Papa Gregorio XVI: il Papa eretico, apostata o scismatico vaca la sede. Onorio I non fu eretico formale

Gregorio XVI: Onorio I non fu eretico formale. Il Papa eretico, apostata o scismatico vaca la sede

di CdP Ricciotti.

BREVISSIMI CENNI SULLA VITA DI PAPA ONORIO I.

«Onorio I fu consacrato otto giorni dopo la morte del suo predecessore Bonifacio V, il 3 novembre 625, senza aspettare la conferma dell’Imperatore Eraclio. Il più notevole avvenimento del suo pontificato fu la questione monotelita. Nella speranza di ricondurre alla Chiesa i monofisiti, il patriarca Sergio di Costantinopoli cercava di far loro ammettere che la doppia natura del Cristo era mossa, nella sua azione, da una sola operazione. Ingannato dall’astuzia di Sergio e avendo di mira unicamente l’unità cristiana, Onorio I ammise la formola equivoca dell’unica volontà del Cristo. Il tentativo era destinato a fallire. Volto in derisione dai monofisiti, combattuto dal patriarca di Gerusalemme, Sofronio, fu compromesso dall’Imperatore Eraclio che, desideroso dell’unità politica, volle imporlo con un editto, detto l’Ectesi. Onorio I frattanto moriva ed il suo successore Severino sconfessò il documento. In Occidente, rimaneva in primo piano il problema longobardo. Onorio I non poté impedire l’ascensione al trono dei prìncipi ariani Arialdo e Rotari, né frenare le spogliazioni da essi compiute ai danni delle Chiese, ma grazie all’influenza della regina cattolica Gundperca, sposa successivamente dei due re, poté almeno salvaguardare l’autorità dei vescovi del Regno longobardo. Inoltre egli ebbe occasione di esercitare il Magistero pontificio in materia di disciplina con molti vescovi d’Italia, d’Epiro, di Sardegna. A Roma, seguendo gli esempi di san Gregorio Magno, attuò un vasto programma di lavori edilizi e fu largo di donativi (S. Pietro, S. Agnese fuori le mura, S. Apollinare, S. Adriano al Foro, il monastero delle Tre Fontane ecc.); sotto di lui si sviluppò l’amministrazione del Patrimonio; confidò il governo di Napoli ad un notaio e ad un Magister militum» (da Enciclopedia Cattolica, Vaticano, 1951, vo. IX, coll. 140 e 141).

I FALLIBILISTI E LE LORO INTENZIONI ESPLICITE.

Secondo alcuni autori contemporanei anche Onorio I, come i sedenti vaticanosecondisti, sarebbe stato eretico notorio nella conduzione della Chiesa e Pontefice nel contempo: questo autenticherebbe, sempre secondo loro, il diritto ad un atteggiamento scismatico, che sarebbe conveniente se non addirittura necessario, essi sostengono, per rimanere oggigiorno Cattolici!

Questi autori sono così impegnati nel tentare di dimostrare, invero vanamente, che un eretico notorio possa essere Pontefice ed eretico notorio nel contempo; essi idealizzano sofisticamente parallelismi e similitudini fra la vicenda di Onorio I (ed altre controverse del passato) con quelle degli eretici sedenti occupanti vaticanosecondisti (da Roncalli a Bergoglio , dal 1958 al 2015), col fine di poter, oggi, disobbedire ordinariamente alla Prima Sede considerandola finalmente in carica ma fallibile, tuttavia presumendo di salvarsi dall’accusa di scisma.

Tuttavia essi rivisitano, ed oggi usano, le tesi dei fallibilisti sorte negli ambienti dei novatori, che vedremo fra poco, al contrario, già demolite da Papa Gregorio XVI proprio impegnato nella sua personale difesa della Chiesa sul caso di Papa Onorio I, ed altrove, nonché consegnate alla storia con bolla di infamia a perenne memoria e pubblico ludibrio dal Concilio Vaticano retto da Papa Pio IX.

Ha così inizio la mia odierna breve Dissertazione in difesa di Onorio I, del Concilio VI e della infallibilità della Chiesa, contro i fallibilisti di ogni sorta ed epoca, dove confuteremo i fallibilisti, con la Chiesa, per la Chiesa, per l’amore del Papato, dimostrando altresì, ed ahimè per l’ennesima volta, che Papato ed eresia notoria sono incompatibili.

Spero che questo gratuito scritto, ennesimo e spero non ultimo piccolo sacrificio, rivolto soprattutto agli addetti ai lavori per via di una certa complessità e del latino, sollevi le coscienze di alcuni.

L’OPINIONE DEI PRINCIPALI APOLOGISTI DI VARIE EPOCHE E SCUOLE SU ONORIO I.

Spiega il Cavaliere Gaetano Moroni Romano, secondo aiutante di camera di Sua Santità Pio IX, nel suo Dizionario di Erudizione Storico-Ecclesiastica (Venezia, 1848, vol. XLIX, pp. 22,23 e 24):

«La memoria di Onorio I, dicono alcuni, sarebbe stata delle più gloriose, se egli non fosse stato un poco negligente nell’estinguere sul principio l’eresia dei Monoteliti, che riconoscevano una sola volontà in Gesù Cristo, proibendo disputarne sebbene egli riconosceva due volontà, onde qualche scrittore lo calunniò seguace dei Monoteliti, benché poco dopo il Papa Giovanni IV, del 640, nel condannare l’Ecclesi, lo purgò dalle calunnie impostegli, e che la sua dottrina fu conforme alla retta fede. A vendicar l’onore di Onorio I si adoperarono i più valenti scrittori, comechè con diverse sentenze, tutte in vero degne di lode, ma non tutte egualmente salde.

«Il cardinal Torrecremata nel De ecclesia (lib. 2, cap. 29) è di sentimento che in nulla abbia errato Onorio I; ma bensì il VI Concilio generale con errore ch’egli chiama di fatto, male interpretando le lettere pontificie e Sergio.

«Il dotto Witasse (Carolo Vuitasse) nel trattato De Incarnatione (p. 293), annovera gli autori che dopo Torrecremata hanno difeso questa sentenza che egli impugna, e nota che prima di lui aveva similmente pensato Anastasio Bibliotecario, in praef. Ad Collectanea (t. III), Sirmondi (ed. E. Caleca), di cui parla Petavio, De Trinitate (lib. 7, cap. 1).

«A questa sentenza si oppone ancora il padre Desirant nella sua bella apologia Honorius Papa vindicatus, salva integritate Concilii VI, sive historia Monothelismi contra ultima jansenislarum effugia, Aquisgrani 1711.

«Un’altra strada prese Malchior Cano, il quale crede che Onorio I, scrivendo a Sergio, errasse veramente nella fede; ma sostenne che tale errore fosse di lui come uomo privato e non come Papa. Questa sentenza è stata nel secolo passato difesa dal Tournely (De eccles., quaest. 3, art. 4) e dal Tommasini nelle Dissertazioni sopra i Concilii (dissert. 20).

«Alberto Pighi, i cardinali Baronio e Bellarmino, il Boucat ed un altro francese, che su tale argomento diede alla luce nel 1738 la dissertazione: Examen exact ed detallé du fait d’Honorius, negano che Onorio I sia stato condannato dal VI Concilio; quindi vogliono che guasti (manomessi) siano stati gli atti di quel Concilio, e che contro la mente dei padri invece di Theodori sia stato intruso il nome di Honorii, forse da Teodoro medesimo.

«Ma i maggiori uomini che hanno scritto di questo argomento, Cristiano Lupo, Garnier, Natale Alessandro, Antonio Pagi, de Marca, Tamagnini, hanno provato e ricevuto come veri e sinceri gli atti del VI Sinodo (Concilio), dei quali compose una dissertazione apologetica Conbefis.

«Il padre Gisbert, tra le sue Dissert. Accad. stampate in Parigi nel 1688, una ne ha in difesa di Onorio I, nella quale è di sentimento che le lettere di Onorio I a Sergio, nessuna definizione di fede contenevano, ma solo precetto di non usare il termine due operazioni.  Quindi segue a dire, che quelle lettere quando furono da Onorio I scritte, non nuocevano alla fede, almeno direttamente; e benché fosse ancora pendente la causa fra i Cattolici ed i Monoteliti, e pendente la causa può il giudice imporre il silenzio all’una ed all’altra parte, solvo il diritto dell’una e dell’altra. Ma quando fu dal Concilio VI terminata questa controversia, cominciavano le lettere del Pontefice a nuocere alla fede anche direttamente; imperocché finita una controversia, qualunque esitazione e vacillamento nella fede nuove, ed è contro la fede stessa. Per la qualcosa avvengachè Onorio I non abbia aderito ai Monoteliti, poté il Concilio generale (VI) condannare le sue lettere, siccome da quel momento cominciavano ad arrecare danno alla fede.

«Il padre Francesco Marchesi nel suo Clypeus fortium, sive vindiciae Honorii I Papae, Roma 1680, con grande impegno sostiene che Onorio I non fosse condannato dal VI Sinodo, finché fu generale ed ecumenico, cioè fino alla sessione XI; ma dopo quando già era disciolto il Concilio. Per questa opinione si dichiarò il citato Boucat, nel trattato De Incarnatione (dissert. 4); e da essa non furono distanti (scrive alieni) il Torrecremata, Silvio, Lupo e Bellarmino.

«La più comune opinione però dei moderni scrittori che il Garnier difese particolarmente nell’appendice alle note del libro Diurno de’ romani Pontefici, e poi il padre Serri nel De Romano Pontifice, e il Witasse nel trattato De Incarnatione, cioè non essere realmente Onorio I nel Monotelismo incorso, ma aver dal Concilio meritato condanna, perché con imprudente dissimulazione non abbattè la nascente eresia, come chiaramente si espresse San Leone II, epistola 2 ad espisc. Hispan., il quale parlando dei condannati per l’eresia dei Monoteliti, ed aggiungendo Onorio I, non per eretico lo accusa, ma perché flammam haeretici dogmatis non, ut decuit Apostolicam auctoritatem, incipientem extinxit, sed negligend confovit.

«Ma il dottissimo vescovo Bortoli nella sua eccellente Apologia pro Honorio I, Ausugii 1750, una nuova strada in grande parte ha preso per difendere maestrevolmente Onorio I, non pure da errore in materia di fede, ma da qualsiasi menoma negligenza. I suoi argomenti sono di una solidità così maschia e corredati di erudizione così scelta, che non vi è luogo a dubitare che ognuno a questa sicura strada si debba appigliare: il Zaccaria ne fece un bellissimo estratto in Storia della lett. d’Italia (t. II, lib. 2, cap. 24) ove leggesi con poco divario esposta la controversia. Sono ancora a consultarsi per giustificazione di Onorio I, le Dissertazioni sullo stesso argomento di Sante Viola e di Saverio Demarco, che stanno inserite nella Raccolta di dissert. Eccl. del medesimo Zaccaria.

«Finalmente il padre Bartolomeo Alberto (Mauro) Cappellari, poi Gregorio XVI, Il trionfo della Santa Sede (cap. 16), dichiara che il fatto di Onorio I non contraddice per modo alcuno alla pontificia infallibilità. La Sede romana vacò quattro mesi e ventiquattro giorni».

Così termina la eruditissima dissertazione in difesa di Papa Onorio I, a cura del Cavaliere Gaetano Moroni Romano, secondo aiutante di camera di Sua Santità Pio IX, dalle accuse dei protestanti e/o dei fallibilisti. Si può notare tutto l’ardimento dei valorosi difensori ed apologisti della Chiesa nella tutela dell’infallibilità e nell’apologia del papato.

Oggi, purtroppo, in alcuni ambienti che si dicono “tradizionalmente cattolici” accade l’esatto opposto.

PAPA GREGORIO XVI E LA DIFESA DELLA CHIESA SUL CASO DI PAPA ONORIO I E DEL CONCILIO VI.

Leggiamo cosa scrive Papa Gregorio XVI (padre Cappellari) nella sua opera Il trionfo della Santa Sede (Venezia, 1832, libro dedicato a sua Eccellenza Reverendissima Jacopo Monaco, Patriarca di Venezia). Nella colossale apologia del papato che farebbe vergognare ogni Reverendo e laico fallibilista dei nostri giorni e di ogni epoca, al Capitolo XVI, paragrafo 4, leggiamo:

«Se il detto del Concilio V non contraddice alla infallibilità (il Pontefice si riferisce alla disputa che ha appena risolto nella causa dei Tre Capitoli e Papa Viglio, NdA), anzi piuttosto la conferma; non maggiore vantaggio trar possono gli avversarii dal fatto di Onorio I, da cui si avvisano riportare perfetto trionfo (è proprio quello che oggi vorrebbero i fallibilisti: un trionfo della fallibilità della Chiesa nel caso di Onorio I, NdA). Né, per loro toglierne il vanto, dirò col Bellarmino, e col Baronio essere stati falsati gli atti del VI Concilio di Teodoro Costantinopolitano, il quale cancellato vi abbia il proprio nome, ed inserito in sua vece il nome di Onorio; né dirò, oltre che cogli stessi, con Tannero, Becano, Petavio, ed altri molti che siasi il Concilio potuto ingannare nel fatto (a); né finalmente dirò, che Onorio fu condannato qual eretico formale bensì, ma come dottore privato (b): dirò unicamente, che venne egli scomunicato come eretico, non però formale, ma soltanto indiretto; per avere cioè coll’intimato silenzio fomentato l’empio Monotelismo».

Il Pontefice afferma nella nota (a): «A torto ricorrono al Bellarmino (come fanno alcuni contemporanei, NdA) e al Baronio i novatori, per sostenere colla loro autorità le proprie massime della fallibilità della Chiesa nei fatti dottrinali. Inperciocché pensano questi teologi ed istoriografi, che ciò sia avvenuto ex falsa informatione; non adunque in conseguenza di un esatto giuridico esame».

Nella nota (b): «Che le lettere di Onorio I non fossero dogmatiche decisione, si prova I° perché in esse nulla si definisce precisamente, e direttamente né contro l’eresia, né contro la fede, altro non facendosi, che imporre un silenzio alle parti, lo che è lo stesso che dichiarare di non voler decidere alcuna cosa; laddove nelle decisioni dogmatiche positive, si determina segnatamente il punto da credersi; II° perché non sono dirette a tutta la Chiesa; III° perché non le rivestì il Pontefice di tutta la sua autorità, non essendosi sottoscritto ad esse, ma all’Ettesi (Si può approfondire su Storia ragionata delle eresie. Mons. Paletta, Verona, 1746, pag. 411 ss., NdA); 4° finalmente, perché solo quarant’anni dopo, al tempo cioè del Concilio, estratte si videro dall’archivio della Chiesa Costantinopolitana».

Riprende il discorso Gregorio XVI (padre Cappellari): «Non mi potranno in questa interpretazione tacciare o di insussistenti distinzioni ridicole, come accusasi dal Guadagnini il Bolgeni, o di seguace degli autori di partito; non appoggiandomi che all’autorità di quelli, i quali non possono essere sospetti di adulazione verso l’Apostolica Sede. Tale è Natale Alessandro, il quale dopo aver esposte le ragioni di così giudicare: concludamus itaque, dice, Honorium a sexta synodo damnatum non fuisse ut haereticum, sed ut haereseos et haereticorum fautorem, utque reum negligentiae in illis coercendis; tale è il supposto Bousset, il quale confutando i suddetti Bellarmino e Baronio ragiona così: Quid autem iniqui est in decreto synodali? Nempe iniquit (i due porporati): Honorius non esrat monotelita. Quid tum postea? Quasi haeretici tantum, ac non etiam haereticorum fautores defensoresque damnentur; tale è l’Herminier, il quale risponde agli avversari con la seguente definizione: Concilii patres Honorium damnaverunt ut haereticum conniventia et patrocinio, concedo, … dogmat et scinetia, nego: adducendo l’autorità dei padri e scrittori contemporanei, che gli attribuiscono questa colpa soltanto, e che più di ogni altro la mente poteano conoscere del Concilio.

«Infatti Leone II, che lo confermò, se stato fosse Onorio scomunicato come formale eretico, non avrebbe adottato per causa della scomunica la seguente: Quia flammam haeretici dogmatis non, ut decuit Apostolicam auctoritatem, incipientem extinxit, sed negligend confovit Dove è da notarsi quell’Apostolicam autoritatem, invece di Apostolicam sedem (nei capitoli precedenti il Pontefice già spiega la differenza, confutando le obiezioni e le cavillosità addotte dai fallibilisti anche su questa distinzione NdA). Non disse sedem, nel qual caso potrebbesi in qualche maniera intendere la dottrina, intorno a cui soltanto versa l’infallibilità (fede, costume, culto, legge, universali. A tal proposito si studino la Satis Congitum di Leone XIII ed i documenti dogmatici del Concilio Vaticano, NdA). Ma auctoritatem, perché quasi dimentico della sua assoluta autorità di reprimere gli eretici, lasciossi da essi, e dall’imperiale violenza da cui erano protetti, intimorire nel modo più vile ed indegno, a seguito di loro concedere i ricercato silenzio sopra l’una o le due operazioni in Cristo.

«E come poteva lo stesso Leone, nell’atto medesimo di confermare il Concilio (VI), scrivere all’imperatore Costantino Pogonato in faccia al Concilio medesimo, che Onorio fu condannato, solo perché hanc apostolicam Ecclesiam non apostolicae traditionis doctrina illustravit, sed profana praedicatione immaculatam maculari PERMISSIT?

«Ma a che servono, si dirà, tante testimonianze contro l’evidenza delle espressioni conciliari? Dimostrano bensì l’altrui, ma non la mente del Concilio. Esso nella medesima forma gli eresiarchi condanna Onorio, e niente distingue; dunque se una è la pena, uno è il delitto. Niente distingue? Vediamolo. E prima si rifletta, che nel nostro caso, essendovi autori contemporanei, o immediatamente posteriori, cui non poteva essere ignota l’intenzione di quei padri, i quali senza loro obiezione testificano o suppongono non essere tale intenzione quella di dichiarare il Pontefice formale eretico; basta che la formola della condanna non escluda questa distinzione; e ciò tanto più se sembri essa richiederla. Così è: il medesimo imperatore, che nulla oppose alla lettera scrittagli da Leone nel suo editto posto dopo l’ottava azione, distingue Onorio dagli altri eretici: Ad haec et Honorium, horum haereseos in omnibus fautorem, con cursore, atque confirmatorem. Anzi lo stesso Concilio fa la medesima distinzione; poiché, avendo già condannati gli autori, ed i difensori formali dell’eresia, scomunica a parte il Pontefice, non confondendolo cogli altri: Anathematizari praecipimus ed Honorium, eo quod invenimus, per scripta quae ab eo facta sunt ad Sergium, qui in omnibus eius mentem sectur est, et impia dogmata confermavit.

«Fautore, adunque, conformatore del Monotelismo chiamalo Costantino; il Concilio lo anatematizza separatamente, adducendo per ragioni della scomunica, perché nella sua lettera a Sergio, in omnibus eius mentem secutus est; vale a dire, perché condiscese alle sue ricerche, alle sue mire, alle sue intenzioni, benché non ne sapesse lo scopo, essendogli stato celato il mistero dell’eresia sotto il velo di uno zelo ortodosso, e perché confermò l’empie dottrine con l’imposto silenzio.

«Non si vuole ammettere questa spiegazione? Perché dunque soggiunge il Concilio: et impia dogmata confirmavit? Se l’essersi uniformato alla mente di Sergio significasse aver lui abbracciate le sue eresie; era superfluo aggiungere che confermò i suoi empi dogmi. Chi abbraccia l’eresia, col fatto suo la conferma; laddove si può, per incauta condotta, indirettamente confermarla, senza errore d’intelletto, e quindi senza abbracciarla. Con qual fondamento, pertanto, si pretende che il Concilio abbia inteso la condanna, come formale eretico, il Papa?

PAPA GREGORIO XVI ATTACCA I NOVATORI FALLIBILISTI CHE USANO IL CASO DI ONORIO I E DEL CONCILIO VI.

«[…] Ma questa interpretazione era necessaria ai novatori per dimostrare lungi dal Concilio il credere infallibile il Pontefice, ed autenticare ad un tempo con questo esempio l’erroneo sistema della fallibilità della Chiesa nei fatti dottrinali. È peraltro provata ineseguibile l’impresa, senza neppur bisogno di ricorrere alla professione di fede, che in faccia alla Chiesa facevano gli eletti romani Pontefici, scomunicando in essa auctores novi haeretici dogmatis, etc… una cum Honorio, qui pravis eorum assertionibus silentium impendit.  Se gli avvresari pretendono che la voce eretico debba prendersi sempre in senso sì stretto, da non significare giammai se non chi è reo di eresia formale, ricorderemo loro Teogni ed Eusebio di Nicomedia nel Concilio Niceno, Teodoreto e Giovanni, ecc. nel Calcedonese, riportati dal Bolgeni; e vedranno, che generalmente si appellano così anche i fomentatori, ed i non manifesti oppugnatori dell’eresia».

Dalla nota (a) a pagina 421 dello scritto: «Ora chi non vede restare in questa ipotesi salva l’infallibilità del Papa, né pregiudicata l’infallibilità della Chiesa nei fatti dogmatici, potendosi sostenere cattoliche cattolicissime le lettere di Onorio senza contraddire il Concilio VI (che le condanno)?[…] Sono eretici quelli che sostengono scritti condannati formalmente […] ma le lettere di Onorio (oltre ad essere scritti di un dottore privato e non di un Pastore universale, NdA) furono condannate eretiche indirettamente […] non formalmente. Ed ecco rovinato il mostruoso edifizio contro un autore cotanto benemerito della Chiesa (il Pontefice si riferisce alla controversia fra “la malignità del Guadagnini” ed “il chiarissimo Bolgeni”, NdA).

PAPA GREGORIO XVI, I FALLIBILISTI, LA “DEPOSIZIONE” DEL “PAPA” ERETICO E LA SEDE VACANTE.

Gregorio XVI (padre Cappellari), nel preliminare § XXXIV dello stesso testo, alla pagina 54, ad alcune obiezioni circa l’unità di dottrina (o il suo oscuramento) e l’unità di governo (o il suo oscuramento), difendendo la Chiesa monarchica dagli assalti dei novaroti, replica: «[…] trattandosi quivi di autorità suprema, non può certamente esercitarsi se non da chi l’ebbe da Dio, cioè […] dalla Chiesa universale; mentre all’opposto la vera dottrina potrebbe essere insegnata da chicchessia. E siccome […] i fatti intrinsecamente connessi coi dogmi provano i dogmi stessi, così l’esercizio di questa autorità può considerarsi come una definizione dell’autorità medesima. […] Laddove, oscurandosi il governo della Chiesa si oscura il suo legittimo tribunale […] come potrassi in tal caso riconoscere l’unità di ministero, e quindi la Chiesa stessa? Nei tempi degli antipapi, come anche di Papa morto, non resta oscurata la forma del governo ordinato da Cristo, imperciocché sì nel caso in cui siavi dubbio fondato, per cui non si sappia bene chi debbasi venerare per Papa, sì nel caso di sede vacante succede nella Chiesa ciò che succede in diverse monarchie, nelle quali in tempo di interregno il governo risiede in qualche senato (nel corpo elettivo con funzione di designazione, NdA); come praticavasi pure nell’antico impero romano, nel quale il senato romano comandava in tempo d’interregno; quindi in quei casi il governo della Chiesa è intrattanto aristocratico. Ma chi non sa, che questo non può essere lo suo stato naturale? Chi può riconoscerlo dalle stesse premure che dessi la Chiesa per eleggersi il suo capo, mal soffrendo di star acefala per lungo tempo?».

Alla pagina 221 nel capitolo IV, Gregorio XVI (padre Cappellari) spiega: «può un Papa divenir eretico in quanto alla sua persona privata; quantunque nol possa nelle sue pubbliche decisioni […] ci (confutino) […] ora, se possono, gli avversari per sognatori e fabbricatori di chimeriche interpretazioni […]». seguita a pagina 466: «Come puossi poi dubitare che le Chiese asiatiche non trassero un grande vantaggio dalla massima della fallibilità del Papa per appoggiare il loro errore, se […] riguardavano come fallibile la Chiesa medesima? Puossi addunque, senza timore di venir convinti di errore, che da un medesimo principio deriva in esse l’opinione della fallibilità sì della Chiesa, che del Papa».

Alla pagina 547 del capitolo XXIII, Gregorio XVI (padre Cappellari) afferma: «Tuttavolta sia pure così per un momento, ed abbia pure la Chiesa l’autorità di deporre i Pontefici: che perciò? La conseguenza è né più e né meno agli opponeti contraria. Infatti, cessando in questa ipotesi il Papa deposto di essere vero Papa, non è la deposizione una prescrizione contro i diritti del Primato, e quindi contro l’attuale rappresentanza della Chiesa nel Papa per tale riconosciuto, ma soltanto contro la persona, che era prima ornata di papale dignità […] Ora, il punto della questione non è, se possa togliere la Chiesa ad uno la dignità ed autorità pontificia, ma se nel primato essenzialmente comprendasi la di lei rappresentanza; il che non si potrà mai negare quando prima non si dimostri che la Chiesa abbia talvolta sospeso nel vero e sussistente Papa l’esercizio dei suoi primaziali diritti, e perciò pure quello di rappresentarla; e che ciò nonostante abbia egli goduto di una primazia attiva, operosa ed efficace, col diritto essenziale di far sentire la sua autorità […] Or egli è chiaro che, qualora non vi fosse e nella Chiesa e nel Papa medesimità di spirito, di sentimenti e di dottrine, non vi potrebbe neppur essere in questo la vera rappresentanza di quello. Dunque il Pontefice non può rappresentare la Chiesa, che insieme non ne rappresenti necessariamente l’unità».

Alla Pagina 94,  Gregorio XVI (padre Cappellari) asserisce: «[…] è evidentemente certo, che Gesù Cristo, volendo immutabile, visibile e perpetuo il governo da se fondato per la sicurezza dei fedeli, deve aver provveduta la Chiesa di tutti quei mezzi, che son necessarii per non lasciarsi governare da un capo illegittimo. Quindi deve infallibilmente averle conferito il diritto di potere nell’incertezza e nel dubbio ragionevole e fondato della legittimità di un Papa, procedere all’elezione di un altro. E ciò soprattutto se quello, la cui legittimità è ragionevolmente sospetta, non lasciasse di molestarla in mille guise, cosicché accusar dovrebbesi Iddio medesimo di non aver sufficientemente provveduto alla sua indefettibilità, se in tali circostanze fornita non l’avesse delle opportune facoltà (e questo è il caso, per esempio, della facoltà della Chiesa di convocare un Concilio generale imperfetto per dirimere la questione fra Papa ed antipapi, o se tutti fossero antipapi, o per deporre un eretico notorio già privato del pontificato da Cristo, come meglio spiega Sant’Alfonso Maria de’ Liguori in Verità della Fede, NdA) […] (In questi casi) la Chiesa esegue la sua sentenza finale, non sull’appoggio della sua autorità sopra il Papa, ma sulla fondata supposizione che tale non fosse: nel qual caso è evidentemente certa la potestà della Chiesa […]».

Alla pagina 85 Gregorio XVI (padre Cappellari) ci tiene a precisare che c’è differenza fra «Papa decaduto dall’Apostolica sede» e «Papa deposto dalla Chiesa». E parlando della vicenda di antipapa Benedetto (pag. 95) ai tempi dello Scisma d’Occidente, citando il Ballerini, Gregorio XVI (padre Cappellari), pur volendo ammettere per ipotesi assurda la validità dell’elezione al soglio dello stesso, specifica: «ora quali (e quante) molestie ricevette la Chiesa da Benedetto, che pertinacemente impugnava l’articolo unam, sanctam […] ond’è che poteasi considerarlo quale pubblico scismatico ed eretico, in conseguenza per se decaduto dal pontificato, se anche ad esso fosse stato validamente innalzato».

Come meglio spiega il Bellarmino nel De Romano Pontifice, la Chiesa depone il Papa che è già decaduto dall’Apostolica Sede, per se stesso, per eresia notoria, apostasia o scisma. Questo è necessario precisarlo poiché la Prima Sede non è giudicabile, quindi si può deporre chi, per il fatto stesso (eo ipso), è già decaduto o non è mai stato Papa. Sant’Alfonso in Verità della Fede dice chiaramente colui che «è già stato privato della potestà da Nostro Signore Gesù Cristo».

Lo scritto è di 685 pagine, ma vi garantisco che, secondo per secondo, Gregorio XVI (padre Cappellari) demolisce tutti i sofismi e cavilli di fallibilismo, esempio dopo esempio, obiezione dopo obiezione, nell’arco di tutta la storia della Chiesa. Il ricorso contemporaneo a vecchie eresie di fallibilismo è davvero inaspettato ed offensivo per Gesù, per la Vergine Maria, per la Chiesa trionfante, per la Chiesa docente, poi per le orecchie di tutti noi, soprattutto se ciò avviene da ambienti che presumono di essere “tradizionali”.

PRIMA DI CONCLUDERE. SANT’ALFONSO SU ONORIO I E LA SEDE VACANTE.

Sant’Alfonso, in Verità della Fede, parte III, cap. X, 20,ss., dopo aver riportato numerose ipotesi ed apologie da parte di valentissimi eruditi del passato, chiude con: « Ma, anche dato per vero che fra gli eretici fosse stato dal concilio posto insieme il nome di Onorio, dicono il Bellarmino, il Tournely e il p. Berti ne’ luoghi citati col Turrecremata, ch’egli fu condannato per errore di fatto di falsa informazione che n’ebbero i padri del sinodo; il quale non errò in ciò con errore di fatto dogmatico (nel che non può errare né il papa, né il concilio ecumenico), ma di fatto particolare di falsa informazione, presa dalla mala traduzione della lettera di Onorio da latino in greco, ch’egli avesse scritto a Sergio con animo eretico; nel quale errore tutti consentono che anche i concilj generali possono errare. E che in tale errore di fatto particolare abbia errato il concilio si prova da quel che scrissero in difesa di Onorio Giovanni IV, Martino I, s. Agatone, Nicola I e ‘l concilio romano sotto lo stesso Martino, i quali meglio intesero le lettere di Onorio, che i padri greci del sinodo. E perciò gli scrittori più antichi, che furono in maggior numero de’ moderni, hanno esentato Onorio dalla nota di eretico, come s. Massimo, Teofane Isaurico, Zonara, Paolo Diacono, ed anche Fozio nemico della chiesa romana, tutti citati dal Bellarmino; il quale aggiunge che tutti gli storici latini, Anastasio, Beda, Blondo, Nauclero, Sabellico, Platina ed altri chiamano Onorio papa cattolico. Tanto più (dicono il Bellarmino, il Turrecremata, il Cano, il Petit-dider e ‘l Combefisio) che, se mai Onorio in quelle lettere avesse abbracciato l’errore di Sergio, avrebbe errato come uomo privato con quelle lettere private e non encicliche, ma non già come pontefice e dottore universale della chiesa. Ma, attese le parole delle lettere di Onorio di sopra considerate, non sappiamo intendere come Onorio possa condannarsi da eretico. Il vero è quel che scrisse Leone II che, sebbene Onorio non cadde nell’eresia de’ monoteliti, non fu però esente da colpa, perché flammam (come disse Leone II) haeretici dogmatis non, ut decuit apostolicam auctoritatem, incipientem extinxit, sed negligendo confovit. Egli dovea sul principio sopprimere l’errore, ed in ciò mancò».

Sant’Alfonso nel Tomo Primo di Verità della Fede alla pagina 136 (Edizione Novissima, Bassano, 1767) afferma: «Iddio ha dato la potestà di eleggere il Papa alla Chiesa, cioè al Collegio dei Cardinali, o al Concilio nel caso di Papa dubbio, o eretico, ma non nella potestà Papale. […] La sola eresia (apostasia, scisma, precisa altrove NdA), non già gli altri delitti rendono il Papa inabile al suo ufficio; onde in caso di Papa eretico, non è che il Concilio è superiore al Papa, allora il Concilio (generale imperfetto, NdA) dichiara (solamente, NdA) il Papa decaduto dal Pontificato, come colui che non può essere più Dottore della Chiesa, tenendo una falsa dottrina».

Ed alla pagina 104 dello stesso: «Niente ancora importa che ne’ secoli passati alcun pontefice sia stato illegittimamente eletto, o fraudolentemente siasi intruso nel pontificato; basta che poi sia stato accettato da tutta la chiesa come papa, attesoché per tale accettazione già si è renduto legittimo e vero pontefice. Ma se per qualche tempo non fosse stato veramente accettato universalmente dalla chiesa, in tal caso per quel tempo sarebbe vacata la sede pontificia, come vaca nella morte de’ pontefici. Così neppure importa che in caso di scisma siasi stato molto tempo nel dubbio chi fosse il vero pontefice; perché allora uno sarebbe stato il vero, benché non abbastanza conosciuto; e se niuno degli antipapi fosse stato vero, allora il pontificato sarebbe finalmente vacato».

CONCLUSIONE.

Abbiamo dimostrato, per l’ennesima volta, avendovi dedicato decine e decine di pubblici e gratuiti studi pubblicati qui su RS ed altrove, e tanto lavoro speso nel mio Apologia del Papato (EffediEffe 2014), che un Papa che dovesse essere notoriamente eretico nella conduzione della Chiesa, cesserebbe di essere Papa e spetterebbe al Concilio imperfetto, (almeno moralmente) generale, di deporlo. Per dirla alla Sant’Alfonso: «E lo stesso sarebbe nel caso, che il papa cadesse notoriamente e pertinacemente in qualche eresia. Benché allora, come meglio dicono altri, non sarebbe il papa privato del pontificato dal Concilio come suo superiore, ma ne sarebbe spogliato immediatamente da Cristo, divenendo allora soggetto affatto inabile, e caduto dal suo officio» (Verità della Fede, Volume primo, Giacinto Marietti, Torino, 1826, alla pagina 142).

«Ovviamente, l’elezione di un eretico, scismatico, o di una donna [come Papa] sarebbe nulla e invalida», insegna, per esempio, L’Enciclopedia Cattolica, v. Elezioni Papali, 1914, Vol. XI, p. 456. Ma evitiamo adesso lungaggini e precisazioni, poiché è certo, con la Chiesa, che un eretico notorio «si ritroverebbe, per tal fatto stesso e senza altra sentenza, separato dalla Chiesa […] non potrebbe essere un eretico e rimanere Papa», per usare le parole di Sant’Antonino da Firenze.

Sul numero 67, anno XXXI n° 4, Dicembre 2015, della ottima rivista teologica Sodalitium, si riporta tutta una dissertazione di Sant’Antonino da Firenze (dalla pagina 4 a seguire), citata dal curatore don Ricossa, in cui Sant’Antonino nei suoi fondamentali scritti giuridici e morali, spiega perfettamente in cosa consiste il «Papato formale» ed in cosa semplicemente il «Papato materiale», o – brevemente – il nudo possesso della Sede in stato di privata giurisdizione (che il soggetto ha perduto o non ha mai ottenuto).

A queste condizioni è lecito sì resistere al sedente, tuttavia facendo CHIARAMENTE presente che questi, essendo caduto notoriamente e pertinacemente in qualche eresia, ha perduto la giurisdizione poiché è stato privato da Nostro Signore, oppure non la ha mai ottenuta per vizio (per ostacolo). Da qui la necessità di celebrare la Messa di sede vacante o non una cum l’eretico che occupa la Cattedra. E questo è il caso dei sedenti vaticanosecondisti. Per ulteriori approfondimenti rimando a tutti gli studi già pubblicati in precedenza.

OBIEZIONI AL CASO SPECIFICO DI PAPA ONORIO I.

1) Lo scritto di Gregorio XVI non ha valore poiché  fu redatto da padre Cappellari, prima di essere eletto Pontefice. Ammetto che lo scrisse prima, tuttavia nego che abbia perso il suo valore dottrinale, poiché né fu condannato dalla Chiesa, né Papa Gregorio XVI lo ha mai rigettato, ma anzi confermato nel suo Magistero. Il Concilio Vaticano pronuncerà poi il dogma.

2) Onorio I fu eretico eppure rimase Papa. Ammetto che la sua condotta, se  i documenti non sono stati contraffatti o mal tradotti, probabilmente favorì un’eresia, tuttavia lo fece in private lettere e non in documenti di Magistero. Totalmente diverso è il caso dei sedenti vaticanosecondisti.

3) Dunque il Concilio VI (Denzinger, numeri 550-552 Concilio di Costantinopoli 3°, VI Ecumenico, Sessione 13 del 28 Marzo 681) e Papa San Leone II (Ivi., numeri 561, 563 Papa San Leone II, Lettera Regi regnum all’imperatore Costantino IV, circa Agosto 683) errarono nel condannare il primo e confermare la condanna il secondo, Onorio I quale eretico. Nego, difatti fu anatematizzato per la sua negligenza, per di più avutasi in lettere private (anni 539-542). Divenute note le lettere, per tutelare l’integrità della fede quindi il gregge, il Concilio VI fece benissimo ad anatematizzare il medesimo, dottore privato. Papa San Leone II, ritornati i suoi legati a Roma da Costantinopoli, riconobbe gli atti del Concilio e lo rese così ecumenico, accennando anche alla condanna ad Onorio I per negligenza. Sempre posto che non vi siano state contraffazioni nei documenti del Concilio VI.

4) Ma qualora le lettere fossero state artefatte ed il Concilio VI avesse condannato sulla base di ciò, la Chiesa ed il Papa avrebbero errato. Nego, per evitare lungaggini, semplicemente cito sant’Alfonso: «Non errò in ciò con errore di fatto dogmatico […] ma di fatto particolare di falsa informazione, presa dalla mala traduzione della lettera».

La Lettera Dominus qui dixit di Papa Giovanni IV (Denzinger 496-498) all’imperatore Costantino III (Apologia di Papa Onorio della primavera del 641) spiega chiaramente, contestualizzando la vicenda con grande scrupolo, l’intenzione di Papa Onorio I: «[…] Perciò il mio predecessore, dando insegnamenti circa il mistero dell’incarnazione di Cristo, diceva che in Lui non ci sono come in noi peccatori volontà contrarie alla mente ed alla carne. Alcuni hanno scambiato ciò con la loro propria opinione e supposto che abbia insegnato una sola volontà della Sua divinità ed umanità, ciò che è totalmente contrario alla verità».

Dunque è chiarissimo l’errore di negligenza, ed è altrettanto chiaro che Onorio I per ciò non ricevette una condanna di eresia formale dal Concilio VI ecumenico, come pure San Leone II afferma confermando l’anatema: «Non spense subito all’inizio la fiamma dell’insegnamento eretico, come sarebbe dovuto avvenire da parte dell’autorità apostolica, ma con la sua negligenza la favorì» (Traduzione della sentenza).

RIFLESSIONI.

Dallo studio odierno apprendiamo, invece, e per l’ennesima volta che: 1) La Chiesa scomunica l’eretico, anche se “papa”; 2) La Chiesa dichiara la sede vacante in caso di “papa” eretico; 3) La Chiesa anatematizza anche per negligenza; 4) La Chiesa conserva, sempre ed in ogni caso, immacolata la Prima Sede, si tragga esempio dagli scritti di san Leone II su Onorio I; 5) Che un Papa possa errare come dottore privato è certamente sconveniente (dove si legge ne deficiat fides tua, sarebbe opportuno approfondire la speculazione teologica per capire se la promessa si riferisce all’uomo-papa in senso composto, od in senso diviso come solo-uomo che comunque riveste la carica di papa) ma non è sinonimo di sede vacante (tuttavia credo che si possa quantomeno dubitare, ed essere autorizzati a pensare che il soggetto sia già stato privato da Cristo della giurisdizione, o che egli non la abbia mai posseduta, in quanto egli sarebbe materia prossima al pontificato, ma non ancora materia idonea), diverso è per le eresie (apostasie, scisma) notorie e pertinaci nella conduzione della Chiesa (Magistero, Legge, Culto, Canonizzazioni, etc), nel qual caso il soggetto vaca CERTAMENTE la sede; 6) Che la Chiesa è infallibile anche nel solenne Magistero di canonizzazione, come spiega Papa Benedetto XIV in De Servorum Dei Beatificatione et Beatorum Canonizatione (clicca qui); 7) Che i Cattolici difendono la Prima Sede ed il Papato, non usano casi controversi per infangare il Papato, come fanno alcuni contemporanei anche sfruttando la debolezza di Onorio I; 8) Che l’eretico materiale resta “papa materiale”, ovvero “non papa”, in attesa che sia formalmente (intendo dire canonicamente) deposto o che, correggendosi, si perfezioni la sua elezione (secondo alcuni ciò non sarebbe possibile, per me è invece possibile).

Spero che questo gratuito scritto, alla maggior gloria di Dio, sia utile agli interessati e di correzione ai reprobi. Mi affido alla Misericordia di Dio in caso di errori da me commessi, alla Stessa mi consegno se ho mancato di carità.

PS: non ho citato, per brevità, tutto quanto ho aggiunto nel mio libro Apologia del Papato a proposito di Onorio I, libro che, prima o poi, a Dio piacendo, dovrò ripubblicare con alcune integrazioni e qualche correzione.

Tutti o quasi gli scritti qui citati sono leggibili gratuitamente su Google Book.

di CdP Ricciotti.

42 Commenti a "Papa Gregorio XVI: il Papa eretico, apostata o scismatico vaca la sede. Onorio I non fu eretico formale"

  1. #Marco Martone   3 gennaio 2016 at 11:29 pm

    Impeccabile, come sempre.

    • #ricciotti   4 gennaio 2016 at 12:39 am

      Grazie.
      Sono cose molto ovvie, ma purtroppo non tutti intendono aderirvi.
      Questo è molto doloroso.

  2. #Gianni Maisterling   4 gennaio 2016 at 12:09 pm

    Dato per provato quanto da lei argomentato, come vanno considerate le consacrazioni episcopali dopo il 1958, in particolare quelle avvenute dopo la morte dell’ultimo vescovo consacrato prima di tale data e, a cascata, tutte le ordinazioni sacerdotali? Anche in questo caso vale il principio del “supplet ecclesiae” e se sì con quali motivazioni dopo 57 anni di sede vacante? Cordiali saluti.

    • #ricciotti   4 gennaio 2016 at 2:55 pm

      Salve.
      Grazie per il commento.
      Le consacrazioni possono essere valide e lecite.
      O valide e illecite.
      O non valide.
      Devo ammettere che non ho approfondito la questione tanto da potermi esprimere con serenissima certezza.
      Posso solo fare riferimento, a mente, ai vari trattati che affrontano l’argomento prima e dopo il cv2.
      Il problema principale non sarebbe dal 1958, ma piuttosto dal 1969, o da quando sono entrate effettivamente in vigore le riforme montiniane sui sacramenti.
      Dal 1958 al 1969 (o da quando le riforme montiniane sono state applicate ai sacramenti) le consacrazioni erano certamente valide, ma illecite, se consideriamo la vacanza formale della sede, quindi l’assenza di giurisdizione.
      Secondo alcuni, la sede è formalmente vacante solo dal 1965, ovvero dal momento in cui Montini approvò tutti i documenti del cv2 e pretese di imporli universalmente alla Chiesa.
      Ora un sacramento per essere valido deve avere debita forma e materia (V. Conc. Trento), l’intenzione riguarda il ministro che ovviamente deve essere idoneo ed egli manifesta intenzione di fare quello che fa e dice la Chiesa, nel sacramento.
      Allora che dire?
      La giurisdizione supplita si ha in caso di errore comune e titolo colorato, nei due sacramenti che la richiedono e prevedono (matrimonio e penitenza).
      Se le consacrazioni sono non valide dopo le riforme montiniane, non sono solo illecite.
      Mi sembra evidente che anche il titolo colorato non ci sia, tuttavia chi dovesse abiurare al cv2 ss.., e volesse farsi riordinare sotto condizione, potrebbe farlo, con tutto quanto segue alla sua scelta: adesione integrale al Cattolicesimo, quindi “non una cum” il cv2 e chi lo rappresenta.
      Sotto condizione, perché, ad oggi, c’è il dubbio, non c’è certezza infallibile, non essendosi la Chiesa prinunciata sul caso specifico, ed essendo la questione molto complessa per mille motivi.
      Sappiamo da Trento cosa serve per ottenere i sacramenti validi, tuttavia servirebbe un pronunciamento della Chiesa sul caso specifico, proprio come fece Leone XIII con gli anglicani: laici travestiti che non hanno sacramenti veri.
      Cosa pensare?
      La Chiesa cattolica non approva universalmente e non impone sacramenti non validi, non cattolici. Chi presume di farlo, non ha autorità, non può essere Chiesa e reggerla come Dottore universale. Avrebbe vacato la sede.
      Quindi, viste anche le riforme montiniane che vorrebbero, al contrario, sacramenti non validi (modifiche sostanziali e non solo accidentali), imposti universalmente, siamo in presenza di una gerarchia materiale e di sacerdoti che dovrebbero farsi consacrare, ordinare (prima ordinare e poi eventualmente consacrare vescovi).
      Il dubbio sul caso specifico, tuttavia, rimane per mille ragioni.
      La questione comunque è fondamentalmente per la salvezza dell’anima, quindi in presenza di dubbio si recede.
      Si prendono i sacramenti dove le riforme montiniane non sono mai state accettate, o sono state abbandonate e rigettate, dove non c’è alcuna comunione e/o connivenza con il vaticanosecondo ed i suoi rappresentanti ed untori: promulgatori e divulgatori delle medesime riforme.
      In assenza di sacramento certo, ci si regola come la Chiesa ha sempre fatto: con desiderio dove previsto (es. Contrizione), santificando la Festa con orazioni e sacrifici. Il battesimo generalmente è valido (se ci si attiene a Trento).
      Allora chi dovesse prendere sacramenti cv2? Credo che Dio, leggendo i cuori, saprà riconoscere l’ingannato dall’ingannatore / connivente / ignorante colpevole. Accordera’ dunque misericordiosa grazia di desiderio (che non è uguale alla grazia sacramentale) al primo, userà la sua giustizia con gli altri.
      Sto rispondendo rapidamente ma non senza riflettere dal cellulare, spero di non aver scritto sciocchezze.
      Saluti.
      C.

  3. #Gianni Maisterling   4 gennaio 2016 at 12:13 pm

    Errata corrige: “supplet ecclesia”

  4. #lister   4 gennaio 2016 at 12:15 pm

    Io, nel mio piccolo, aderisco pienamente.
    Grazie per la Sua grande forza nel portare avanti queste inoppugnabili tesi.
    Purtroppo hanno detto al popolo bue che, considerare vacante la Sede, è un abominio: sarà dura convincerlo che la verità è un’altra.

    • #ricciotti   4 gennaio 2016 at 3:02 pm

      Non è dello stesso parere la Chiesa, come spiega Gregorio XVI, difatti la sede vacante esiste quando muore un papa, come esiste in caso di “papa” eretico. Dio, come precisa il Pontefice, ha dato le armi alla Chiesa per risolvere la questione, dunque bisogna solo usarle.
      Se non si riconosce la vacanza formale della sede, certo si tarda di minuto in minuto, di giorno in giorno, di anno in anno, la soluzione canonica al problema.
      Si favorisce, invece, talvolta colpevolmente, talvolta inconsapevolmente, l’eresia vaticanosecondista e l’occupazione dello Scranno da parte dei medesimi.
      Ringrazio per i complimenti allo scritto.
      Il mio coraggio o presunto coraggio (Dio solo sa) viene del fatto che provo a vivere la questione reprimendo qualsiasi legame di sentimento ad un soggetto piuttosto che ad un altro, ringraziando Dio perché, così facendo, mi aiuta a ragionare lucidamente, alla luce del solo dogma, senza alcun sentimentalismo.

    • #ricciotti   4 gennaio 2016 at 6:05 pm

      Ovviamente nel mio commento stavo condividendo ciò che dici.

  5. #Giovanna Viscardi   4 gennaio 2016 at 8:07 pm

    Eccellente Carlo, come sempre. Grazie per lo straordinario lavoro che fai per ognuno di noi. Le tue fatiche non sono invane.
    Dio te ne rendera’ merito.
    Che la Santissima Vergine ti protegga e custodisca sotto il suo amorevolissimo manto.

  6. #cattolica   4 gennaio 2016 at 8:27 pm

    GRAZIE. Ora si tratta di provvedere al concilio generale imperfetto?

    • #ricciotti   5 gennaio 2016 at 1:48 am

      Sarebbe la soluzione concreta.

      Ho un vago sospetto che qualche “vescovo” o “cardinale” “tradizionalista” di oggi, impugnerà dei documenti che presto Bergoglio firmerà ed imporrà, per ammonirlo ed aprire una disputa per riportare in auge il modernista Ratzinger. E la faccenda peggiorerà ancora di più.
      Speriamo di no!

  7. #frank10   4 gennaio 2016 at 8:43 pm

    Ottima spiegazione Carlo, per difendere Onorio in ciò che è difendibile.

    Se Onorio fosse stato solo un eretico come dottore privato, non avrebbe perso automaticamente l’Autorità papale, in quanto si richiede un danno pubblico a tutta la Chiesa.
    Quando Gregorio parla di eretico “indiretto” e non formale, intende eretico “materiale”? O è una terza definizione dovuta all’omissione e negligenza nella difesa della verità, cioè un uso della parola “eretico” in senso lato, ma senza le conseguenze della vera eresia materiale-formale?
    E in questo caso, dovrebbe essere diverso dall’eresia privata, in quanto questa omissione rientra nei compiti di difesa della Fede propri del suo ufficio di Papa, difensore della Chiesa.

    Cioè, riassumendo penso che si avrebbero quattro casi:
    1) eretico indiretto (dovuto a negligenza nell’ufficio di difensore della Fede, senza reali conseguenze sull’Autorità dovuta a vera eresia; termine “eretico” in senso lato)
    2) eretico materiale/formale privato (anche se vero eretico non si perde l’Autorità perché non si crea danno pubblico alla Chiesa)
    3) eretico materiale pubblico (quando esprime pubblicamente delle vere eresie, ma non è pienamente consapevole di andare contro la vera Dottrina cattolica; perdita dell’Autorità, papato decaduto formalmente)
    4) eretico formale pubblico (quando oltre ad esere eretico materiale pubblico, ha anche la consapevolezza di andare contro la Dottrina cattolica, cioè la pertinacia; papato decaduto anche materialmente)

    Quindi per certo Onorio ricade nel punto 1. Al massimo potrebbe cadere nel 2) SE fosse certa l’interpretazione peggiore della sua lettera, che però non sembra affatto tale, ma frutto di incomprensione del testo. In entrambi i casi non avrebbe perso l’Autorità papale, quindi le varie tesi dei De mattei o Nitoglia cadono, non essendo applicabili ai casi odierni che sono certamente 3) o 4).

    Certo che non mi convince del tutto il fatto di un eretico come dottore “privato” in cui non impegna il Magistero: cioè, va bene, se uno scrive una lettera privata eretica, appunto saranno in 2-3 a leggerla e quindi il danno alla Chiesa è inesistente e si può dire che l’eresia coincide con quella che uno può avere nei suoi pensieri, non manifesta; e quindi d’accordo sulla non perdita dell’Autorità.
    MA, cosa dire ad esempio di un Ratzinger papa che scrive libri a più non posso dove si trovano varie eresie? Coi libri non sta usando del Magistero o della conduzione della Chiesa, ma è pur vero che sta manifestando pubblicamente a milioni di cattolici nel mondo un’insegnamento eretico dannosissimo. E’ sì dottore “privato” in quanto non impegna il Magistero, ma è altrettanto vero che il danno alla Chiesa è pubblico e usa la sua carica per avvalorare maggiormente le sue eresie. Insomma se basta che un Vescovo o un chierico manifesti pubblicamente le sue eresie per essere fuori della Chiesa e perdere le relative cariche, non vedo perché dovrebbe essere diverso per un papa, ancorché come dottore “privato”, ma con diffusione pubblica.
    Se fosse vero, ci sarebbe un altro vulnus nella condotta della Chiesa: diventerebbe possibile che un papa eretico futuro dica cose giuste nel Magistero, ma pubblichi in continuazione libri e filmati eretici senza perdere per questo l’Autorità: oggi sarebbe molto più dannoso ai fedeli questo comportamento che non magari una sola enciclica di Magistero eretica che pochi addetti ai lavori leggono.

    Per il fallibilismo tutto chiaro e anche ovvio appunto.

    L’unico “dubbio” che mi rimane è che se un papa è eretico in privato, nessuno lo sa e continua ad essere Papa.
    Invece perde l’Autorità quando esterna a tutti, in pubblico, la sua eresia creando danno alla Chiesa. Però questa esternazione coincide con il Magistero pubblico: cioè manifesta l’eresia proprio nell’esercizio del Magistero e quindi perde l’Autorità (vedi es. Paolo VI in CVII).
    Ma il Magistero non può mai essere soggetto ad eresia, quindi bisognerebbe dire che ha perso l’Autorità nel momento PRIMA di esprimere l’eresia in pubblico, ma allora ricadiamo nel caso di eresia privata…
    In sostanza Gesù lo priverebbe dell’Autorità anche se eretico solo come dottore privato perché Lui sa che sta per esprimere l’eresia in pubblico in forma di Magistero? Forse un pochino contorto, ma dev’essere così.

  8. #ricciotti   5 gennaio 2016 at 1:51 am

    Grazie #Giovanna Viscardi.
    Preghiamo.

  9. #Alessio   5 gennaio 2016 at 2:17 am

    Gentilissimo Ricciotti,

    ti chiedo anticipatamente perdono per la domanda banale e forse sciocca che ti sto per fare, ma le domande di questo genere sono tappe inevitabili dell’apprendimento.

    E’ possibile mantenere una posizione che sia intermedia tra il riconoscere ed il non riconoscere un Papa, dipendentemente dalla sua condotta?
    Per esempio, parlando in questo preciso momento non posso affermare di vedere in Bergoglio l’immagine d’un Papa, dal momento che sia indubitabile il fatto c’egli insegni e diffonda teorie (neppure dottrine) che sono in netto contrasto con quanto insegnato e diffuso dalla Chiesa nei secoli, nonchè particolarmente perniciose per la stessa Chiesa e l’integrità della Fede.
    Ma se da domattina per Divina Grazia e per ipotesi assurda il Bergoglio iniziasse a parlare come Sant’Ignazio di Loyola e non si allontanasse più dalla Fede, è evidente che accoglierei con gioia il suo nuovo esprimersi e lo riconoscerei di certo come Papa con tutto quel che ciò comporta e significa. In tal caso, però, verrebbero a cadere tutte le obbiezioni espresse contro di lui sino a questo momento, e dovute tanto al suo comportamento che alla sua elezione (o no?) che al resto che lo ha sempre circondato.
    Ma l’assistenza dello Spirito Santo, se è mancata dal momento dell’incoronazione papale per un ostacolo di Fede posto da lui stesso, può essere accordata successivamente?
    Il concetto ha vagamente qualcosa del Papa “ad intermittenza” che “sceglie quando usare le Chiavi”, ma è molto meno fantasioso, e non suppone un’ “intermittenza” continua, bensì un momento nel quale il non-Papa in quanto eretico cessa d’essere eretico e perciò diviene Papa a tutti gli effetti.
    So che si tratta di un’ipotesi assolutamente peregrina, ma vorrei sapere se la mia affermazione “AL MOMENTO NON LO RICONOSCO COME PAPA, MA SAREI PRONTO A FARLO QUALORA SI COMPORTASSE DA TALE ALLA LUCE DELLA TRADIZIONE” ha un qualche fondamento. In tal modo, la resposabilità della posizione assunta in materia ricade unicamente a colui che, legittimamente o no, occupa il il Trono di Pietro.
    Io mi limito a schierarmi con la Tradizione, e lascio che lui scelga se essere “dei nostri” (nel qual caso lo riconosco) o no.
    E’ fattibile?

    Dal momento che non sono ancora in grado di avere opinioni validamente fondate a riguardo, farò tesoro di qualunque risposta tua e di Radio Spada.

    Grazie, un saluto!

  10. #ricciotti   5 gennaio 2016 at 2:41 am

    Grazie #Frank10. AmDg.

    Rispondo.

    Dove scrivi:
    “Se Onorio fosse stato solo un eretico come dottore privato, non avrebbe perso automaticamente l’Autorità papale, in quanto si richiede un danno pubblico a tutta la Chiesa.”
    Esatto. Difatti egli non si pronunciò nell’allora Magistero solenne, straordinario o ordinario ed universale. Ma in lettere private. Quando il Concilio Cost 3 ecumenico VI si rese conto delle lettere, dopo anni ed anni, rendendosi conto della loro pericolosità, anatematizzò il soggetto, come dottore privato, senza dichiarare l’antipapato.

    Dove scrivi:
    “Quando Gregorio parla di eretico “indiretto” e non formale, intende eretico “materiale” … etc etc”
    Leggendo il suo scritto mi sembra proprio che intenda “eretico indiretto per omissione”. Dunque certamente non “eretico formale”. Potrei ipotizzare che fu “eretico materiale”, anche se l’ipotesi mi sembra forzata. Comunque non lo fu certamente notorio e solo come dottore privato. Per questa sua probabile “eresia materiale” potrebbe anche essere stato privato della potestà, ma questo chi può dirlo? La sua condotta pubblica come Pontefice fu impeccabile, quindi non credo che si possa dare risposta certa, oggigiorno, alla domanda.
    L’eresia si dice “privata” od “occulta” se il soggetto non la manifesta in pubblico o la manifesta con pochi in un contesto non pubblico, quindi credo che si possa parlare di “eresia privata”, trattandosi di lettera ad personam.
    Non ho un compendio di dogmatica serio sotto mano, ma non dovrei ricordare male.

    Rispondo ai 4 casi:
    1) la Chiesa giustamente lo ha anamatetizzato. Se fosse stato possibile, gli avrebbe chiesto di chiarire, prima di agire diversamente;
    2) fino a quando l’eresia resta privata, non reca danno alla Chiesa. Il soggetto potrebbe già essere stato privato da Gesù per via della sua eresia, tuttavia se non la esterna non lo capiremo mai, né comunque arrecherebbe danno alla Chiesa nella conduzione della stessa, quindi la questione credo che sia teoretica e semplicemente speculativa per la teologia;
    3) condivido con la tua conclusione;
    4) al punto 4 ci sarebbe da precisare che un eretico formale resterebbe sedente materiale fino a canonica deposizione. La pertinacia va provata sempre anche secondo diritto, altrimenti come farebbe la Chiesa ad imputare al reo il delitto di eresia? Senza delitto (e c’è differenza fra peccato di eresia e delitto di eresia) accertato, non mi sembra affatto possibile deporre il sedente legalmente.

    Dove dici:
    “Quindi per certo Onorio ricade nel punto 1….. etc”
    Stando così le cose, assolutamente ricade nel punto 1, non nel 2. Si tratta di omissione e non di eresia diretta. Lo dice anche San Leone II, e non solo lui. Meglio lo spiega il Liguori in Verità della Fede, citando altri santi. Non entro nel merito di quello che pensano altri autori. Gregorio XVI parla chiaro, e non solo lui.

    Dove dici:
    ” … cosa dire ad esempio di un Ratzinger papa che scrive libri a più non posso dove si trovano varie eresie …”
    E’ sconveniente, ma non è Magistero. Al soggetto, visti questi indizi come dottore privato, bisogna guardare con maggiore attenzione e stare attenti.
    In una Chiesa con piena giurisdizione, per quegli scritti sarebbe stato processato dal Sant’Uffizio.
    Resta bene e chiaramente inteso che Ratzinger ha toppato fortemente anche in atti pubblici.

    Dove dici:
    “… se basta che un Vescovo o un chierico manifesti pubblicamente le sue eresie per essere fuori della Chiesa e perdere le relative cariche, non vedo perché dovrebbe essere diverso per un papa, ancorché come dottore “privato”, ma con diffusione pubblica …”
    La questione è annosa ed in questo momento, data la stanchezza della giornata di lavoro, non so darti una risposta lucida. Posso pensare, rapidamente, che comunque, dimostrandosi eretico materiale, sarebbe NOTORIO, quindi questo visibilmente testimonierebbe che il soggetto, non avendo la fede cattolica, sarebbe privato da Cristo della giurisdizione.
    Lo spiega Pio XII nella Mystici Corporis. Non importa dove il soggetto si manifesta eretico. Prima di qualsivoglia misura disciplinare, egli “secondo l’ordine di Dio è da ritenersi etnico e pubblicano”.
    Su due piedi mi sento, pertanto, di rasserenarti, dove dici: “… ci sarebbe un altro vulnus nella condotta della Chiesa …”. Ottima riflessione, ma nessun vulnus.
    In questo caso si capirebbe che il sedente è eretico come dottore privato e non come Pontefice, ma certo, essendo eresia e Corpo Mistico incompatibili per loro stessa natura, avremmo testimonianza che comunque una testa mozzata non fa più parte del corpo.

    Credo di aver risposto anticipatamente alle tue ottime domande e deduzioni finali.

    La cosa bella di Dio è che non puoi fregarlo. I ciarlatani possono ingannare gli uomini ma non Dio. Dio legge nei cuori. Un eretico privato è privatamente privato da Dio. Un eretico pubblico dimostra pubblicamente di essere stato privato.

    Dove nello studio pubblicato dico: “Che un Papa possa errare come dottore privato è sconveniente ma non è sinonimo di sede vacante, diverso è per le eresie (apostasie, scisma) notorie e pertinaci nella conduzione della Chiesa (Magistero, Legge, Culto, Canonizzazioni, etc), nel qual caso il soggetto vaca la sede”. Posso approfondire, ma solo per mera speculazione, ininfluente ai fini pratici, che un dottore privato eretico notorio è già stato privato da Cristo della giurisdizione, tuttavia se questi nella conduzione della Chiesa non erra, noi mai praticamente lo capiremo.

    E poi lo dice pure Sant’Alfonso, CHI SONO IO PER GIUDICARE? “E lo stesso sarebbe nel caso, che il papa cadesse notoriamente e pertinacemente in qualche eresia. Benché allora, come meglio dicono altri, non sarebbe il papa privato del pontificato dal Concilio come suo superiore, ma ne sarebbe spogliato immediatamente da Cristo, divenendo allora soggetto affatto inabile, e caduto dal suo officio” (Verità della Fede, Volume primo, Giacinto Marietti, Torino, 1826, alla pagina 142).

    Come ovviava la Chiesa in questi casi? Come hanno sempre fatto con i Santi, gli eruditi, l’Inquisizione, il Sant’Uffizio: si scriveva al soggetto o lo si interrogava pubblicamente per capire le sue ragioni. Se questi non ritrattava, perdeva ogni giurisdizione e beneficio.

    Ripeto. Non prendere per oro colato queste mie risposte poiché non mi sono posto obiezioni alle mie affermazioni, per poi auto produrre confutazioni, quindi potrei sbagliarmi.

    Spero di non aver dato risposte sbagliate alle tue domande.
    Alla prox!
    C.

  11. #ricciotti   5 gennaio 2016 at 3:22 am

    Gentile #Alessio.

    Rispondo:
    “Ma se da domattina per Divina Grazia e per ipotesi assurda il Bergoglio iniziasse a parlare come Sant’Ignazio di Loyola e non si allontanasse più dalla Fede ….”
    Per farlo, dovrebbe rigettare il CV2. Rigettare tutto il “magistero” post CV2. Porre rimedio a tutti i danni fatti negli ultimi 50 anni, dalle “canonizzazioni” anti cattoliche a tutto il resto, farsi riordinare e riconsacrare sotto condizione. Dichiarare gli antipapati precedenti. etc etc
    Dopo si potrebbe cominciare a valutare la questione SERIAMENTE.

    Dove dici: “verrebbero a cadere tutte le obbiezioni espresse contro di lui sino a questo momento, e dovute tanto al suo comportamento che alla sua elezione (o no?) che al resto che lo ha sempre circondato”
    Davanti ad un atto di abiura del genere, come indicato sopra, certamente sarebbe lui stesso ad affermare che prima non era Papa poiché non aveva intenzione di esserlo.
    Per quanto riguarda la sua elezione, non vedo alcun problema. Ho già dato riposte nell’articolo di confutazione a Socci. Il problema non è l’elezione, se la Chiesa non fosse occupata dai vaticanosecondisti, non ci sarebbe alcun problema. Il vero dramma che ci vincola è l’eresia notoria cinquantennale.

    Dove dici:
    “Ma l’assistenza dello Spirito Santo, se è mancata dal momento dell’incoronazione papale per un ostacolo di Fede posto da lui stesso, può essere accordata successivamente”

    La designazione la fanno gli uomini e non lo Spirito Santo. Dobbiamo credere che lo Spirito Santo aiuti la Chiesa anche nel momento della designazione, ma quanti Papi sono stati designati anche per ragioni politiche? Se Dio volle così, sia fatta la Sua volontà. L’elezione si perfeziona se il soggetto rimuove l’ostacolo o gli ostacoli di fede che gli impediscono di ricevere la giurisdizione. Tutto qui. Se lui perfeziona la designazione e la Chiesa lo riconosce Pontefice, non ci sarebbero assolutamente problemi. Alcuni però non condividono la Tesi.

    La risposta a questa tua domanda la fornisce mons. Sanborn nel suo testo De Papatu Materiale.
    “AL MOMENTO NON LO RICONOSCO COME PAPA, MA SAREI PRONTO A FARLO QUALORA SI COMPORTASSE DA TALE ALLA LUCE DELLA TRADIZIONE”.

    Non dici nulla di scandaloso, ma va meglio precisato.

    Cito da mons. Sanborn:

    […] L’uomo che ha la disposizione a ricevere l’autorità è una sostanza che possiede tutte le perfezioni necessarie per ricevere la forma dell’autorità, di queste perfezioni l’ultima e in verità quella sine qua non, è la legale designazione a ricevere l’autorità. La persona così designata può ricevere in sé l’autorità subito oppure dopo un certo periodo di tempo. Se non riceve subito l’autorità, rimane materia ultima dell’autorità, uomo eletto o designato, ma non ha la giurisdizione, non ha il diritto di legiferare o di dirigere la comunità verso i fini che le sono propri.

    […] Costoro sono idonei ad essere designati validamente perché l’impedimento è amovibile ma l’autorità non può essere infusa da Dio finché l’impedimento non è stato rimosso. La ragione è che costoro non sono in grado di promuovere il bene comune fino a quando non hanno rimosso l’ostacolo. E, poiché l’impedimento è morale e volontario, questo ostacolo si può ricondurre ad una assenza di intenzione di promuovere il bene comune. Quindi, Dio che è bene sussistente, non può infondere l’autorità in colui che pone un impedimento volontario alla promozione del bene comune.

    […] 19. Come detto sopra, la materia dell’autorità, ovvero la persona designata, non può ricevere l’autorità alla quale è designata se pone ostacoli volontari. Quali sono questi ostacoli volontari?

    Risposta: qualunque cosa impedisca a colui che è stato designato di promuovere abitualmente il bene comune.
    Il caso del Romano Pontefice è del tutto particolare perché il bene che egli deve promuovere è molto più alto del bene della società civile. Il bene della Chiesa consiste nel perseguire i fini che Cristo stesso le ha imposto e continua a volere per lei. Questi fini sono tre e corrispondono alle tre funzioni di Cristo:
    1) diffondere la verità in modo indefettibile e infallibile in quanto Cristo è Profeta.
    2) Offrire il vero e unico sacrificio al vero e unico Dio e amministrare i veri sacramenti in quanto Cristo è Sommo Sacerdote.
    3) Stabilire in modo indefettibile delle leggi che conducono infallibilmente alla vita eterna in quanto Cristo è Re.
    Quindi, colui che ha o pone un impedimento anche a una sola di queste tre funzioni essenziali di Cristo e della Chiesa non può ricevere l’autorità di Cristo o della Chiesa,
    perché l’autorità, come si è visto prima, è necessariamente ed essenzialmente ordinata al bene comune, al proseguimento dei fini propri della società.
    Quindi chi avesse l’intenzione:
    1) di promulgare l’errore
    2) di promulgare l’uso di un culto falso o il culto di un falso Dio o il non-uso del vero culto, oppure
    3) di promulgare leggi nocive, benché designato validamente, non potrebbe ricevere l’autorità.

    […] L’elemento formale dell’autorità è la facoltà di legiferare. Questa facoltà, o diritto, è essenzialmente ordinata al bene comune per mezzo della legge dalla quale esso è misurato in quanto suo oggetto formale, cosicché se l’ordine al bene comune è rimosso, la facoltà è rimossa.

    […] Ora, come abbiamo detto prima, l’intenzione di promulgare errori o leggi disciplinari nocive, pone nell’eletto un impedimento a ricevere la forma dell’autorità e costui, anche se avrà dato il suo consenso all’elezione rimarrà soltanto eletto FINO A QUANDO NON AVRA’ RIMOSSO L’IMPEDIMENTO.

    Spero di essere stato esaustivo.
    Le risposte che io provo a dare, sia ben chiaro, NON sono mie, ma di altri ben più capaci di me.
    😉

  12. #frank10   5 gennaio 2016 at 12:44 pm

    “In una Chiesa con piena giurisdizione, per quegli scritti sarebbe stato processato dal Sant’Uffizio.”

    L’ulteriore confusione nasce dal fatto che in questa “chiesa” odierna, i famosi Vescovi residenziali non si sognano lontanamente di segnalare pubblicamente le eresie di nessuno. Tutti e sempre! Non sia mai che si veda che sono Pastori che difendono il gregge e la Chiesa! E quei pochi che rare volte parlano su cose ovvie (come l’indissolubilità del Matrimonio), si guardano bene dal denunciare le VERE eresie da condannare. Falsi Pastori con una falsa resistenza che illude gli spiriti un po’ ingenui: una “quinta colonna” infiltrata sia da parte progressista che da parte conservatore, per lasciare che il danno dilaghi tranquillamente. Che desolazione deprimente.

    In effetti la cosa si risolverebbe appunto con un processo chiarificatore del dottore privato. Fatto sta che ai giorni nostri, con la mediaticità istantanea e globale che ci ritroviamo, il procedimento dovrebbe essere MOLTO celere…

    @ricciotti + alessio
    “Per farlo, dovrebbe rigettare il CV2. Rigettare tutto il “magistero” post CV2. Porre rimedio a tutti i danni fatti negli ultimi 50 anni, dalle “canonizzazioni” anti cattoliche a tutto il resto, farsi riordinare e riconsacrare sotto condizione. Dichiarare gli antipapati precedenti. etc etc
    Dopo si potrebbe cominciare a valutare la questione SERIAMENTE”

    Hai detto niente! 😉

    Vista l’enormità della cosa, ma soprattutto considerata la tipologia di eresia di cui stiamo parlando (il modernismo/progressismo che non è SOLO UNA eresia (dalla quale ti allontani semplicemente negando il solo punto erroneo), ma una vera e propria mentalità anticattolica su quasi tutto), anche se facesse l’abiura e anche se in teoria fosse possibile accettarlo come nuovo Papa vero, io penso che sarebbe una colossale imprudenza pratica sconveniente da realizzare.
    Un elemento di questo tipo, che dopo una vita intera a sragionare in una mentalità totalmente anticattolica, all’improvviso si pente e dichiara -a parole- che d’ora in poi sarà tutto cattolico, bé, abbiate pazienza, ha già dato abbastanza in negativo, è un neoconvertito ancora da istruire bene sui veri concetti cattolici e senza un lungo congruo periodo di tempo di prova per vedere come si comporterebbe in pratica, bé, lo mettiamo al vertice della struttura a guidare tutti??! Impensabile.
    Oltretutto sempre tenere presente la loro perfida abilità di dire e smentire, fingere di essere apposto e poi insinuare l’errore… insomma candidi sì, ma fessi no…
    Va bene speculare la teoria, ma poi bisogna tenere presente pure la convenienza pratica. Perciò io direi NO, un modernista da una vita intera, dopo aver appurato per sua stessa abiura che non era papa, non dovrebbe essere accettato subito come nuovo papa cattolico (anche se in teoria lo potrebbe). Magari potrebbe diventare un bravo vescovo antimodernista e si salverà l’anima, ma anche no, è da vedere in pratica col tempo. DOPO un lungo tempo potrebbe essere rivalutata la sua elezione a papa.

    “Un eretico privato è privatamente privato da Dio.” mitico scioglilingua 😉 visti gli orari di risposta, mi raccomando di andare a nanna presto, che abbiamo bisogno di Carlo bello sveglio 😉
    Ciao a tutti

  13. #Alessio   5 gennaio 2016 at 3:41 pm

    Carissimo Ricciotti (o meglio Carlo)

    Che dire… grazie mille! Esaustivo e chiaro!
    Per spiegarlo a chi ha nozioni ancora più scarse delle mie, posso paragonare un Papa al primario di un ospedale, che può legittimamente occupare tale carica solo se ne ha i requisiti e le intenzioni adeguate. Se ha una laurea falsa (in riferimento al “papa” che da il suo consenso ma NON a divenire realmente un Papa, bensì , per esempio, un celeberrimo personaggio pubblico) o non ha alcuna voglia di curare i malati (in riferimento ad un “papa” che abbia l’intenzione di promulgare errori) la sua nomina è solo di facciata, e legittimamente andrebbe rimosso. Non è una similitudine perfetta, ma magari può essere utile ad illustrare il concetto

    Nell’ipotizzare un Bergoglio rinsavito non intendevo estendere le mie speranze, seppur tanto evidentemente utopiche, sino ad un rifiuto totale del CV2 con la conseguente riparazione dei danni, mi “limitavo” all’immaginare che smettesse di seminare l’errore e cominciasse a farlo con la retta Dottrina, senza però sconfessare nulla da Roncalli in avanti.
    In questo caso? Di certo hai ragione, completamente ragione, ma davvero mi stai dicendo che se non sconfessasse gli ultimi cinquant’anni d’eresia Bergoglio non potrebbe venire considerato Papa neppure se per quanto riguardasse presente e futuro promulgasse solo la Verità?
    E’ una domanda puramente teorica, ma è utile per minimizzare il più possibile la responsabilità da parte dei fedeli (e mia) che spingo a rigettare Bergoglio e la sua cricca quando capita l’occasione. Per quanto sappiamo benissimo che non accadrà mai che Bergoglio si converta, intervento divino a parte, una cosa è accusarlo di non compiere la sua missione nell’attualità ed un’altra cosa è accusarlo di non porre inequivocabile e formale rimedio agli errori dei suoi predecessori, atto che sarebbe di gran lunga più clamoroso e che lascerebbe sgomenta la Cristianità intera. In parole povere, minore è lo sforzo che gli si chiede e maggiore è la sua responsabilità se non lo fà, con una conseguente diminuzione della responsabilità da parte dei fedeli.
    Ti dico questo per due ragioni :
    1. L’accusa, da parte di sacerdoti o di gente con un minimo di preparazione, di essere scismatico. Se posso rispondere “solo” dicendo :-Bergoglio per essere considerato Papa dovrebbe seguire la Tradizione.- do una risposta molto idealizzata ma decisamente proponibile, la colpa è solo di Bergoglio se non segue la Tradizione ; se invece dico lo stesso ma ci aggiungo che dovrebbe anche dare un colpo di spugna su mezzo secolo d’errori, non solo tramite il suo comportamento ma con degli atti ufficiali retroattivi riguardanti il passato, allora la mia posizione diviene così utopica da essere scarsamente ascoltata, e finisce che passo dall’essere uno che ha delle legittime pretese, per quanto molto decise, ad essere considerato una specie di sognatore che ha intenzione di separarsi dalla Chiesa ; poco importa se ad essersi separati siano stati loro, essendo tale posizione tanto lontana da un’eventualità concreta rende più deboli le mie argomentazioni.
    2. Il pericolo, parlando con gente che ha giusto un’infarinatura cristiana vaga, è che intendano il -Bergoglio è un eretico ed in buona parte anche il Vaticano da mezzo secolo.- come un :-Credi in Dio ma non nella Chiesa.-, tendenza decisamente comune e che spinge a crearsi un “dio” a proprio uso e consumo. In effetti, l’immane differenza tra la Chiesa pre e post CV2 è difficilmente compresa per chi è digiuno di queste materie. Se mi limito a criticare tutto ciò che il CV2 ha prodotto e l’attuale condotta di Bergoglio, sostenendo che per essere considerato Papa debba comportarsi da tale, in molti mi seguono (più o meno), mentre se dico che dovrebbe cancellare l’ultimo mezzo secolo di Vaticano mi si perdono per strada e mi finiscono nei luoghi comuni di delusione e di individualismo che conosciamo benissimo…-Ma sì, è tutto uno schifo!-, -Il telegiornale ha detto che hanno beccato un vescovo che s’imboscava milioni!-, -Io credo in Dio, non in ‘sti qua, che alla fine si fanno solo i fatti loro.-. E come ben sai, smuovere qualcuno da questi luoghi comuni è davvero difficile, perchè sono basati su di un sentire comune e non su argomentazioni specifiche, e contrastare un vago sentire supportato dalla delusione con delle nozioni è un’ impresa ardua, il “Ma sì, ma tanto è tutto un magna-magna…” non richiede dimostrazioni in quanto “vox populi vera a priori” ed è sempre dietro l’angolo, mentre invece la confutazione va dimostrata eccome.

    Quindi, sia che si parli con persone che sanno più o meno cosa dire sia con chi sa molto poco, più si riescono a ridurre le pretese per la riconciliazione col Papato e meno è difficile trovare chi ascolti per più di due minuti.
    Naturalmente fermo restando la Dottrina, questo è lampante, ma vorrei evitare il “Sei tu che vuoi troppo” ed il “Che vadano a farsi friggere”, entrambe posizioni che non aiutano la promulgazione della Verità.
    Dimmi tu… se no quando capita ripeto quel che mi hai detto nella risposta e poi che pensino quel che vogliono.

    Grazie ancora per la notevole risposta e per l’attenzione. Da voi c’è davvero tanto da imparare!
    Saluti!

    A Frank10

    Sono d’accordo con te, il mio è solo un tentativo per vedere quanto si possa limitare ai danni, almeno in linea teorica e durante le conversazioni a riguardo per quanto sporadiche.
    Con l’immaginaria conversione di Bergoglio l’ipotesi è che da un momento all’altro diventi un cattolico integrale ed intregerrimo, non che sia impreparato nè che voglia imbrogliare. Lo so, non sta in piedi, ma è utile a livello puramente concettuale per le ragioni che ho espresso.

    Un saluto anche a te.

  14. #ricciotti   5 gennaio 2016 at 4:19 pm

    per #Alessio

    dove dici:
    “In questo caso? Di certo hai ragione, completamente ragione, ma davvero mi stai dicendo che se non sconfessasse gli ultimi cinquant’anni d’eresia Bergoglio non potrebbe venire considerato Papa neppure se per quanto riguardasse presente e futuro promulgasse solo la Verità?”

    Certo. Se non si espone chiaramente la Verità, dunque se non si fa tabula rasa della setta del vaticanosecondo infiltrata nella Chiesa (mi riferisco a documenti, riforme, leggi, liturgia, canonizzazioni, etc), come si può mai ristabilire la Verità.

    “Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli,
    ma non avessi la carità,
    sarei un bronzo risonante o un cembalo squillante.

    Se avessi il dono della profezia
    e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza
    e avessi tutta la fede in modo da spostare le montagne,
    ma non avessi la carità,
    non sarei nulla.

    Se distribuissi tutti i miei beni per nutrire i poveri,
    se dessi il mio corpo per essere arso,
    e non avessi la carità,
    non mi gioverebbe a nulla.

    La carità è paziente,
    è benigna la carità;

    la carità non invidia, non si vanta,
    non si gonfia, non manca di rispetto,
    non cerca il proprio interesse, non si adira,
    non tiene conto del male ricevuto,
    ma si compiace della verità;

    tutto tollera, tutto crede,
    tutto spera, tutto sopporta.

    La carità non verrà mai meno.

    Le profezie scompariranno;
    il dono delle lingue cesserà, la scienza svanirà;
    conosciamo infatti imperfettamente,
    e imperfettamente profetizziamo;
    ma quando verrà la perfezione, sparirà ciò che è imperfetto.

    Quando ero bambino, parlavo da bambino,
    pensavo da bambino, ragionavo da bambino.
    Da quando sono diventato uomo,
    ho smesso le cose da bambino.

    Adesso vediamo come in uno specchio, in modo oscuro;
    ma allora vedremo faccia a faccia.
    Ora conosco in parte, ma allora conoscerò perfettamente,
    come perfettamente sono conosciuto.

    Ora esistono queste tre cose: la fede, la speranza e la carità;
    ma la più grande di esse è la carità”.

    S. Paolo – Prima lettera ai Corinzi 13,1

  15. #Alessio   5 gennaio 2016 at 4:22 pm

    Grazie mille, Carlo. Mi atterrò a quanto dici, però la vedo dura.
    Ciao!

  16. #frank10   5 gennaio 2016 at 5:49 pm

    Alessio, concordo anch’io con Carlo.
    Io la metterei così, sintetizzando al massimo, in modo da far passare concetti chiari, non confutabili e incisivi:

    1) siamo cattolici perché abbiamo la stessa Fede predicata da Gesù, dagli Apostoli, dai Padri, la stessa Fede da 2000 anni e questo permette a un cattolico del 400dC o a noi ora di professare le stesse identiche realtà religiose: stesse regole per tutti, sempre, ovunque.
    2) la Chiesa esiste appunto per tramandare, custodire, confermare la STESSA Fede di sempre; il Papa, capo della Chiesa è il Custode del Deposito immutabile della Fede.
    3) se si comincia a credere a qualcosa di diverso dalla Dottrina rivelata, semplicemente non si è più cattolici, ci si è creati una nuova nostra religione che non è più quella insegnata da Gesù: tecnicamente si viene chiamati appunto “eretici”, ci si separa dall’unica Chiesa con l’unica vera Fede
    4) i fatti parlano chiaro, da 50 anni la Fede rivelata è stata modificata, addirittura dagli stessi che avrebbero dovuto custodirla inalterata!
    5) l’unica conseguenza logica è ammettere che quei “Papi” non sono papi, in quanto eretici
    6) nessun eretico può ridiventare cattolico e rientrare nella Chiesa, se non rinnegando l’eresia professata e riconfessando la Verità intera. A maggior ragione vale per un “papa” che deve insegnare agli altri la Verità della Dottrina.
    7) noi non solo non siamo scismatici né eretici, staccandoci da questa “chiesa”, ma anzi proprio per rimanere cattolici e per amore della vera Chiesa e di Gesù, non possiamo seguire insegnamenti diversi da quelli che sono stati rivelati e tramandati inalterati dalla vera Chiesa di sempre.

    O magari se ti manca il tempo o la voglia di chi ascolta, sintetizza in un motto:
    “La nostra Fede è così: o tutto o niente!”
    Se Bergoglio vuole essere cattolico deve per forza professare la stessa Fede di sempre tutta intera!
    Del resto tu dici come ipotesi remotissima che da un momento in poi, si mettesse a predicare la Dottrina di sempre, cioè comincerebbe a predicare l’opposto del CVII… non si scappa. Quindi, avendo prima fatto il contrario assoluto, non può essere altrimenti che deve per forza sconfessare pubblicamente i suoi errori passati e quelli dei (non)”papi” come lui.
    Cosa che non avverrà mai e quindi meglio mettersela già via.

  17. #Alessio   6 gennaio 2016 at 1:11 am

    Caro Frank10,

    grazie del tuo intervento, siamo tutti d’accordo. Stavo solo cercando un modo per rendere il concetto più facilmente assimilabile ma c’è poco da fare.
    In effetti, al di là di quel che avrebbe personalmente intenzione di fare, l’immaginario Bergoglio convertito si ritroverebbe per forza di cose a dover rispondere circa il CV2 e l’operato dei suoi ultimi predecessori, che promulgando la Verità rinnegherebbe apertamente in modo indiretto. A tale domanda non avrebbe alternativa : o con il CV2 o contro, e da tale risposta si capirebbe immediatamente come schierarsi.

    Grazie ad entrambi!

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  20. #Mario   6 gennaio 2016 at 3:26 pm

    ” (…) i sedevacantisti hanno perduto la fede nella Chiesa, Corpo Mistico di Cristo, in maniera analoga a coloro che avevano perduto la fede durante la Passione di Cristo. La posizione sedevacantista costituisce quindi una reazione alla crisi della Chiesa destinata a cadere nel neo-protestantesimo. Non a caso i sedevacantisti sono divisi in una pluralità di fazioni e di sette che si contrappongono l’una all’altra, scomunicandosi reciprocamente e talvolta eleggendo i propri Papi. Ci troviamo di fronte, per i nostri autori, ad uno dei grandi errori religiosi del nostro tempo. Per questo il loro volume merita di essere letto con attenzione” tratto da Corrispondenza Romana, Emmanuele Barbieri.

    • #ricciotti   6 gennaio 2016 at 3:50 pm

      Rispondo a #Mario

      Dove dici:
      “(…) i sedevacantisti hanno perduto la fede nella Chiesa, Corpo Mistico di Cristo”
      Rispondo: nego, poiché la fede nella Chiesa … la ha chi crede che un “papa” eretico non sia formalmente papa, come spiega Gregorio XVI. Dimostra, al contrario, di avere una fede di sentire non cattolico, chi crede che la Chiesa ed il Papa possano essere eretici e scismatici.

      Dove dici:
      “in maniera analoga a coloro che avevano perduto la fede durante la Passione di Cristo”.
      Rispondo: falso poiché Gesù non fu eretico. Chi si allontanò lo fece per paura, per dubbio personale. L’autore dello scritto dimostra di non sapere in che precisi momenti hanno pieno compimento la fondazione della Chiesa ed il dogma del Primato.
      Dove dici:
      “La posizione sedevacantista costituisce quindi una reazione alla crisi della Chiesa destinata a cadere nel neo-protestantesimo”
      Rispondo:
      Falso. Come spiega Gregorio XVI, un eretico non è Papa e va corretto o deposto. Va fatto presente. Lo stesso ammonisce che, al contrario, ogni scisma (es. Corrispondenza Rom, FSSPX, etc… di atteggiamento scismatico), incarna il germe dell’eresia, come in questo caso il germe del fallibilismo, che porta al protestantesimo. Devo seriamente dubitare sulle competenze teologiche dell’autore del pezzo che citi.

      Dove dici:
      “Non a caso i sedevacantisti sono divisi in una pluralità di fazioni e di sette che si contrappongono l’una all’altra, scomunicandosi reciprocamente e talvolta eleggendo i propri Papi”.
      Rispondo: fa confusione con i conclavisti ed altri pseudo sedevacantisti. La soluzione cattolica è, come spiega sant’Antonino di Firenze nella reale comprensione del dogma. Uomo(idoneo)+papato = papa formaliter. Uomo(non idoneo)+”papato”= “papa” materialiter
      La Chiesa ha SEMPRE parlato di gerarchia formale e gerarchia materiale. Per vizio, la gerarchia materiale NON ha giurisdizione. Questo è l’ABC.

      Dove dici:
      “Ci troviamo di fronte, per i nostri autori, ad uno dei grandi errori religiosi del nostro tempo. Per questo il loro volume merita di essere letto con attenzione” tratto da Corrispondenza Romana, Emmanuele Barbieri”
      Rispondo:
      In poche righe questo signor Barbieri (mi auguro che non usi questo pseudonimo pensando di essere come l’Abate Em. Barbier, spero che sia il suo vero nome) dimostra di non conoscere a sufficienza i rudimenti della disciplina dogmatico/giuridica sul Papato.
      Lui sì DEVE non solo essere letto con attenzione, ma preferibilmente non letto.
      La pace sia con te.
      CdP

      • #giona   5 gennaio 2017 at 3:05 pm

        Se per vizio, lei scrive, la gerarchia materiale non ha giurisdizione, e concordo, che ce ne facciamo allora?

  21. #frank10   6 gennaio 2016 at 5:39 pm

    @Carlo
    Si riferisce a questo articolo:
    http://www.corrispondenzaromana.it/un-libro-contro-la-tentazione-del-sedevacantismo/

    E’ la recensione di un nuovo libro antisedevacantista (“opera di settecento pagine, con un’introduzione di mons. Bernard Fellay”) scritto da due giuristi americani, John Salza e Robert Siscoe.
    Naturalmente, per ben predisporre i lettori, in perfetto stile cristiano devono demonizzare l’avversario con gratuito disprezzo: “gli autori mostrano come i sedevacantisti, per giustificare le loro teorie hanno spesso manipolato le dichiarazioni di Pontefici e teologi, smascherando le tattiche di cui spesso si servono per difendere l’indifendibile […] Queste teorie vengono esposte sui blog, con stile aggressivo e torrenziale, da personaggi generalmente carenti di qualsiasi preparazione teologica e canonica, e soprattutto privi di quello spirito di autentico amore alla Chiesa che imporrebbe, quanto meno, la prudenza nel trattare problemi tanto gravi e complessi […] non si rendono conto di essere stati condotti all’errore grazie a citazioni parziali o male intese, da una cattiva teologia e da apologisti della sede vacante senza scrupoli, che disgraziatamente sembrano più preoccupati a “dimostrare” la loro posizione che la verità”

    Già solo con queste gratuite e offensive dichiarazioni, si squalificano da soli.
    In ogni caso, in futuro sarà certamente da confutare.
    Io, prima di averlo letto, ipotizzo quasi con certezza che non si sono dati la pena di rispondere alla mia solita semplice domandina: “Un ecclesiastico eretico di qualunque grado è ipso facto fuori della Chiesa sì o no?”.
    Tu che immagino lo leggerai, mi saprai dire.
    Ciao

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  27. #Fabio Angius   5 gennaio 2017 at 9:21 am

    Davvero ottimo, grazie!

    • #Alessandro   5 gennaio 2017 at 12:23 pm

      Un vero peccato non aver più letto articoli dell’ottimo Carlo Di Pietro! Oltre che serietà e preparazione ammiro il suo coraggio, la sua coerenza e specchiata onestà, qualità queste di cui gran parte del mondo sedicente cattolico tradizionalista è purtroppo, a mio avviso, desolatamente povero!

      • #guelfonero   5 gennaio 2017 at 3:11 pm

        Ci ha lasciato però un patrimonio enciclopedico su RS che è un piacere ancor oggi rileggere.

        • #Alessandro   5 gennaio 2017 at 3:39 pm

          Già, dimenticavo di dire che, grazie a Dio, è anche molto generoso!

        • #lister   5 gennaio 2017 at 4:07 pm

          Sì, ma perché non ci regala nuovi, dotti articoli?

        • #jeannedarc   5 gennaio 2017 at 10:17 pm

          perché siamo liberali. (risate registrate come nei telefilm americani) 😉

        • #Alessandro   5 gennaio 2017 at 7:08 pm

          Caro Lister,
          questioni di coscienza presumo: intelligenti pauca!

  28. #Alessandro   6 gennaio 2017 at 2:48 am

    Liberali? No, non direi: l’offerta è incompleta ad esempio manca ancora Socci all’appello ma, come si suol dire, mai dire mai…