Discorso completo di Mattarella alla Commissione Trilaterale [VIDEO]

-di Davide Consonni-

L’incontro c’è stato, in pompa magna come le logge mondialiste a tornata annuale ci hanno saputo abituare. Mattarella li ha ricevuti con tutti gli onori dovuti a chi è coinvolto nella gestione di tre quarti del pianeta. Mattarella s’è studiato la storiella della Trilaterale e l’ha sciorinata a memoria per mostrare  la dedizione e l’impegno tipica dell’iniziando, o recipiendario come dicono i massoni. Qui di seguito è riproposto il discorso completo di Mattarella, in versione testuale e video.

Video del discorso del Presidente Mattarella alla Commissione Trilaterale:

Testo completo del discorso: quirinale.it

Presidente Trichet, Presidente Secchi, Sottosegretario Amendola, Illustri delegati, Signore e Signori, Sono davvero lieto di ricevere al Palazzo del Quirinale i partecipanti alla riunione Plenaria della Commissione Trilaterale. Quando, oltre quaranta anni fa, David Rockfeller ebbe l’intuizione di dar vita alla Commissione, si mosse nell’intento di capitalizzare le risorse e le energie degli ambienti imprenditoriali, culturali e sociali in America, Europa e Giappone, per superare le rigidità che sovente accompagnano le relazioni ufficiali tra Governi, così da fornire interpretazioni non formali ma originali di fenomeni complessi e dalle ampie ramificazioni.  Già nel 1973, anno di fondazione della Trilaterale, la Guerra del Kippur e la susseguente crisi energetica avrebbero posto l’Occidente industrializzato di fronte a scelte difficili, confermando la centralità del concetto di interdipendenza politica ed economica anche in un mondo meno “globalizzato” rispetto a quello che attualmente viviamo. Proprio il tumultuoso sviluppo della “globalizzazione” conferisce nuova validità a quell’intuizione. Riunire personalità provenienti da esperienze professionali diverse e da differenti contesti geografici acquista oggi un significato ancor più pregnante. I problemi – e non solo di politica internazionale – necessitano, infatti, di essere affrontati in un’ottica multidimensionale. Da qui la perdurante utilità di un foro di dialogo che possa favorire, avvalendosi di una ampia varietà di esperienze, una prospettiva strategica, di lungo periodo, sganciata da ogni ufficialità. Oggi la crisi dei prezzi dei prodotti energetici e’ di segno opposto e colpisce Paesi produttori ed emergenti, rischiando di rallentare la timida ripresa che pur si manifesta nell’economia europea. Il terrorismo, che ha trovato terreno di coltura nell’instabilità di molte aree nel mondo, sta portando il suo messaggio di morte e orrore ovunque. Povertà, fame, repressioni e persecuzioni soffocano le speranze di tante migliaia di persone e alimentano il drammatico fenomeno delle migrazioni che investe e scuote, prima ancora che i nostri Paesi, le nostre coscienze. E, accanto alle migrazioni, l’inquinamento e lo sfruttamento incontrollato delle risorse naturali si presentano come minacce trasversali sulle quali è urgente elaborare strategie di lungo periodo. Si tratta di sfide che superano le capacità dei singoli Stati. Il fenomeno delle migrazioni (sul quale si soffermerà nei prossimi giorni la Plenaria della Commissione) ne è un esempio lampante. Le risposte che alcuni Paesi, anche membri dell’Unione Europea, cercano di dare su base individuale sono spesso inadeguate e miopi. Soluzioni durature possono essere individuate soltanto attraverso un esame spassionato e obiettivo delle cause alla base del fenomeno e del suo progressivo sviluppo e debbono trovare un solido ancoraggio nei valori e nei principi che permeano le nostre democrazie. Luoghi di incontro come la Trilaterale sviluppano un metodo di lavoro che consente, attraverso il confronto tra sensibilità presenti nei gruppi dirigenti, la comprensione delle sfide che le nostre società si trovano a dover affrontare. I rapporti elaborati dalla Trilaterale costituiscono, da più di quarant’anni, un interessante stimolo per i policy makers. Signore e Signori, naturalmente le condizioni del mondo sono mutate e continuano a mutare. Nuovi protagonisti si sono proposti e si affermano sulla scena globale, e altri vi si affacciano. Penso particolarmente all’Africa, che non è più sinonimo dell’eterno domani, bensì un’area in cui singoli soggetti sono grado di assumere oggi responsabilità. Signore e Signori, non posso terminare questo breve saluto senza un cenno all’Italia. Alle sfide alle quali poc’anzi ho accennato, il nostro Paese intende rispondere con coerenza. Senza nasconderci la crisi in atto, continuiamo ad essere pienamente convinti che occorre, anzitutto, più Europa, maggior integrazione, anche su temi sensibili. Sono necessarie strutture comuni per rafforzare regole comuni. Va sviluppata ulteriormente la forza del legame transatlantico, che rappresenta da sempre un asse portante della politica estera italiana. Nei vostri lavori avete potuto confrontarvi con una classe dirigente giovane, fortemente impegnata in un cammino di riforme e nel riannodare i rapporti con la comunità internazionale. E’ all’interno di questo impegnativo cantiere che auguro buona continuazione ai vostri lavori, dai quali potranno certamente emergere preziosi contributi e spunti di importante riflessione.

 

79 Commenti a "Discorso completo di Mattarella alla Commissione Trilaterale [VIDEO]"

  1. #Alessio   16 aprile 2016 at 3:28 pm

    Che cosa vogliano ‘sti cancheri (che vadano tutti dietro a Casaleggio al più presto possibile!) lo sappiamo tutti benissimo, ma dopo aver detto in dettaglio quale sia il problema vogliamo magari dire qualcosa anche sulla soluzione? La sola consapevolezza del danno serve a poco, senza un’idea di quale possa essere il rimedio.

    Lo spingere i cattolici lontano dagli unici che vogliano (e potrebbero) contrastare queste cancrene viventi http://www.radiospada.org/2016/04/paganesimo-ed-estrema-destra-un-matrimonio-indissolubile/ non fà altro che il loro gioco!

    • #jeannedarc   16 aprile 2016 at 4:54 pm

      l’articolo contro la destra pagana è stato comunque scritto da un ragazzo di destra 😉

      • #Alessio   16 aprile 2016 at 8:35 pm

        Un ragazzo di destra che ha toppato pesantemente il titolo. Come ho scritto nella risposta ad Isidoro, ne suggerisco un altro più veritiero ed adeguato : “Paganesimo : una piaga da estirpare nell’estrema destra”.

  2. #bbruno   16 aprile 2016 at 3:38 pm

    che goduria per quei SIGNORI sentire un Morto in Piedi parlare per la forza della loro volontà e su comando loro! Mentre l’altro Pagliaccio loro è in azione, sempre su loro comando , a Lesbo, e sarà chiamato, a futura memoria, il Papa Lesbico!

    • #Alessio   16 aprile 2016 at 8:42 pm

      Davvero, gli mancano solo i fili che lo muovono! E da proprio l’idea che tagliando quei fili caschi per terra come un straccio.

  3. #deathofcapital   17 aprile 2016 at 1:12 am

    L’elezione di Matarellum a presidente della repubblica è un esempio massimo di gattopardismo. La sinistra clericale del PD ha votato il laico democristiano (ossimoro) a garante che le minigonne non imperversino sul bel paese e la Madonna resti sacra e vergine.E’ fondamentale che la Chiesa resti la sola casa del popolo frequentabile con due papi uno di destra e l’altro di sinistra come in un parlamento vescovile di analfabeti che mescolano communione democratica e peccato oligarchico, qualche bla bla senza pratica di democrazia diretta (tautologia) e pratiche parlamentariste corrotte e corruttibili per natura. Masse e potere mafie e potenti. L’Italia resta il terreno prediletto del paternalismo e dell’impotenza orgastica. Il fallicismo storico di un paese umiliato e umiliante mescola Ipocrisia e umanesimo da sacrestia dove i preti e gli spretati di destra e sinistra fanno i loro loschi affari tra una genuflessione e l’altra. Povero popolo bambino.

  4. #deathofcapital   17 aprile 2016 at 1:32 am

    Nello spettacolo moderno delirante, incrementato ulteriormente da mass-media, internet e social network, ormai si ripetono sempre le stesse cose arcinote, dove però mescolano sempre un po’ di “complottismo” e spettacolo, al fine di anestetizzare le masse, per semplificare i problemi in modo da distrarre le persone indicandogli un “nemico cattivo” da combattere (da una parte: Bilderberg, Commissione Trilaterale, Nuovo Ordine Mondiale, Illuminati..dall’altra: ISIS Islam, talebani, jihaddisti, immigrati, terroristi ecc), ed a seconda dei casi ce n’è per tutti i gusti, infatti di volta in volta, più o meno implicitamente riciclano la solita propaganda perbenista socialdemocratica convenzionalista.. oppure, in base al target a cui si rivolgono, condiscono il tutto usando come accompagnamento la prova del “false flag” sporcata con la solita retorica in salsa “complottista”, nazista, jihaddista, cattofascista, antisemita, tecnocratica, femminista, pseudo-anticapitalista, stalinista o rossobruna…dipende dai gusti…oppure mescolando ed inserendo dentro delle “denunce” su misura e finte soluzioni “progressiste” preimpostate ad hoc (tipo stronzate anarco-capitaliste, wikileaks, cypherpunk, pseudohackers, whistleblowers, critica al signoraggio, bitcoin, new age, business di NGO ambientaliste ecc) e cazzate varie (come zeitgeist, thrive,UFO, sacro graal, merovingi, alieni, “scie chimiche” ecc ecc)
    Dopodiché alimenteranno il solito teatrino “debunkers convenzionalisti anticomplottisti vs complottari” per incanalare l’attenzione delle persone in binari ben precisi, deviando l’attenzione e le energie verso discussioni banali ed inconcludenti (che sfiorano spesso l’idiozia)…
    Inoltre, come effetto collaterale, questo genere di notizie ha come scopo anche quello di stuzzicare l’egocentrismo narcisista di pseudointellettuali saccenti anarco-sinistroidi da strapazzo e di sedicenti rivoluzionari borghesi radical chic conformisti che giocano a fare gli anticonformisti e che si sentiranno dei “geni” a confronto di tanti idioti, e continueranno col loro autocompiacimento rinchiusi nei loro recinti ideologici a masturbarsi di retorica marxista, individualista, anarco-comunista, pseudo-situazionista ecc ecc consumando passivamente i libri di autori alla moda come Noam Chomsky, David Graeber…ecc ecc

    Inoltre la solita mossa di mescolare la solita notizia che dovrebbe essere “antisistema che svela la verità”, buttandola in mezzo ad un mare di stronzate conformiste e convenzionaliste che dura 24 ore su 24, per poi postarla su internet e farla diventare virale… creando il solito allarmismo da catena di sant’antonio con aumento esponenziale di shares e diffusione su social network…ecc ecc fa capire che alla fine sono i soliti specchietti per le allodole e che in fondo non c’è niente di veramente sovversivo o pericoloso a svelare queste “verità antisistema” preconfenzionate, ma è tutto calcolato nei minimi dettagli…

    Ogni volta vengono costruiti sempre gli stessi teatrini, vengono tirati fuori i soliti argomenti caldi e le solite notizie “hot”, per distrarre e dividere… producendo articoli e articoli su questi temi, ad esempio: “l’utero”, “le unioni civili”, “i gay”, “i trans”, “i gender”, “terrorismo”, “immigrazione”, “piccola criminalità”, “cronaca nera”, “mafia”, “antifascismo”, “antirazzismo”, “euro”, “scandali sessuali”, qualche “truffa bancaria”…. ecc ecc
    Ovviamente in uno stesso momento sparano contemporaneamente le stesse cartucce, condendole con salse e stili diversi, ma alla fine anche se cambia il colore e la retorica, si tratta pur sempre di spettacolo concentrato contro spettacolo diffuso e viceversa…e anche se di volta in volta assumono sfumature diverse a seconda dell’ideologia filosofica e socio-politica (e dei vari campi specifici) su cui si vuole volutamente orientare e dirigere queste linee di pensiero, alla fine tutto si limita a monopolizzare ed estendere l’informazione incanalandola totalmente verso questi 2 canali principali e promuovendo contemporaneamente così la falsa opposizione tra spettacolare concentrato e spettacolare diffuso, dando quindi origine ad un cinico spettacolare integrato che non lascia scampo!

    Ovviamente in Italia lo spettacolo è tutto integrato perfettamente, quindi non è così netta la falsa opposizione tra spettacolo diffuso e concentrato: capitalismo liberale l’uno, feroce forma statalista del capitalismo collettivista l’altro…
    Però vagamente si può intuire chiaramente la percentuale tra diffuso e concentrato…
    Per esempio, prendiamo gli argomenti come “unioni civili”, “gay”, “terrorismo” “immigrati” ecc al di là dell’ideologia politica, destrasinistracentro, fascismo-comunismo bla bla bla si nota chiaramente che sugli stessi temi, negli articoli e slogan come quelli di Fusaro, Salvini, Giulietto Chiesa, Meloni, fascioleghisti, nazisti, stalinisti, rossobruni, cattobigotti, “complottisti” fasciostalinisti ecc si manifesta soprattutto lo spettacolare concentrato (reazione, conformismo, personalità coatta da un superio imperiale, statalista e produttivista – pseudocomunismi e socialismi vari, autoritari e corrotti, finto anticapitalismo per promuovere l’esaltazione dell’identità culturale, l’identità nazionale, delle convenzioni sociali bigotte, del perbenismo piccolo borghese, retorica reazionaria conservatrice, razzismo e xenofobia (manifesti o impliciti), arcaica gerarchia gerontologica del potere patriarcale… “Dio, Patria, Famiglia”, “decoro”, “ordine”, “sicurezza” “leggi” bla bla bla spettacolo concentrato statalista, autoritario e collettivista ) …mentre nei discorsi, e nella retorica di PD, SEL, Renzi, Vendola, della Boldrini, e di tanti piddini conformisti “progressisti” radical chic, si manifesta una grandissima quantità di spettacolo diffuso (adoratore del mercato, del liberalismo e della competizione cannibale dove il più ricco mangia il più povero ..spettacolo diffuso liberale, consumista e culturalmente fascista – la “civiltà occidentale” con tutti i suoi stati uniti canaglia esportatori armati della corruzione pseudodemocratica di destracentrosinistra…ipocrisia disgustosa, concezione meccanicistica, moralistica e in sintesi giacobina della società e della rivoluzione sociale, dove tutto diventa moda volgare da truzzi, pseudoalternativi, bimbominkia e fricchettoni, in un’orgia di superficialità demenziale e di eccesso consumistico burocratizzato mascherato da umanitarismo universale equosolidale).

    Nonostante, sia i primi che i secondi siano caratterizzati dallo spettacolo integrato composto da stalinismo statale e liberalismo del mercato, tuttavia si percepisce sempre un’opposizione tra forme differenti di spettacoli integrati più o meno concentrati e più o meno diffusi, creati attraverso il miscuglio alchemico-spettacolare di dosi e formule chimiche lessicali stereotipate all’interno di un laboratorio d’avanguardia di porcate ideologico-mercantili a non finire.
    A seconda dei gusti inseriscono poi qualche elemento di questo e qualche elemento dell’altro,
    Gli ingredienti sono sempre gli stessi, vengono solo mescolati, e ricombinati in tanti modi diversi, per poi essere serviti preconfezionati ed iniettati direttamente nel cervello del popolo bue che ogni volta ci casca e rimane intrappolato nelle varie gabbie create apposta per lui affinché non usi il cervello ma continui a blaterare cose che altre persone inficcano nel suo cervello..
    Le merci “culturali” che vengono propinate come pappe pronte per neonati incapaci di pensare, non sono altro che le stesse componenti spettacolari riciclate e reinserite ogni volta nelle solite vecchie ideologie o combinazioni di vecchie ideologie…

    • #Alessio   17 aprile 2016 at 1:21 pm

      Da che parte stai e cosa vuoi, senza troppi giri di parole?

  5. #ale   17 aprile 2016 at 6:35 pm

    #Deathofcapital … visto che parli di energie, cerca di convogliare la tua verso qualcosa di comprensibile… abbi pietà

  6. #deathofcapital   17 aprile 2016 at 10:01 pm

    Più leggo i giornali e i blog conseguenti e più mi sgomentano i loro lettori.
    Il potere si fonda più su una panoplia di sottomissioni ideologicamente diverse che sulla forza del suo dominio.
    Emerge dai commenti un costante servitorame volontario che incensa i suoi eroi e obbrobbria i cattivi dell’altra sponda. Tutti ‘sti valletti del potere economico che si travestono da giornalisti, e ‘sti politici mercenari travestiti da benefattori del popolo diventano a seconda del tifo cui si propende meravigliosi o mostruosi.
    Una massa di schiavi salariati si contenta della rabbia impotente del reazionario o del buonsenso impotente del progressista e ingoia il tutto come un’oca da foie gras.
    Urge una vera democrazia consiliare che spazzi via l’ideologia democratica su cui si fonda il totalitarismo della merce.
    Ora si sbizzarriscano pure i latrati dei cani fedeli di qualunque parrocchia.
    Dalli all’intellettuale, dalli all’analfabeta, dalli alla vita quando la morte ti abita da tempo e tu non hai deciso mai niente di quel che ti riguarda: amore, lavoro, libertà.

    Invece di bollare gli altri, seduti sul cavallo di legno del conformismo benpensante, sarebbe interessante che i sarcastici produttori di informazioni banali, masticatori prezzolati di luoghi comuni, ci facessero sapere a quale qualità di vita e di società altra aspirano.
    Gli sniffatori di aria fritta sono sempre pronti a saltare dalla padella nella brace, diffidando come paranoici di chiunque denunci il discorso del potere ma praticando lo sport in cui gli italiani sono sempre stati olimpionici: saltare con coraggio sul carro del vincitore di turno.

    Il fascista culturale è un lumpenproletario o un lumpenborghese, cioé qualcuno che non ha culturalmente accesso a una coscienza di classe e a un’identità autonoma. E’ un escluso all’interno o all’esterno del sistema. Sogna la ricchezza borghese ma lavora e sopravvive ai margini del consumismo come un proletario che si accetta in quanto tale e cerca un padrone, un capo, un piccolo padre del popolo che lo inquadri e lo faccia marciare.Può passare da Stalin a Hitler, dal PCI (PD) alla Lega e a Forza Nuova…per poi rintanarsi nel proprio menefreghismo totale “a-politico” da cinici ignoranti cagasotto rassegnati che si credono più “svegli” ed “intelligenti”. I veri sfruttatori di queste masse in perdizione sono una minoranza di cinici cowboys che spingono le mandrie nei recinti ideologici appositi.
    Il ventesimo secolo ha dato il via ai queste dinamiche che oggi sono addirittura generalizzate e banalizzate da uno spettacolo che educa ogni pecora a essere il proprio cane.

    Tutti gli asini da soma che chiedono di aumentare i ritmi e vedono nel lavoro, nel lavoro, nel lavoro la soluzione, sono accecati dalla propaganda ma dopo l’orgia di sacralizzazione dello sfruttamento del trentennio neoliberale (lavorare di più per guadagnare di più) Aria fritta, aria fritta per chi rincorre la carota, ormai lo schifo assoluto ha raggiunto l’inimagginabile ma il peggio non sono questi burocrati e maggiordomi del capitalismo di sinistra che lo servono per un pugno di dollari e di consenso elettorale, pronti al peggior patto con mafiosi e furbastri di destra pur di profittare delle briciole e degli ossi del banchetto dell’1% contro il 99%. Il peggio alberga nelle masse di ridicoli cittadini del 99% ridotti a credenti ipocriti che fanno finta di avere ancora speranze e convinzioni per continuare a mentire a se stessi facendo gli spettatori interessati della loro schiavitù salariale ormai ridotta a disoccupazione e miseria. A differenza delle mandrie negli ovili dei partiti si affaccia però un mondo nuovo dove ogni padre padrone sarebbe solo ridicolo e senza sbocchi.
    Chi ha delegato tutta la sua vita non può concepire uno slancio di libertà che non riposa su alcuna certezza ma è una scommessa storica di dignità e di volontà di vivere. Mica ci son solo schiavi che col diploma o un curriculum vitae tra i denti scodinzolano a chi sempre più raramente li elemosina di un salario….Dopo aver ipnotizzato gli schiavi salariati perché si inginocchiassero davanti a un lavoro che non c’è, domandandolo in ginocchio con un curriculum vitae tra i denti, ora la propaganda individualista da menefreghisti frustrati che si automasturbano con snobistica superiorità, comincia a spingere i cittadini spettatori a rivendicare facebook, whatsapp e la televisione come l’ossigeno dell’informazione anziché riappropriarsi della comunicazione, gestirla e farla circolare. Usque tandem ogni pecora accetterà di essere il proprio cane?
    L’umanità comincerà quando tutti insieme ci informeremo l’un l’altro facendo circolare questa buona notizia: proprio non posso lavorare, sono troppo occupato a vivere, non posso guardare la tv, leggere cazzate su fb, scoreggiare insulsi messaggini su whatsapp…. sono troppo occupato a informarmi e a informare.

    Quanto alla vita e al cinema temo che tu abbia il binocolo rovesciato ma ti lascerò nell’illusione che la società in cui vivi non sia un misero spettacolo fondato sul tuo lavoro salariato (se ce l’hai e se non fai parte delle caste che nutrono i loro privilegi facendo lavorare gli altri).
    Solo la miserabile, fanatica, oscurantista, imperialista cultura monoteista dell’occidente cristiano crede e giudica secondo i criteri manichei di bene e di male per giustificare il sopruso e colpevolizzare le vittime. Per questo prima di fare i laici devoti che si scandalizzano -giustamente, del resto a livello metastorico – del medioevo tibetano, del fondamentalismo islamico, dei schizzati fanatici della new age ecc bisognerebbe lavare prima il sangue davanti alla propria porta di un medioevo cristiano che bruciava gli eretici e Giordano Bruno. Fare delle ridicole graduatorie nell’alienazione religiosa è una pseudofilosofia da tifosi mentre l’umano è tale dovunque, oltre le etnie e le culture.
    Ogni individuo e ogni popolo merita di decidere liberamente della propria sorte al di là del bene e del male e del proprio destino senza dipendere da liberatori che assomigliano più a volpi nel pollaio che a compagni solidali di un’internazionale del genere umano ancora tutta da inventare.
    Chi ancora difende il totem culturale della società capitalista con piglio progressista e liberalsocialista mentre sogna, come al solito, un ritorno ai bei tempi andati, oscilla tra i due poli statici della mancanza di dialettica della cultura dominante in cui soffoca da secoli l’esigenza umana di emancipazione.
    L’uomo ha sempre costruito con le sue varie attività la sua vita e il suo ambiente, procurandosi cibo, riparo e ogni tanto, appena possibile, la festa ed il gioco.
    Il lavoro è stato da sempre la parte spiacevole dell’attività vitale. Il
    capitalismo sfruttando il tempo astratto di lavoro lo ha reso sacro e mostruoso contemporaneamente.
    L’etimologia della parola ne conferma la tragicità in tutte le lingue,
    ricordandoci che l’emancipazione dell’uomo è stata sempre anche emancipazione dal lavoro in nome della creatività, del gioco e del riposo.
    Labor è fatica non realizzazione, travail, in francese e trabajo in spagnolo, derivano dal trepalium, uno strumento di tortura.
    Recentemente mi hanno suggerito che arbeit indicava nel tedesco antico un’attività imposta loro malgrado ai giovinetti.
    Ce n’è abbastanza, mi pare, per porsi il problema rovesciando la
    prospettiva e uscendo dalla sacralizzazione del lavoro che dietro l’apparente solidarietà con i diseredati e i lavoratori è una condanna implicita alla civiltà del sacrificio.
    Fourier, Lafargue, Russell e i situazionisti hanno invece aperto una
    breccia che nessun stakanovista di destra o di sinistra potrà mai più
    rinchiudere definitivamente.
    Il fatto stesso che reazionari e progressisti si scornino sul tema ci dice
    che il lungo periodo della restaurazione fondata su un lavoro che sta oggettivamente sparendo volge alla fine. A molti fa paura, ad altri come me , diverte…

    Tutti i politici rincorrono ovunque gli stati d’animo del popolo che devono manipolare. Nell’italietta postfascista, postdemocristiana e quasi postberlusconiana, più reazionaria che mai dai mari ai monti, i politici parlano il vernacolare vaticano che incanta da secoli un popolo bue di sinistra e un popolo asino di destra prigioniero di un presepe fuori dal tempo, mentre a tutti gli altri, e sono tanti, non parla nessuno se non qualche strage di Stato qui e là e una povertà generosamente distribuita.
    Solo i giornalisti sono quasi tutti uguali dappertutto, vogliosi di essere brillanti senza dispiacere al padrone di turno, sempre attenti a non superare la linea rossa che potrebbe pericolosamente farli naufragare tra gli umani e perdere il loro privilegio miserabile di voyeurs del potere dominante.
    In un mondo in cui il feticismo della merce si sotituisce ai desideri dei corpi umiliati rendendoli mostruosi, le vecchie flatulenze spiritualiste si incaricano di dare una patina di nobiltà all’alienazione trionfante del materialismo volgare.

    Chi vuole intenderlo che l’umanità sarà felice quando si sarà liberata dell’ultimo capitalista spedendolo nella spazzatura della storia impacchettato dentro la carta scritta dell’ultimo mistico di paccottiglia, cristiano alla celentano o buddista e altri esotismi dell’oppio dei popoli. Per uscire dalla democrazia spettacolare ci vuole coerenza laica e strategia rivoluzionaria.
    Tutto il resto è miserabile moralismo da succubi oppositori confusionisti del parlamentarismo. Finché non sarà abrogata, la truffa parlamentare detterà le sue leggi alle quali non ci si deve sottomettere in nome di quella coerenza che rifiuta purezze ipocrite da sceriffi e da papi.
    La necessità di una rivoluzione culturale presuppone l’esistenza di una cultura soggettiva sia individuale che collettiva.Ora l’Italia storica, nata in fretta e furia tra monarchia e clero, poi fascismo e clero e infine clero e basta, ha inventato gli italiani a partire dall’adesione a dogmi. Il clericalismo strutturale di destra e sinistra fa dell’Italia un paese incapace di rivoluzione, bigotto e sempre in coda pronto a salire sul carro del vincitore per quanto miserabile, e pronti a scendere quando perde.

    • #lister   18 aprile 2016 at 9:56 am

      Ma…speri proprio che qualche pazzo ti legga??

      “Il potere si fonda più su una panoplia di sottomissioni ideologicamente diverse che sulla forza del suo dominio.”

      Maccheccacchio hai scritto?!

      Ci hai pensato tutta la notte per elicitare dalle tue elucubrazioni insonni una simile, inutile astruseria?
      No, neanche il più pazzo tra i pazzi sopporterebbe per più di due righe la tua voglia patologica di scrivere…cose senza senso.
      Fa’ un favore al Popolo Italiano: lassa perde!

      • #deathofcapital   18 aprile 2016 at 5:00 pm

        Penso sinceramente che la rispettabile voglia di capire non è aiutata dall’ingolfarsi di cliché e luoghi comuni serviti dagli addetti ai lavori di disinformazione ai “camerieri” che tutti siamo se non ci poniamo in un’ottica di secessione verso il mondo dominante. Questo mondo è dappertutto su un pianeta pastorizzato dal dominio reale del capitale nella forma di società dello spettacolo. Per chi tutto ciò è aria fritta non resta che continuare a spendere gli ultimi spiccioli nei supermercati, sognare un ultimo SUV e godersi l’aria buona delle metropoli in cui la vita ha lasciato il posto a una squallida sopravvivenza neppure più garantita. LA CRISI!

        La forza del sistema sta ancora oggi nell’incapacità patologica delle sue vittime a capire quel che hanno subito, un po’ vissuto e più spesso guardato alla televisione.

  7. #Alessio   18 aprile 2016 at 1:49 am

    A quanto pare abbiamo un nuovo grafomane che ha preso il posto del vecchio Stranone, anche questo che scrive per ore senza che nessuno legga più di due righe.
    Almeno quell’altro matto si dichiarava cattolico, ‘sto qua già da quelle due righe appesta di compagno.

    • #deathofcapital   18 aprile 2016 at 5:01 pm

      Rilassati, rileggi e se riesci a capire il senso del mio discorso magari ne riparliamo. Non si può giudicare la storia con una morale da camerieri (o da tifosi).

      • #Alessio   18 aprile 2016 at 7:58 pm

        Rileggere? Semmai sarebbe “leggere”, perchè è un disturbo che non mi sono preso e che non intendo prendermi.
        Il “senso del tuo discorso”??? Ma, scusa, chissenefrega di te e dei tuoi discorsi???
        Interessante comunque la “morale da camerieri o da tifosi”, non mi risultava che ne avessero una a parte. Che ne pensi invece della morale dei salumieri e dei liutai?

      • #deathofcapital   18 aprile 2016 at 10:20 pm

        se non ti va di leggere e non te ne frega, allora perché cazzo devi commentare?? ti piace fare la spina nel culo?
        La vostra morale è sempre la stessa, lo slogan di riferimento di tutti i servitori volontari e dei kapò della società attuale ruota attorno al concetto di “lavorare di più per guadagnare di più”. Si può leggere in questa ossessione da frustrati e da coatti l’ulteriore imbarbarimento pubblicitario del macabro “il lavoro rende liberi” di nazista memoria. In una società sempre più ottusa e sottomessa al ricatto del lavoro salariato
        Ci fu un’epoca in cui il lavoro deteneva una qualche attrattiva, se non un suo fascino. La soddisfazione dell’opera compiuta ravvivava il ricordo di una creatività che non aveva mai smesso di angosciare la classe operaia. A dispetto del sacrificio e degli obblighi sussisteva il sentimento di pubblica utilità e di solidarietà.
        Far marciare i treni, curare, istruire, dare alloggio, produrre acciaio e alimenti sani conferivano un qualche interesse all’attività laboriosa, anche se lo sfruttamento padronale ne frenava lo slancio passionale. Ebbene, i settori prioritari sono appunto quelli che la speculazione finanziaria e l’impresa mondiale degli speculatori mandano a ramengo. Salvaguardata fino a tempi recenti, l’idea di compiere una corvé indispensabile per il bene pubblico ha sempre meno corso, nella misura in cui, ubbidendo alla logica del profitto a breve termine, il valore d’uso del lavoro cede il passo al suo valore di scambio. È ormai la sua vacuità che si paga e quel che si compra con un tale denaro non è altro che una sostanza borsistica strappata ai settori produttivi, delocalizzata in un circuito chiuso, sprovvista di ogni preoccupazione sociale.
        Quelli che osano oggi glorificare il lavoro sono gli stessi che chiudono le imprese per giocarsele alla roulette delle speculazioni borsistiche.
        Da quando la tirannia del lavoro è stata assorbita dalla tirannia del denaro, un grande vuoto monetizzabile si è impadronito delle teste e dei corpi. Un potente soffio di morte si propaga dappertutto. La maledizione ha perduto persino l’energia della disperazione.
        Tuttavia, la vita e il corpo hanno orrore dell’inanità, dell’immobilismo, dell’obbligo, del controsenso. Arriva un momento in cui il fuoco sprigiona dalla cenere che lo soffocava. Nonostante il fatto che le generazioni si siano succedute, accordando più attenzione e cura alla morte che alla vita, pochi individui sono sempre bastati perché la vita rinasca e rivendichi i suoi diritti. Per questo scommetto sull’autonomia degli individui, sulle collettività che federandosi getteranno le basi di una società solidale e su quella facoltà creatrice che è in ciascuno e che la necessità di lavorare ha sempre ostacolato.
        Quelli che incitano al lavoro sono gli stessi che lo distruggono.

  8. #deathofcapital   18 aprile 2016 at 4:54 pm

    Un tempo non sapere era un punto di partenza oggi, con il non vedere, non dire e non sentire è il punto d’arrivo di molte scimmiette consumistiche e omertose ricattate economicamente.

    Ignoranti di tutto il paese dei balocchi siete già uniti come comparse dello spettacolo non resta che azionare lo scarico e il capitalismo (fondato sulla proprietà privata dei mezzi di produzione, non genericamente sulla proprietà privata che è nata con il lavoro) ci penserà mentre voi lo amate masochisticamente.

  9. #lister   18 aprile 2016 at 5:43 pm

    Oh, mon dieu!! E’ arrivato il nuovo Profeta, il Capiscione!
    Quello che ha capito tutto di camerieri ingolfati; di pastorizzazione secessionista; di SUV comprati nei supermercati senza garanzia; di scimmiette omertose che sono arrivate al traguardo; di balocchi ignoranti uniti alle comparse in un capitalismo masochistico che ha tirato lo sciacquone di proprietà privata…
    Poveri noi!!! 😀 😀 😀

    • #deathofcapital   18 aprile 2016 at 6:41 pm

      Quando dopo due millenni di lobotomizzazione cristiana si fa della ironia con la mitologia dominante, la ironia puzza sempre di condizionamento culturale. Che dio te la mandi buona! (come vedi, tra un apostrofo e l’altro, anch’io ho qualche slancio d’ironia).

      • #lister   18 aprile 2016 at 7:23 pm

        Rièccolo l’anarchico miscredente lobotomizzato che puzza come un condizionatore bimillenario apostrofando dominazioni ironiche rimandate in buona cultura.
        E’ tornato per propagandare una politica integrata distruggendo criticamente Spagna, Francia e Grecia in alternativa ad una vita sul pianeta. Altrove preferisce coltivare melanzane dopo le Olimpiadi spontanee vivendo come un essere umano autogestito, col soccorso semplice mutuato dal cuore sistematico della città ideologica globale.
        Menomale che a metà giugno autogestirà la sua vita quotidiana in Francia generalizzando, per tre giorni, sulle sue rovine in via di decomposizione.
        Patetico…

        P.S.
        Intanto l’anarchico sappia che, su questo sito, “Dio” si scrive con la maiuscola, nell’Exarchia, non so…

      • #Alessio   18 aprile 2016 at 7:50 pm

        Caro Lister, ben venga! Ha iniziato da poco ma già si preannuncia uno spasso d’individuo! Era un po’ che non avevamo il buffone di corte, e guarda che spettacolo di volontario! Questo è molto più pirla del vecchio Stranone, un articolo così non lo trovi manco su ordinazione.

      • #deathofcapital   18 aprile 2016 at 9:26 pm

        Il livello di coscienza sulla questione sociale è BEN espresso dai commenti qui raccolti. L’ignoranza coltivata sui fenomeni cruciali della storia emerge in tutto il suo splendore tanto nell’elogio che nell’ostilità. Questo è il vero problema: che le teste sono strutturalmente confuse da valanghe di slogan pubblicitari. Il fenomeno storico dell’anarchia – ma vale per ogni visione del mondo che osi mettere in discussione il sistema – è tanto noto quanto malconosciuto. L’uso corrente del termine anarchia tra i servitori volontari è equivalente del termine bordello, assenza di organizzazione, individualismo sfrenato oppure specularmente collettivismo ottuso. Anche molti tifosi libertari contribuiscono alla confusione per la molteplicità dei fantasmi, dei sogni e qualche volta degli incubi applicati all’ideologia anarchica. INFORMATEVI TUTTI.
        Io non mi dico anarchico, anzi non mi definisco affatto, ci pensano gli altri: i burocrati della volontà di vivere soffocata dal produttivismo..

      • #deathofcapital   18 aprile 2016 at 9:30 pm

        A differenza delle mandrie negli ovili dei partiti si affaccia però su un mondo nuovo dove ogni padre padrone sarebbe solo ridicolo e senza sbocchi. Chi ha delegato tutta la sua vita non può concepire uno slancio di libertà che non riposa su alcuna certezza ma è una scommessa storica di dignità e di volontà di vivere. Mica ci son solo schiavi che col diploma o un curriculum vitae tra i denti scodinzolano a chi sempre più raramente li elemosina di un salario

        La società dello spettacolo è impagabile. Dopo aver ipnotizzato gli schiavi salariati perché si inginocchiassero davanti a un lavoro che non c’è, domandandolo in ginocchio con un curriculum vitae tra i denti, ora comincia a spingere i cittadini spettatori a rivendicare la televisione come l’ossigeno dell’informazione anziché riappropriarsi della comunicazione, gestirla e farla circolare. Usque tandem ogni pecora accetterà di essere il proprio cane?
        L’umanità comincerà quando tutti insieme ci informeremo l’un l’altro facendo circolare questa buona notizia: proprio non posso lavorare, sono troppo occupato a vivere, non posso guardare le tv sono troppo occupato a informarmi e a informare.

        Quanto alla vita e al cinema temo che tu abbia il binocolo rovesciato ma ti lascerò nell’illusione che la società in cui vivi non sia un misero spettacolo fondato sul tuo lavoro salariato (se ce l’hai e se non fai parte delle caste che nutrono i loro privilegi facendo lavorare gli altri).
        Solo la miserabile, fanatica, oscurantista, imperialista cultura monoteista dell’occidente cristiano crede e giudica secondo i criteri manichei di bene e di male per giustificare il sopruso e colpevolizzare le vittime.

      • #deathofcapital   19 aprile 2016 at 8:22 am

        Come Renzi o qualunque pseudobenpensante liberale di qualunque partito o cosca, lo svilimento della politica a piccolo cabotaggio carrieristico e/o camorristico ha bisogno di mitologie forti per sembrare meno risibile.
        Così fanno a gara da destra a sinistra nell’evocare minacciosamente anni di piombo che nobilitino tragicamente gli anni di cacca nei quali ci hanno immerso e ci siamo lasciati affogare.
        Ho esplicitamente criticato per orale e per scritto, all’epoca, la lotta armata come una tragica illusione controrivoluzionaria e un nichilismo perverso, vedo oggi con preoccupazione gli stessi che frequentano le messe solenni dedicate ai morti venuti e a venire invocare il timore di un ritorno della violenza quando la violenza è già ovunque e gli sgherri capitalisti ne sono le levatrici ciniche e subdole dalla Val di Susa al Chiapas, dalla Grecia alla Siria.

        Potrebbe sembrare un miracolo che il tasso di umiliazione imposto oggi ai cittadini consenzienti non produca più grandi deliri violenti, ed è, invece, il segno confortante che l’ipotesi di un rovesciamento di prospettiva sociale altro da quello arcaico del ventesimo secolo, impregnato di una violenza fascista di vario colore, circola non come una innocua speranza ma come un vero progetto di cambiamento. Un numero crescente di individui sociali orfani di una società in decomposizione non vuole e neppure può più perdere la vita a guadagnarsela ma non sembra per questo cadere nella trappola recuperatrice di una rivolta nichilista in nome di un macabro viva la muerte. Lasciamo quest’errore mostruoso ai credenti rimasti di qualunque stolida ideologia.

        Dalle rivoluzioni in nordafrica agli indignados, alle occupazioni di Wall Street e a quelle di Parigi in questi giorni, il movimento sociale apartitico ma profondamente politico del secolo nascente indica la strada: ci impedite di sognare vi impediremo di dormire.
        Lo faremo con musica, discorsi e volontà di vivere, costruendo situazioni e inventando nuovi rapporti sociali, di produzione e di comunicazione. L’economia è malata? Che crepi. Ne reinventeremo un’altra fondata sul dono e non sulla predazione.
        Stiamo già lasciando questo mondo in rovina nelle nostre vite vissute e pure nei blog di una comunicazione soltanto virtuale. Lasciamo il vecchio mondo del potere e dello sfruttamento agli ultimi zombi integralisti delle religioni e altre ideologie sorpassate. Non ci riguarda né il sapore amaro della violenza né il rumore macabro delle armi che gli Stati vendono ingrassandosi su un terrorismo e un bellicismo solo ipocritamente esecrati.
        Nè guerrieri né martiri. Quando saremo abbastanza per dimenticarci di voi potrete continuare le vostre beghe impotenti di corrotti e di violenti nel parco della barbarie di un’epoca archiviata nella spazzatura della storia. La volontà di vivere può essere più forte della rabbia e dei calcoli nichilisti dei cultori della morte. Questa è la scommessa su cui si giocano i destini del mondo.

    • #deathofcapital   18 aprile 2016 at 6:46 pm

      Il sistema si adopera ovunque per nascondere la vera rivolta. Quella che costruisce già un altro mondo mentre quello propagandato da media e politica embedded si sta distruggendo da solo.
      Oltre e altrove dalla crisi, in Spagna, in Francia o in Grecia ma anche altrove, ovunque sul pianeta, l’autoorganizzazione e l’autogestione della vita quotidiana cominciano a proporsi come la sola vera alternativa alla “CRISI” globale del sistema produttivistico. A Barcellona orti spontanei appaiono nei quartieri devastati dall’urbanismo dei giochi olimpici 1992. Ad Atene tutta Exarchia (quartiere al cuore della città) sviluppa centri di mutuo soccorso autogestiti da semplici cittadini non condizionati da ideologie ma dalla volontà di vivere da esseri umani. Nelle Cevennes del sud della Francia si prepara un incontro di tre giorni sull’autogestione generalizzata della vita quotidiana a metà giugno. E se un nuovo mondo cominciasse a sorgere dalle rovine patetiche del vecchio in via di decomposizione?

      • #Alessio   18 aprile 2016 at 7:38 pm

        Ciao, Stranone Bis! Bentornato! Era un po’ di tempo che ci mancava il pagliaccio, quindi sei sempre il benvenuto!

        A proposito delle tue storielle, mi hai convinto! Ne prendo un paio di chili… o sono litri?

      • #deathofcapital   18 aprile 2016 at 10:02 pm

        Lei avrebbe potuto vaticinare con la stessa sicurezza nel 1780 contro chi avesse parlato di superamento dell’Ancièn Regime.
        Certo io non so se e quando questa rottura di paradigma si farà, ma la sostengo confidando sul fatto che quelli che bruciavano gli eretici oggi non possono più farlo impunemente. Non mi faccia ora passare per un veterocattolico o, a piacere per un sostenitore dell’ideologia musulmana. Considero tutti i monoteismi delle psicipatologie sociali ma scommetto senza enfasi né ottimismi particolari su un’auspicabile laicizzazione del mondo. Voglio solo sottolineare che il processo storico è in marcia e che soltanto dei voyeurs depressi possono accettare di subirlo passivamente come un ineluttabile destino.

      • #Alessio   19 aprile 2016 at 12:49 am

        Oh perbacco! Ho cambiato idea, invece di un paio ne prendo tre! Ma si possono congelare?
        Però non ci deludere, domani almeno altre 500 righe, dai!

      • #deathofcapital   19 aprile 2016 at 1:41 am

        Sei in ritardo di una supposizione ma capisco la tua necessità di difendere la tua bella patria sacra e unica …tieni pure il resto senza sentirti inferiore. Il mondo è bello perché è vario e fortunatamente anche tanto grande.
        Io faccio parte di quanti non ci hanno mai creduto e ancor meno ci credono (o ci crederanno) anche quando dei nuovi burocrati parlamentaristi coprono (o copriranno) la loro faccia partitica con la maschera carnevalesca di un movimento spettacolare. In realtà la gente vota PD come altri, ma anche gli stessi, votavano DC: per ignobile fede. Una fede che come tutte le fedi, nessuna esclusa, è solo apparentemente laica.
        Nello specifico del PD, l’umiliazione è sobriamente incravattata coi resti in decomposizione dell’ideologia comunista autoritaria che condivide con le ranocchie d’acqua benedetta (quelle che hanno fatto marciare l’Italia verso l’abisso per un doppio ventennio, dopo quello fascista e prima di quello berlusconiano) la stessa becera logica da via crucis, lo stesso irrazionalismo dispotico legato a un’affettività malata e fobica del corpo e della vita.
        Apologia del lavoro e apologia del sacrificio si uniscono in un unico inno alla servitù volontaria (dio, patria, famiglia e partito). Il Leviatano gongola dall’estrema destra all’estrema sinistra e ormai solo la dolcemente rivoluzionaria terza via consiliare, oltre e contro la sottomissione umiliata e l’opposizione di maniera che lascia il temporale che trova, lascia aperta agli uomini liberi una via non tanto alla speranza quanto alla volontà di vivere e al suo progetto poetico di godimento della vita individuale e sociale (poesia da poieo, in greco: passaggio all’atto).
        Questa società moribonda aspetta solo i poeti che decidano di farne il funerale aprendo le porte a un nuovo mondo in attesa da troppo tempo.

      • #deathofcapital   19 aprile 2016 at 1:44 am

        L’Italia è indubbiamente una nazione plebea con meravigliose eccezioni. Non potrebbe essere altrimenti in un paese corrotto e bigotto, appestato da millenni di ipocrita religiosità. I tedeschi sono riformati, hanno intriso la loro storia dell’etica protestante che incarna lo spirito del capitalismo. Sono macchine quasi perfette del frankenstein economicista mentre, per contro, fuori dal mito accondiscendente, gli italiani non sono affatto anarchici, sono spesso opportunisti sottomessi, uomini di mano e di malaffare. Gli italiani sono cattolici, giocano col peccato e contano sul falso pentimento e sulla confessione. Gli Andreotti, i Berlusconi, i D’alema e i formighini sono esempi di una logica da Bravi che appoggiano il loro ridicolo e terribile potere sui vari don Abbondio e sui loroi fedeli parrocchiani.
        Allora nella società dello spettacolo integrato, una partita di calcio che potrebbe essere un gioco divertente, diventa una liturgia per folle oceaniche in cerca psicotica di senso e una compensazione miserabile per orde di frustrati di tutta Europa. Il calcio scommesse è una scomessa perduta sulla gratuità della felicità.
        La comune d’Europa resta la sola alternativa allo sviluppo insostenibile del capitalismo planetario. La democrazia diretta (tautologia necessaria) è la sola alternativa all’oclocrazia dominante (oclocrazia: forma di governo in cui la plebe sceglie – ma mica sempre, tra mari e monti – i propri dittatori interscambiabili).
        Sono cosciente che un tale commento sembrerà inevitabilmente un delirio a tutti coloro che sono stati educati a giudicare la storia con una morale da camerieri.

      • #Alessio   19 aprile 2016 at 3:03 am

        Voto 6 : ottimo nei tempi, deludente nella quantità di parole. Non vorrai che RS di te se ne freghi e basta? No, fai in modo che se ne strafreghi alla grandissima, buttaci dentro qualche altro centinaio di righe!
        Questa difficoltà a dormire alla notte (io almeno adesso sto parlando con altri fusi orari per seguire alcune attività, ma dubito che tu abbia qualcosa di costruttivo da seguire), unita a tale grottesca grafomania, fa pensare ad una dolorosa stitichezza. Prova a farti una bella peretta, magari liberarti da cacca che staziona da giorni e giorni ti permette di vedere tutto meno marrone e di dormire di più. Se invece defechi normalmente come non detto, ma l’impressione che dai è quella di un poveretto tormentato da un fecaloma grosso come un fico d’India, quindi mi sono preso la libertà di darti un consiglio.
        Ti saluto che tra una decina di minuti stacco, ma mi raccomando resta con noi, un grafomane stranone con i fichi d’India nel retto (questa è l’impressione) non è cosa da tutti i giorni! Non ci lasciare, però scrivi di più, e mi raccomando la peretta!!!

      • #deathofcapital   19 aprile 2016 at 8:23 am

        Come Renzi o qualunque pseudobenpensante liberale di qualunque partito o cosca, lo svilimento della politica a piccolo cabotaggio carrieristico e/o camorristico ha bisogno di mitologie forti per sembrare meno risibile.
        Così fanno a gara da destra a sinistra nell’evocare minacciosamente anni di piombo che nobilitino tragicamente gli anni di cacca nei quali ci hanno immerso e ci siamo lasciati affogare.
        Ho esplicitamente criticato per orale e per scritto, all’epoca, la lotta armata come una tragica illusione controrivoluzionaria e un nichilismo perverso, vedo oggi con preoccupazione gli stessi che frequentano le messe solenni dedicate ai morti venuti e a venire invocare il timore di un ritorno della violenza quando la violenza è già ovunque e gli sgherri capitalisti ne sono le levatrici ciniche e subdole dalla Val di Susa al Chiapas, dalla Grecia alla Siria.

        Potrebbe sembrare un miracolo che il tasso di umiliazione imposto oggi ai cittadini consenzienti non produca più grandi deliri violenti, ed è, invece, il segno confortante che l’ipotesi di un rovesciamento di prospettiva sociale altro da quello arcaico del ventesimo secolo, impregnato di una violenza fascista di vario colore, circola non come una innocua speranza ma come un vero progetto di cambiamento. Un numero crescente di individui sociali orfani di una società in decomposizione non vuole e neppure può più perdere la vita a guadagnarsela ma non sembra per questo cadere nella trappola recuperatrice di una rivolta nichilista in nome di un macabro viva la muerte. Lasciamo quest’errore mostruoso ai credenti rimasti di qualunque stolida ideologia.

        Dalle rivoluzioni in nordafrica agli indignados, alle occupazioni di Wall Street e a quelle di Parigi in questi giorni, il movimento sociale apartitico ma profondamente politico del secolo nascente indica la strada: ci impedite di sognare vi impediremo di dormire.
        Lo faremo con musica, discorsi e volontà di vivere, costruendo situazioni e inventando nuovi rapporti sociali, di produzione e di comunicazione. L’economia è malata? Che crepi. Ne reinventeremo un’altra fondata sul dono e non sulla predazione.
        Stiamo già lasciando questo mondo in rovina nelle nostre vite vissute e pure nei blog di una comunicazione soltanto virtuale. Lasciamo il vecchio mondo del potere e dello sfruttamento agli ultimi zombi integralisti delle religioni e altre ideologie sorpassate. Non ci riguarda né il sapore amaro della violenza né il rumore macabro delle armi che gli Stati vendono ingrassandosi su un terrorismo e un bellicismo solo ipocritamente esecrati.
        Nè guerrieri né martiri. Quando saremo abbastanza per dimenticarci di voi potrete continuare le vostre beghe impotenti di corrotti e di violenti nel parco della barbarie di un’epoca archiviata nella spazzatura della storia. La volontà di vivere può essere più forte della rabbia e dei calcoli nichilisti dei cultori della morte. Questa è la scommessa su cui si giocano i destini del mondo.

      • #deathofcapital   19 aprile 2016 at 8:47 am

        Risponderle è noioso e lo faccio solo per denunciarlo a chi potrebbe cadere nell’ipnosi burocratica da pifferaio magico di cui lei è un degno esemplare. Non conti quindi su ulteriori scambi..
        Certo che i soggetti interessati alla corruzione e al business sono variegati e molteplici. Certo che la logica consumistica e i suoi piaceri di paccottiglia e di sostituzione riguardano fasce enormi della popolazione. Ci si può dunque spaparanzare sociologicamente in salotto a disquisire su chi fa che cosa. Ci sono però un ‘urgenza e un’evidenza da sottolineare.
        L’urgenza è quella di rovesciare un mondo in cui libertà, fraternità e uguaglianza sono solo spot pubblicitari per mafiosi in colletto bianco che hanno ridotto la sopravvivenza stessa di molti a una tragedia. A sentirvi scoreggiare il vostro sarcasmo da supermercato in difesa dello status quo si direbbe che l’evidenza è che chi si candida come politico si fa profumatamente pagare per risolvere i problemi di cui è qui questione. e non per ricavarne un plusvalore sempre più indecente dal fatto di lasciarli marcire, favorirli e peggiorarli. ahahahahahah
        Beh direi che il vostro discorso è nel migliore dei casi ottuso nel peggiore in malafede.

      • #Alessio   19 aprile 2016 at 1:20 pm

        Buongiorno, Stranone Bis, di nuovo con noi! Bravo! Un altro giorno, un’altra bella serie di righe che nessuno legge e delle quali a nessuno frega nulla. Bel colpo, ma puoi fare di meglio! Di più, scrivi di più!!!
        Però ti suggerisco anche di leggere, e quel che più ti serve sapere lo trovi qua https://it.answers.yahoo.com/question/index?qid=20081222152127AApzRsK
        buona lettura!
        Continua a scrivere, mi raccomando!

  10. #Maria   19 aprile 2016 at 1:59 pm

    Deathofcapital
    Lei signore che sa tante cose io,che non faccio parte ne del ” popolo bue ” ne del “popolo asino” e vorrei essere una persona cristiana,di che popolo dovrei far parte; perché sa, qua non hanno saputo dirmelo.Vorrebbe lei illustrarmi qualcosa per cortesia?
    Non badi alla lunghezza del contenuto io la leggero’. Grazie!!!

    • #deathofcapital   19 aprile 2016 at 3:43 pm

      Ci sono due modi di essere coerenti.
      Uno è quello del potere e dei suoi sgherri: è l’atteggiamento rigido e dimostrativo di un perseguimento costante, gesto dopo gesto, di una morale comportamentale spendibile in ambito ideologico.
      L’altro è invece quello di un perseguimento laico (cioè antideologico) dell’obiettivo etico e pragmatico della comunità umana concreta; della comunità storica, dunque, in lotta dovunque per l’affermazione di un’autonoma soggettività umana. Sostenuto dal piacere e dalla volontà di vivere, un tale progetto deve imparare, quindi, a usare dialetticamente le contraddizioni dell’avversario per emanciparsi da ogni sudditanza a qualunque potere eteronomo, non per conquistarsene una fetta.
      Per meglio preservare la sottomissione dei sudditi, l’ideologia morale, essenza necessaria all’imposizione di qualunque autorità, confonde la coerenza con il rifiuto irrealistico delle contraddizioni, ma per opporsi al recupero non si tratta affatto di piegarsi al manicheismo del fine che giustifica i mezzi, quanto di scegliere una coerenza laica la cui natura, lo ripeto, è antiideologica.

      Il moralismo è un autoritarismo praticabile senza ambasce quando la superiorità è fuori di dubbio. Esso agisce allora come un’offensiva militare che schiaccia il nemico.
      La gestione coerente e dialettica della contraddizione è invece sempre necessaria quando il nemico (per numero di divisioni militari o di voti, è lo stesso) è preponderante e va indebolito infiltrandone la sua stessa logica senza farsene catturare.
      Quest’ultima era la situazione italiana del dopovoto di Aprile 2013. Quasi un ricorso storico del 1948, quando l’Italia appena nata dalla resistenza si è lasciata corrompere dalla propaganda gesuitica di destra e sinistra consegnandosi per mezzo secolo alla Democrazia Cristiana.
      Allora come oggi, la seconda opzione suesposta avrebbe dunque dovuto essere praticata da un movimento laico d’emancipazione proprio per il rispetto pratico dei propri valori.
      Oggi, il risorgimento macabro e reiterato del capozombi Berlusconi, votato direttamente dagli zombi umiliati del supermercato edonistico e consumerista, è stato scandalosamente favorito indirettamente dagli zombi moralisti di una sinistra che persegue gli stessi obiettivi volgarmente materialistici e capitalisti dei suoi avversari presunti con l’aggiunta di una risibile pretesa etica spettacolare.
      Questa ricaduta, tuttavia, è anche una sconfitta gravissima per un movimento che aspiri alla democrazia diretta, cioè alla fine dello spettacolo, perché Berlusconi è il simbolo concreto, unificante della corruzione parlamentare di destra e di sinistra. Come il fascismo, il berlusconismo è nato da una costola del socialismo e si è instaurato come un esorcismo nel popolo bue che s’identifica ancora una volta, per difetto e frustrazione, nel toro caricaturale in perpetua erezione, salvatore autoproclamato di una patria inesistente.

      Qualche giorno prima delle elezioni 2013, Grillo sembrava aver capito il contesto e previsto esplicitamente la strategia adeguata poi, forse a causa di un imprevisto 25% di consensi, ha sbagliato la prima mossa, irrigidendosi ideologicamente di fronte al patetico Bersani e con la sua autorità indiscussa ha spinto il M5s ad arroccarsi su posizioni puriste e francescane senza altro sbocco che il masochismo cristiano.
      Grillo è comunque un tipo sveglio e si è subito corretto con la candidatura di Rodotà, cosicché solo gli utili idioti che votano PD e altri mestatori nel torbido possono continuare a imputare al M5s la responsabilità dell’inciucio finale con il coniglietto affarista di Arcore.
      Di fronte alla proposta Rodotà, gli inciucisti bipartisan del PD in preda alla paura hanno scelto quelli che erano più simili a loro (mica è un caso se Letta non ha mai fatto mistero di preferire Berlusconi a Grillo ed è oggi primo ministro), prima non votando neppure Prodi – democristiano doc -, poi ignorando la proposta Rodotà per inginocchiarsi di fronte al vicepapa napoletano. Il resto è storia recente….

      Passiamo, ora, un momento, al metodo deduttivo, ricordando in preambolo che, in realtà, con la sparizione formale della Democrazia Cristiana il cattolicesimo politicizzato, anziché sparire si é diluito e diffuso in tutto il tessuto politico italiano impregnato da millenni di compromesso preistorico. Mentre il muro di Berlino crollava, il servizio segreto vaticano continuava a operare indisturbato nell’inconscio di troppi credenti atavici.
      L’Italia, infatti, prima ancora di scaturire come Stato dalla modernità della democrazia borghese, è sempre stata psicogeograficamente una nazione cristiana perché ha storicamente ereditato e sviluppato alle radici il compromesso preistorico che la Chiesa di Roma ha stabilito al suo nascere con l’Impero Romano.
      A partire da Costantino, nel terzo secolo DC (nel senso di Dopo Cristo, non ancora di Democrazia Cristiana) il potere ha sempre mostrato in Italia una connotazione cristiana prima e specificatamente cattolica poi.
      In Italia, infatti, come in Europa, non è la società naturale a essere cristiana ma i successivi poteri che l’hanno gestita come tale, imponendo la loro cultura dominante che trasuda del patto antico tra l’Imperatore e il Papa: alla cosca di Cesare quel che è sottratto al popolo in nome di Cesare, al rappresentante della cosca di Dio quel che è sottratto al popolo in nome di Dio.
      Se in Italia è esistito il fenomeno di alcune comunità reali di cristiani primitivi, legati cioè alla dottrina sociale cristiana, non c’è mai stato, invece, un cristianesimo primitivo ideologicamente organizzato se non nella forma mitologica francescana, immediatamente recuperata da una Chiesa Apostolica e Romana che non ha mai avuto nulla di primitivo.
      Solo nel tardo Medio Evo, in seguito alle orribili violenze e ai suprusi continui perpetrati per secoli sul corpo e sullo spirito dalla cultura cristiana, il variegato Movimento del libero spirito ha illuminato l’Europa con l’affermazione spontanea del suo umanesimo poetico.
      Fondato sull’olocausto di un numero imprecisato di martiri tanto ebrei che cristiani, il Papato è nato come un’istituzione imperiale garante di un Impero in disfacimento. Anche i barbari, in seguito, si sono adeguati, facendo della Chiesa il garante della transizione che ha portato al cambiamento storico della forma dell’impero.
      Con Carlo Magno incoronato imperatore a Roma, si è dato il via al processo di un’Europa militarmente divisa ma finalmente unita dalle Crociate e sottomessa al potere cristiano fino al totalitarismo mistico dell’Inquisizione. Ed è appunto per controbilanciare gli effetti di un potere papale scandaloso che la mitologia francescana è tornata in auge per recuperare ogni volta, gesuiticamente, al potere i sentimenti e le voglie d’emancipazione.
      Certo, i tempi sono cambiati e nella società dello spettacolo l’inquisizione ritrova ormai i suoi connotati tradizionali soltanto in casi eccezionali, quando una laicità concreta torna a disturbare sul terreno sociale e dunque politico del quotidiano, il dipanarsi apparentemente tranquillo del potere e dell’umiliazione redditizia.
      In Italia il caso Englaro con le sue le macabre reazioni oscurantiste è stato esemplare in proposito, come lo è oggi in Francia lo squadrismo reazionario e omofobo sul cosiddetto “matrimonio per tutti”.
      Per qualunque potere politico (Cesare+Dio in dosaggio soffice e variabile) non è il singolo caso concreto a essere pericoloso quanto il simbolo, l’esempio di una laicità che levi la testa. Per questo, nel medioevo, bisognava bruciare gli eretici: per eliminare la tentazione della laicità, cioè di un’autonomia dei soggetti che li spinga a sottrarsi al potere, cioè i prodromi di quella democrazia che non può essere tale finché si pensa e si agisce all’ombra di una qualunque cappella – sia essa quella Sistina, della Casa Bianca, del Cremlino, della Mecca, del muro del pianto, della Porta Celeste, del FMI o dell’OMC.

      Ritorniamo ora al particulare e agli italiani che del particulare sono da sempre innamorati, cotti nel sugo dell’ideologia, pseudoanarchici opportunisti, libertari col culo degli altri ma sempre disposti a vendere il proprio al miglior offerente. Machiavelli ha nobilitato con grazia, cinismo e intelligenza quest’opportunismo individualista, sublimandolo in scienza umanistica della strategia di potere, in gestione della collettività in fieri calcolata su quel misto di sacro e profano, di Cesare e Dio che gestisce preistoricamente le emozioni individuali e le pulsioni collettive di una storia umana confiscata da millenni.
      Il tutto prima che, in Italia, la società dello spettacolo trasformasse il crollo della Democrazia Cristiana storica in una diaspora di almeno tre democrazie cristiane, con il rischio di una quarta in gestazione.

      La prima democrazia cristiana è di destra e ha cambiato qualche nome di partito senza mai cambiare direzione né capo. Comprende i resti in decomposizione del fascismo, exsocialisti craxiani, piduisti, postscelbiani, andreottiani e altri baciapile dal passato mafioso e dal presente spettacolare fondato sull’omertà, dagli attentati nichilisti alla cancellazione delle intercettazioni telefoniche. Berlusconi ne è il signore e padrone, piccolo guitto di periferia dalla carriera folgorante che lo ha portato, di bordello in bordello, fino al governissimo Letta+Letta e l’attuale Renzi.

      La seconda democrazia cristiana è di sinistra e di nomi ne ha cambiati tanti quanti ne ha scovati nei trattati di botanica nella speranza di cancellare così la sua origine marxista leninista, svergognata dal trionfo della società dello spettacolo. Ulivi, querce, margherite e tutto il regno vegetale hanno concorso a distruggere un materialismo dialettico ridicolizzato da burocrati altrettanto clericali che cinici e opportunisti nel loro materialismo volgare.
      Il compito di questo arcaismo, tanto necessario al sistema spettacolare mercantile, si è concluso con l’incoronazione a Roma di un nuovo Carlo-che-magna nella politica italiana da più di mezzo secolo. Si tratta di Napolitano re borbone, vicepapa eletto da un conclave di spretati poco raccomandabili, ma fedeli alla Chiesa del potere che comprende tutte le chiese. I cardinali fedeli al vicepapa hanno creato le condizioni per arrivare al governo Letta+Letta che riunisce finalmente nel puzzle di un capitalismo impazzito le due democrazie cristiane più votate e pure la terza, per non lasciare nessuno fuori dalla chiesa ecumenica del potere assoluto.

      Se la terza democrazia cristiana è ininfluente, è anche quella più vicina al logo originale. I Monti, i Casini, i Buttiglione e altri frequentatori di sacrestie e di gioventù cattoliche nutrite al latte di Comunione e Liberazione sono una garanzia di fede ipocrita, speranza pelosa e carità cinica. Nonostante la sua pochezza numerica, il suo ruolo consiste nel fare da filo d’Arianna del “chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo” dei fedeli servitori baciapile del potere. In realtà, questo partitino apparentemente inutile unisce lo Ior alla Golden Sachs, Bildenberg a S Pietro e funziona da maschera secolare di un papato che, così mimetizzato, naviga nell’acqua benedetta di un parlamentarismo ridotto a messa di mezzanotte di una Pasqua senza fine. Ite missa est, mentre il Papa benedice dalla finestra lo spettacolo trionfante.

      La quarta democrazia cristiana non esiste ancora e speriamo non esista mai. È però attesa con ansia e circospezione nelle stanze vaticane e nei palazzi del potere che la sperano in gestazione laddove meno la vorresti immaginare.
      Nello spettacolo parlamentare, i teologi più attenti e gli statisti più cinici colgono il loro particolare principio speranza nelle titubanze, nei detti e nei modi di alcuni eletti del M5s, in alcune battute da sacrestia di Crimi, nei bigottismi micro fascisti della Lombardi, nelle aperture confusioniste vere o presunte a CasaPound, nelle chiusure agli immigrati, nel protagonismo spettacolare di expoliziotti eletti nel M5s, nella presenza tra gli stessi di qualche ex leghista subitamente diventato libertario e movimentista pur di farsi eleggere, nelle concessioni soltanto simboliche ma fortemente inquietanti nei confronti di un parlamentarismo che da nemico giurato di ogni democrazia diretta, rischia di diventare per qualcuno l’occasione di un impiego stabile e duraturo.
      Grillo ha onestamente anticipato che qualche caduta, recupero, abbandono o tradimento sarà inevitabile. Ha ragione e in fondo la cosa non è grave di per sè se resta un’eccezione. Grave sarebbe invece cadere nella trappola di una democrazia cristiana che comprende tutte le altre: quella vaticana che ha appena messo a punto la sua nuova strategia pubblicitaria per contrare l’ottima riuscita della concorrenza islamica sul solo mercato momentaneamente in crescita: quello delle ideologie religiose.
      Il Francesco gesuitico messo in scena con l’elezione del nuovo Vescovo di Roma, Presidente della multinazionale cattolica, va tenuto alla larga da ogni movimento d’emancipazione. Certo, ha ragione chi vede nel M5s una varieganza che può tranquillamente includere qualunque intima credenza personale. Non è concepibile, invece, che il blog del M5s ospiti un’apologia francescana del nuovo papargentino presentandolo come santo prima ancora che si metta ipocritamente a lavare i piedi dei diseredati.
      Si chiamerà pure Francesco, ma in Argentina non ha tanto parlato con gli uccelli quanto con i lupi alla Videla che trasformavano in uccelli involontari i prigionieri volati in mare dagli aerei di regime. Forse non avrà fatto altro che parlare troppo o troppo poco, ma ha comunque un’educazione da gesuita, come Stalin. È dunque cosciente che avere a disposizione i primi cinque anni di un bambino basta per renderlo idiota per il resto della vita.
      Ligio al messale, la sua visione della donna è misogina su un altro registro almeno quanto quella di Berlusconi, che gesuita magari non sarà mai stato, ma furbastro senz’altro lo è tuttora e sa anche lui che i popoli educati alla servitù volontaria sono indifesi di fronte agli spot pubblicitari dei loro manipolatori. Una volta lobotomizzati dallo spettacolo, hanno l’intelligenza di un bambino idiota di dieci anni incapace di distinguere le menzogne compulsive del potente di turno, sessualmente ossessivo e mistico per impotenza affettiva.

      La miscela inquietante di queste minime deduzioni e induzioni mi fa pensare che l’ipotesi dell’emancipazione resti la sola scommessa sostenibile ma anche che essa sia tutt’altro che di facile realizzazione.
      Liberarsi della falsa alternativa tra destre e sinistre per cogliere la radicale opposizione tra tutti gli oscurantismi produttivisti e una nuova coscienza di classe dell’umanità negata e sfruttata. Ecco, forse, il punto di rottura con il paradigma inservibile della democrazia rappresentativa da sostituire al più presto con il progetto di un’autogestione generalizzata della vita quotidiana.
      Un nuovo proletariato pacifico e autocostruttore di un nuovo mondo vivibile nel rispetto di sé e della natura potrebbe fare sua questa coscienza e provare a praticarla collettivamente. Questa mi sembra l’unica forma di umanità possibile in un mondo che di umano ormai mostra ben poco.
      E se si trattasse di riprendere il movimento delle occupazioni per l’emancipazione e per la liberazione dal capitalismo e dalla società produttivistica, visto che, pur se ostacolata con tutti i mezzi, la volontà di vivere sembra oggi sopravvissuta alla sconfitta vittoriosa del maggio ’68?
      Noi ci siamo e la voglia di provarci pure, anche perché, indipendentemente dalla riuscita, non saprei immaginare un altro modo di vivere umanamente e piacevolmente questo presente.

  11. #Maria   19 aprile 2016 at 3:18 pm

    Alessio
    E io che vado anche a leggere quello che suggerisci.Andiamo abbi un po’ di buon senso.Non puoi mica usare la tua fantasia per farci conoscere le cose belle del creato?
    Come può il Buon Dio fidarsi di te,per la divulgazione della Sua Parola, se in questa credi?

    • #Alessio   19 aprile 2016 at 8:18 pm

      Ma cosa dici, e io che volevo aiutarlo! Eh sì, perchè questo poveraccio, della cui esistenza nessuno si dev’essere mai accorto, è evidentemente pieno di cacca, e io gli ho dato un consiglio per liberarsene.
      Ma davvero ti prendi la briga di leggere i chilometrici deliri di questo povero demente?
      Comunque, l’ho anche esortato a passarti la peretta in caso in cui anche tu ne avessi bisogno.

  12. #Maria   19 aprile 2016 at 4:19 pm

    La ringrazio signor Deathofcital. (mamma mia ma che nomi avete) Fintantoche’,cerco di imparare,quello che ha illustrato,aspettando la quarta democrazia, ne ne vado a fare un giro,in mezzo al mio campo di zucche e patate dove la,sono sicura di trovare il mio Signore,che poi diciamo la verità, e’ un po’ più alla mia portata.Comunque lei continui a scrivere vedrà che con il tempo se Dio vorrà qualcosa di più imparerò.

    • #Alessio   19 aprile 2016 at 8:20 pm

      Imparare da ‘sto qua… per esempio, l’uso della peretta! Si, può esserti utile!

  13. #lister   19 aprile 2016 at 4:33 pm

    Povero Stranone 2, l’anarchico!!!

    La spina nel qlo ti provocava dolore, quindi hai seguito il consiglio di Alessio ed, evidentemente, la peretta ha fatto effetto: sei riuscito a postare due volte le stesse righe di c@@@@@@…
    Sei coerente in due modi sgherri spendibili moralmente con un gesto ideologico anche se sei un suddito senza una volontà di imparare il dialetto pur privo di una sudditanza eteronoma.
    Il tuo moralismo, che pratichi nelle ambasciate fin dall’aprile 2013, corrompe praticamente i valori macabri dell’emancipazione mentre la tua ricaduta gravissima durante lo spettacolo del toro inesistente ha provocato uno sbocco torbido imputandolo a Rodotà.
    Ed arriviamo, così, all’olocausto dei barbari che hanno incoronato l’Inquisizione in maniera redditizia: per aver cotto un sugo, vendendolo poi al miglior offerente, tu hai calcolato male il misto preistorico aumentando le pulsazioni fino alla quarta gestazione.
    Quattro democrazie, in concorrenza col mercato islamico, per i primi cinque anni di compulsioni sessuali, sostituiscono l’autogestione quotidiana ma, quel movimento libera la società fino al maggio del ’69: tu provaci e vivi piacevolmente.
    Béccati questo presente!

    • #deathofcapital   19 aprile 2016 at 6:24 pm

      La tranquilla e pacifica laicità, pur sempre diffidente dei colpi di coda del mostro oscurantista arcaico in tutte le sue possibili variazioni liturgiche, non può che brindare alla crisi strutturale della psicopatologia italiana più diffusa nei secoli.
      Questa notizia di un leggero brusio d’emancipazione delle coscienze resta assai relativa perché il pensiero becero, dogmatico e fideistico inquina ancora l’agone politico e la corruzione che lo caratterizza, ottenebrando i cittadini sovrani senza testa attraverso i meccanismi della nuova religione universale che è lo spettacolo di una democrazia inesistente.

      Il tema delle classi e della società divisa in classi risale notoriamente a Marx ma è lontano dall’essere un dato chiarito. (Vedi anche Storia e coscienza di classe di Lukacs)
      Nel terzo volume del Capitale il capitolo sulle classi che avrebbe dovuto definire il tema esaustivamente non è mai stato scritto oltre una prima pagina introduttiva bruscamente interrotta.
      Nei Grundrisse (opera fondamentale dell’autore del Capitale pubblicata per la prima volta in tedesco solo nel 1952! e tradotta in italiano e in francese addirittura solo alla fine degli anni 60! da emeriti studiosi bordighisti) Marx precisa il suo pensiero sullo sviluppo della società umana dalle sue forme primitive fino al capitalismo.
      Quest’ultima fase “moderna” della società di classe vede il confronto tra la classe borghese detentrice dei mezzi di produzione e il proletariato costretto a vendere la sua forza-lavoro. Il marxismoleninismo ha invece mescolato ideologicamente questa radicale visione critica dell’economia politica in cui è centrale il concetto di classe con un uso sociologico del termine (classe operaia, classe contadina, classi medie ecc.) utile a confondere anziché a chiarire.
      Marx vedeva in fieri una progressiva proletarizzazione della classe dominante borghese. (Vedi in particolare il VI capitolo inedito del capitale, Nuova Italia 1973).
      Partendo da questo quadro ovviamente qui ipersintetizzato, alcune evidenze della critica superficiale diventano dubbie.

      La lotta di classe esiste ma il rapporto tra le classi è strutturalmente cambiato a causa di un’autonomizzazione del dominio economico sull’uomo.
      I dominanti gestiscono il dominio, certo, sono privilegiati e sfruttano gli esseri umani fino all’osso finanziario dell’economia ma non sono più una classe dominante nel senso storico. Sono una serie frastagliata di caste (alcune sono ormai famose per il loro attivismo da servitori volontari: politici giornalisti…) senza autonomia soggettiva. Più che di una super borghesia si dovrebbe parlare di lumpenborghesia la cui corruzione dice tutto sulla sua miseria umana.
      La forma attuale della lotta di classe sembra ridotta al confronto spettacolare tra una lumpenborghesia e un lumpenproletariato entrambi assoggettati al Capitale.
      Gli antichi signori non erano corrotti appunto perché si consideravano signori. Erano mostri umani, predatori autoritari ma non relitti di una corruzione corrosiva di tutti i tessuti sociali.
      I corrotti sono dei servi furbi e sciocchi nello stesso tempo, arricchiti e miserabili. Oggi il capitalismo è gestito da questa tipologia umana che distrugge il pianeta per i propri interessi come una mafia qualunque. Se anche alcuni diventano miliardari restano dei miserabili e dei truffatori che mentono come respirano persino a se stessi, altro che statisti politici e tombeurs de femmes!.
      Assumere la rottura con lo schema classico della lotta di classe non significa tuttavia affermare la fine del conflitto essenziale di una società divisa in classi. Significa coglierlo nella sua realtà attuale. (Vedi anche L’uomo a una dimensione, Marcuse)

      Sfruttati e sfruttatori esistono più che mai, ma non sono determinati dall’età se non per una arcaica gerarchia gerontologica del potere patriarcale. Oltre le età, gli uomini, le donne e i bambini sono divisi pur sempre dal potere di gestione dei mezzi di produzione ipertecnologizzati e mediatizzati dal totalitarismo economicista.
      I potenti di oggi sono dei burocrati asserviti all’industrailizzazione della vita sociale, una vita artificiale che inquina ormai tutto il vivente nella sua essenza.
      La società dello spettacolo è la sintesi di una società di classe instauratasi oltre il conflitto di classe (vedi Baumann, sul superamento capitalistico della lotta di classe) ma mi rendo conto che una tale affermazione richiede un approfondimento al quale ho modestamente cercato di contribuire con queste riflessioni accompagnate da una bibliografia minima che viene da lontano. Se son rose pungeranno.

      • #lister   19 aprile 2016 at 7:08 pm

        Giusto!
        Questo brusio sulla testa risale sia a Marx, sia a Lucas di Star Wars mentre la società borghese confonde il quadro ipersintetizzato.
        I miliardari come Marcuse e Barnum sono asserviti alle società dello spettacolo contribuendo da lontano con delle rose spinose.
        Azz!!

  14. #deathofcapital   19 aprile 2016 at 6:34 pm

    La vita di un’intera popolazione scardinata. Un business inutile che si aggiunge alla corruzione dilagante ammessa da tutti, compresi quelli che ne approfittano, mafiosi che razzolano in parlamento, delinquenti amnistiati o prescritti, camorristi nelle istituzioni, gente senza sostentamento e popoli interi dati in pasto all’ingordigia delle banche…mi fermo ma potrei continuare e qui sembra che la democrazia vada in crisi perché un intellettuale è trattato da pecorella e viene magari vagamente insultato da un lettore di un giornale cattobigotto. Ma siamo fuori di testa?
    In questo paese bigotto si reagisce solo davanti al diavolo e allora il diavolo è rossonero ma anarchico e insurrezionalista anche se è nato in Val Susa e lì vive e lavora da sempre.
    Pur se è stato uno dei pochi italiani capaci di pensare con autonomia, Pasolini sbagliò nel 68 perché fece un uso feticistico del concetto di lotta di classe leggendo romanticamente il bel giovane poliziotto proletario. Nonostante la sua pur forte intelligenza poetica, restava invischiato nella burocrazia comunista divisa tra un’Unione Sovietica ancora pimpante e la macabra controrivoluzione dei sadici chierichetti maoisti. Con un tipico settarismo più o meno consciamente bolscevizzante non capì che stava finendo l’epoca del movimento operaio e che lo spettacolo che aveva saputo cogliere intuitivamente era ben più invasivo dell’arma televisiva da lui denunciata.
    Il maggio che si annunciava non era solo il fatto di studenti ma il primo movimento delle occupazioni, antenato di quello oggi mondialmente nascente nella confusione. Era un’intera generazione che rifiutava la sacralità del lavoro allora ancora abbondante contro i miti stacanovisti del comunismo autoritario e della società dei consumi. Lo stesso gauchismo non è stato, tra ribellismo e anni di piombo, che la parte caduca di una rivoluzione che avrebbe dovuto attendere ancora mezzo secolo per connotarsi chiaramente come una fame radicale di autogestione generalizzata della vita quotidiana.
    Mi rendo conto che tutto ciò sembra ancora impensabile ai più zombizzati ma gli anni a venire rischiano di rendere ridicoli gli attuali commenti ancor più del discorso reazionario di Pasolini agli studenti di Valle Giulia.

    Anche se i leader occidentali hanno fatto finta di gioire per la recente caduta dello stalinismo, spacciandola come una vittoria del loro proprio sistema, in verità nessuno di loro aveva per davvero previsto la vittoria definitiva… e ora, è evidente che attualmente non hanno alcuna idea di quello che conviene fare in risposta a tutti i problemi posti da questa caduta, e non possono far altro se non approfittare della situazione prima che possa crollare totalmente. In realtà, le compagnie multinazionali e monopoliste che proclamano la “libera impresa” come una panacea, sono ben consapevoli che il capitalismo del libero mercato, se non fosse stato salvato a suo malgrado da alcune riforme pseudo-socialiste in stile New Deal, sarebbe da tempo scoppiato a causa delle proprie contraddizioni.

    Quelle riforme (servizi pubblici, assicurazioni sociali, la giornata lavorativa di otto ore, ecc) possono aver migliorato alcuni dei difetti più evidenti del sistema, ma in nessun modo hanno permesso di scavalcarlo. Negli ultimi anni, esse non sono nemmeno riuscite a mitigare le sue crisi endemiche che invece si stanno aggravando sempre di più. I miglioramenti più significativi sono stati in ogni caso conquistati solo grazie alle lunghe e spesso violente lotte popolari che alla fine hanno forzato la mano dei burocrati: i partiti di sinistra e i sindacati che fingevano di condurre quelle lotte, hanno funzionato principalmente come valvole di sicurezza per il sistema, cooptando e recuperando le tendenze radicali e lubrificando i meccanismi della macchina sociale.

    Come i situazionisti hanno dimostrato, la burocratizzazione dei movimenti radicali, che ha trasformato le persone in seguaci costantemente “traditi” dai loro leader, è legata alla crescente spettacolarizzazione della moderna società capitalistica, che ha degradato i popoli rendendoli spettatori di un mondo su cui non hanno nessun controllo – e questa tendenza è diventata sempre più lampante, anche se ciò di solito viene capito solo superficialmente.

    Considerati nel loro insieme, tutti questi fenomeni indicano che una società liberata può essere creata solo attraverso la partecipazione attiva di tutti, e non tramite organizzazioni gerarchiche che, pretendendo di prendere il posto del popolo, presumibilmente agiscono per il proprio tornaconto. Il punto non è quello di scegliere dei leader più “sensibili” o più onesti, ma di non concedere alcun potere indipendente ad alcun capo di ogni sorta. È normale che individui o minoranze possano agire avviando azioni radicali, ma una parte sostanziale e in rapida espansione della popolazione deve prendere parte a un movimento solo se quello può condurre ad una nuova società, e non semplicemente a un colpo di stato e all’installazione di nuovi governanti.

    • #lister   19 aprile 2016 at 7:22 pm

      Esatto!!
      La vita è scardinata dalla pecorella della Val Susa che lavora sempre, mentre Pasolini divideva l’Unione Sovietica a maggio con gli stacanovisti di Valle Giulia nei servizi pubblici (leggi cessi). Questi, per otto ore, fingevano di lubrificare i meccanismi dei situazionisti ed installavano i governanti.
      Eccheccacchio, l’ha detto pure Bakunin!!

      • #Alessio   19 aprile 2016 at 8:27 pm

        Lister!!! Ma non ti sarai mica messo a leggere quel che sbrodola ‘sto povero tarato d’un grafomane? Non farlo, mi deluderesti!
        Però, come ti avevo preannunciato, è uno spasso! Gli dici di scrivere e lui lo fà… come dicono a Trieste, “Struca botòn, salta macaco!”. Adesso vediamo se insiste, va bene tarato, ma cascarci proprio così da pirla…

    • #Alessio   19 aprile 2016 at 8:13 pm

      Ma ci passi proprio la vita, su RS. Sei davvero uno spasso, ti dico di scrivere e tu lo fai… mi ricordi quei pupazzi che parlano quando si tira loro la corda, fintanto che non torna dentro, e adesso ti do un’altra bella tiratina! Hop! Vai, struca botòn, salta macaco!
      Regalaci altri interventi chilometrici che forse leggerà solo la Sciura Maria, e sii felice che almeno lei ti ca…

      P.S..: dacci sotto con la peretta, ma poi mi raccomando passala alla tua discepola se ne avesse bisogno!

  15. #deathofcapital   19 aprile 2016 at 8:46 pm

    Avverto un fastidio profondo quando un piccolo borghese abusa di un razzismo becero e invidioso nei confronti di categorie sociali vagheggiate genericamente come cliché da cui del resto, a scanso di equivoci, non mi sento particolarmente attratto. “Bobò”, “nimby” “bohème”, “anarchico” ecc sono i termini con cui gli adoratori (volenti o nolenti) del sacro lavoro salariato (proprio e più spesso altrui) bollano i presunti privilegiati di una cultura libertaria e pacifista sparsa di resti di hippismo e voglia di vivere che oscilla tra il consumismo borghese e le pratiche alternative. E’ una definizione conformista e reazionaria che fa il processo alle intenzioni, generalizzando schemi che andrebbero usati con attenta verifica e parsimonia. La linea di separazione tra l’emancipazione e la barbarie snobistica è sottile come quella che divide il fascismo rosso da quello nero.
    Invece di bollare gli altri, seduti sul cavallo di legno del conformismo benpensante, sarebbe interessante che i sarcastici produttori di informazioni banali, masticatori prezzolati di luoghi comuni, ci facessero sapere a quale qualità di vita e di società altra aspirano.

    I soli sorpresi (e sono davvero troppi) sono tutti gli educati alla cultura dominante (di destra, di sinistra o di altrove) che è, come sempre, la cultura della classe dominante. Con un bemolle contemporaneo: che la classe dominante non è più una classe nel senso marxiano del termine (l’unico senso non bassamente sociologico del concetto di classe che lo stesso Marx ha molto utilizzato senza però avere il tempo di approfondire un concetto che dopo il filosofo rivoluzionario di Treviri è stato tirato in tutti i sensi dalla sottocultura piccolo borghese dei cittadini spettatori) ma un coacervo di caste mafiose che gestiscono il potere in nome di un popolo reso bue attraverso la liturgia pseudodemocratica del voto nel vuoto.
    La realtà è un’altra: il terrorismo è il prodotto dell’incontro delle barbarie monoteiste e della religione del denaro veicolata dal capitalismo e dalla società dello spettacolo che gioca su tutte le ruote della miseria sociale. Tu scrivi nello spettacolo e al suo servizio così come il terrorista ormai morto riprendeva con la telecamera le sue gesta per garantirsi i quindici minuti di celebrità con cui i media ripagano i mostri di una società alienata.
    Il “sistema” è l’organizzazione politica mafiosa della società capitalista a dominazione reale (vedi sesto capitolo inedito del Capitale, Nuova Italia 1973), quella che è stata felicemente definita dagli ultimi rivoluzionari del XX° secolo “società dello spettacolo”, intendendo con ciò non il becerismo dei programmi televisivi ma la vita fittizia di coloro che una volta spenta la televisione continuano a subire la loro sopravvivenza miserabile da consumatori salariati o disoccupati come una puntata dell’eterna, immutabile telenovela del quotidiano.
    La fine del sistema dello spettacolo coinciderà con l’inizio di un’autogestione generalizzata della vita quotidiana da parte di soggetti umani risorti. Altrimenti l’ultimo che scenderà dal palco potrà solo spegnere la luce e continuare a guardare nel buio il nulla che ci sopravviverà.

    • #Alessio   19 aprile 2016 at 8:56 pm

      GRANDE!!! Come ti ho tirato la corda sei partito a parlare subito! Non ci credo!!!
      Adesso ci provo un’altra volta ancora! Hop, struca botòn salta macaco!
      Facce rideeee!!!

      • #deathofcapital   19 aprile 2016 at 9:20 pm

        Alessio, lister e altri innumerevoli zombi di base mi danno l’angoscia. Immagino l’universo patologico del loro quotidiano, il superio umiliato e contorto, le rimozioni e gli sfoghi con cui nascondono a se stessi il loro fallimento umano fino a fare della sottopolitica una superreligione. I politici che approfittano della loro utile idiozia sono dei manipolatori ma niente è più triste e distruttore dell’ottusità dei manipolati che non sono nessuno ma contribuiscono alla maggioranza autistica e nemmeno più silenziosa dei servitori volontari di destra e di sinistra.
        affinità elettive. Nel senso di quelli che votano PD e il progresso ci salverà. Oppure di quelli che in mancanza di un Gesu Cristo si accontentano di un Francesco virtuale virtuoso e reale gesuita, ma argentino non georgiano quindi esempio di democrazia…
        confessa: ogni tanto sogni di essere musulmano o almeno di poter tornare all’inquisizione. Che ci vuoi fare la decadenza invade il mondo e i sacri principi della fede provocano sempre più le risate dei miscredenti. Ai pani e ai pesci si sono sostituite le moltiplicazioni dei barattoli di nutella all’olio di palma che fa ancor più male al corpo che allo spirito. Speriamo che con il nuovo papa gli atei imperfetti per natura (che si può sempre fare di meglio) siano invitati a voli gratuiti di sola andata sul mar tirreno. Non c’è limite alla provvidenza
        Lo spot pubblicitario vaticano continua ossessivo sui media di mezzo pianeta come se la mitologia cattolica fosse la storia dell’umanità. Propaganda fide per una holding in crisi ma che ha sempre saputo nei secoli rigenerarsi danzando tra gli opposti populismi. Il problema più che un papa sono i credenti.
        Il nuovo papa è solo uno spot pubblicitario che gli spin doctors del business vaticano hanno lanciato sul mercato delle ideologie per riposizionarsi in un mondo che cambia. Bisogna riconoscere che da millenni sanno fiutare il vento e mettersi al riparo a tempo, in modo che tutto cambi affinché nulla cambi.
        Credo, però, che stavolta avranno qualche difficoltà a tenere i millepiedi in tutte le scarpe in nome di un amore per il prossimo quotato in borsa. Siamo alla fine di una civiltà del lavoro di cui la religione è stata lo sponsor fin dalle origini, non solo al cambio inevitabile del modo di produzione dominante.

      • #Alessio   19 aprile 2016 at 9:32 pm

        NOOOOO!!!! Non può essere!!!! Ma da quale baraccone è uscito, ‘sto fenomeno???
        Sei troppo divertente, portati il computer in bagno, così tra una peretta e l’altra non perdi tempo!
        Ancora, dai! Altra tiratina, altre righe! Hop, struca botòn salta macaco!
        Adesso stacco, e quando mi ricollego tra diverse ore ti do un’altra tiratina alla corda della grafomania!!!
        Grandissimo!!!!! Non te ne andareee!!!!

      • #deathofcapital   19 aprile 2016 at 9:43 pm

        Il ridicolo si aggiunge al tragico quando nel lazzaretto bigotto.mafioso chiamato Italia il popolo catodico dalla cultura nazionalpopolare si scandalizza perché Celentano sculaccia con toni parateologici due fogliacci di propaganda vaticana anziché esprimere lo scandalo della propria intelligenza sensibile di fronte al suo patetico sbrodolamento di un catechismo parrocchiale assunto al rango di filosofia.
        Per questi caporali della vita quotidiana pensare deve solo e sempre servire a rassicurare il conformismo impotente. E’ il meccanismo intrinseco di ogni razzismo culturale e non: affabulazione dell’altro come diavolo perché la vita è assente e nessun paradiso è in vista. Per nascondersi dietro alla scienza ridotta a religione, i cliché piovono dalle nuvole dense di un’idiozia da ignoranti probabilmente diplomati. Poesia si riduce allora pateticamente a contemplazione e la critica di un industrialismo mafioso non può essere che il frutto di contadini incolti ma con una laurea al DAMS.
        Il manicheismo degli schiavi che si credono liberi non lascia scampo ai contabili della ricerca tecnologica: o i grattacieli o le grotte, o il nucleare o la candela. Eppure il Giappone ci sta mostrando gratuitamente (senza spese per la ricerca, intendo, che i giapponesi stanno pagando un prezzo altissimo e non misurabile in vile denaro!) che la scienza al servizio del business è una decrescita tragica che porta dal nucleare alla candela. E’ vero che con “scienziati” così beceri viene voglia di essere ignoranti, ma poieo in greco vuol dire FARE e senza i contadini ci si potrebbe nutrire solo di pillole come nei film di fantascienza o di derrate adulterate come si sta già facendo. Non per questo, però, decrescere significa tornare al medioevo.
        Donne e uomini liberi hanno reinventato il mondo in tutte le epoche e questa è un’epoca speciale dove il peggio e il meglio si sfiorano senza toccarsi come la vita e la morte. Io critico il rischio che la decrescita possa ridursi a una nuova morale, ma insisto su un punto oggettivo e mi interessano tutti i pareri che non ignorino questa evidenza: in un mondo finito una crescita infinita è un non senso giustificabile solo da uomini a una dimensione, resi folli dall’economicismo. Che i fanatici di ogni ideologia continuino pure a delirare purché la volontà di vivere da uomini liberi e non di sopravvivere da schiavi salariati continui a sperimentare nel quotidiano, con criteri antiutilitaristici, gli albori di una nuova civiltà.
        La vita è ancora troppo breve per i miei gusti, ma se avessi dovuto scegliere, al contrario dei servi sciocchi dell’economia politica, avrei preferito comunque vivere quarant’anni da umano che ottanta da bestia.

  16. #Maria   19 aprile 2016 at 11:32 pm

    Signor Deathofcapital
    Ma chi, o che cosa,le impedisce di vivere da uomo e non da bestia.Un UOMO può vivere come tale fosse anche in mezzo a quelle della peggior specie.Dipende da lei sa; non si stia a preoccupare cosa le gira intorno.Non puo cambiare nulla di quello che lei vorrebbe.Si guardi dentro e avrà la riposta che,forse,non ha ancora trovato.
    Mamma mia e’proprio cocciuto a che vantaggio poi,proprio non saprei.

    • #deathofcapital   19 aprile 2016 at 11:59 pm

      In qualunque cultura gli uomini liberi amano sempre giocare con l’appetito affinandolo per poi soddisfarlo fraternamente prima che si deteriori tragicamente in bisogno.
      Tutta la storia dell’umanità danza intorno alla festa e all’abbondanza sbirciata con la paura della penuria e del lutto che quest’ultima comporta.
      Cionondimeno, a partire dalla preistoria, è inequivocabile che le carestie, le carenze e le catastrofi umanitarie sono state prodotte da una cattiva gestione della società umana gerarchizzata e organizzata attorno allo sfruttamento produttivistico e al conflitto da questi generato, ben più che da catastrofi naturali ineluttabili e impreviste.
      Si può affermare che “le affettività” (il piacere e il dolore, la gioia e la tristezza) risalgono fino all’animalità. L’uomo vi aggiunge la consapevolezza, cioè la volontà lungimirante di coglierle o evitarle. Così sgorga spontaneamente il desiderio, impaziente di essere soddisfatto in modo creativo e giocoso.
      Abbiamo pur inventato, nella notte dei tempi, con rituali diversi – sacri o profani ma omogenei nella loro comune ricerca di godimento – una convivialità fondatrice della comunità umana.
      Essa è sopravvissuta fino a noi – individui in perpetua promiscuità ma afflitti dalla solitudine e manipolati dalla globalizzazione di una società artificiale – attraverso la festa moderna dell’aperitivo, cerimonia che incarna dappertutto, spontaneamente, la complicità onnipresente verso una felicità condivisa.
      Civiltà del lavoro contro civiltà della festa.

      L’uomo è mortale, certo, ma anche e soprattutto – per il tempo di un’esistenza – un amante della bella vita che la civiltà del lavoro ha spesso ristretto a un uomo economizzato, ridotto a calcolare la sua speranza di vita ma incapace di vivere; assai ottuso, dunque, per cadere nella trappola del “mors tua vita mea”, esorcismo che include sempre un sacrificio umano più o meno dissimulato.
      All’inizio della vita, il desiderio appare semplicemente come la coscienza attiva dei bisogni spontanei che si soddisfano naturalmente. Si respira e lo si riconosce piacevolmente come un fatto che diventa improvvisamente un tragico bisogno solo se ci manca l’aria. Lo stesso vale per il cibo del corpo e dello spirito che da bisogno soddisfatto naturalmente può trasformarsi in una mancanza più o meno grave e reversibile ma assai poco sublimabile.
      Il desiderio precede dunque, in natura, la forma miserabile del bisogno che deriva dalla mancanza. Esso abita naturalmente il corpo e lo spirito di ognuno in quanto coscienza istintiva della felicità comune possibile e l’aiuto reciproco è il comportamento spontaneo, intelligente e sensibile, dell’uomo orgastico, dell’uomo sano alla ricerca gioiosa e avventurosa di felicità.
      Il viaggio di ogni esistenza individuale include nei suoi bagagli essenziali la pulsione di vita contro la morte, di piacere contro la sofferenza, della salute contro la malattia, del gioco contro la corvè.
      Quando si dice “contro”, tuttavia, il più difficile è di restare dialettici, di continuare a tendere al superamento e di non lasciarsi intrappolare dalla scelta manichea del bene “contro” il male, vuoi da quella particolarmente barbara del vincitore “contro” il perdente.

      …“E se noi sottolineiamo anche che Fagiana ha detto a Drit : “Tu mi conosci”, possiamo dedurne che la relazione di Drit con la fata è più profonda e più essenziale di quel che sembrava; Drit sarebbe dunque l’aspetto femminile di Fagiana, il ragazzo-foresta, che forse fa tutt’uno con la ragazza-foresta.”
      Jacques Dournes, Forêt Femme Folie, una traversata dell’immaginario Jörai, Aubier-Montaigne, Paris 1978.

      Ogni funzione vitale ha tendenza a rovesciarsi nel suo opposto ogni volta che è troppo contrariata. Essa ha orrore del vuoto statico e dell’attesa immobile poiché la vita è divenire e cambiamento incessante. In questo movimento, l’umano (omo ed etero uniti nella lotta) si muove in continua tensione verso la fusione dei generi e la totalità.

      In effetti, l’uomo è sempre femminile e maschile, armonia mobile dei generi, io e l’altro in una dialettica senza fine, come il desiderio.
      Per questo, del resto, l’uomo totale (femmina/maschio) è naturalmente un animale sociale, poiché l’“io” non esiste senza l’altro né senza il superamento della separazione tra il corpo e lo spirito di cui la religione si è impossessata da sempre (o quasi) per eternizzarla.
      In questo senso, l’emancipazione della donna, tanto necessaria alla specie, passa per la sua capacità di riappropriarsi del termine “uomo” come inclusivo dei due generi umani piuttosto che per un’ossessiva femminizzazione simbolica delle parole o dei ruoli. Di una parità burocratica il femminile non sa che farsene. La sua liberazione passa piuttosto per il dono generoso di un po’ di femminilità al povero maschio…dominante ormai soltanto sulle rovine dell’orgasmo, dal momento che anche il sesso cosiddetto forte subisce la minaccia di castrazione che l’imperativo fallico del modo di produzione dominante evoca.
      Come siamo arrivati a questo punto?

      Il desiderio umano per eccellenza è quello del dono di sé, del dono orgastico che nell’unione con l’altro realizza la natura sociale dell’essere umano. Quest’impulsione fusionale si cerca nella complessità del movimento che tende contemporaneamente alla realizzazione e al superamento dell’animalità. Non c’è l’uno senza l’altra. Cioè, si supera l’animalità solo realizzandola e viceversa.
      Ai suoi tempi, Fourier fece già uno sforzo enorme di riflessione e di sperimentazione per descrivere la gamma dei piaceri concepibili. Io mi limito qui a citare anche il desiderio di superamento, di andare avanti, il desiderio di conoscere legato al piacere di cercare e trovare che può scivolare fino all’ambiguo piacere estatico della trascendenza, laddove il desiderio di verità si traveste da desiderio spirituale, impalpabile e quindi facilmente carico di farneticazioni più o meno opportuniste.
      Così, in un incessante mescolarsi di sensibile e d’irrazionale, penetriamo nel territorio immenso della perversione che può variare dal gioco orgastico piacevole e complice fino all’umiliazione autoritaria di un sadismo sfrenato.
      Ora, come fosse un caso, i grandi desideri che animano gli esseri umani sono stati ricondotti all’ingrosso ai sette peccati capitali (l’accidia, l’orgoglio, la golosità, la lussuria, l’avarizia, la collera e l’invidia) identificati da Tommaso d’Aquino (grande maestro scolastico di una filosofia ridotta – soprattutto dai monoteismi – ad ancilla teologiae).
      Scaricando su ogni desiderio un qualche senso di colpa, solo i bisogni hanno diritto di cittadinanza nella civiltà dello sfruttamento economico: desiderio di cibo (golosità), desiderio carnale (lussuria, concupiscenza), desiderio di ricchezza (cupidità, avarizia), desiderio di potere (ambizione, invidia), desiderio di onori (orgoglio).
      Colpevolizzando la sorgente stessa della voglia di vivere nell’ottica della felicità, la religione – tutte le religioni, incluse le ideologie politiche che si vendono come laiche – ha assolto il compito di piegare un essere innamorato della libertà al ruolo di produttore di beni in una società gerarchica. Mescolando all’ingrosso dei desideri naturali con le loro conseguenze culturali, la religione è riuscita a gerarchizzare gli uomini colpevolizzandoli, anziché aiutarli a emanciparsi. Per giustificare l’alienazione necessaria al buon funzionamento della società produttivistica, il pensiero religioso si è occupato vantaggiosamente di tutte le forme di voglia di felicità per tramutarle in sacrifici.

      La soddisfazione è il nome dato allo stato d’animo e/o del corpo che accompagna la realizzazione di un desiderio e va distinta dal semplice appagamento che non riguarda che il soddisfacimento di un bisogno. In questo senso, la soddisfazione costituisce un sentimento più che una semplice sensazione di sollievo, ma essa si oppone allo stato di frustrazione perché è anche dissipazione di dispiacere, di pena psicologica (la tensione del desiderio ridotto a bisogno s’accompagna di uno stato di dispiacere psicologico).
      La soddisfazione si distingue dal semplice piacere in quanto quest’ultimo non definisce che una sensazione piacevole, edonistica: impressione fisica (piacere della carne), impressione culturale (piacere di vedere qualcosa di bello, di giudicare una teoria convincente), impressione sociale (piacere del calore umano, dell’amore), impressione psicologica (piacere di sentirsi ricco di potenza), impressione spirituale (piacere di considerare qualcosa che va oltre di noi).
      Nella cultura sacrificale dominante, il più difficile è distinguere il desiderio dal bisogno (che rinvia alla carenza e a quanto è utile per colmarla) e dalla necessità (che può essere impersonale, vuoi logica). Per gli schiavi della civiltà del lavoro, il desiderio non è che uno sforzo di riduzione di una tensione derivata da un sentimento di carenza e, in tal senso, non si desidera che ciò di cui si crede mancare. Confuso con il bisogno, il desiderio è talvolta considerato positivamente poiché si considera l’oggetto desiderato come fonte di piacere o di appagamento, vuoi di felicità; talvolta, invece, è visto negativamente come una fonte di sofferenza, come una forma d’insoddisfazione permanente.
      In effetti, il desiderio che assicura la soddisfazione non si riduce mai a un edonismo: è epicureo in quanto realizzazione di sé.
      Da un punto di vista psicologico, il desiderio è una tendenza diventata cosciente di sé stessa che si accompagna della rappresentazione dello scopo da raggiungere e spesso di una volontà di mettere in atto dei modi per raggiungere lo scopo.
      Confrontato con degli oggetti o degli obiettivi considerati una possibile fonte di soddisfazione, l’uomo vi tende naturalmente e il primitivismo animale meccanicista del maschio dominante della società patriarcale fa presto ad accaparrarsi il potere sacralizzando al contempo la divisione del lavoro e la gerarchia.
      Così è nata la società produttivistica e con essa lo scadimento del desiderio, sottomesso al ricatto economico fino alla fase terminale del modo di produzione capitalistico, laddove la falsa coscienza stessa del desiderio è stata messa al lavoro sottoforma di pubblicità consumistica.

      L’umanità non è una specie naturale. È una creazione, la sola opera d’arte capace di trasformare una scimmia impaurita in un essere umano inventore di felicità. La quale felicità, neppure lei esiste in natura, e soprattutto non come prodotto di una ricchezza che ha barattato l’essere con l’avere, riducendo la poesia del vivente a un’economia politica la cui redditività è la sola misura degli esseri ancor più che delle cose.
      La realizzazione della felicità è talmente difficile e aleatoria perché non può essere che individuale e collettiva al contempo. Alla minima ricaduta nel pessimismo di una volontà depressa, spunta sempre qualche predatore opportunista, armato dello stupido ottimismo di un razionalismo morboso, per sacralizzare l’avere e umiliare l’essere in quanto fragile utopista senza dio né padrone.
      Attraverso una sacralizzazione ossessiva del reale, il pensiero religioso (che sta al misticismo come la malattia alla febbre) lavora il corpo e lo spirito degli umani incompiuti trasformando il dubbio in credenza. Così sono apparsi gli improbabili dei del cielo, prima che l’armatura caratteriale rigida forgiata dall’alienazione passasse al servizio di una merce ben terrestre per mezzo di un materialismo volgare e ottuso.
      La felicità mercantile si è allora sostituita alla vera felicità in una frustrazione generalizzata, ma il gioco di prestigio non era ancora finito e il peggio è arrivato sottoforma di una società dello spettacolo dove persino l’avere si è ridotto a una rappresentazione poiché se l’abbondanza è un presupposto di una società finalmente umana, è soprattutto questione di un’abbondanza dell’essere, ben più che dell’avere e del suo scadimento ultimo nell’apparire.
      Mollati gli ormeggi che legavano ancora i beni al loro valore d’uso, il feticismo della merce inventò allora l’adorazione del denaro virtuale e la scimmia sapiens-sapiens in giacca e cravatta fu presto messa di fronte all’evidenza che non si può mangiare né bere una tale ricchezza miserabile e autoreferenziale.
      Certo, nessuno può negare l’evidenza che in un mondo asfittico, abbandonato alle incertezze di una natura capricciosa (nel senso che essa non è affatto l’allevatrice premurosa delle specie che la abitano, ma reagisce sempre alla minima modificazione della sua fragile armonia), i beni materiali sono decisivi per la semplice sopravvivenza dell’animale umano e dell’animale in genere. Il che, tuttavia, non garantisce l’umanità dell’uomo ma soltanto – bene o male e chissà fino a quando – la sopravvivenza bruta di questo primate in perpetua mutazione incompiuta dalla bestia all’umano.

      Il vero desiderio è irrecuperabile come la volontà di vivere. Non si accomoda di nessuna ideologia di destra, di sinistra o di altrove. Il suo martello dialettico ama spaccare i mattoni di ogni manicheismo. Il desiderio autentico è rivoluzionario perché è la prima radice dell’umano, la sua prima verità vissuta. Spinge l’individuo cosciente a rifiutare le voglie pubblicitarie che fanno del desiderio alienato il motore dello spettacolo. La sua passione di essere invita spontaneamente al disprezzo per il feticismo dell’avere.
      Decompone, così, la falsa coscienza narcisista della politica spettacolare – tutte le ideologie, nessuna esclusa – opponendole l’esigenza di una coscienza di classe attiva perché mostra la frattura tra dominanti e dominati non attraverso un discorso o una morale, ma attraverso la pratica possibile del superamento gaudente delle condizioni di sopravvivenza imposte dal totalitarismo economicista.
      Finalmente la questione sociale comincia a decifrarsi: da un lato i soddisfatti dell’insoddisfazione, poveri o ricchi, umanisti o barbari, reazionari o progressisti, crescenti o decrescenti che troppo spesso condividono la stessa preoccupazione di migliorare la sopravvivenza anziché la vita; dall’altro quelli che hanno coscienza di essere degli sfruttati e degli alienati ma si rifiutano di restarlo, ora e per sempre.
      Da un lato l’uomo capitalizzato (lumpenborghese e lumpenproletario); dall’altro l’uomo biologico, il proletario assoluto deciso ad auto abolirsi in nome dell’umano che germoglia in lui.
      Da un lato quelli che accettano, in un modo o nell’altro, la sacralità (sia quella della civiltà del lavoro che quella antitetica e speculare di una natura divinizzata); dall’altro quelli che non vogliono più lavorare per la sopravvivenza e che si sanno in compartecipazione sensuale con la natura del vivente.
      I produttivisti da un lato, gli esploratori di un mondo nuovo attraverso la rivoluzione della vita quotidiana dall’altro.
      Per la salvezza della specie, bisognerà pure che ci si decida a praticare quell’idea di felicità che del resto non è più, oggi, un’idea tanto nuova.

      • #Alessio   20 aprile 2016 at 12:56 am

        Rieccoti. A questo punto è evidente un distutrbo mentale, non puoi essere tanto cretino da continuare a farti sfottere in questo modo da chi per di più t’ignora totalmente e non legge mezza riga di quel che scrivi (come chiunque a parte la Sciura Maria, suppongo).
        Rinuncio a tirarti un’altra volta la tua cordicella del grafomane, è davvero come sparare sulla Croce Rossa.
        La smetto, credo di averti deriso abbastanza, del resto hai fatto di tutto per essere lo zimbello della situazione, riuscendoci perfettamente.
        Se hai tanta voglia parlare con qualcuno, ti consiglio di chiamare il servizio clienti di qualche marca d’olio e farti raccontare della spremitura a freddo.

        Spero che tu riesca a risolvere quel tuo problema del fecaloma, se la peretta non basta fatti visitare da uno bravo. E già che ci sei fatti visitare anche il cervello, ma da uno più bravo ancora.

        Ti saluto, non c’è bisogno che mi ringrazi per i consigli.

    • #Alessio   20 aprile 2016 at 1:06 am

      Sciura… è un matto, lascia stare, se no finisce che gl’ ingarbugli ancora di più quella mente sconvolta.
      Anch’io l’ho mollato, per un po’ è stato divertente vedere come si buttava a scrivere al tiragli la cordicella (con tanto di “Hop, struca botòn salta macaco”) ma davanti all’evidenza d’una tara mentale insistere diventa una cattiveria.
      Questo poveraccio non ha bisogno d’inserire commenti su Radio Spada, ma di farsi inserire in una casa di cura.

      • #lister   20 aprile 2016 at 8:59 am

        No, Alessio: non mi passa “manc paa capa” di leggere ciò che scrive ‘sto poveraccio.
        Prendo a caso parole tra le sue c@@@@@@ e ci costruisco frasi nonsense.
        Ma lui è talmente cretino che non se ne accorge e continua con le sue c@@@@@@.
        E’ un povero pazzo anarchico (e già è tutto detto), egocentrico, megalomane che si dà arie da capiscione. 😀

  17. #deathofcapital   20 aprile 2016 at 1:11 am

    La libera espressione deve includere tutte le manifestazioni altrimenti si trasforma in censura. Parafrasando Voltaire: “non sopporto la tua idiozia o i tuoi attacchi con penna,, microfono o tastiera contro di me e li ignorerò o li denuncerò, ma mi batterò perchè tu possa continuare a farli”. Il che non impedisce di tenersi lontano dai cattofascisti caratteriali e combatterli se appena tendono a passare all’atto. Nessuna parola deve farci paura e per quel che mi riguarda, nel rispetto totale dell’uomo che soffre e lotta per la vita,, penso che la critica di una politica marcia e succube del totalitarismo economico sia necessaria. .
    Un paese bigotto che ha dato vita a inquisizione e fascismi vari ha la censura nel sangue e la laicità nel mirino. Per questo penso sia fondamentale che niente sia sacro e tutto possa dirsi. Non che spesso quel che esce non sia disprezzabile: esemplare lo scambio di insulti tra commentatori di opposte parrocchie che si offendono beceramente difendendo la tesi che l’insulto deve esser proibito. Ignoranza e nevrosi sono unite nella lotta. La libera espressione non garantisce la libertà di pensiero né l’apertura verso le opinioni altrui ma è una palestra di libertà dove si può imparare a dialogare nell’agora a cui non siamo abituati. La maggior parte della gente non decide mai nulla della propria vita Come volete che quanti non decidono nulla della loro vita si accorgano di una democrazia ridotta a spettacolo? Il blog è un luogo pedagogico che non garantisce l’apprendimento della libertà ma lo rende possibile. Ogni tanto bisogna rischiare per nascere a se stessi. Tanto peggio di così…

    • #lister   20 aprile 2016 at 9:10 am

      Mi mancava Voltaren!
      Non avrai paura del bigotto laico. E’ fondamentale la fonduta fatta in parrocchia mentre la lotta si fa dura. Senza paura.
      L’apertura della palestra dialoga con la democrazia spettacolare: pedagogicamente.
      Peggio per te…

      • #deathofcapital   20 aprile 2016 at 9:41 am

        Direi che quello a cui si gira intorno si chiama spettacolo cioè un rapporto tra esseri umani alienati mediato da immagini e da discorsi pubblicitari che si sostituiscono ai rapporti tra esseri umani reali. L’alienazione, in tutte le sue forme c’era prima dello spettacolo, ma ha trovato in questo una via di generalizzazione sontuosa. La televisione è solo un suo format primitivo ma perfettamente adeguato (con i suoi vespa striscianti e i suoi formigli rampanti) al nulla mondano di cui lo spettacolo si nutre, ma il problema di fondo non è tanto quel che si guarda (o no) in televisione, quanto quel che si fa (o non si fa) quando è spenta.

        Lo spettacolo dunque non è solo la televisione o i media che pure lo servono come tirapiedi. Una tale lettura miope e ingannevole è quella preferita dagli stessi giornalisti analfabeti che lo servono ma lo spettacolo è molto più capillare: è l’insieme dei rapporti sociali mediati dalle immagini e dal discorso elogiativo che la società dominante tiene su se stessa per incatenare i suoi schiavi, (“liberi e democratici”, naturalmente. ahahah)

      • #Alessio   20 aprile 2016 at 1:29 pm

        Come vedi non gli arriva niente. Scherzi a parte, è un caso abbastanza grave. Ma hai visto come mi è venuto dietro da pirla per almeno tre volte? Se a ‘sto qua gli tiri la cordicella per altre 300 volte t’inserisce altri 300 commenti, di cui un 50 chilometrici.
        Non capisce un accidente e passa la giornata appiccicato a questo articolo, sta iniziando a farmi pena.

  18. #Maria   20 aprile 2016 at 11:42 am

    Signor Deathofcapital
    La libertà,consiste in ciò che si deve fare, no in ciò che si vuole fare.Ma lei che libertà cerca? Sa cosa vuole? I suoi contributi mancano di struttura logica,razionale; non si comprende il suo progetto di vita,e’confusionario nelle idee,mi sembra che si contraddisca. Senta,provi a sintetizzare con due righe,cosa lei vorrebbe essere o avere dalla vita; dia insomma,il suo contributo al “concetto di libertà “al mondo,e poi chiuda!!!

    • #Alessio   20 aprile 2016 at 1:18 pm

      Ma non vedi che è matto??? Cos’altro deve fare perchè tu te ne renda conto? Mettersi a saltellare per strada nudo sbattendo le braccia e gridando :-Chicchirichììì!!!-? Andiamo, Sciura!

      • #deathofcapital   20 aprile 2016 at 6:38 pm

        #Maria
        se come dice lei “La libertà,consiste in ciò che si deve fare, no in ciò che si vuole fare.” allora che cavolo di libertà è se non una costrizione o un obbligo imposto?

        Non esiste una persona che è psicologicamente o biologicamente inferiore agli altri, da ammalato di mente, ma esiste la pazzia. Ma cos’è la pazzia? Pascal dice che gli uomini sono così pazzi, che se uno non lo fosse risulterebbe più pazzo degli altri. Questa è una risposta, per quanto riguarda il significato di saggezza e follia. Dante, quando dice follia intende dire “fare delle cose che ti mandano in perdizione”. Ma non intende dire che uno ragiona male, intende dire che la follia è, per esempio, il folle volo di Ulisse, che va al di là delle colonne d’Ercole perché supera dei limiti che non si possono superare, o che si crede non si possano superare. Passando da un filosofo all’altro, saggezza è quello che si ritiene il pensiero giusto, follia sarebbe il pensiero che non è giusto. In questo caso è un pensiero soggettivo, perché per un filosofo è giusta una cosa e per un altro filosofo è giusta un’altra. Non ne vale la pena che si diano dei pazzi uno con l’altro.

        – Foucault diceva, grosso modo, che nel ‘600 è stata istituzionalizzata la ragione, nel senso che prima esisteva sia la ragione che la sragione e da quel momento in poi la sragione non ha più avuto il permesso di esistere, nel senso che bisognava estirparla.
        – Però bisogna aggiungere anche, che la ragione non è un concetto assoluto. Se io dico, questo è ragionevole, dovrei sempre aggiungere, dal mio punto di vista. Perché per un asceta è più ragionevole rinunciare ai piaceri del mondo, per Don Giovanni non lo è. Si parte da punti di vista diversi. Perfino nel mondo scientifico la ragione è discutibile, nel senso che nelle varie epoche ci sono stati diversi modi di vedere il mondo, che si chiamano appunto più razionali, proprio perché appartenenti a quella determinata epoca. C’è stato un periodo in cui l’alchimia era il punto di riferimento per una serie di esperienze e un altro in cui l’astronomia era quella di Tolomeo. E serviva perché le navi navigavano in rapporto a certi concetti di Tolomeo. Poi con Copernico sono cambiate le cose e ora sono cambiate ancora.
        Bisogna vedere le cose dal punto di vista dei cambiamenti continui. Foucault dice che con la nascita della borghesia, o con il consolidarsi della borghesia, certe cose sono definite razionali, altre no. Di conseguenza le istituzioni decidono quello che è razionale e quello che non lo è. Le istituzioni hanno i loro principi, ma uno può avere principi diversi da quelle istituzioni. Tanto che poi si vogliono sostituire quelle istituzioni con le rivoluzioni o addirittura farle sparire per costruire mondi diversi.

        Gli psichiatri fanno due errori, quando considerano la ragione come un assoluto e il resto come follia, e quando aggiungono che quelli che corrispondono agli schemi della ragione sono sani e che gli altri avrebbero qualche difetto nel cervello mai dimostrato. Fanno questi errori, perché partono dal concetto che ci sia una ragione come punto di riferimento unico e questo non è vero. Basta fare la storia della filosofia per rendersene conto. C’è la ragione di Aristotele, c’è quella di Platone, di Socrate, di Kant, di Pascal, di Husserl, di Heidegger, di Jean-Paul Sartre. Ci sono tanti punti di vista, i quali sono però comunicabili.
        Semmai quello che resta di sostanziale nella ragione, è la capacità di comunicare con chi ha idee diverse. Non è più uno schema assoluto che opprime gli altri, ma la disponibilità a comunicare con gli altri, specialmente quando gli altri hanno punti di vista molto lontani dai nostri. Questo è un problema attuale, non solo tra le persone che si sono adeguate alle convenzioni e quelle che non si sono adeguate, ma anche tra le persone di una cultura e quelle di un’altra. Gli immigrati che vengono da tanti altri mondi hanno modi di vedere diversi. Non c’è la ragione cristiana e la ragione musulmana, quello che chiamo ragione sarebbe la possibilità di comunicare tra cristiani, musulmani, buddisti e altri, senza distruggersi a vicenda, per cui senza i manicomi e senza le guerre. (G.Antonucci)

  19. #deathofcapital   20 aprile 2016 at 3:07 pm

    Aldous Huxley aveva ragione nel 1939 quando scriveva più o meno così: « Per soffocare anticipatamente qualunque rivolta non bisogna affrontarla in maniera violenta. Basta creare un condizionamento collettivo talmente potente che la stessa idea di rivolta non verrà neppure più in mente agli uomini. L’ideale sarebbe formattare gli individui fin dalla nascita limitandone le attitudini biologiche innate.
    Il condizionamento potrebbe poi proseguire con una diminuzione drastica dell’educazione fino a ridurla a una specie d’inserzione professionale. Un individuo incolto ha un orizzonte di pensiero limitato e più il suo pensiero si limita a preoccupazioni mediocri meno è in grado di rivoltarsi. Bisogna fare in modo che l’accesso al sapere diventi sempre più difficile ed elitista. Che si approfondisca il fossato tra il popolo e la scienza, che l’informazione destinata al grande pubblico sia anestetizzata da ogni contenuto sovversivo. Soprattutto niente filosofia. Ancora una volta bisogna fare opera di persuasione e non di violenza diretta: si diffonderanno massivamente, attraverso la televisione, delle informazioni e dei divertimenti che accarezzino sempre l’emozionale o l’istintivo. Si occuperanno le intelligenze con quel che è futile e ludico. Risulta ottimo, tramite un chiacchiericcio e una musica incessante, impedire le intelligenze sensibili di pensare.
    Si metterà la sessualità reificata al primo posto degli interessi umani. Non c’è niente di meglio come tranquillizzante sociale. In generale, si farà in sorta di bandire quel che è serio dall’esistenza, di ridicolizzare tutto quello che ha un valore elevato, di coltivare una costante apologia del superficiale in modo che l’euforia della pubblicità diventi lo standard della felicità umana e il modello della libertà. »

    Evidentemente quel che oggi è pura realtà era già concepibile prima della seconda guerra mondiale, i cui vincitori hanno messo in opera alla lettera i “consigli” di Huxley a dimensione planetaria. Il putrido e patologico nazifascismo ha lasciato il posto all’hollywoodiano fascismo della merce regina e dei suoi schiavi salariati.
    In realtà è ormai possibile cogliere una continuità storica e un’alleanza economica continua e inequivocabile tra la peste nazifascista e l’oclocrazia liberale che l’ha sconfitta militarmente per continuare il progetto comune di svuotamento delle coscienze e la disumanizzazione del mondo in nome del profitto. Gli antichi finanziatori, americani e non, del progetto nazista sono i nuovi democratici spettacolari delle multinazionali e delle mafie economiche che le sostengono.
    Non c’è altra mondializzazione che quella di un totalitarismo mercantile universale. Oggi, però, la fine di questo orribile mondo autoritario e perverso si profila all’orizzonte non perché l’uomo ne ha preso coscienza ma perché la natura si sta decisamente impiegando ad abolirlo dimostrandone impossibile lo sviluppo infinito in un mondo finito.
    Il limite intrinseco e invalicabile del Capitale è quello di non poter sopravvivere senza aumentare costantemente il processo di auto valorizzazione. Non è dunque più neppure pensabile di riformarlo ( e del resto nessuno parla di riformarlo ma solo di imporlo con una crescente violenza che si prepara e già si esprime) mentre per abolirlo una nuova soggettività che rimetta al centro un corpo d’amore funzionante sulla gratuità antiproduttivistica deve farsi strada dopo secoli, millenni di umiliazione sotto le forche caudine di un progresso oscurantista gestito dal Leviatano economicista. Il progetto consiliare di una società umana autogestita deve riemergere oltre le illusioni parlamentariste e i deliri rivoluzionari millenaristi che sono l’ultimo spettacolo di una società che implode.
    Viviamo davvero un’epoca terribile e potenzialmente formidabile in cui l’alleanza dell’uomo con la natura potrebbe abolire finalmente il vecchio mondo in nome di quello che batte psicogeograficamente da sempre nel cuore dell’umanità incompiuta delle scimmie umane. Un mondo di dono orgastico, autogestito dall’autonomia degli individui e dalla solidarietà collettiva. Un mondo di democrazia reale, dunque diretta e generalizzata della vita quotidiana, dal locale al planetario.
    Solo il meglio qualitativo potrà ormai salvarci dal peggio quantitativo del mondo alienato che avanza verso il baratro.
    Potrebbe ancora….

  20. #deathofcapital   20 aprile 2016 at 3:17 pm

    Oltre ai soliti squallidi e miserabili argumentum ad hominem e attacchi ad personam, non mi pare che abbiate altro nel vostro cilindro..oltre al solito ritornello della corda (che potete anche ficcarvela nel culo) siete di una noia mortale…patetici…

    L’argumentum ad hominem (“argomento contro l’uomo”) è una strategia della retorica con la quale ci si allontana dall’argomento della polemica contestando un’affermazione dell’interlocutore. Tale strategia retorica veniva utilizzata frequentemente nella sofistica ed è molto utilizzata anche ai giorni nostri nelle discussioni politiche e nelle polemiche giornalistiche. Le affermazioni ad hominem non appartengono necessariamente al registro degli insulti e costituiscono, in ogni caso, una delle tecniche più utilizzate in retorica.

    Le argomentazioni ad hominem fanno parte delle tecniche dilatorie chiamate ignoratio elenchi, di fatto sono manovre diversive che distolgono l’attenzione dall’argomentazione centrale per puntarla su temi collaterali o estranei alla discussione.

    Diverso è l’argumentum ad personam dove, invece di controbattere gli argomenti dell’interlocutore lo si attacca minacciandolo o deridendolo.

    Un argomento ad hominem si costruisce, prevalentemente, nella seguente maniera:

    A afferma la proposizione X
    Si attacca A o una circostanza che lega A ed X
    Quindi: la proposizione X è falsa

    La fallacia logica degli argomenti ad hominem è evidente (un argomento è vero o falso a prescindere da chi lo sostiene) ma spesso è facile cadere nel tranello di tali argomentazioni, che distolgono l’attenzione dall’argomento X spostandola su A.

    • #lister   20 aprile 2016 at 6:34 pm

      Alla Redazione di RS

      Per pietà,
      CHIAMATE LA NEURODELIRI !!!!!

      Fate ricoverare ‘sto povero pazzo anarchico, prima che diventi pericoloso.
      O lo è già?…

      • #Alessio   20 aprile 2016 at 6:40 pm

        Pericoloso per chi, ‘sto pietoso caso umano? Al massimo per la tintoria, qualora prendendomi alla lettera ci desse troppo dentro con le perette e avesse qualche smottamento imprevisto.
        Sempre che poi si lavi, perchè alle volte ‘sti pazzi restano sporchi per mesi.

      • #Alessio   20 aprile 2016 at 6:55 pm

        L’incredibile è che pensa davvero che a qualcuno gliene freghi qualcosa di quello che scrive. Io dopo qualche riga dei primi commenti non ho più letto niente, e ‘sto derelitto, che invece legge eccome, continua a farsi trattare pesantemente da pirla pur di poter dar sfogo alle sue paranoie. Tra un po’ inizierò a fare quello che va fatto con soggetti simili, a meno che non si sia degli psichiatri : ignorarlo,come probabilmente hanno sempre fatto tutti nella sua vita. Non scherzo, mi sta facendo pena.

      • #deathofcapital   20 aprile 2016 at 9:51 pm

        Pazzia o follia può voler dire idee molto diverse da quelle convenzionali. Invece psicosi o malattia di mente vuol dire che quello che ha idee diverse da quelle convenzionali, ha un difetto nella testa o un difetto nella storia psicologica. Sono due cose diverse: quando Dante parla di follia – lo dice qualche volta nella Divina Commedia – non intende che la persona ha un difetto, ma ritiene che fa delle cose che secondo la sua concezione del mondo gli risulta che la portino in rovina. Siccome Dante è molto intelligente, rispetta anche quelli che sono diversi da lui. Giudica il viaggio di Ulisse una follia, ma ha ammirazione per Ulisse perché anche lui ha dentro di sé il desiderio di andare al di là di tutti i confini, che è poi la fondazione della filosofia moderna. Dante precorre il Rinascimento con queste idee. Allora usare il termine follia o pazzia come fa ironicamente Erasmo da Rotterdam o come fa Pascal, vuol dire fare un discorso delle cose più comuni o meno comuni, o delle cose più semplici o più complicate.
        Gli psichiatri invece aggiungono, che chi ha delle idee più complicate o diverse, ha un difetto nel cervello, e questa è un’aggiunta che fanno loro. La prima cosa da dire è che la malattia di mente non c’è, perché dal punto di vista medico non c’è. E’ stata inventata per giudicare comportamenti che non piacciono, che non seguono le convenzioni. Su follia, pazzia e saggezza si può discutere all’infinito, ma non c’entra la psichiatria, c’entra la filosofia, le concezioni del mondo, la storia.

        Se una persona dice delle cose non dimostrabili nell’ambito delle religioni istituzionali, per loro va bene. Se invece dice delle cose indimostrabili a livello individuale, a loro non va più bene. Se il papa dice che il diavolo esiste, che ha una realtà effettiva, che anche se non lo incontri però da qualche parte c’è, gli psichiatri non dicono niente e i preti che fanno queste affermazioni non vengono considerati pazzi. Se invece una persona che non conta niente, una contadina per esempio, dice che è indemoniata, la prendono e la mettono in una clinica psichiatrica. C’è un atteggiamento di sottomissione alle convenzioni e nello stesso tempo di sottomissione alle autorità. Se una cosa viene dalle autorità, per quanto assurda sia, va bene. Se invece non è stabilita dalle autorità, anche se non è assurda per niente, finisce per essere considerata una pazzia.

        Questo vale anche per quanto riguarda gli stati d’animo. Perché dire che uno non è normale perché è così triste che ha voglia di morire, significa non concedere a un uomo nella sua integrità, di essere così disperato da aver voglia di morire. Perché non può esserlo? Anche gli stati d’animo sono regolamentati, bisogna avere gli stati d’animo che dicono loro, bisogna avere i pensieri che dicono loro, tutto questo in dipendenza delle convenzioni e delle autorità.
        Nei costumi è la stessa cosa. Lo dico sempre, perché si tratta di una cosa molto importante: per alcuni l’omosessualità era una cosa non normale, non fisiologica, dunque una malattia, una malattia di mente. Ora il mondo sta cambiando e se uno che è omosessuale può diventare governatore di una regione, o deputato in parlamento, cambiano le cose e loro si tirano indietro. Stabiliscono delle regole che indicano soltanto una dipendenza dalle convenzioni e dalle autorità, e puro conformismo.

        Uno può anche essere conformista, ma se dice che quello che non lo è, è pazzo – il termine pazzo in senso generico, corrisponde al termine malato di mente in senso specifico – è pericoloso. Allora di qui si vede che tutte le persone che sono uscite fuori dalle regole per la loro immaginazione e ricchezza di fantasia, anche nell’arte o perché non entravano nelle regole di tutti i giorni, sono stati definiti secondo la famosa teoria lombrosiana, sulla base della quale gli artisti sono tutti un po’ matti. Ma gli artisti sono delle persone che hanno tirato fuori delle cose che nessuno ha tirato fuori prima, perché se no che artisti sarebbero?
        Non essere nelle convenzioni e nelle regole diventa primo, non essere regolari, secondo essere malati di mente. In questo ci sono due sbagli, uno filosofico e l’altro medico. Per quanto riguarda quello medico, si fa presto a dirlo: non si discute se il diabete è o non è una malattia, perché se io come medico a una persona che si sente debole e gli vengono facilmente delle infezioni, faccio la diagnosi di anemia, poi un altro medico fa la diagnosi di diabete, due medici hanno fatto una diagnosi diversa. Ma in base agli esami che si fanno, la diagnosi giusta è quella di anemia o quella di diabete.
        La medicina, da Rudolf Virchow in poi, ha stabilito che una malattia è un’irregolarità definita dei tessuti o degli organi, che si vede al microscopio, e quando uno è morto si verifica facendo l’autopsia. Al di fuori di questo, non c’è malattia, ci può essere l’ipotesi di malattia, che la psichiatria fa sulla base di comportamenti non regolari.

        Nella mia creatività posso fare delle cose utili e delle cose inutili. Anzi, delle cose utili e altre dannose. Anche quelli che dicono le messe nere hanno la loro creatività. Però il problema resta poi sul giudizio: questo mi piace e questo non mi piace, questo è un bene e questo è un male, secondo me. Ma non: quello lì è difettoso perché ha dei pensieri di un certo tipo. Hitler è stato molto dannoso, ma non era un pazzo, è stato dannoso perché ha costruito un’ideologia, insieme a tanti altri, che era un’ideologia di distruzione. Da una parte c’è Mozart o Goethe e dall’altra c’è Hitler. Però non sono pazzi né uno né l’altro, si tratta semplicemente di diversi modi di essere, alcuni che ci portano ad un arricchimento, altri invece ad un impoverimento. Ma se si mette un freno a tutti, si diventa tutti piatti e non ci rimane niente. Baudelaire diceva che l’uomo è infinito sia nel bene che nel male. Questo è legittimo dirlo. Nel senso che l’uomo è capace di invenzioni grandissime, sia nel mondo creativo, che è utile al genere umano, che in quello dannoso; ci può essere Gandhi e ci può essere Hitler. Ma fa parte dell’umanità che è così, per fortuna, ci mancherebbe che fossimo tutti inquadrati.

  21. #Maria   20 aprile 2016 at 9:36 pm

    No caro Alessio
    Lui sarebbe capace di scrivere all’infinito così,da solo.
    e tu,continueresti a dir la tua.A lui,basta così.E’ ” libero” di dire e agire come vuole; e’ ” libero”nel non sentirsi condizionato da quello che gli altri dicono.Insomma, sa prendersi la ” libertà ” che vuole.

    E voi gliela lasciate……Cosa aspettate signori camerati di chiudergli la bocca? Per amor di prossimo!

    • #Alessio   20 aprile 2016 at 10:40 pm

      Sciura, ti scrivo al volo mentre sto uscendo…
      1- E come gliela potrei chiudere la bocca, da internet? Mica posso prenderlo a cazzotti tramite la tastiera!
      2- Anche se l’avessi a un metro di distanza, non lo toccherei con un dito. E’ un povero anormale disturbato, mi sto anche scocciando di prenderlo in giro perchè la cosa è diventata ripetitiva e perchè con le sventure del prossimo non mi sento di scherzare.
      3- Non continuo di certo all’infinito, e suppongo nemmeno il camerata Lister. Sto per chiuderla, è già durata anche troppo. Poi per me può andare avanti a scrivere per il resto della sua triste vita, è un poveretto innocuo, o meglio è dannoso solo a sè stesso… un’altra quantità assurda di righe delle quali a nessuno interessa minimamente, alimentando la derisione verso sè stesso.

      Per amor di prossimo, smetta di dare adito ad un malato di dare sfogo alla propria malattia. Come farò anch’io.

      • #deathofcapital   20 aprile 2016 at 10:54 pm

        C’è prima di tutto l’arbitraria, va sottolineato tre volte, arbitraria definizione dell’altra persona come essere inferiore. Ne consegue tutto il resto: le umiliazioni, i maltrattamenti, al limite dell’eliminazione fisica e della morte, come se fosse una cavia. Sono tutte conseguenze che partono dal principio che uno che non la pensa come me o che ha dei sentimenti, degli affetti, delle passioni che io non condivido, è un essere inferiore. Per esempio, se uno si sente perseguitato, è segno che qualcosa gli è capitato. Se attribuisce questa persecuzione a persone vere ci azzecca, se l’attribuisce ad altre persone si sbaglia. Ma sbagliarsi non è una malattia di mente.

        Uno dice che sente le voci. Io rispondo che siccome abbiamo un cervello ricco e creativo, possiamo anche sentire quello che non c’è. Così come normalmente posso sentire la voce di mio fratello che è in collina, pur essendo lontano, posso sentire la voce di un mio amico che sta a Parigi, posso sentire la voce del mio conoscente che sta a Los Angeles, posso sentire la voce di mia moglie che sta di là. In certe circostanze parlo anche con quelli che non ci sono, cosa che faccio sempre, però esprimo questa esperienza. Posso anche dire che sento le voci che mi comandano di fare una cosa o l’altra, oppure che sento le voci che mi invitano a non fare una cosa o l’altra, perchè esprimo, in modo esplicito, quello che ho dentro di me, la voce della coscienza, come si dice normalmente.

        Cioè noi abbiamo dentro tutta una ricchezza di possibilità e tutte queste possibilità sono parte della vita normale, anche se, siccome si vive in una società ristretta e limitata, a volte certi aspetti della nostra personalità li lasciamo da parte. Per esempio lo sciamano non ha difficoltà a dire che parla con gli alberi, o che sente la voce di dio, perché sa che ha l’autorità e lo può dire, invece uno nella nostra società in cui tutto è inquadrato, se dice quello che dice lo sciamano, finisce in manicomio.

        Cioè noi abbiamo dentro tutta una ricchezza di possibilità. Mi ricordo una donna a Imola a cui ho tolto la camicia di forza, che era anche una studentessa in medicina, che fu ricoverata perché dichiarava di credere nella telepatia. Ora il problema non è se uno crede o non crede alla telepatia, come non lo è se uno crede o non crede alla trinità, ma è il fatto di considerare matto chi crede una cosa diversa dalla tua. Posso anche credere che ci sono i cavalli alati, ma che te ne importa a te? Sono affari miei. Che mi ricoverino perché credo che ci sono i cavalli alati è assurdo. Se dico che sono il re di Francia puoi pensare che mi sono montato la testa, che vado fantasticando, puoi pensare che faccio prevalere la fantasia sulla realtà. Questo non significa che tu hai il diritto di dire che io ho il cervello difettoso e prendermi con la forza e portarmi da qualche parte per cambiarmi il pensiero. Puoi dirmi che non sei d’accordo, che Carlo Magno è un altro che è vissuto in un’altra epoca in Francia. Si può discutere di tutto, però non si deve considerare esseri inferiori, cioè persone con difetti nella testa, persone che la pensano in modo che a noi non risulta, in modo diverso a quello a cui siamo abituati.

        Nota bene, che a questo problema è collegato il problema del difetto biologico, perché come il razzista dice che le usanze diverse della persona nera o dell’Amazzonia sono dovute ad un difetto biologico, così lo psichiatra dice che la persona che non la pensa secondo le convenzioni accettate, o che fa delle cose inusuali, ha un difetto biologico. E’ il nero un essere inferiore che ha un difetto biologico? Questo è arbitrario, in realtà il nero fa bene a pensare in modo diverso dal bianco, pensa a modo suo, quando non è poi abituato a pensarla come gli altri in America. Così come l’abitante dell’Amazzonia, anche quello che dice “io sono il re di Francia” oppure “mi sento perseguitato dal KGB”, la pensano diversamente e non hanno difetti biologici. C’è l’abitudine, insorta nel periodo dello sviluppo della scienza, diciamo così, di attribuire un difetto biologico a chi ha un pensiero che non ci piace, che si tratti di un altro popolo considerato inferiore o di un individuo che non rientra nelle regole sociali che noi vorremmo attribuire o imporre a tutti quanti.

  22. #ilfoco   23 aprile 2016 at 8:05 pm

    Mi potete dire se poi c’è stato davvero l’incontro in Vaticano come ostentato nel programma della trilateral? Ci sono fonti ufficiali? grazie mille

  23. #Cristina   27 aprile 2016 at 11:23 pm

    Ringrazio il caso di avermi fatto scovare e leggere con estremo piacere le riflessioni di un grande pensatore. Grazie, G.E.S!

  24. #Cristina   28 aprile 2016 at 11:11 am

    …Geniale Entellettuale Sconosciuto

  25. #Antonio   28 aprile 2016 at 2:18 pm

    @deathofcapital: Peché copi commenti datati 4 anni or sono e li incolli cambiando qualche parola?

    • #deathofcapital   8 maggio 2016 at 5:09 pm

      perché non ho tempo né voglia di riscrivere cose già dette…

  26. #Antonio   28 aprile 2016 at 2:23 pm

    ad esempio: cercate “Ghirardi Sergio” in questa pagina …
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/01/pecorella-per-giudicare-va-analizzato-il-contesto/194787/#comment-453966689