare di quelli pubblici, preferibilmente fannulloni, incompetenti, incapaci e corrotti, si trasformano in privilegi odiosi, come il congedo parentale e l’incredibile assurdità della tredicesima.

Non c’è che dire, un piatto assolutamente perfetto per la platea italiana invidiosa e autorazzista che, come un tossicodipendente allo stadio terminale, sta manifestando tutto il suo gradimento per l’ennesima dose del medesimo veleno, con il quale è ormai da anni sedata. D’altronde, bisogna evitare che gli italiani comprendano il nesso di causalità, pur così evidente, tra l’imposizione di insensati vincoli di bilancio, la compressione dei propri diritti di prestazione, l’immigrazione incontrollata per costituire l’esercito di riserva dei disoccupati, la deflazione salariale, l’acutizzazione della crisi economica, e i crescenti guadagni dei prestatori professionali di denaro, dei contraenti forti in genere e, in definitiva, del capitale.

Ovviamente, il corredo di sinistra radical chic non viene meno in Quo vado?; anzi, se è possibile, si acuisce, con la splendida attrice protagonista, il vero personaggio positivo della storia – bella, disinteressata, civile e intelligente: cosa volere di più? –, che conduce una vita erratica ed emancipata, collezionando compagni, e relativi figli, di diverse etnie e religioni; non facendosi mancare una fase omosessuale, che per altro colpisce anche un suo ex compagno, e padre di uno dei suoi figli, che con lei “civilmente” convive aggirandosi nudo per casa davanti a grandi e piccini/e, fino a quando non si sposerà, ovviamente con un uomo.

Ma il vero colpevole dell’ultimo film di Checco, quello che deve cambiare, abbandonare i suoi pregiudizi, il suo modo di essere, appunto, gretto ed arretrato, non è più chi non è a favore delle nozze gay, dell’indifferentismo religioso, e del meticciato transnazionale, ma è soprattutto chi ancora vuole il posto fisso, e non accetta una vita di precarietà e incertezze lavorative, che devono poterlo condurre dai ghiacci del polo nord alle sabbie dell’Africa, ovviamente con prole al seguito. D’altronde, se vuoi il posto fisso, la sanità e la previdenza, sei un tipo da prima Repubblica, causa di tutti i nostri mali attuali, che evidentemente dipendono dai privilegi dei dipendenti, specie pubblici, nonché dalla corruzione. Ed è quasi un peccato che sia taciuto l’altro male italico, ovverosia l’evasione fiscale, perché altrimenti Checco avrebbe fatto l’en plein dei luoghi comuni mainstream, che dissimulano la tragica, e difficilmente reversibile, rivincita storica del capitale e dei prestatori professionali di denaro che, con il pretesto del sogno politico dell’integrazione europea, stanno cancellando quasi un secolo di conquiste sociali effettive: altro che le automobili in doppia fila, il mancato rispetto delle code al supermercato, o i ritardi dei voli (colpa di qualche sciopero sindacale), che sorridendo Quo vado? rimprovera agli incivili italiani.

Non si creda, però, che il giudizio negativo che esprimo nei confronti dell’ultimo lavoro di Checco – peraltro, a mio avviso di gran lunga il meno divertente dei suoi film – dipenda dalla mia incapacità di ridere dei difetti di noi italiani. L’autoironia, infatti, è un merito; ma l’autorazzismo è un grave torto, specie in un momento storico come l’attuale, in cui già viene ampiamente utilizzato come instrumentum regni, al fine di giustificare gli attuali sacrifici necessari imposti alla popolazione italiana, per lavare chissà quali colpe immaginarie, e nascondere la solare evidenza del surplus commerciale che il manifatturiero della Germania ha potuto ottenere, soprattutto a scapito proprio dell’Italia, grazie alla svalutazione competitiva della propria moneta –cioè deflazionando per prima–, con una sorta di concorrenza sleale nei confronti degli altri Paesi UEM.

Per esempio, il film Italians (1) – nonostante la nota rubrica da cui ha preso il nome – era sì autoironico, ma senza essere autorazzista, e mantenendo invece un giusto orgoglio nazionale. I suoi protagonisti, pur tra mille difetti tipicamente italiani, non si riscattavano trasformandosi e rinnegandosi – come Checco in Quo vado?, che finisce per rinunciare volontariamente al suo posto fisso, perseguito fin da bambino, pur di far crescere la propria figlioletta appena nata in uno sperduto villaggio dell’Africa nera –, ma essendo semplicemente se stessi fino in fondo, tramite modi di essere e di fare positivi, se non eroici, altrettanto italiani di quelli negativi che lo stesso film evidenziava e derideva. E non è forse un caso che proprio il personaggio più grottesco di Italians, quel Vito Calzone che rappresentava un concentrato di patri difetti non meno del Checco di Quo vado?, fosse quello poi chiamato al sacrificio più grande, all’eroismo finale che, appunto nella sua italianità, manteneva però una dimensione più autentica, rispetto a quello di plastica, dei protagonisti muscolosi dei film hollywoodiani: un eroismo, un riscatto e un sacrificio che, se pur in un contesto affatto più allegro e leggero – anche per questo, incomparabile –, non possono non ricordare quelli del piccolo truffatore, realmente esistito, e magistralmente interpretato da Vittorio De Sica nel Generale Della Rovere.

Ovviamente, non si può ritenere colpevole Checco della sua adesione alla lettura mainstream della società italiana, di cui è vittima come chiunque altro non abbia i sufficienti strumenti culturali; né di voler dare al pubblico italiano (pecunia non olet) quello che, nel suo masochismo inconsapevole, precisamente vuole: ma il livore si placa per poco, e poi riprende a rodere come un tarlo. Dispiace davvero, tuttavia, per la predica contro il posto fisso da parte di un soggetto che, meritatamente, anche solo col primo dei suoi film, avrà guadagnato una cifra multipla di quella che il dipendente pubblico da 1.600 euro al mese da lui interpretato in Quo vado? guadagnerebbe in tutta la sua vita: dispiace perché ricorda troppo da vicino l’elogio della durezza del vivere (degli altri) di un Monti o di un Padoa Schioppa.

Allo stesso modo, non è facile digerire la lode per una vita erratica e pericolosa, una “famiglia moderna”, multietnica e plurigenitoriale, da parte di una persona che, legittimamente, ha scelto di rimanere nella sua terra natia, con una bambina che, fortunatamente per lei, può comodamente usufruire, in caso di bisogno, di adeguata assistenza sanitaria pubblica, e una compagna, banalmente bianca e italiana che, per quanto risulta, ha pure il “grave torto” di non avere una piccola raccolta di figli, procreati in varie parti del mondo, con precedenti compagni di diverse etnie.

Spero, quindi, che nel suo prossimo film Checco la smetta di inseguire il politicamente corretto mediante il ricorso a un falso, e caricaturale, politicamente scorretto. Insomma, mi auguro che la smetta di interpretare un edulcorato Borat de noantri (ma Sacha Cohen non è kazako, o americano, e neppure pentecostale), e invece riprenda e sviluppi i temi del più felice Sole a catinelle, accantonando definitivamente l’autorazzismo, i luoghi comuni mainstream, e la rincorsa di una diversità a tutti i costi: magari anche concedendosi uno splendido finale liberatorio e sinceramente scorretto, come Lino Banfi in Spaghetti a mezzanotte. Allora, però, posso concludere solo con le frasi riportate all’inizio dei due episodi del citato film Italians, che rappresenta un po’ la nemesi di Quo vado?, appunto in quanto dimostra che si può essere autoironici, senza essere autorazzisti: perché forse gli italiani saranno pure il popolo che suona di più al metal detector, ma di certo la vita è troppo corta, per NON essere italiani.

 

 


(1) “Italians” è un film del 2009 diretto da Giovanni Veronesi e interpretato da Carlo Verdone, Sergio Castellitto, Riccardo Scamarcio, Ksenia Rappoport e Dario Bandiera.

 

 

37 Commenti a "[CINESPADA] ‘Quo vado?’ versus ‘Italians’: l’autorazzismo italiano e l’odio di certa sinistra contro i lavoratori"

  1. #Tom Bombadillo   11 gennaio 2016 at 10:58 pm

    @Speiz Cowboy, i comunisti non sono al governo in Italia; mentre le politiche dell’attuale governo, di quelli precedenti e di quelli successivi, di qualsiasi colore siano stati, siano o saranno, sono caratteristiche della destra economica più estrema, liberale che più liberale non si può.
    Quindi -salvo che la Madonna non ci faccia un miracolo, ma francamente non vedo perché dovrebbe, visto che siamo nell’era della grande apostasia- la fine che faremo sarà quella, non voglio dire dello Zimbabwe, ma della Grecia sì.
    Il processo di deindustrializzazione che stiamo subendo, infatti, è “veloce e inesorabile”: fortunatamente per noi, siamo ancora molto distanti dalla Grecia, ma non c’è dubbio che ci stiamo “grecizzando”. E questo non perché al governo ci siano i comunisti, ma perché ci sono i mandatari dei prestatori professionali di denaro transnazionali. Perché siamo in un sistema oligarchico, in cui non solo la forbice tra le classi ricche, sempre più ristrette, e quelle povere, sempre più ampie, deve allargarsi a dismisura, ma altrettanto deve fare quella relative agli Stati ricchi, sempre di meno, e quelli poveri, sempre di più.
    Nell’area UEM c’è posto per un solo Stato egemone, tutto il resto dev’essere periferia: se ne sta accorgendo anche la Francia, che credeva si trattasse di mangiarsi -assieme alla Germania- l’Italia, mentre ha capito troppo tardi che doveva essere mangiata anche lei, con la differenza che il sano (e pure eccessivo) orgoglio nazionale francese, in qualche modo sta limitando i danni in casa loro, mentre l’autorazzismo idiota sta peggiorando ulteriormente le cose in casa nostra.
    Tra il comunismo e il capitalismo, entrambi sistemi paradossalmente fallimentari proprio dall’unico un punto di vista da cui dovrebbero funzionare, ovverosia quello materiale/economico, keynes indicò una terza via, quella della socialdemocrazia, dello stato del benessere. Si tratta, del resto, della via che tanto l’Italia fascista (per altro, pure in modo piuttosto originale e brillante: per questo citavo Beneduce), quanto la stessa patria del liberismo, cioè gli USA, hanno percorso per reagire alla crisi creata dal capitalismo liberale nel ’29. Gli USA l’hanno poi messa subito da parte: a loro che importa, tanto possono sempre aggiustare tutto con una bella guerra. Mentre l’Italia del dopoguerra (noi che non siamo come gli americani, che loro possono sparare agli indiani: fuco agli indiani) ha abbracciato tale via al massimo livello possibile, sancendola in una Costituzione rigida, come quella del ’48. Ciò ha comportato la creazione di un benessere sociale mai visto prima, fino agli anni ’80, quando è suonata la tromba della rivincita dei prestatori professionali di denaro transnazionali, con il loro circo di politici, economisti, opinionisti e giornalisti ammaestrati (e prezzolati).
    Comunque, perfino in una m.l. di universitari mi è risultato difficile far passare questi messaggi, perché ormai siamo legati all’unico tema inutile e pre-politico dell’onesta, della gente per bene (che tu stesso evochi), siamo accecati dall’invidia sociale (che traspare, pure in questa sede, da numerosi commenti) e non riusciamo più a fare un discorso politico che abbia un capo e una coda.
    Nella m.l. che ricordavo, come unica consolazione, un collega ha linkato un post di un blog che pure io leggo spesso e volentieri. Quel post in particolare non lo avevo letto, ma lo riporto perché mi pare davvero una citazione ad hoc: tratta dell’invidia sociale quale instrumentum regni.

    http://www.ilpedante.org/post/chi-sta-meglio-linvidia-sociale-come-instrumentum-regni/

    E’ questo il senso ultimo, volontario o involontario non importa, del film di Checco. Soffiare sul fuoco dei pregiudizi -se hai vinto un concorso pubblico, necessariamente è perché hai l’angelo custode politico- e dell’invidia sociale, per rafforzare il clima che consentirà di introdurre il jobs act pure nella PA; il resto, ivi compresa la questione della famiglia liquida, multirazziale e multirazzista (nei confronti di chi non fa la differenziata, non vuole errare per il mondo con sprezzo del pericolo, oppure è reo di non risultare abbastanza politicamente corretto o radical chic), è solo contorno.
    E’ un assist a Renzi -lo ribadisco: volontario o involontario che sia, non importa- per l’introduzione del jobs act nella PA. Proprio quando macroenomicamente ci vorrebbe l’esatto contrario, cioè una politica di reclutamento a tempo indeterminato nella PA (oltre ad una politica industriale, ovviamente), per evitare di grecizzarsi definitivamente. Ma qui siamo ancora a fascisti contro comunisti, dove tutti, però cadono nella trappola dell’invidia sociale tesa dal capitale finanziario internazionale.
    Anche se non si può negare che, a livello europeo, pare che siano proprio i “fascisti” a dare maggiore prova di saper tutelare l’interesse nazionale: tra il “fascista” Orban (ma viene stigmatizzato così proprio perché non si piega, mentre lui non si è mai definito tale), infatti, ed il “compagno Trippas”, non credo ci siano dubbi su chi abbia servito il proprio popolo, nel senso di fare i suoi interessi, e chi invece abbia servito il proprio popolo….su di un piatto d’argento, manco fosse il tacchino nel giorno del ringraziamento, alla cupola dei prestatori professionali di danaro transnazionali.
    Ovviamente, il discorso vale pure per quel “fascista omofobo” di Putin.
    Tom Bombadill – Tom Bombadillo

  2. #Alessio   12 gennaio 2016 at 2:28 am

    Caro Speiz Cowboy,

    non era partito molto bene con il primo commento, ma vedo che s’è ripreso! Peccato che non sia un sostenitore del nostro grande zio Benito, però accontentiamoci della simpatia con la quale lo nomina.
    A tutti i compagni posso assicurare personalmente che di terra libera e case disponibili a Cuba e in Venezuela ce ne sono in abbondanza, credo anche in Angola anche se il posto lo conosco molto meno. Che dice? Li invitiamo tutti a trasferirsi? Con i soldi di un lavoratore locale medio, però, se no non possono godersi appieno della bellezza del socialismo.
    L’Estremo Oriente non lo conosco, ma di certo anche lì c’è tanto spazio pronto ad accogliere dei compagni assetati di marxismo. Che vadano! E se lo godano! E che rimangano a riempirsi la panza di “liso flitto” e “livoluzione cultulale”.

    Grazie dei saluti, che ricambio!

  3. #frank10   12 gennaio 2016 at 9:50 am

    “sono molto addentro nei gomploddi giudaico-massonici!”
    Che bello Taranto, sei un esperto di azioni giudaico massoniche.
    Non ci sarà allora bisogno di fare grosse rivelazioni dato che le conosci già!
    Magari per rinfrescarti la memoria diciamo che il comunismo è stata tutta un’operazione ebraica, dall’ideologia all’organizzazione, dalla dirigenza, all’esecuzione pratica, alla propaganda, al finanziamento di capitalisti ebrei (ma và!).
    Saprai dunque già che in OGNI Stato dell’Est dove si è sviluppata quella tirannia mostruosa sanguinaria e crudelissima, con almeno 100.000.000 morti (che sono sulla coscienza ebraica), c’erano sempre la maggioranza di ebrei a dirigere il tutto.
    A perpetua VERGOGNA degli ebrei: il mondo intero non dimenticherà MAI la loro crudeltà sanguinaria. A proposito delle eterne vittime ebraiche dei cattivoni antisemiti: non appena sono riusciti a conquistare il potere hanno dato prova di quello che erano capaci loro.
    Ormai lo sanno anche i sassi, non lo si può più tenere nascosto come ti piacerebbe tanto, stiamo parlando di FATTI storici accertati fuori da ogni ombra di dubbio, riconosciuti da tutti, altro che la magica parolina antisemitismo per coprirsi il passato vergognoso come nessuno mai!
    Magari leggersi anche Solženicyn.
    Facciamolo qualche esempio, dai:
    Su 502 cariche di primo piano nell’organizzazione e nella direzione del movimento comunista in Russia e nella direzione dello Stato sovietico nei suoi primi anni, addirittura 459 erano rivestite da ebrei!!
    Tra l’80% e il 90% dei posti chiave di tutti i ministeri di Mosca e delle repubbliche Sovietiche erano saldamente in mano ebraica.
    Vogliamo ricordare altri tuoi bei compagnucci? Rigorosamente ebrei, col vizietto di cambiare sempre cognome, chissà perché:
    -) ideologi e propagandisti: Marx (alias Mordekay), Engels, Kautski (alias Kaus), Lassalle, Bernstein, Lastrow, Hirsch, Loening, Wirschauer, Babel Schatz Riccardo e molti altri
    -) in Russia: Nicola Lenin (alias Ilich Ulin), Leon Trotsky (alias Bronstein) Esercito Rosso e marina, Gregorio Zinoviev (alias Apfelbaum) Affari interni, Volodarsky (alias Kohen) Commissario stampa e propaganda, Kaufman Commissario per i terreni, Giuseppe Vissarianovich Stalin (alias Ioseph David Vissarianovich Djugashvili-Kocha, discendente da ebrei georgiani) Commissario delle nazionalizzazioni, Steimberg Commissario alla giustizia, Schmidt Opere pubbliche, Lurie (Larin) Commissario dell’economia, Rosental Commissario Sicurezza, ETC ETC sono talmente tanti che ci vorrebbero pagine e pagine di nomi ebrei
    -) in Germania: anche qui una rivoluzione comunista con la repubblica consolare di Monaco: con Liebknecht, Rosa luxemburg, Kurt Eisner Presidente Stato Baviera, Haese ministro di Stato come Lanesberg, Kautski Ministro Agricoltura,Kohn, Hersfel, Lowenberg, Rosenfeld, Grazia e Giustizia, Wollherm, Max Rotschild, Arnold, Kranold, Bernstein Segretario tesoro di Stato, Cohen Informazioni, Gwiner Direttore Deutsche Bank, Brentano Industria, Jaffe Commercio etc etc
    -) in Ungheria: Bela Kun (alias Cohen) a lui il merito di aver sommerso il Paese in un atroce mare di sangue, su 26 commissari ben 18 israeliti con la direzione effettiva, Landler Commissario del Popolo, Vago (alias Weiss), Kerekes (alias Blau) fisco statale, Mathias Rakosi (alias Mathew Roth Rosenkranz) capo indiscusso, Muennich Primo Ministro, Gero Ministro dell’Interno, Szebeni, Gabor (alias Benjamin Ausspitz) capo della polizia, Varga (alias Weichselbaum) pianificazione economica, Revai (alias Kahana) direttore della Stampa, Gera (alias Singer), Farkas (alias Freedmann) Ministro della Difesa, Szanto (alias Schreiber) per l’epurazione
    -) in Cecoslovacchia: Gottwald, David Ministro degli Esteri, Slanky (alias Salzmann) segretario generale del Partito, Reicin Generale, Schab Ministro della Sicurezza
    -) in Polonia: Kazuky (alias Katz), ministro degli Esteri, Swierezewsky Difesa Nazionale, Cyrankievwicz,Mink e Novek Primo Ministro, Kliszko ministro Giustizia
    -) in Romania: Anna Pauker (alias come sempre Robinsohn) conosciuta universalmente per la sua spietatezza, la Wassermann, Kisinevsky (alias Broitman) agente numero duno del Kremlino in Romania, Georghescu (alias Tescovich) Ministro affari Interni, Zamfir (alias Rechier) capo della Sicurezza Generale: a lui la responsabilità dele migliaia di assassinii della polizia segreta, Gutman caèpo Servizio Segreto Civile, Suder informazioni e controspionaggio, Roman (alias Walter) Propaganda, Lewin censura Stampa, Holban (alias Moscovich) capo Sicurezza di Bucarest, Stupineanu (alias Stappnau) spionaggio economico, Brucan (alias Brucker) redattore capo per creare le colossale menzogne per ingannare il popolo
    -) in Jugoslavia: Tito (vero nome Walter Weiss) maresciallo di cui si conoscono bene gli orrori, Pijade segretario generale Partito, Kardelj, Renkovich comitato Centrale, Vilfan consigliere economico
    -) Finanzieri capitalisti ebrei finanziatori del comunismo (grande coerenza economica, eh?? sarà mica che i banchieri capitalisti ebrei favoriscono i comunisti ebrei per…): Jacobo Schiff, Kuhn & Loeb, Guggenheim, Max Breitung, Felix Warburg, Otto Kahn, Mortimer Schiff, Jeronimo, H. Hananuer
    E in Italia si possono forse dimenticare quegli ebrei propagandisti che introdussero il comunismo e ovunque inneggiavano al bolscevismo per farcelo avere anche in Italia? Tipo Modigliani, Treves, Della Seta, Musatti, Momigliano, Donati etc Il famoso Togliatti marito dell’ebrea Montagnana, Mario Montagnana direttore dell’Unità, Longo che dirigeva Vie nuove, Alatri che dirigeva l’Unità di Roma, Tedeschi quella di Milano, Cohen dirigeva Paese Sera, Levi dirigeva Lotta Sindacale, Jacchia dirigeva Repubblica etc
    ETC ETC ETC tanti erano gli ebrei coinvolti (e facevano tutto alla luce del sole si capisce, come dimostrano i cognomi sempre cambiati).
    Eh, lo so, tu parli dei nazisti, dei fascisti, ma tu in realtà sogni che vengano ripristinate le gloriose ceke, i gloriosi gulag, le gloriose e sistematiche torture di milioni fatte dai tuoi compagni ebrei. Bei tempi, vero?!
    E hai il coraggio di chiamare questi fatti incontestabili, gomploddi???

    Per concludere, lasciando stare il totale e assoluto fallimento economico e di schiavitù, ricordiamo alcune amene descrizioni dei loro modi gentili (continuare solo con stomaco forte):
    il capo della Ceka Ungherese, l’ebreo Szamuelly viaggiava per il Paese seminando terrore e morte: “corpi penzolanti degli impiccati -uomini e donne- dondolavano dagli alberi e il sanguie rigava il suolo. Cadaveri nudi e mutilati decoravano le strade. Szamuelly dettava le sue sentenze restandosene comodamente installato in quel suo orribile treno […] Una trentina di scelti terroristi vegliavano sulla sua incolumità. Sperimentati e spietati carnefici facevano parte della comitiva. […] Il treno si componeva di due vetture-salone, di due carrozze di prima classe, occupate dai terroristi, e di due vetture di terza classe dove venivano rinchiuse le vittime. Tutte le pedane di questi vagoni apparivano orrendamente macchiate di sangue. i cadaveri venivano gettati dai finestrini.”
    25 aprile 1920: “durante la reazione antibolscevica contro l’israelita Bela kun, sono stati rinvenuti cadaveri di frati e di monache ammucchiati alla rinfusa nei sotterranei […] non pochi cadaveri di religiosi e religiose con il Crocefisso conficcato loro nel cuore”
    Vediamolo come agiva una gloriosa Ceka, quella di Kiev, nell’agosto 1919: “Tutto il suolo di cemento del grande garage (sala di esecuzione della Ceka provinciale di Kiev) era inondato di sangue. Il sangue non scorreva, formava delle vaste pozze di diversa, ma sempre immensa vastità. Stagnava un orribile miscuglio fatto di poltiglia rossa, cervello, frammenti di cranio, ciocche di capelli, brandelli di carne e resti umani. Tutte le pareti, sforacchiate da migliaia di pallottole, apparivano chiazzate di sangue, di cervello, di cuoio capelluto. Una fossa larga 25 centimetri, profonda altrettanto e lunga una decina di metri, partendo dal centro del garage raggiungeva un locale vicino ed immetteva in un condotto sotterraneo d’uscita. Questa fossa era completamente piena di sangue. Generalmente dopo i massacri, i corpi venivano trasportati fuori della città con automezzi, e sotterrati in una fossa comune. In un angolo del giardino trovammo un’antica fossa che conteneva ottanta cadaveri, recanti segni di crudeltà e di mutilazioni orrende. Taluni sventrati, altri mancanti di arti; altri ancora squartati. Alcuni cadaveri erano privi degli occhi, o della testa. quasi tutti presentavano il volto, il collo, il tronco e altre parti del corpo orrendamente martoriati. Un po’ più lontano trovammo un cadavere con un palo appuntito piantato nel petto; altri cadaveri non avevano la lingua. In un angolo della fossa scoprimmo uno spaventoso mucchio di braccia e di gambe separate dai tronchi di coloro a cui appartennero. Nessuno potrà mai esattamente valutare l’entità dell’enorme montagna di cadaveri che il marxismo ha elevato e continua ancora ad elevare, ma ciò che è accaduto supera, di sicuro, ogni immaginazione. Non è possibile conoscerne esattamente il numero delle vittime. Ogni calcolo è inferiore alla realtà.”
    Ripetiamolo insieme: VERGOGNA imperitura agli ebrei comunisti, massacratori di innocenti nella peggior tirannia mai conosciuta su tutta la terra! OGNI volta che si nomina il comunismo si dovrebbe sempre aggiungere “ebraico” a imperitura memoria. Del resto ce lo insegnano loro che non bisogna dimenticare, mai.
    Ti ricordi forse di qualche processo pubblico a questi criminali ebrei? No, macché, solo i fascisti e i nazisti, naturalmente.
    A quando le loro pubbliche SCUSE all’umanità per le loro vergogne assassine?? Una macchia indelebile nella loro storia. Finora mai sentito nulla da nessuno di loro!

  4. #Alessio   12 gennaio 2016 at 2:07 pm

    Magistrale commento, Frank10!
    Già che si è parlato di Fascismo e di nazismo, evidenziamo un’altra fondamentale differenza tra i Regimi di destra e il comunismo : i Regimi di destra non hanno mai tenuto nessuno prigioniero, e chi non si trovava bene poteva sempre andarsene. Il comunismo ha trasformato delle nazioni in galere (proprio loro che oggi vogliono abbattere le frontiere, dietro ordine dei loro padroni di sempre).
    Di morti per saltare il Muro di Berlino da ovest a est la Storia non è che ne ricordi poi così tanti, per oltrepassarlo in senso opposto si è invece perso il conto.
    Non c’è che dire, un vero successo da parte del “buon vecchio Marx”… o per meglio dire del “buon vecchio Mordekay”.
    Se di fronte alla Storia e alla attualità qualcuno continua a blaterare in favore del marxismo, l’unica è insistere nell’invitarlo ad andare a viverlo, per quanto i regimi rossi di oggi siano estremamente edulcorati rispetto al vero comunismo. Me per quanto edulcorati bastano e avanzano per spaventarli e tenerli lontani… perchè fare i compagni è “bello” soprattutto quando il comunismo se lo sgobbano gli altri.