[MATTIA ROSSI] La Seconda domenica di Quaresima

322_b

Non si riesce a comprendere appieno il substrato liturgico del Proprium della Messa della II domenica di Quaresima senza fare riferimento ai testi dell’Ufficio divino.

Il breviario di questa domenica, nel Mattutino, presenta la figura del patriarca Giacobbe, esempio e modello di fiducia in Dio e totale abbandono alla volontà del Padre celeste. Ed è esattamente a questo che si richiama l’introito Reminiscere: “Ricordati, o Signore, della tua misericordia e della tua bontà eterna, fa’ che i nostri nemici non trionfino su di noi; liberaci, o Dio d’Israele, da tutte le nostre tribolazioni”. E, ancora, il versetto tratto dal salmo 24: “A te, Signore, elevo l’anima mia. Mio Dio, in te confido, che io non rimanga confuso”.

Sullo stesso grido di supplica e di fiducia, come fu per Giacobbe, sono modellati il graduale e il tractus. “Le tribolazioni del mio cuore sono diventate grandi, o Signore, liberami dalle mie angosce”, recita il graduale Tribulationes.

Domenica scorsa, trattando della I di Quaresima, mostravo il parallelo tra la I domenica di Quaresima e la I di Avvento: entrambe scritte nello stesso VIII modo, la prima per “annunciare” il gaudio del Natale, la seconda per far risuonare la gioia della perfetta (l’VIII modo è il perfectus) della letizia pasquale.

Anche questa II domenica instaura un parallelo simile di pregustazione della Risurrezione. L’introito Reminiscere, infatti, è scritto in IV modo, lo stesso in cui è scritto l’introito del giorno di Pasqua Resurrexi, con un incipit addirittura identico.

E’, il IV, lo stesso modo con il quale risuonerà (lo vedremo) anche l’introito del Giovedì Santo Nos autem. E se si pensa che tuto ciò non sia altro che frutto della casualità, non si sarebbe sulla corretta strada per la comprensione di ciò che è il canto gregoriano: una fitta rete retorica fatta di citazioni e rimandi per gustare appieno, anche nella musica e nella liturgia, la complessità e bellezza della teologia e della dottrina cattolica.

Nella II domenica quaresimale, dunque, è posto il germe “musicale”, come lo era ancor più simbolicamente già nella I, della Pasqua. Ed è lo stesso germe che ritroveremo il Giovedì Santo, inizio del Triduo, quando si canterà solennemente che noi dobbiamo gloriarci nella croce di Nostro Signore grazia alla quale troviamo salvezza, vita e, appunto, risurrezione. Sia la Quaresima, sia soprattutto il Triduo troveranno il proprio compimento nel giorno di Pasqua durante il quale, quel IV modo dal sapore mesto e drammatico, verrà trasfigurato nel canto della Risurrezione.

Mattia Rossi