Popolo della Famiglia: non sarà questo “partito” a salvare l’ Italia (prima parte)

adinolfi

di Lorenzo Maria Pacini

È di pochi giorni fa la notizia della nascita de “Il Popolo della Famiglia”, movimento politico in via di diventare partito, nato per mano di Mario Adinolfi e Gianfranco Amato. Un duetto senza dubbio inaspettato, viste le diverse visioni politiche di fondo. E a colpire è anche la celerità con cui questo soggetto si è costituito, balzando fuori da una settimana di burrasca parlamentare, caratterizzata dalla “vittoria” parziale del ddl Cirinnà e dalla corsa ai ripari da parte del Comitato Difendiamo i Nostri Figli che, per ovvio stato di cose, non poteva che ripiegare sulla dialettica mass mediale propagandistica, nella speranza di arginare il guaio. Ma come mai due membri del Comitato hanno sentito questa esigenza così impellente di gettarsi in politica, e soprattutto nella mattinata in cui lo stesso Comitato aveva in agenda una conferenza stampa pubblica? Probabilmente non lo sapremo mai, ma non ci vuole molto a fare i conti.

Già al Family Day il Comitato si era presentato teso e infastidito da lotte intestine: da una lato i “cattolici” di punta, pronti a gridare senza paura tutto il gridabile dal palco del Circo Massimo, e dall’ altro lo schieramento più moderato che, sotto accordo clandestino con la CEI, verteva più su una linea accomodante. Ovviamente il pubblico partecipante se ne è reso conto molto bene. La stessa assenza di Kiko Arguello, iniziatore del Cammino Neocatecumenale e padrino del CDNF e della piazza del 20 giugno scorso, la diceva lunga sulle problematiche organizzative interne. Il post Family Day ha fornito ancora più dettagli per delineare la strategia, non condivisa, di azione, vedendo impegnati il presidente Gandolfini e gli appartenenti di Generazione Famiglia in diatribe politicheggianti sul web, seguendo una linea poco chiara ma senza dubbio molto chiassosa.

Ed è allora che a qualcuno deve essere venuto in mente di buttarsi in politica. Come farlo? Beh, ovviamente con un partito riguardante la famiglia e tutto il nobile fronte portato avanti nei giorni precedenti. Questo non ha fatto altro che dividere in maniera ancora più netta il Comitato, mostrando ai sostenitori fazioni nettamente in frizione e senza una linea di azione unica a sostegno.

Ma Adinolfi e Amato non sono stati, molto probabilmente, i primi ad avere questa idea. Già Gandolfini e i compagni (termine usato non a caso) di GenFam avevano dichiarato alla stampa la possibilità di un impegno politico serio; all’ Ufficio Italiano Brevetti e Marchi risulta,  in data di deposito  22 agosto 2014 e di registrazione 28 ottobre 2015, il deposito di un “pdf partito della famiglia”, certificato ad un milanese, e nello stesso contesto non dobbiamo dimenticare il similare “partito delle famiglie” del 5 novembre 2014-11 novembre 2015, intestato ad un noto personaggio della “intellighenzia” gnostico-cattolica. Possiamo quindi dedurre che, prima di Adinolfi e Amato, già altri si fossero fatti avanti palesemente. Bisogna riconoscergli il merito di aver preso al volo l’ opportunità e giocato sui tempi: non presentarsi alla conferenza stampa ed nella stessa mattina annunciare la nascita de Il Popolo della Famiglia, è stata una mossa che ha lasciato spiazzati tutti, in primis i colleghi del CDNF e chi fra questi aveva l’ idea di fare la stessa cosa.

Ma la politica come Dio comanda la si comincia a capire solo quando la si vive da Cattolici (nell’ unico senso plausibile del termine). La Chiesa, sin dai primi secoli, si è sempre chiaramente espressa politicamente. Leggere le encicliche papali degli ultimi tre secoli, i trattati di etica politica di alcuni Padri della Chiesa , i capolavori del Novecento di Canovai, Ratti, Pacelli, introduce in quella unica ed inequivocabile dimensione che il cattolico ha il dovere di conoscere e diffondere: il Regno sociale di Cristo.

L’ ormai dimenticato Regno Sociale di Gesù Cristo

Riguardo la Regalità di Cristo, credo che non ci sia bisogno di spendere molte parole. Forse è una di quelle pochissime cose che alle lezioni di catechismo postconciliare ancora si sentono citare, perlomeno al fine di colorare qualche disegnino sui libretti per la lezione. La festa di Cristo Re è, più o meno dovunque, ancora sentita.

Viene in nostro aiuto la splendida enciclica di papa Pio XI Quas Primas, dedicata proprio alla Regalità di Cristo.

Leggiamo brevemente: <<Da gran tempo si è usato comunemente di chiamare Cristo con l’appellativo di Re per il sommo grado di eccellenza, che ha in modo sovraeminente fra tutte le cose create. In tal modo, infatti, si dice che Egli regna nelle menti degli uomini non solo per l’altezza del suo pensiero e per la vastità della sua scienza, ma anche perché Egli è Verità ed è necessario che gli uomini attingano e ricevano con obbedienza da Lui la verità; similmente nelle volontà degli uomini, sia perché in Lui alla santità della volontà divina risponde la perfetta integrità e sottomissione della volontà umana, sia perché con le sue ispirazioni influisce sulla libera volontà nostra in modo da infiammarci verso le più nobili cose. Infine Cristo è riconosciuto Re dei cuori per quella sua carità che sorpassa ogni comprensione umana (Supereminentem scientiae caritatem ) e per le attrattive della sua mansuetudine e benignità: nessuno infatti degli uomini fu mai tanto amato e mai lo sarà in avvenire quanto Gesù Cristo.>>

Ora, se Cristo Gesù è Re e Signore, deve necessariamente avere un regno su cui regnare. Questo è di due tipi, scrive Papa Ratti, sia spirituale che fisico. Quello spirituale è il Regno del paradiso, l’ eterna Gerusalemme del Cielo, che nella sua dimensione attuale attende la manifestazione nell’ Ultimo Giorno. La potestà su questo regno è indiscutibilmente riconoscibile partendo anche solo dalle Sacre Scritture e la Tradizione, persino ebraica, riconosce al Messia lo scettro del potere.

A riguardo del regno fisico, la questione si fa interessante: l’ umanità, che Dio ha redento per mezzo del Suo Unigenito Figlio, geme e attende sospirante il ritorno del Salvatore, il quale si manifesterà nella Gloria e giudicherà vivi e morti. Sulla Terra, pertanto, dove già Dio si fece cerne ed offrì se stesso, tornerà il Signore per instaurare il Suo Regno. Ma questo Regno, che è già e non ancora, prende pian piano la forma voluta dal Padre per il dominio del Cristo. Ecco che tutto il mondo trova quindi motivo di tendere a questo fine e l’ umanità deve cooperare all’ instaurazione della piena signoria di Gesù, che al momento presente è tale potenzialmente, ma non attualmente, perché il Demonio è libero di operare e il peccato dell’ uomo non ha ancora subito il giudizio definitivo.

Leggiamo di seguito nell’ enciclica: «egli ottiene, per dirla brevemente, la potestà su tutte le creature, non carpita con la violenza né da altri ricevuta, ma la possiede per propria natura ed essenza»; cioè il principato di Cristo si fonda su quella unione mirabile che è chiamata unione ipostatica. Dal che segue che Cristo non solo deve essere adorato come Dio dagli Angeli e dagli uomini, ma anche che a Lui, come Uomo, debbono essi esser soggetti ed obbedire: cioè che per il solo fatto dell’unione ipostatica Cristo ebbe potestà su tutte le creature.

Eppure che cosa più soave e bella che il pensare che Cristo regna su di noi non solamente per diritto di natura, ma anche per diritto di conquista, in forza della Redenzione? Volesse Iddio che gli uomini immemori ricordassero quanto noi siamo costati al nostro Salvatore: «Non a prezzo di cose corruttibili, di oro o d’argento siete stati riscattati… ma dal Sangue prezioso di Cristo, come di agnello immacolato e incontaminato» . Non siamo dunque più nostri perché Cristo ci ha ricomprati col più alto prezzo: i nostri stessi corpi sono membra di Cristo.>>

Il Regno di Cristo è il regno della verità, della vita, della santità, della grazia, della giustizia, dell’ amore e della pace; in esso il creato sarà liberato della libertà della gloria dei figli di Dio. Cristo fa partecipare i credenti al Suo Regno, che è meta della storia: Egli opera nella storia e compie e consegna a Dio Padre tutta l’ umanità nella ricapitolazione finale. La Chiesa, in questo scenario, ha un valore di sacramentalità essendo Corpo Mistico di Gesù e struttura sociale effettivamente operante nel mondo. Iddio, infatti, si serve degli uomini per compiere il Suo volere nel mondo.

<<D’altra parte sbaglierebbe gravemente – prosegue- chi togliesse a Cristo Uomo il potere su tutte le cose temporali, dato che Egli ha ricevuto dal Padre un diritto assoluto su tutte le cose create, in modo che tutto soggiaccia al suo arbitrio. Tuttavia, finché fu sulla terra si astenne completamente dall’esercitare tale potere, e come una volta disprezzò il possesso e la cura delle cose umane, così permise e permette che i possessori debitamente se ne servano. A questo proposito ben si adattano queste parole: «Non toglie il trono terreno Colui che dona il regno eterno dei cieli>>

Papa Leone XIII poco tempo prima aveva magisterialmente affermato che «L’impero di Cristo non si estende soltanto sui popoli cattolici, o a coloro che, rigenerati nel fonte battesimale, appartengono, a rigore di diritto, alla Chiesa, sebbene le errate opinioni Ce li allontanino o il dissenso li divida dalla carità; ma abbraccia anche quanti sono privi di fede cristiana, di modo che tutto il genere umano è sotto la potestà di Gesù Cristo».

È facile dunque comprendere che non è solo l’ ambito privato, domestico, a dover essere assoggettato alla Sua Potestà, ma anche tutto il panorama civile.  È lui solo la fonte della salute privata e pubblica: «Né in alcun altro è salute, né sotto il cielo altro nome è stato dato agli uomini, mediante il quale abbiamo da essere salvati», è lui solo l’autore della prosperità e della vera felicità sia per i singoli sia per gli Stati: «poiché il benessere della società non ha origine diversa da quello dell’uomo, la società non essendo altro che una concorde moltitudine di uomini».

<<Non rifiutino, dunque, i capi delle nazioni di prestare pubblica testimonianza di riverenza e di obbedienza all’impero di Cristo insieme coi loro popoli, se vogliono, con l’incolumità del loro potere, l’incremento e il progresso della patria. Difatti sono quanto mai adatte e opportune al momento attuale quelle parole che all’inizio del Nostro pontificato Noi scrivemmo circa il venir meno del principio di autorità e del rispetto alla pubblica potestà: «Allontanato, infatti — così lamentavamo — Gesù Cristo dalle leggi e dalla società, l’autorità appare senz’altro come derivata non da Dio ma dagli uomini, in maniera che anche il fondamento della medesima vacilla: tolta la causa prima, non v’è ragione per cui uno debba comandare e l’altro obbedire. Dal che è derivato un generale turbamento della società, la quale non poggia più sui suoi cardini naturali».

Un cristiano ha il dovere di lavorare per l’ instaurazione del Regno sociale di Cristo, così come Gesù stesso afferma nei Vangeli e la Chiesa ha perpetuamente ed infallibilmente affermato nel corso dei secoli. Tale Regno, di cui si trovano meravigliose ed appassionate descrizioni nelle opere di grandi santi e mistici, prevede lo stabilimento della Fede Cattolica a sovrana, la confluenza e sussistenza dei tre poteri nell’ unico governo santo. Ciò implica, logicamente, l’ etica cattolica, la morale cattolica, la disciplina cattolica, l’ educazione cattolica, l’ economia cattolica, secondo quanto Iddio ha comandato alla Chiesa. Il Regno sociale, di cui Cristo è Re Supremo, trova in Lui la fonte e il culmine, e nella espressione della Santa Madre Chiesa il governo plausibile e legittimo al cospetto di Dio.

Nel corso della storia, di fatto, tutti i regno cattolici hanno sempre ricevuto l’ unzione divina, la quale, lungi dall’ essere un mero simbolo, conferiva una autentica potenza quasi sacramentale, dotando il sovrano di precisi “poteri” sulle anime. Innumerevoli sono le testimonianze di miracoli in merito: guarigioni prodigiose al tocco dello scettro, indulgenze su certi peccati, addirittura in certi casi autorità  sui demoni.

La monarchia è indiscutibilmente l’ unica  forma di governo rivelata da Nostro Signore, nelle Sacre Scritture, ed è pur quella presente in Paradiso.

Il cattolico ha , come suddetto, il dovere di “instaurare omnia in Christo”, lavorando con tutte le sue forse affinché questo Regno si realizzi in Terra, nell’ attesa della venuta del Regno eterno nell’ ultimo Giorno.

Si comprende che un cattolico non può in nessun modo approvare l’ attuale situazione politica, economica e sociale, dovendosi impegnare in una militanza che sia indirizzata al trionfo della Chiesa, della Fede, dei Sacratissimi Cuori di Gesù, Giuseppe e Maria.

Per farlo, ci sono gli strumenti che Nostro Signore ci ha lasciato: i Sacramenti, la Dottrina, la Tradizione. Quanto, dico, quanto cambierebbero veramente le cose, se ogni cittadino offrisse una Santa Messa per la realizzazione del Regno, per la guarigione della Nazione, l’ espiazione dei peccati del proprio popolo, la conversione dei politici! Non vi è forza più grande! E chi non lo riconosce, forse cattolico non lo è stato mai.

Ogni cristiano ha il dovere di pregare per i propri governanti, è vero: ma come deve pregare? Deve pregare affinché si costruisca il Regno di Dio, l’ unico giusto e buono. Tutto il resto è menzogna.

A chi contesta dicendo “ci si deve accontentare…non si può vivere in una utopia…bisogna essere concreti” senza tanti indugi rispondo: questo è ciò che Nostro Signore Gesù Cristo ha pronunciato e che la Chiesa ha confermato. Ipse dixit.

Non dimentichiamoci della piaga del laicismo, del neomodernismo e di quelle correnti di pseudo religione che molti sedicenti cristiani oggi propagano senza freno.

Ancora vogliamo riprendere dalla Quas Primas: <<E a poco a poco la religione cristiana fu uguagliata con altre religioni false e indecorosamente abbassata al livello di queste; quindi la si sottomise al potere civile e fu lasciata quasi all’arbitrio dei principi e dei magistrati. Si andò più innanzi ancora: vi furono di quelli che pensarono di sostituire alla religione di Cristo un certo sentimento religioso naturale. Né mancarono Stati i quali opinarono di poter fare a meno di Dio, riposero la loro religione nell’irreligione e nel disprezzo di Dio stesso.>>

Quando ci domandiamo come mai le cose vanno male, come mai non si trova pace, equilibrio, saggezza nel governo e nel governare, domandiamoci anzitutto quali siano le cause, quale l’ origine, quali i peccati che stanno a monte di ogni piaga che affligge la società. E questa la si può sanare solo combattendo il peccato che sta alla base dei suoi mali, non certo con la semplice politica sociale. Nessun sistema può funzionare se al suo interno vi sono componenti malate e componenti sane, perché le prime verranno infettate dalle seconde. Bisogna prima risanare, poi far ripartire l’ organismo.

…ma torniamo al Partito

[Continua]

3 Commenti a "Popolo della Famiglia: non sarà questo “partito” a salvare l’ Italia (prima parte)"

  1. #Alessandro   9 marzo 2016 at 11:09 pm

    “Un tema di GROSSA attualità” si legge su facebook nella presentazione del link all’articolo, non per essere malizioso ma, guardando la foto che avete scelto, uno poi pensa che abbiate voluto fare gli spiritosi… ah ah ah ah

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