I ‘matrimoni gay’ tra gli ebrei di Buenos Aires

 

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di Cristiano Lugli

 

 

La comunità ebraica [riformata, ndr] di Buenos Aires ha aperto le danze degli “sposalizi gay” celebrati in “paramenti liturgici”. Lo scorso 10 aprile, nella sinagoga della Nuova Comunità Israelita Emanu El, Romina Charur e Victoria Escobar sono  state dichiarare “spose” da una rabbina della comunità.

“Questo è un passo storico all’interno della comunità ebraica e una grande felicità per noi tutti” – ha dichiarato la prima, accompagnata alla cerimonia da Gustavo Michanie, presidente dell’associazione Ebrei Argentini Gay. E con la stessa enfasi ha esultato Victoria Escobar, fra le due quella avente ruolo “mascolino”:
“Non ci posso credere, abbiamo combattuto molto per questo e, alla fine, qual giorno è arrivato. Noi siamo il primo matrimonio gay nel verbale del Tempio“. “In quest’ottica, un rito religioso è fondamentale. Ora vogliamo avere un figlio e se Dio vuole, arriverà presto” – prosegue Victoria Escobar, specificando che si rivolgerà ad un trattamento di inseminazione in vitro.

Una persona che ha una così artificiale visione della potenza della vita, non può del resto aver alcunché di retto o sapienzale nella visione di Dio. Il dio di queste due signorine, signore, quel che sono, non è altro che un impertinente egoismo deviato, pronto a soddisfare e a smuovere tutte le richieste di un’umanità appagata solo dalla costante esecrazione contro la legge divina, che per sua ragione di esistenza non ha nulla a che vedere con quell’abbandono a Dio a cui vorrebbe ricorrere la signora Escobar.

Purtroppo però, casi come questi non sono i primi e non saranno ahimè nemmeno gli ultimi, forse anzi  potremmo dire che “le nozze sono aperte”. Già nella “chiesa” protestante ed anglicana si sono verificate unioni in veste “religiosa”.

Su questa scia, con un sincretismo inequivocabilmente sfacciato e spacciato sotto le candide vesti dell’ecumenismo, potremo aspettarci di tutto. Stranamente i siti e le testate LGBT italiane sono già in fermento per questa entusiasmante news, non vedono l’ora che le porte e i muri vengono abbattuti anche nella Chiesa Cattolica. Il vero obiettivo d’altronde non è altro che il medesimo, passare per un unione civile ed arrivare ad un unione “religiosa”: “il matrimonio gay nel verbale del tempio”.

Non si può inoltre fare a meno di ricordare che in quella stessa sinagoga si recò il 12 novembre 2012  l’allora cardinale di Buenos Aires, Jorge Mario Bergoglio, per accendere uno  dei lumi della lampada a nove ceri della festa di Hanukkah.

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Gli stessi “fedeli” della sinagoga parteciparono poi con tutta probabilità alla commemorazione della Kristallnacht organizzata dalla B’nai B’rith, che richiese fosse guidata proprio dall’attuale Pontefice.

Al party sincrecumenico parteciparono, oltre ai “fratelli maggiori”, rappresentanti di “chiese” luterane, metodiste, presbiteriane e cattoliche.

La B’nai B’rith, che altro non è che una superpotenza ebraico-massonica, opera attivamente all’interno della Nuova Comunità Israelita Emmanu El: tutto si può fare allora davanti a queste notizie, fuorché stupirsi. Piuttosto bisogna pregare che queste immagini di unioni omosessuali  non si debbano trovare riproposte all’interno di cattedrali cattoliche; chi sa però che vi è un’unica religione, Vera e possibile, sa anche che la Vergine Santissima non riuscirebbe a trattenere ancora il Braccio di Nostro Signore Gesù Cristo davanti ad un simile ed ulteriore scempio.

Dentro ai templi dei rinnegatori ed uccisori della Verità, possiamo invece aspettarci questo e molto altro ancora.

 

 

3 Commenti a "I ‘matrimoni gay’ tra gli ebrei di Buenos Aires"

  1. #rosa   16 aprile 2016 at 8:16 pm

    Che aspettarsi da Ebrei riformati che stanno agli Oortodossi come i Calvinisti ai Cattolici?

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  2. #Alessio   16 aprile 2016 at 8:41 pm

    Anche gli ebrei si tirano la zappa sui piedi con la coltura intensiva del finocchio… un bell’autogol, da parte loro. Nonostante i conati di vomito che l’idea riesca sempre a provocarmi.
    Povera Argentina, altra terra ex cattolica massacrata dalla Massoneria e della dabbeaggine dei suoi abitanti. Sarebbe interessante un commento da parte d’un suo ex cittadino, oggi molto famoso, che avrebbe fatto bene a diventare pizzaiolo a La Boca invece che mettersi a fare danni atroci alla Chiesa.

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  3. #Jade   22 aprile 2016 at 12:31 am

    Chi di spada ferisce di spada perisce, non è così? Non sono in B’nai B’trith che sono accorsi festanti
    a Pzza. San Pietro per festeggiare il loro quarto pupillo che sono riusciti a imporre al Conclave da Montini in poi? Che fine a fatto la Torah?

    P.S.
    per Alessio

    Il commento “il suo ex cittadino ora molto famoso” l’aveva già fatto con una delle tante improprie uscite: “Chi sono io per giudicare,,,” Ricorda? Quello che fa piu’ schifo sono i cattolici che hanno presenziato alla celebrazione delle “affinità elettive”.

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