Perché Dio ci castiga? Quali sono i peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio?

Perché Dio ci castiga? Quali sono i peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio?

A cura di CdP Ricciotti. Rielaborazione ed approfondimento partendo da: Catechismo di san Pio X commentato da Padre Dragone, CLS, Verrua Savoia, 2009, pag. 238 ss.

I peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio sono dei più gravi e funesti perché sono direttamente contrari al bene dell’umanità e sono odiosissimi, tanto che provocano, più degli altri, i castighi di Dio.

I peccati contro lo Spirito Santo sono più direttamente opposti all’amore di Dio. Quelli che gridano vendetta al cospetto di Dio sono più diretti contro il comandamento dell’amore verso il prossimo, che danneggiano o togliendogli il bene supremo (la vita con l’omicidio volontario), o impedendo a questo bene di propagarsi (peccato impuro contro natura), o rendendo difficile e insopportabile la vita (oppressione dei poveri e defraudare la giusta mercede a chi lavora).

I peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio sono quattro, e sono:

1) Omicidio volontario. La vita è il maggior dono naturale che Dio ha dato all’uomo. Senza di essa non è possibile né ricevere e né godere alcun dono. Privare il prossimo della vita con l’omicidio volontario (uccisione, aborto, etc), significa privarlo del massimo bene e fargli il massimo danno (i bambini abortiti vanno al Limbo). Dio, l’unico padrone della vita e della morte, prende le difese delle vittime e ne compie vendetta. La Sacra Scrittura attesta che il sangue dell’innocente Abele ucciso da Caino invocava vendetta davanti a Dio contro l’omicida (Gn. 4,10). L’aborto è sempre omicidio. Il quinto comandamento: Non ammazzare, proibisce di dar morte, battere, ferire o fare qualunque altro danno al prossimo nel corpo, sia per sé, sia per mezzo d’altri; come pure di offenderlo con parole ingiuriose e di volergli male. In questo comandamento Iddio proibisce anche il dar morte a se stesso, ossia il suicidio. Proibisce anche lo scandalo. Vi sono dei casi nei quali sia lecito uccidere il prossimo? È lecito uccidere il prossimo quando si combatte in una guerra giusta, quando si esegue per ordine dell’autorità suprema la condanna di morte in pena di qualche delitto; e finalmente quando trattasi di necessaria e legittima difesa della vita contro un ingiusto aggressore (in futuro approfondiremo).

2) Peccato impuro contro natura. Creando i due sessi distinti ed istituendo il Matrimonio, Dio ha concesso agli uomini l’inestimabile privilegio di essere suoi collaboratori nel propagare la vita sulla terra. Ma Egli vuole che siano osservate le leggi divine e naturali che regolano il matrimonio. Chi coglie solo i piaceri, rifiuta i doveri del matrimonio e cerca di impedire che si propaghi la vita a nuove creature umane, commette un gravissimo peccato che grida vendetta al cospetto di Dio contro il peccatore (o i peccatori). I sodomiti furono puniti di questo peccato col fuoco disceso dal cielo, che li incenerì con la loro città (Gn. 19, 1-29).  La Scrittura dice anche “Onan sapeva che la prole non sarebbe stata considerata come sua; ogni volta che si univa alla moglie del fratello, disperdeva (il seme) per terra, per non dare una posterità al fratello. Ciò che egli faceva non fu gradito al Signore, il quale fece morire anche lui” (Gn. 38, 9-10). Approfondimenti sulla gravissima violazione del sesto comandamento.

3) Oppressione dei poveri. Chi abusa della sua forza fisica o morale, della sua autorità o della posizione sociale per opprimere gli indifesi, per imporre la sua volontà ed estorcere quello che vuole, pecca gravemente contro il comandamento dell’amore del prossimo, rende insopportabile la vita, già dura per se stessa, specialmente per i poveri e i deboli. Quanti politicanti e quanti ricchi possidenti di rendono colpevoli di questo peccato, dicendo e facendo credere che procurano il bene del popolo, che tutelano gli interessi delle classi umili e dei lavoratori, speculando sulla loro miseria e vivendo del loro sangue!

4) Defraudare la giusta mercede agli operai. Per chi lavora a conto di altri (servi, operai, manovali, dipendenti, etc), il compenso del lavoro spesso è l’unica risorsa di vita e l’unica ricchezza. Quando il lavoratore ha compiuto il suo lavoro (svolgendo il suo dovere – il lavoratore ha diritti e doveri), ha diritto ad un compenso (solitamente contrattualizzato o pattuito in precedenza) che gli dia la possibilità di vivere decorosamente con la famiglia. Pecca in modo gravissimo chi non paga sufficientemente il lavoratore, chi lo costringe ad un lavoro superiore alle forze, o gli fa ingiustamente attendere il pagamento. Il defraudare la giusta mercede ai lavoratori è uno dei peccati più diffusi, più vergognosi e più odiosi della società moderna. Nei paesi dove c’è il culto della libertà, nonostante le organizzazioni dei lavoratori (degenerati oggi in sindacati), che purtroppo non sempre si contengono nei limiti della giustizia, quanti datori di lavoro, commercianti, industriali, agrari, approfittano della miseria e costringono poveri e deboli a lavorare con stipendi di fame, arricchendosi ingiustamente con il sangue dei poveri! Quello che era stato fatto nel campo della giustizia sociale dalla cristianità, piano piano è sacrificato con le macchinazioni che oggi attanagliano le società laicizzate/atee/infedeli.

Comunismo, marxismo, totalitarismi socialisti e false democrazie. Assai più dolorosa è la condizione del lavoratore in quei paesi dove il popolo ha, in qualche modo (esplicito o implicito), perduto la libertà, dove unico datore di lavoro, unico padrone della vita e della morte dei sudditi è lo stato (in futuro parleremo delle consorterie che lo dirigono iniquamente), incontrollato ed incontrollabile; dove milioni e milioni di vite umane sono sacrificate e immolate a sogni di grandezza e di potenza dello stato (o di organizzazioni sovranazionali); dove il bene pubblico equivale al bene dei pochi che sono al potere; dove non c’è neppur più la libertà di dirsi e pensarsi infelici; dove la vittima deve inneggiare al carnefice, baciare le orme dei suoi piedi, senza osare di guardare in faccia il nuovo Moloch, per non restare abbagliati dal suo splendore divino (dicono i servitori), per non morire di orrore o di un colpo di mitra alla nuca (o di un iniquo processo, etc), dicono i fatti!

Papa Pio XI, Casti Connubii. “Ma per venire ormai, Venerabili Fratelli, a trattare dei singoli punti che si oppongono ai diversi beni del matrimonio, il primo riguarda la prole, che molti osano chiamare molesto peso del connubio e affermano doversi studiosamente evitare dai coniugi, non già con l’onesta continenza, permessa anche nel matrimonio, quando l’uno e l’altro coniuge vi consentano, ma viziando l’atto naturale. E questa delittuosa licenza alcuni si arrogano perché, aborrendo dalle cure della prole, bramano soltanto soddisfare le loro voglie, senza alcun onere; altri allegano a propria scusa la incapacità di osservare la continenza, e la impossibilità di ammettere la prole a cagione delle difficoltà proprie, o di quelle della madre, o di quelle economiche della famiglia. Senonché, non vi può esser ragione alcuna, sia pur gravissima, che valga a rendere conforme a natura ed onesto ciò che è intrinsecamente contro natura. E poiché l’atto del coniugio è, di sua propria natura, diretto alla generazione della prole, coloro che nell’usarne lo rendono studiosamente incapace di questo effetto, operano contro natura, e compiono un’azione turpe e intrinsecamente disonesta. Quindi non meraviglia se la Maestà divina, come attestano le stesse Sacre Scritture, abbia in sommo odio tale delitto nefando, e l’abbia talvolta castigato con la pena di morte, come ricorda Sant’Agostino: «Perché illecitamente e disonestamente si sta anche con la legittima sposa, quando si impedisce il frutto della prole. Così operava Onan, figlio di Giuda, e per tal motivo Dio lo tolse di vita». Pertanto, essendovi alcuni che, abbandonando manifestamente la cristiana dottrina, insegnata fin dalle origini, né mai modificata, hanno ai giorni nostri, in questa materia, preteso pubblicamente proclamarne un’altra, la Chiesa Cattolica, cui lo stesso Dio affidò il mandato di insegnare e difendere la purità e la onestà dei costumi, considerando l’esistenza di tanta corruttela di costumi, al fine di preservare la castità del consorzio nuziale da tanta turpitudine, proclama altamente, per mezzo della Nostra parola, in segno della sua divina missione, e nuovamente sentenzia che qualsivoglia uso del matrimonio, in cui per la umana malizia l’atto sia destituito della sua naturale virtù procreatrice, va contro la legge di Dio e della natura, e che coloro che osino commettere tali azioni, si rendono rei di colpa grave. Perciò, come vuole la suprema autorità Nostra e la cura commessaCi della salute di tutte le anime, ammoniamo i sacerdoti che sono impegnati ad ascoltare le confessioni e gli altri tutti che hanno cura d’anime, che non lascino errare i fedeli loro affidati, in un punto tanto grave della legge di Dio, e molto più che custodiscano se stessi immuni da queste perniciose dottrine, e ad esse, in qualsiasi maniera, non si rendano conniventi. Se qualche confessore o pastore delle anime, che Dio non lo permetta, inducesse egli stesso in simili errori i fedeli a lui commessi, o, se non altro, ve li confermasse, sia con approvarli, sia colpevolmente tacendo, sappia di dovere rendere severo conto a Dio, Giudice Supremo, del tradito suo ufficio, e stimi a sé rivolte le parole di Cristo: «Sono ciechi, e guide di ciechi: e se il cieco al cieco fa da guida, l’uno e l’altro cadranno nella fossa» [Matth., XV, 14; S. Offic., 22 Nov. 1922]”.

Furti, frode e usura. È peccato grave rubare? È un peccato grave contro la giustizia quando trattasi di materia grave, essendo cosa molto importante che sia rispettato il diritto che ciascuno ha sulla roba propria, e ciò per il bene degli individui, delle famiglie e della società. Solamente col furto e con la rapina si danneggia il prossimo nella roba? Si danneggia anche con la frode, con l’usura e con qualunque altra ingiustizia contro i suoi beni. Come si commette la frode? La frode si commette ingannando il prossimo nel commercio con pesi, misure o monete false e con merci cattive; falsificando scritture e documenti; in somma facendo inganni nelle compere, nelle vendite ed in qualsiasi altro contratto (anche nella legislazione iniqua) ed anche quando non si vuol dare il giusto ed il convenuto. In qual modo si commette l’usura? L’usura si commette con l’esigere senza legittimo titolo un illecito interesse per una somma prestata, abusando del bisogno e dell’ignoranza altrui. Quali altre ingiustizie si commettono contro i beni del prossimo? Col fargli perdere ingiustamente ciò che ha, col danneggiarlo nelle possessioni, non lavorare conforme al dovere, non pagare per malizia i debiti e le dovute mercedi, col ferire od uccidere animali che gli appartengono, col mandare a male le cose avute in custodia, con l’impedire ad alcuno di fare un giusto guadagno, col tenere mano ai ladri, col ricevere, nascondere o comprare la roba rubata. La tassazione iniqua ed immorale (Cf. Papa Leone XIII,Rerum novarum del 15 maggio 1891; Papa Pio XI, Quadragesimo anno del 15 maggio 1931; Papa Pio XII, Discorso ai partecipanti al Congresso dell’Istituto internazionale delle finanze pubbliche, 2 ottobre 1948; Papa Pio XII, Allocuzione al Congresso del’Associazione fiscale internazionale sula natura e i limiti delle tasse, 2 ottobre 1956 – qui approfondimento),  in quanto tale, non vincola moralmente il suddito, il quale potrà pagare secondo le sue possibilità e nella misura moralmente accettabile, premurandosi di non provocarsi ancor maggior danno, agendo in questo modo. Rimando alle indicazioni dei Santi moralisti come sant’Alfonso. Ne parleremo in futuro.

Castighi di Dio. I terribili castighi che ci hanno colpiti negli ultimi decenni con due guerre mondiali e innumerevoli stragi, sono indubbiamente il castigo di questo peccato, del peccato impuro contro natura e dei delitti contro la persona e la dignità umana (afferma Padre Dragone).

Dio castiga anche a causa di altri gravi peccati. Lo vedremo nei prossimi articoli.

A cura di CdP Ricciotti. Rielaborazione ed approfondimento partendo da: Catechismo di san Pio X commentato da Padre Dragone, CLS, Verrua Savoia, 2009, pag. 238 ss.

7 Commenti a "Perché Dio ci castiga? Quali sono i peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio?"

  1. #AICI   18 gennaio 2016 at 6:55 pm

    Nel fare gli esempi, affianchiamo al comunismo il nazismo ed assieme a ‘totalitarismi socialisti’ aggiungiamo i ‘totalitarismi fascisti’& simili….

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    • #ricciotti   18 gennaio 2016 at 7:02 pm

      Grazie per la precisazione.
      La dottrina sociale di nazismo e fascismo comunque ordinariamente non opprimeva la privata proprietà.
      Quelle dittature avevano altri difetti.
      Un caro saluto.

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  2. #Alessio   19 gennaio 2016 at 4:51 am

    Io personalmente NON ringrazio per la precisazione, tralaltro del tutto fuori luogo. A quanto pare c’è ancora gente che se non mette di mezzo il “fascista cattivo” non si sente a posto.

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  4. #Maria   5 febbraio 2016 at 2:10 pm

    Ci sono i cristiani e……tutti gli altri sono a parte.

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  6. #Martino Mora   25 settembre 2016 at 9:58 pm

    Ne manca uno grave quanto e più della lussuria e della superbia: la cupidigia di denaro o più impropriamente avarizia. L’idolatria dellea merce. la servitù a Mammona, che si manifesta dal consumismo di massa al dominio della finanza internazionale, sono peccato gravissimo agi occhi di Dio.

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