Rosari senza numero!

7
[immagine in vendita]

 

«Pregate senza interruzione»
Un giorno S. Alfonso de’ Liguori, nella sua vecchiaia, cadde in un brutto letargo. Non parlava né sentiva più nulla. I confratelli, attorno, non sapevano come fare. Ad uno venne un’improvvisa ispirazione, si avvicinò al Santo, e gli disse «Monsignore, dobbiamo dire il Rosario». A quella parola Rosario, il Santo si scosse immediatamente, aprì gli occhi e incominciò subito: «Deus in adiutorium meum intende…». Quando si trattava di recitare Rosari, S. Alfonso era sempre pronto, instancabile. Specialmente negli anni della sua vecchiaia, stava sempre «col Rosario tra le mani dalla mattina alla sera».

I Santi son fatti così. Tendere sempre al massimo nel bene, non mettere mai limiti né lesinare gli sforzi e gli eroismi quando si tratta di compiere cose buone: è la caratteristica propria dei Santi. E ciò, soprattutto per una cosa buona e santa com’è la preghiera.

Pregare significa sostare e vivere in Cielo: «La nostra conversazione è nei cieli» (Fil 3,20). Pregare è fare quel che fanno i Santi del Paradiso, i quali a tu per tu con Dio e con Maria, si inebriano dell’incessante preghiera di adorazione, di lode, di ringraziamento. Amare con passione la preghiera, quindi, cercare con sollecitudine ogni occasione di preghiera, essere instancabili nel pregare, è la cosa più naturale e normale per i Santi. Davvero essi amano le divine parole: «Bisogna pregare sempre» (Lc 18,1), «Pregate senza interruzione» (1 Ts 5,17), e come ci tengono a prenderle alla lettera! Pregare molto e bene, anzi, pregare moltissimo e benissimo, è la loro comune divisa.
Non ci meraviglieremo, quindi, se anche a proposito di Rosari, per i Santi non vale altra massima che quella delle anime totalitarie: recitarne senza numero. Si pensi, ad esempio, che S. Ignazio di Loyola portava sempre la corona del Rosario e la teneva con sé anche dormendo, di modo che, se si svegliava, era subito spinto a pregare la Madonna.

 

 

In ogni tempo
Non dovrebbe mai passare un giorno senza Rosario. Non si dovrebbe sciupare neppure un po’ di tempo in ozio, senza trasformarlo in preghiera con il Rosario. Quante persone, invece, non dicono il Rosario, pur sciupando, forse, ore di tempo dinanzi al televisore, leggendo il giornale o un rotocalco, girando e parlando a vuoto!
Ci sono di quelli che dicono di non avere assolutamente tempo per il Rosario. È impossibile – dicono – trovare un quarto d’ora per recitare una corona. Bisogna crederci? Anche se si volesse credere, si potrebbe sempre dir loro quel che dicevano San Vincenzo de’ Paoli e S. Giovanni Bosco: cercate di recitare la corona, distribuita lungo tutta la giornata, una posta al mattino appena alzati, una più tardi, un’altra prima di pranzo… Due minuti ogni tanto, per recitare una posta, non è davvero molto! Ma è necessario recitare la corona ogni giorno come impegno d’amore quotidiano alla Madonna.

S. Vincenzo de’ Paoli arriva a consigliare di mettere da parte altre preghiere, pur di non lasciare il Rosario. E S. Alfonso de’ Liguori metterebbe in pericolo anche… il pranzo, affermando che un Rosario vale molto più del pranzo.
Era bello vedere come Santa Maria Bertilla si industriava a recitare il Rosario tra una pausa e l’altra del lavoro, dello studio, della ricreazione. Anche S. Roberto Bellarmino faceva le soste durante i suoi profondi studi, passeggiando lentamente mentre sgranava la corona. Un santo papà di dieci figli, Giuseppe Tovini, non perdeva tempo quando viaggiava in corriera: recitava una corona dietro l’altra. Bisogna sfruttare bene le pause forzate di tempo che capitano in un negozio, nella sala d’aspetto del medico, in attesa di un treno o di un autobus. Se sapessimo utilizzare questi scampoli di tempo, quante coroncine in più ogni giorno reciteremmo!

Il Beato Diego Oddi, umile fraticello questuante, camminava per le vie sempre con la corona in moto fra le sue dita nodose. Era molto attento a valorizzare ogni ritaglio di tempo per riempirlo di Rosario. Soprattutto alle fermate degli autobus, egli era contento delle attese per poter pregare in pace. Una volta capitò con l’Arciprete alla fermata di un autobus che ritardava. Fra Diego invitò subito l’Arciprete a recitare un Rosario. Ma l’Arciprete rispose che da un momento all’altro sarebbe arrivato l’autobus, quindi era inutile cominciare. Fra Diego, con dolcezza, lo esortò a cominciare lo stesso. Per contentarlo, l’Arciprete iniziò,… e l’autobus arrivò alla Salve Regina!
Quante volte non capita anche a noi di aspettare l’autobus che tarda? Perché perdere tempo? Il Rosario ci aiuta a guadagnare «tesori nel cielo» (Mt 6,20).

 

 

Cento Rosari al giorno
Ricordiamo in modo speciale il portentoso modello del secolo ventesimo, che Dio ha donato all’umanità: Padre Pio da Pietrelcina. Egli recitava, in media, oltre cento Rosari al giorno. La cosa parrebbe incredibile, se non l’avesse confidato egli stesso e se da tanti non si fosse visto il santo cappuccino pregare instancabilmente, per anni e anni, di giorno e di notte, con la corona del Rosario sempre in moto fra quelle sue mani piagate e sanguinanti.
Si può dire che egli pregasse con il Rosario l’intera giornata. E qualche volta disse che avrebbe voluto le giornate lunghe quarantott’ore, per poterne recitare il doppio!
Davvero la Madonna a Fatima non ha parlato invano per P. Pio. E si vede che egli doveva essere più che convinto delle parole di Lucia, la veggente di Fatima: «Da quando la Vergine SS. ha dato grande efficacia al S. Rosario, non c’è problema né materiale, né spirituale, nazionale o internazionale, che non si possa risolvere con il S. Rosario e con i nostri sacrifici». E ancora: «Lo scadimento del mondo è senza dubbio frutto della decadenza dello spirito di preghiera. È stato in previsione di questo disorientamento che la Madonna ha raccomandato con tanta insistenza la recita del Rosario… Il Rosario è l’arma più potente con cui possiamo difenderci in battaglia».
Padre Pio non ha certo tenuto quest’arma a riposo. Al contrario, l’ha adoperata giorno e notte, in ogni sorta di lotte contro il nemico. Quando era giovane sacerdote, a S. Giovanni Rotondo, e dormiva con i ragazzi del seminario, in un angolo del dormitorio, dietro una tendina, una notte, uno dei ragazzi sentì un brutto rumore di ferri che si contorcevano e di gemiti soffocati di P. Pio che supplicava «Madonna mia, aiutami!». Al mattino il ragazzo andò al letto di P. Pio e vide i ferri della tendina tutti contorti. Al pomeriggio, durante la ricreazione, i ragazzi chiesero con insistenza a P. Pio il perché di quei ferri contorti e dei gemiti notturni. P. Pio alla fine li accontentò, per insegnare loro la necessità della preghiera e la forza del Rosario contro il nemico. Cosa era successo? Uno dei ragazzi, assalito da tentazione impura, aveva invocato P. Pio, suo Padre Spirituale. Padre Pio si era messo subito in aiuto, recitando il Rosario. Il nemico, vistosi battuto, scaricò la sua rabbia su P. Pio, assalendolo furiosamente. La forza del Rosario!

 

 

I sacerdoti del Rosario
La bellezza soprannaturale e la straordinaria fecondità del Rosario spiegano perché tanti Santi, specialmente Sacerdoti, l’hanno amato tanto da meritarsi l’appellativo di «Prete del Rosario» o «Apostolo del Rosario».
Tra i molti, ad esempio, il grande apostolo degli educatori, S. Giovanni Battista de La Salle, veniva chiamato il «Prete del Rosario», per la insonne attività della corona fra le sue mani. Lo stesso si diceva di S. Francesco Bianchi, apostolo di Napoli, anch’egli dai contemporanei chiamato «Prete del Rosario». Ugualmente, S. Luigi M. Grignion de Montfort, S. Pietro Canisio, S. Camillo de Lellis, S. Antonio M. Claret, furono definiti «Apostoli del Rosario». Dalla loro vita sappiamo quanto si prodigarono con l’esempio e con la parola per far amare da tutti il Rosario.

Ma anche tanti altri sacerdoti santi, come San Carlo Borromeo, S. Alfonso de’ Liguori, S. Pompilio, S. Clemente Hofbauer, il S. Curato d’Ars, S. Antonio M. Gianelli…, fino a Charles de Foucauld, a S. Massimiliano M. Kolbe, a P. Anselmo M. Treves, a P. Pio, a Don Dolindo Ruotolo, fecero del Rosario la loro preghiera prediletta, sicuri di piacere a Maria nel modo a Lei più gradito, e di beneficare le anime nel modo più salutare e fecondo. S. Luigi Grignion de Montfort diceva: «Un sacerdote che dice e predica il Rosario ottiene più frutto in un mese che altri in un anno». Così avveniva, difatti, proprio a lui, ardente «apostolo del Rosario». Del Santo Curato d’Ars, apostolo del confessionale, si diceva che «le sue labbra erano in continuo movimento». Non perdeva un istante di tempo senza riempirlo di Rosario. Era la sua catena di grazie per sé e per le anime che confessava. S. Camillo de Lellis incontrò un giorno un sacerdote e gli chiese se portava con sé la corona. Il sacerdote confessò che non l’aveva, e S. Camillo esclamò con manifesto dolore: «Un sacerdote senza il Rosario? Il Signore provveda alla vostra tutela».
Voglia Dio donarci molti «sacerdoti del Rosario», che passino fra noi seminando le Ave Maria come benedizioni, grazie, conforti, sorrisi della Madonna sulla povera umanità.

 

 

Corona dietro corona
Quel grande ed estroso apostolo di Roma, che fu S. Filippo Neri, portava al Rosario un affetto pari al suo straripante amore alla Madonna. Per le vie di Roma, in chiesa, in cella, lo si vedeva sempre con la corona del Rosario che scivolava corallo dietro corallo fra le dita. Se al Santo si chiedeva una pratica religiosa da fare, rispondeva senza indugi: «Recitate devotamente il Rosario e recitatelo spesso».
S. Alfonso Rodriguez, umile fratello converso, era legatissimo alla sua corona del Rosario; e tutta la sua devozione alla Madonna, sempre tenerissima, si esprimeva nella recita così assidua del Rosario, che «gli si formarono dei calli ai polpastrelli del pollice e dell’indice della mano destra».
S. Martino de Porres, il prodigioso Santo mulatto, ogni giorno recitava Rosari più che poteva. Il suo biografo ha potuto scrivere che l’umile Santo domenicano «quando non maneggiava la scopa o la lama del barbiere o i ferri del cerusico, le sue dita scorrevano di continuo lungo i grani del grosso Rosario che gli pendeva dalla cintura».
Del B. Placido Riccardi, monaco benedettino, è attestato che «la sua mano sgranava sempre la corona del Rosario e nelle sue labbra sbocciava sempre la più affettuosa e prediletta preghiera dell’Ave Maria».
L’Abate Domenico Chautard, contemplativo e apostolo, nutriva una passione senza pari per il Rosario «che recitava spessissimo e con fedeltà assoluta a qualsiasi ora, nonostante la stanchezza di una fatica estenuante. La corona in viaggio era la sua compagnia, e quando deponeva nel suo lavoro la penna riprendeva il Rosario…».
Don Silvio Gallotti, questo mirabile Sacerdote di Maria, si appassionò talmente al Rosario, che ottenne in premio di poterlo recitare ininterrottamente senza fatica. Scrisse egli stesso: «La Madonna mi fa grazia di dirla ormai senza interruzione questa bella preghiera, senza che mi abbia a stancare». Lo stesso si poteva dire dei Servi di Dio Don Placido Baccher, P. Anselmo Treves, Don Dolindo Ruotolo, instancabili rosarianti.

 

 

I Rosari delle Sante
«Bernardetta non fa altro che pregare; non sa fare altro che scorrere i grani del Rosario…». Così la sorella Tonietta diceva dell’umile santa Bernardetta, la veggente di Lourdes, che ebbe il privilegio di recitare il Rosario sotto gli occhi dell’Immacolata che la seguiva sgranando anch’Ella la corona. A Santa Bernardetta possiamo senz’altro affiancare l’incantevole Santa Maria Bertilla Boscardin, che amò appassionatamente il Rosario come suo compagno inseparabile nel lavoro quotidiano di infermiera, di cuoca, di guardarobiera. Pensiamo anche a Santa Caterina Labouré, la prediletta dell’Immacolata, che ricevette il dono della «Medaglia Miracolosa» e che persino sul letto di morte raccomandò alle consorelle di recitare sempre il Rosario e di recitarlo bene.
Né possiamo dimenticare le belle figure di Sante ardenti e operose come Santa Teresa di Gesù, Santa Margherita M. Alacoque, la B. Anna Maria Taigi, madre di famiglia. Ugualmente ricordiamo la Beata Gianna Molla, madre di famiglia, la quale si sosteneva con il Rosario quotidiano nel duro lavoro quale madre di famiglia e quale dottoressa pediatra. Di Santa Maria Goretti la mamma attestò che ogni giorno, oltre il Rosario con tutta la famiglia, ne recitava qualche altro da sola, intuendo col cuore la preziosa ricchezza di questa preghiera alla Madonna.
Santa Teresina ha scritto alcune cose veramente deliziose sul S. Rosario; Santa Gemma Galgani recitava il Rosario anche in estasi, bagnando la corona con il sangue delle sue stimmate; la Beata Agostina Pierantoni passava candida e dolce con la corona nelle mani fra i suoi ammalati…, queste e tutte le altre Sante ci spingono con i loro esempi ad amare il S. Rosario, a considerarlo un gioiello carissimo al Cuore della Madonna.

 

Fonte

 

 

 

2 Commenti a "Rosari senza numero!"

  1. #lucius   26 gennaio 2016 at 4:28 pm

    La cosa piu’ bella del mondo e’ amare il Signore e la seconda cosa piu’ bella del mondo e’ amare Maria SS.Piu’ si prega ,piu’ ci si innamora del Signore edi Lei, la preghiera del s.Rosario e’ come le ciliegie,una corona tira l’altra,col risultato che si mettono tanti soldini in Cielo.

    Rispondi
  2. #Fransi   26 ottobre 2016 at 10:39 pm

    Sul leggere che tanti Santi dicessero un numero enorme di Rosari posso crederci, ma il problema per i miserabili è che per un Rosario detto bene ci vuole tempo, e non se ne può dire più di uno al giorno. Meglio un rosario meditato con il suo tempo, che mille trasformati in mantra di qualche sètta orientale.

    Rispondi

Rispondi