[CHI MORRA’, VEDRA’] Le pene del Purgatorio: il fuoco

Continuiamo la pubblicazione, a puntate (quarta), dell’operetta di don Dolindo Ruotolo “Chi morrà, vedrà… il Purgatorio e il Paradiso”. Buona lettura! [RS]

 

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Le pene del Purgatorio sono per noi un grande mistero, nonostante che crediamo di saperne qualche cosa per le testimonianze di tante apparizioni di anime purganti, che oramai sono una realtà scientifica, anche per gli scienziati, per loro vergogna miscredenti.

E’ un fatto forse poco conosciuto che oggi la realtà della vita di oltre tomba, e determinatamente l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso, sono una nuova scienza, come è scienza la psicanalisi, la chimica, la fisica, ecc. E’ una scienza non empirica o metafisica, ma positiva, perché, come la costanza dei fenomeni fisici rendono positiva la scienza fisica, cosi la costanza delle testimonianze della vita di oltre tomba, rendono positiva la scienza che le indaga e le studia.

Anche gli scienziati miscredenti sono costretti ad accettare questa nuova scienza; anzi, essi studiano i fatti che testimoniano l’altra vita con maggiore accuratezza dei cattolici, proprio per la pregiudiziale che hanno contro il soprannaturale. I cattolici sanno per fede, e la fede è la scienza delle scienze, che l’anima è immortale, che c’è per essa un’altra vita, infelicissima, se vi passa peccatrice ostinata; purificatrice, se vi passa macchiata ma in grazia di Dio, e felicissima, se vi passa santa. Conoscendo per la fede questa grande verità, non danno eccessiva importanza alle manifestazioni positive dell’altra vita. Anzi in molti rimane ancora qualche cosa di quel maledetto spirito di… miscredenza che hanno respirato nell’atmosfera dei secoli passati, e credono ancora leggende certi fatti soprannaturali o preternaturali, che sono realtà storica e scientifica.

Il suffragio

Le pene del Purgatorio sono pene di un’altra vita, completamente diversa dalla vita terrena, e sono tormento dell’anima, che le soffre intensamente. Le pene corporali o spirituali della vita presente, rifluiscono nell’anima, ma in modo sempre imperfetto, perché passano dai sensi nel sistema nervoso, da questo nel cervello che avverte le sensazioni, e dal cervello nell’anima che le percepisce. Quando superano la possibilità di soffrire dei sensi, questi vengono meno, il sistema nervoso e il cervello non percepiscono più il dolore, e l’anima non lo avverte più, perché esce dal corpo. L’anestesia locale o totale che si fa nelle operazioni chirurgiche, rende proprio i sensi come addormentati ed incapaci di trasmettere i dolori all’anima.

Nel Purgatorio è l’anima che percepisce direttamente e totalmente il dolore della purificazione, e questo dolore non è attenuato da nessuna anestesia; vedremo poi come può essere solo attenuato dal suffragio, che è un pagamento fatto dai viatori della terra, i quali applicano alle anime purganti i meriti di Gesù Cristo, e si sostituiscono essi con le preghiere e i sacrifici, alle anime penanti, togliendo loro, in tutto o in parte le responsabilità di cui sono gravate.

Il suffragio è come l’estirpamento di un tumore, che rende sana la parte malata, e non la fa più soffrire, è come un pagamento di amorosa carità, che toglie un debito all’anima purgante, e la dispensa dal pagarlo sino all’ultimo quadrante, sollevandola dalle pene che il debito contratto le cagiona.

Non c’è dunque nessun paragone da poter stabilire tra le pene di un’anima purgante e le pene della nostra vita temporale, ricca di misericordie divine e di aiuti di corporale e spirituale carità. Possiamo solo formarcene un’idea con analogie e paragoni, che restano ben lungi dalla realtà, come lo scoppio di una bomba atomica, dallo scoppiettare di un zolfanello che si accende.

Il tormento del Purgatorio che più facilmente possiamo considerare, è quello del fuoco, perché ci sono innumerevoli apparizioni di anime purganti che ce lo hanno attestato, lasciando visibili tracce del fuoco che le tormenta. Da queste tracce si rileva pure quale tremenda differenza c’è tra il fuoco terreno e il fuoco del Purgatorio.

Per darne un esempio, nella storia del Padre Stanislao Choscoa, domenicano (Brovius, Hist. de Pologne, annata 1590) leggiamo questo fatto: Un giorno, mentre questo santo religioso pregava per i defunti, vide un’anima tutta divorata dalle fiamme, e le domandò se quel fuoco fosse più penetrante di quello della terra.

« Ahimé – rispose l’anima gridando – tutto il fuoco della terra, paragonato a quello del Purgatorio è come aura freschissima ».

Il religioso disse: « Com’è possibile? Vorrei farne la prova, a condizione però che ciò mi giovasse a scontare un giorno, in parte, le pene che dovrò soffrire in Purgatorio ».

L’anima soggiunse: « Nessun mortale potrebbe sopportare la minima parte di quel fuoco, senza morirne all’istante; tuttavia se tu vuoi convincertene, stendi la mano ».

Il Padre senza sgomentarsi porse la mano, sulla quale l’anima fece cadere una goccia del suo sudore o di un liquido che sembrava tale. A quel contatto il religioso emise acutissime grida e cadde in terra tramortito per lo spasimo che provava. Accorsero i confratelli, i quali gli prodigarono tutte le cure per fargli ripigliare i sensi. Egli, pieno di terrore, raccontò loro quello che gli era accaduto, e mostrò sulla mano una dolorosissima a piaga. Dovette mettersi a letto, perché non resisteva a stare in piedi, e dopo un anno e mezzo di incredibili sofferenze, morì, esortando i suoi confratelli a fuggire le più piccole colpe, per non cadere in quegli orribili tormenti.

Di fatti consimili ce ne sono numerosissimi, di modo che è temerario ed illogico dubitare della realtà del fuoco del Purgatorio.

Di che natura è il « fuoco » del Purgatorio?

Ma di quale natura è questo fuoco, e come può tormentare l’anima, che è spirito?

E’ un grande problema e un grande mistero che può essere chiarito dalle moderne scoperte atomiche.

Gli antichissimi uomini ottenevano il fuoco stropicciando velocemente due stecchi di pino o di altra pianta resinosa. Si ebbe così dall’attrito il fuoco di legna. Ci voleva molto tempo per accendere una fornace. Più tardi si ricavò il fuoco dalla pietra focaia, che, percossa o stropicciata, mandava scintille, e comunicava il fuoco all’esca, che era una specie di spugna. L’esca a mano a mano e lentamente si accendeva, come potrebbe accendersi una corda di stoppia, e comunicava il fuoco alle legna. Le legna, spente, diventavano carbonelle o carboni, e i carboni diventavano come l’alimento del fuoco.

Si inventarono gli zolfanelli, umile ma preziosa scoperta, e da essi, stropicciandoli su di una superficie ruvida, si ottenne la scintilla e la fiamma. La fiamma arde perché le legna, bruciando, si gassificano, ed è il gas che forma la fiamma. Si ricorse allora al gas accensibile ricavato dal carbon fossile. Si scoprì l’elettricità, e si constatò che un filamento di carbone, ed in seguito, di filo metallico si rendeva incandescente quando era percorso dalla corrente elettrica e trovava resistenza. Si è avuto così il fuoco elettrico. Ognuna di queste accensioni del fuoco, dava un fuoco di maggiore intensità e calore. I forni elettrici, per es. hanno una potenza di calore immensamente più intensa del fuoco di legna e del fuoco del gas.

Oggi con la scienza atomica, possiamo formarci una idea più chiara del fuoco, tanto dell’Inferno che del Purgatorio.

Il complesso materiale del mondo è formato di atomi, di eguale costituzione ma di diversa natura a seconda dei vari minerali o corpi fisici. Abbiamo così l’atomo di uranio, l’atomo di plutonio, l’animo di idrogeno, ecc.

Ogni atomo è come un infinitesimale sistema solare: ha un nucleo centrale, intorno al quale girano corpuscoli elettrici detti perciò elettroni. E’ un’armonia come quella del sole e dei pianeti che vi girano intorno. Il nucleo può essere diviso con un bombardamento elettrico, fatto da speciali e potenti strumenti, come, per es., il ciclotrone, ed allora l’atomo, per questa divisione del nucleo, sviluppa un calore potentissimo, di fronte al quale il fuoco normale sparisce come ombra. La materia si muta in energia ardente, e questa può bruciare e distruggere ogni cosa in un raggio di potenzialità che stordisce ed atterrisce.

Poggiandosi su questa scoperta, si fabbricarono le prime bombe atomiche, perché l’uomo spesso volge al male i doni che Dio gli profonde per rendergli più facile la vita.

Le prime bombe erano una piccola cosa di fronte a quelle che si fabbricano oggi. La prima bomba che fu fatta scoppiare, per sperimentarla, sul deserto sabbioso del Messico, sviluppò tale calore, da fondere la sabbia fino alla profondità di 8 metri, riducendola un gigantesco cristallo ceruleo, che ancora si vede.. Due bombe di questa potenza, lanciate una a Nagasaki e una a Hiroshima nel Giappone, durante l’ultima guerra, distrussero completamente queste due fiorenti città.

Le bombe moderne hanno una potenza di fuoco distruttivo immensamente più rovinosa. Si è calcolato che una bomba all’atomo d’idrogeno, detta perciò bomba H (H, iniziale chimico di Hidrogenum), fatta scoppiare nel centro dell’Italia, la distruggerebbe tutta, farebbe mutate le acque in tabe, come sangue putrido, e vi renderebbe impossibile ogni vita per le radioattività che vi diffonderebbe.

Secondo la formula del famoso matematico ebreo Einstein, la materia si muta in energia.

Per analogia possiamo formarci un’idea del fuoco dell’Inferno e del Purgatorio: l’anima di fronte a Dio è meno di un atomo, ma tende potentemente a Dio. Le sue colpe sono come il bombardamento che la distacca da lui, o completamente, se l’anima è dannata, o per un determinato tempo, finché le colpe non vengono cancellate con l’espiazione. Per il dannato, essendo totale la separazione da Dio, non è possibile l’espiazione, perché, per la privazione della grazia, il dannato, come si è detto, cade in uno stato dal quale non vuole liberarsi. La sua volontà è ferma nel male, ed in esso vuole rimanere. Per l’anima purgante lo stato di grazia la fa tendere a Dio con l’amore, ed essa vuole uscire dal suo stato con l’espiazione.

Il distacco da Dio, come nella scissione del nucleo dell’atomo, genera un fuoco terribile, inestinguibile per il dannato, e gradatamente estinguibile per l’anima in grazia, a misura che le sue colpe sono purificate dall’amorosa tensione a Dio che le produce il tormento stesso.

E’ logico, come sono logiche tutte le verità della fede: l’anima, stando in grazia di Dio, lo ama intensamente, e tanto più intensamente, quanto maggiore è la sua purezza. Questo amore le fa apprezzare l’infinita grandezza e perfezione di Dio, e la sua infinita bontà. In questa luce e tensione di amore, l’anima vede meglio la propria imperfezione che le rende impossibile andare a Dio; ne è lontana e si accende tutta dalla fiamma generata, per così dire, dal suo stesso amore.

Ogni colpa è come un nucleo di atomo, spezzato e separato da Dio, è come l’inverso della formula di Einstein. In questa formula la materia si muta in energia; nell’anima la sua energia spirituale si muta quasi in materia, in fuoco ardente, che la tormenta per l’ansia del suo amore, e la purifica perché le accresce il desiderio, l’apprezzamento e l’amore di Dio, rendendola così gradatamente atta alla visione beatifica.

La purificazione è un bisogno dell’anima

Non è un atto di severità da parte di Dio, è assurdo il pensarlo, perché Dio è amore, e per lo stato di grazia dell’anima, Dio l’ama di smisurato amore, ma è un bisogno dell’anima medesima. L’adorante apprezzamento che ha di Dio, le fa considerare la sua infinita santità, e non vuole raggiungerlo per goderlo, senza essere tutta Purificata.

Sarebbe del resto per lei un tormento e non una gioia l’andare in Paradiso, come è tormento per un occhio infermo la luce e la visione di un panorama, o per uno stomaco malato la sazietà del cibo saporoso, o per una persona rivestita di abiti laceri e macchiati, l’ingresso in una festa regale.

Per l’amore infinito che attira l’anima, e per il desiderio della purificazione che essa ha, si capisce bene perché Dio vuole che l’anima sia soccorsa dal suffragio che l’aiuta a purificarsi, e perché l’anima si rivolge alla Chiesa militante, che è ricca dei tesori della misericordia di Dio, dei meriti di Gesù, di Maria SS.ma e dei Santi. E’ logico, perché l’anima finché non giunge a Dio, è ancora viatrice, benché fuori della vita terrena, e per purificarsi deve attingere alle fonti della Chiesa pellegrina.

Dio non vuole purificare l’anima con un atto di misericordia, per signorilità squisita direi quasi, perché chi paga della propria moneta o della moneta di chi gli è associato nella vita, è più soddisfatto e gode di più di chi non paga ma riceve come elemosina il saldo del debito. Dio sembra severo quando dice che occorre pagare sino all’ultimo quadrante, ma in realtà Dio è buono, perché non vuole che l’anima entri nel Cielo come debitrice, sia pure di uno spicciolo, ma vi entri come regina, con un diritto di giustizia.

Abituati come siamo alla superficialità dei nostri apprezzamenti sulla bontà di Dio, e completamente ignari delle armonie mirabili del suo amore, stentiamo a capire la bontà divina nella sua giustizia amorosissima, quando permette che gemiamo e soffriamo sia nella vita presente che in quella di oltretomba.

Il dannato odia Dio!

Per il dannato il caso è molto diverso, perché l’anima, non essendo in grazia di Dio, sceglie volontariamente ed ostinatamente uno stato di completa separazione da Lui; è tutta concentrata in se stessa per l’orgoglio, odia Dio perché quell’infinita grandezza contrasta con il proprio orgoglio, vuole rimanere, odiando, in quello stato che è come il proprio ambiente e il proprio regno, rifiuta ogni misericordia, come una menomazione del proprio orgoglio, è tutta nel male, è tutta nell’odio, e il male le produce una infelicità disperata ed ostinata, nella quale vive, e dalla quale non vuole separarsi, perché nel suo odio contro Dio, del quale non può non riconoscere la maestà e l’amore, considera come un dispetto contro di Lui la propria dannazione.

Un figlio che odia il padre, che conosce amoroso verso di lui, gli fa il massimo dispetto allontanandosi dal suo amore e perdendosi fra la gente di cattiva vita. Si trova in un abisso di pene, ma ci rimane e non risorge dal suo stato per odio verso il padre, al quale può dare almeno il dolore di vederlo perduto. Per questo odio contro Dio, i demoni ed i dannati cercano di perdere le anime, e bramano tirarle con loro nella infelicità. Il vizioso vorrebbe gli altri viziosi come lui, il ladro vorrebbe avere compagni ladri come lui. Anche sulla terra il male è terribilmente diffusivo e tende alla propaganda ed allo scandalo. I perversi vogliono la perdizione degli altri che vivono nel bene e nella pace per l’occulta e tremenda invidia che hanno della loro felicità. Se gli uomini considerassero che cosa è l’Inferno, non sarebbero così stolti da cadervi, e da rimanere disperatamente dannati per tutta l’eternità!

Come può il fuoco tormentare uno spirito?

Riguardo al fuoco del Purgatorio come a quello dell’Inferno, ci si affaccia una difficoltà gravissima: come può il fuoco tormentare l’anima, i dannati ed i demoni che sono spiriti? Dalle apparizioni delle anime purganti e dannate, e dalle evidenti bruciature che hanno lasciato come un segno della loro presenza, si rileva chiaro che quel fuoco ha qualche cosa di materiale; e allora come può tormentare uno spirito?

Ecco le soluzioni di queste difficoltà.

Noi sappiamo, scientificamente che negli uomini le sensazioni dolorose passano per i sensi, giungono al cervello, e vanno all’anima. E’ nell’anima e per l’anima che si percepiscono. Un morto non sente dolore, perché non ha l’anima; un anestetizzato completo non sente dolore, perché i sensi, essendo inerti per l’anestesia, non trasmettono le dolorose sensazioni al cervello e quindi all’anima. L’anima è quasi fuori del corpo, perché non può servirsene. L’anestesia è come una morte temporanea; il corpo vive, sì, ma quasi meccanicamente, perché gli organi della vita non sono ancora in dissoluzione, ma sono come addormentati profondamente.

Ora il fuoco del Purgatorio partendo quasi dall’anima stessa, come parte del nucleo scisso dell’atomo, è nell’anima, non ha bisogno dei sensi e dei nervi per giungervi, è una totale e tremenda sensazione di tutti i dolori corporali, senza alcuna attenuazione.

Ecco perché il fuoco del Purgatorio e dell’Inferno, non può trovare alcuna analogia col fuoco della terra, che le anime purganti chiamano aura freschissima, al paragone del fuoco che le purifica.

Ecco perché il fuoco del Purgatorio dà all’anima le sensazioni di dolore le più opposte: il freddo e il calore spaventoso, la fame canina e la sazietà opprimente, l’inerzia e l’agitazione ecc., a, seconda delle colpe che debbono espiarsi. Rivivono, per così dire, nell’anima tutti i sensi del corpo, ma in una maniera intensissima, perché totale.

Ne abbiamo un esempio pallido in un quel fenomeno scientifico detto riferimento ai sensi. Chi ha subita una operazione, ed ha avuto asportato un piede, avverte al posto del piede la stessa sensazione dolorosa che aveva prima, benché il piede non ci sia. La sensazione è tutta nell’anima, che, quasi per inerzia, continua a riferirsi al membro infermo che essa informava. Questo fenomeno avviene spesso anche nell’estirpazione di un dente: si avverte il dolore nell’alveo della gengiva dove il dente non c’è più. Questi fenomeni sono intensi come lo erano prima dell’operazione, quando cambia il tempo, quando fa tempesta ecc.

L’anima purgante ha avuto il corpo nella vita terrena, e questo corpo, anche quando è ridotto in polvere, è destinato alla resurrezione, e quindi è sempre dell’anima a cui appartiene, e l’anima ha un riferimento costante al corpo che informò, e che dolorosamente, fu mezzo e strumento dei peccati che essa commise, e per i quali si trova fra le fiamme. Il suo riferimento al corpo che ebbe nella vita terrena non è un semplice riferimento scientifico al quale abbiamo accennato, è un riferimento di profondo dolore, di amore verso Dio, offeso dai peccati commessi col corpo, e di desiderio di riparazione. Il fuoco che la tormenta diventa per lei come un corpo di espiazione, e quindi può tormentare lo spirito nel suo riferimento al corpo che ebbe in terra.

Questa terribile realtà spiegherebbe la pietà che tutti i popoli hanno avuta ed hanno tuttora per i corpi dei defunti. Le anfore, le monete, i cibi posti col cadavere, i fiori, le corone, le imbalsamazioni, le leggi severissime contro i profanatori delle tombe ecc. ci dicono che subcoscientemente l’umanità ha sentito che il corpo si riferisce ancora all’anima come se fosse vivo. Per questo il bellissimo costume cristiano, di volere la sepoltura in luogo sacro, per santificare il cadavere e attrarre sull’anima la misericordia divina. Per questo le commoventi preghiere della Chiesa sui cadaveri, implorando su di essi la misericordia del Signore, quasi che fossero ancora viatori.

La cremazione dei cadaveri è un uso barbaro, un incrudelire quasi sul corpo che fu tempio di Dio, una miserabile espressione d’incredulità, ed è la somma profanazione di un cadavere. Anche l’uso moderno di porre i cadaveri non nella terra, ma in casse di zinco saldate e riposte nei loculi, in preda della putredine e dei vermi, è un uso brutto e da riprovarsi. La sepoltura cristiana è nella terra santificata, dove il corpo si dissolve sì, ma si dissolve quasi confessando la grandezza di Dio, e ritornando alla terra donde fu tratto da Dio per opera dello Spirito Santo.

Nel Purgatorio il fuoco che tormenta l’anima è attenuato dall’amore e dalla speranza dell’eterna gloria. L’anima soffre come soffrirono i Santi sulla terra, in piena unione alla Divina Volontà, e possiamo dire piena di gaudio per ogni colpa che è purificata dal fuoco doloroso, e che accresce il suo amore ed il suo sospiro a Dio, Infinito Amore. Anche sulla terra chi fa un bagno di mare, pur subendo il fastidio dell’acqua fredda, prova un benessere tale, da fargli sentire persino il bisogno di manifestarlo.

Nell’Inferno invece il fuoco tormenta i dannati in una disperazione spaventosa, perché quel fuoco è il loro stato, volontariamente ed ostinatamente scelto; e poiché il dolore disperato eccita terribilmente l’ira, essi sono in uno stato di tremendo odio e si tormentano a vicenda. La sofferenza che espia, mette l’ordine e la pace, la sofferenza disperata genera il disordine e il sempiterno orrore, come disse Gesù.

Io non so pensare ad un’anima che si perde, ad una anima dannata; mi fa una pena profondissima. E, per carità, non dite mai: Io mi danno, io vado all’Inferno… Per carità, figli miei, per carità, per carità, voi dovete salvarvi! E’ orribile il dannarsi, è irrimediabile!… A costo di ogni sacrificio dovete salvarvi!… Per questo Gesù, nell’impeto del suo Cuore, disse: Se l’occhio tuo, il piede, la mano ti scandalizza, e quindi ti mette nella condizione di andare perduto; strappali, recidili, perché è meglio andare minorato nel Regno di Dio che andare sano corporalmente nel fuoco eterno (cfr. Mt. 5, 29-30).

Salviamoci, figli miei, salvatevi; si tratta di eterna gioia o di eterna disperazione! …

 

[segue]