Comunione ai divorziati risposati, preti e vescovi in corsa per arrivare primi

Il vescovo di Bergamo, Beschi
Il vescovo di Bergamo, Beschi

 

Nell’ambito del dibattito sulla “Amoris Laetitia”, riprendiamo il parere di Riccardo Cascioli, più perché ci parla di quanto avviene nelle Diocesi, che per condivisione della sua posizione su Bergoglio e i media. [RS]

 

di Riccardo Cascioli

«Da “artigianato locale” a prassi della Chiesa». Così il settimanale della diocesi di Bergamo, Sant’Alessandro, con una sintesi efficace brinda alla comunione ai divorziati risposati. Finalmente «alla luce del sole», esulta monsignor Alberto Carrara, il parroco che ha firmato l’articolo. Alla luce del sole in realtà sta venendo tutta quella parte di Chiesa che in questi anni se ne è fregata altamente delle indicazioni pastorali oltre che dottrinali stabilite dal magistero. Come abbiamo già scritto alcuni giorni fa, non sorprende dopo decenni di magistero parallelo insegnato in seminari e università pontificie. Forse un po’ sorprende la velocità con cui escono fuori coloro che ormai si sentono profeti della “nuova Chiesa”, che la vivevano già tanto tempo prima dell’attuale pontificato.

E meno male che sabato, tornando dall’isola di Lesbo, rispondendo alla domanda di un giornalista papa Francesco se l’è presa con i media che hanno ridotto l’evento dei sinodi a un referendum sulla comunione ai divorziati risposati. Il Papa dovrebbe guardare piuttosto a preti e vescovi impegnati in una gara a chi rivela per primo di aver già dato la comunione ai divorziati risposati e a chi ne ha date di più. Come se si stessero disputando il Gran Premio della Misericordia. Non solo la diocesi di Bergamo; all’indomani della pubblicazione dell’esortazione apostolica era stato don Giovanni Cereti, sacerdote genovese trapiantato a Roma, in una intervista al Quotidiano Nazionale ad affermare orgoglioso che lui lo fa già da 40 anni. Don Cereti è l’autore di un vecchio libro sessantottino su “Divorzio, nuove nozze e penitenza nella Chiesa primitiva”, ristampato per l’occasione alla vigilia del doppio Sinodo, facendo la fortuna dei sostenitori della “Comunione per tutti”.

E ancora: nelle Filippine è addirittura la Conferenza episcopale a correre: «La Misericordia non può aspettare», afferma in una lettera a tutti fedeli dell’arcipelago il presidente della Conferenza episcopale Socrates Villegas. Seguiranno direttive concrete da parte dei vescovi però intanto «già fin d’ora vescovi e preti devono aprire braccia accoglienti a coloro che si sono tenuti fuori dalla Chiesa per un sentimento di colpa e di vergogna. Il laicato deve fare lo stesso».

E casomai più che con i giornalisti in generale, il Papa dovrebbe prendersela con quelli che qualcuno ha chiamato “i turiferari”, e anche con i suoi collaboratori più stretti che da due anni impongono ai giornalisti il tema della comunione ai divorziati risposati. E lo hanno fatto anche all’indomani della pubblicazione dell’esortazione apostolica, per essere sicuri che il messaggio passasse chiaramente (leggere qui per una selezione degli interventi al proposito). È proprio così scandaloso sospettare che alla fin fine i due anni e mezzo di dibattito sulla famiglia servissero proprio a promuovere tale prassi?

Non sorprende perciò che lo stesso monsignor Carrara citato all’inizio si sia stupito del rumore provocato dal suo articolo. E nella replica, tra le altre cose, racconta i suoi colloqui con coppie di divorziati risposati, che vale la pena riprendere perché spiega meglio di qualsiasi altro discorso il valore che certo clero dà ai sacramenti:

«Molte volte ho incontrato persone che erano passate a nuovo matrimonio. Con loro facevo un discorso pressappoco così. “Il tuo matrimonio, il primo, quello che è fallito, è indissolubile. Questo è scritto nel vangelo. Non ce l’hai fatta a viverlo fino in fondo: vivere come una sola carne non è cosa facile, lo so perché me lo ripetono anche quelli che non si separano, e vivere così per tutta la vita è difficile”.
“Ma è stato lui a andarsene via con la segretaria…”, mi rispondevano; “Ma vivere insieme era diventato un inferno”, “Saremmo stati costretti a fingere per tutta la vita”… Ascoltavo. Spesso ritornavano lacrime.
Continuavo: Tu protesti perché la Chiesa ti esclude dai sacramenti. Permetti che anche la Chiesa abbia qualche difficoltà a decidere, con quel vangelo in mano? Vedi tu. Puoi anche vivere la tua fede senza confessarti e fare la comunione, sei cristiano, sei cristiana a tutti gli effetti.
“Scusa, però, perché allora insistete tanto sull’eucarestia?”. Ascoltavo. Non riuscivo a rispondere perché quell’obiezione, in fondo, la facevo anch’io a me stesso, alla Chiesa di cui, in quel momento, ero visto come rappresentante in qualche modo ufficiale. Mi sentivo come sdoppiato, insieme accusatore e accusato.
Continuavo: “Ma, secondo me, puoi anche decidere di accostarti ai sacramenti. Ti do l’assoluzione. Non significa però che il problema è risolto. Resta sospeso. Soltanto, in coscienza, da prete, mi pare di non poterti dire che sei condannato per tutta la vita. Tu ti assumi la responsabilità di chiedere l’assoluzione, io di dartela. E aspettiamo con fiducia”.
Dopo aver dato quell’assoluzione mi sentivo sempre assolutamente tranquillo. Ho sempre pensato che, se andrò all’inferno, non sarà certo per quelle assoluzioni. Sarò forse pretenzioso ma mi sembra che la Chiesa, alla fine, mi ha dato ragione».

Ma questo è ancora niente. Perché ora si apre anche la caccia ai preti che invece non ritengono di dare la comunione a chi convive o si è risposato dopo un primo matrimonio. Il format è già collaudato: il prete fa un discorso generale, alla singola coppia o ad un gruppo, qualcuno comincia a lamentarsi delle idee retrograde e senza misericordia del parroco, c’è sempre un giornalista pronto a raccogliere gli sfoghi dei “discriminati” dal prete, e il caso è bello che montato. Segue linciaggio mediatico del prete e – in molti casi – la presa di distanza del proprio vescovo.

Il format è già diventato operativo ancor prima dell’esortazione apostolica: a suo tempo riportammo il caso del sacerdote di Cameri, diocesi di Novara, ma più recentemente a farne le spese è stato il parroco di Montemurlo, nella diocesi di Pistoia. Padre Maurizio Vismara, brianzolo e religioso betharramita, si è visto dedicare una pagina dal quotidiano locale Il Tirreno perché a una riunione di genitori con bambini che si preparano alla Prima comunione, ha detto che non avrebbe potuto dare la comunione a coloro che erano in situazioni irregolari. Uno dei presenti ha creato il caso su cui il giornale è andato ovviamente a nozze. Ma è solo un assaggio. Nei prossimi mesi ne vedremo delle belle. E magari anche l’annuncio ufficiale del prossimo obiettivo: il celibato dei sacerdoti. Forse che anche questo non potrà essere definito un ideale, ma un giogo troppo pesante per tanti preti comuni?

 

Fonte

18 Commenti a "Comunione ai divorziati risposati, preti e vescovi in corsa per arrivare primi"

  1. #silvana messori   19 aprile 2016 at 10:44 am

    avete visto quelle foto dalla cui prospettiva, fa capire che quello che sembra in realtà non è “vero”? prima di atteggiarsi ad esecutori della “verità”, bisognerebbe vedere tutte le “foto” grazie per l’ascolto

    Rispondi
  2. #bbruno   19 aprile 2016 at 4:13 pm

    che miserabile puttanaio questa gente che vorrebbe farsi prendere sul serio sol perché addobbati in tal modo! Non frequentarli bisogna, lasciarli parlare nel vuoto,in una parola ignorarli, e chissenefrega delle loro comunioni, e che esultino e si esaltino a piacer loro…poveri Pagliacci!

    Rispondi
  3. #alessandro   19 aprile 2016 at 5:59 pm

    gentile signora messori, prima di cercare un dialogo con gli altri, bisognerebbe: 1)sapersi esprimere in modo corretto e comprensibile 2) conoscere ciò su cui ci si vorrebbe esprimere. Grazie per l’ascolto

    Rispondi
    • #silvana messori   20 aprile 2016 at 9:30 am

      Buon giorno sig.Alessandro, forse nonostante i vostri inviti a partecipare alla Vostra dotta fraternita, mi si ritiene una eretica… anch’io faccio parte della diocesi messa in discussione e quindi ne condivido il bene ed il male in fraterna condivisione appunto nel perdonare alle offese e quale opera di misericordia : sopportare le molestie in nome di Cristo, che sempre sarà mia Luce nel cammino di Vita. Esco da questo social… e non era neanche mia intenzione avere spazio oltre il necessario.. penso che la vostra determinazione nel dare a noi degli “eretici”, sia profondamente sigillata nel vostro animo, ed io piccolo essere, niente posso fare(forse) per farvi cambiare idea. Buona Vita e che Dio vi benedica tutti.

      Rispondi
  4. #Diego   19 aprile 2016 at 7:59 pm

    Albero Carrara non ha capito niente del cattolicesimo!
    E si vanta pure, il cialtrone, dei sacrilegi compiuti e di quelli che compirà!

    Rispondi
  5. #Giacomo   19 aprile 2016 at 10:14 pm

    Si si diano pure la comunione ai divorziati! Aumentano semplicemente la condanna che graverà su di loro quando dovranno rispondere a LUI!!!! Facciano pure! Io con la falsa Chiesa conciliare, come ho già detto , non ho niente a che fare, non mi sento parte di questa farsa. Fanno vomitare questi eretici! Consiglio a chi è ancora cattolico di uscire subito dalle Chiese “ufficiali” e andare dove questi abomini non ci sono, cioè dai tradizionalisti che professano ancora la religione cattolica , almeno fino a che questa passione della Chiesa non giungerà al termine!

    Rispondi
  6. #Diego   20 aprile 2016 at 6:27 pm

    Ci sono sacerdoti che danno la Comunione ai mafiosi impenitenti e ci sono i sacerdoti che danno la Comunione agli adulteri impenitenti: quali sono più eretici?
    Difficile dirlo! Entrambi commettono un’orrendo sacrilegio e ne dovranno rispondere amaramente (insieme agli adulteri impenitenti e ai mafiosi impenitenti che si sono spudoratamente comunicati)!
    Non si devono buttare le perle ai porci: tantomeno è ammissibile dare la Comunione ( = Corpo +
    Sangue + Anima + Divinità di Cristo) a chi è in peccato mortale!

    103. Chi riceve un sacramento dei vivi sapendo di non essere in grazia di Dio, commette peccato?
    Chi riceve un sacramento dei vivi sapendo di non essere in grazia di Dio, commette peccato gravissimo di sacrilegio, perché riceve indegnamente una cosa sacra.

    121. Quante cose sono necessarie per fare una buona comunione?
    Per fare una buona comunione sono necessarie tre cose: 1° essere in grazia di Dio; 2° sapere e pensare chi si va a ricevere; 3° osservare il digiuno eucaristico.

    122. Che significa essere in grazia di Dio?
    Essere in grazia di Dio significa avere la coscienza pura e monda da ogni peccato mortale.

    Rispondi
    • #bbruno   20 aprile 2016 at 8:25 pm

      stai tranquillo Diego, con ‘questa’comunione non si danno le perle ai porci…Non l’ha detto anche recentemente il detto papa Bergoglio – nell’incontro coi luterani -che è tutta questione di opinioni la modalità della presenza di Cristo Signore nel pane della messa??? La cosa è ormai vecchia, e chiarita, dal tempo della fondazione della nuova messa ‘cattolica’, nella quale, in realtà, non c’è più niente di cattolico e tutto di luterano…Dio si é premunito dallo scempio di questi Maneggioni!

      Rispondi
  7. #Giacomo   20 aprile 2016 at 8:10 pm

    Si ovvio che se sbagliano ma qui si parla dei divorziati…..

    Rispondi
    • #Diego   20 aprile 2016 at 8:30 pm

      Caro Giacomo, il mio paragone è stato messo apposta per confutare certe persone che difendono gli eretici.
      Questo era ciò che volevo dire: se è sacrilego e assurdo comunicare i mafiosi impenitenti è altrettanto sacrilego e assurdo comunicare gli adulteri impenitenti!

      Rispondi
  8. #massimo trevia   21 aprile 2016 at 7:13 pm

    cascioli,scendi dal pero!!!!!se questo accade è anche perché bergoglio,non ritenendo che il corpo di Cristo sia il centro del cristianesimo,non ha ribadito la giusta dottrina,vedi la famosa telefonata alla divorziata e poi i due sinodi.ma la vogliamo finire?

    Rispondi
  9. #massimo trevia   22 aprile 2016 at 9:50 am

    gentile signora messori,lei sicuramente cerca di vivere cristianamente,ma come troppi oggi si prescinde dai fatti anche di qualche tempo fa per (forse) non fare i conti con la realtà.poi,ognuno,ne trarrà le conseguenze,anche però documentandosi su quello che la chiesa nei secoli ha definito come vero o falso. ci sono le eresie,e altre questioni,su cui la chiesa ha parlato!ora,se per bergoglio fosse centrale l’eucarestia,avrebbe ben puntualizzato e ribadito la dottrina di sempre.e siccome non lo ha fatto,per me egli sta parlando di altro che del cattolicesimo.poi c’è la questione del dire che gli islamici adorano il nostro stesso Dio:certo,essendo Dio uno ,anche il cannibale pur non sapendolo ha lo stesso Dio,ma non adora il vero Dio!!!infine,basta avere seguito bergoglio per notarne altre,di incongruenze,che la Chiesa nei secoli ha già bollato come tali! e frasi che si inventa lui,pretendendo che noi le beviamo come verità.una?nella prefazione alla “amoris letitia”,afferma:”ricordando che il tempo è superiore allo spazio”…
    ah si’e di chi è questa frase?almeno ce la spieghi!anche se tempo fa lo ha già fatto:disse,de ben ricordo,che significa questo:lui è paziente,e se non oggi arriverà ai suoi obiettivi oggi,ci arriverà domani o dopo….quindi lo spazio erano i due sinodi,che lui ha fatto già avendone deciso prima le conclusioni! io nel documento infatti ho trovato molte frasi che ha detto,in questi tre anni di pontificato.ritengo questo papa profondamente disonesto.un vero macellaio del cristianesimo.un falso pastore fariseo che al suo gregge,noi,impone di essere divorato dai lupi:i musulmani.
    COL CAVOLO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

    Rispondi
    • #Anonimo   22 aprile 2016 at 7:04 pm

      Bravo Massimo, concordo pienamente con te, specialmente riguardo alla disonestà intelletuale dell’uomo biancovestito, ai subdoli inganni che ci proprina quotidianamente, incavolandosi poi se lo critichamo e dimostriamo di non credere un’acca di tutte le baggianate (leggi eresie) che ci propina od ogni piè sospinto. Sarebbe ora di fargli un bell’impichment, come a Nixon (leggi anastema e scomunica da parte di chi ha il potere di farlo).

      Rispondi
  10. #massimo trevia   23 aprile 2016 at 4:06 pm

    il problema è che molti ormai ragionano e reagiscono come i fans dei divi del pop:tutti applaudono,e allora lo faccio anch’io!perchè?”eh….,ma è grandeeeee”!perchè lo è?”boh,ma è grande”!oggi si dice”misericordia”e si crede che non ci si debba più preoccupare di capire,ma io sono 3 anni,da quando si è dimesso ratzinger ed è arrivato bergoglio,che come molti ci sto male e per capire se erano o no mie fissazioni,ho memorizzato un sacco di affermazioni di questo papa….e come voi ho trovato troppe incongruenze,che non possono venire da Dio!molti invece dicono solo:parla di pace,di misericordia…..e non vogliono proprio rendersi conto che qualcosa (diciamo)non va!

    Rispondi
  11. #Maria   23 aprile 2016 at 4:22 pm

    Massimo
    Quanta Grazia e quanta bontà di Dio in ciò che dice……

    Bravo signor (anonimo) lei si che ha le idee chiare! E’meglio per lei non parlare della disonestà intellettuale altrui,senza prima aver preso visione della sua.
    Anzi, è cosa buona per lei,rimanere anonimo anche a se stesso.

    Rispondi
  12. #Maria   23 aprile 2016 at 4:38 pm

    Massimo
    e quello che lei dice,pensi che vadi meglio? Non ci stia solo male per quello che dice.Pianga e pianga amaramente. Per capire qualcosa in più ( memorizzi ),e faccia sua la Misericordia di Dio.
    Non “salga anche lei l’onda “,perché altri lo fanno.

    Rispondi
  13. #massimo trevia   27 aprile 2016 at 11:26 pm

    purtroppo io non sono un tipo meditativo,in certi casi,ma reattivo.credo che lei intende questo,dicendo che salgo l’onda.ma è anche vero che oggi molti miei amici hanno credo molta paura a guardare in faccia le incongruenze che dicevo:e per loro è rispetto per il papa….per me è distruzione che ci viene sadicamente inflitta,con in mano un bastone di falsissima autorità.ma io le bastonate moralistiche,a chiunque(anche al papa..)le restituisco con gli interessi!!!!!!

    Rispondi
  14. #Agdan   1 maggio 2016 at 10:09 pm

    Più “buoni” di Gesù?

    di Maurizio Blondet

    Pericolosa e sottile tentazione, travestita da Cristianesimo: abrogare la pena, non punire il colpevole. Sempre, per qualsiasi delitto. Un nuovo “buonismo” alletta anche i cristiani. Attenti a non essere più buoni di Cristo.

    [Da “Il Timone” n. 12, Marzo/Aprile 2001]

    “Nessuno tocchi Caino” è il nome di un’associazione che si oppone alla pena di morte, non solo: che esige l’abolizione dell’ergastolo, e in genere non vuole pene “afflittive”; anzi contesta il diritto dello Stato a far soffrire i criminali. Il riferimento biblico (nella Bibbia è Dio che ingiunge nessuno tocchi Caino” il fratricida, già punito da Lui con l’esilio) può far credere a un’associazione cristiana. Di fatto, è formata da radicali. Tuttavia non pochi cattolici aderiscono alle sue idealità, perché le credono buone. Non è forse “buono” perdonare il criminale? Non è cristiano?

    Attenti a non essere più buoni di Cristo. Gesù è stato crocifisso, come dice la Chiesa, a espiazione dei nostri peccati. Non so se comprendiamo le terribili implicazioni di questo fatto. Noi, tutti noi, meritiamo rigorosamente quella pena – la crocifissione -, condanna capitale romana, e la più afflittiva che esista. Gesù vi si è sottoposto al posto nostro. Capite che cosa significa? Che la pena per il male fatto è indispensabile. “Deve” essere comminata. Il male compiuto “deve” essere pagato. Può pagarlo un altro al posto del vero colpevole, per amore e liberamente; ma in sé la pena non può essere condonata.

    Strano e terribile. Gesù moltiplica i pani, resuscita i morti. Ma un miracolo non può fare: abolire la pena. Quando dice all’adultera: “Nemmeno io ti condanno”, la purifica, e la donna, per i meriti del sangue di Cristo, torna in grazia di Dio. Ma è inteso (la Chiesa lo insegna) che essa dovrà ancora scontare un’afflizione, per il male fatto e perdonato, nel Purgatorio. Gesù lava il peccato, ma non l’espiazione. Al massimo, può prendere la pena nostra su di sé; non ne esenta nemmeno se stesso.

    Perché non può? Piuttosto, non vuole. Perché Gesù ci ama, e ci ama precisamente per quel che siamo: esseri liberi. “Libero” significa “responsabile”. E responsabile significa: che rispondo delle sue azioni. Una tigre che ammazza un bambino allo zoo non è responsabile, non è libera di non fare quelle che ha fatto. Non ha senso punirla. La si abbatte magari, ma senza processo, come “misura cautelativa”. L’uomo invece è responsabile. Lasciarlo senza punizione se uccide, o viola una persona (o i suoi beni), non significa amarlo: al contrario, lo si considera un essere incapace di responsabilità. Significa trattarlo alla stregua di una tigre, insomma: negare la sua dignità di uomo.

    Il diritto penale è il sistema che reintegra l’omicida, lo stupratore, il ladro, nella sua dignità di essere libero, a cui è venuto meno agendo come una belva. Il sistema della giustizia penale – come tutti i “sistemi”, anche il sistema della fisica, o l’astronomia – si basa su una legge impersonale. Che al delitto debba essere comminata una pena equivalente, è la legge oggettiva del diritto: la libera volontà dì chi ha abusato di essa, a danno di altri uomini liberi, deve essere coartata in modo equivalente. Non a caso si parla di “bilancia della giustizia”: la legge del diritto (come le leggi della fisica) si basa su una simmetria. “Non fare agli altri quel che non vorresti fosse fatto a te”. Se lo fai, ti sarà fatto ciò che tu non vuoi. Pochi oggi lo capiscono. I più, credono che la punizione giudiziaria sia un residuo dell’antica vendetta privata. Per questo, quando un delinquente uccide un orefice, tutti chiedono ai familiari dell’ucciso: perdonate? I poveri familiari insistono: vogliamo giustizia. Spesso con imbarazzo, perché non sembrano “buoni”. Invece, hanno ragione loro. Il perdono degli offesi non estingue l’azione penale sul colpevole. Né il pentimento del criminale lo esenta dal dovere di “riparare” scontando la pena. Persino in quel mite “giudizio penale” spirituale che è la Confessione, il pentimento del peccatore non basta. Per essere assolto, deve anche scontare una “penitenza”. Tanto più lo Stato ha il dovere di punire. Perché punire non è un diritto, ma un dovere. La pena è “dovuta” al reo, per reintegrarlo nella società e tornare a rispettarlo come uomo. La distinzione è essenziale: ai diritti si può rinunciare, al dovere no. Persino i magistrati, ormai, non lo capiscono. Credono di avere il diritto di punire. mentre ne hanno il dovere. Peggio: credono che il diritto penale esista per difendere lo Stato. E vero il contrario: lo Stato esiste per difendere il diritto penale, ossia quei sistema che garantisce la libertà e la dignità di ciascuno. Per questo, le statue della Giustizia tengono con una mano la bilancia, e con l’altra una spada: la spada è la forza pubblica, la forza coercitiva necessaria per esercitare il dovere di punire. in questo senso san Paolo dice: “Non invano Cesare porta la spada”. Il perché è chiaro. Cristo non non ha abolito, ma confermato il diritto penale: ha accettato, lui innocente e al posto nostro, che la forza atroce del diritto penale di Roma fosse applicata a lui stesso. Difatti, nel “sistema” cristiano esiste l’Inferno, l’eterna punizione, la suprema condanna a morte. Per due millenni, la Chiesa ha confermato la “legge dell’amore”, ma nello stesso tempo aderisce al diritto romano. Al diritto naturale presidiato dalla spada, dalla forza pubblica. Anche per questo motivo la Chiesa si chiama cattolica e “romana”.

    Sembra una contraddizione. Se vige la “legge dell’amore”, se tutti gli uomini si amano, le leggi penali non servono. Ma la Chiesa, e Cristo, sanno che il male esiste. Che la legge dell’amore c’è già, ma anche “non ancora”, perché il Regno promesso “non è di questo mondo”.

    In questo mondo resta il dovere cristiano di difendere i deboli contro i forti e i prepotenti. Lo Stato deve far argine al male: “frenare l’Anticristo”, nelle parole cristiane di San Tommaso, col diritto presidiato dalla forza pubblica. Uno Stato che rinuncia al suo dovere penale è una manifestazione dell’Anticristo. S’è visto nella storia recente Uno dei pomi atti. di Lenin fu di abolire, nella Russia sovietica la pena di morte. Mao Tse-Tung abolì l’intero diritto penale. Da comunisti, erano convinti che nessun uomo è colpevole, perché nessuno è libero, bensì condizionato dalle sue condizioni economiche; inoltre, il comunismo auspicava la fine dello Stato, cioè dell’imperio del diritto, per sostituirlo con una specie di nuova “legge dell’amore”: date “a ciascuno secondo i suoi bisogni” e automaticamente tutti gli uomini vivranno in armonia.

    Non è stato così. Urss e Cina hanno mandato a morte milioni di uomini, e per lo più (essendo stato abolito il diritto) senza processo e senza difesa. Le condanne (milioni) non erano comminate dal sistema giudiziario, ma “per via amministrativa”, ossia dalla polizia politica. Così s’è visto che uno Stato che spregia il diritto, diventa uno Stato satanico. Usa la spada di Cesare per sterminare innocenti. Può accadere anche a noi, oggi, nello Stato Italia. Il “buonismo” può essere la forma estrema dell’Anticristo, proprio di quell’iniquità che, previde san Paolo, si atteggerà a Bontà assoluta, e dirà di essere il Vero Bene, il vero Dio. (anche Giuda era “più buono” di Cristo, voleva dare ai poveri il costoso profumo destinato a Dio).

    Perciò non facciamoci prendere da complessi di colpa verso chi ci ingiunge: “Nessuno tocchi Caino”. Ci ingiungono di lasciare i deboli, i poveri e gli innocenti alla mercé dei forti e dei prevaricatori. Ci chiedono di collaborare con l’Anticristo. Invece, è cristiano esigere che ogni colpevole sia, se possibile, punito giustamente. Come cittadini cristiani di uno Stato, non è un nostro diritto. É’ nostro dovere.

    Ricorda

    “Per riconoscere l’Anticristo nella sua vera natura, l’elemento decisivo è il suo rapporto con la persona dell’Uomo-Dio crocifisso e risorto. Su tutti gli argomenti egli può parlare quasi come un autentico discepolo del Signore, anzi come il Signore stesso di cui assumerà sembianze e il linguaggio; ma a proposito dell’evento salvifico dell’incarnazione e della redenzione non gli è consentito di assimilarsi. Si sa che il cristianesimo non è primariamente un sistema di idee, è un un fatto: può dirsi cristiano senza ambiguità non chi condivide in qualche misura e per qualche aspetto la dottrina evangelica, ma chi accoglie il fatto cristiano”. [Giacomo Biffi, Attenti all’Anticristo! L’ammonimento profetico di V. S. Solovev, Piemme, Casale Mon. to 1991, p. 9].

    Rispondi

Rispondi