I demoni e la Passione di Cristo

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di Daniela Giarla

Qui adesso si parla dei demoni durante la passione di Cristo.

Tanto per cominciare, diciamo subito che i dolori di Cristo ebbero inizio sin dal Suo concepimento nel grembo verginale di Maria. No: non dal Giovedi Santo, ché quello fu piuttosto l’inizio dell’apogeo del martirio dei martiri. Come sappiamo addirittura leggendoli, nei Vangeli canonici ci viene rivelato pochissimo circa l’azione dei demoni durante la Sua Passione. Ciò nonostante c’è un dettaglio meraviglioso con cui da sempre l’evangelista Giovanni mi trapana il cuore. Come niente fosse, proprio ad epilogo dei quattro Evangeli, c’è questo giovane apostolo – delicatissimo eppure impavido, coraggioso, il più coraggioso – che termina il suo Vangelo con delle Parole chirurgicamente precise, ritte in fila infinita puntate granitiche ed impressionanti, una gran chiusa, un’ incandescenza esplosiva di luce, un preludio a scivolo ascendente celeste, perché solleva i veli di quanto dal Verbo di Dio avremmo ancora e ancora nei secoli ricevuto, anche dopo la Sua Risurrezione. Giovanni rivela: “Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù, che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere.” (Gv, 21, 25).

Ne diventai una cacciatrice, di tali rivelazioni sulla vita dell’Uomo-Dio, d’ogni singola Sua Parola che non smise mai di trasmetterci tramite i martiri e santi cui impose di scrivere e di cui oggi disponiamo a iosa e da secoli, con tanto di certificato Imprimatur di Nostra Santa Madre Chiesa e che teniamo ben in conto in quanto non contrastante con la Rivelazione pubblica (la loro armonizzazione compete alla riflessione teologica che si consolida e si raffina nella viva Tradizione e nel Magistero ecclesiastico). E sissignore che lo sappiamo: il vangelo canonico ci basta e avanza per conoscere la Verità, amarLa, servirLa. Ma perché fare economia della Parola di Dio?, metterne in dubbio il nostro bisogno se sono quelle stesse Eterne Labbra ad ordinare ai Suoi santi e beati di porre per iscritto? Forse che Dio abbia mai compiuto qualcosa per vezzo o intesserci il tempo giacché un filino dilatato all’eternità?

Ma magari a qualcuno di noi non è necessario, bastano i Vangeli. Sta bene: sopravvivrà comunque, ad incarnarli sul serio. Solo che poi ci sono anche gli altri: quelli cui fremono le vene nei polsi, schizzano le pulsazioni sinaptiche nei neuroni, spasimano di bruciante eburnea passione, ardono cinquanta ed oltre sfumature d’arcobaleni; sospirano questi folli amanti fino al levitare su cime di sempreverdi o in fiore e al solo pensarLo, si!, un attimo di contemplazione di quel Volto o di quel Suo Nome, non sono fanfaluche, quelle riportateci ad esempio nella vita di San Giuseppe da Copertino (quante volte i frati del suo convento a gara nel tirarlo giù: un giorno, solo al sentire pronunciare  il nome di Loreto e della Casa della Vergine che secondo la tradizione fu là trasportata in volo dagli Angeli, dopo un grido di gioia, Giuseppe dal ballatoio volò in alto fin sopra un albero e, testimoni presenti, si assicura non fosse Superman a librarlo a spalla); o di S. Teresa D’Avila che, intravedendo appena soltanto le Dita dell’Eccelso suo Cristo, s’inebriava al punto di svenire ovunque si trovasse. C’è niente da fare, arrendiamoci: siamo stati creati dalla Bellezza, il nostro DNA è amplesso in abbraccio genetico di libertà e bellezza, e quando appena appena La intravediamo, noi questa Bellezza la riconosciamo, ché da Essa siamo stati sognati e desiderati e infine creati, e non c’è santo che tenga: una volta ammalati di Luce, il Fulgore celeste non c’appaga mai quaggiù.

Non che sia una novità: contempliamo Lui, Gesù Cristo, “il più bello tra i figli dell’uomo sulle cui Labbra è diffusa la grazia (Salmo 44,3), “Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace” (Isaia 9,5), mica Richard Gere o Topolino.

Che io poi sia anche una ladra è cosa nota. Perché incontinente della fibrillazione a corollario di tali rivelazioni, io me le rubo, ovunque, senza un guizzo di vergogna, c’è da farsene una ragione. Mi parvero un cielo nel Cielo. Io sono donna, ma voi, uomini, giù il cappello, è Hugo che parla: “prima come un brillante punto microscopico, poi, un altro, poi un altro: è l’impercettibile, è l’enorme. Questo lumicino è un focolare, una stella, un sole, un universo; ma questo universo è niente. Ogni numero è zero di fronte all’infinito. L’inaccessibile unito all’impenetrabile, l’impenetrabile unito all’inesplicabile, l’inesplicabile unito all’incommensurabile: questo è il Cielo”. E tali rivelazioni private mi parvero un cielo nel Cielo. Si.

E del Paradiso, del soprannaturale tutto, angeli, Inferno, Purgatorio, e persino di quanto i demoni compirono durante la Passione di Cristo, noi abbiamo rivelazioni in quantità industriale. Spesso ho dovuto rubarle (scansionandole e poi restituendole, d’accordo, lo precisiamo) dai polverosi scaffali di conventi e istituti religiosi, spesso loro stessi inconsapevoli dei tesori celesti rannicchiati come cuccioli in attesa d’avidi baci e sfoglianti carezze nelle loro stanze buie mai più visitate.

Allora Gesù un giorno qualsiasi ordinò a S. Faustina di scrivere nel suo “Diario della Divina Misericordia nella mia anima”: “un ‘ora di meditazione sulla Mia dolorosa Passione ha un merito maggiore di un anno intero di flagellazioni a sangue.” E prima ancora apparve e parlò alla badessa Maria Cecilia Baij (1694-1766) serva di Dio, colonna d’alabastro nella storia mistica cattolica. I suoi scritti sono un massacro nella testa di noi tiepidi dello spirito. Rivelazioni pubblicate col titolo “Vita interna di Gesù Cristo”. I Suoi dolori. Uno per uno.

Qui, ora, solo qualcuno. Il comportamento dei demoni durante la Sua Passione per amor nostro:

detta Gesù “[Gli scribi e i farisei, prima di giungere nell’orto degli ulivi] non poterono mai appressarsi alla persona mia, perché la maestà del mio aspetto li atterriva e li riempiva di timore, in modo che nemmeno si potevano trattenere alla mia presenza, ne fremevano come leoni, non trovavano riposo né di giorno né notte, ed andavano per la città come impazziti. Erano anche istigati molto dal demonio, il quale ruggiva e non poteva più soffrire di vedermi al mondo, per le continue perdite che subiva e per la forza che gli faceva sentire ovunque 1a mia presenza. Perciò anche i demoni facevano dei conciliaboli […] istigavano i Farisei contro di me, e trovavano tutte le arti immaginabili, perché io fossi maltrattato, disonorato, perseguitato, acciò avessi dato in qualche atto di collera o di ira. Nel vedere la mia mansuetudine, l’umiltà, la pazienza, la carità verso tutti, restavano più che mai privi di forze ed avviliti, e perciò più infuriavano”

“[Durante il “Giovedì Santo”, ovvero nella prima grande solenne istituzione e dono della Santissima Eucaristia] i miei apostoli, nel ricevere il mio corpo in cibo ed in bevanda […] gustarono finalmente la soavità del cibo divinò, e rimasero infiammati in un modo più perfetto dell’amore verso di me, perciò tutti, internamente, rendevano grazie per il cibo ricevuto. Solo il perfido Giuda, poiché aveva ricevuto un tale cibo con l’anima rea di grave colpa, e perciò preso la sua condanna, imperversò, ed il demonio si impossessò di lui, in modo che, provando in sé un inferno di inquietudini e turbamenti, bramoso di eseguire il pessimo contratto della mia vendita, non poteva più indugiare perché stava come sopra un fiero patibolo. A lui io dissi: Quello che tu vuoi fare, va’, e fallo presto”

“Stando, dunque, così in preghiera, vedevo che i miei apostoli si erano addormentati. […] Alzatomi pertanto dalla mia penosa orazione, andai a destare i discepoli che dormivano. Dissi loro che vegliassero ed orassero, perché non entrassero in tentazione. […] Vidi allora io tutti quelli cui il demonio avrebbe impedita l’orazione, perché, trovandoli sprovvisti di questa fortissima e potentissima arma, può vincerli molto facilmente. Per questo parlai tanto ai miei apostoli della necessità di fare orazione, e nella persona dei miei apostoli, a tutti i miei fratelli. Pregai il divin Padre di dar lume a tutti affinché conoscano questa verità e la necessità grande che ognuno ha di orare, per poter vincere il nemico infernale. E vidi che il Padre non avrebbe mancato di dare a tutti il suddetto lume. Vidi ancora che molti se ne sarebbero approfittati, e, con questa potente arma, avrebbero vinto i loro nemici, ottenendo molte grazie dal divin Padre. Di ciò godei benché sentissi grande amarezza nel vedere il numero grande di coloro che se ne sarebbero abusati, rimanendo vinti dai loro nemici infernali.”

“Stando, come dissi, vicino all’uscita dell’orto con la coorte vicina a me per farmi prigioniero, nessuno osava pormi le mani addosso: non si potevano appressare. Volendo far conoscere che spontaneamente mi davo nelle loro mani, giacché, se non avessi voluto, non sarebbe mai riuscito loro di prendermi, dissi: Chi cercate? Risposero: Cerchiamo Gesù Nazzareno. Alle quali parole risposi: Sono io. Dissi queste parole con voce maestosa, ed essi caddero in terra, come tramortiti, sentendo il tono della mia voce. Valli con questo far conoscere la mia potenza, e che io ero il vero Figlio di Dio, ma essi se ne servirono per maggiormente infuriare contro di me: perché, avendo l’animo mal disposto, ed essendo istigati dai demoni, non fecero conto del lume e della potenza usata contro di loro: se avessero voluto avrebbero potuto pentirsi del loro fallo e riconoscere me per il vero Messia promesso loro. Stando così rovesciati in terra, ebbi di essi grande compassione. Il Padre, sdegnato verso di loro, voleva con la sua divina giustizia, fulminarli tutti, e farli precipitare negli abissi infernali, come meritavano. Ma io lo pregai di placare lo sdegno, e di contentarsi, che tornassero al loro primo essere. Lo pregai anche per il loro ravvedimento. Per alcuni non furono vane le mie suppliche, perché, servendosi dei lumi e della grazia che impetrai loro dal divin Padre, si ravvidero dopo la mia morte; pochi però mi confessarono come vero figlio di Dio, mentre i più rimasero nella loro ostinazione e durezza.”

“[Giuda il traditore] conosciuto il suo grave delitto, disperò, facendo anche questa ingiuria alla divina infinita misericordia, per la quale non vi è peccatore, per grande che sia, che, contrito dei suoi falli, non trovi il perdono e la divina misericordia in favor suo. Vide anche il perfido Giuda i molti strapazzi e le percosse che ricevetti dai ministri di giustizia, e, conscio di esser lui la causa di tanti miei patimenti, si empì d’amarezza e di disperazione insieme, in modo che il vivere gli sembrò impossibile, avendo dentro di sé un inferno di crucci e di tormenti perché tutte le sue passioni la laceravano come tanti cani arrabbiati, ed i demoni lo tormentavano con la disperazione, procurando di indurlo a darsi la morte. Temevano si convertisse come Pietro, per il quale molto si turbò il nemico infernale, che cercava di far cadere e perdere tutti.”

“Mi dicevano tutto ciò, e mi andavano sempre percuotendo, senza stancarsi, perché erano aizzati dalle furie infernali, e vedendo la mia grande sofferenza, infuriavano sempre più […], inventavano ogni sorta di disprezzi, di ingiurie, di strapazzi che la loro malizia sapeva ritrovare, suggerendoli a quei ministri crudeli perché mi venissero inflitti. E quelli erano pronti ad eseguire tutto ciò che loro veniva suggerito. Non poterono mai, i demoni, resistere ai miei comandi, e non potevano stare alla mia presenza, perché soffrivano grande tormento, perciò fuggivano da me. Sentivano farsi anche una grande violenza, e perdendo le forze, restavano atterriti ed abbattuti […]. Provarono tutto questo nel tempo in cui vissi fra gli uomini; ma durante la mia passione, restarono in libertà, ed ebbero tutta la possibilità di esercitare contro di me la loro rabbia ed il loro furore, servendosi dei ministri di giustizia. Lo permise il Padre, ed io volli soggiacere alla loro insolenza ed al loro furore affinché con questa mia sofferenza, potessi meritare a tutti i miei fratelli la grazia di essere liberi dalle insolenze delle furie infernali e di poterne allontanare da sé e mettere in fuga, perché, divenuti i suddetti spiriti ribelli privi di forza e di potare, sarà loro possibile di fare soltanto ciò che per altissimi fini il divin Padre permetterà. Perciò, soffrendo io i molti strapazzi, le insolenze e i tormenti inventati da quei maligni spiriti, li offrivo al divin Padre, supplicandolo di dare a tutti i miei fratelli virtù e dominio sopra gli spiriti infernali, affinché essi non abbiano alcun potere, né dominio sopra nessuno. Vidi, però, che molti sarebbero stati travagliati in vari modi dai suddetti spiriti e che il Padre l’avrebbe permesso per altissimi suoi fini. Di ciò ne intesi pena, e pregai il Padre di dare fortezza a tutti quelli che sarebbero stati travagliati e di liberarli dalle plani di un nemico sì fiero. Vidi, che il Padre l’avrebbe fatto, e gliene resi grazie.”

“I demoni si affaticavano molto ad istigare tutti quei perfidi, e suggerire loro sempre nuove invenzioni per più tormentarmi. Fremevano molto nel vedere la mia invitta pazienza e tolleranza”.

Tre giorno dopo la Sua morte, Cristo risorto discese negli inferi. In questi abissi infernali si mostrò a Lucifero e a tutti i suoi compagni infernali in tutta la Sua Maestà, e “come vittorioso e trionfante, feci loro sentire la potenza che avevo sopra di loro e tutto il mio dominio”.

No che non è finita qui.

 La Passione di Nostro Signore Gesù Cristo si rinnova continuamente. Non soltanto nel mentre di sacrilegi taciuti dalla stampa internazionale e che si perpetuano giornalmente ovunque.

 Durante questa Quaresima – forse – potrebbe non essere un violaceo accessorio da cena prepasquale, il meditare su altri dettagli circa l’azione dei demoni anche durante la nostra, passione. Lasciarci imporporare di sanguigna consapevolezza i nostri mantelli biechi di tiepidezza e grondante superficialità nei riguardi delle oceaniche cruentissime stille di martirio che il Redentore e la Corredentrice nostra – Maria: terrore dei demoni – accettarono per amor mio, tuo, e di chiunque è stato, chiunque sarà.

Io dico che magari ne vale la pena – quantomeno meditarli. Con buona dose di coraggio.

Ché non abbiamo da sguainarle, le spade, altrimenti, senza la coscienza nient’affatto parsimoniosa del perché e per Chi, il Santo Battesimo folgorante ce le fornì. Noi siamo cavalieri di pace e luce armati contro gli spiriti del male. Concittadini regali celesti del Regno magnifico da cui siamo scivolati. E non sento tristezza più feroce e conturbante di quando da amazzone di Cristo me ne vada piuttosto in giro per la vita con la spada bell’addormentata nel fodero.

Solo il Bacio di Cristo, nei Sacramenti, nella preghiera, nella meditazione e incarnazione della Sua Passione, mi risveglia, mi guizza in piedi dalla tentazione. E ricomincia la battaglia.

Io non sono felice che in guerra.

4 Commenti a "I demoni e la Passione di Cristo"

  1. #Silvia   19 febbraio 2016 at 6:54 pm

    Penso anche io come te…Con che coraggio osiamo dire:Io non ho bisogno di altre parole del Signore? Di altre grazie?

  2. #Noè Mantini   19 febbraio 2016 at 10:47 pm

    Si,mi è piaciuto considerare,come feci di già in altre occasioni, la passione di Cristo e sopratutto la sua resistenza ad oltranza per dare a noi,nulla più il peccato,la Vita di cui ne E’ autore.I demoni hanno un inventiva maliziosa instancabile,ma davanti a Lui o chi per Lui perdono la pazienza che è virtù che non a loro appartiene ma manco a noi se non dispensata dall’Alto.Anche negli scritti della Valtorta si hanno descrizioni dettagliate di quei momenti più che cruciali dell’umana storia e salvezza se accolta.Quanto poco e quanti poco considerano i lavorii dei demoni nei corpi e spiriti e menti degli uomini di sempre ma sopratutto di oggi,come se fossimo tentati una volta tantum ogni decennio.Purtroppo satana e i suoi satelliti,come li chiama San Pio,sono ovunque e specialmente dove vi è fede tenta a tutto spiano nei modi a noi impensabili e solo Cristo stesso mediante grazie ci permette di conoscerli,percepirli,intercettarli nei dintorni e nel nostro prossimo per poter far fronte(anche se non è così semplice) e guadagnar meriti in Dio.Grazie per questa lettura che arricchisce le anime.

  3. #Maria   19 febbraio 2016 at 11:34 pm

    Meditando sulla frase, ” Io sarò con voi fino alla fine dei secoli “.Cristo viene a dirmi di viverlo; di entrare nel Suo concreto di Passione,porta di passaggio alla Vita.Guardando il crocifisso, vivo momenti di Grazia nell’immedesimarmi di un suo dolore fisico,e tormento di prova per l’Anima.”

    ” Signore se puoi allontana da me questo calice pero’, non come voglio io,ma come vuoi tu”.

    Mi ritrovo a dover abbassare gli occhi.La vergogna mi prende.Ogni momento della mia esistenza, sento di dover vivere questa Sua e mia Passione.Continuamente il suo martirio e’ lampante nel mondo, sotto gli occhi di tutti. Lui mi viene a dire che i miei fratelli chiedono aiuto,di non lasciarli in balia ad ogni sorta di vento…….che batte forte senza lasciar tregua…..Ma io che posso fare? Continua dicendomi che, devo vestire della Sua Parola, con grande Misericordia, nella benedizione di
    una Passione che redime….
    Sia resa gloria al nostro Signore Re della Vita.

    Grazie Daniela.

  4. #Marie Rose Maciejasz   20 febbraio 2016 at 7:45 am

    Grazie Daniela……..questo è il mio credo, che medito…..immeritevole ma solo per grazia,la Sua Potenza di Amore……ma chi ci ama cosi ???…solo LUI…..ha sparso il Suo Sangue su tutta l’umanità, Sangue d’Amore per ogni figli…..per la nostra Redenzione……
    Sia Lodato sempre il Suo Santo Nome …non c’è un Nome più grande,ogni ginocchio si piega d’avanti al nostre Re Salvatore……
    Ecco la nostra meditazione per questa quaresima,….nulla di più bello per comprendere e sentire nei nostri cuori il Suo Amore, siamo statti comprato a caro prezzo…….Mio Dio e mio Signore abbi pietà di ogni figli,
    Grazie RE di Eterna Gloria……buona quaresima a tutti…..