Killer in corsia: l’Italia si indigna per un crimine che domani potrebbe essere un diritto

 

eutanasia

 

 

di Tommaso Scandroglio

 

 

Killer in corsia. Questo è il nome dell’indagine dei Nas che ha portato all’arresto della 55enne infermiera Fausta Bonino la quale, così pare, avrebbe ucciso presso l’ospedale di Piombino 13 pazienti tra i 61 e gli 88 anni nell’arco del biennio 2014-2015. La modalità era sempre quella: iniezione di eparina con dosi da cavallo che provocava emorragie interne letali. I pazienti, tutti ricoverati presso l’Unità operativa di anestesia e rianimazione, non erano solo malati terminali, ma anche degenti con prognosi assolutamente fauste.

Secondo le indiscrezioni la donna era depressa e faceva uso di alcol e psicofarmaci. I motivi che l’hanno spinta a questa serie di omicidi non sono ancora chiari. Se lo avesse fatto per pietà allora potremmo parlare sicuramente di eutanasia. Le motivazioni che potrebbero mettere dietro le sbarre a vita l’infermiera di Piombino sarebbero infatti esattamente quelle che in Belgio, Olanda e in altri stati del mondo legittimano il medico a porre fine alla vita di un paziente sofferente. Da crimine a diritto il passo è breve, basta nobilitare giuridicamente il fine perseguito da chi indossa un camice bianco. Che poi ci sia stato o meno il consenso del paziente poco rileva ai fini di qualificare la fattispecie come eutanasia.

Laddove l’eutanasia è legge di stato ormai sono parecchi i casi in cui si toglie la vita ad una persona non consenziente. Perché ciò che rileva è il “best interest” del futuro de cuius, espressione usata anche dalla giurisprudenza nostrana quando diede semaforo verde alla soppressione di Eluana Englaro. Tu non sei in grado di capire che ti facciamo morire per il tuo bene, ma noi sì.

Però le indagini potranno evidenziare altre motivazioni che hanno condotto la signora Bonino a dispensare la morte in corsia, non riconducibili quindi all’eutanasia che è un dare la morte perché la persona non soffra più nel corpo come nella psiche. Infatti in casi analoghi e precedenti, come quello di Daniela Poggiali (condannata di recente all’ergastolo) e Angelo Stazzi, le ragioni che stavano alla base degli omicidi erano di natura psicotica: manie di grandezza, senso di onnipotenza, desiderio di essere al centro dell’attenzione. Caso a sé è stato quello di Sonya Caleffi che, accanto ad un’asserita mania di protagonismo, ammise che a guidare la sua mano assassina c’era stato anche un malsano senso di pietà: “Quelle persone destinate a morire in poco tempo mi facevano pietà. Ecco perché ho accelerato i tempi del loro decesso”, dichiarò la tapina nel 2004 quando si costituì.

Ma la vicenda odierna della Bonino, al di là delle motivazioni omicidiarie della stessa, potrebbe comunque interessare il tema dell’eutanasia. Il Gip di Livorno ha infatti evidenziato alcune aggravanti connesse all’ipotesi di omicidio: la violazione dei doveri di chi esercita pubblico servizio e l’aver approfittato di circostanze in cui le vittime erano in difficoltà. In merito alla prima aggravante appare a noi tutti lapalissiano che il medico o l’infermiere che uccide un paziente assume una condotta contraria alla natura della sua professione, chiamata invece sempre a curare gli assistiti e se possibile a strapparli dalla morte.

Ma se passasse una legge sull’eutanasia – e sul tavolo del nostro Parlamento attualmente ci sono un po’ di proposte tese a legittimare la “dolce morte” – il munus del medico e del personale infermieristico cambierebbe e il procurare la morte non violerebbe più nessun dovere deontologico di chi esercita pubblico servizio. Proprio perché uno dei servizi pubblici sarebbe la soppressione degli ammalati.

In merito invece alle circostanze in cui si sono verificati gli omicidi, circostanze che vedevano i pazienti assolutamente inermi nei confronti delle azioni della Bonino, tali scenari sono all’ordine del giorno in tutti quegli ospedali dove si pratica l’eutanasia. La situazione di difficoltà evidenziata dal Gip è infatti quella del malato terminale, quella del paziente con patologie neurodegenerative, depresso o con disabilità, quella del minore e dell’anziano, nonché quella di chiunque spaventato se non terrorizzato dall’idea che i suoi giorni ormai stanno finendo.

Ciò a dire che le aggravanti indicate giustamente dal giudice, domani potrebbero essere invece considerate condizioni e presupposti assolutamente idonei e validi per uccidere qualcuno. E dunque chi plaude oggi alle motivazioni addotte dal Gip in futuro non potrà, pena la mancanza di coerenza, schierarsi a favore dell’eutanasia e chi, al contrario, già ora si batte per il “diritto” a morire, non può che esecrare le aggravanti citate e dare il proprio plauso a tutti quei Dottor Morte che in giro per il mondo uccidono i pazienti per un falso spirito di pietà.

 

Fonte

 

 

23 Commenti a "Killer in corsia: l’Italia si indigna per un crimine che domani potrebbe essere un diritto"

  1. #bbruno   1 aprile 2016 at 2:16 pm

    sì, certo, bisogna aspettare che dio faccia la legge, e dio è il Popolo: con la legge tutto va ben, l’ha voluto dio, cioè il Popolo!

  2. #Alessio   1 aprile 2016 at 2:58 pm

    Il caso giudiziario, di per sè, si commenta da solo.
    Riguardo al “diritto di morire”, ovviamente conosco le posizioni della Chiesa ma preferisco non esprimermi a riguardo ; non voglio permettermi di giudicare tragedie altrui il cui solo pensiero mi atterrisce.

  3. #Diego   1 aprile 2016 at 8:45 pm

    “Laddove l’eutanasia è legge di stato ormai sono parecchi i casi in cui si toglie la vita ad una persona non consenziente.”
    “Tu non sei in grado di capire che ti facciamo morire per il tuo bene, ma noi sì.”

    Caro Alessio, posto che l’eutanasia è SEMPRE e COMUNQUE SBAGLIATA, crede veramente che essa uccida “soltanto” chi vuole morire?
    Sa quanti omicidi di persone non consenzienti sono stati compiuti attraverso di essa?

    • #Alessio   2 aprile 2016 at 2:39 am

      Caro Diego,

      non confondiamo, io evito di esprimermi più di tanto in merito perchè ritengo tali argomenti molto più grandi di me, direi molto più grandi di tutti a parte di Dio.
      Il sopprimere una persona innocente che vuole vivere è un puro assassinio, e non mi soffermo a parlarne.

      Quel che non mi sento invece di giudicare è la condizione di una persona la cui vita sia una costante fonte di sofferenza.
      Ci sono persone che vivono bloccate in un letto da anni, o anche attaccate a macchine varie (tipo polmone d’acciaio), senza speranza di ripresa miracoli a parte.
      Ci sono altre affette da malattie degenerative incurabili che hanno la consapevolezza di scivolare in modo irreversibile verso lo stato vegetativo.
      Altre ancora hanno malformazioni tali che, anche qualora non ne impedissero i movimenti (cosa che comunque spesso accade) rendono il loro aspetto fisico così terribile da relegarle ad una vita presumibilmente solitaria e dolorosissima. Prova ad inserire nelle immagini di “Google” le parole “Sindrome di Treacher Collins”, “Sindrome di Proteo”, anche in Inglese con “Proteus Syndrome” ed “Elephantiasis”. Tanto per avere alcuni esempi.
      Se in uno qualsiasi di tutti questi casi che ho citato, il soggetto in questione desiderasse la morte o se un parente gliela desse io non mi sentirei affatto di condannarlo. Dio mi perdoni, però la penso così visto che io per molto meno non avrei altro desiderio che farla finita al più presto possibile, e che se una persona cara in tali condizioni mi chiedesse di farlo per lei glielo farei di certo.

      Non dico che il mio sia il ragionamento più giusto nè tantomeno più cristiano, ma non mi sento in grado di sentenziare su tali immani tragedie, affido mè stesso per questa mia debolezza alla pietà di Dio insieme a coloro che patiscono queste spaventose circostanze.
      Se qualcuno, grazie a Dio sano e con parenti sani, si sente così potente da dire la sua in modo categorico pur essendo totalmente al di fuori da tali tristissimi drammi, che lo faccia pure. Io in questo caso passo e mi ritiro in buon ordine.

      • #Diego   3 aprile 2016 at 11:53 pm

        Caro Alessio, mi scusi per il ritardo nel risponderle!
        Umanamente capisco quello che lei dice: ci sono tante patologie e tante condizioni che farebbero venire voglia di smettere di vivere!
        Cattolicamente parlando però bisogna dire che Dio solo é padrone della nostra vita, come di quella
        del prossimo e che ne è PADRONE ASSOLUTO!
        Non spetta a noi decidere quando uscire da questa vita e neppure quale vita ha più valore di altre. Un piccolo esempio: non è lecito uccidere un’innocente neppure per salvare 100 innocenti che altrimenti morirebbero di morte naturale o sarebbero uccisi da altri: in altre parole, la vita UMANA è INDISPONIBILE (e le uniche eccezioni a questo sono la pena di morte (che è lecita solo sui colpevoli), la legittima difesa e la guerra giusta).
        Per lo stesso motivo NON è mai lecito uccidere neppure chi soffre tantissimo e ci chiede di ucciderlo: farlo significherebbe negare la signoria assoluta di Dio su di quella persona, sarebbe un “metterci al posto di Dio”!
        Noi non possiamo disporre neppure della nostra vita: quando finirà è una decisione che spetta solo a Dio e, per quel che riguarda le patologie da lei indicate, vanno accettate come CROCI da portare: la strada per il Paradiso è difficile per tutti, per alcuni è più difficile che per altri!
        Le cure anti-dolorifiche e anti-depressive sono, ai nostri giorni, molto efficaci, si può alleviare buona parte della sofferenza psico-fisica!
        Se poi qualcuno soffrisse a tal punto da perdere parzialmente o totalmente l’uso della ragione e dovesse suicidarsi, Dio saprebbe benissimo che la colpevolezza sarebbe attenuata se non addirittura annullata per deficit o assenza di avvertenza e/o di consenso!

      • #Alessio   4 aprile 2016 at 2:03 am

        Carissimo Diego,

        non si preoccupi per il ritardo, anzi, La ringrazio molto per la risposta.
        Mi è assolutamente chiaro che posto davanti a simili tragedie NON sarei mai in grado di seguire la Dottrina, in me prevarrebbe certamente il lato più debole ed umano, tanto riguardo a mè stesso come riguardo a persone care (opportunità che non voglio neppure considerare per un istante).
        Umanamente, ritengo che la vita debba necessariamente essere degna della vita, e passarla imbottiti di psicofarmaci per poter sopportare l’isopportabile, dando allo stesso tempo immani sofferenze e problemi ai familiari, non sia un’opzione accettabile.
        Per fortuna, così come esiste il peccato esistono la Confessione e nell’impossibilità di questa il salvifico pentimento (perfetto od imperfetto), quindi ci si può salvare da un inferno terreno senza per questo dover precipitare in quello eterno.
        Vista la mia debolezza in materia, non mi sento minimamente di giudicare chi in simili tragici casi adottasse un comportamento diverso da quello comandato dalla Chiesa.

        Quanto al non uccidere un innocente per salvarne tanti altri, eventualità decisamente remota, purtroppo anche qua non sarei all’altezza della Dottrina, in particolare se tra le persone da salvare ce ne fosse una alla quale voglio bene.

        Ritengo, comunque, che anche le condizioni e l’età degli innocenti del caso debbano avere un ruolo nel determinare le circostanze. Per esempio, sacrificare un novantenne per salvare un ventenne, o sacrificare un menomato (handicappato o altro) per salvare un sano.
        Facendo un altro esempio improbabile, ma chiarificatore, nel caso di un parto nel quale sia possibile salvare uno solo dei due gemelli, di cui uno sano e l’altro affetto da una qualche grave ed incurabile patologia nota (considero gravi anche quelle che abbiano un pesante impatto “solo” sul piano estetico, senza per forza pregiudicare la salute o la capacità motoria) l’unica scelta sensata sarebbe quella di salvare il sano sacrificando l’altro ; a priori sembrerebbe palese, ma da un punto di vista cristiano c’è chi potrebbe dire che la scelta di quale dei due far sopravvivere toccherebbe solo a Dio, e che un intervento d’altro tipo non sarebbe che un’inaccettabile ingerenza. Pur tuttavia, sostengo che sacrificare chi potrebbe avere una vita normale ed appagante per mantenere al mondo qualcuno che non sa neppure d’essere vivo o ancor peggio lo sa e non vorrebbe esserlo, sia una follia da qualsiasi parte la si possa girare.

        Riguardo al cosiddetto “accanimento terapeutico”, non credo che impedirlo sia contrario alla Dottrina, visto che non intervenendo in modo continuativo il paziente cesserebbe di vivere in maniera naturale.

        Dio mi perdoni e mi scampi da queste cose, mi faccia combattere quanto vuole contro i Suoi nemici ma da questo mi scampi.

  4. #Maria   2 aprile 2016 at 11:26 am

    E io aggiungo: oltre l’eutanasia ci sono altre tragedie che coinvolgono l’essere umano; ma non ce ne accorgiamo ,volutamente non vogliamo vederle,vengono a disturbare la nostra sensibilità.

    Ci farebbe bene,saper guardare in faccia le tante triste realtà della vita. Chissà se Il buon Dio,voglia trasmetterci qualcosa attraverso le croci di tanti nostri fratelli….

    • #Alessio   2 aprile 2016 at 8:54 pm

      Ci farebbe bene anche passare dalle parole ai fatti, per aiutare chi ha bisogno ci si deve anche mettere una mano in tasca di quando in quando, fare vento col giornale serve a poco.

      Quanto alle croci dei nostri fratelli (quelli veri, quindi NON massoni, invasori, depravati et similia), come mezzo per trasmetterci un messaggio divino mi sembra quantomeno discutibile… non ce lo vedo per niente Nostro Signore far venire un cancro a qualche innocente perchè far capire qualcosa ad altri.

  5. #Maria   2 aprile 2016 at 10:53 pm

    Alessio
    Il Signore,non è per niente responsabile delle nostre croci.
    Il nostro peccato originale lo è! Quindi, se non è il Signore,che viene ad illuminarci sul perché di tante nostre sofferenze, dimmi te: da chi potremmo andare? ” Solo lui ha parole di vita eterna”.

    Se ci venisse a mancare questa speranza,che senso avrebbe vivere in mezzo a tante pene?

    • #Alessio   3 aprile 2016 at 1:12 am

      Va bene… volevo solo appurare il punto della responsabilità, visto che ho anche sentito dire che sia Dio a mandarci le sofferenze in base a dei misteriosi disegni divini ; teoria che ho sempre giudicato assurda, non immagino infatti perchè Nostro Signore dovrebbe in qualche modo volere il nostro male. Quello che ci vuole male è infatti Satana, non Dio.

      Quanto al senso delle pene che arrivano senza colpa, come le malattie, non ne ho mai trovato uno. Per quel che ne so le pene ci sono e basta, senza una ragione precisa. Si può anche offrirle in suffragio delle anime del Purgatorio, ma da parte mia restano un qualcosa di casuale, che fà parte di questo mondo.

  6. #western300b   3 aprile 2016 at 9:22 am

    Mi sorprende tutavia il metodo utilizzato. La morte per emorragie interne diffuse, indotte dall’eparina, non è affatto una dolce morte. E’ un po lo stesso metodo usato con il veleno per i topi che è a base di dicumarolo. I topi muoiono per emorragia interna che provoca forti dolori e forte arsura. Si usa questo metodo affinchè i topi scappino alla ricerca di acqua e muoiano lontano dal luogo dell’avvelenameno.
    Se l’infermiera piombinese fosse stata mossa da pietà avrebbe usato altri metodi, ovvero altri farmaci, il cui utilizzo, effetti e dosaggio conosce molto bene

    • #Alessio   4 aprile 2016 at 3:56 pm

      Pare che tra il nome Bonino e la morte iniqua di innocenti indifesi esista un rapporto costante.

      • #lister   4 aprile 2016 at 7:24 pm

        Avevo avuto anch’io lo stesso pensiero, Alessio. I Latini non sbagliavano con il loro “nomen omen”.

        Per la questione sollevata, condivido in parte la tua posizione sulla dolce morte.
        In parte, perché, come in moltissimi casi dove c’è da prendere una decisione, bisogna trovarcisi, secondo me.
        Non escludo, cioè, che in casi estremi, si possano prendere in considerazione estremi rimedi.
        Ma non me la sento di schierarmi a priori a favore della cessazione di una vita.
        Parlavi del “polmone di acciaio”. C’è una donna che ci vive serenamente da 60 anni e non se ne duole. Io non so se la prenderei altrettanto serenamente. Non lo so, ecco.

        Eluana Englaro vegetava, non viveva. Ma che ne sappiamo noi se lei fosse stata in grado di accettare o no quel suo stato? Che ne sapeva il padre? Con quale diritto ha potuto decidere la sua morte? Chi lo dice che non sarebbe stato indice di maggior amore paterno il lasciarla vivere/vegetare?

        Tutti i casi che tu hai portato ad esempio sono certamente casi estremi, eppure io non sono certo che la soluzione migliore possa essere la morte del soggetto.
        Magari, poi, sarei il primo a scegliere quella soluzione, ma non escludo che potrei negarla.

        Ferma restando ogni motivazione di carattere dottrinale cristiano, comunque non negoziabile.

      • #Alessio   4 aprile 2016 at 7:58 pm

        Caro camerata,

        è un argomento estremamente spinoso. Dal punto di vista cattolico sono contrario, ma dal punto di vista umano sono favorevole. E’ vero che la Dottrina deve prevalere sul pensiero individuale, ma so perfettamente che io piuttosto che passare la vita su di una sedia a rotelle preferirei la morte, anche avendo il perfetto uso di tutto tranne che delle gambe.
        Quindi ben lungi da me il pontificare riguardo a circostanze che terrorizzano me per primo.
        Non è una meraviglia per un cattolico dire certe cose, ma sono convinto che il Signore, nella Sua infinita misericordia, possa capire e perdonare dei gesti dovuti alla disperazione più profonda.

  7. #Maria   4 aprile 2016 at 11:38 pm

    Alessio
    Troppo facile tirare in ballo la misericordia del Signore solo quando ci fa comodo.Dovrebbe essere pure misericordioso per la disperazione di una donna che abortisce,quando un marito nella disperazione uccide la moglie per gelosia e cosi via ..A quante disperazioni profonde l’uomo e’ soggetto.Abbiamo continuamente sotto gli occhi folle immense di persone disperate che scappano dai loro paesi per guerre e fame; e noi a maledirle perche’ vengono a disturbare la nostra quiete …

    Mio cognato colpito da ” sclerosi a placche progressiva”, poco più che ventenne costretto in una sedia rotelle per quaran’anni,ogni mattina, quando si svegliava,ringraziava il Signore per la vita che ogni giorno aveva in dono.
    Sposato con due figli,ha lasciato questa dimora terrena un anno fa.
    Caro Alessio sappi che il nostro Signore lo sentiamo tanto più vicino, quanto più,siamo nel bisogno e nelle difficoltà’.
    Non ci si ” dovrebbe ” mai sentire disperati se sappiamo confidare in Lui.
    Da leggere il Diario di Faustina kowalska “Signore confido in Te”.

    • #lister   5 aprile 2016 at 9:29 am

      Per una volta tanto, sono d’accordo con Maria.
      Tra le Virtù Teologali, oltre la Fede e la Carità, c’è la Speranza.

      Da non confondere, comunque, la Carità con l’accoglienza di “folle immense di persone che scappano dai loro paesi” imposta da governanti incapaci e predicata da falsi papi.

    • #Alessio   5 aprile 2016 at 1:38 pm

      Vado con i numeri :

      1- Tiro in ballo la misericordia solo perchè so che io non avrei MAI la forza di sopportare certe situazioni, quindi non posso pretendere dagli altri qualcosa che io per primo non farei.

      2- Il marito che uccide la moglie infedele per gelosia, e per ONORE, ha tutta la mia stima purchè uccida anche l’amante. E se l’amante sapeva di lui, deve ucciderlo in modo cruento. Questo almeno è quello che io farei certissimamente, e prego Dio di non dover mai fare, non per il problema ad accoppare chi se lo merita ma per il dolore ed il disonore del tradimento.

      3- Le famose “masse” sono solo dei maledetti invasori, contro i quali bisognerebbe solo mandare l’esercito. Se ci tieni tanto ad appoggiare il piano Kalergi, fallo a casa tua, ma non venire ad annoiarci con ‘ste balle.

      4- Tuo cognato ha avuto una forza ammirevole, ma dal momento che da questo punto di vista io non ce l’ho non posso dire agli altri che debbano averla.

      5- Suor Faustina sarà stata un’ottima suora, non lo metto in dubbio, ma certe sue dichiarazioni lasciano presupporre delle turbe mentali periodiche.

      • #lister   5 aprile 2016 at 3:55 pm

        E’ quel “MAI”, Alessio, che non condivido.
        ” la forza di sopportare certe situazioni” ce la dà la Speranza, la grande Virtù in cui bisogna confidare.

      • #Alessio   6 aprile 2016 at 1:17 pm

        Caro Lister,

        pensa ai casi che ho elencato, e guarda le orrende immagini delle patologie che ho citato… dal momento che la speranza di una guarigione è pressochè inesistente (grandiosi miracoli a parte), quale sarebbe la Speranza che nomini? Visto che in simili circostanze ogni speranza terrena è ridotta ai minimi termini suppongo che tu ti riferisca alla speranza della Gloria Eterna, ma per arrivarci non è certo indispensabile patire prima un inferno in Terra. Quindi, in quelle condizioni, prima si chiude con la vita terrena e meglio è.
        Esistono anche casi di estrema povertà davanti ai quali può sorgere spontanea la domanda :-Poveretto, ma cosa è nato a fare?-, a maggior ragione davanti ad agghiaccianti condizioni di salute e/o fisiche.
        Da parte mia preferisco prendere ogni distanza possibile da giudizi riguardanti tali argomenti, preferisco mettere le mani avanti e dichiarare la mia inadeguatezza a riguardo con un bel “MAI” lapidario.

  8. #Maria   5 aprile 2016 at 2:07 pm

    Cristo stesso ,sulla croce ha provato,con sentire umano, l’abbandono del Padre : ” Padre mio se puoi allontana da me questo calice “; ma poi ” Non come voglio io ma come vuoi Tu”.

    Sia quindi fatta la Tua volontà,o mio Dio e mio Tutto!!!

    Alessio e’ molto sincero quando esterna le sue paure e i suoi limiti.Forse dovremmo avere il coraggio di essere tutti più obbiettivi.
    Poi,riconoscenti di tante nostre povertà, saremo in grado di aprire la porta al Cuore Misericordioso del nostro Signore.

    • #Alessio   5 aprile 2016 at 2:17 pm

      Bhe, grazie mille della comprensione.
      Mentire riguardo ai miei limiti mi farebbe sentire ridicolo prima di tutto davanti a mè stesso, visto che dopo Dio sono colui che meglio sa fin dove posso arrivare ed in quali cose.
      Riguardo ai problemi dei quali abbiamo parlato, posso solo pregare di non averci mai nulla a che fare da troppo vicino e per il sostegno di chi purtroppo ci si ritrova dentro.

  9. #Maria   5 aprile 2016 at 2:17 pm

    Certo che, non possiamo pretendere un Dio a nostra immagine e somiglianza.
    Tu caro Alessio per quel poco che ho avuto modo di conoscerti non avresti il coraggio di uccidere neanche una mosca.
    Per grazia.ricevuta.

    • #Alessio   5 aprile 2016 at 8:08 pm

      Lascio perdere quanto quest’affermazione possa essere offensiva, non sei in grado di capirlo come a quanto pare non sei in grado di capire gli esseri umani.
      Ciò che spero è che la sbirraglia massonica la possa pensare come te il più possibile.

      Comunque per il futuro tieni tali giudizi confinati al tuo parentado, o comunque non rivolgerli più su di me, non confondermi con i vostri. Non mi conosci e non mi capiresti manco se te lo ordinasse Bergoglio.