Francesco e la bioetica: la parola al non esperto.

[fonte Corriere.it]
[fonte Corriere.it]

di Massimo Micaletti

 

 

Dopo il discorso di Francesco al Comitato Nazionale di Bioetica di oggi 28 gennaio[1] potremmo definitivamente archiviare la Bioetica – per dir così – cattolica per come è stata conosciuta finora, per quel che ha detto finora, per i temi che ha affrontato finora.

Certo, ci sarà sempre chi vedrà il bicchiere mezzo pieno, chi contro la lettera leggerà bianco dove è scritto nero, chi si consolerà pensando che in fin dei conti se il Papa non ha parlato esplicitamente di aborto, eutanasia, omosessualità è perché sono temi scontati e via illudendosi ed illudendo.

Esclusa la forma mentis di questi soggetti che ho elencato or ora, è chiaro ed evidente che l’agenda di Francesco in Bioetica è semplicemente di disimpegno sui temi divisivi, che possono essere d’intralcio al “dialogo” – ma ormai sarebbe da dir “fusione” – col mondo liberal, col mondo ateo, colle religioni che ammettono a vario titolo aborto, eutanasia, divorzio, significati impropri ed arbitrari del concetto di famiglia e via così.

Analizzando le poche parole rivolte dal Pontefice al Comitato – un granello di sabbia in confronto alla distesa oceanica che è la “Laudato si” sull’ambiente – molti sono rimasti colpiti dall’esordio, ossia dal passaggio in cui Francesco afferma: “E’ noto a tutti quanto la Chiesa sia sensibile alle tematiche etiche, ma forse non a tutti è altrettanto chiaro che la Chiesa non rivendica alcuno spazio privilegiato in questo campo, anzi, è soddisfatta quando la coscienza civile, ai vari livelli, è in grado di riflettere, di discernere e di operare sulla base della libera e aperta razionalità e dei valori costitutivi della persona e della società”. Tuttavia, personalmente non ritengo che tali affermazioni siano le più gravi: potrebbero essere lette in combinato colle successive e definire un quadro in cui la Chiesa intesa come gerarchia si ritrae – stoccata a Bagnasco e ai Vescovi che si sono esposti sul Family Day? – per lasciare il campo del confronto ai soli laici di buona volontà. Occhio: non ho detto che a mio modesto avviso questa dichiarazione non sia grave; ho detto che non è la più grave; resta tuttavia profondamente problematica.

In effetti, essa si regge su una petizione di principio, ossia che i religiosi non debbano entrare nel dibattito in Bioetica. Bene: allora, ad esempio, nella prossima Giornata per la Vita del 7 febbraio cosa dobbiamo aspettarci? I sacerdoti dovrebbero forse tacere e lasciare ai laici l’annuncio sull’aborto, la contraccezione, la manipolazione della vita concepita et similia? E se così avvenisse, datosi che il Pontefice parla di “semina del Vangelo – questa sì, rivelata e affidata alla Chiesa – (che) ha portato frutto, riuscendo a promuovere la ricerca del vero e del bene e del bello nelle complesse questioni umane ed etiche”, quando e dove e come potrebbe la Chiesa, appunto, seminare il Vangelo, se non deve esporsi su questi temi?

La domanda che pongo non è capziosa (perlomeno, non vuole esserlo).

Le tematiche di Bioetica non sono affatto semplici e non basta certo studiare e sentire l’omelia domenicale per avere argomenti e motivazioni per spiegare e spiegarsi perché, ad esempio, due gay non possono sposarsi o un bambino Down non dovrebbe essere abortito. Ne volete una prova? Quanti cattolici “messa e parrocchia”, colle migliori intenzioni, anche documentati, si dichiarano favorevoli alla fecondazione artificiale o alle convivenze prematrimoniali o ancora all’interruzione delle cure al malato terminale?

In questo campo non è sufficiente annunciare il Vangelo, bisogna annunciare il Vangelo della Vita: bisogna spiegare ad esempio cosa significa Matteo 25, 31-46 perché non è che ci si arrivi poi sempre da soli e questo lo si può fare con autorevolezza solo dal pulpito e colla talare addosso. Il pastore non può farsi da parte e scommettere sulla tenacia delle pecore, perché i lupi sono tanti e forti e furbi e disorientare il gregge è un attimo.

Ma – dicevo – non è questo il vero punctum dolens. Il brutto viene dopo.

Molto grave è l’inciso in cui il Papa, dopo aver dato conto della estrema difficoltà delle questioni bioetiche – tanto estrema che, come detto sopra, la Chiesa è meglio non ne parli direttamente – conclude che la ricerca della verità etica “sui complessi problemi bioetici non è facile e non sempre raggiunge rapidamente un’armonica conclusione”: ora, leggendo il brano nel suo contesto e complesso, non si può fare ameno di cogliere un’impostazione marcatamente contrattualistica, in cui quella cattolica è una delle voci, che concorre a cercare la verità etica – che rispetto ad essa è un qualcosa d’altro – la quale nasce a propria volta da una conclusione che non sempre è “armonica”. Insomma, per Francesco non pare in discussione il metodo di ricerca, ossia la sintesi di più voci, ma la qualità di questa sintesi, che non deve essere né alta né tantomeno cattolica ma “armonica”, ossia priva di forzature, equilibrata, senza prevaricazioni di una voce sull’altra.

Ma ancora non giungo al punto. Qualcuno potrebbe ancora pensare e dire che quelle che ho appena prospettato sono mie interpretazioni arbitrarie, che ce l’ho con Bergoglio e via di melatonina intellettuale: fortunatamente (anzi, niente affatto fortunatamente) il passaggio più offensivo di decenni di Bioetica cattolica è chiaro, lampante e nessuno potrebbe leggerlo se non per come è scritto.

Mi riferisco all’agenda che Bergoglio indica al Comitato di Bioetica come meritevole di priorità e speciale attenzione.

I punti sono tre: il primo è “L’analisi interdisciplinare delle cause del degrado ambientale” a “protezione delle generazioni future”. E l’accenno allo scienziato amareggiato che si chiede se per il degrado ambientale ci saranno, un domani, generazioni future. E io che credevo che la più grande minaccia per queste benedette generazioni future fosse l’assalto alla vita nascente. Cinquantamilioni di aborti legali ogni anno nel mondo più quelli clandestini, più quelli chimici con Norlevo, Levonelle, spirali medicate ed EllaOne, più le decine e decine e decine di milioni di embrioni distrutti dalla fecondazione artificiale in tutte le sue aberrati forme, dall’omologa tra sposati all’utero in affitto per persone con tendenze omosessuali più i milioni di concepiti sacrificati nelle sperimentazioni, ebbene, tutto questo alluvione di sangue, questo rigurgito di inferno già qui sulla terra, farebbe meno morti del degrado ambientale?

Io vorrei capire – tranquilli, solo io, ché per tanti altri va tutto bene o stanno zitti – se ingegni eccelsi della Bioetica come, solo per dirne alcuni, Elio Sgreccia, Adriano Pessina, Ignacio, Carrasco De Paula, Gonzalo Miranda (Angelo Serra e Mario Palmaro per fortuna il Padreterno se li è ripresi e comincio a sospettare che l’abbia fatto perché questi tempi non se li meritano) ed altri devono lasciar perdere quelle menate così impopolari come la vita nascente e i malati terminali e mettersi a far indagini sull’etica della pale eoliche o della plastica biodegradabile.

Tipo, se la Marcia per la Vita la chiamiamo “Marcia per la Vita agreste” va meglio?

Il tutto, peraltro, nella evidente contraddizione di chi dice che la Chiesa non deve impegnarsi in prima persona in Bioetica ma ha pubblicato pochi mesi fa un’enciclica di oltre duecento pagine su ‘sto benedetto degrado ambientale.

Punto due: “Il tema della disabilità e della emarginazione dei soggetti vulnerabili, in una società protesa alla competizione, alla accelerazione del progresso. E’ la sfida di contrastare la cultura dello scarto, che ha tante espressioni oggi, tra cui vi è il trattare gli embrioni umani come materiale scartabile, e così anche le persone malate e anziane che si avvicinano alla morte”. Ah, eccoli gli embrioni, un po’ più in là delle pale eoliche. Attenzione, però: come ci ha abituato purtroppo questo Pontefice, stanno in mezzo a disabili, malati, anziani (e i migranti? Stavolta non ci sono), negando ogni problematica ad essi specifica, come se il vero problema fossero il progresso e “la cultura dello scarto”. Certamente quest’ultimo assunto è condivisibile: pensiamo all’aborto del bimbi malformati, o all’interruzione delle cure per ragioni economiche. Esistono attentati alla vita umana in nome della cultura dello scarto: ma chi studia Bioetica sa bene che le implicazioni antropologiche sono un mondo più complicate.

La cultura dello scarto non c’entra nulla col figlio ad ogni costo, colla morte come affermazione di libertà, colla “famiglia” di due tre quattro persone dello stesso sesso. Nulla, non la spiega. L’uccisione del nascente, del morente, della famiglia non è solo e soltanto una sublimazione della povertà, della disuguaglianza sociale: è qualcos’altro che però non abbiamo ancora sentito da Bergoglio, che in altri contesti e su altri temi parla chiaro chiarissimo.

Punto tre: “L’armonizzazione degli standard e delle regole delle attività biologiche e mediche, regole che sappiano riconoscere i valori e i diritti fondamentali”. Questo tema è meno problematico degli altri tre, e cerca di conciliare un’ottica procedimentalistica, che vede nella cosiddetta “etica delle regole” il senso e il fondamento dell’agire in Bioetica, coll’impostazione bioeticista in senso proprio, ossia che non si limita a regolare i processi ma formula giudizi morali anche sui fini e sui mezzi in sé. Francesco non affronta questo secondo aspetto ma pone l’accento sul primo, chiaramente senza menzionare né Cristo, né Dio ma si sa che in questi temi ormai il riferimento sono sempre questi famosi “valori e diritti fondamentali” che poi ognuno declina a modo proprio (andate a chiedere ad un medico abortista se rispetta il valore della vita e vedete se vi risponde di no).

La conclusione? La conclusione l’ha scritta il Papa stesso un anno fa, quando ha dichiarato onestamente di non essere un esperto di Bioetica[2]. Quindi chi in area cattolica voglia continuare a difendere la Vita, come hanno fatto i Pontefici fino a Ratzinger incluso, sa bene con onestà due cose, due cose che certo non dirà ad alta voce: che da questo pontificato non c’è da aspettarsi nessun supporto su questo campo, le priorità sono altre; e che quando si tratta di Bioetica, è meglio che gli esperti continuino con serietà ed al cospetto di Dio a battersi con chiarezza e lucidità esattamente come hanno fatto finora, sui temi giocati finora, colle categorie che hanno utilizzato finora. E lascino perdere chi, per quanto in buona fede, di Bioetica esperto non è.

 

 


[1] http://w2.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2016/january/documents/papa-francesco_20160128_comitato-nazionale-bioetica.html
[2] http://www.radiospada.org/2014/11/francesco-bioetica-nihil-novi-sub-sole/

 

 

2 Commenti a "Francesco e la bioetica: la parola al non esperto."

  1. #Cesare Baronio   3 febbraio 2016 at 1:26 pm

    Ma se è per questo, Bergoglio non è nemmeno esperto di sostenibilità ambientale, eppure pontifica su questa materia con maggior impegno e convinzione di quanto non faccia in ambito dottrinale.

    Viviamo in una società in cui chiunque si sente esonerato dal proprio dovere ed al tempo stesso autorizzato a disquisire di qualsiasi disciplina, ancorché dimostri di ignorarla.

    Bergoglio non fa eccezione, anzi: conferma la regola. Non parla da Papa, non si veste da Papa, non celebra da Papa, non esercita il proprio ministero nel difendere la Fede e la Morale. Al contrario: si esprime con un’approssimazione da far rabbrividire, dimostra fastidio per il cerimoniale e la liturgia, demolisce l’ortodossia (propagandando vere e proprie eresie), tace ostinatamente su questioni gravissime quali l’aborto, il concubinato o la sodomia (quando non li legittima apertamente). Ma non teme di avventurarsi nelle questioni in cui dovrebbero esser versati gli esperti dell’ambiente, del sindacalismo, della politica.

    Il risultato è sotto gli occhi di tutti. E nessuno dei chierici – pur tanto critici nei confronti dell’augusto Predecessore – osa ricordargli che, giunto dinanzi al Trono dell’Altissimo, gli verrà chiesto conto e ragione non delle pale eoliche, né del rispetto dei lombrichi, ma di quante anime egli ha saputo condurre all’eterna beatitudine con il proprio magistero.

    Ne sutor supra crepidam.

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    • #Alessio   3 febbraio 2016 at 9:38 pm

      Caro Cesare,

      davvero un ottimo commento! Aggiungo, riguardo all’approssimazione di Bergoglio, che parla anche uno Spagnolo che non è certo da Università di Salamanca, con inflessioni regional-dialettali presenti anche nell’eretico video ecumenico. Non che il modo di parlare sia poi importante, quando un Papa compie bene la propria missione, ma nel caso di questo tizio è un dettaglio in più che completa il grottesco personaggio.

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