Il Concilio Vaticano II e la salvezza delle anime

epa02998542 A handout photo provided by the Vatican newspaper 'L'Osservatore Romano' on 10 November 2011 shows Pope Benedict XVI (C) greeting a delegation of the Israeli Council of Religions, gathering representatives of the various religious denominations in Israel (Jews, Christians, Muslims, Druze), during an audience at the Hall of the Popes in the Vatican's Apostolic Palace, 10 November 2011. HANDOUT EDITORIAL USE ONLY/NO SALES

 

di don Pierpaolo Petrucci

 

La Chiesa ha chiaramente definito nel suo magistero perenne la dottrina cattolica sulla salvezza delle anime. Uno stravolgimento, invece, avviene durante il Concilio Vaticano II, dove si verifica una svolta radicale sulla Chiesa ed il suo ruolo di evangelizzazione.

La nuova base dottrinale su cui tali cambiamenti si fondano si può riassumere in una parola: ecumenismo.

Il termine ecumenismo designa il movimento, nato in gruppi di non-cattolici nel XIX secolo, che ha per scopo la collaborazione e l’avvicinamento delle diverse confessioni cristiane. Questa corrente giunse nel 1948 alla fondazione del Consiglio ecumenico delle Chiese e gli stessi princìpi hanno condotto in seguito al dialogo interreligioso con le religioni non cristiane.
La Chiesa ne prese subito le distanze e Papa Pio XI pubblicò, già nel 1928, l’enciclica Mortalium animos, in cui lo condannava, non soltanto perché inopportuno a causa delle circostanze, ma perché i princìpi a cui faceva appello sono contrari alla fede e alla buona dottrina, poiché inducono la confusione nelle anime ed il relativismo, lasciando credere che ogni religione possa contribuire alla salvezza.

Questa enciclica è molto chiara e direi quasi profetica, perché con essa il magistero della Chiesa condanna in anticipo gli errori attuali.

Ne riproduciamo i passaggi più significativi:

«Dove, sotto l’apparenza di bene, si cela più facilmente l’inganno, è quando si tratta di promuovere l’unità fra tutti i cristiani. (…) Non possono certo ottenere l’approvazione dei cattolici tali tentativi fondati sulla falsa teoria che suppone buone e lodevoli tutte le religioni. (…) I seguaci di siffatta teoria, non soltanto sono nell’inganno e nell’errore, ma ripudiano la vera religione depravandone il concetto e svoltano passo passo verso il naturalismo e l’ateismo; donde chiaramente consegue che quanti aderiscono ai fautori di tali teorie e tentativi si allontanano del tutto dalla religione rivelata da Dio.

A tali condizioni è chiaro che la Sede Apostolica non può in nessun modo partecipare alle loro riunioni e che in nessun modo i cattolici possono aderire o prestare aiuto a siffatti tentativi; se ciò facessero, darebbero autorità ad una falsa religione cristiana, assai lontana dall’unica Chiesa di Cristo. (…) Infatti non si può altrimenti favorire l’unità dei cristiani che procurando il ritorno dei dissidenti all’unica vera Chiesa di Cristo, dalla quale essi un giorno infelicemente s’allontanarono. (…) È perfettamente evidente che unirsi ai partigiani ed ai propagatori di tali dottrine significa abbandonare interamente la religione divinamente rivelata». 

Da questo testo magisteriale si evincono diverse verità di fede, come la chiara identificazione della Chiesa di Cristo con la Chiesa cattolica la quale possiede in sé l’unità della fede, contrariamente a coloro che se ne sono allontanati. Questi potranno ritrovarla soltanto rientrando nell’ovile da cui si sono separati, cioè la Chiesa cattolica. Il Pontefice insegna chiaramente che è contrario alla religione rivelata contribuire a riunioni interreligiose fra i cristiani, perché esse presuppongono che le diverse religioni siano tutte buone e lodevoli.
Per queste ragioni la Chiesa si è sempre sforzata di ricondurre all’unità del corpo mistico di Cristo i membri delle comunità separate. Basti pensare al Concilio di Lione (1245-1274) e al Concilio di Firenze (1439) riguardo agli scismatici; alla supplica di Pio IX in occasione del Concilio Vaticano I e a quella di Leone XIII alle confessioni cristiane nel 1894.

Il Concilio Vaticano II
Il Concilio Vaticano II ha consacrato il decreto Unitatis redintegratio all’ecumenismo e la dichiarazione Nostra aetate al dialogo interreligioso.
Una nuova dottrina è alla base di questi testi, che presentano le altre confessioni cristiane e anche le religioni non cristiane come espressioni, meno perfette ma valevoli, della religione divina e quindi come cammini che conducono realmente a Dio e alla salvezza eterna.
Tale insegnamento si collega ad una nuova concezione della Chiesa che trova la sua base nella famosa affermazione della Costituzione Lumen gentium al n. 81, secondo cui la Chiesa di Cristo sussiste in quella cattolica. Con ciò si vuole significare, come appare dal contesto conciliare, che la Chiesa di Cristo non è coestensiva alla Chiesa romana, visibile nel suo apparato gerarchico, a cui si appartiene per la fede, il battesimo e la sottomissione ai pastori legittimi, ma che è una realtà più ampia, un’entità più vasta che comprenderebbe tutte le religioni cristiane e, per estensione, anche quelle non cristiane, di cui Dio si servirebbe come mezzi per condurre gli uomini alla salvezza.
Il pastore protestante Wilhelm Schmidt, osservatore al Concilio, ha rivendicato la paternità di questa nuova espressione: «Ho proposto per iscritto la formula “subsistit in” a colui che era allora il consigliere teologico del card. Frings, Joseph Ratzinger, che l’ha trasmessa allora al cardinale».
La Chiesa di Cristo, quindi, si realizzerebbe perfettamente nella Chiesa cattolica (la sua sussistenza) ma si estenderebbe al di fuori di essa in maniera imperfetta, grazie a “elementi ecclesiali” presenti in altre confessioni cristiane.
Il decreto Unitatis redintegratio conferma questa nuova dottrina con parole molto chiare: «Perciò queste Chiese e comunità separate, quantunque crediamo abbiano delle carenze, nel mistero della salvezza non sono affatto spoglie di significato e di valore. Lo Spirito di Cristo, infatti, non ricusa di servirsi di esse come di strumenti di salvezza, la cui forza deriva dalla stessa pienezza della grazia e della verità, che è stata affidata alla Chiesa cattolica.»
Da tale teoria risulta che la grazia della salvezza può essere concessa al di fuori della Chiesa cattolica, senza il suo intermediario, in un’altra religione e per un’altra religione.
Così la Chiesa cattolica romana non è più presentata come l’unica società religiosa che conduce alla salvezza.
Tale interpretazione è stata confermata dalla Congregazione per la Dottrina della Fede nella dichiarazione Dominus Jesus del 6 agosto 2000, dove si rigetta l’interpretazione modernista più estrema, secondo cui la Chiesa cattolica non sarebbe che una realizzazione fra le altre della Chiesa di Cristo. Si afferma infatti che la Chiesa di Cristo continua ad esistere nella sua pienezza nella Chiesa cattolica, ma si ribadisce che numerosi elementi di santificazione e di verità sussisterebbero al di fuori delle sue strutture, cioè nelle chiese e comunità separate che non sono ancora in piena comunione con essa, riaffermando così l’insegnamento del concilio. 
Ciò non corrisponde assolutamente alla dottrina tradizionale e Pio XII insegnava chiaramente che se è vero che per eccezione la salvezza potrebbe realizzarsi fuori dai limiti visibili della Chiesa, ciò può accadere in maniera strettamente individuale, sempre tramite la vera Chiesa e non per la mediazione delle false religioni. Esse, infatti, per i loro errori allontanano piuttosto gli uomini dalla via della giustificazione.
Il Vaticano II, al contrario, afferma che la salvezza può realizzarsi, benché imperfettamente, fuori dai limiti visibili della Chiesa, in maniera non soltanto individuale, ma sociale: lo Spirito Santo utilizzerebbe la mediazione sociale e visibile delle altre religioni per dispensare la salvezza, mediazione ben reale, anche se meno perfetta, di quella della Chiesa cattolica che diventa così il mezzo generale della salvezza, a fianco di economie imperfette, ma valide, di cui il Cristo può servirsi. Questa è l’affermazione esplicita di Unitatis redintegratio, con la quale l’insegnamento di Giovanni Paolo II in Redemptoris missio si trova in perfetta continuità.
Da ciò nasce la nuova nozione di “comunione imperfetta”.
L’insegnamento tradizionale della Chiesa è semplice: per essere salvi occorre appartenere alla Chiesa o realmente (tramite le tre condizioni classiche: battesimo, fede cattolica, sottomissione ai pastori legittimi) o almeno in voto (per un desiderio esplicito o implicito). Coloro, quindi, che non appartengono alla Chiesa e che non ne hanno alcun desiderio neppure implicito, non possono, in queste disposizioni, ottenere la salvezza. Secondo certi testi del Concilio, invece, i cristiani non cattolici sarebbero di per sé in «comunione imperfetta» con la Chiesa, e tutti gli uomini, anche i non cristiani, sarebbero «ordinati al popolo di Dio».
Il decreto Unitatis Redintegratio, parlando delle celebrazioni delle comunità scismatiche ortodosse, afferma che: «Con la celebrazione dell’eucaristia del Signore in queste singole chiese, la Chiesa di Dio è edificata e cresce, e con la concelebrazione si manifesta la comunione tra di esse» (n. 15). Da questo testo si capisce chiaramente che una comunità separata dalla vera Chiesa cattolica è considerata come appartenente alla “Chiesa di Dio”.
La dichiarazione Nostra Aetate, poi, canta inni di lode in onore dell’induismo, del buddismo, dell’islamismo e del giudaismo.

Il Postconcilio
Queste nuove dottrine insegnate al Concilio sono state esplicitate negli anni seguenti nel loro senso ovvio.
Il card. Wojtyla, durante il ritiro che predicò in Vaticano nel 1976, sviluppò la tesi secondo cui tutti gli uomini, a qualunque religione essi appartengano, pregano il vero Dio: «Questo Dio, nel suo silenzio, professa il trappista oppure il camaldolese. A lui si rivolge il beduino nel deserto, quando arriva l’ora della preghiera. E forse anche il buddista concentrato nella sua contemplazione che purifica il suo pensiero preparando la strada al nirvana. Dio, nella sua trascendenza assoluta, Dio che trascende assolutamente tutto il creato, tutto ciò che è visibile e comprensibile.»
Una volta eletto Papa, Giovanni Paolo II nella sua enciclica Ut unum sint (n. 11) affermò che: «Nelle altre comunità cristiane vi è una presenza attiva dell’unica Chiesa di Cristo». Nell’enciclica Redemptor Hominis egli cerca una giustificazione patristica alle nuove dottrine: «A giusto titolo i Padri della Chiesa vedevano nelle diverse religioni come altrettanti riflessi di un’unica verità, come dei “semi del Verbo”». Si riferisce a San Giustino e a San Clemente d’Alessandria. Il Concilio aveva lanciato questa idea, ma i Padri della Chiesa non hanno riconosciuto niente di simile. I loro testi, che sono invocati, non parlano in realtà di alcuna religione pagana, ma dei filosofi e dei poeti. San Giustino precisa che questo “seme” sparso su tutta l’umanità è quello della ragione naturale e la distingue con cura dalla grazia.
Nessuno può negare che, in seguito alle nuove dottrine insegnate dal Concilio, ci sia stato un vero cambiamento nell’atteggiamento nei confronti di queste religioni. La Chiesa ha sempre cercato di evangelizzare gli adepti delle false religioni per convertirli, mentre la chiesa post-conciliare, invece, assume l’atteggiamento del «dialogo». Il documento Dialogo e missione del Segretariato pontificale per i non cristiani lo afferma chiaramente: «Il Vaticano II ha segnato una nuova tappa nelle relazioni della Chiesa cattolica con i credenti delle altre religioni. (…) Questa nuova attitudine prende il nome di dialogo.» Al n. 13 di questo documento, si parla del dialogo come lo strumento «grazie al quale i cristiani incontrano i credenti di altre tradizioni religiose per camminare insieme alla ricerca della verità e per collaborare ad opere di interesse comune».
Se i cattolici “camminano” con i non-cristiani alla ricerca della verità, e se si tratta di un arricchimento reciproco, è chiaro che la Chiesa abbandona la pretesa di possedere da sola la verità.
Questo è quanto emerge anche dalla dichiarazione Nostra aetate, dove, al n. 3, si legge: «La Chiesa cattolica nulla rigetta di quanto è vero e santo in queste religioni (non cristiane – ndr). Essa considera con sincero rispetto quei modi di agire e di vivere, quei precetti e quelle dottrine che, quantunque in molti punti differiscano da quanto essa stessa crede e propone, tuttavia non raramente riflettono un raggio di quella verità che illumina tutti gli uomini». 
In questo testo fondamentale si insegna, in parole povere, che nelle religioni non cristiane esisterebbero «delle dottrine» che, pur differendo «con quanto la Chiesa crede e propone», rifletterebbero comunque «un raggio di verità che illumina tutti gli uomini». Questa incredibile affermazione suppone che tali religioni possano contenere delle verità manifestate da Dio, ma in contraddizione con ciò che la Chiesa insegna! Come se Dio, autore della vera Rivelazione affidata alla Chiesa, potesse contraddirsi!
Facendosi eco di questo insegnamento, papa Francesco nella sua Esortazione apostolica, afferma addirittura che certi riti dei non cristiani sarebbero “ ”frutto dell’azione divina” a causa della “dimensione sacramentale della grazia”!

Le confessioni cristiane non cattoliche, poi, non possono considerarsi realizzazioni parziali della Chiesa di Cristo poiché ciò si oppone al magistero della Chiesa, sintetizzato nell’enciclica Mystici Corporis, dove Pio XII ricorda chiaramente che senza il battesimo, la vera fede e la sottomissione all’autorità legittima non si può essere membri della Chiesa. Tali sètte quindi (per chiamarle con il loro vero nome) non possono essere in alcun modo dei mezzi di salvezza, né ordinari né straordinari, ma pongono oggettivamente ai loro membri degli ostacoli per giungervi. Le realtà sante indebitamente detenute dagli eretici o dagli scismatici, come la Sacra Scrittura per i protestanti (più o meno alterata), i sacramenti per gli scismatici orientali, non possono dare la grazia e la salvezza se non nella misura in cui coloro che le ricevono rifiutino (almeno implicitamente) l’adesione formale all’eresia o allo scisma. La teologia tradizionale non designa queste realtà “rubate” alla Chiesa cattolica come degli “elementi di santificazione” o come “elementi ecclesiali”, ma piuttosto come “vestigia” della vera religione; infatti, sottratti alla vera Chiesa, cessano per il fatto stesso di essere una realtà viva (e santificante) e diventano delle rovine. Se alcuni sacramenti, come il battesimo, possono essere validi in tali comunità separate, non sono di per sé fruttiferi in quanto non producono la grazia a causa dell’ostacolo che pone l’adesione di chi lo riceve all’eresia o alla scisma.
Un sacramento infatti, pur ricevuto validamente, può non produrre la grazia se incontra nell’anima un ostacolo come il peccato mortale. Il ricevere per esempio la cresima o il matrimonio in questo stato non solo non sarebbe fonte di grazia, ma costituirebbe un nuovo peccato: un sacrilegio. L’appartenenza allo scisma è di per sé un peccato grave, e costituisce un impedimento alla grazia.
Per questo una realtà in sé santa, come un sacramento, non può essere un “elemento di santità” in quanto tale (come dice il Concilio), in una comunità separata dalla Chiesa. Una tale comunità è in sé un impedimento all’efficacia santificatrice del sacramento di cui si è impadronita. Esso potrà portare il suo frutto soltanto nella situazione eccezionale in cui la persona che lo riceve non aderisce formalmente all’eresia o allo scisma. È il caso dei bambini prima dell’età della ragione o delle persone che si trovano nell’ignoranza invincibile che, però, non si può supporre negli adulti.
San Beda il venerabile, nel suo commento alla prima epistola di San Pietro, spiega molto chiaramente che per i battezzati fuori dalla Chiesa, il battesimo non è uno strumento di salvezza, ma piuttosto di dannazione: «Il fatto che l’acqua del diluvio non salvi, ma uccida coloro che sono fuori dall’arca, prefigura senza alcun dubbio che qualunque eretico, benché possegga il sacramento del battesimo, non è immerso nell’inferno per altre acque, ma precisamente per quelle che sollevano l’arca verso il cielo.»
La partecipazione attiva a una cerimonia religiosa di una comunità eretica o scismatica costituisce in sé, per sua natura propria, un assenso alla fede di questa comunità. Per questo ricevere un sacramento in tali circostanze diventa peccaminoso ed occasione di scandalo. Illuminante è l’esempio di San Satiro, fratello di Sant’Ambrogio. Quando era ancora catecumeno, durante un viaggio in mare incappò in una tempesta che lo fece naufragare in Sardegna. Avrebbe voluto ricevere il battesimo ma, una volta appreso che il vescovo locale aderiva allo scisma di Lucifero, vescovo di Cagliari, decise di rimandare finché non avesse trovato un vescovo fedele al Papa.
In conclusione, i buoni elementi che possono contenere le false religioni vanno considerati nel contesto della setta che ne imprigiona la forza salvifica. Anche nell’ordine naturale un dolce è giudicato buono o cattivo non soltanto dagli elementi che contiene, ma in quanto è un tutto. La cattiva ripartizione di ingredienti, eccellenti in sé, può essere sufficiente a rovinare l’insieme. L’introduzione di un solo ingrediente avariato può fare peggio ancora; il fatto, poi, di aggiungere qualche goccia di veleno avrà, sull’effetto finale, un peso maggiore dei buoni ingredienti. Nell’ordine spirituale, una religione non è soltanto un agglomerato di elementi: essa forma un tutto e questo tutto è buono o cattivo, vero o falso in quanto tutto. Poco importano i buoni elementi presi separatamente. Le verità parziali, contenute in un sistema falso o in una falsa religione, sono come ridotte in schiavitù da tale sistema che si impadronisce di esse e le utilizza a suo profitto, come forza di seduzione.
L’islam, ad esempio, si presenta come una religione monoteista. Questo aspetto è giusto e ragionevole, ma tale monoteismo è ferocemente antitrinitario. Il monoteismo, vero in sé, è falsato dal sistema di errori di cui è schiavo. Benché vi siano dei gradi nell’errore, si può dire paradossalmente che un sistema che riprende più elementi di verità è più pericoloso di un altro che ne possiede di meno. Una sedia a tre piedi che sta dritta è più pericolosa di una che ne ha solo due, perché ci si può ingannare e sederci sopra. I missionari, infatti, hanno sempre avuto più difficoltà nel convertire i mussulmani che gli animisti.
Per scoprire l’origine di tali errori occorre risalire alla dottrina di Rahner, secondo cui le religioni non-cristiane sarebbero un cristianesimo anonimo e quindi delle vie di salvezza «per le quali gli uomini si avvicinano a Dio e al suo Cristo».

La redenzione universale
La dottrina cattolica ci insegna che Gesù, morendo sulla croce, ha offerto a tutti gli uomini la possibilità di salvarsi, meritando per tutti le grazie sufficienti per giungere in Paradiso. Ma per essere salvi, di fatto, occorre essere uniti a Gesù in questa vita tramite la vera fede, il battesimo e la grazia santificante che ci rende effettivamente suoi figli, dandoci la possibilità così di meritare la vita eterna. Se qualcuno rifiuta la grazia, rimane in uno stato di perdizione. Nell’ultimo Concilio, invece, si mettono le basi di una nuova dottrina. Gaudium et spes al n. 22, 2, afferma che «con l’Incarnazione il Figlio di Dio si è unito in certo qual modo ad ogni uomo». In seguito tale affermazione è stata esplicitata nel senso che, a causa di questa unione realizzata con l’Incarnazione e per la morte di Gesù sulla croce, ogni uomo sarebbe già salvo.
L’allora card. Wojtyla, in un corso di esercizi spirituali predicati in Vaticano, insegnava che: «Tutti gli uomini, fin dall’inizio del mondo e fino alla sua fine, sono stati redenti e giustificati da Cristo e dalla sua Croce. (…) La nascita della Chiesa, nel momento della morte messianica e redentrice di Cristo, è stata anche, in sostanza, la nascita dell’Uomo, e lo è stata indipendentemente dal fatto che l’uomo lo sapesse o no, lo accettasse o no! In quell’istante l’uomo è passato a una nuova dimensione della sua esistenza, concisamente espressa da san Paolo: “in Cristo”»17.
«La Rivelazione consiste nel fatto che il Figlio di Dio, attraverso la sua Incarnazione, si è unito ad ogni uomo.18»
Come Papa, riprenderà tale insegnamento nella sua prima enciclica: «Si tratta di “ciascun” uomo, perché ognuno è stato compreso nel mistero della Redenzione, e con ognuno Cristo si è unito, per sempre, attraverso questo mistero. (…) Questo è l’uomo in tutta la pienezza del mistero di cui è divenuto partecipe in Gesù Cristo, mistero del quale diventa partecipe ciascuno dei quattro miliardi di uomini viventi sul nostro pianeta, dal momento in cui viene concepito sotto il cuore della madre.19»
Se l’uomo è unito, dall’istante della sua concezione, a Cristo, non si vede che bisogno abbia più del battesimo e dell’appartenenza alla Chiesa.
Il 21 febbraio del 1981, nel suo messaggio ai popoli dell’Asia, Giovanni Paolo II affermava ancora più chiaramente: «Nello Spirito Santo ogni persona e ogni popolo sono divenuti, per la croce e la resurrezione di Cristo, dei figli di Dio, partecipanti alla natura divina e eredi della vita eterna».
L’Antica Alleanza
Giovanni Paolo II, più volte, ha preso l’iniziativa di sviluppare questa nuova dottrina nel suo insegnamento riguardo al giudaismo attuale, riconoscendolo come via di salvezza, poiché l’Antica Alleanza resterebbe ancora in vigore. Nel 1980, nel corso della sua visita alla sinagoga di Magonza, disse: «L’incontro tra il popolo di Dio dell’Antica Alleanza, che non è stata mai abrogata da Dio (cfr. Rm 11, 29), e quello della Nuova Alleanza, è al tempo stesso un dialogo interno alla nostra Chiesa, in qualche modo tra la prima e la seconda parte della sua Bibbia».
Più tardi, nel 1986, rivolgendosi alle comunità ebraiche d’Italia, durante la sua visita alla sinagoga di Roma, dichiarava: «La Chiesa di Cristo scopre il suo “legame” con l’ebraismo “scrutando il suo proprio mistero” (cfr. Nostra Aetate, 4). La religione ebraica non ci è “estrinseca”, ma, in un certo qual modo, è “intrinseca” alla nostra religione. Abbiamo quindi verso di essa dei rapporti che non abbiamo con nessun’altra religione. Siete i nostri fratelli prediletti e, in un certo modo, si potrebbe dire i nostri fratelli maggiori».
Questo, d’altra parte, è l’insegnamento dello stesso Catechismo della Chiesa Cattolica che recita al n. 83920: «A differenza delle altre religioni non cristiane, la fede ebraica è già risposta alla rivelazione di Dio nell’Antica Alleanza. È al popolo ebraico che appartengono “l’adozione a figli, la gloria, le alleanze, la legislazione, il culto, le promesse, i patriarchi; da essa proviene Cristo secondo la carne” (Rom. 9, 4-5) perché “i doni di Dio e la chiamata di Dio sono irrevocabili” (Rom. 11,29)».
Qualche anno fa, il Cardinale Bagnasco, incontrando i Rabbini Laras e Di Segni, ribadiva chiaramente che: «Non c’è, nel modo più assoluto, alcun cambiamento nell’atteggiamento che la Chiesa cattolica ha sviluppato verso gli ebrei, soprattutto a partire dal Concilio Vaticano II. A tale riguardo la Conferenza Episcopale Italiana ribadisce che non è intenzione della Chiesa cattolica operare attivamente per la conversione degli ebrei.21» 
Anche Papa Francesco nella sua recente Esortazione apostolica ribadisce l’erroneo concetto secondo cui l’Antica Alleanza non sarebbe mai stata revocata22.

La rinuncia a convertire
In altri testi dell’insegnamento post-conciliare, si afferma chiaramente la rinuncia della Chiesa ad un apostolato rivolto alla conversione dei non-cristiani, fondandosi sulle nuove dottrine del concilio. Citiamo, ad esempio, mons. Rossano, Magnifico Rettore della Pontificia Università Lateranense. Nella sua relazione alla conferenza promossa dal Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, in occasione del XXV della sua fondazione e della dichiarazione conciliare Nostra Aetate, affermava: «Con la dichiarazione conciliare del 28 ottobre 1965, il dialogo diviene “una forma particolare a sé stante” che inaugura una nuova “metodologia missionaria” basata sulla “reciprocità del rapporto esistenziale”. L’altro non è più “oggetto di missione”, ma soggetto concreto al quale accostarsi con lo sguardo rivolto a “ciò che è comune”»23.
Lo stesso atteggiamento viene adottato a riguardo delle comunità scismatiche. Molto interessante a questo proposito è la lettura della Convenzione di Balamand (Libano) del 23 giugno1993.
Dopo l’XI secolo, diverse parti della chiesa orientale che avevano aderito allo scisma si sono riunite a Roma, riconoscendo il primato del Sommo Pontefice e conservando il loro rito, come accadeva prima dello scisma. Dopo i cambiamenti politici intervenuti in Unione Sovietica, queste Chiese, dette “Uniate” perché tornate nella comunione della Chiesa cattolica, hanno conosciuto un grande sviluppo. Molti infatti perseveravano nello scisma unicamente in ragione della pressione esterna, ma era loro desiderio riunirsi a Roma. Di fronte a questo movimento, le autorità ortodosse minacciarono di rompere le relazioni ecumeniche con Roma. La Conferenza di Balamand fu un tentativo per salvare l’ecumenismo. Il testo della dichiarazione si trova sul sito del Vaticano (in inglese ed in francese)24. In essa si dichiara apertamente di voler abbandonare ogni tentativo di apostolato rivolto alla conversione dei greco-scismatici. Ne trascriviamo i punti più salienti25:
12. Quella forma di “apostolato missionario”… che è stata chiamata “uniatismo” non può più essere accettata, né come metodo da seguire, né come modello dell’unità ricercata dalle nostre Chiese.
13. In seguito alle conferenze pan-ortodosse e al Concilio Vaticano II la riscoperta e la messa in valore, tanto dagli ortodossi che dai cattolici, della Chiesa come comunione, hanno cambiato radicalmente le prospettive e quindi le attitudini.
22. L’azione pastorale della Chiesa cattolica, tanto latina che orientale, non tende più a far passare i fedeli da una Chiesa all’altra, cioè non mira più al proselitismo fra gli ortodossi.
30. Occorre superare «l’ecclesiologia decaduta del ritorno alla Chiesa cattolica». 
35. Escludendo per il futuro ogni proselitismo ed ogni volontà di espansione dei cattolici a sfavore della Chiesa ortodossa, la commissione spera di aver soppresso l’ostacolo che ha spinto certe Chiese autocefale a sospendere la loro partecipazione al dialogo teologico e che la Chiesa ortodossa potrà ritrovarsi al completo per continuare il lavoro teologico così felicemente cominciato.
In questo contesto dottrinale non stupiscono più le affermazioni di Papa Francesco nell’intervista rilasciata a Scalfari dove dichiara di non aver nessuna intenzione di convertirlo e che «Il proselitismo è una solenne sciocchezza». Esse si inseriscono in perfetta continuità con questo nuovo insegnamento, ma in contrasto con il magistero perenne della Chiesa.

La nuova evangelizzazione
Di fronte a questo nuova dottrina, allora, ci si può chiedere: in cosa consiste la nuova evangelizzazione di cui si parla tanto dopo il concilio?
Prima di tutto occorre notare che, pur parlando di evangelizzare, non si sostiene più la necessità di convertire a Gesù Cristo e alla Chiesa. Questo linguaggio è scomparso dopo il concilio. Per capire in cosa consista la nuova evangelizzazione, possediamo una chiave di lettura nel discorso alla curia che Benedetto XVI pronunciò il 21 dicembre 2007, in cui egli spiega cosa significhi essere missionario oggi. Ne riportiamo la parte più significativa: «È lecito ancora oggi “evangelizzare”? Non dovrebbero piuttosto tutte le religioni e concezioni del mondo convivere pacificamente e cercare di fare insieme il meglio per l’umanità, ciascuna nel proprio modo? Ebbene, è indiscutibile che dobbiamo tutti convivere e cooperare nella tolleranza e nel rispetto reciproci. La Chiesa cattolica si impegna per questo con grande energia e, con i due incontri di Assisi, ha lasciato anche indicazioni evidenti in questo senso, indicazioni che, nell’incontro a Napoli di quest’anno, abbiamo ripreso nuovamente. (…) Il riconoscimento condiviso dell’esistenza di un unico Dio, provvido Creatore e Giudice universale del comportamento di ciascuno, costituisce la premessa di un’azione comune in difesa dell’effettivo rispetto della dignità di ogni persona umana per l’edificazione di una società più giusta e solidale. Ma questa volontà di dialogo e di collaborazione significa forse allo stesso tempo che non possiamo più trasmettere il messaggio di Gesù Cristo, non più proporre agli uomini e al mondo questa chiamata e la speranza che ne deriva? Chi ha riconosciuto una grande verità, chi ha trovato una grande gioia, deve trasmetterla, non può affatto tenerla per sé. Doni così grandi non sono mai destinati ad una persona sola. In Gesù Cristo è sorta per noi una grande luce, la grande Luce: non possiamo metterla sotto il moggio, ma dobbiamo elevarla sul lucerniere, perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa (cfr. Mt 5, 15). San Paolo è stato instancabilmente in cammino recando con sé il Vangelo. Si sentiva addirittura sotto una sorta di “costrizione” ad annunciare il Vangelo (cfr. 1 Cor 9, 16), non tanto a motivo di una preoccupazione per la salvezza del singolo non-battezzato, non ancora raggiunto dal Vangelo, ma perché era consapevole che la storia nel suo insieme non poteva arrivare al suo compimento finché la totalità (pléroma) dei popoli non fosse stata raggiunta dal Vangelo (cfr. Rm 11, 25). Per giungere al suo compimento, la storia ha bisogno dell’annuncio della Buona Novella a tutti i popoli, a tutti gli uomini (cfr. Mc 13, 10)»26.
Nel testo, trattando di evangelizzazione, non si accenna minimamente all’urgenza di convertire le anime che sono nell’errore alla vera fede cattolica per la loro salvezza. Si tratta piuttosto di convivere nel rispetto reciproco di tutte le religioni, come hanno dimostrato le diverse riunioni interreligiose nelle quali si chiedeva ai rappresentanti di tutte le religioni di pregare per la pace, «per l’edificazione di una società più giusta e solidale». La nuova evangelizzazione parte da un altro presupposto: «Chi ha trovato una grande gioia, deve trasmetterla, non può affatto tenerla per sé» e questo, come era il caso per San Paolo «non tanto a motivo di una preoccupazione per la salvezza del singolo non-battezzato» ma perché «per giungere al suo compimento, la storia ha bisogno dell’annuncio della Buona Novella a tutti i popoli, a tutti gli uomini».
In coerenza con il nuovo insegnamento inaugurato al concilio e sviluppato da Giovanni Paolo II, sembra che la missione della Chiesa sia diventata, quindi, quella di annunciare ad ogni uomo la grande gioia che egli, in virtù del mistero dell’Incarnazione, pur ignorandolo, è unito a Gesù Cristo e per il fatto stesso è così già salvo.
Poiché non vi è più la necessità della conversione alla vera fede ed alla Chiesa cattolica per conseguire la salvezza eterna, gli uomini di tutte le religioni devono lavorare insieme nel «rispetto e nella tolleranza» per «l’edificazione di una società più giusta e solidale».
Alla «sola fide» di Lutero per la salvezza, sembra si voglia sostituire la «sola Incarnazione».
Ma incarnandosi, il Verbo divino ha assunto una sola natura umana, quella di Gesù Cristo, e non quella di ogni uomo. Se è vero che Gesù è morto per tutti, è altrettanto vero che per beneficiare dei frutti della sua redenzione, occorre essere unito a lui tramite la fede e la vita della grazia, nella vera Chiesa da lui fondata.
L’ecumenismo, invece di essere un’esigenza della carità, come si cerca di far credere, è un peccato contro di essa. Il vero amore, infatti, reclama che si voglia il bene del nostro prossimo ed il bene più grande è condurlo alla verità, perché possa accedere alla vita eterna.
Infiammati di zelo per la salvezza delle anime, i missionari lasciavano la loro patria e famiglia per andare a predicare Gesù Cristo in paesi stranieri, in mezzo a fatiche, sacrifici e pericoli indicibili, spesso sacrificando persino la loro vita.
L’ecumenismo, al contrario, abbandona gli uomini negli errori, li conforta in essi, lasciando credere che potranno essere salvati grazie all’ausilio delle loro false religioni.
Coloro che propagano queste nuove dottrine agiscono come un medico che, invece di avvertire il malato della gravità del suo male e curarlo, lo intrattiene in illusioni.
A cinquant’anni dal concilio, di fronte ai tentativi ecclesiastici di continuare a sostenerne il mito ormai in rovina, è necessario più che mai considerare lucidamente e con oggettività le nuove dottrine che ha trasmesso e che hanno minato la Chiesa, paralizzandone la forza missionaria per convertire le anime e per la trasformazione spirituale e morale della società.
Oltre alla preghiera per la nostra Madre Chiesa, siamo convinti che il far luce su queste dottrine erronee sia il più grande servizio che possiamo renderle e al quale non potremmo mai rinunciare, senza diventare complici della sua autodistruzione.

Fonte: La Tradizione Cattolica N° 4 – 2015

16 Commenti a "Il Concilio Vaticano II e la salvezza delle anime"

  1. #bbruno   18 gennaio 2016 at 3:39 pm

    Ho parlato in un mio precedente commento ad altro articolo, del veleno massonico che per tutta la prima metà del XX secolo era stato inoculato a dosi sempre crescenti nelle strutture e uomini della Chiesa, a cominciare dai suoi vertici – ché altrimenti come spiegare l’esplosione venenosa anticattolica subito dopo la morte di Pio XII? Natura si sa non facit saltus….E per fortuna che questa inoculazione non aveva ancora interessato gli organi preposti alla difesa della fede! E quindi eccolo il Papa Pio XI,da me recentemente criticato per il suo comportamento politico-diplomaticonella questione dei Cristeros, scrivere quel capolavoro di magistero che fu la Mortalium Animos!

    Ora siamo all’ avvelenamento totale…Nelle vene della chiesa di Roma circola ora solo sostanza massonica, PURO VELENO ANTICRISTIANO, che ha secreto del tutto naturalmnte questi documenti conciliari; che essendo “alla base di una nuova dottrina” significa che sono alla base di una Nuova Chiesa – per esempio quella nuovamente celebrata dal detto papa bergoglio nella Sinagoga di Roma: quella nuova dottrina che ci fa uguali alla fede dei talmudisti / e dei coranisti / e dei buddisti / e degli spiritisti/ e degli ateisti / e dei…comunisti,e via dicendo! ),e quindi al diavolo l’ essere cattolici, per non essere fondamentalisti, cioò nemici del genere umano (guarda, la stessa accusa che movevano i pagani di Roma antica contro i Cristiani…)!

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  2. #Maria   18 gennaio 2016 at 4:10 pm

    A Bruno Ho l’ impressione che ci stiamo troppo complicando ,dentro a una situazione ,complicata per se stessa.Prendiamo in mano un vedere più semplice ,alla nostra portata ,perché possa diventare più fruttuosa la nostra testimonianza di cristiani .
    Lei che dice ?

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  3. #frank10   18 gennaio 2016 at 8:34 pm

    Grazie a don Pierpaolo del bell’articolo riassuntivo di varie eresie della falsa chiesa conciliare.

    “Chiesa di Cristo, quindi, si realizzerebbe perfettamente nella Chiesa cattolica (la sua sussistenza)”
    Andrebbe forse spiegata meglio questa frase, perché, come sempre nei modernisti, quello che dicono in un punto viene da loro contraddetto in pratica in un altro. In realtà dicono che purtroppo anche la Chiesa Cattolica è imperfetta, proprio perché esiste lo scandalo della divisione e quindi è solamente un popolo in cammino, una Chiesa in divenire: infatti la sua unità non c’è ancora!! Ci sarà solo quando tutti si saranno uniti insieme. A riprova, basta leggere i testi di Ratzinger, in cui sempre chiama “Chiese” anche le comunità protestanti: la Chiesa Cattolica quindi è UNA delle varie “Chiese” che devono appunto unirsi per essere finalmente quello che ora la Chiesa Cattolica NON E’ da sola.
    Per cui quel sussiste non rappresenta la perfezione, ma al massimo la miglior rappresentazione attuale, perché la perfezione deve ancora venire!
    Infatti, poco dopo, dice: assieme alle altre “chiese”, “la Chiesa di Dio è edificata e CRESCE”: cioè diventa quello che non è ancora… Per loro la Chiesa non sarebbe già adesso “UNA”, a causa di quelli che se ne sarebbero andati per loro colpa!!
    Altrimenti, appunto avrebbero dovuto usare le parole che si sono sempre usate e cioè la semplice Verità: la Chiesa di Cristo NON sussiste nella Chiesa Cattolica, MA la Chiesa di Cristo E’ la Chiesa Cattolica!

    “numerosi elementi di santificazione e di verità sussisterebbero al di fuori delle sue strutture”
    Grazie tante! Ovviamente gli eretici affermano molta Verità mescolandola con i loro errori! Se così non fosse, non avrebbero potuto ingannare tante persone.
    Ma come si fa a pensare che le Verità mescolate all’errore possano essere elementi di santificazione!! E’ un altro modo per dire che l’eresia non fa danni perché in virtù della Verità che contiene, salva ugualmente: follie!
    La Fede o la si prende interamente o non la si ha per nulla, come sempre insegnato da tutti i Papi e i Dottori della Chiesa!! Invano credere che un po’ di Fede (quella sola parte che ci piace) possa santificare e salvare!

    “La partecipazione attiva a una cerimonia religiosa di una comunità eretica o scismatica costituisce in sé, per sua natura propria, un assenso alla fede di questa comunità. Per questo ricevere un sacramento in tali circostanze diventa peccaminoso ed occasione di scandalo”
    Non voglio iniziare una polemica in questo articolo, rimaniamo sul tema delle eresie del CVII, però voglio solo ricordarlo en passant, data la frase riportata: ha detto benissimo don Pierpaolo perché è esattamente così!
    La nuova falsa chiesa che predica tutte queste e molte altre eresie è ormai una “comunità eretica” e non si vede come non si possa dare un assenso di fede a questa comunità, non solo con una “partecipazione attiva”, ma addirittura celebrando una Messa “una cum” l’eretico capo e l’eretica falsa chiesa tutta…

    “Antica Alleanza, che non è stata mai abrogata da Dio”, “l’Antica Alleanza resterebbe ancora in vigore”, “l’Antica Alleanza non sarebbe mai stata revocata”
    Il che ha come unico scopo, arrivare poi a dire, coerentemente, che loro sono ancora il popolo di Dio, amici di Dio e che si salvano SENZA aver bisogno di Gesù Cristo e quindi non hanno bisogno di convertirsi!!
    Poi uno va a vedere il passo di San Paolo da loro citato (Rm 11,28-29) e mica trova “l’Antica Alleanza”, macché, si parla solo de: “essi sono nemici, per vostro vantaggio; ma quanto alla elezione, sono amati, a causa dei padri, perché i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili!”
    Quindi San Paolo non si è mai sognato di dire che l’Antica Allenza era irrevocabile, MA che è irrevocabile la CHIAMATA, l’ELEZIONE!! Per far loro capire che se ora per loro sola cattiva volontà diabolica, si sono separati da Dio e ne sono disprezzati e maledetti, in quanto massimi nemici dell’unico vero Figlio di Dio, questo potrà cambiare se loro lo vorranno convertendosi! Ancora potranno essere accolti nell’unico vero popolo di Dio che ora è la Chiesa, erede del migliore e vero ebraismo nella Nuova Alleanza, SE rinnegheranno la loro malvagità, corrispondendo così alla chiamata che Dio ha loro fatto da sempre e che, appunto, continua.
    Infatti poco sopra aveva detto: “Quanto a loro, SE non persevereranno nell’infedeltà, saranno anch’essi innestati; Dio infatti ha la potenza di innestarli di nuovo!” (Rm 11,23)
    Tra l’altro, perché non citano MAI i numerosissimi passi nei quali Dio nell’Antico Testamento li minaccia di castighi enormi perché LORO avevano rotto l’ALLEANZA con Lui e Lui li deve punire per forza, rompendola. E così infatti ha fatto innumerevoli volte, perché, guarda caso, innumerevoli volte nel passato avevano tradito Dio e la sua Alleanza. Quindi l’Alleanza altroché se è revocabile, così come è stata revocata molte volte a causa della loro iniquità!
    COME SI FA a mistificare la Sacra Scrittura in questo modo se non solamente per grave malafede??!!

    “non vi è più la necessità della conversione alla vera fede[…]gli uomini di tutte le religioni devono lavorare insieme nel «rispetto e nella tolleranza» per «l’edificazione di una società più giusta e solidale”
    Sarebbe bene ricordare pure che questi concetti sono esattamente i concetti della Massoneria da sempre condannati: ci troviamo cioè nella perfetta identità di insegnamento tra Massoneria e (falsa) chiesa attuale. Solo un cieco può non vedere questo fatto.

    E un grande avversario della Massoneria fu padre Massimiliano Kolbe che diceva:
    “Soltanto quando tutti gli scismatici e i protestanti professeranno il Credo cattolico con convinzione e quando tutti gli ebrei chiederanno volontariamente il Santo Battesimo, solamente allora l’Immacolata avrà raggiunto i suoi obiettivi.[…] In altre parole non c’è peggior nemico dell’Immacolata e della sua Milizia che l’ecumenismo attuale”

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  4. #frank10   18 gennaio 2016 at 8:44 pm

    @bbruno
    Ehh, bé, però dicevano ai cristiani che erano “nemici del genere umano” SOLO perché li confondevano con gli ebrei. Anche perché del resto la maggior parte dei convertiti inizialmente erano ebrei. E anche perché, come sappiamo, sobillati dalle calunnie degli stessi ebrei.
    Ma del resto la miglior testimonianza che questa accusa veniva fatta agli ebrei è proprio nella Sacra Scrittura dalla bocca di San Paolo stesso: gli ebrei “non piacciono a Dio e sono nemici del genere umano” (1 Tess. 2,15).
    E il motivo è presto spiegato: le loro dottrine farisaiche, successivamente messe per iscritto nel Talmud, identificavano tutti i non ebrei (i goym) come semplici bestie, animali parlanti, privi di anima e, come tutti gli animali, sotto il dominio assoluto degli unici veri uomini, loro appunto. Di conseguenza è lecito opprimerli, depredarli, ucciderli, ingannarli! Dottrina TUTTORA valida oggi, sia chiaro…
    Ovviamente si può parlar male del Corano e fare trasmissioni sui cattivi fondamentalisti musulmani o cristiani, ma MAI c’è stata (e mai ci sarà) una sola trasmissione pubblica che analizzi gli innumerevoli passi del Talmud in cui si mostra il loro razzismo biologico e disprezzo verso l’umanità non ebrea! La falsa chiesa attuale poi, che sa benissimo queste cose, se ne guarda bene dal denunciarle, anzi si mette in bocca alle fauci spalancate del lupo, ci mancherebbe.
    Del resto, già pubblicamente hanno rinnegato tutti gli insegnamenti concordi dei Padri della Chiesa-il che implica infallibilità- sul popolo ebraico! La prossima tappa sarà il disprezzo pubblico di quell’antisemita di San Paolo e ovviamente di Gesù stesso, considerato dagli stessi ebrei come il simbolo per eccellenza dell’antisemitismo!

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  5. #Bellarmino   21 gennaio 2016 at 4:59 pm

    Ma don Paolo Petrucci è una cum Bergoglio, o sbaglio? Dovrebbe aderire a tutto quello che lui considera l’autorità eppure a leggere questo articolo non sembrerebbe…

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  6. #bbruno   21 gennaio 2016 at 9:36 pm

    Già, come si può conciliare una descrizione così precisa del comportmento della chiesa conciliare, per il quale, essendosi data una ragione sociale altra ( e opposta) a quella di annunciare il Vangelo come unica via di salvezza- “andate e predicate….” – essa dimostra di non avere niente a che fare con la Chiesa voluta da Cristo Signore, come si fa, dicevo, a conciliare una simile esatta descrizione del tradimento della missione di Cristo perpetrato dalla nuova chiesa, con la costanza nella professione dell’ “una-cum” questi papi farlocchi di una chiesa farlocca??? Come ben si vede, e come ben denunciato nell’articolo- ottima la citazione da B16, più chiaro di così…- qui non si tratta solo di Bergoglio, ma di Bergoglio& Soci in concilio…Bergoglio,poveraccio, è solo il piazzista da strada di periferia della fetida mercanzia conciliare…

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  7. #Isidoro   21 gennaio 2016 at 9:43 pm

    Probabilmente vi siete persi una quarantina di anni di FSSPX, da cui deriva praticamente tutta la resistenza al modernismo. Studiatevi la loro posizione e solo poi commentate, possibilmente senza ripetere cose sentite qua e la.

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  8. #milena rizzo   22 gennaio 2016 at 4:40 pm

    L’articolo è apparso su “la Tradizione Cattolica”, rivista ufficiale del distretto italiano della FSSPX, a diffusione -quindi – dei fedeli della FSSPX.

    Ora Radio Spada, Isidoro, gli offre spazio.

    Comunque sempre per conoscenza di persone di orientamento tradizionalista, o no?

    DOVE sta la missione ( del distretto italiano della FSSPX ?) al fine di :” non sentirsi complici della distruzione della Chiesa” ?

    FORSE nel : ” far luce su queste dottrine erronee ” ?

    ANCORA? ( dopo anni di discussioni dottrinali fra i teologi della FSSPX e quelli del Vaticano) .A proposito: si sono mai viste le relazioni?

    Don Pierpaolo Petrucci riconosce che con il CV2 “AVVIENE” ( cosa è AVVENUTO? ,un fulmine,un big-bang, un sortilegio?) uno stravolgimento dove ” SI VERIFICA ” ( quale legge la legge fisica scatenante ?) una “svolta radicale nella Chiesa e il suo ruolo di evangelizzazione. ( perché non dire cambio di missione?).

    Evidentemente l’illustrazione degli ” errori ” fatta nei colloqui dottrinali ha fallito.

    La ” distruzione della Chiesa ( vogliamo chiamarla apostasia?) si è fatta sempre più palese.

    Evidentemente gli interlocutori conoscevano benissimo ” gli errori ” e il loro scopo è stato quello di atttuarli secondo i piani degli ” ecumenisti ” che – non per errore – stracciarono gli schemata del CV2 ……ed altro,e altro ancora …basta aver voglia e fegato di documentarsi.

    Sulla stessa rivista della FSSPX

    è riportata una – a firma Mons.Fellay- Dichiarazione a proposito della Relatio finalis del Sinodo sulla Famiglia.

    EBBENE, QUESTA DICHIAZIONE TERMINA COSI’ :

    ” Seguendo il consiglio del Cristo: vigilate e orate, noi preghiamo per il Papa : oremus pro Pontifice nostro Francisco, e restiamo vigilanti: non tradat eum in manibus inimicorum eius, percè Dio NON LO ABBANDONI AL POTERE DEI SUOI NEMICI.

    Supplichiamo Maria,Madre di Dio, di ottenergli le grazie CHE GI PERMETTERANNO DI ESSERE IL CUSTODE FEDELE DEI TESORI DEL SUO DIVIN FIGLIO.
    Menzingen 27 Ottobre 2015
    Fonte DICI

    Ambedue gli scritti ( di don Petrucci e di Mons.Fellay.

    sono apparsi nello stesso numero della rivista del distretto italiano della FSSPX apparsa, a quanto mi consta – dopo il blasfemo video del ” PONTEFICE NOSTRO FRANCESCO”.. Sarà lecito chiedersi qual è la politica della FSSPX , (se non dello stato mentale del suo Capo) ??

    trizz, l’ultima delle pecore

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  9. #bbruno   22 gennaio 2016 at 5:05 pm

    cercherò di essere il più possibile asettico,di astrarmi al massimo dalla contingenza polemica, e porre la domanda in questo modo: come si fa, chiedo, dopo aver letto questo articolo, commendevovolissimo e condivisibilissimo, come si fa a pensare che questa chiesa, questa illustrata in detto articolo, dico, che afferma che sua missione è quella di confrontrasi amichevolmente con le altre religioni e di non volersi sostituire ad esse, che sarebbe un impoverimento generale, come si fa a pensarla ancora la stessa identica Chiesa che diceva essere sua missione quella di convertire il mondo a Cristo Signore,sostituendosi eannullando tutte le altre religioni “false e bugiarde”???? Comesi fa, prego? Un’azienda che cambia ragione sociale,non è più la stessa azienda, mi pare…Capisco di essere grossolano,ma c’ è un limite anche alla ‘finezza’,che aforza di essere ‘fine’, annulla il confine tra una cosa e il suo contrario, contemporanemanete …

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  10. #milena rizzo   22 gennaio 2016 at 5:18 pm

    SE i risultati di QUARANT’ANNI DI RESISTENZA AL MODERNISMO sono questi, non pensa la dirigenza della FSSPX di cambiare strategia ?

    trizz l’ultima delle pecore

    Non c’è soltanto bergoglio che fa le epurazioni ! perché non confutare? dopo tutto non mi trincero nell’anonimato…..

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    • #Isidoro   22 gennaio 2016 at 5:34 pm

      Con rispetto parlando, non si vedono in giro grossi risultati. Senza contare che non tutti i distretti della FSSPX sono uguali.

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  11. #milena rizzo   22 gennaio 2016 at 5:38 pm

    Sig Isidoro,

    Lei alle 5.15 p.m. scrive:

    “Proprio per le motivazioni da lei addotte…………”:Scusi lei chi?

    Lei, trizz,ultima delle pecore ?

    Se questo è un blog, Le sembra giusto pubblicare delle risposte e non le domande?

    Dopotutto a persone che si firmano…! e che parlano a proprio nome e non per sentito dire.

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  12. #milena rizzo   22 gennaio 2016 at 5:46 pm

    Sig.Isidoro,

    come dice Lei “con rispetto parlando” , che c’è protestantesimo anche in seno alla Fsspx visto che non tutti i distretti sono uguali?

    Mons Fellay come bergoglio? Si riconoscono come CAPI da DOVER disobbedire?

    trizz. l’ultima delle pecore

    e con questo penso di chiudere perché mi piace sapere con chi parlo.

    trizz<

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  13. #milena rizzo   22 gennaio 2016 at 5:51 pm

    Sig.Isidoro,grazie per aver reinserito il mio commento delle 4.40.

    trizz

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  14. #ricciotti   13 maggio 2016 at 12:02 am

    Grazie per l’articolo, lo ho letto con interesse, sebbene stia cercando di evitare internet, che è il gratuito trionfo della mentalità socialista applicata alla comunicazione.
    Purtroppo una delle armi più potenti del modernismo è il ‘tradizionalismo’, atteggiamento già condannato dalla Chiesa, ma abilmente riesumato dal modernismo che lo ha istigato in molti preti e fedeli, spesso in buona fede, osservanti o nostalgici.
    Cosa è accaduto?
    La diagnosi è relativamente semplice.
    Il modernismo ha fatto credere che nella Chiesa, “che non è la Chiesa di Cristo – dicono – ma che solo vi sussiste”, possono coesistere più dottrine.
    Da questo abile inganno di partenza, alcuni sostengono, come purtroppo fa don Petrucci, che possa esistere una unica ‘casa’ ospitante la Chiesa tradizionale, la moderata, la progressista, proprio come accade in un parlamento.
    Attenzione, porto rispetto per l’abito, per la buona fede dei molti e per l’articolo ricco di spunti e sintetico al punto giusto, nel mentre mi permetto, senza cattiveria alcuna, di postare poche correzioni che personalmente avrei apportato all’articolo
    Dove il Reverendo scrive:
    – “Ciò non corrisponde assolutamente alla dottrina tradizionale”, io avrei scritto “Ciò non corrisponde assolutamente alla dottrina cattolica”;
    – “L’insegnamento tradizionale della Chiesa è semplice” lo avrei semplificato in “L’insegnamento della Chiesa è semplice”;
    – “… celebrazioni delle comunità scismatiche ortodosse” in “… celebrazioni delle comunità eretico/scismatiche ortodosse”;
    – “eletto Papa” in “eletto Papa, ma che non ha ancora ottenuto il Papato per vizio di fede”;
    – idem dove si riferisce non al polacco ma a Bergoglio.
    Come si può notare, basta non inciampare nel tranello modernista del ‘tradizionalismo’, per rivendicare tutta UNA CATTOLICA E SANTA, quindi per quella che è, la fede cattolica.
    Don Petrucci cita giustamente la Mortalium Animos e la Mystici Corporis.
    Bene, il primo documento dice, rivolgendosi ai pancristiani o ecumenisti: “non ospitateli in casa, non salutateli”, rilanciando l’Apostolo dell’amore.
    Il secondo documento dice: “siano essi considerati etnici e pubblicani”, rilanciando la Scrittura.
    Resto amareggiato perché un Sacerdote così colto ed in grado di esporre logicamente i fatti, poi inciampi nella buca del “tradizionalismo”, condivida casa e saluti con certi soggetti, celebri Messa in comunione di fede con etnici e pubblicani, rifiutando contemporaneamente, ma a tratti, la comunione di governo con gli stessi (atteggiamento scismatico).
    Basta che facciano un piccolo passo, per annientare la leggenda del ‘tradizionalismo’ e tornare, tutti insieme, squisitamente Cattolici.
    Un abbraccio a tutti.

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