[CHI MORRA’, VEDRA’] Doveri di suffragare le anime purganti

Continuiamo la pubblicazione, a puntate (decima), dell’operetta di don Dolindo Ruotolo “Chi morrà, vedrà… il Purgatorio e il Paradiso”. Buona lettura! [RS]

 

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Per la stessa Comunione dei Santi, noi abbiamo dei doveri verso le anime purganti, doveri di giustizia e doveri di carità. Ma anche quelli di carità possono dirsi di giustizia, perché la carità è un dovere.

Doveri di giustizia

In quanto ai doveri di stretta giustizia, che riguardano i suffragi che un defunto dispone per la propria anima dopo la morte, dalle sue sostanze o dal frutto del suo lavoro, bisogna riconoscere che nel mondo se ne fa un massacro. Famiglie che ereditano un patrimonio talvolta ricchissimo, mercanteggiano vergognosamente i pochi suffragi che il defunto si era riservati, ed ove l’insufficienza o l’astuzia della legge civile vi si presti, cercano ogni via per far dichiarare nullo il testamento.

E’ questo uno dei più abominevoli furti, che sono puniti da Dio con severissimi castighi. Le storie riboccano di racconti nei quali si parla di case diroccate o rese inabitabili, con grave detrimento dei proprietari, di terreni desolati dalla grandine, di bestiami decimati dal contagio, e di sventure piombate su famiglie benestanti e felici, che avevano mancato di soddisfare gli obblighi che avevano verso le anime del Purgatorio.

E’ dovere di giustizia non solo eseguire la volontà dei defunti, ma eseguirla subito, come sarebbe ingiustizia e crudeltà quella di avere in custodia del denaro di un infermo gravissimo per curarlo, facendo passare del tempo per alleviare le sue sofferenze. A volte i lasciti di pii legati che i defunti destinano a proprio suffragio, sono doveri che essi avevano per danni fatti agli altri, e che volevano soddisfare sotto questa forma, non volendo svelare le proprie colpe. Il sopprimere o trascurare tali suffragi non solo è un atto d’ingiustizia verso i defunti, ma anche verso persone da loro danneggiate.

Bisogna riconoscere che sugli Stati moderni pesano gravissime responsabilità, per le innumerevoli ingiustizie commesse nella soppressione degli Ordini Religiosi, e nell’incameramento dei loro beni, destinati dai benefattori a sollievo dei poveri e delle anime del Purgatorio. Per questi delitti e per tanti altri palliati da leggi e decreti infami, gli Stati moderni si dibattono in mille difficoltà, e non hanno pace.

E’ stretto dovere di giustizia dei figli il suffragare i loro genitori, non solo con preghiere, penitenze e Messe, ma anche con una vita esemplarmente cristiana, perché i figli sono come fiori e frutti dei loro genitori, e la vita santa che menano è riparazione delle loro responsabilità nell’educarli. Un figlio dissoluto, irreligioso e lontano dai Sacramenti è una tormentosa spina per le anime che gli hanno dato la vita corporale.

E’ anche dovere di giustizia per i genitori pregare per i figli defunti. Sì, il dolore di averli perduti li stempera a volte in un inconsolabile pianto, ma, per quanto è da compatirsi, il pianto non giova ai defunti, anzi può loro nuocere se è un pianto che allontana chi piange dalla piena unione alla volontà di Dio.

Racconta Catimprè che la sua nonna, avendo perduto un figlio di grandi speranze, piangeva giorno e notte sconsolatamente, senza pensare a pregare per l’anima del defunto che soffriva nel Purgatorio. Ma Dio, avendo pietà di lui, un giorno fece apparire in visione a quella desolata madre, uno stuolo di giovani che si avviavano processionalmente e lieti, verso una magnifica città. Essa guardò attentamente se tra loro ci fosse il figlio, ma, ahimè, lo vide venire lontano lontano, solo, affaticato, e con le vesti inzuppate di acqua. Richiestolo perché non prendesse parte alla festa degli altri, rispose: « Le tue lagrime, o madre mia, sono quelle che ritardano il mio cammino, e macchiano cosi le mie vesti. Se è vero che mi ami, cessa dal tuo sterile dolore, e solleva l’anima mia con preghiere, con elemosine e con sacrifici ». Lo stesso deve dirsi per le inconsolabili lagrime dei figli per i genitori defunti, quando non sono accompagnate da preghiere e da opere di suffragio.

E’ anche un dovere di giustizia, come quello dei figli verso i genitori, il pregare per i Sacerdoti defunti, e massime per quelli che hanno guidata l’anima nostra. Essi hanno per noi una vera paternità spirituale, perché ci danno la vita dello spirito, mille volte più preziosa della vita corporale. Se si pensa che i Sacerdoti sono spesso i più dimenticati dai fedeli, si accresca maggiormente il nostro dovere di suffragarli.

Doveri di carità

Abbiamo finalmente il dovere di suffragare in generale tutte le anime, anche quelle verso le quali non abbiamo uno stretto dovere di giustizia, per un dovere di carità che, come abbiamo detto, può riguardarsi un dovere di giustizia. In virtù della Comunione dei Santi, infatti, le anime purganti fanno parte, come noi, della grande famiglia di Gesù Cristo, e quindi sono nostri i loro interessi, e nostre le loro pene. Il bisogno che esse hanno di noi è immenso, data la grandezza delle loro pene, e i loro appelli alla nostra carità sono continui, anche se noi non li sentiamo. Il fatto stesso che ogni giorno muoiono migliaia di persone dev’essere per noi un richiamo a soccorrere quelle anime che giornalmente cadono nel Purgatorio. Noi abbiamo enormi possibilità di aiutarle, e il non soccorrerle è una mancanza di carità.

Se è dovere di carità soccorrere chi soffre nel corpo, e se nel giorno del giudizio Gesù ci esaminerà proprio sui doveri della carità fatta per suo amore, non è per noi materia di rigoroso esame la carità del sollievo che dobbiamo dare alle anime purganti? Esse sono affamate di felicità, assetate di Dio, nude di meriti, inferme nei dolori che le opprimono, carcerate nel Purgatorio, pellegrine che cercano l’ospitalità del Cielo, e sono membra del Corpo Mistico di Gesù, che anche in loro soffre e geme, come soffre e geme in noi che siamo pellegrini sulla terra; ora, possiamo noi trascurarle senza meritare un aspro rimprovero nel giudizio, ed una severa condanna? Dobbiamo anzi aggiungere, che, a differenza dei pellegrini della terra, tante volte peccatori e ingrati, e quindi immagini deturpate di Gesù Cristo, le anime purganti sono sante, confermate in grazia, predestinate alla gloria, predilette di Dio, che le purifica per puro amore, e brama di averle nel Paradiso per inebriarle di Lui, per renderle simili a Lui, e mostrarsi loro faccia a faccia in un eterno convito di amore, e che, quindi, il suffragarle per affrettare la loro unione con Dio è un atto di carità illuminato dall’amore divino, assai più di un sollievo dato ad un poverello della terra. I Santi, che avevano ben compresa la legge divina della carità, sono stati sempre solleciti verso le anime purganti, e molte volte si sono offerti vittime per loro, per abbreviarne le pene.

Sterilità delle pompe esterne

Molti, oggi specialmente, credono di manifestare il loro dolore e il loro amore per i defunti, con vistose pompe esterne. Corone di fiori costosissime in gran numero. Cortei di gente, di carrozze e di automobili, interminabili, discorsi di saluto, strette di mano, lacrime improvvisate, più o meno sentite, nella commozione di un momento, causato dal pianto degli altri. A volte, e non di rado, gridi, gesti disperati, parole di bestemmia, e persino atti di violenza contro immagini sacre, per non aver ascoltate le preghiere di chi supplicava per conservare in vita il defunto, propositi blasfemi di non voler andare in Chiesa, di non volere più confessarsi, comunicarsi, ascoltare la Messa, dire il Rosario e pregare.

Tutte queste manifestazioni esterne di duolo sono inutili e persino dannose alle anime trapassate. Sì, un funerale decente, un omaggio limitato di fiori può essere un atto gentile di rammarico e di affetto, ma se non è congiunto con la preghiera, col ricevere la S. Comunione, col proposito di vivere cristianamente, di fronte alla realtà della morte e dell’eternità, è una cosa perfettamente inutile.

Il cristiano non può e non deve ignorare che noi siamo per l’eterna vita, e la morte di una persona cara, se è un dolore, non può prescindere dalla visuale dell’eternità. Il cristiano sa o deve sapere che la morte non è un suggello posto sulla vita, quasi cadesse nel nulla, ma è un sonno che attende il ridestarsi, nella resurrezione finale.

E’ dunque da riprovare ogni profanazione del corpo destinato a risorgere. E’ profanazione, come si è detto, la cremazione del cadavere, ed è per lo meno brutto l’uso dei loculi, dove il cadavere viene chiuso e saldato, in preda ad un orribile putrefazione che non può avere sfogo nel terreno. Questo modo di seppellire ha tutto il carattere di un volere dimenticare per sempre il defunto. La sepoltura cristiana è nell’umiltà della terra, dove l’uomo si riconosce polvere, ed aspetta la voce della tromba finale che lo richiama a vita immortale.

Noi vediamo i Camposanti popolati, per così dire, da monumenti funebri e da lapidi di ricordo, con iscrizioni di lode o di rammarico che molte volte sono una menzogna. Se aprite queste tombe, vi troverete solo ossa spolpate, riposanti spesso tra ragnatele. Che pena! Il migliore ricordo di un defunto è quello che non è morto con lui, è la sua virtù e la sua vita cristiana. Per questo il più grande monumento che si può elevare sulla desolazione della morte è la vita santa, è la vita dei Santi, i cui resti mortali si racchiudono in reliquiari più o meno ricchi, grandi o piccole tombe di un corpo santificato dalla grazia di Dio. Una nicchia, una tomba, un monumento magari, può essere anche un atto gentile di amoroso ricordo, ma deve rifulgere nella luce di Gesù Cristo, resurrezione e vita, con un ben visibile e trionfante segno di Croce e con espressioni di fede nella vita eterna.

Bisognerebbe ispirarsi alle iscrizioni delle Catacombe, semplici e concise, che danno un senso soave di fede, di speranza e di pace. Per es.: Candida Metella, nella pace di Cristo. Visse 20 anni, sei mesi e sette giorni. In pace.

Che dire delle tombe dette di uomini illustri, prive di Croce e di ogni più piccolo richiamo di fede? Sono tombe che portano dolorosamente, e speriamo che innanzi a Dio non sia così, i contrassegni della riprovazione eterna, tra le orgogliose spampanate di elogi e di titoli che ne sono lo scherno!

 

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