Tutti i dettagli sul possibile intervento italiano in Libia

opération Harmattan

 

Il primo incontro con il segretario alla Difesa Ash Carter risale all’8 maggio scorso, durante il Chief European Navies che si svolge a Napoli. L’istanza degli Usa è chiara: poter utilizzare liberamente la base di Sigonella. Richiesta inaccettabile per l’Italia che pone le prime condizioni e le ribadisce il 6 ottobre scorso, durante l’incontro bilaterale che si svolge proprio nella base militare siciliana. La controproposta del governo di Roma prevede un’autorizzazione «volta per volta» e condiziona l’intervento a un «rischio concreto» per chi si trova sul territorio libico. L’elenco comprende tutte le postazioni dei soldati, ma anche le sedi diplomatiche, gli ospedali, le scuole e naturalmente i siti strategici che dovessero risultare nel mirino dei terroristi dell’Isis. Gli Stati Uniti provano a rilanciare, la partita si chiude il 10 febbraio scorso durante il vertice dei responsabili della Difesa con il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg a Bruxelles. L’accordo riservato concede l’utilizzo di Sigonella per missioni «di difesa». E infatti per l’attacco a Sabrata che mirava a colpire una postazione dei terroristi di venerdì scorso è stata utilizzata una base del Regno Unito.

La scelta di Sigonella non è casuale perché viene ormai ritenuta «strategica dai comandi anche stranieri che vogliono essere parte attiva nell’impegno in Libia», e definita l’«occhio vigile dell’alleanza». Sino a ieri i droni decollati dalla Sicilia sono stati impiegati soltanto in volo ricognitivo, una modalità che sarà modificata nelle prossime ore, appena verranno tutti armati.

La procedura concordata tra Roma e Washington prevede una richiesta specifica per ogni intervento che il comandante americano dovrà rivolgere a quello italiano. Per l’autorizzazione alla partenza sarà «indispensabile» il via libera del governo nella persona del ministro della Difesa. Unica condizione: la massima urgenza. Dopo aver intercettato un eventuale piano di aggressione dell’Isis verso un obiettivo, si deve intercettare e abbattere il commando, dunque si gioca sul filo della «tempestività». L’Italia si è comunque lasciata aperta una possibilità di veto: al momento della comunicazione della missione da parte statunitense il Comando militare italiano dovrà infatti valutare che sia «conforme alle intese operative» e se non risponde ai criteri stabiliti avrà la possibilità di ordinarne la sospensione.

E anche se il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, dalla Turchia ammonisce che i droni a Sigonella «non sono un preludio all’intervento», si fa strada il piano B. La Libia non è più considerata un’entità immobile e unitaria come sotto Gheddafi. Potrebbe spezzarsi in tre, e ognuno di questi spezzoni potrebbe finire sotto la protezione di un tutor europeo. L’Italia in Tripolitania, la Gran Bretagna in Cirenaica, la Francia nel Fezzan, dove non solo c’è passaggio di jihadisti verso Sud ma sono state anche trovate terre rare. 
A Tobruk, in Cirenaica, opera il generale Haftar sotto l’ombrello politico e militare dell’Egitto e degli Emirati arabi uniti. Tripoli ricade nella sfera d’influenza dei Fratelli musulmani e, quindi, del Qatar e della Turchia. Quanto agli Stati Uniti, stanno dispiegando forze nell’area in previsione di uno spostamento del Califfato dalla Siria in Libia, diventando il perno di una possibile coalizione internazionale per la stabilizzazione della Libia, quella che l’Italia avrebbe voluto guidare, legittimata da una risoluzione dell’Onu ma soprattutto da un’esplicita richiesta del nuovo governo (che però non vede la luce).

“Le limitazioni che il governo italiano avrebbe imposto sull’utilizzo della base aerea di Sigonella ci sembrano fittizie. Non fanno altro che nascondere, a nostro parere, l’intento di assecondare la richiesta fattaci dagli Stati Uniti di assumere un ruolo più attivo, anche militare, in Libia. A costo di eludere il dibattito parlamentare”. Lo affermano i senatori del Movimento 5 stelle in una interrogazione a prima firma Vincenzo Santangelo, vice presidente della Commissione Difesa. “Riteniamo che l’autorizzazione al volo sul nostro spazio territoriale di Droni armati pronti all’attacco non sia conforme all’articolo 11 della Costituzione, in quanto abbia assunto natura offensiva. Il raid aereo americano condotto venerdì, infatti, ha causato diverse vittime. Chiediamo pertanto al ministro Pinotti di riferire in Parlamento circa i termini dell’Accordo”, si legge nell’interrogazione.

La Francia, dal canto suo, sta già conducendo in Libia delle operazioni militari ‘non ufficiali’ contro lo Stato islamico. Si tratta – rivela oggi Le Monde – di raid puntuali, molto mirati, preparati con azioni ‘discrete’, vale a dire segrete. Secondo la linea decisa dal presidente Hollande, ad agire in Libia sono le truppe speciali già operative sul terreno da metà febbraio. Ma diverse fonti – aggiunge sempre il quotidiano – parlano anche di “operazioni candestine” condotte dalla Direzione generale per la sicurezza estera, ovvero dall’intelligence.
“L’ultima cosa da fare sarebbe intervenire in Libia. Bisogna evitare qualsiasi impegno militare aperto , e invece agire discretamente” confida a Le Monde un responsabile della difesa. In Libia, scrive sempre il quotidiano, l’obiettivo francese non è vincere la guerra ma colpire i quadri dirigenti dell’Isis.

 

Fonti: corriere.it, messaggero.it, askanews


Leggi anche: Il problema non è la Libia. Il problema siamo noi.

 

4 Commenti a "Tutti i dettagli sul possibile intervento italiano in Libia"

  1. #Alessio   24 febbraio 2016 at 12:19 pm

    I nomi di Cirenaica e Tripolitania mi ricordano quando, in un’altra era geologica, la Libia era parte d’Italia. Che tempacci, adesso sì che si sta molto meglio! E si vede!

  2. #lister   25 febbraio 2016 at 6:59 pm

    “In Libia, scrive sempre il quotidiano, l’obiettivo francese non è vincere la guerra ma colpire i quadri dirigenti dell’Isis.”

    See, see, ed io sono l’Uomo Ragno…

  3. #Giovanna Viscardi   25 febbraio 2016 at 10:19 pm

    Lo stesso articolo è stato rimbalzato oggi nel Gazzettino del Nordest, ma con qualche “segnale criptato” in più, evidenti messaggi in codice per gli addetti ai lavori…..

    In Libia (come in Siria) i francesi hanno infiltrato da più di un ventennio molti mercenari, (pagati lautamente anche dall’ebraico-satanico Le Monde) che in loco, sono talmente ben travestiti da sembrare veri e propri arabi. Vivono mestamente, si occupano di pastorizia, allevano cammelli, ben integrati.. poi di notte minano i territori, addestrano e drogano fanatici islamici, organizzano attentati, sequestri, etc.
    A fare loro compagnia ci sono, ovviamente, anche i fratelli di loggia inglesi, tedeschi e americani.

    Da fonte amica libica, sembra siano stati proprio i francesi ad uccidere (?) Gheddafi (il rais che aveva 7 sosia e li usava per i suoi spostamenti. Una copia autentica, in effetti, la vidi anch’io).
    Ridicole e false sono poi le immagini dell’uccisione, che le TV diffusero all’epoca dei fatti.

    L’Italia, come si sa, non deciderà nulla. Prona ai rabbinati e sodali, eseguira’, obbediente, gli ordini.

    • #Alessio   26 febbraio 2016 at 12:49 am

      Riprendendo il mio discorso iniziale, che differenza da quando la Libia era parte dell’Impero Italiano, eh? E c’è chi ha tuttora il coraggio di dire che si sta meglio adesso!