Elogio della madre, il cui lavoro è la famiglia

a baby's hand

 

di Isacco Tacconi

Come può un figlio restituire ai propri genitori il debito della vita? Come può riscattare se stesso dal debito dell’esistenza che ha contratto al momento del suo concepimento? La verità è che non lo potrà mai, giacché il bene ricevuto non sarà mai proporzionato a qualsiasi altro bene possa egli restituire loro, quantomeno nell’ordine naturale. Io sono il quinto di otto figli, ma mia madre ha avuto 13 gravidanze di cui tre spontaneamente spentesi sul nascere, mentre due sono giunte a termine ma consegnando al cordoglio dei miei genitori due figlie morte nel grembo materno, per un disegno imperscrutabile che Iddio soltanto ha conosciuto sin dall’eternità: due mie sorelle.

Essere madre: chi è in grado di penetrare un mistero così grande come quello della maternità? Confesso di non averne la capacità, eppure sento da tempo di dover scrivere “qualcosa” su di lei, sulla “madre”. Non voglio fermarmi neanche per un secondo a considerare le odierne aberrazioni contro natura e le perversioni estreme di intelletti smarriti nella pazzia, no, voglio invece parlare di certe tendenze ormai diventate automatiche ed anzi ovvie ma che sono tra le cause dello sfaldamento del tessuto sociale, spirituale, psicologico e morale contemporaneo.

Padre Pio diceva che la donna è «l’angelo del focolare» intendendo con questa tenera immagine che essa, la donna, è l’angelo custode della casa, della famiglia e dei suoi cari. E sappiamo bene quanto padre Pio amasse la sua mamma, Maria Giuseppa Di Nunzio in Forgione, detta “Peppa”. Povera donna contadina, lavorava per la famiglia non per la propria realizzazione personale, lavorava in casa perché suo marito, senza di lei, non avrebbe trovato al rincasare della sera la minestra pronta e un confortante fuoco scoppiettante dove scaldare le mani intirizzite dal freddo umido della campagna al termine di una dura giornata di lavoro. Allo stesso modo Licia Gualandris, affettuosamente conosciuta come «mamma Licia», moglie di Settimio Manelli, padre di quel padre Stefano Manelli fondatore dei frati francescani dell’Immacolata che crebbe e si fortificò servendo, ancor bambino, la Messa di Padre Pio e che ora, come il suo Maestro, sperimenta persecuzione, esilio, carcere e calunnie di ogni sorta.

Mamma Licia, dunque, ebbe 21 figli, anche lei però, come mia madre, non li poté veder crescere tutti ma di quei 21 solo 13 giunsero all’età adulta, gli altri li dovette restituire al Signore con lo stesso spirito di Giobbe: “il Signore ha dato, il Signore ha tolto; sia benedetto il nome del Signore… Abbiamo accettato il bene dalla mano di Dio, e rifiuteremmo di accettare il male?” (Gb 1,21. 2,10). Ma mamma Licia, come mamma Peppa, come mia madre, non lavorava, come si dice oggi, “fuori casa”. Ad onor del vero, mia madre lavorò fin quando rimase incinta del quinto figlio allorché la Divina Provvidenza, attraverso i suoi datori di lavoro, la pose dinanzi alla scelta di continuare a lavorare interrompendo quell’imbarazzante catena procreativa oppure rinunciare al lavoro. Benedetto il giorno in cui il Signore ce la restituì tutta per noi! Una donna che certamente fin dal primo figlio aveva scelto di formare una famiglia cristiana, ma che da quel momento in poi si consacrò, un po’ per scelta e un po’ per un mirabile disegno dell’Altissimo, al servizio della famiglia, integralmente e in maniera indivisa, anima e corpo al marito e ai figli.

Quelle madri, dunque, custodivano (e tutt’ora custodiscono) i propri cari soffrendo e sopportando tutto e ancor di più per amore loro, per amore di Dio. Tanto che mamma Licia poteva dichiarare commossa ai suoi figli: «quando ci siete ho tutto, quando non ci siete mi manca tutto».

Ma se la donna abbandona il ruolo che Dio stesso ha stabilito per lei fin dalla creazione, chi potrà sostituirla? Se la madre non può, o non vuole, più votarsi totalmente e col cuore indiviso alla propria famiglia, chi potrà sopperire a questa terribile mancanza? Un vuoto incolmabile caratterizza la quasi totalità delle famiglie, quelle poche rimaste, anche di quelle cattoliche giacché la madre è stata strappata alla famiglia. Una forza diabolica, nel senso proprio di “divisoria”, ossia che divide i cuori e i corpi si è insinuata strisciando come un serpente velenoso nei nostri focolari creando false necessità, false priorità, miraggi e illusioni che si cibano dell’ambizione umana a voler primeggiare, a voler essere stimati, elogiati, apprezzati e in questo modo sentirsi appagati. Ma questo non è strano se conosciamo un po’ l’essere umano e la triplice concupiscenza di cui parla san Giovanni apostolo, e che culmina con la superbia della vita ossia nella smania della novità per cui “non si sazia mai l’occhio di vedere né l’orecchio di udire”.

Ma, si dirà, una donna può essere sia una buona madre che una buona lavoratrice. Epperò con questa affermazione devo assolutamente e fermamente dissentire per un semplice motivo: non si possono spendere tutte le energie fisiche, psichiche ed emotive parimenti per la famiglia e per il lavoro. Ossia, non si può dare il massimo per il datore di lavoro ed anche per il marito, i figli, la casa ecc. Uno dei due ci rimetterà sempre in termini di presenza, di qualità, di amore, di dedizione. In effetti, credo che un criterio adeguato per valutare l’importanza capitale e insostituibile della madre e della moglie è quello della “consacrazione”. Non intendo, ovviamente, una consacrazione di tipo religioso con l’emissione di voti solenni, ma qualcosa se vogliamo di similmente profondo perché in entrambi i casi avviene un “olocausto”, ossia la rinuncia totale a se stessi, tanto nel matrimonio quanto nella professione religiosa. La donna sposata non si appartiene più, come il marito non appartiene più ad altre che alla propria moglie: essa è di lui e per lui. Eppure, se una donna si lascia vincere dalle lusinghe del mondo per cercare se stessa al di fuori del luogo familiare e matrimoniale, al di fuori del suo “trono regale” che è il focolare non troverà certo se stessa, ma anzi perderà se stessa, perché chi cerca la sua vita in questo mondo la perderà, ma chi perderà la sua vita per causa dell’amore la ritroverà per la vita eterna.

Certo le attività che svolge una donna sono tranquillamente rimpiazzabili dal marito, su questo non c’è dubbio. Anche l’uomo, se messo in condizione di necessità, è capace di cucinare, stirare, pulire ecc. Anzi, oso dire che potrebbe fare tutte queste cose anche meglio della donna. Ma non è a queste attività che si riduce l’essere madre e moglie, per queste cose basterebbe la servitù. C’è un ruolo invece assolutamente insostituibile, che nessun uomo potrà mai rimpiazzare ed è quello della “madre”. Provo a spiegarmi. Vedete, la donna di famiglia è come un pilastro, è una colonna ferma e luminosa, è una sicurezza per tutti i membri della famiglia sia per i figli che per il marito. I primi devono sapere che la madre è sempre lì pronta per accorrere alle loro necessità, che non avrà mai nulla di più importante da compiere che assisterli nelle loro “imprese”, siano esse l’imparare a camminare, a leggere, a tenere la forchetta da soli o siano esse le esperienze dell’adolescenza che emerge con la sua necessità di rompere il “guscio” preparando così la via agli uomini che verranno.

Coloro che hanno avuto una madre massaia, anzitutto felice di essere madre, di essere moglie e di essere casalinga e che nella semplicità e ripetitività del vivere quotidiano ha trovato la propria gioia, dicevo, costoro sanno quanto sia importante per un figlio avere una madre del genere. Ma lo sanno anche coloro che invece non l’hanno avuta, che non hanno avuto cioè una madre, direi, “integrale” o a tempo pieno, ma piuttosto una madre costretta a dover dividere il proprio cuore in impegni confliggenti ed estenuanti, una madre, cioè, “part-time”.

Essere madre è una vocazione profonda, totalizzante e permeante che sottrae la donna alla propria volontà, un po’ come il sacerdote che, come disse il venerabile Fulton Sheen, non si appartiene più perché è divenuto dote e vanto di Cristo. D’altra parte, nessuno può servire due padroni, o odierà l’uno e amerà l’altro, o viceversa. Non si può voler essere madre al 100% e voler essere lavoratrice al di fuori della propria casa al 100% e tra i due stili di vita, lo sappiamo bene, chi ci rimette è sempre la maternità. A che cosa gioverebbe ad una donna cristiana, sposata e madre essere un brillante avvocato, un medico generoso, un eccellente ingegnere, una grande scrittrice se poi non adempie perfettamente ai propri doveri di stato? E come potrà adempiere perfettamente ai propri doveri di stato se i figli, i suoi figli, i figli che Iddio gli ha affidato non solo perché godesse della gioia del partorire ma perché li allevasse, li crescesse affaticandosi per loro, sono affidati alle cure e alla formazione di quelle che oggi vengono chiamate “agenzie educative”? Come può una madre conoscere e, quindi, amare nell’intimo quel figlio se la maggior parte del tempo lo passa lei a lavoro e lui all’asilo, o con i nonni, qualora ancora ci fossero? Bisogna avere il coraggio di essere sinceri, anzitutto con se stessi: nessuno in queste situazioni è pienamente soddisfatto, né i figli, né il marito, né la madre stessa e, io credo, neanche Dio.

Si mandano i figli all’asilo perché la mamma lavora, e al contempo la mamma lavora per poter mantenere l’asilo, è un circolo vizioso da cui non si esce e che fagocita la vita delle famiglie, anche cattoliche, che si sentono oppresse e private della loro vitale intimità.

Inoltre, c’è un altro aspetto estremamente nocivo per la vita matrimoniale e per il bene spirituale della donna che si aggiunge al già grave danno del lavoro fuori casa ed è la promiscuità nei luoghi di lavoro. In definitiva, a conti fatti, la donna passa più tempo con altri uomini che non con il proprio marito. Ride, scherza, si arrabbia, prende il caffè con i colleghi di lavoro mentre con il marito giusto poche parole, stanche e nervose la sera al ritorno della giornata di lavoro quando entrambi non hanno né forze né voglia di sopportare il bisogno di affetto dei figli che vivono, di fatto, come degli orfanelli. E sappiamo bene quanto il livello dell’amoralità, che non può che divenire immoralità, sia diffusa oggi nei luoghi di lavoro e fra gli uomini. Non si ha nessun timore né remora a tentare, sedurre, ammiccare, osare parole, pensieri e sguardi verso un uomo o una donna chiaramente sposati e con figli: viviamo in mezzo ad una generazione perversa e degenere da cui bisogna guardarsi e mantenendosi puri, casti e sobri, passandovi in mezzo come Dante e Virgilio senza ragionar sopra di essa.

Per questo vorrei spendere una parola anche per gli uomini, per i mariti i quali, sono anch’essi oggi gravemente penalizzati, ma per altri motivi che forse, Deo placente, affronterò in un altro momento. Uomini, dunque, proteggete le vostre mogli! Non lasciatele in balia del mondo, dei colleghi, ma anche della loro naturale inclinazione ad essere indipendenti e a voler “governare”, una passione disordinata effetto incancellabile del peccato originale. Per questo vi invito, vi esorto, vi supplico di persuadere le vostre mogli a restare a casa, a difendere e alimentare il santo focolare cristiano.

Ma, mi si potrebbe obiettare che con un lavoro solo non si riesce ad arrivare alla fine del mese, che quello della donna casalinga è un “lusso” per coloro che possono permetterselo. Tuttavia, anche qui, permettetemi di dissentire fermamente. Che sia buono, giusto e santo che la donna, la moglie e la madre non vada a lavorare fuori di casa non è un pensiero mio personale, né una sorta di nostalgia “dei bei tempi andati” ma un preciso volere di Dio. D’altra parte, non è possibile immaginare neanche per un secondo il santo focolare di Nazareth senza la presenza ferma, sicura, perseverante e laboriosa dell’Immacolata Vergine Maria, nonostante la povertà, le ristrettezze economiche, la precarietà, le fughe improvvise dalle persecuzioni violente che costrinse la Sacra Famiglia ad emigrare in terra straniera e pagana. Ma con loro, nelle tribolazioni, c’era Dio. Lui ha istituito il Matrimonio e lo ha elevato alla dignità di Sacramento, e soltanto nell’alveo del matrimonio ha benedetto le famiglie della terra assistendole con la sua Grazia e la sua Divina Provvidenza, in ogni tempo. Pensiamo soltanto alla famiglia povera di Santa Bernadette Soubirous, quanta indigenza, quanta fatica e…quanta grazia! Come possiamo pensare che Iddio comandi all’uomo e la donna di unirsi per generare ed educare i figli secondo la Sua Legge, e poi non dia loro anche tutte le grazie necessarie per adempiere, integralmente, a questo santo comandamento? Oppure pensiamo, mancando di fede, che Dio non soccorrerà le famiglie che con tutto il cuore e con tutta l’anima vogliono imitare integralmente il Vangelo? Credetemi, si può sempre tornare indietro. Anche dopo vent’anni di lavoro una donna, se si lascia toccare il cuore dal Signore che la invita a farsi da parte, a diminuire perché Lui possa crescere in lei con la grazia e la consolazione, può rinunciare al lavoro per amore della famiglia e, soprattutto, per amore del Signore.

Ma per ottenere questa grazia bisogna pregare umilmente, ardentemente e con fiducia. Per questo vorrei invitare gli sposi a parlare fra loro di questo “ritorno alle radici” della vita cristiana. La fede si deve manifestare con atti esterni concreti, con la coerenza di una vita che brilla nell’oscurità delle contraddizioni di questo mondo. Essa è sì virtù teologale ma, in quanto virtù, è degli uomini quindi radicata nello spazio e nel tempo con tutti i bisogni cui l’uomo deve soddisfare. Bisogna chiedere la grazia e la forza di compiere scelte coraggiose, che oggi sono diventate “eroiche”, tenendo sempre a mente che il Signore benedice e ama chi dona generosamente se stesso, con gioia: “chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete!”.

E voi donne, non fuggite da voi stesse, siete fatte per servire e per amare, e per amare servendo Iddio in vostro marito, nei vostri figli, con cuore indiviso e integro, senza altre priorità anche fossero, apparentemente, del più santo apostolato cattolico. “Anche se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli – dice l’Apostolo – ma non avessi l’amore, sarei un rame risonante o uno squillante cembalo. Anche se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza e avessi tutta la fede in modo da spostare i monti, ma non avessi l’amore, non sarei nulla. Anche se distribuissi tutti i miei beni per nutrire i poveri, se dessi il mio corpo a essere arso, e non avessi l’amore, non mi gioverebbe a niente” (1Cor 13,1-3). E continua spiegando cosa sia realmente l’amore: “L’amore è paziente, è benevolo; l’amore non è invidioso; l’amore non si vanta, non si gonfia, non si comporta in modo sconveniente, non cerca il proprio interesse, non s’inasprisce, non addebita il male, non gode dell’ingiustizia, ma si rallegra della verità; soffre ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa. L’amore non verrà mai meno” (13,4-8). E cosa altro sarebbe questa magnifica lista di virtù e di bellezze dell’amore, se non il volto dolce della Madre che tutte le riassume e le comprende, di Colei che per sé stessa nulla ha trattenuto e a tutto ha rinunciato per amore? Pensate solo per un secondo, o donne, che l’attributo più grande di Maria di Nazareth e che fonda tutte le altre sue glorie è proprio quello di “Madre”. Essa è Madre di Dio, Madre di Gesù e Madre nostra, e lei è il modello e la sintesi di ogni virtù. La sua umiltà l’ha resa degna di essere investita del più grande titolo onorifico a cui una donna possa mai aspirare: “Madre di Dio”, in greco «Theotòkos». Vedete quindi, che non ci può essere grazia, dono, compito, incarico e, se vogliamo, “lavoro” più bello, più santo e più gratificante di quello di imitare la Vergine Maria consacrandosi totalmente al servizio della propria famiglia per formare i cittadini del Cielo, per preparare anime per il Paradiso che vadano ad occupare il posto degli angeli caduti.

Non ho ritenuto opportuno elencare tutti i riferimenti al Magistero ecclesiastico su questo tema perché essi sono facilmente reperibili. Un testo soltanto raccomando di leggere, studiare, contemplare e imitare: l’enciclica “Casti Connubii” di Pio XI. Quello sì che è Magistero su matrimonio e famiglia che vale la pena conoscere, specialmente oggi, piuttosto che avventurarsi nella lettura di fumose-esortazioni-apostoliche che minano la solidità, l’unità, l’indissolubilità e la dimensione soprannaturale del “Casto Connubio”.

Spero con questo mio breve scritto di non aver offeso nessuno, esso infatti non vuole essere un j’accuse ma, al contrario, una supplica accorata, nella consapevolezza che soltanto rimettendo al loro giusto posto i “pezzi” della società si potrà, gradualmente, ricostruire una civiltà cristiana. Soltanto riconoscendo le diversità intrinseche, e riappropriandosi dei ruoli distinti che Dio ha affidato all’uomo e alla donna si potrà veramente e lecitamente sperare di «instaurare omnia in Christo».

Preghiamo dunque perché il Signore che si è degnato di unire l’uomo e la donna in matrimonio affidando loro la cura dei Suoi figli, ci dia anche la forza di compiere gesti coraggiosi e generosi che facciano brillare la Fede Cattolica come città splendente sul monte: Colui che ha iniziato in voi quest’opera buona, la porterà a compimento” (Fil 1,6).

 

 

 

43 Commenti a "Elogio della madre, il cui lavoro è la famiglia"

  1. #Alessio   24 aprile 2016 at 1:33 am

    Casa e famiglia, le migliori occupazioni possibili per una donna che non sia suora.

    Quanto al fatto che un uomo possa sostituire una donna nelle faccende domestiche, trovo tale immagine davvero degradante, in particolare se vi assistessero i figli. Dev’essere davvero disdicevole vedere il proprio padre con il grembiulino, grazie a Dio a me non è mai successo.
    Occorre che le donne sappiano essere donne (in tutti i sensi, anche esteticamente!) ed abbracciare il proprio ruolo con gioia, altresì occorre che gli uomini sappiano essere uomini e tenercele, in casa.
    Lo so, purtroppo ci sono al giorno d’oggi circostanze che obbligano la donna a lavorare fuori casa, snaturando il suo ruolo sociale, ma esistono anche tanti casi in cui il liberalismo infetta le coppie al punto che il marito non trova nulla di male nel fatto che sua moglie passi di fatto più tempo con altri uomini, e pur potendo provvedere da solo alla famiglia manda la moglie a lavorare fuori.
    I mali del cosiddetto “progresso” non si fermano certo al di fuori delle mura domestiche.

    Riguardo agli ammiccamenti o peggio verso le persone sposate, sono una delle peggiori offese che si possano concepire. Da parte mia ripristinerei volentierissimo sia il duello che il delitto d’onore, così chi subisce determinati oltraggi imperdonabili non ha la necessità di rischiarsi ingiustamente la galera.

    • #Massimo   26 aprile 2016 at 4:41 pm

      Bravo fratello : Allah ti renderà merito !

      • #Alessio   1 maggio 2016 at 1:02 am

        Più in basso la mia risposta conclusiva, quella che inizia con “MO”. Che gran peccato non potertelo dire sul muso, aggiungendo anche altro (tutto quel che serve).

  2. #Maria   24 aprile 2016 at 8:24 am

    Alessio
    Tenere i piedi per terra,e’ sempre la migliore soluzione:nonostante tutto.
    Prova ad immaginare se il marito dovesse perdere il lavoro,non sapendo dove andare a sbattere la testa per trovarne un’altro,con in aggiunta il continuo tormentone della moglie che pretende i soldi per vivere,pensi che,in questa famigliola possa regnare la serenità? No! No! La questione e’ molto più complessa. Non mandare poi in estremis la moglie in cerca di ” fare qualcosa” perché allora si,la famiglia si sfascia,e tu diventi un buono a niente, agli occhi del mondo,se non proprio a tua moglie. È un grossissimo problema questo,al giorno d’oggi.

    Comunque in seguito sentiremo altri pareri.Dove sono le donne,che in questo forum ne vedo molto poche; non è che forse il marito glielo impedisce?

    • #jeannedarc   24 aprile 2016 at 1:01 pm

      le donne qui non mancano. anche tra gli admin… tranquilla Maria

    • #Alessio   24 aprile 2016 at 3:12 pm

      Leggi bene, anche perchè nei prossimi giorni è difficile che possa rispondere : “Lo so, purtroppo ci sono al giorno d’oggi circostanze che obbligano la donna a lavorare fuori casa.”

      Letto? Allora di quali piedi per terra parli, se io per primo ho ammesso quali siano le circostanze attuali? Ciononostante sono circostanze ingiuste ed innaturali, quindi confermo ogni parola di quanto detto. E per quanto riguarda come pensarla non ho bisogno delle opinioni di nessuno, ho la mia testa e penso con quella.

  3. #Giovanna Viscardi   24 aprile 2016 at 3:02 pm

    Bellissimo encomio della madre, dove l’eccelso ruolo sta splendidamente descritto nella mirabile Enciclica “Casti Connubii”.

    Eccezionale. Unica VERITA’.

    Come suggerito dall’autore, da leggere, studiare, contemplare e, invocando la grazia di Dio, imitare.

    Aggiungere altro è superfluo.

    Grazie Isacco.

    Sia Lodato Gesù Cristo

  4. #Maria   24 aprile 2016 at 3:27 pm

    Alessio
    Ieri ho parlato con una donna sposata madre di due figlie e tre nipoti.Il lavoro della sua vita, e’ stato quello di moglie,di mamma e di nonna. Donna onesta: casa e chiesa ma, al marito,probabilmente non gli è bastato tanta grazia di Dio. La malattia l’ha imbruttita,sgraziata nel fisico,depressa fino a sentirsi morire.Non dispone di danaro per quache piccolo regalino a figlie o nipoti. Tiene tutto sotto chiave, ignorandola ormai completamente! A quanto pare,non nutre piu’ nessun interesse per lei…..
    Questo sarebbe stato l’orgoglio di un ” marito ” per avere voluto una moglie casalinga ridotta in tali condizioni.
    Oggi,caro mio, e’diventato un lusso,permettersi la consorte a casa a servizio della famiglia,in maniera dignitosa.

    Invece,caro Alessio,io non vedo sia per niente degradante vedere un uomo con il grembiulino sostituire la donna nelle faccende domestiche.Quello che conta e’ ,per ciò che tiene dentro alla testa,almeno per me che mi ritengo abbastanza esigente.

    • #Alessio   24 aprile 2016 at 8:46 pm

      Scrivo poco perchè vado di fretta.
      Per me l’uomo dev’essere maschio in tutti i sensi, e la donna femmina in tutti i sensi.
      Tu non la pensi così? Pensala come preferisci, che tu sia modernista non è una novità.
      Ciao!

  5. #Maria   24 aprile 2016 at 4:19 pm

    In tempi passati la maggior parte delle donne lavoravano dentro casa,in campagna o in lavori artigianali propri della famiglia.Spesso, erano famiglie patriarcali per sostenerne le spese di un vivere quasi al limite.Io sono nata in una di queste, e ci ho vissuto i primi anni della mia vita.Credetemi non c’era solidarietà per niente.Venuti a mancare gli anziani nonni ogni figlio già sposato,ha pensato bene a formarsi una propria famigliola con tutte le conseguenze della scelta fatta.Lavorare e lavorare, ambedue,marito e moglie lasciando spesso i figli a casa da soli,con il cuore in gola, senza nessun controllo. Cosi si è dato il via alla corsa del guadagno per una vita più dignitosa.

    Quindi riesco a mettermi nei panni di tantissime famiglie che di questi tempi,purtroppo ,abbastanza drammatici devono rinunciare,in parte, al bellissimo ruolo di moglie e di madre.
    Essere concreti non ci fa cadere nell’errore di giudizi sbagliati.
    Diciamo allora che sarebbe stato opportuno se il titolo fosse “Elogio alla donna-madre che lavora doppiamente,rinunciando in parte ,alla propria famiglia per amore di essa”.

    La mia scelta invece è stata completamente diversa.

  6. #Maria   24 aprile 2016 at 4:33 pm

    Signora Giovanna Viscadi non sarebbe stato per niente superfluo se avesse aggiunto qualcosa di suo, anzi! Non deleghiamo sempre gl altri a dire,anche se possiamo pensarla alla stessa maniera; apparentemente! La nostra,essendo originale e’ anche piu veritiera.

  7. #Lucius   24 aprile 2016 at 6:10 pm

    Il sottoscritto,grazie al Buon Dio,ha avuto una famiglia esemplare:Papa’grazie alle sue capacita’e ai suoi sacrifici riusciva a mantenere sua moglie a casa,e noi figli a scuola.Lei era una santa,papa’un vero uomo onesto.Ringrazio Dio per avermi dato la famiglia piu’bella del mondo,che auguro a tutti! Laudetur Jesus Christus.

  8. #Maria   24 aprile 2016 at 11:01 pm

    Lucius
    Io sono sposata da ben 48 anni e, la mia scelta assieme a mio marito e’ stata quella di dedicarmi a tempo pieno alla mia famiglia.Devo dire innanzi tutto che lui,e’ stato molto collaborativo. Regole uguali per tutti : responsabili ognuno per le proprie cose da farsi.Sempre uniti nell’educazione dei figli ( che sono poi una benedizione del Signore ). L’unica cosa che ci andava stretta,un po troppo per me, meno per mio marito che ci doveva lavorare, era il dover vivere in città,cosicché si e deciso di venire ad abitare in campagna.E qui mi si è aperto un mondo alla mia portata, essendo amante della natura in generale.Il mio lavoro me lo sono costruito qua imparando a produrre,assieme a mio marito,frutta e verdura per la famiglia.Sempre ho avuto tempo per le mie cose personali i miei interessi artistici e culturali.I miei figli ambedue laureati.Io veramente posso solo ringraziare il Signore che,tutto sommato,anche se non è stato tutto facile,alla mia età posso dire che insieme a Lui e all’onesta’ e capacità di mio marito,non potevo avere di meglio.

    Mi metto però nei panni di tante donne costrette a scelte di vita ben diverse,con mariti ben diversi dal mio,maltrattate anche solo dal punto psicologico; che ci stanno a fare dentro a quattro mura con uomini di questo stampo.Scappano si cercano un lavoro,vogliono in qualche maniera,se non proprio amate, sentirsi gratificate per lo meno per quello che sanno fare.E i figli? Tutto un altro capitolo,molto più spinoso.

    Un altrettanto bell’articolo,a queste donne ” sconosciute “e, purtroppo,non tanto apprezzate,non glielo dedichiamo?
    Guardate che c’è ne sono tante più di quanto immaginiamo.

    Bella la sua testimonianza. Grazie!

  9. #Giuseppe   25 aprile 2016 at 9:46 am

    Nel film “Gioventù bruciata”, anni ’50, il “bruciato” James Dean respingeva l’immagine del padre che tentava il dialogo indossando un grembiulino: aveva bisogno di un padre, non di un mammo.
    Oggi la spinta verso l’unisex sta producendo risultati devastanti: maschi femminilizzati e svenevoli, donne mascoline e incattivite. Nei giorni scorsi ne avevo una in macchina dietro di me allo stop, che, non contenta di avermi clacsonato per una non repentina partenza, dallo specchietto retrovisore ho visto che sbraitava rabbiosamente e a lungo. Ma non è un episodio isolato, purtroppo.

    • #Alessio   25 aprile 2016 at 7:53 pm

      Grazie Giuseppe, ogni voce in più contro gli uomini rammolliti e le donne involgarite fà bene alla causa della ricostruzione.
      Ho visto anch’io quel film, il padre da quel che mi ricordo era un bravo omino di casa, uno di quelli che per quanto bravino bravino ora della fine fà più male che bene.
      Quanto a certe donne, prova a prendere la metropolitana a Milano (e di certo non solo) e quando arrivi hai le orecchie che ti sanguinano.
      Bella roba il progresso, eh? Per mia fortuna sono sempre riuscito a sfuggirgli.

      • #Massimo   26 aprile 2016 at 7:35 pm

        È un bene che il ” suo mondo ” sia passato di moda : Più ci si stacca dal patriarcato , meglio sarà per le libere coscienze di tutti . Questi retaggi mortiferi del libero pensiero vanno rinchiusi nei libri di storia…come curiosità per i posteri !

      • #Alessio   27 aprile 2016 at 12:48 am

        Massimo… non è chiaro da che parte stai.
        Se sostieni la Tradizione, grazie per il commento (ma non mi pare). Se sostieni la dissoluzione, manda pure il tuo parere non richiesto alla Redazione di RS, scritto su carta igenica chiedendo che me lo spediscano. Così saprò presto cisa farci.

  10. #Maria   26 aprile 2016 at 11:51 am

    Alessio
    Va a vivere in campagna come ho fatto io,così potrai deliziarti del canto degli usignoli del dolce fruscio delle foglie degli alberi,di ” albi e tramonti straordinari”,cosiche’ da non vedere e sentire brutture che ti turbano; ma sappi che il tuo vivere e’un vivere a metà.
    La ” Vita ” non la si programma; la vita la si vive!!

    • #Alessio   27 aprile 2016 at 12:57 am

      Sono già un grande cultore della campagna, grazie.
      Quanto al vivere a metà, non direi proprio. Ti assicuro che in un anno vedo più cose, posti e persone, e vivo più situazioni che la gran parte della gente in metà della vita.

      Quanto al mondo di dame e cavalieri, me lo sono ritagliato su misura in vari Paesi, e detto per inciso le mie dame le vorrebbero in tanti.

      Riguardo a Massimo, avendo attaccato il patriarcato suppongo che abbia attaccato me, da quì la mia risposta. Che in caso di fraintendimento sono dispostissimo a ritrattare.

      • #Massimo   28 aprile 2016 at 12:29 am

        Nessun fraintendimento : Ho soltanto notato ,in primis , come le sue parole potrebbero essere benissimo esser pronunciate da un qualsiasi imam risultando coerenti con la concezione scaturente dal Corano ! Indi , propugnavo un ancora maggior distacco dai retaggi del passato : Quando i credenti di ogni risma avevano , almeno , la scusante dell’ ignoranza della realtà !
        P.s. vale anche , per chiarirle la mia posizione in merito , per la ” gentil donzella ” con cui lei sta ‘ battibeccando .

  11. #Maria   26 aprile 2016 at 8:44 pm

    Massimo
    Vista la posizione del suo contributo non so se sia per me o,per chi! Volendo, azzardandomi a pensare sia per il mio sopra,le volevo dire che lei non ha capito niente: meno di così neanche un bambino di 10 anni ragionerebbe come lei.
    Cosa vuol dire e’un bene che “il suo mondo ” sia passato di moda? Sarebbe come dire e’ meglio che ” il suo mondo da bambino” sia passato di moda.C’ e’ una logica in questo suo parlare? Mi sto chiedendo chi le sta facendo il lavaggio del cervello,per non capire il susseguirsi dei molteplici cambiamenti della storia .
    Cosa dovrebbe dire il suo camerata Alessio, di gran lunga più intelligente di lei,che sentirebbe,per sua caratteristica caratteriale,tornare ai gloriosi tempi dei cavalieri e delle dame?
    Rispettabilissimo questo suo sentire! Perché ci si dovrebbe meravigliare.Se ci stiamo lamentando di una modernità sfrenata che non sta dando per niente buoni frutti ( anche se dentro ci dobbiamo vivere nel miglior modo possibile) perché poi veniamo a lamentare un passato,che non vorremmo più rivivere?
    Il ” patriarcato “che lei denigra e’ stato fondamentale per quei tempi,anche per quelli di oggi se c’è ne fosse la necessità.

    Un ricordo a me caro: avevo uno zio il meno considerato di tutti,voleva che io gli recitassi spesso delle poesie; mi mettevo in bella posa, ero piccolina,e come iniziavo lui incominciava a piangere.Non mi chiedevo il perché, non l’ho mai saputo.Ma se lei caro Massimo sapesse quanta ricchezza ho ricevuto da questo zio,da me il più amato.E’ stato una benedizione.
    E adesso non stia a dire più nulla,se non vuole fare la triste figura di dire ancora stupidaggini.

    • #Massimo   28 aprile 2016 at 12:34 am

      Le dame di cui parla con tanta ammirazione eran considerate poco più che bestioline domestiche : Dai sacerdoti e dai fedeli dell’ epoca ! Se ciò le aggrada….. è lei la ” gentil donzella ” , d’altronde ! 😉

      • #Alessio   28 aprile 2016 at 11:33 pm

        Allora tutto chiaro, e come tradizionalista, fascista, reazionario, patriarcale, clericale, di mentalità che alcuni definirebbero “da siculo dell’800” ecc. te lo ripeto : per quel che me ne frega della tua opinione, non richiesta nè desiderata, scrivimela pure su di un bel pezzo di carta igenica e spediscila alla Redazione a mio nome.

  12. #Maria   27 aprile 2016 at 11:39 pm

    Alessio
    Non è detto che si viva appieno la vita per le tante situazioni vissute: proprio per niente! Se non viene coinvolto il nostro mondo interiore, ne rimarremo sempre vuoti.Quando le cose sono troppe,diventano difficile da gestire a livello emozionale cosicché anche mal sopportate.

    Per quanto il tuo ruolo di cavaliere,conquistatore di dame ovunque vai, sai cosa potrebbe succederti in un futuro? Se aspetti un po’ troppo,a portatene a casa una stabile per sempre,sarai costretto a cercartela anche come badante, magari con una trentina d’anni meno di te.( e potrebbe essere,o tanto stupida, o tanto furba ).
    Credo bene poi, che potrebbe diventare anche desiderio per tanti……
    Diventeresti la barzelletta di RS.

    Questo e’ un consiglio da mamma. Non sottovalutare quello che ti sto dicendo; di questi casi purtroppo ne ho sentiti tanti.

    • #Alessio   28 aprile 2016 at 11:49 pm

      Riguardo a quel tale Massimo abbiamo chiarito, non solo non è un mio camerata, ma non è un camerata di nessuno, solo un altro rompiballe in più che ha sbagliato sito e del quale è doveroso infischiarsene in pieno.

      Quanto alla mia vita, per ora va alla grande così, di vuoto non ha assolutamente nulla.

      Riguardo alle dame, confermo ogni parola di quanto detto ma ti do assolutamente ragione sul fatto che perdere troppo tempo ad accasarsi sia un grave errore. Tra non molto dovrò seriamente pensare a farlo, anche se prima che abbia bisogno di una badante deve passare un mezzo secolo, e prima di arrivare a tale età cercherò di morire ancora vivo con l’aiuto di Dio.
      Per la cronaca, ho “vantato” fortuna in tal senso anche perchè mi rivolgo a determinati ambiti in determinati Paesi, che del resto sono gli unici che m’interessano. Suppongo che se per come sono fatto cercassi di conquistare una donna di mentalità moderna in un Paese di grande “progresso”, a parte il fatto che di farlo non m’importa nulla, dubito che avrei qualche speranza. Ma visto che sto tanto bene come sto nulla di tutto ciò mi tocca.

      • #Massimo   30 aprile 2016 at 4:31 am

        Direi che , dato il suo essere tradizionalista, fascista, reazionario, patriarcale, clericale … direi che adoperare ,persino, il supporto cartaceo da lei suggerito
        sarebbe uno spreco !
        P.s. Un tradizionalista
        che ( a quanto si capisce dai suoi scritti ) sembra un Don Giovanni… ma l’atto che consegue , ovviamente , da codesto stile di vita non era , in mente Dei, pensato esclusivamente come atto riproduttivo ? Ah…già…l’istituto della confessione…mirabile invenzione !
        P.p.s. non si esalti : IO , siculo , lo sono a tutti gli effetti…non è un ” titolo ” per tutti 🙂

      • #Alessio   1 maggio 2016 at 12:57 am

        Ah, sei siculo? Caspita, vuoi una medaglia?
        Come direbbero a Bologna (e non sono bolognese) MO VA CAGHER!
        È tutto.

  13. #Maria   28 aprile 2016 at 8:35 am

    Massimo
    l’avevo scambiato con un altro signor Massimo del forum,per questo non mi risultava chiaro il discorso.

    Che qualche sacerdote o fedele del tempo ( parlo al singolare ) avesse pensato come lei dice a quelle donne ( persone ),considerandole poco più di bestioline, e’ cosa assai grave! Sappia che, ogni giudizio,critica,offesa ad ognuno dei nostri fratelli, va diretta al cuore di Dio e Lui non lo dimenticherà ” mai “. Mi auguro che non la pensi alla stessa maniera.

    Mi scusi di che parrocchia e’…….

  14. #Annarè   16 maggio 2016 at 11:58 am

    Concordo con Isacco Tacconi, ma metto un ma: oggi la società, i politici, gli uomini di Chiesa la scuola, non sostengono più la famiglia, oggi credo si sia molto più poveri dei poveri di 60 anni fa, allora si faceva la fame, ma essendo i più dei contadini, qualcosa, arrivava sui piatti, fossero anche solo cipolle e fagioli. Non c’era tanto il problema di vestire i figli, bastavono due abiti e un paio di scarpe ed era così per quasi tutti, non era obbligatrorio mandare a scuola i figli fino quasi alla pensione e la macchina era roba di pochi ricchi. Oggi ci hanno impoveriti dentro ed è difficile trovare donne forti, perchè è difficile trovare uomini maschi. Oggi si fa presto a vedere un uomo che cade in depressione al primo inghippo con il lavoro (colleghi che rompono, datore di lavoro che stressa, lavoro insicuro etcc). Quante donne starebbero a casa se avessero al fianco uomini uomini e non bambini fragili?
    siamo difronte una realtà che ci ha resi più fragili. una realtà che ci ha imposto cose: la scuola obbigatoria, il vestire decentemente i figli (altrimenti arrivano le assistenti sociali), il mantenere i figli fino a data da destinarsi, sia perchè non c’è uno straccio di lavoro, sia perchè fino a 16 anni sarebbe definito lavoro minorile. Con questo però non intendo dire che sia impossibile fare la moglie e la madre a tempo pieno, perchè siamo, nolenti o volenti votati alla croce e chi è cattolico, la croce non la subisce, la abbraccia e la porta dietro al buon Dio. Bisogna, credo, essere coscienti che ci sono anime fragili che non ce la fanno a vivere come dice Isacco Tacconi, ma con questo non b isogna perdere la fiducia nel buon Dio che tutto può e che tutto vuole dare a chi lo vuol servire. La scelta purtroppo si fa comunque in due e anche tra persone tradizionaliste vedo uomini che non sanno rinunciare ai soldi in più che entrano con il lavoro delle mogli, perchè i figli devono studiare e poi se i figli si ammalano e se poi la casa è piccola e bisogna comprarne una più grande e se si rompe la macchina e se non si hanno un cellulare, il PC a testa e non si va in vacanza o a fare l’anno sabatico in America poi crescono frustrati, tanti se e se e se…C’è una sfiducia nella divina Provvidenza che è ormai endemica e si fa fatica a vederla dentro di noi, che ci sentiamo a volte buoni cattolici. C’è dunque una sola cosa da fare , pregare che ci venga data la grazia dell’abbandono: abbandonarci alla volontà di Dio, qualsiasi essa sia e qualsiasi croce essa comporti. Non so però dire se Dio voglia solo donne madri o suore, o a anche donne medico, avvocato, insegnante, non diamo dei limiti alla Divina Provvidenza. Di certo molto lavoro devono farlo gli uomini, perchè una moglie puù essere l’angelo del focolare solo quando l’uomo non si deprime ad ogni difficoltà, e qundo esso sia la figura forte, granitica (per la fiducia in Dio)a cui i figli devono guardare per prendere esempio.Datemi un uomo maschio e avrete donne angeli del focolare.

  15. #Annarè   16 maggio 2016 at 12:14 pm

    Io sono per le donne angelo del focolare, che non perdono sempre qualcosa di se, a volte invece possono veramente realizzare se stesse, perchè non è detto che stare a casa significhi solo spentolare o lavare pavimenti, può significare, anche scrivere, dipingere, suonare, non diamo limiti alla creatività di chi amando la Bellezza che è Dio, può dare tanta belezza attorno. Solo che ribadisco, gli uomini facendo essi stessi la parte a loro dovuta, non obblighino le donne a trsformarsi esse stesse in uomini tutto fare: moglie, madre, educatrice, idraulico, imbianchina, eletricista, sguattera, cuoca, Fuhrer quando c’è da riprendere i figli. A volte mi pare che gli uomini quando la donna è a casa credano che lei debba accollarsi tutto, perchè loro lavorano già fuori e lei non fa niente. Così invece di angeli creano dei demoni sempre incavolati, nervosi, incompresi, infelici. Equilibrio, ecco cosa ci vuole, ognuno al proprio posto a fare la sua parte, non solo le donne.

  16. #Maria   16 maggio 2016 at 3:23 pm

    Annare’
    Parliamo di ” uomini bambini”. Sono quegli uomini che si definiscono “machi”, che non devono chiedere mai; che le loro donne “amante della famiglia”……soddisfano ogni loro desiderio culinario o altro ….,che se ne stanno dalla mattina alla sera a casa da sole a riordinare ,mettere a letto i figli poi, distrutte da tanto lavoro se ne vanno a dormire e loro? Non si sa….Ma sono “uomini” e, non devono portare il crebiulino. Sarebbe una vergogna! Se non escono in cerca di qualcosa da contrastare la monotonia della giornata trascorsa, a casa servirebbe a ben poco: se non, essere solo, nervosi e insoddisfatti.
    Le cose potrebbero andare bene anche così, se non fosse per, anche loro,decidessero di prendersi qualche piccola libertà…..tanto per svagarsi.
    Le conseguenze le lascio a voi.
    Sono d’accordo con quanto scritto da Annare’.

    • #Alessio   16 maggio 2016 at 7:31 pm

      In effetti, per noi uomini il grembiulino sarebbe proprio una vergogna! Ma d’altra parte non vogliamo che le donne facciano il “macho”, vogliamo la perfetta e totale divisione dei ruoli ed è così che dev’essere.
      Il resto non è chiaro ma poco importa, quel che conta l’ho già detto.

  17. #Maria   16 maggio 2016 at 10:52 pm

    Annare’
    Poi,sa cosa può succedere? Che i signori “macho” fino ad una certa età se la spassano nella massima libertà come ” uccel di bosco”,di ramo, in ramo o, come ” l’ape” di fiore in fiore.Quando si sono stancati di avventure,anche perché c’è un limite a tutto….,pensano bene sia ora di rilasciarsi, mettere la testa a posto, trovare una brava donna,amante della casa, a servizio del marito e dei figli se Dio vorrà che c’è ne siano.Se poi queste sante donne,desiderassero in qualche modo avere dei propri spazi, perche’ fare la casalinga non sempre e’ gratificante,qualche amicizia femminile per uscire assieme, per una pizza, una passeggiata o più semplicemente comunicare con persone tramite un blog come stiamo facendo noi, lei crede che verrebbe permesso dal suo uomo? Non ci conti ! Le farebbe capire chiaramente che,non sarebbe per niente cosa buona prendersi certi diversivi .E ne conosco sa di questi signori che dicono di schifare il grembiulino.Da parte mia, sarebbero gli ultimi uomini che mi entusiasmerebbero: adatti forse a qualche “Oca”.
    Se pero,per grazia, trovassero,una compagna intelligente,credo che,non avrebbero difficoltà ad indossarlo: e…..con grande piacere.

    • #Alessio   17 maggio 2016 at 1:08 am

      Ma come ti permetti tu di dire cose di questo genere, tu che rappresenti il livello intellettuale, culturale e sociale più basso mai visto in RS?

      1- Uccel di bosco solo finchè non si hanno degli impegni formali, dopo è d’obbligo la fedeltà anche senza bisogno del Matrimonio.

      2- Brava donna sì, ma deve anche essere meritevole sul piano estetico e tu, poveretta, suppongo che non lo sia mai stata. Nel tuo ambiente di decente per gli occhi non ne gira mezza, anche perchè vanno sempre tutte in giro conciate come se avessero passato una settimana su di un albero.

      3- Donne che escono per i fatti loro, magari da sposate, magari alla sera??? Ma cos’hai bevuto???

      4- Entusiasmare te? Ma chissenefrega, scusa! Ringrazia di aver trovato un poveraccio che ti s’è acchiappata.

      5- “Oca!? Ma come ti permetti? Chi può essere più oca di una che da mesi e mesi continua a scrivere sul sito sbagliato, tanto per fare un esempio? Oca se mai sei tu e tutte le donne di casa tua, gl’insulti tieniteli chiusi in quel cranio, che tanto di spazio vuoto ne hai parecchio.

      6- Oltre a trovare donne intelligenti e belle, noi “machos” (e non “machi”, visto che non è Italiano! L’avevi notato?) le vogliamo anche femminili, che ci tengono a fare il loro ruolo di femmina ed amano che l’uomo faccia suo il ruolo di maschio. Dal momento che dubito fortemente che tu abbia mai visto una donna bella, o intelligente o femminile così come un uomo degno di questo nome (e questo se l’hai intravisto hai subito girato lo sguardo) non puoi capire quel che dico. Ma visto che vuoi commentare prova a fare lo sforzo.

      7- Ti piacciono tanto gli “uomini” con il grembiulino? Ma qual’è il problema? Il tuo maritino bravino bravino, col grembiulino, che è anche una brava donnina di casa ce l’hai, e magari avete educato così anche i figliolini. Quindi cosa rompi? Cosa insulti? Tieniti i tuoi omettini indefiniti e non annoiare noi che vogliamo l’UOMO MASCHIO e la DONNA FEMMINA, concetti che ai modernisti come te sfuggono del tutto.

      8- Non lagnarti dei toni offensivi nei tuoi riguardi, quando tu per prima li usi e te li vai a cercare.

  18. #Maria   17 maggio 2016 at 10:16 am

    Mamma mia ma cosa ho combinato! Con migliaia di ” machos” che ci sono al mondo, anche di molto vicini a me,sono andata ad intoppare in quello sbagliato?
    Perché sa signora Annare’ i lor signori, quelli con una morale cristiana , per il fatto di non aver contratto matrimonio, pensano di poter fare il pieno di ogni ben di Dio che il mondo offre poi invece……il lupo perde il pelo ma non il vizio.In questo caso,la santa donna, ha pienamente ragione cacciarlo, e farsi mantenere,visto che non ha mai lavorato per dedicarsi solo alla famiglia. Mi piace il proverbio che dice ” chi troppo vuole nulla stringe”; riguarda tutti! Stiamo attenti il Signore non lo si può ingannare .

    Mi scuso per eventuali malintesi.

  19. #Maria   17 maggio 2016 at 10:27 am

    Annare’
    Sentito! e, mi dispiace dirlo,come certuni reagiscono? Invece di ammettere che,questa, e’ una sacro santa verità, si arrabbiano e,ancora una volta,se la prendono con donne che in questo caso avrebbero tutta la ragione di questo mondo.
    Però anche qua parlo con riserva….

    • #Alessio   17 maggio 2016 at 4:10 pm

      Poveraccia… resta nel tuo mondo di poveracci, quel che dovevo dire l’ho già detto.

  20. #Maria   17 maggio 2016 at 4:50 pm

    Ma guarda un po’ ” il commentatore” per eccellenza, si blocca, di fronte ad una semplice constatazione, che è un po’ alla base di tanti fallimenti matrimoniali.E io che c’entro? È vero! Per grazia non ho mai avuto ti questi problemi: ma perché non parlarne? Allora dico,visto che, in casa mia lascio sempre le decisioni importanti a mio marito, perché dotato di fiuto,occhio capacità,non so se, a questo punto dire,se sia più “maschio lui o femmina io”. Mha! Questo e’ veramente un problema ,al quale non saprei proprio rispondere.

    • #Alessio   17 maggio 2016 at 5:41 pm

      Mi blocco perchè non ho più voglia di andare avanti, a cosa serve ripetere all’infinito il mio punto di vista (che poi è quello della Tradizione)?
      Mi sto annoiando io, suppongo anche tu ed ancora di più si annoierà chi dovesse leggere.
      Che dici, la smettiamo?

      Riguardo ai fallimenti matrimoniali, ne so molto poco, nella mia famiglia non se ne sono mai verificati ed anche molto pochi tra la gente che conosco.
      Da quel che posso supporre, non si possono stabilire delle regole generali… se no da parte mia potrei dire che se un uomo non è abbastanza uomo spinge la moglie a cercare fuori quel che non trova dove dovrebbe.
      Comunque, i matrimoni falliti non sono un argomento che conosco nè sul quale m’interessa stare tanto a parlare.

      Direi di chiuderla quì, a meno che non salti fuori un altro pirla come quel tale Massimo (vedere sopra) che ho mandato dove meritava.

  21. #Maria   17 maggio 2016 at 6:32 pm

    D’accordo! Argomento chiuso anche da parte mia. Adesso vado a raccogliere le fragole.Domani mattina devo fare la marmellata.
    Ciao.

    • #Alessio   17 maggio 2016 at 8:06 pm

      Io invece le ho comprate, ma raccoglierle è di certo più soddisfacente. Come si chiamano quelle specie di fragoline di bosco rotonde che hanno solo un leggero sapore di erba?

  22. #Maria   17 maggio 2016 at 9:41 pm

    Alessio
    A volte mi fai tenerezza sembri un bimbo che vuole fare l’adulto.Sbaglio vero? Ma certo che sbaglio…..
    Le fragoline si chiamano ” frutti di bosco ” che io sappia.

    Guarda che il primo sacerdote ti starà aspettando per completare la confessione……

    • #Alessio   18 maggio 2016 at 3:11 am

      Alle volte mi fai tenerezza tu, quando ti butti sui tasti senza collegare il cervello alle mani. Sembri una persona con problemi mentali che vuole fare la sana. Sbaglio vero? Ma certo che sbaglio…..

      Le fragoline di bosco, dal caratteristico sapore e dalla classica forma, spesso più allungata rispetto a quella delle fragole non di bosco, sono una cosa.
      Esiste però anche una pianta del tutto differente, che produce un frutto simile nell’aspetto ma molto più tondeggiante, che non ha per niente sapore di fragola, di fragolina o di frutta. Hanno solo un leggero sapore di erba. Le hai mai viste? Sembra di no, eppure sono parecchio comuni.
      T’ho fatto la domanda perchè visto che sapevi del colore del becco dei merli magari sapevi anche questa. Ripeto : sembrano fragoline di bosco ma non lo sono, il sapore è del tutto diverso, e non è di frutta.

      Il primo “sacerdote”? Chi, l’eretico filoislamico? Ma quello è come il frutto che ho appena descritto : al vederlo sembra un frate domenicano, ma la sostanza è del tutto diversa, e non è cattolica.