Non restaurare ma Instaurare. Sulla ‘questione fascista’ oggi. [parte III, ultima]

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L’alternativa al nazionalismo statolatrico non può essere la “democrazia cristiana”. Il testo della nota condanna di San Pio X, edito dal Centro Librario Sodalitium.

Pubblichiamo in tre puntate il saggio di Andrea Giacobazzi intitolato “Non restaurare ma Instaurare. Parole scanzonate sulla “questione fascista” oggi”. Il testo fa da prefazione al libro “Fascismi” di Pietro Ferrari (Ed. Radio Spada), uscito nella primavera del 2014. PARTE III ed ultima:

Instaurare

Uno dei motivi che ha spinto molte generazioni a guardare con simpatia il fascismo è stato il suo carattere originale e in parte anticonformista. Ma l’antagonismo italiano non è stato solo “nero” e in generale ha avuto poca fortuna.

L’antagonismo di “sinistra”[1] in Italia ha fallito tanto quanto quello di “destra”, ma con una significativa aggravante. Quello di “destra” – ammesso che si voglia definire “destra” il MSI e le realtà ad esso più o meno vicine – usciva sconfitto dalla guerra, era sostanzialmente privo di risorse e “scomunicato” in campo costituzionale. Quello di “sinistra” no: era erede dei vincitori del conflitto mondiale (almeno sul piano teorico, perché nella realtà furono i bombardieri e le truppe alleate a vincere, non certo i gruppuscoli partigiani), aveva alle spalle una superpotenza come l’URSS e rappresentava una delle anime della Carta costituzionale.

Se i “rossi” fossero rimasti davvero filosovietici forse avrebbero avuto qualche opportunità per farsi riconoscere come forza antagonista; preferirono diventare volontariamente ostaggi dei deliri ideologici dell’eurocomunismo (peggiore di quello sovietico, almeno sul piano dei contenuti) e di quelli politici maturati “sotto l’ombrello della NATO” che – parole sue – faceva sentire sicuro Berlinguer.

Prima che la “sinistra” post-comunista nascesse, Gramsci notava come la “filosofia della prassi” fosse scaturita tra l’altro dalla “riforma protestante”, cui aggiungere la filosofia tedesca e la rivoluzione francese, il calvinismo e l’economia classica inglese, il liberalismo laico e lo storicismo che è alla base di tutta la concezione moderna della vita. In sostanza, «il coronamento di tutto questo movimento di riforma intellettuale e morale, dialettizzato nel contrasto tra cultura popolare ed alta cultura. Corrisponde al nesso Riforma protestante + Rivoluzione francese: è una filosofia che è anche una politica e una politica che è anche una filosofia»[2].

A questo elenco di tossine, per arrivare a ciò che oggi conosciamo, bisogna aggiungere un po’ di Scuola di Francoforte, le smanie sessantottine e, appunto, l’antifascismo post-bellico. Quest’ultimo ingrediente ha reso più fruibile il resto, portando il miscuglio ad essere facilmente e largamente consumato. Chi può non schierarsi contro il “male assoluto”? L’operazione, perdonerete il riferimento gastronomico, è simile a quello che fanno alcuni pessimi ristoranti che esagerano con panna e burro: sono “gustosi”, coprono i sapori cattivi e costano poco.

Costanzo Preve, che fu prima comunista poi comunitarista, riassunse la situazione con parole magistrali: «La cosiddetta “sinistra” è ormai un gruppo impazzito di veri e propri nemici del popolo realmente esistente, in quanto costoro hanno sciolto il popolo veramente esistente e ne hanno nominato un altro composto da culto dei migranti, gay prides, golpismo moralistico, religione olocaustica, ideologia dei diritti umani, antifascismo in assenza completa di fascismo ed altre aberrazioni».

Quindi?

Ogni discorso sulla storia e sulle ideologie è inevitabilmente un discorso politico. Queste righe avranno fatto storcere il naso ad alcuni. Il parere – non richiesto e ovviamente non esaustivo – di chi scrive circa il futuro è che non si potrà dar spazio alla nostalgia del passato (sia esso fascista, imperial-monarchico o addirittura stalinista) ma si dovrà tentare di ottenere una “nostalgia del Cielo”, dato che si deve vivere in questo mondo come fosse un “esilio terreno”. Un esilio che San Giovanni Bosco consigliava ai suoi giovani di affrontare con “allegria, studio, pietà”[3].

Il motto che si è coniato quando venne lanciata l’esperienza editoriale di Radio Spada fu «Non restaurare un ordine antico ma instaurare un ordine eterno», ben chiarendo che l’“eterno” non era riconducibile ad uno strampalato millenarismo ma all’origine eterna e metafisica dell’ordine cui vogliamo guardare. Senza alcuna ambizione a credere che le nostre piccole forze fossero sufficienti e, allo stesso tempo, senza alcuna indulgenza verso il “democratismo cristiano” condannato dai Sommi Pontefici, ma prendendo a modello l’Instaurare omnia in Christo di San Pio X.

Sub Christi Regis vexillis militare gloriamur.

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Prima parte: http://wp.me/p3Bugf-64t

Seconda parte: http://wp.me/p3Bugf-64D

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[1] “Destra” e “sinistra” li troverete sempre virgolettati perché questa dicotomia è poco credibile. Lo stesso vale per la parola “fascismo”, se riferita a realtà diverse da quella italiana. Cfr.: Il fez e la kippah, Edizioni all’insegna del Veltro, 2012, Parma; Anche se non sembra, Edizioni Radio Spada, 2014, Milano.

[2] Antonio Gramsci, La formazione dell’uomo, Editori riuniti, 1969, p. 250.

[3] Cultura e scuola, Volume 27, Edizioni 107-108, Ente nazionale per le biblioteche popolari e scolastiche, 1988, p. 129.

4 Commenti a "Non restaurare ma Instaurare. Sulla ‘questione fascista’ oggi. [parte III, ultima]"

  1. #Alessio   10 gennaio 2016 at 7:20 pm

    Nulla da eccepire in particolare, però è importante puntualizzare alcuni aspetti :

    1- Il Fascismo non fallì come ideologia, cadde in conseguenza di una guerra perduta e più precisamente a causa degli errori strategici di Hitler che pretese troppo dal suo pur inarrivabile esercito. Non voglio neppure tirare in ballo un’ipotetica Vittoria, che avrebbe reso il mondo un posto infinitamente migliore di quello che è attualmente, ma consideriamo che la guerra non avesse mai avuto luogo : oggi avremmo monumenti del Duce in ogni piazza d’Italia di più di 10 metri quadrati, e le idee di stampo fascista lascerebbero molto meno spazio a quelle d’origine demo(no)cratica. E questo perchè il Fascismo fu il miglior Goverrno dell’Italia unita, dati e fatti alla mano. Se ci fu un’esperienza politica che non si rivelò fallimentare fu quella di Benito Mussolini.

    2- Il comunismo al contrario fallì da solo, crollando sotto il peso dei suoi innumerevoli errori, senza neppue un colpo di fucile. Un’ideologia che nacque come mostro omicida del tutto vietato e si mutò in drogato suicida del tutto permesso, causando con la sua esistenza la più grande desolazione che l’umanità abbia conosciuto, in termini spirituali, materiali, morali ed economici.

    Possiamo quindi affermare che Fascismo e comunismo siano agli antipodi, e non solo in termini di destra e sinistra, ma come risultati ottenuti : il massimo successo contro il massimo fallimento.
    La nostalgia del Ventennio, per quanto inutile, è inevitabile.

    Per quanto riguarda la cosiddetta “carta costituzionale”, leviamo pure la maiuscola. Piuttosto la uso in un altro contesto dove la maiuscola è ben più meritata, essendo la carta descritta di valore sommamente superiore : Rotoloni Regina.

    Concludendo, va bene il discorso di “nostalgia del Cielo” (a parte il fatto che anche in questo mondo si può stare parecchio bene, e tutta questa voglia d’andarmene non ce l’ho proprio) ed instaurazione dell’ “ordine eterno”. Proposte concrete a riguardo, politiche e non?
    Non vedo altra scelta che un fronte comune il più allargato possibile contro l’avanzare del Male.

    In ultimo, prego gli eventuali non fascisti di non usare gli stessi metodi degli antifascisti, ovvero il vile insulto a distanza.
    Io non ho offeso nessuno quindi che nessuno offenda me o le idee che esprimo.

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  4. #Gianni.lo   13 gennaio 2016 at 9:43 am

    Sono d’accordo con Luciano Garibaldi sul fatto che la Costituzione della RSI, partorita in due settimane da Carlo Alberto Biggini, fu una grande occasione perché era insita in essa la Dottrina Sociale di Santa Romana Chiesa. Mi sono preso la briga di leggerla e ho riscontrato moltissime analogie con quella che verrà dopo, scritta dai ‘liberatori’. La differenza sostanziale però riguarda la concezione di partecipazione di ogni individuo alla vita pubblica e politica. La passione civile di Carlo Alberto Biggini è straripante e sicuramente quella visione dello Stato e dell’ordine politico e civile rispecchiava esattamente quello che Mussolini voleva per l’Italia. E’ interessante notare la palese influenza della Costituzione della RSI con la Dottrina Sociale della Chiesa, interessante a fronte del fatto che Biggini proveniva dalla scuola liberale. Credo che quel momento storico particolare (e tragico) fu quanto di più interessante si potette avere. D’altronde, come è stato già osservato, che mi trova perfettamente d’accordo, fu un’esperienza fatta finire per una guerra scagliata contro da chi mirava (palesemente dal 1913, ma i semi sono stati gettati dalla metà del secolo XIX) a quell’ordine mondiale che oggi si trova al capolinea con tutti i suoi errori, orrori e interessi.