Non restaurare ma Instaurare. Sulla ‘questione fascista’ oggi. [parte II]

 

Pubblichiamo in tre puntate il saggio di Andrea Giacobazzi intitolato “Non restaurare ma Instaurare. Parole scanzonate sulla “questione fascista” oggi”. Il testo fa da prefazione al libro “Fascismi” di Pietro Ferrari (Ed. Radio Spada), uscito nella primavera del 2014. PARTE II:

antifa-lgbt
“L’antifascismo contemporaneo, ideologia spicciola cresciuta tra i fumi di sigaretta delle sale ANPI e i fumi di cannabis dei centri sociali”

Trincerocrazia e burocrazia

Trincerocrazia fu il titolo di un articolo scritto da Mussolini il 15 dicembre 1917 su Il Popolo d’Italia. «La trincerocrazia è l’aristocrazia delle trincee. È l’aristocrazia di domani. È l’aristocrazia in funzione». Lo scossone dato da queste parole tanto alla “democrazia” liberale quanto alla “dittatura del proletariato” è evidente. Né i voti, né la classe, ma la trincea: anche simbolicamente ciò che si evocava era molto potente.

Il carattere di queste parole e lo spirito che le animava ebbe un effetto dirompente, ma determinò un problema: un movimento nato da una guerra mondiale, cresciuto parlando di guerra, non poteva dire di no alla guerra che lo avrebbe distrutto. Forse una beffa della storia, dato che il fascismo non fu proporzionalmente più bellicoso e coloniale dell’Italia liberale, nata peraltro dall’eliminazione politico-militare di altri cinque Stati (Regno Lombardo-Veneto, Ducato di Parma e Piacenza, Ducato di Modena e Reggio, Stato Pontificio, Regno delle Due Sicilie).

Altra beffa consistette nel fatto, ben descritto da Ferrari, che i principali “traditori” del fascismo furono proprio i militari (e con essi gli apparati burocratici) rimasti fedeli a Casa Savoia. Insomma il fascismo fu doppiamente pugnalato dall’argomento primario della sua stessa retorica.

Se, come detto, quella di Mussolini non fu una piena controrivoluzione, certamente non fu nemmeno una rivoluzione. Il Senato era caratterizzato dal suo lealismo monarchico, così come lo era larga parte dell’aristocrazia, della borghesia imprenditoriale e bancaria. Al netto della retorica lo stesso fascismo si guardò bene, nelle fasi iniziali, dal far troppa guerra ai poteri che gli preesistevano: il nuovo governo del 1922, con la nomina di De Stefani, «avvalorata dalla successiva decisione di unificare nelle sue mani anche il Ministero del Tesoro, […] intendeva rassicurare gli ambienti economici che la conclamata “rivoluzione” fascista non avrebbe modificato i tradizionali indirizzi della politica economica»[1].

C’era poi il Vaticano che, in particolare dopo il 1929, non mancò di pronunciarsi sulle questioni politiche italiane, talvolta facendo la voce grossa. Questo argine pontificio fu positivo e limitò il fascismo, evitando che si producesse in ulteriori esperimenti pericolosi. La Chiesa non doveva e non poteva lasciarsi schiacciare da tentativi totalitari tutti umani. «Se c’è un regime totalitario – totalitario di fatto e di diritto – è il regime della Chiesa»[2], disse Pio XI nel 1938, e disse giusto. Quale esperienza è più totalizzante del Cattolicesimo? Quale Fede è stata più perseguitata nella modernità? Quale Istituzione più odiata dalla Massoneria se non la Chiesa? Nel 1925 il Sommo Pontefice volle ribadire con l’Enciclica Quas Primas – nel mezzo dell’assedio ideologico, politico e materiale contro i cattolici – che «la Chiesa, regno di Cristo sulla terra, destinato naturalmente ad estendersi a tutti gli uomini e a tutte le nazioni, salutò e proclamò nel ciclo annuo della Liturgia il suo autore e fondatore quale Signore sovrano e Re dei re»[3].

Che (non) fare?

Quale sembra essere la posizione più corretta rispetto al fascismo? Probabilmente fuggire i dogmatismi. Trattare il fascismo né come vorrebbero certi apologeti ciechi e militanti né come vorrebbero i devoti dell’antifascismo contemporaneo, ideologia spicciola cresciuta tra i fumi di sigaretta delle sale ANPI e i fumi di cannabis dei centri sociali. Come scrisse, già nel 1946, Amadeo Bordiga, fondatore del Partito Comunista d’Italia: «Il più disgraziato e pernicioso prodotto del fascismo è l’antifascismo quale oggi lo vediamo»[4].

Se è vero che il socialismo gemmò dal liberalismo producendo frutti addirittura peggiori, qualcosa di non troppo diverso – seppur con caratteristiche ideologiche meno consistenti – avvenne con l’antifascismo.

Ben nota è la frase attribuita a Ennio Flaiano: «In Italia i fascisti si dividono in due categorie: i fascisti e gli antifascisti». In effetti alcuni rappresentanti di questa fazione paiono prendere spunto dal peggior squadrismo: retorico, conformista, violento, irragionevole, utile alla difesa degli interessi di chi governa. Se oggi non ci si può dire fascisti, meno che mai ci si può dire antifascisti. Il regime è collassato il 25 luglio del 1943, sfiduciato dal suo stesso Gran Consiglio, sostanzialmente autodissolto. L’antifascismo di oggi combatte contro i fantasmi di un mondo sparito settant’anni fa e quando qualcuno lotta con i morti o lo fa perché non capisce la realtà o perché ad altri fa comodo che una parte della società usi le sue energie per urlare contro il nulla piuttosto che contro i veri potenti. Oppure entrambe le cose. «Lascia i morti seppellire i loro morti», disse Gesù.

Gli antifascisti ormai sono antiafascisti (anti-A-fascisti) con enfasi sulla “a” privativa più che sulla contrarietà espressa da “anti”. Detestano e sono disorientati dal non-fascismo perché per esistere hanno bisogno di un “fascismo” contro cui combattere, se non c’è lo inventano e così diventa fascista pure il prete che dice una Santa Messa per le vittime innocenti degli eccidi partigiani, diventa fascista chi non ama lo spaccio di droga nel suo quartiere, fascista persino chi a Belluno o a Teramo simpatizza per la Siria di Assad, dove i comunisti sono al governo.

Questo un lato del problema; c’è però anche l’altro, ovvero che certi nostalgici – con fez in testa e busto del Duce nella cameretta – continuano a tener visibile lo spauracchio. E per ogni adunata a Predappio, cena del 28 ottobre (anniversario della Marcia su Roma) o “ritrovo cameratesco” ecco arrivare per antinomia un meeting partigiano, una conferenza di giovani antifà o un canto in piazza di Bella Ciao. Un po’ come il capote – il drappo delle corride – che serve per far agitare e correre il toro. Tra fischi e applausi del pubblico lo spettacolo va avanti. E il torero se la ride.

Non è un caso che oggi l’“estrema destra” sia ridotta ai minimi termini, proprio in quei Paesi dove i movimenti che a vario titolo (e sbrigativamente) sono stati considerati “fascisti” hanno lungamente governato, ancor più se hanno avuto un’origine interna e più propriamente “nazionale”. Ad esempio, in Germania, Spagna, Portogallo e Italia il peso di forze anti-sistema riconducibili alla tradizione nazionalista è imparagonabilmente inferiore a quello che si riscontra in Francia o in molti Paesi ex-membri del Patto di Varsavia.

Questo dato è in larga parte la conseguenza di due fattori: la presenza proporzionalmente più intensa di un antifascismo nazionale nei paesi dove hanno governato Hitler, Mussolini, Franco e Salazar e la maggiore difficoltà delle forze “nazionaliste” di questi Paesi nel liberarsi dai retaggi del passato. Quest’ultimo aspetto è stato aggravato dalla diffusa incapacità di questi movimenti nel recepire la critica “tradizionale” – o più volgarmente da “destra” – al “fascismo”. Va in ogni caso riconosciuto che queste critiche – in particolare nel caso italiano – sono state spesso di marca folkloristico-monarchica, provenienti quindi da un mondo impastato di Massoneria, di “tradizionalismo esteriore”, di pseudo-estetismo e politicamente talvolta non distante da posizioni atlantiche. Se all’integrismo cattolico fosse stato dato il giusto spazio probabilmente la situazione sarebbe radicalmente diversa.

La storia, anche in relazione a quanto appena scritto, sta producendo in questo 2014 uno dei suoi ben congegnati scherzi: la sconfitta bellica dei tedeschi nel 1945 e la fine di una sostanziale egemonia “fascista” sul Continente oggi risulta ribaltata dalle definizioni mediatiche circa la situazione europea. Il progressivo affermarsi di forze eurocritiche, euroscettiche o anti-euro – e sempre meno velatamente anti-Merkel e anti-tedesche – viene descritta come un’avanzata “fascista” (l’etichetta è toccata addirittura a Beppe Grillo). Insomma i “fascisti” e i nazionalisti di oggi lottano contro Berlino e contro la sua egemonia, questa volta non militare ma burocratico-finanziaria. Quello che, in termini di accentramento politico, non era riuscito ad Hitler con i cannoni sta riuscendo ad Angela Merkel con le direttive UE, con lo spread e con le non solo simboliche visite dei nuovi primi ministri continentali a Berlino, per ricevere la benedizione della Cancelliera.

In sintesi, tornando al tema principale e prima di passare oltre: l’atteggiamento più saggio verso il fascismo, anche se pare inutile ribadirlo, consiste nel difendere le sue tante realizzazioni (dalle opere sociali fino al Concordato, passando per molte altre) e nel prendere le distanze dai gravi errori commessi. È semplice, ma per alcuni la complessità delle distinzioni sembra un lusso.

*********

Prima parte: http://wp.me/p3Bugf-64t

*********

[1] Alberto De Bernardi, Una dittatura moderna: il fascismo come problema storico, Pearson Italia, 2006, p.119.

[2] Discorsi di Pio XI, a cura di D. Bertetto, Vol. 3, 1961, Società Editrice Internazionale, p. 814.

[3] Dall’Enciclica Quas Primas (di papa Pio XI, promulgata l’11 dicembre 1925) sulla Regalità di Cristo: «Pertanto, con la Nostra apostolica autorità istituiamo la festa di nostro Signore Gesù Cristo Re, stabilendo che sia celebrata in tutte le parti della terra l’ultima domenica di ottobre, cioè la domenica precedente la festa di tutti i Santi. Similmente ordiniamo che in questo medesimo giorno, ogni anno, si rinnovi la consacrazione di tutto il genere umano al Cuore santissimo di Gesù, che il Nostro Predecessore di santa memoria Pio X aveva comandato di ripetere annualmente. In quest’anno però, vogliamo che sia rinnovata il giorno trentuno di questo mese, nel quale Noi stessi terremo solenne pontificale in onore di Cristo Re e ordineremo che la detta consacrazione si faccia alla Nostra presenza. Ci sembra che non possiamo meglio e più opportunamente chiudere e coronare l’Anno Santo, né rendere più ampia testimonianza della Nostra gratitudine a Cristo, Re immortale dei secoli, e di quella di tutti i cattolici per i beneficî fatti a Noi, alla Chiesa e a tutto l’Orbe cattolico durante quest’Anno Santo. E non fa bisogno, Venerabili Fratelli, che vi esponiamo a lungo i motivi per cui abbiamo istituito la solennità di Cristo Re distinta dalle altre feste, nelle quali sembrerebbe già adombrata e implicitamente solennizzata questa medesima dignità regale. […] Cristo regni! È necessario, dunque, che Egli regni nella mente dell’uomo, la quale con perfetta sottomissione, deve prestare fermo e costante assenso alle verità rivelate e alla dottrina di Cristo; che regni nella volontà, la quale deve obbedire alle leggi e ai precetti divini; che regni nel cuore, il quale meno apprezzando gli affetti naturali, deve amare Dio più d’ogni cosa e a Lui solo stare unito; che regni nel corpo e nelle membra, che, come strumenti, o al dire dell’Apostolo Paolo, come “armi di giustizia” offerte a Dio devono servire all’interna santità delle anime. Se coteste cose saranno proposte alla considerazione dei fedeli, essi più facilmente saranno spinti verso la perfezione. Faccia il Signore, Venerabili Fratelli, che quanti sono fuori del suo regno, bramino ed accolgano il soave giogo di Cristo, e tutti, quanti siamo, per sua misericordia, suoi sudditi e figli, lo portiamo non a malincuore ma con piacere, ma con amore, ma santamente, e che dalla nostra vita conformata alle leggi del Regno divino raccogliamo lieti ed abbondanti frutti, e ritenuti da Cristo quali servi buoni e fedeli diveniamo con Lui partecipi nel Regno celeste della sua eterna felicità e gloria. Questo nostro augurio nella ricorrenza del Natale di nostro Signore Gesù Cristo sia per voi, o Venerabili Fratelli, un attestato del Nostro affetto paterno; e ricevete l’Apostolica Benedizione, che in auspicio dei divini favori impartiamo ben di cuore a voi, o Venerabili Fratelli, e a tutto il popolo vostro».

[4] Amadeo Bordiga, La classe dominante italiana e il suo stato nazionale, Prometeo, n. 2, agosto 1946, pag. 71.

2 Commenti a "Non restaurare ma Instaurare. Sulla ‘questione fascista’ oggi. [parte II]"

  1. #Alessio   8 gennaio 2016 at 2:34 am

    Anche questa volta, un articolo molto corretto e ben scritto, anche se trovo giusto precisare che le tante realizzazioni furono di gran lunga superiori agli errori commessi, specialmente se parliamo di errori gravi.
    Come ho già avuto modo di scrivere tante volte nei miei commenti su RS, Benito Mussolini fu il miglior uomo di Stato dell’Italia unita, e non vedo come sia possibile immaginarne uno migliore nel futuro.
    I ricordi legati a lui, come il busto, il Littorio o il fez, non vogliono essere l’espressione di assurde speranze d’una rinascita del nostro amato Regime, visto che prima di tutto manca il materiale umano, ma sono delle immagini invocate dai gridi del cuore ai quali dei fascisti come me (benchè nato quasi quarant’anni dopo la morte del Duce) non possono non prestare orecchio. Quindi, anche se anacronisticamente, mi definisco fascista in onore dell’ultima ideologia e dell’ultimo Capo che Dio Onnipotente abbia voluto concedere all’Italia.
    Non amo particolarmente certe rievocazioni di massa dal momento che possano attirare soggetti beceri e magari indegni, i quali ne approfittano per sfoggiare una sorta di “fascismo da bar” che costituisce oggigiorno una grottesca e fastidiosa caricatura di quello che fu la mirabile creazione del Duce per la Patria.
    Per quanto riguarda gli antifascisti che si presenterebbero per attaccare lite, ricordo che lo fanno solo se sono in dieci contro uno come minimo o si limitano alle loro luride urla protetti dai cordoni di polizia. Del “combattere” menzionato nell’articolo non ne hanno nè la voglia nè le capacità nè il fegato, non le hanno e non le hanno mai avute. Al contrario li avremmo degnamente accontentati tante, ma tante volte che avrebbero comunque preferito lasciar perdere. La loro più evidente forma di lotta è l’insulto sul muro, scritto guardando bene che nei paraggi non ci sia nessuno che abbia nemmeno i capelli o le scarpe nere… ma se non imbrattassero vigliaccamente che lerci sarebbero? Che degni eredi morali dei vili terroristi traditori noti come “partigiani” sarebbero?
    Verissimo anche il fatto che venga definito “fascista” chiunque oggigiorno desideri ordine e giustizia, mi ricordo d’un tabaccaio definito “fascista” e “razzista” perchè non accettò di dare una stecca di sigarette ad un magrebino il quale assicurava che “sarebbe passato a pagare poi” (!). Questo sicuramente ci aiuta, e sono ben contento che venga definito “fascista” chiunque difenda l’ordine e la giustizia.
    Anche Radio Spada verrà definito un sito “fascio di mer…” in certi sozzi ambienti! Benissimo! Se arrivarono a dire “Natzinger” in relazione alle presunte tendenze conservatrici ratzingheriane, di RS diranno davvero di tutto! Ottimo!
    Indubitabile anche il fatto che l’est Europa sia molto più “fascista” che l’ovest, di fatto nulla come la demo(no)crazia ha fatto marcire i popoli, ma questo non deve portare al disfattismo da questa parte di mondo, ed al rinuciare a pensare e votare nella maniera corretta ; così facendo si farebbe solo un grande favore al nemico.
    Concordo pienamente anche sul fatto che la Chiesa sia, com’è giusto, un regime totalitario. Anzi, la Chiesa (quella vera) è la Monarchia Assoluta per eccellenza.

    Quanto al come coniugare Cattolicesimo e Fascismo nella miglior maniera, ho già scritto le mie opinioni nel commento alla prima parte dell’articolo (http://www.radiospada.org/2016/01/non-restaurare-ma-instaurare-sulla-questione-fascista-oggi-p-i/).
    “Il Duce ha sempre ragione”……. ? No, Cristo ha sempre ragione, però il Duce ce l’ha molto spesso.

  2. #Alessio   8 gennaio 2016 at 5:19 pm

    Una cosa che aggiungo, visto che nel precedente articolo ci sono stati degli insulti : chi non fosse d’accordo con noialtri fascisti, oltre che cattolici, è pregato di non offendere gratuitamente. Dica la sua con rispetto, come io per primo ho fatto.
    Se qualcuno ha voglia di cercare lite, può sempre venire a trovarci di persona.