[MATTIA ROSSI] Terza domenica di Quaresima

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di Mattia Rossi

Come già avvenuto per domenica scorsa, il Proprium della III domenica di Quaresima è in qualche modo collegato ai testi del breviario.

Il Mattutino di questa domenica presenta la figura del patriarca Giuseppe, specchio di castità che, imprigionato ingiustamente, pregò indefessamente il Signore affinché lo liberasse dalle catene. Ed è proprio alla preghiera di Giuseppe che si ricollega il testo dell’introito Oculos meos nel quale si prega, come fece il pio Giuseppe, per la liberazione dei piedi dal laccio del male: “I miei occhi sono sempre rivolti al Signore perché Egli libererà i miei piedi dal laccio. Guardami e abbi pietà di me perché sono solo e povero”.

Un testo di supplichevole preghiera al quale viene assegnata una lieta melodia in VII modo, il modo definito dai teorici come angelicus. E’ una serenità derivante dal confidente orientare la propria orazione “semper ad Dominum”, rivolgere i propri occhi al Cielo dal quale il Redentore che vince la morte con la Sua Passione e Risurrezione è sceso facendosi uomo.

Un riferimento non casuale all’Incarnazione è dato, inoltre, dalla melodia: l’incipit sulla iniziale O- di Oculi viene cantato su un intervallo e una notazione ritmica identici all’incipit del Puer natus, l’introito della Messa del giorno di Natale. Il Figlio che si fa uomo per i suoi figli e i figli che rivolgono al Figlio morto e risorto la propria preghiera: un rimando melodico tra Natale e Quaresima insolito, ma che trova motivo nell’incessante preghiera che il patriarca Giuseppe ha rivolto al Signore e che noi suoi fedeli rivolgiamo al Divin Figlio incarnato morto e risorto affinché, in questo tempo di Quaresima, stenda la sua “potente destra in nostra difesa” (cfr. l’Orazione).

Stessa tematica dell’introito – la preghiera e l’ausilio contro il nemico – anche nei brani interlezionali Exsurge Domine e Ad te levavi: “Sorgi, o Signore, non prevalga l’uomo! Compaiano alla tua presenza i pagani. Mentre fuggono i miei nemici, stramazzano e periscono di fronte a te” (questo il testo dell’assai poco pacifista ed ecumenista graduale); “A te alzo i miei occhi, a Te che abiti nei cieli. […] i nostri occhi sono rivolti al Signore nostro Dio affinché abbia pietà di noi. Pietà di noi, Signore, pietà di noi!” (tractus).

C’è, poi, in questa domenica, anche un legame diretto con la I domenica di Quaresima. L’inizio dell’itinerario quaresimale ha avuto come protagonista Satana e le sue perfide tentazioni a Nostro Signore nel deserto; nel vangelo della III domenica torna il demonio, nel corpo di un ossesso, che viene nuovamente scacciato da Cristo.

Ed è Cristo stesso che, attraverso una parabola, descrive il diabolico atteggiamento di Satana: egli, sicuro di sé stesso e bene armato, sta a guardia del suo palazzo custodendo i suoi beni (“Cum fortis armatus custodit atrium suum, in pace sunt ea quae possidit”).

Emerge, qui, un elemento distintivo del repertorio della III domenica di Quaresima: la casa. La casa del peccatore che ha come guardiano il male, come recita il vangelo,ma anche la casa di Cristo stesso sotto il cui tetto alberga l’uomo redento dalla Grazia come un uccello al suo nido. E’ il testo del communio: “Passer invenit sibi domum, et turtur nidum ubi reponat pullos suos; altaria tua, Domine virtutum, Rex meus, et Deus meus. Beati qui habitant in domo tua, in saeculum saeculi laudabunt te” (Il passero si è trovato una casa e la rondine un nido dove deporre la sua nidiata: i tuoi altari, Signore degli eserciti, mio Re e mio Dio. Beati coloro che abitano nella tua casa, essi ti lodano sempre).

Proprio perché la casa, in senso lato, è al centro del communio, è la parola domum ad essere interamente sottolineata attraverso un pesante rallentamento ritmico sulle note del lemma. Per fare ciò il canto gregoriano ricorre a due neumi identici (due pes quadrati: uno su do- e uno su -mum) che, in una posizione così consequenziale, non è facile scovarli altrove.

Non è facile, è vero, ma non è impossibile. Non può sfuggire, infatti, che un’identica notazione (due pes quadrati di fila) e per di più su un identico intervallo melodico (semitono) è contenuta anche nel communio Amen dico vobis del lunedì della I settimana di Quaresima, ovvero esattamente il giorno dopo la domenica delle tentazioni che, come abbiamo visto, a causa della presenza diabolica narrata dai due vangeli, si ricollega alla III. Una complementarità notevole che non si esaurisce qui: il brano nel quale si esalta la casa e la beatitudine di chi dimora nella casa del Signore (III), infatti, ha una caratterizzazione ritmica che rimanda direttamente al brano che recita “Venite, benedetti del Padre mio”. E’ complementare anche il significato simbolico dei due testi nel loro insieme: al “venite” di Cristo corrisponde la conseguenza “beati coloro che abitano nella tua casa”.

Auerbach diceva che “l’arte medievale è colma di significato ed è dottrinale molto più di quella dell’antichità o dei tempi moderni”, ed è vero. Ora, senza voler troppo eccedere interpretazioni retoriche, ma notiamo solamente che l’introito della Messa del lunedì dopo la I di Quaresima, la Messa col particolare communio citato poco fa Amen dico vobis che richiama quello di questa III domenica, ha un introito le cui prime parole sono “Sicut oculi” e il salmo è “Ad te levavi oculos meos qui habitas in caelis”.

Si legga da dove eravamo partiti e, sì, Auerbach aveva ragione.

3 Commenti a "[MATTIA ROSSI] Terza domenica di Quaresima"

  1. #Riccardo   28 febbraio 2016 at 11:21 am

    Trovo molto importanti e interessanti questi commenti settimanali. Grazie

    • #jeannedarc   28 febbraio 2016 at 1:04 pm

      l’autore in effetti è proprio bravo ^_^

      • #Mattia Rossi   28 febbraio 2016 at 1:31 pm

        Troppo buona! Merci, jeannedarc ^^