Ddl Cirinnà: ci ‘salveranno’ la piazza e/o l’entropia politico-economica?

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di Andrea Giacobazzi

Forse è una boutade, ma a volte ci vuole anche questo.

Vado al sodo: il crollo del titolo MPS (“banca piddina” per definizione), le agonie borsistiche, il prezzo del petrolio che è così anemico da far torto alla nota nigrizia del padre dei carburanti, ed altri fattori che non sto qui ad elencare, ci dicono che “non tira buona aria in giro”, pur al netto dei vantaggi causati da certe materie prime a basso costo.

Banca Etruria, gli scandali sulla Massoneria toscana, gli intrecci complicatissimi tra famiglie del governo e famigli di governo, fanno il resto. Se a tutto ciò aggiungiamo le difficoltà di Palazzo Chigi sul fronte parlamentare, l’inevitabile uso dell’arma di distrazione di massa dell’eurocritica renziana (incerta e fuori tempo massimo), il gioco è fatto.

Un momentaneo “allineamento dei pianeti”. E così arrivano le bordate junckeriane al Governo, discorsi forse orientati a far capire al boy scout di Rignano sull’Arno che di boy scout per sostituirlo in giro ce ne sarebbero parecchi e che se diventasse un Salvini alla fiorentina o un Grillo senza blog, probabilmente esaurirebbe il suo ruolo.

Ma che c’entra in tutto questo il ddl Cirinnà? Qualcosa c’entra. Sia chiaro: agli operatori di borsa, a Juncker, alla Merkel o ai giornalisti che indagano sui grembiulini filorenziani delle “unioni civili” importa poco, anzi, forse sono pure favorevoli – il titolo è volutamente provocatorio – ma l’entropia politica tende a scoraggiare i fautori dell’autoconservazione istituzionale a provocare ulteriori sussulti.

Vale dunque la pena lo strappo con i catto-dem? Conviene buttare a mare quell’area moderata così perplessa sulle gaie aperture governative? Quanto sarà affidabile la sempre riottosa sinistra-PD? Può esser saggio scontrarsi con il senso comune – emerso qua e là in qualche sondaggio – per correre incontro alle stravaganze arcobaleno? Domande che Renzi&Amici devono porsi. Poi è tutto da dimostrare che decidano per la soluzione ragionevole.

Persino Mattarella si è destato dal torpore per ribadire l’ovvio sul tema delle unioni civili. Non ci voleva granché, non si è trasformato da democristiano a vandeano, ma è un blando segnale che la strada verso un’Italia LGBTizzata non è così spianata. Né impossibile, né facile.

La cosa paradossale è che il caos borsistico e le grigissime burocrazie europee stanno aiutando, per una strana e provvisoria eterogenesi dei fini, la lotta alle “unioni civili” più di della manifestazione da milioni di persone (che pure servirà, e parecchio) indetta a fine mese. Le vie del Cielo sono infinite. E i modi in cui le preghiere si avverano sono i più impensabili.

Al 30 gennaio manca ancora più di una settimana, la CEI farfuglia e Bergoglio per ora sussurra (salvo parlare quasi senza sosta di ecumenismo e libertà religiosa). Insomma, la partita è ancora da giocare.

2 Commenti a "Ddl Cirinnà: ci ‘salveranno’ la piazza e/o l’entropia politico-economica?"

  1. #bbruno   20 gennaio 2016 at 10:15 pm

    detto benissimo. Ci salverà un gran fuoco purificatore: ma dobbiamo pregare per essere pronti. Ai cirinnati passerà la fregola, e a noi l’accidia…

    Come si chiude l’Apocalisse? “Colui che attesta queste cose ,dice: ‘Sì, io vengo presto’. Amen! Vieni Signore Gesù!”

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