Amoris Laetitia: un documento davvero terrificante

zzzz

 

di Don Mauro Tranquillo

 

•  Natura del documento

L’esortazione post-sinodale testé pubblicata da Papa Bergoglio non va considerata, per sua stessa ammissione, un atto paragonabile al Magistero cattolico, né supremo né “ordinario”. La ragione non sta solamente nella generale assenza di queste caratteristiche (che è presunta in tutti gli atti conciliari e postconciliari), ma in quanto il documento dice di se stesso, al di là di ogni più o meno discutibile catalogazione dei livelli di esercizio del Magistero.

Infatti abbiamo al n. 4 di Amoris laetitia l’esplicita esclusione di ogni caratteristica anche vagamente “magisteriale”: «L’insieme degli interventi dei Padri, che ho ascoltato con costante attenzione, mi è parso un prezioso poliedro, costituito da molte legittime preoccupazioni e da domande oneste e sincere. Perciò ho ritenuto opportuno redigere una Esortazione Apostolica postsinodale che raccolgacontributi dei due recenti Sinodi sulla famiglia, unendo altre considerazioni che possano orientare la riflessione, il dialogo e la prassi pastorale, e al tempo stesso arrechino coraggio, stimolo e aiuto alle famiglie nel loro impegno e nelle loro difficoltà». Un testo quindi che si definisce dialogico, pastorale e parenetico, non certo interessato a imporre una qualche conclusione dottrinale. Questo però non significa, come fa in qualche modo il Cardinal Burke, diminuire la gravità del testo, ma solo mettere al riparo l’infallibilità della Chiesa. Gli errori contenuti nel testo sono comunque resi pubblici con enorme scandalo di tutti i cattolici, che finiscono per pensare ed agire non secondo la dottrina della Chiesa ma secondo le conclusioni di Bergoglio. Non basta minimizzare la portata dottrinale del testo, se poi non si denuncia la gravità del contenuto.

Un’ ulteriore negazione dell’intento di intervenire magisterialmente a dirimere una disputa dottrinale si può trovare all’inizio del n. 3, che citeremo qui appresso per sottolinearne altri aspetti problematici.

 

  • Modernismo teologico del testo

Appare invece chiaro –ed è questa la vera gravità dell’Esortazione, molto più che certe conclusioni pratiche – il carattere strettamente modernistico della lettera. Si prospetta infatti in termini espliciti che il modo di conoscere la volontà di Dio non deriva dalla dottrina già rivelata, ma da una rilettura dell’esperienza cristiana variegata nei luoghi e nel tempo, non necessariamente risolta dal Magistero, e sostanzialmente sempre aperta: «Ricordando che il tempo è superiore allo spazio, desidero ribadire che non tutte le discussioni dottrinali, morali o pastorali devono essere risolte con interventi del magistero. Naturalmente, nella Chiesa è necessaria una unità di dottrina e di prassi, ma ciò non impedisce che esistano diversi modi di interpretare alcuni aspetti della dottrina o alcune conseguenze che da essa derivano. Questo succederà fino a quando lo Spirito ci farà giungere alla verità completa (cfr Gv 16,13), cioè quando ci introdurrà perfettamente nel mistero di Cristo e potremo vedere tutto con il suo sguardo. Inoltre, in ogni paese o regione si possono cercare soluzioni più inculturate, attente alle tradizioni e alle sfide locali. Infatti, “le culture sono molto diverse tra loro e ogni principio generale […] ha bisogno di essere inculturato, se vuole essere osservato e applicato”» (n. 3). Bergoglio ci dice quindi che lo Spirito deve ancora rivelare la verità completa, e che è la vita della Chiesa e non il Magistero che sola può dirci come agire. Concetti più volte espressi da Bergoglio e da Kasper, che si rifanno direttamente al modernismo teologico e filosofico condannato da Pascendi.

Con tale premessa si può modificare la fede a piacimento, sulla scia degli elementi già adattati al mondo moderno con il Vaticano II: libertà religiosa, ecumenismo, collegialità, nuova liturgia etc. Non sarebbe stato coerente fermarsi proprio davanti al matrimonio, il cui concetto è così cambiato nella coscienza collettiva da meritare un’inculturazione dei “princìpi” al nuovo ordine di cose. Per questo le voci stupite di coloro che si accorgono che si sta predicando una nuova dottrina dovrebbero risalire ai princìpi di questa situazione, princìpi logici (il modernismo come teologia) e cronologici (il Concilio e Papi del postconcilio).

Venendo al merito delle innovazioni, ci concentreremo sul capitolo ottavo, certamente il più noto e problematico, in attesa di esaminare più attentamente la strana esegesi biblica della prima parte, o l’affermazione del n. 75 per cui il fatto che gli sposi siano i ministri del sacramento è solamente “secondo la tradizione latina della Chiesa” e non una verità insegnata dal Magistero (una strizzata d’occhio agli scismatici orientali); così come eviteremo di commentare il ridicolo di un Papa che disquisisce sulla “dimensione erotica dell’amore” (n. 150 ss.); o le problematiche affermazioni sull’uguaglianza tra stato di verginità e stato matrimoniale (n. 159 ss.), e sulla “paternità responsabile” (n. 167); o il discorso sui “metodi naturali” presentati come leciti senza spiegare a quali gravi condizioni (n. 222), anzi citando il già problematico passaggio di Gaudium et spes 50.

 

  • La dottrina cattolica sui divorziati che vivono in concubinato

Venendo dunque al capitolo ottavo, e alla questione dei “divorziati risposati e conviventi”, come del resto di altre analoghe convivenze illecite, facciamo prima rapidamente il punto degli aspetti del problema secondo la dottrina cattolica. Due persone che convivono senza matrimonio si trovano in peccato mortale finché non si separino per due motivi: 1) si trovano nell’occasione prossima non necessaria e abituale (dovuta alla convivenza) di peccare contro il sesto comandamento 2) danno scandalo, ossia cattivo esempio, alla società, anche solo facendo pensare come lecito ciò che non lo è. Lo scandalo è peccato contro la carità, contro il bene del prossimo, e va rettamente inteso. Non è una sensazione di disgusto davanti a qualcosa, come si intende volgarmente oggi. Al contrario lo scandalo si aggrava quando non provoca più reazioni: significa che il cattivo comportamento è percepito ormai come normale. La convivenza fuori da legittimo matrimonio rimane scandalo anche oggi che pare normale, anzi lo è a maggior ragione.

Per uscire dallo stato di peccato mortale, occorre quindi interrompere la convivenza, separarsi. Il problema nasce quando due persone (che non possono contrarre matrimonio tra loro) hanno avuto figli dalla convivenza illegittima e non possono separarsi senza grave danno dei medesimi. In questo caso l’occasione prossima di peccato può diventare “necessaria”, cioè inevitabile; deve essere resa almeno più remota, per esempio dormendo separati o prendendo serie precauzioni. Ovviamente dovrà esserci ferma volontà di vivere castamente (“come fratello e sorella”). Si capisce però che anche in questo caso rimane il problema dello scandalo. Due conviventi che non possono separarsi e che accettano di vivere castamente non vivono di fatto più nel peccato, quindi lo scandalo non è più fondato su un’azione davvero cattiva, ma su un’azione che per ignoranza viene vista come tale dall’esterno.

Tale scandalo è definito dalla scienza morale “scandalo dei piccoli”, e deve essere evitato solo quando lo si può senza grave incomodo (la carità infatti, diversamente dalla giustizia, non obbliga con grave incomodo). Da questi princìpi derivava l’atteggiamento che la Chiesa e la teologia morale imponevano in questi casi: se la separazione è veramente impossibile per il bene dei figli, se c’è la volontà di vivere castamente e se si prendono i mezzi per farlo, lo scandalo dei piccoli può essere tollerato e si può permettere ai due di continuare a vivere insieme, almeno finché dura la necessità. Veniva però richiesto di ricevere i sacramenti solo in privato, ovviamente per la necessità di non cadere in un altro caso di scandalo, in questo caso facilmente evitabile.

 

  • La nuova dottrina di Francesco nel capitolo ottavo

Cosa rimane di questa dottrina nell’esortazione di Francesco? Innanzitutto proprio la categoria morale dello “scandalo”, così importante in questa questione, è totalmente evacuata (un accenno in termini sibillini a questa categoria c’è solo nel n. 300, senza che se ne concluda nulla, come elemento di riflessione in coscienza). Il problema dell’illecita convivenza deve essere valutato pastoralmente caso per caso, a quanto dice Francesco, senza poter applicare princìpi universali, che sarebbero altrimenti «pietre che si lanciano contro la vita delle persone», cose da «cuori chiusi, che spesso si nascondono perfino dietro gli insegnamenti della Chiesa per sedersi sulla cattedra di Mosè e giudicare, qualche volta con superiorità e superficialità, i casi difficili e le famiglie ferite» (n. 305). Le circostanze attenuanti non vengono solo dall’ignoranza (difficilmente scusabile in tali casi, e che comunque dovrebbe essere rischiarata dal pastore), ma anche dalla «grande difficoltà nel comprendere “valori insiti nella norma morale”», «pur conoscendo bene la norma» (n. 301, che cita Giovanni Paolo II). In tali casi «non è più possibile dire che tutti coloro che si trovano in qualche situazione cosiddetta “irregolare” vivano in stato di peccato mortale, privi della grazia santificante» (ibidem).

Fermo restando quanto c’è di totalmente imperscrutabile nella coscienza, non si capisce come chi vive irregolarmente pur conoscendo la norma morale possa non essere considerato privo della grazia, almeno comunque in una condizione di pubblico peccatore per quel che riguarda il foro esterno. Per il Papa invece tutti coloro che vivono in situazioni matrimoniali irregolari non sono solo “membra vive” della Chiesa, come ha detto il Sinodo (cf. n. 299), ma devono in tutti i modi essere integrati nella vita della comunità, anche chi «ostenta un peccato oggettivo come se facesse parte dell’ideale cristiano, o vuole imporre qualcosa di diverso da quello che insegna la Chiesa». Seppure questi non possa predicare o fare catechismo, certamente si dice che deve essere inserito nella vita della comunità anche con ruoli di responsabilità e secondo sue iniziative.

Il tema specifico dei divorziati che vivono una nuova unione è abbordato esplicitamente al n. 298. Si parla ovviamente del caso più spinoso, quello di chi non può separarsi, per via della necessità di educare i figli. Per questi non solo si spiega che non esistono «semplici ricette», ma addirittura nella nota 329 si dice che la proposta di “vivere come fratello e sorella” può comportare un rischio di infedeltà e un pericolo per il bene dei figli, «se mancano alcune espressioni di intimità», riprendendo i termini di Gaudium et spes, che però parla dei legittimi coniugi! Quindi a chi deve continuare una convivenza di per sé illecita per una necessità reale, non è affatto richiesta in modo assoluto la castità, ma viene problematicamente posta la questione delle “espressioni d’intimità” tipicamente coniugali.

In queste situazioni per due volte è insinuata la possibilità di ricevere i sacramenti. La prima nel n. 300, dove si dice che era impossibile che il Sinodo operasse un cambiamento normativo generale in una materia dove domina l’individuale e il particolare, le infinità di situazioni inestricabili della vita. Molto ci sarebbe da dire su questa impostazione morale, ma per ora ci limiteremo ad esaminare le conclusioni cui porta. Un esame con il sacerdote della propria situazione non può escludere nessuna soluzione: «poiché “il grado di responsabilità non è uguale in tutti i casi”, le conseguenze o gli effetti di una norma non necessariamente devono essere sempre gli stessi». Su cosa devono esaminarsi allora i divorziati conviventi insieme al sacerdote? Vengono elencate una serie di questioni sulla propria responsabilità nella fine del precedente matrimonio e sulle sue conseguenze, ma casualmente non una parola viene detta sulla conservazione della castità nella nuova situazione come criterio per sapere se uno è ancora in grazia di Dio. Poiché appunto viene prospettato che si possa essere “senza colpa”, non si può arrivare a una conclusione generale nemmeno per quel che riguarda la «disciplina sacramentale» (nota 336).

L’importante è che si conservino discrezione, umiltà e riservatezza e amore per la Chiesa, per evitare non certo lo scandalo nel senso classico, ma solo «il grave rischio di messaggi sbagliati, come l’idea che qualche sacerdote possa concedere rapidamente “eccezioni”, o che esistano persone che possano ottenere privilegi sacramentali in cambio di favori». Non il rischio di far apparire come lecita un’unione irregolare quindi, ma solo quello di apparire parziali.

Più esplicito ancora è il numero 305: «a causa dei condizionamenti o dei fattori attenuanti, è possibile che, entro una situazione oggettiva di peccato – che non sia soggettivamente colpevole o che non lo sia in modo pieno – si possa vivere in grazia di Dio, si possa amare, e si possa anche crescere nella vita di grazia e di carità, ricevendo a tale scopo l’aiuto della Chiesa», compreso (dice la nota 351) «anche l’aiuto dei sacramenti».

 

  • Conclusioni

In breve, mettendo insieme i pezzi e le allusioni, l’esortazione dice che:

1) è impossibile dare norme generali, comprese quelle sull’ammissione ai sacramenti di chi vive in situazioni oggettivamente irregolari.

2) Tali situazioni, quando non possono essere interrotte, non necessariamente costituiscono uno stato di peccato: a) perché è sostanzialmente evacuato il problema dello scandalo; b) perché anche chi conosce una norma morale potrebbe essere scusato dalla sua applicazione perché non ne vede il valore per se stesso in quella circostanza; c)  perché la castità in tali situazioni, oltre a non essere sempre una cosa buona –per il pericolo di “infedeltà” al concubino -, non è elencata tra i criteri per vedere se uno è in stato di grazia nonostante la sua situazione.

3) In questi casi si può ipotizzare lo stato di grazia e anche amministrare i sacramenti, dopo una seria valutazione singolare.

Che tale documento non appartenga al Magistero, come dice il numero 4, non ne può diminuire la gravità, perché è lanciato come una pietra addosso al clero e ai fedeli, aprendo le porte al peccato con la falsa misericordia di questo giubileo, incapace di dire la verità per compiacere il mondo. Con buona pace del Cardinale Burke, che pensa che se un atto non è magisteriale diventi irrilevante, o che si debba fare attenzioni solo a “cattive interpretazioni”, come dice il conservatore Brandmüller. La linea di difesa dei conservatori è sempre la stessa: rimanere seduti. Occorre invece combattere e denunciare l’ennesimo scandalo, proprio in nome del vero Magistero e della dottrina costante della Chiesa, perché il peccato e l’errore non si diffondano ulteriormente, e non si creino situazioni anche più inestricabili. Occorre denunciare il vergognoso asservimento di Francesco alle imposizioni dei poteri del nuovo ordine mondiale, che certamente non vogliono saperne della famiglia e della società cattolica.

 

Fonte

 

 

41 Commenti a "Amoris Laetitia: un documento davvero terrificante"

  1. #bbruno   17 aprile 2016 at 7:39 pm

    “Occorre denunciare il vergognoso asservimento di Francesco alle imposizioni dei poteri del nuovo ordine mondiale, che certamente non vogliono saperne della famiglia e della società cattolica.”

    PEFETTO! Altro che restare SEDUTI e cercare ACCORDI!

    E dare finalmente un calcio a questo Imbroglio Blasfemo di papa,come fecero, a Costantinopoli, i fedeli con Nestorio Patriarca: cacciarlo!

    • #Alessio   17 aprile 2016 at 9:06 pm

      Anch’io ho trovato l’ultima frase particolarmente significativa, è proprio così!
      Magari poterlo cacciare! E scomunicare!

      • #Riccardo Cariaggi   21 dicembre 2016 at 3:37 pm

        Ho letto questo articolo di don Curzio Nitoglia:

        file:///Users/ricgiu/Documents/Papa%20Eretico.webarchive

    • #Giovanna Viscardi   17 aprile 2016 at 10:42 pm

      Concordo.

      Gridare dai tetti la scandalosa ERESIA ed APOSTASIA di questo mercenario attore argentino, consapevolmente servo di Lucifero.

      Va CACCIATO!

  2. #Giacomo   17 aprile 2016 at 7:43 pm

    Questo documento non solo è terrificante, è eretico, non so nemmeno come definirlo…. il bello è che molti “cattolici” pensano che sia un documento ADERENTE AL MAGISTERO!!!!!! Se la tengano loro la falsa Chiesa conciliare!!!!!

    • #bbruno   17 aprile 2016 at 9:58 pm

      Ah, lui stesso dice che la sua esortazione post-sinodale non è magistero cattolico né supremo né ordinario (notare la finezza involonatria di questa distinzione, che la dice tutta sul valore unico del magistero papale -cattolico- sia supremo, o straordinario , che ordinario, con ciò dichiarando -e da quale bocca-l’ inconsistenza del porre una diversità di valore sui due modi di insegnamento! ).

      E allora da un papa è pacifico ammettere che si possa dare un magistero che non sia cattolico??? E se lui si permette di dare un insegnamento non cattolico, significa che sta dando, e ne è consapevole, e quindi responsabile, un insegnamento anti-cattolico! Quindi un insegnamento che in quanto tale, e rispetto alla dottrina cattolica, è un’autentica st****ata! Quel che non si fa quando si è scelta la parte del completo “asservimento alle imposizioni dei poteri del nuovo ordine mondiale”!

      Gli stessi che poi gl’impongono, per fare dimenticare o nascondere il nuovo colpo mortale inferto alla dottrina cattolica, di vestire i panni dell’ uomo tenero e misericordioso, accogliente e lacrimanate sulle sventure delle genti migranti, con ciò, in verità, spingendolo a continuare, per altra via, quella del buonismo ad oltranza, e sempre da esecutore zelante e fanatico, nella sua opera di criminale stravolgimento, anche qui, delle norme corrette di convivenza tra i popoli…

      • #Giacomo   17 aprile 2016 at 10:57 pm

        Difatti secondo me è Papa solo nel senso che “occupa” il trono di Pietro, non lo è formalmente, quindi è lecito e doveroso resistergli

  3. #Matteo   17 aprile 2016 at 8:33 pm

    Perchè Don Mauro Tranquillo non usa il termine adatto alla bisogna: ERESIA!

  4. #Carmelo G.   17 aprile 2016 at 11:08 pm

    Il fatto che Bergoglio dica che la sua esortazione post-sinodale NON è MAGISTERO cattolico, né supremo né ordinario, lo mette al riparo dall’essere accusato formalmente di ERESIA. Nella sostanza BERGOGLIO è ERETICO (e lui lo sa benissimo), nella forma no! Ovviamente, si avvale di un grande consigliere … ha le corna e si chiama satana!

    • #bbruno   18 aprile 2016 at 12:25 pm

      come, #Carmelo, “nella forma no”?!? Costui, ‘papa’, oltre che eretico sommo, oltre che miscredente totale, è un IPOCRITA alla massima potenza. Per favore non scriviamo non-sense, e smettiamola con la favola del resistere dobbiamo e riconoscere pure, o del riconoscere resistendo: sono solenni scemenze. Un papa dice eresie e per sfuggire all’accusa di eresia preventivamente afferma di parlare a vanvera, perché così gli tira il c*o suo misericordioso (scusate, quando ci vuole ci vuole!): Ci ha presi per IDIOTI???Purtroppo molti si fanno prendere per tali, e sono felici!

    • #Matteo   18 aprile 2016 at 1:52 pm

      Questa affermazione è a dir poco bislacca. Si è eretici formali se si propugna in foro esterno una eresia in modo pertinace , sia che lo si faccia in un atto di magistero sia che lo si faccia in una intervista o in un discorso pubblico o in una omelia o magari in una scampagnata con gli amici.

      Propugnare una eresia dicendo che non è magistero non mette affatto al sicuro dall’accusa di eresia, anzi è l’opposto; il fatto stesso poi di dire che un atto formale specifico come una esortazione apostolica firmata come papa non sia magistero è un’altra eresia, dato che una esortazione apostolica o è magistero o non è niente.

      Se poi qualcuno lo volesse spiegare pure a Burke (che da canonista lo sa benissimo) sarebbe anche meglio.

      Questi stanno facendo dei danni colossali.

  5. #Mardunolbo   17 aprile 2016 at 11:31 pm

    perchè don Tranquillo segue i dettami del capo Fellay, il quale è giudicato in questo modo:
    http://*******.com/intervista-fellay-fsspx-tim-sebastian/

  6. #Mardunolbo   17 aprile 2016 at 11:40 pm

    correggo, come mi è stato chiesto:
    https://www.youtube.com/watch?v=g0eTadAYK6o

  7. #Mardunolbo   17 aprile 2016 at 11:42 pm

    ….aggiungendo che la timidezza, la non voglia di interferire con giudizi troppo negativi su Bergoglio, la ritirata di fronte al giudizio sull’ebraismo, denunciano la incapacità a gestire una situazione di vera Tradizione !

  8. #Giacomo   17 aprile 2016 at 11:54 pm

    Carissimo Mardunolbo, non metto in dubbio quello che dici, però oggi sono andato a Messa dalla FSSPX e dicevano che i giudei sono nemici della fede cattolica! Almeno quando vado a Messa da loro io ci trovo la tradizione! Sinceramente non so cosa dire di Fellay !

  9. #Pietro Ferrari   18 aprile 2016 at 9:39 am

    Signori ma di cosa vi preoccupate allora? Se dunque si è deciso che i “papi” possano errare per secoli eccetto che nei pronunciamenti più solenni corroborati da fenomeni soprannaturali e colori ultravivaci, perché vi affannate a discutere su come va interpretata una barzelletta? Perché vi affannate da due anni sui sinodi, i MP e le esortazioni postsinodali che sarebbero solo cartacce neanche vincolanti?

    La realtà è ben diversa:
    A.L. N° 244: “I miei due recenti Documenti su tale materia[264] hanno portato ad una semplificazione delle procedure per una eventuale dichiarazione di nullità matrimoniale. Attraverso di essi ho anche voluto «rendere evidente che lo stesso Vescovo nella sua Chiesa, di cui è costituito pastore e capo, è per ciò stesso giudice tra i fedeli a lui affidati».[265] Perciò, «l’attuazione di questi documenti costituisce una grande responsabilità per gli Ordinari diocesani, chiamati a giudicare loro stessi alcune cause e, in ogni modo, ad assicurare un accesso più facile dei fedeli alla giustizia…”

    Capito? “L’ATTUAZIONE DI QUESTI DOCUMENTI COSTITUISCE UNA GRANDE RESPONSABILITA’ PER GLI ORDINARI DIOCESANI” investiti altresì dalla responsabilità di valutazione e “discernimento” sui singoli percorsi…..

  10. #frank10   18 aprile 2016 at 11:06 am

    Innanzitutto, se voleva parlare da dottore privato, doveva firmare il documento come “Bergoglio”, come ha fatto Ratzinger coi suoi libri su Gesù, non come “Francesco”, quindi ##### che non è un documento del Magistero!

    Comunque non è che così facendo possa scampare dall’accusa di eresia: nessuno ha il diritto di professare e insegnare eresie pubblicamente; quindi anche come dottore privato si deve procedere a processo per eresia formale.
    Il fatto che vogliano evitare di associare documenti eretici come questo al Magistero è che sanno benissimo che il Magistero (COMPRESO quello solo Autentico) NON PUO’ contenere eresie contro la Fede in alcun modo! Sarebbe troppo evidente la cosa per non procedere subito contro di lui. Come se non lo avessero già fatto in passato in documenti anche molto più solenni di questo!…

    Il discorso di chiamarlo propagatore di eresie invece che eretico, è giusto in senso stretto, basta comprendere bene i termini, però.
    A livello pratico il fatto che propaghi eresie, se non lo qualifica come eretico formale per la mancanza di una dichiarazione ufficiale da parte della Chiesa con il relativo processo (come conseguenza del quale, il soggetto sarebbe messo ufficialmente fuori della Chiesa), rimane in ogni caso automaticamente un ERETICO MATERIALE (è un fatto, non un giudizio) che non compie costantemente e oggettivamente il bene della Chiesa e questi fatti lo rendono incompatibile con l’Autorità che viene da Dio.
    Quindi ha GIA’ perso l’Autorità e di conseguenza non bisogna ubbidirgli in nulla, pur dovendo attendere un processo ufficiale della Chiesa per considerarlo ufficialmente fuori della Chiesa. Anche se, in sè, lo è già un non-cattolico.

    Interessante il parallelismo con Nestorio citato da bbruno, perché ci fa capire come comportarsi in casi come questo, secondo la procedura canonica della Chiesa. Don Sanborn: “dopo che egli [Nestorio] ebbe espresso la sua eresia nella sua cattedrale nell’anno 428, il clero e il popolo respinsero la comunione e rifiutarono di obbedirgli, ciò nonostante egli continuò a occupare la sede in quanto designato legale, finché non fu legalmente deposto dal Concilio di Efeso nel 431. Se il riconoscimento legale del suo reato non fosse stato necessario, il Papa avrebbe nominato un altro eletto al suo posto prima del giudizio del Concilio.” Cioè Nestorio era eretico materiale, non bisognava più ubbidirlo per la perdita dell’Autorità, si doveva però attendere il processo per eresia formale con conseguente deposizione dall’occupazione legale e solo materiale della sua sede.
    A maggior ragione il tutto va applicato a un cosiddetto “papa”, altrimenti si avrebbe l’assurdo assoluto di far coincidere l’eresia con la Chiesa: la Chiesa, col “papa” (e non un semplice Vescovo come Nestorio) propagherebbe le eresie che porterebbero a dannazione le anime a Lei affidate!
    In sostanza Bergoglio non ha nessuna Autorità perchè è un eretico materiale che non fa il bene oggettivo della Chiesa, non va ubbidito da nessuno, non bisogna entrare in comunione con lui specialmente nella Liturgia, però bisogna attendere un processo per eresia che lo dichiarari eretico formale e lo metta ufficialmente fuori della Chiesa, ma è ancora legittimo occupante solo materiale della Sede e bisogna attendere una sua deposizione ufficiale.
    Distinguere il fatto “reale” (E’, già da adesso, un non-cattolico) dal fatto “legale”.

    • #bbruno   18 aprile 2016 at 1:55 pm

      quando sei papa, se sei papa, non puoi firmarti col tuo cognome di famiglia; se ci tieni aconservarlo e ad usarlo, non dovevi essere fare ilpapa: tienti iltuocognome,scrivi e di’ quelche credi . da”teologo privato”, e stai sottoposto al giudizio del controllore della fede che è il papa…Ma no,oltre al papa non papa, siamo arrivati al controllore che è la stessa persona del controllato, con due nomi diversi, quello di famiglia e quello di ‘papa’: che comodità,vero???? Chi interviene allora e su chi??? Ma questo Ratzinghero ,qui a sproposito citato quale esempio di chiarezza, è un supremo maestro di sottigliezze ipocrite e baggiane!

      • #frank10   18 aprile 2016 at 2:22 pm

        Ma non hai mica da convincermi su questo!! Ho solo detto che se voleva “giustificarsi” in qualche modo nel voler parlare da dottore privato, poteva fare come il pessimo Ratzinger, suo compare. Ma neppure questo “escamotage” ha provato, si è firmato appunto col nome da “papa”: quindi E’ “Magistero”. Punto.
        Che poi un Papa debba fare il Papa e parlare da Papa è una ovvietà e dimostra solo appunto che questo NON è un Papa.

        • #bbruno   18 aprile 2016 at 3:03 pm

          d’accordo,frank10, e la cosa trista al massimo è che i boccaloni,pur di fromte alle nudità oscenamente palesate -nessun pudore! –  da costuiqui, continuini a guaire di  fonte a lui “pappa francesco pappa francesco”!

    • #giona   18 aprile 2016 at 6:48 pm

      l’assurdo che la Chiesa col papa propagherebbe le eresie che porterebbero a dannazione….. io vedo questo succedere col benestare del clero…. che tace ed acconsente… anche quando sta da parte e la chiesa NON lo sa….. non tutti possono sapere se non viene detto da chi tocca dire….

      • #frank10   18 aprile 2016 at 9:01 pm

        E’ vero. Anche per questo la situazione è tragica. E’ una situazione simile (anche se molto peggiore a causa delle defezioni dei “papi”) a quella ariana, quando praticamente tutti i Vescovi e il clero avevano perso la Fede ed erano diventati ariani: solo Sant’Atanasio e altri pochi hanno combattuto fino alla fine per la vera Fede. E l’arianesimo riguardava pochi punti della Fede; oggi il modernismo ha ribaltato tutto l’edificio della Fede: non rimane più nulla intatto.
        Essere senza Pastore (e quindi dispersi) è una punizione dei popoli per aver abbandonato nella pratica la Religione. Gesù vuol vedere chi rimane fedele quando le cose vanno male, chi mantiene la Fede anche quando Lui dorme e la barca va a fondo. Del resto, quanti avevano mantenuto la Fede il Sabato Santo??
        Che fare? Santificarsi e pregare per avere luce, cercando di non cadere a nostra volta in eresie pur volendo combattere il modernismo. E anche non scoraggiarsi, che è tanto facile oggi. Il resto tocca a Lui, quando vorrà.

    • #matteo   19 aprile 2016 at 12:24 am

      L’eresia formale si manifesta di per se a determinate condizioni e non richiede in queste more alcun processo canonico o dichiarazione della gerarchia.

      • #bbruno   19 aprile 2016 at 9:03 am

        no, un santo di u una volta- vedi San Pio V- sarebbe oggi un non-santo, un fondamentalista guerrafondaio (vedi.Lepanto).E un ribelle di ieri una povera vittima dei cuori di pietra che governavano la Chiesa, vedi Lutero e Enrico VIII cum Leone X e Clemente VII….

      • #frank10   19 aprile 2016 at 9:59 am

        Matteo, è vero che ci sono casi in cui si può arrivare a definire eretico formale qualcuno ancora prima del processo.
        Sono i casi ad esempio in cui il soggetto è un eretico notorio. Ma “notorio” non vuol dire che si sa che è persona che dice eresie, vuol dire nello specifico che il soggetto afferma esplicitamente e pubblicamente di rifiutare uno/più dogmi dichiarati dalla Chiesa e di rifiutare il Magistero, oltre alla sua buona conoscenza della materia. Non basta cioè la sostanza dell’eresia in sè, ci vuole pure l’esplicita dichiarazione di voler andare contro quei punti già definiti. Siccome questa parte è esattamente quello che il processo dovrà fare, cioè la conoscenza del soggetto di andare contro il Magistero e la volontà di farlo, è possibile chiamarlo già “formale” anche prima del processo.
        Bene, questa esplicita dichiarazione di voler negare il Magistero mancherebbe nei sedenti (mentre ovviamente la sostanza c’è). Concordo con te comunque che coi Nostri il discrimine è sul filo del rasoio… tanto che perfino Mons. Sanborn diceva di Wojtyla di essere già formale! Aggiungendo però questo:

        PERO’, anche potendolo definire “formale”, non esclude affatto il processo futuro!
        Non risulta che il processo non sia necessario: invece è sempre necessaria una dichiarazione ufficiale della Chiesa come conferma vincolante per tutti dell’espulsione dalla Chiesa di quel soggetto e della sua deposizione effettiva dalle cariche se chierico. Magari il processo sarà più breve, perchè il reo è già confesso, ma in ogni caso è necessario.
        Hai esempi contrari del passato in cui non si è fatto il processo/dichiarazione ufficiale?
        Se fosse vero quel che dici, ad esempio, Lutero non avrebbe avuto bisogno di essere processato: più eretico notorio di lui… Invece, pur potendolo definire eretico formale anche prima del processo, si è fatto pure il processo successivamente per ufficializzare la cosa, come prassi della Chiesa di sempre.
        E’ sempre la distinzione che facevo sopra: fatto “reale”/ fatto “legale”.

        Un esempio spiega ancora meglio: se uno commette un omicidio alla presenza di testimoni, quel soggetto E’ un assassino per i testimoni che sanno quel che ha fatto anche prima del processo (oltre che davanti a Dio ovviamente, anche senza testimoni). Se lui stesso si autoaccusasse sarebbe una prova in più contro di lui. MA per la società (civile o ecclesiastica) è necessario che venga dichiarato tale dall’Autorità legittima in un regolare processo: allora tutta la comunità può recepire il fatto senza più discussioni e ritenerlo tutti come assassino.
        Nel nostro caso c’è in più la necessità della deposizione dalla sede occupata materialmente, cosa legata al potere di designazione/elezione che non ha nulla a che vedere col potere di Giurisdizione/Autorità.

      • #bbruno   20 aprile 2016 at 3:10 pm

        Ma frank10, siamo ancora al rompicapo delle parole, notorio-formale, notorio-non formale, formale-notorio…Ma siamo semplici, che stiamo tutti meglio. . Qui trattiamo il caso del “clericus qui publice defecerit a fide catholica”…E stiamo al caso nostro: quello dei ‘chierici’ che deviano dalla fede cattolica.. Essi diventerebbero da notori a eretici formali,quindi privati della loro autorità quando le loro eresie le proclamassero solennemente con una specifica dichiaraazione preventiva??? Un pronunciamento solenne a rovescio??? ma andiamo! Quanto è semplice e chiaro il dettato del diritto canonico,e tutto impregnato di buon senso logico, che tutti capiscono: “ perdono automaticamento-ipso facto- la loro aurorità i chierici che deviassero pubblicamente [cioè, coram populo, nella predicazione negli scritti,… ) dalla fede cattolica” . Ipso facto, senza bisogno di processo alcuno! Il processo,semmai, si fa preventivamente, quando si voglia chiarire il senso di date affermazioni , e vedere se esse sono conformi al quadro generale della fede: vedi caso della “ justificatio ex fide” di San Paolo nella interpretazione di Lutero…(certo nel caso SUO, il clericus Lutero, l’autorità l’aveva perduta nel momento stesso che a quella quella frase di San Paolo dava quel senso che lui intendeva)..Ma nel caso dei nostri chierici abbiamo montagne di dichiarazioni dogmatiche, e prima ancora evangeliche e scritturistiche in generale,che dalle loro signorie sonostate fatte strame per il comodo loro. Di quale processi abbisognamo, quando tutti i Concili (escluso ovviamente il Concilio Secondo Loro )già emettono la loro sentenza di condanna?

        E poi che stiamo a parlare di autorità persa ipso facto o dopo sentenza…questi signori, nemmeno sono entrati in autorità, come eretici o non-cristiani tout court’ : come farebbero a perdere quello che mai hanno avuto???

      • #frank10   21 aprile 2016 at 9:45 am

        bbruno, “perdono automaticamento-ipso facto- la loro aurorità”: appunto, sempre sostenuto dai tesisti! Nella sostanza siamo d’accordo.
        Il processo non serve a togliere l’Autorità! Il processo serve solo ad obbligare tutti ufficialmente a riconoscere che i soggetti non hanno l’Autorità e deporli.
        Essere semplici è una bellissima cosa, basta che nella semplificazione non si perda qualcosa che porti a un errore.
        Non sono cavilli da azzeccagarbugli, quindi inutili. In realtà sono una spiegazione importante che permette di conciliare l’assenza attuale di Autorità nella Chiesa con la continuazione stessa della Chiesa in futuro che altrimenti sarebbe attualmente finita in modo definitivo.

        Entrambi riteniamo che GIA’ OGGI i sedenti non abbiano (né possono avere) alcuna Autorità divina, che non vanno ubbiditi, che non sono capi della vera Chiesa cattolica.
        IN PRATICA, dire che è eretico materiale o formale, NON CAMBIA NULLA della sostanza EFFETTIVA attuale, già operante anche PRIMA del processo: i soggetti, per il fatto stesso di essere eretici materiali NON HANNO l’Autorità. Per questo, anche prima del processo, non è lecito obbedire loro per chi si accorge del fatto. MA, prima del processo i cattolici non sono OBBLIGATI a crederlo (ovviamente dovranno fornire un’altra spiegazione che non contrasti con la Dottrina Cattolica e non c’è…).
        Entrambi riteniamo che i soggetti stanno solo occupando materialmente la Sede (e questo è un fatto, non c’è da discuterne…).
        Quello che invece ci differenzia è che i sedevacantisti totali sostengono che sono usurpatori, mentre i tesisti sostengono che sono occupanti materiali LEGITTIMI.
        Attenzione però a questo punto perché è già due-tre volte che ti leggo impreciso su questo: occupare legittimamente e materialmente la sede NON ha nulla a che vedere con l’Autorità!! Non esiste un’Autorità materialiter!! L’Autorità ha a che fare SOLO con la parte formale. Che qui non c’è! E su quello siamo entrambi d’accordo.
        Il discorso della legittimità dell’occupazione è solo legato all’elezione legittima in un conclave legittimo. E ancora, pure qui, attenzione! L’elezione E’ la parte materialiter e pure questa appunto non ha nulla a che vedere con l’Autorità, come sopra: per questo infatti è possibile che esistano cardinali eretici privi di Autorità che però possano eleggere legittimamente un candidato al papato.
        Si potrebbe parlare di usurpazione della Sede se fosse venuto Gengis Khan che con la violenza avesse deposto papi/Vescovi e messo i suoi uomini nelle sedi.
        Oppure appunto se ci fossero degli eretici formali GIA’ PROCESSATI che non possono far parte della Chiesa! Allora sì sarebbero usurpatori.

        Ma è proprio questo il punto del discorso! Non si può transigere dal processo. Ma poi, scusa, il problema non è il processo! Anzi, magari ci fosse: il problema è proprio che la Chiesa si è totalmente inceppata e manca chi lo faccia!

        Attualmente, noi possiamo solamente formulare una CONSTATAZIONE (non legale) di eresia: cioè constatiamo i fatti, non emettiamo un giudizio. Nessuno può negare che questi soggetti propagano eresie dalla mattina alla sera da 50 anni, andando contro il Magistero, i dogmi, il Vangelo etc Solo che noi, come cattolici senza Autorità nella Chiesa, non facendo parte della Gerarchia, possiamo constatare un fatto che ha valore solo privato e non può essere vincolante per tutti, pubblico, ufficiale, legale. In particolare per la deposizione dei sedenti dalla carica elettiva che hanno ricevuto legittimamente.
        Diversamente, ci comporteremmo come i rivoluzionari che pretendono di ricevere l’Autorità dal basso e sovvertire anarchicamente l’ordine gerarchico, destituendo/eleggendo chi vogliono loro con la legge della violenza.
        Invece chi ha dei diritti legali nella Gerarchia, ha diritto/dovere di procedere a una monizione ufficiale/legale contro questi eretici almeno materiali, per poter iniziare un PROCESSO ufficiale della Chiesa che emetterà una SENTENZA, non più un’accusa!
        La sentenza, quella sì, è vincolante per tutti. E da lì si procede alla deposizione e alla nuova elezione.

        • #bbruno   21 aprile 2016 at 12:59 pm

          No, #frank10, il processo serve solo ad accertare se c’è l’ eresia (vedi caso Lutero, ripeto) : se questa è chiara e conclamata ( le affermazioni di questi papi non-papi collidono frontalmente col magistero solenne e ordinario della Chiesa), a che serve il processo? Sarebbe come dire, scusami, che i pompieri devono interevenire non a incendio conclamato (notorio) ma in seguito a sentenza che lo dichiari ufficialmente tale,e quindi lo faccia diventare ‘formale’! La sentenza, se vogliamo, dicevo, è già scritta negli atti del magistero….

          -Non capisco dove hai letto da parte mia l’idea che possa esistere un’ autorità derivante da una occupazione materialialmente intesa della sede : ho sempre detto che non esiste occupazione materiale e legittima insieme ! Se è legittima, significa che l’elezione è stata legittima ( non inficiata quindi dalla presenza di cardinali elettori ERETICI – non SCOMUNICATI, altra cosa, cfr CJC ). e che l’eletto ha avuto tutti requisiti giusti, in primis la fede cattolica…),e quindi l’occupazione è effettiva (o formale, come preferisci ).

          Ultima domanda: e nel frattempo, se fosse vero che dobbiamo attendere una sentenza di un tribunale per vedere deposti, ufficialmente, questi non-papi, e sentirci quindi “ obbligati, ufficialmente, a riconoscere che tali soggetti non hanno Autorità (ma se già prima questa autorità non esisteva, siccome si aveva l’obbligo di non obbedire ad essa, come voi tesisti sostenete, a che scopo quella sentenza??? mah!), nel frattempo, dicevo, che facciamo??? Non obbediamo, dite voi! Ma intanto, se dobbiamo aspettare che un tribunale dichiari ufficialmente inesistente quella Autorità (parole tue ), significa che intanto quella Autorità perdura, nonostante tu dica che la materialità dell’occupazione escluda l’autorità…Un groviglio di contraddizioni da cui non si esce se non tagliando la testa al toro: questi qui non sono papi, né per modo formale né per modo materiale. Punto. La Sede è vacante. Non c’è pezza ‘materiale’ che possa salvare la successione apostolica…Solo Dio sa come!

          –un esempio pratico suggerito dall’ultima ‘catechesi di questo Bergoglio detto papa: se uno va a confessarsi da un prete e premette che tacerà quello di cui si vergogna , e che non se la sente di formular il “serio proposito di non commetterli più”-i suoi peccati ( “nemo ad impossibilia tenetur”,ha detto il novo catechista…),che farà il detto confessore??? Che non può assolvere??? E in base a quale autorità, se “il papa ha detto” che così va bene??? In base all’autorità della Fraternità???Ma sai che cosa ne sa,o in che conto tiene, la gente comune della Fraternità!!! Resta sempre che “l’ha detto il papa”! Questa l’astuzia sopraffina di chi vuol distruggere la Chiesa nel nome e con la forza del papato …Vagli intanto a dire alla gente che quello è materilater papa, non ha autorità, in attesa che quella autorità gli venga disconosciuta da un tribunale, in un processo!!!

          – Sono stato lungo fino all’esaurimento. Chiedo scusa e non intendo più riprendere il discorso. Non saprei come spiegarmi ulteriormente

  11. #Mah!   18 aprile 2016 at 12:42 pm

    Certo che preoccuparsi che un concubino possa peccare di infedeltà verso il non coniuge fa veramente ridere. Non c’è nessun obbligo di fedeltà verso chi non è tuo marito o tua moglie, anzi stai già peccando di infedeltà verso il tuo vero marito o la tua vera moglie. Che stupidaggini, quanti alberi uccisi per imbrattare carta di tante mostruosità uscite in 50 anni di post concilio. Che pietà!!!!

    • #Alessio   18 aprile 2016 at 8:16 pm

      Ovviamente condanno il concubinato, ma la fedeltà di per sè stessa non necessita un Matrimonio. Si deve essere fedeli anche a tra fidanzati, senza essere sposati, o comunque si dev’essere fedeli quando la relazione che si ha imbastito presuppone amore e lealtà, il Matrimonio da questo punto di vista è “solo” il Sacramento che sancisce una situazione esistente ed elimina il problema del Sesto.
      Ma non determina il dovere della fedeltà, che rispetto al Matrimonio è cronologicamente precedente.

  12. #Attilio   18 aprile 2016 at 7:31 pm

    Penso che l’amminiostratore di questo sito farebbe bene ad indicare la fonte dell’articolo che è questa http://www.sanpiox.it/public/index.php?option=com_content&view=article&id=1783:amoris-laetitia-un-documento-davvero-terrificante&catid=64&Itemid=81.
    Altrimenti uno potrebbe pensare che don Mauro Tranquillo abbia scritto l’articolo appositamente per radiospada.

    • #Isidoro   18 aprile 2016 at 9:01 pm

      Ha ragione. Non si voleva far cadere nessuno in questo malinteso, a volte non riusciamo a stare dietro a tutto. Sistemato l’articolo.

  13. #massimo trevia   19 aprile 2016 at 1:30 am

    Stoo leggendo il documento post-sinodale.avvisate francesco,visto che rimanda fra l’altro al vangelo di s. giovanni,nella prefazione,che la pentecoste non c’era ancora stata quando parlava Cristo,ma poi ci fu! e Gesù afferma che verrà lo spirito di sapienza…..che SVELERA’ TUTTE LE COSE FUTURE! sarà la pentecoste?credo…../è arrivato,poi,questo spirito?penso di sì! e guarda un po’:ha già svelato tutto ciò che c’era da svelare…giusto?e vorrei vedere che Dio ci facesse ancora aspettare!o bergoglio,ma ti vuoi zappare i piedi?almeno,sii furbo e svelati:parla pure di “spirito”,ma poi noi,se citi s.giovanni,intendiamo quello Santo!e perciò la Pentecoste,che portò una volta per tutte la sapienza!!!!!insomma,se vuoi essere modernista ,francesco caro,almeno vai fino in fondo!non abbiamo mica scritto in fronte Jo-Condor!!!!

  14. #massimo trevia   19 aprile 2016 at 1:36 am

    p.s.:il papa dice che ancora non abbiamo tutto chiaro,perché,da modernista,crede che appunto anche la rivelazione avvenga in divenire…..così se la gira come vuole!e allora un santo di oggi sarebbe più grande di un santo di secoli fa……assurdo!!!!!Dio invece dall’inizio si propose,anche riguardo la sapienza,chiaro fino in fondo,perché vuole che l’uomo ,usando tutte le sue facoltà compresa la sapienza,scelga se aderire e in che misura a Lui!

  15. #Maria   23 aprile 2016 at 7:01 pm

    Massimo
    Ma lei pensa di aver già tutto chiaro? E che tutto le sia già stato rivelato?Sono passati oltre 2000 anni e si vede cosa lei ha capito! 0 noi cosa abbiamo capito! Un bel niente! Fintantoché stiamo qua a ” girarsela” secondo nostra intuizione per sentito dire,da chi? Da ” nessuno ” di chi conta, ne abbiamo di strada da fare……

  16. #Salvo   25 luglio 2016 at 7:45 pm

    Scusate la domanda, che a molti potrà sembrare stupida.
    Leggendo l’articolo, viene espresso che la convivenza di una coppia non sposata (anche se in castità, mi sembra di capire) costituisce peccato. Ora, io non ho ancora una compagna ma se in futuro (spero non lontano) dovessi fidanzarmi, la miglior cosa sarebbe non vivere sotto lo stesso tetto ? Perché, mi pare di capire, ciò comporterebbe scandalo (termine orribile oggi, su questo tema), in quanto darei l’impressione alla società di essere sposato, cosa che in realtà non sarebbe vera.

    Ps. Vorrei tanto interloquire con un buon sacerdote, fedele alla retta dottrina cattolica. Don Tranquillo ha un indirizzo email ? Come posso contattarlo ?

    • #Isidoro   25 luglio 2016 at 8:48 pm

      Salve, può chiedere il suo contatto diretto a quest’indirizzo info@sanpiox.it
      Saluti

      • #Salvo   27 luglio 2016 at 6:50 pm

        Grazie.

  17. #Angelo Graziani   21 dicembre 2016 at 11:21 am

    L’intervento di correzione dovrebbe essere – controllato dalla Polizia Vaticana per completare l’infallibilita’ secolare della chiesa – un ente secolare e’ un ente secolare , per lo piu’ dotato dei poteri dello spirito Santo- teorie di un ricercatore.

  18. #angela   21 dicembre 2016 at 9:47 pm

    L’infallibilità secolare resta invariata per Parola di Gesù Cristo, ma si tratta di capire dove sta la Chiesa ( che l’antichiesa di vede e come !)