Una bella lettera dal Cile contro ‘dialogo’ e democratismo

Ringraziamo Isidora e Sebastian, due studenti cileni alla PUC (Pontificia Università Cattolica del Cile), che ci hanno fatto pervenire questa bellissima lettera. [RS]

Su “dialogo” e aborto in una Casa Pontificia

di Isidora Suarez e Sebastian Flores

 

Negli ultimi anni, la nostra Università – in quanto Istituzione Cattolica – è stata attivamente coinvolta in discussioni sull’aborto, mantenendo una posizione radicata nei suoi principi e nella sua missione, che consiste nel consacrarsi, senza riserve, alla causa della Verità (Ex Corde Ecclesiae). Troviamo francamente strano il fatto che, oggi, la Federazione degli studenti sembri invece così sorpresa e richieda più occasioni di dibattito sui principi Cattolici e quelli democratici, cosa alquanto difficile quando l’oggetto del contendere è l’aborto, come quando lo sono tutte quelle questioni legislative che riguardano la fede e la morale, nella proclamazione dei diritti di Dio, per il bene comune. Il vero obiettivo è, in realtà, quello di mettere in discussione i principi definiti dal Magistero, poiché rivelati nel Vangelo, attraverso il “dialogo”.

Il motore ideologico dietro tale “dialogo” è presente nelle teorie del Potere, proposte da autori come Michel Foucault, Ernesto Laclau e Felix Guattari. Tutte tesi concepite e volte alla sovversione e sostituzione delle forme di gerarchia verticale con forme orizzontali. Tutto ciò spiega il fine politico di queste teorie: la diminuzione del rispetto verso l’autorità (cf. Pio Pp. XI, Enc. Ubi arcano Dei), gli insegnanti, e – forse il caso più serio – contro i genitori, sapendo che attaccando ulteriormente e distruggendo la famiglia – il fulcro vitale colpito dall’aborto – si posseggono le chiavi per disarmare intere nazioni.

Ciò significa chiaramente il rifiuto dell’autorità verticale, come rappresentata di recente dal Rettore, tenendo conto del suo impegno con fermezza inamovibile a favore della vita.

Un’attitudine questa intollerabile per i leader attuali, sostenitori del principio cripto-marxista di“orizzontalità”, in cui a prevalere sono le “assemblee”, il “collettivo” e tutti i tipi di gruppi “auto-sufficienti” nel “dialogo costruttivo e democratico”, il che conduce ad una forma molecolare di governo in sostituzione di quello sostenuto nell’autorità verticale, dimenticando che la Università Cattolica è stata fondata dalla Chiesa Cattolica e che pertanto fedelmente aderisce alla “missione di annunciare la Verità rivelata” (Canone 815), e così ignorando il legittimo diritto che ha l’Università Cattolica a tutelarsi di fronte ad “atti miranti a rendere o diffondere attività di disturbo per l’università e che sono in contrasto con i principi della Chiesa e l’Università”(Statuti generali UC, Art.10). Si tratta di una sorta di “assemblearismo laicista” di matrice protestante, da cui derivano, per così dire, anche le eresie del “conciliarismo” prima, della “collegialità” poi.

Si scopre così che il tanto propagandato “dialogo” è in realtà una categoria politologica, che ha il fine di codificare l’eliminazione dell’autorità verticale, come più volte ha denunciato Pio XII a proposito del “democratismo”. Tuttavia, il fatto è che questa esigenza di “dialogo” non esiste al di fuori della mente di cricche ideologizzate: davvero crediamo che i nostri lavoratori abbiano la priorità di “dialogo” con riguardo ai principi fondanti dell’istituzione che ci ospita? Per lo sgomento della Feuc, condizioni di lavoro dignitose e salari equi sono probabilmente il tema sul quale sarebbe stato meglio impostare un dialogo senza letture ideologiche, analogamente a quanto accade tra corpo docente e studenti, nell’ambito delle rispettive giurisdizioni e competenze. A chiarire la questione sociale fu, mirabilmente, Leone XIII nella Rerum Novarum; a spiegare le nefaste conseguenze di certe teorie, fu san Pio X nella Nostre Charge Apostolique.

Non sorprende, perciò, l’insistenza sulla necessità di un “dialogo”, che in realtà copre altri obiettivi, data l’identificazione dell’attuale Federazione con correnti filosofiche materialiste e che esaltano la “prassi”, per le quali non esiste verità alcuna, né alcun bene reale da difendere, adesso che i valori morali sono bollati come pregiudizi borghesi o come “l’oppressione del patriarcato”. Se a tutto questo aggiungiamo che una parte di costoro ama ancora identificarsi con leaders che – nel corso della Storia – non sono stati minimamente violenti, possiamo notare come ci si trovi di fronte a lupi vestiti da pecore, soprattutto allorché ci si imbatte in una pecora che afferma di essere a favore dei più deboli.

Esiste una politica pubblica che attacca più direttamente gli indifesi innocenti, più di quella promossa dal settore milionario dell’aborto? Di che tipo di “lotta contro il potente” e di quale tipo di “oppressione” si può parlare quando si vuole promuovere la politica più efficace di controllo della popolazione a vantaggio delle élites mondialiste? Sono queste élites che gioiscono, allorché vedono costoro così determinati a promuovere una tale politica all’interno della nostra Università.

Inoltre, ci domandiamo: se siamo un’Università impegnata e concentrata su una Verità trascendente, perché mai dovremmo seguire il pensiero dominante?

Ciò che va sottolineato è che gli argomenti in difesa della vita non provengono da indagini o dibattiti, ma dal diritto divino e dal diritto naturale.  Questo tipo di “sondaggi” e di “dialogo” servono solo a conoscere superficialmente le tendenze del pensiero dell’opinione pubblica, quindi non dovrebbero esserci domande contro questa posizione (la difesa della vita), visto che la democrazia non sempre rappresenta una verità ultima, come vogliono farci credere oggi molti leader studenteschi. Le differenze fra vera, dai buoni frutti, e falsa, dai veleni satanici, democrazia le spiega anche Pio XII nel suo Radiomessaggio al mondo intero del 24 dicembre 1944.

L’Università Cattolica, rispondendo a uno dei suoi principi fondanti, rispetta ogni uomo nella sua dignità di figlio di Dio, e mantiene una “preoccupazione fondamentale nello svolgimento di questo compito, che è quello di promuovere lo sviluppo della persona umana in vista della sua ragion d’essere e del suo scopo ultimo, che è quello di risvegliare nell’uomo l’amore e il rispetto per il lavoro, la capacità e la volontà di Dio, per servire gli altri e la società e una disposizione di spirito onorevole e aperta verso la Verità” (Dichiarazione di principi UC, n.7).

Possiamo quindi concludere che, se vogliamo usare il “dialogo” come strumento per sovvertire il carattere contro-culturale che attualmente implica il difendere la vita, è perché costoro sanno che la nostra è l’unica identità che trascende il materialismo frivolo del nostro tempo. Questa identità è Cristo Re (cf. Quas Primas, Pio XI), per conto del quale invitiamo le Autorità universitarie a far sì che la battaglia contro l’aborto non sia limitata o ristretta a lettere, agende parlamentari o dichiarazioni fatte ai media. Prima di tutto ciò, bisogna dotare gli studenti delle necessarie basi teologiche, filosofiche (il tomismo, cf. Studiorum Ducem, Pio XI) e bioetiche conformi all’autentico Magistero della Chiesa, in modo che siano capaci di smascherare e controbattere agli errori ed ai sofismi di altri sistemi di pensiero, infiltratisi come niente fosse nel nostro campus, già demoliti e condannati da Pio XII nella sua Humani Generis.

Non dimentichiamo che tutti siamo chiamati a testimoniare ogni giorno di come la Vita sia un miracolo della Provvidenza, la quale ci invita a relazionarci con il Logos Creatore. Siamo consci del fatto che ci sono persone con diversi punti di vista rispetto ai principi fondanti della nostra Università e noi li tolleriamo, perché non siamo una setta o un gruppo ideologizzato, ma siamo, con l’aiuto di Dio, la vera Chiesa militante a vocazione universale e con un messaggio di speranza aperto a tutti. Perciò noi difenderemo i nostri principi, chiedendo a Dio la Grazia per una battaglia degna del suo Amore, pregando che coloro che oggi si trovano nell’errore possano incontrare la Verità, come è accaduto anche a noi prima di imbatterci nella nostra alma mater dove non ci aspettavamo di scoprire ed incontrare il Logos, Gesù Cristo, il quale, venuto a testimoniare la Verità, terminò la sua vita terrena condannato da maggioranze tanto apparentemente “democratiche”, quanto verosimilmente ostili ad essa.

Se oggi veniamo condannati per annunciare la Verità, ricordiamoci del sangue, sul quale la nostra Fede si fonda e prepariamoci – come Università Pontificia e Cattolica – a metterla in pratica, in attesa del ritorno di Cristo. EGO SUM VERITAS (Gv 18, 37).

Isidora Suárez, studente di Pedagogia nella Religione Cattolica
Sebastian Flores, studente di Diritto
Pontificia Università Cattolica, Cile

 

5 Commenti a "Una bella lettera dal Cile contro ‘dialogo’ e democratismo"

  1. #Alessio   15 febbraio 2016 at 8:24 pm

    Lettera sicuramente molto ben scritta e piena di significato, che esprime un concetto molto semplice ma decisamente poco capito : la demo(no)crazia per prima ed a seguire tutte le balle ad essa associate (dialogo, tolleranza, ecc.) sono solo strumenti per attaccare la Tradizione in favore della dissoluzione, e come tali si devono rifiutare senza esitazioni.
    Meno male che c’è chi lo capisce, per semplice che sia a tanti ancora non entra.

    Carta seguramente muy bièn escrita y llena de sentido, que expresa un concepto muy sencillo sino realmente poco entendido : la demo(no)cracia por primera y a seguir todas las tonterìas a esa asociadas (diàlogo, tolerancia, ecc.) son sòlo instrumentos para atacar la Tradiciòn en favor de la disoluciòn, y como tales se tienen que rechazar sin vacilaciones.
    Què bièn que hay quièn lo entiende, por sencillo que sea a muchos todavìa no entra.

  2. #Alessandro   16 febbraio 2016 at 8:31 am

    Coraggiosi quindi Cattolici.

  3. #Marisa   16 febbraio 2016 at 10:33 am

    Sicuramente il concetto di ‘dialogo’ portato fino in fondo porta anche alla logica conclusione che, se ‘bisogna dialogare’, lo dovrò fare anche con Satanasso in persona e con i suoi adepti.
    Se però poniamo mente ai brani evangelici delle tentazioni di Gesù Cristo nel deserto, ricorderemo che Gesù, ‘dialogando’ con Satana, ad ogni tentazione di quest’ultimo l’ha ogni volta rimbalzato indietro a colpi di Parola della Scrittura.
    Quindi (secondo me, sperando di non dire una bestiata):
    – ascoltare l’altro sì, ma senza cedere di un millimetro per quanto concerne la Verità (della serie: ‘Siate semplici come colombe e prudenti come serpenti’).
    Il che, fra l’altro, fa un gran bene anche all’anima dei ‘dialoganti ideologici’, perché la Verità – che ha il potere di rendere liberi dal male – renderà liberi anche loro.

    • #Alessio   16 febbraio 2016 at 11:37 am

      Ascoltare fintanto che si tratta di qualcosa d’ascoltabile, il che al giorno d’oggi esclude parecchi argomenti, come per esempio la propaganda aberrosessualista.

  4. #lister   26 febbraio 2016 at 11:27 am

    Marisa,
    Lei è sempre troppo buona. Dice:
    ” ascoltare l’altro, sì…)
    Ma se un comunista mi dice che Gesù è stato il primo comunista della Storia (così pure Bergoglio, tra le righe di una sua affermazione) o un frocio che mi dice che ha “diritto” a sposarsi, beh, mi scusi, ma
    io non lo ascolto più e lo mando subito, subito a@@@@@@lo.