Ratzinger intervistato da J. Servais: ‘Dopo Vaticano II, doppia profonda crisi’

Grassettature nostre, riprendiamo da Avvenire. Notiamo come a fianco di una frase condivisibile del “Papa emerito”, ci sia molto altro decisamente meno accettabile [RS].

L’intervista a Joseph Ratzinger di cui pubblichiamo questo stralcio, è stata curata e realizzata dal gesuita belga Jacques Servais ed è stata presentata nel contesto del Convegno dal titolo: “Per mezzo della fede. Dottrina della giustificazione ed esperienza di Dio nella predicazione degli Esercizi Spirituali”.

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[…]

D.: Negli Esercizi Spirituali, Ignazio di Loyola non utilizza le immagini veterotestamentarie di vendetta, al contrario di Paolo (come si evince nella seconda lettera ai Tessalonicesi); ciò non di meno egli invita a contemplare come gli uomini, fino alla Incarnazione, «discendevano all’inferno» e a considerare l’esempio dagli «innumerevoli altri che vi sono finiti per molti meno peccati di quelli che ho commesso io». È in questo spirito che san Francesco Saverio ha vissuto la propria attività pastorale, convinto di dover tentare di salvare dal terribile destino della perdizione eterna quanti più «infedeli» possibile. Si può dire che su questo punto, negli ultimi decenni, c’è stato una sorta di «sviluppo del dogma» di cui il Catechismo deve assolutamente tenere conto?

R.: «Non c’è dubbio che in questo punto siamo di fronte a una profonda evoluzione del dogma. Mentre i Padri e i teologi del medioevo potevano ancora essere del parere che nella sostanza tutto il genere umano era diventato cattolico e che il paganesimo esistesse ormai soltanto ai margini, la scoperta del nuovo mondo all’inizio dell’era moderna ha cambiato in maniera radicale le prospettive.

Nella seconda metà del secolo scorso si è completamente affermata la consapevolezza che Dio non può lasciare andare in perdizione tutti i non battezzati e che anche una felicità puramente naturale per essi non rappresenta una reale risposta alla questione dell’esistenza umana.

Se è vero che i grandi missionari del XVI secolo erano ancora convinti che chi non è battezzato è per sempre perduto, e ciò spiega il loro impegno missionario, nella Chiesa cattolica dopo il Concilio Vaticano II tale convinzione è stata definitivamente abbandonata. Da ciò derivò una doppia profonda crisi. Per un verso ciò sembra togliere ogni motivazione a un futuro impegno missionario. Perché mai si dovrebbe cercare di convincere delle persone ad accettare la fede cristiana quando possono salvarsi anche senza di essa? Ma pure per i cristiani emerse una questione: diventò incerta e problematica l’obbligatorietà della fede e della sua forma di vita.

Se c’è chi si può salvare anche in altre maniere non è più evidente, alla fin fine, perché il cristiano stesso sia legato alle esigenze dalla fede cristiana e alla sua morale. Ma se fede e salvezza non sono più interdipendenti, anche la fede diventa immotivata. Negli ultimi tempi sono stati formulati diversi tentativi allo scopo di conciliare la necessità universale della fede cristiana con la possibilità di salvarsi senza di essa.

Ne ricordo qui due: innanzitutto la ben nota tesi dei cristiani anonimi di Karl Rahner. In essa si sostiene che l’atto-base essenziale dell’esistenza cristiana, che risulta decisivo in ordine alla salvezza, nella struttura trascendentale della nostra coscienza consiste nell’apertura al tutt’altro, verso l’unità con Dio. La fede cristiana avrebbe fatto emergere alla coscienza ciò che è strutturale nell’uomo in quanto tale. Perciò quando l’uomo si accetta nel suo essere essenziale, egli adempie l’essenziale dell’essere cristiano pur senza conoscerlo in modo concettuale.

Il cristiano coincide dunque con l’umano e in questo senso è cristiano ogni uomo che accetta se stesso anche se egli non lo sa. È vero che questa teoria è affascinante, ma riduce il cristianesimo stesso a una pura conscia presentazione di ciò che l’essere umano è in sé e quindi trascura il dramma del cambiamento e del rinnovamento che è centrale nel cristianesimo.

Ancor meno accettabile è la soluzione proposta dalle teorie pluralistiche della religione, per le quali tutte le religioni, ognuna a suo modo, sarebbero vie di salvezza e in questo senso nei loro effetti devono essere considerate equivalenti. La critica della religione del tipo di quella esercitata dall’Antico Testamento, dal Nuovo Testamento e dalla Chiesa primitiva è essenzialmente più realistica, più concreta e più vera nella sua disamina delle varie religioni. Una ricezione così semplicistica non è proporzionata alla grandezza della questione.

Ricordiamo da ultimo soprattutto Henri de Lubac e con lui alcuni altri teologi che hanno fatto forza sul concetto di sostituzione vicaria. Per essi la proesistenza di Cristo sarebbe espressione della figura fondamentale dell’esistenza cristiana e della Chiesa in quanto tale. È vero che così il problema non è del tutto risolto, ma a me pare che questa sia in realtà l’intuizione essenziale che così tocca l’esistenza del singolo cristiano.

Cristo, in quanto unico, era ed è per tuttie i cristiani, che nella grandiosa immagine di Paolo costituiscono il suo corpo in questo mondo, partecipano di tale essere-per. Cristiani, per così dire, non si è per se stessi, bensì, con Cristo, per gli altri. Ciò non significa una specie di biglietto speciale per entrare nella beatitudine eterna, bensì la vocazione a costruire l’insieme, il tutto.

Quello di cui la persona umana ha bisogno in ordine alla salvezza è l’intima apertura nei confronti di Dio, l’intima aspettativa e adesione a Lui, e ciò viceversa significa che noi assieme al Signore che abbiamo incontrato andiamo verso gli altri e cerchiamo di render loro visibile l’avvento di Dio in Cristo. È chiaro che dobbiamo riflettere sull’intera questione».

10 Commenti a "Ratzinger intervistato da J. Servais: ‘Dopo Vaticano II, doppia profonda crisi’"

  1. #carlo   18 marzo 2016 at 1:41 am

    “Quello di cui la persona umana ha bisogno in ordine alla salvezza è l’intima apertura nei confronti di Dio, l’intima aspettativa e adesione a Lui, e ciò viceversa significa che noi assieme al Signore che abbiamo incontrato andiamo verso gli altri e cerchiamo di render loro visibile l’avvento di Dio in Cristo. È chiaro che dobbiamo riflettere sull’intera questione».”

    Mi spiace per Ratzinger e per Rahner ,ma ciò che salva l’ uomo non è “l apertura a Dio ” oppure
    ” l’apertura al totalmente altro” , ma il sangue pagato da Cristo come prezzo di riscatto al Padre per ogni uomo che nasce !!! Il sangue , cioè i sacramenti , che bloccano l’ ira del Padre per il peccatore e lavano la colpa , mettendolo in condizione di essere di nuovo amico di Dio e figlio e fratello di Gesù Cristo . Non ci salva la carità ai poveri, non ci salva la giustizia sociale , non ci salva la sola preghiera che sono sacramentali, quanto il prezzo del riscatto pagato da Cristo al Padre . Tutto l’ Antico Testamento ci parla di un sacrificio e di un sangue sparso delle vittime sacrificali , non c’è nessun perdono senza sangue già nel Vecchio Testamento , sacrifico che era prefigurazione dell ‘ unica e vera vittima che ha pagato , che ha liberato pagando un prezzo al posto di un altro , per condannato a morte certa : L’ UOMO .

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  2. #luciano pranzetti   18 marzo 2016 at 8:51 am

    Gli orfani di Ratzinger ex B XVI sono serviti. Altro che “ermeneutica nella continuità”, logo untuoso e retorico, utile solo per gli allocchi! Qui, in questa intervista, c’è tutta l’adesione alla politica pastorale di Bergoglio a cui l’emerito ha spianato la strada.

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  3. #Lucio   18 marzo 2016 at 8:59 am

    “che bloccano l’ ira del Padre per il peccatore”,

    “Non ci salva la carità ai poveri”,

    Frasi come queste sono in sé intimamente luterane! Ora è vero che la salvezza viene dal Sacrificio di Cristo sulla Croce, ma nel linguaggio biblico l'”ira” di Dio è sempre e soltanto l’Amore ferito (“Dio è Amore”, Giovanni l’apostolo). Come il padre terreno è ferito nel suo amore per il figlio disobbediente – da qui la sua ira e non dall’odio per il figlio – così il Padre Celeste è ferito nel suo Amore per l’uomo ribelle. Ma proprio perché ama l’uomo non lo abbandona ma invia il Suo Unico Figlio Unigenito per salvarlo. La carità, ossia le opere, sono il risultato della trasformazione del cuore indotta dalla Grazia di Dio che ci rende, nell’Amore di Cristo, sensibili, “aperti”, misericordiosi verso il prossimo. E’ evidente che la carità non coincide con la solidarietà sociale di tipo umanitario. Ma dimenticare che la Grazia trasforma il cuore dell’uomo, risanandolo, significa implicitamente accettare l’eresia luterana per la quale, essendo l’uomo una cloaca di peccato (ossia non semplicemente ferito dal peccato ma del tutto da esso corrotto) e tale permanendo anche dopo che gli siano applicati i meriti del Sacrificio di Cristo, la Grazia sarebbe incapace di operare nell’intimo dell’uomo del quale pertanto essa “coprirebbe” agli occhi di Dio irato i peccati e la natura rimasta corrotta. Per Lutero Cristo agirebbe come una sorta di appunto “coperta” che nasconde al Padre la natura umana che resta intrisa di peccato assoluto. La Grazia per Lutero è solo una sentenza, quasi di tipo giuridico, esterna all’uomo mediante la quale un Dio irrazionale sceglie arbitrariamente di salvare chiunque egli voglia, indipendentemente dalle opere che pertanto, per l’eretico tedesco, sarebbero sono vanità dell’orgoglio umano. Questo significa che mentre i santi sono soltanto fomite di peccato con le loro opere di carità, Dio potrebbe irrazionalmente salvare qualunque assassino perché tanto la Grazia si limita solo a “coprire” i suoi peccati e con ciò ad impedire a Dio di vederli.

    Quindi bisogna stare molto attenti quando, per spirito di critica a tutti i costi, si finisce per rasentare, magari senza avvertimento, il rigidismo luterano.

    Lucio

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  4. #Giacomo   18 marzo 2016 at 9:40 am

    Infatti. Con questo articolo Ratzinger smentisce la sua ermeneutica della continuità e conferma che col Vaticano II si è avuta la creazione di una nuova Chiesa che non ha nulla a che fare con quella preconciliare.

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  5. #carlo   18 marzo 2016 at 2:30 pm

    Il SENSO DEL SACRIFICO CRUENTO

    La pratica del sacrificio ,dello spargimento del sangue di animali risale agli
    inizi dei rapporti tra Dio e l’uomo peccatore e pervade tutta la Bibbia . Nel Nuovo Testamento essa fornisce
    la terminologia per spiegare la morte di Gesù Cristo (es. Ebrei9,11).

    Il versetto chiave di Levitino 17,11 dice che il sacrificio è qualcosa donato
    da Dio all’uomo,un dono fatto in risposta a un bisogno umano . E’ perciò sbagliato dire (come fanno molti esperti del Vecchio Testamento) che il significato fondamentale del sacrificio consiste in un offerta o in un dono fatto a Dio.

    Il termine tradotto con “offerta” significa certamente dono. Di conseguenza
    -dicono i sostenitori di questa concezione – la persona che porta l’offerta
    si impossessa della vita , del sangue dell’animale sacrificato e puo’ donarla
    a Dio. In tal modo essa inietta nuova vita nei suoi rapporti
    conDio o è in grado di interporre uno schermo vivente tra se stessa peccatrice e il Dio santo. Ma come è possibile scambiare un dono di Dio all’uomo con un dono dell’uomo a Dio ?

    Levitico 17,11 ci offre due indicazioni importanti per capire il significato
    del sangue e del sacrificio. Primo : il sangue mira a espiare . Tutte le
    volte che il termine tradotto con “espiazione”viene adoperato, esso significa
    pagare un prezzo di riscatto. Pertanto non è sufficiente dire che il sangue
    “protegge”l’offerta , ma bisogna dire che esso ha questo effetto perché
    rappresenta un prezzo sufficiente per pagare il debito del peccato davanti a
    Dio.

    Anche qui, come sempre nella Bibbia ,”il salario del peccato è la morte “.
    Nessun peccato , nessun peccatore puo’ entare alla presenza di un Dio
    perfettamente santo.

    La separazione da Dio è sinonimo di morte . L’uomo peccatore puo’ sperare di
    essere perdonato e di essere riammesso alla presenza di Dio solo se è in grado
    di pagare questo prezzo, solo dopo aver accettato questa sanzione e questa
    sentenza . Tale ruolo ,ci dice Levitico 17,11 ,è svolto precisamente dal sangue . In secondo luogo viene detto che il sangue puo farlo “a prezzo della vita ” . A prezzo di” traduce una preposizione ebraica che viene di regola
    adoperata per esprimere un prezzo o una spesa (per es.1 Re 2,23;Proverbi
    7,23; Lamentazioni 5,99;lo troviamo in un passo giuridico fondamentale circa la necessita di una giustizia esatta.: ( Deuteronomio 19,21) ,
    cioe “vita i pagamento di vita ” In altre parole sangue significa morte , la
    fine della vita , esattamene come quando viene adoperato in senso metaforico (vedi per es. Genesi 9,5;37,26,ecc.)

    Il sacrificio pone fine alla vita . Il sangue versato è il simbolo e la prova
    che la vita è stata tolta in pagamento dei peccati del colpevole e in
    sostituzione della sua vita macchiata di colpa .

    Il sacrificio degli animali esprimeva il principo , che doveva verificarsi
    nella sua piena realtà nella morte di nostro Signore Gesu Cristo . Dio ha
    donato al popolo dell’Antico Testamento una prefigurazione del sangue versato da Gesu , della sua morte vicaria al posto nostro per i nostri peccati ,
    della morte subita dal giusto per gli ingiusti .

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  6. #Dan   18 marzo 2016 at 8:03 pm

    Come al solito, da buon modernista, Ratzinger si barcamena fra ortodossia ed eterodossia.

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  7. #massimo trevia   19 marzo 2016 at 4:36 pm

    però se uno nasce non lo sceglie e tantomeno ha scelto di nascere ferito dal peccato originale!ora,se un’uomo o donna nasce in un luogo dove nessun missionario o sacerdote mai lo battezzerà ,che so in una isola del pacifico secoli fa,e quindi non ha colpa né di essere nato né di esserlo col peccato originale,volete dirmi che Dio prima lo fa nascere e poi lo manda all’inferno?se Dio fosse così,l’uomo farebbe bene a odiarlo!ma Dio ne sarebbe felice?quindi,al di là che il cristianesimo è l’unica vera religione,non è vero che se uno non è battezzato va all’inferno! lo spirito santo,invece,ha sempre ispirato al bene l’uomo.e se questi risponde bene,si salva!

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    • #Diego   20 marzo 2016 at 3:31 am

      Caro Massimo, la risposta a questa sua domanda si trova nel Catechismo di San Pio X:

      132. Chi è fuori della Chiesa si salva?
      Chi è fuori della Chiesa per propria colpa e muore senza dolore perfetto, non si salva; ma chi ci si trovi senza propria colpa e viva bene, può salvarsi con l’amor di carità, che unisce a Dio, e, in spirito, anche alla Chiesa, cioè all’anima di lei.

      Chi conosce il Cattolicesimo e lo rifiuta non può salvarsi ma chi non ha mai conosciuto il Cattolicesimo è fuori dalla Chiesa senza sua colpa e verrà valutato in base al suo amore di Carità e in base a quanto rispetta il Diritto Naturale, che è scritto nel cuore di ogni uomo.

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  8. #bbruno   20 marzo 2016 at 11:17 am

    Oh finalmente ci voleva la chiesa del secolo scorso per superare definitivamnemnte la convinzione che alla salvezza occorresse la fede in Gesù Cristo e il battesimo! Che superasse il suo stesso Fondatore: “andate e ammaestrate tutte le genti. Chi CREDERà e sara BATTEZZATO…” Perché tale era lo spirito che animava i “grandi missionari”del XVI secolo e di tutti i secoli cristiani , fino alla mettà del secolo scorso: predicare e battezzare, fede e battesimo,fede e sacramenti. Non certo l’idea che bastasse una goccia di acqua battesimale per sistemare ogni cosa! Ora siamo giunti al completo “liberi tutti”: ognuno creda e faccia quel che vuole, e che “NESSUN TEMA”!
    Idea grandiosa ,magnanima oltre ogni dire: e allora di grazia, diteci che ci sta a fare il Pappone del Vaticano??? A presiedere un ENTE INUTILE??? Ci vuole una bella faccia! Chiuda bottega. che nessuno ha bisogno di lui, che i Negri et Similes arrivano lo stesso, e comunque può sempre candidarsi a presiedere l’ ISTITUTO KALERGI!

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  9. #massimo trevia   20 marzo 2016 at 2:50 pm

    certo,diego,forse mi sono espresso male ma da anni riflettendoci (anche se non conoscevo il documento che citi)ne ero convinto che le cose stessero così.però quando amiamo qualcosa,come il cristianesimo,tanto più lo amiamo e tanto più vogliamo che la si conosca.e questo spinse i grandi missionari….e non solo loro!credo fossero così”innamorati “del cristianesimo da muoversi per un solo cannibale di qualche isolotto,temendo che senza Cristo si sarebbe dannato.

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