Lettera agli amici e benefattori n° 63 (6 gennaio 2003, sul triste destino degli ‘accordisti’)

Ms. Bernard Fellay.

Pubblichiamo questa Lettera agli amici e benefattori del 2003, scritta da Mons. Fellay per ammonire il popolo “tradizionalista” dai colossali rischi dell’accordismo. Campos, già baluardo della Resistenza contro il neomodernismo, cadeva davanti agli occhi di tutti. Un documento storico di sicuro interesse. Grassettature e sottolineature nostre. [RS]

 

Cari Amici e Benefattori,
Le nostre relazioni con Roma

ancora una volta vi inviamo questa lettera con un certo ritardo. Ancora una volta abbiamo esitato a scrivervi nel timore di eludere un elemento importante negli sviluppi delle nostre relazioni con Roma, soprattutto dopo gli accordi di Campos.
È evidente che, agli occhi di Roma, ciò che è stato fatto a Campos dovrebbe rappresentare il preambolo della nostra “regolarizzazione”.
Da parte nostra consideriamo invece che ciò che è accaduto ai nostri vecchi amici deve servirci da lezione.

In sé e in generale, le intenzioni di Roma nei confronti della Fraternità sono piuttosto per un accordo. Da più parti sentiamo dire che il Sovrano Pontefice vorrebbe regolare questa questione prima di morire.
D’altra parte, i nostri timori a proposito degli accordi di Campos si sono rivelati fondati, e gli sviluppi che constatiamo nell’Amministrazione Apostolica, contrariamente alle aspettative romane, ci confermano nella sfiducia.
Certo, si tratta di sfumature molto sottili e suscettibili di cambiamenti, di sorprese e di nuovi sviluppi, simili a quelli che si possono riscontrare in tempi di politica instabile. In una tale situazione è quasi impossibile prevedere le future evoluzioni.

Nei retroscena del Vaticano, noi constatiamo una certa rimessa in discussione degli sviluppi di questi ultimi decenni, la volontà di certuni di correggere la deriva, ma resta evidente che i principi che governano la Roma attuale sono sempre quelli dell’attuazione del Concilio così come l’abbiamo sperimentato in questi ultimi quarant’anni. Nei documenti ufficiali e nella linea generale non notiamo la rimessa in questione di questi principi; al contrario, ci sentiamo ripetere che il movimento iniziato dal Vaticano II sarebbe irreversibile, cosa che ci obbliga a chiederci da dove provenga il cambio di atteggiamento nei nostri confronti.
Senza escludere altre spiegazioni, la risposta si trova innanzi tutto nella visione pluralista ed ecumenica che regna ormai nel mondo cattolico. Questa visione, infatti, finisce col fare avvicinare tutti senza che venga più richiesta alcuna conversione: come ha detto il cardinale Kasper a proposito degli ortodossi e dei Giudei. Appare evidente che in una tale prospettiva si troverà il posto anche per la Tradizione, ma… Una tale visione non possiamo accettarla, non più di quanto un insegnante potrebbe accettare il pluralismo in matematica.

Giorno verrà, ne siamo assolutamente certi, che Roma ritornerà alla sua Tradizione, la rimetterà al primo posto, e noi aspettiamo con tutto il cuore questo giorno benedetto. Ma per adesso, non siamo ancora così avanti, ed ogni illusione sarebbe mortale per la nostra Fraternità. Possiamo constatarlo esaminando gli sviluppi di Campos.
Per fare il punto della situazione, vorremmo sottolineare due elementi dell’evoluzione di Campos: l’evoluzione del comportamento di Campos nei confronti delle autorità romane dopo l’accordo, e, di conseguenza, la distanza che aumenta sempre più tra noi e Campos, con tutti i contrasti che questo implica.

I cambiamenti a Campos

Campos, per bocca del suo mentore Mons. Rifan, afferma ai quattro venti che niente è stato cambiato, che i sacerdoti dell’Amministrazione Apostolica sono rimasti tradizionali come sempre, e che l’essenziale di ciò che è stato loro accordato, che costituisce la ragione della loro adesione alla proposta romana, è la ratificazione della loro posizione tradizionale.
Da parte nostra, ecco cosa abbiamo potuto rimarcare, precisando innanzi tutto che non ignoriamo che nel corso di una disputa l’uomo tende a considerare come vero ciò che danneggia il suo contendente. Certo, vi sono delle false voci che circolano nei confronti dei nostri vecchi amici: “Mons. Rifan ha concelebrato la nuova Messa “, oppure ” Campos ha abbandonato tutto “. Per la storia e per la nostra condotta, è importante basarsi su una verità la più certa possibile.
Ecco dunque un certo numero di elementi di questa natura:

1. Sul sito internet di Campos si trova esposta la loro posizione sulla scottante questione dell’ecumenismo. Ora, su questa questione si afferma l’adesione al magistero del passato e al magistero attuale. Si trovano delle citazioni della Mortalium Animos di Pio XII accostate alla Redemptoris Missio di Giovanni Paolo II. E si constata chiaramente che è stata operata una scelta: si citano dei passi tradizionali, senza citare gli altri, quelli che introducono delle prospettive del tutto diverse sull’argomento. Vi si legge: ” Dal momento che siamo cattolici, noi non abbiamo una nostra speciale dottrina. La nostra dottrina è esclusivamente quella del Magistero della Chiesa, di cui noi pubblichiamo gli estratti di alcuni documenti antichi e nuovi che si riferiscono soprattutto ad alcuni punti della dottrina cattolica che oggi corrono il più grande pericolo “.

2. Questa attitudine di implicita duplicità è diventa norma nella nuova situazione in cui essi si trovano: si sottolineano i punti dell’attuale pontificato che appaiono favorevoli e si mantiene un silenzio reverenziale su quelli che non lo sono
Si può dire tutto ciò che si vuole, ma il 18 febbraio 2002 a Campos non v’è stato solo il riconoscimento unilaterale di Roma, come pretendono certuni, ma vi è stata una contropartita: la complicità del silenzio. E d’altronde, come poteva essere diversamente?
È evidente che adesso Campos ha qualcosa da perdere e loro hanno paura di perdere questo qualcosa, e per non perderlo è stata scelta la via del compromesso.
“Noi Brasiliani siamo uomini di pace, voi Francesi vi battete sempre”.
Per avere la pace con Roma bisogna cessare di combattere. Non si guarda più alla situazione generale della Chiesa, ci si accontenta di compiacersi del gesto di Roma nei confronti di un piccolo gruppo di 25 sacerdoti, per affermare che nella Chiesa lo stato di necessità non esiste più, poiché con la concessione di un vescovo tradizionale si è venuta a creare una nuova situazione di diritto…
A causa di un albero ci si è dimenticati della foresta.

3. Mons Rifan, durante un breve soggiorno in Europa, è andato a far visita a Dom Gérard, al quale ha presentato le sue scuse. In una conferenza per i monaci dell’abbazia, ha presentato l’esistenza di due fasi nella vita di Mons. De Castro Mayer: la prima rappresentata da un vescovo docile e rispettoso della gerarchia, la seconda, a partire dal 1981, rappresentata da un uomo di chiesa molto più duro…  “Noi abbiamo scelto la prima” ha dichiarato ai monaci. Fra i quali alcuni sono rimasti quanto meno sorpresi dalle sue parole; uno di essi lascerà il monastero per unirsi a noi.
In questo contesto la stessa nuova Messa trova la sua giustificazione. Abbandonate le 62 ragioni per rigettare la nuova Messa, si afferma adesso che, se ben celebrata, essa è valida… (cosa che nessuno di noi ha mai negato, ma questa è un’altra questione). Non si dice più che non bisogna assistervi perché è malvagia, pericolosa… A giustificazione della sua posizione sulla Messa, Mons. Rifan ha dichiarato: … “Così, noi respingiamo coloro che vogliono usare la Messa tradizionale come una bandiera per contestare o oltraggiare l’autorità gerarchica della Chiesa, legittimamente costituita. Noi aderiamo alla Messa tradizionale, non con spirito di contraddizione, ma come una chiara e legittima espressione della nostra fede cattolica…”
Questo fa pensare ad una espressione cardinalizia: “Voi siete PER la Messa antica, la Fraternità San Pietro è CONTRO la nuova Messa. Non è la stessa cosa”. Questa argomentazione giustificava l’azione condotta da Roma contro padre Bisig, pressappoco nello stesso periodo in cui si avanzavano degli approcci favorevoli verso la Fraternità San Pio X. Tale curiosa distinzione diverrà realtà: è su questa direttrice che si colloca Campos: per l’antica, ma non contro la nuova. Per la Tradizione, ma non contro la Roma moderna. ” Noi sosteniamo che il Concilio non può essere in contraddizione con la Tradizione “, ha dichiarato Mons. Rifan alla rivista francese Famille chrétienne. E questo nonostante un famoso cardinale abbia affermato che questo Concilio è stato l’89 della Chiesa. E mons. De Castro Mayer…
Così, a poco a poco, la battaglia sbiadisce e si finisce con l’adagiarsi sullo stato di fatto. Certo, anche a Campos si è conservato tutto quello che è positivamente tradizionale, e quindi i fedeli non notano dei cambiamenti, salvo i più attenti, che sottolineano la tendenza a parlare di più e con rispetto delle dichiarazioni e degli avvenimenti romani attuali, omettendo le messe in guardia di un tempo e le deviazioni odierne; il gran pericolo consiste allora nel finire con l’adagiarsi sul fatto compiuto, senza più provare a porvi rimedio.
Da parte nostra, prima di lasciarci andare, vogliamo la certezza che Roma abbia la volontà di sostenere la Tradizione, vogliamo i segni di una conversione.

Allontanamento dalla Fraternità

A fianco di questo sviluppo psicologico, sfortunatamente facilmente prevedibile, che fa sì che i sacerdoti di Campos, malgrado le parole, abbiano abbandonata la battaglia, occorre notare un altro fenomeno, quello della crescente ostilità contro di noi.
Mons. Rifan dichiara che intende considerarsi ancora nostro amico, mentre intanto certi sacerdoti di Campos già ci accusano di essere scismatici perché non accettiamo il loro accordo…
Un po’ come la barca che, raggiunto il centro del fiume e abbandonatasi alla corrente, si allontana dalla riva, così, dolcemente, ci accorgiamo dei diversi indizi che denunciano che tra noi si sta creando una separazione sempre più grande. Avevamo avvisato Campos di un così grande pericolo, ma non hanno voluto ascoltarci. Essi non vogliono remare controcorrente, e dal fatto che conservano all’interno della barca un comportamento simile a quello che avevano prima, ricavano l’impressione di non aver cambiato nulla, e tuttavia si allontanano da noi, manifestano un sempre maggiore attaccamento al magistero odierno, contraddicendo quanto facevano prima, mentre invece noi manteniamo la stessa attitudine e cioè una sana critica del presente alla luce del passato.

Per riassumere, dobbiamo dire che, malgrado le loro proteste, Campos, sotto la guida del suo nuovo vescovo, si conforma lentamente allo spirito conciliare. E Roma non chiede niente di più, per adesso.
Forse si obietterà che le nostre argomentazioni sono molto deboli, sottili, e non hanno un gran peso di fronte all’offerta romana di regolarizzare la nostra situazione. Noi rispondiamo che, in astratto, la considerazione teorica della proposta dell’Amministrazione Apostolica è tanto magnifica quanto il progetto di una bellissima casa proposto da un architetto. La vera questione, il vero problema, non sta in questo, ma nel concreto: su quale terreno verrà costruita questa casa? Sulle sabbie mobili del Vaticano II o su quella pietra della Tradizione che risale ai primi Apostoli ?

Per essere sicuri dell’avvenire, siamo obbligati a chiedere alla Roma odierna la chiarezza sul suo attaccamento alla Roma di ieri. Quando le autorità avranno chiaramente confermato con i fatti di essere ritornati effettivamente al “Nihil novi nisi quod traditum est”, allora “noi” non saremo più un problema. E noi supplichiamo Dio di affrettare questo giorno in cui tutta la Chiesa rifiorirà, perché ha riscoperto il segreto della sua forza passata, perché si è liberata di quel pensiero che Paolo VI chiamava “di tipo non cattolico”, per il quale aggiungeva: “È possibile che esso prevalga. Ma esso non sarà mai la Chiesa. È necessario che rimanga un piccolo gregge, per piccolo che sia.”

Vita interna della Fraternità

Vogliamo anche farvi partecipi della nostra vita “interna”, farvi partecipare un po’ alle nostre gioie e alle nostre fatiche apostoliche. E cogliamo l’occasione di questa lettera per descrivervi un po’ le nostre attività nei paesi di missione. Anche se in realtà oggi quasi tutti i paesi, e in particolare la nostra vecchia Europa, stanno diventando paesi di missione…
I nostri sacerdoti, nelle loro corse apostoliche, visitano più di 65 paesi, di cui alcuni soffrono ancora oggi della persecuzione diretta.

Ma visto che ci siamo dilungati molto, ci limiteremo a citare qui due nuovi campi di apostolato. Noi li visitiamo più o meno sporadicamente da alcuni anni, ma recentemente crediamo di potere scorgere una sorprendente apertura: la Lituania e il Kenya.

Allo scopo di organizzare meglio il nostro apostolato in Russia e in Bielorussia, abbiamo costituito una testa di ponte in Lituania, paese che ha molto sofferto per la persecuzione comunista russa e dove il cattolicesimo si è mantenuto eroicamente.  Caduta la cortina di ferro, i paesi dell’Est hanno ricevuto con molto candore le novità vaticane, persuasi che ciò che veniva dall’Occidente doveva essere buono…
Questi paesi hanno ben presto compreso lo stato disastroso prodotto dalle riforme.
La reazione non è visibile, è passiva, non si esprime con l’azione. Ma i nostri confratelli hanno scoperto, pur nella difficoltà della lingua, un terreno che si annuncia fertile per la Tradizione, più di quanto si potesse sperare dalle prime aride esperienze. Ricevuti da una severa diffida dell’episcopato, a mo’ di saluto di benvenuto, i nostri confratelli hanno scoperto molti sacerdoti desiderosi di unirsi a noi. Essi ci spiegano la ramanzina episcopale: i vescovi temono che i fedeli ci raggiungano in massa…
Ed ecco una piccola e misteriosa congregazione femminile avvicinarsi a noi. Il cardinale Vincentas Sladkevicius, morto il 28 maggio del 2000, arcivescovo emerito di Kaunas, fondatore di questa congregazione, ha lasciata la seguente parola d’ordine: “Quando verrà la Fraternità San Pio X, vi unirete ad essa. È da essa che verrà la restaurazione della Chiesa in Lituania. ”
Che noi si possa essere all’altezza!
Dio ci viene in aiuto con la sua grazia. Le grandi città hanno adesso il loro piccolo centro di Messa, ma l’interesse, ancora discreto, diventa ogni giorno più pressante.

Il Kenya, da venticinque anni, riceve la visita sporadica dei sacerdoti della Fraternità… Improvvisamente scopriamo l’esistenza di un gruppo di 1.500 fedeli organizzati per lottare contro la Comunione sulla mano e in piedi. I primi contatti dimostrano con evidenza che non si tratta solo del modo con cui comunicarsi, ma di tutta un’attitudine tradizionale. Scopriamo anche un certo numero di religiosi che hanno abbandonato le loro diverse congregazioni o sono stati cacciati a causa del loro rifiuto delle riforme conciliari. Pur vivendo nel mondo essi sono rimasti fedeli ai loro voti. Adesso 16 di essi si sono rivolti a noi perché dessimo loro la possibilità di vivere nuovamente in comunità.
Un giovanissimo sacerdote ci dice: “Se qui costituite una cappella, la cattedrale si svuoterà. Quando visito i fedeli mi dicono: “Perché avete cambiata la nostra Chiesa? Tornate a dire la Messa come una volta!”. Ma io non conosco questa Messa, non so come fosse la Chiesa una volta. Quando chiedo ai preti più anziani, mi faccio rimproverare. Potete insegnarmi voi a celebrare la Messa antica? Posso venire a farvi visita per imparare? ”
Un altro sacerdote, giovane anche lui, dichiara con un tono che la dice lunga: ” Questa sera annoterò nel mio diario: la mia prima Messa tridentina. “

Com’è possibile che le autorità della Chiesa possano rimanere insensibili a questi appelli di anime assetate di grazia e di vita cattolica ?
Sotto la cenere e le rovine post-conciliari, vi è ancora una brace cattolica tradizionale che non chiede altro che di infiammarsi di nuovo. La Chiesa non muore, Dio veglia su di Essa. Piaccia a Dio che noi si possa essere i suoi docili strumenti che diffondono questo fuoco che dal suo Cuore ardente si sparge nel mondo intero.

Ma voi sapete bene, cari fedeli, voi in particolare, che noi non possiamo svolgere la nostra missione sacerdotale come vorremmo: quanti sacerdoti ci mancano! Pregate, pregate il maestro della messe che invii numerosi operai nel suo campo apostolico.
In questo inizio del nuovo anno, pieni di gratitudine e rivolgendovi un caloroso grazie per la vostra generosità ininterrotta, noi vi affidiamo questa intenzione di preghiera per i sacerdoti, per il sacerdozio cattolico.
Dio benedica voi e tutte le vostre famiglie con l’abbondanza di tutte le sue grazie.

6 gennaio 2003, Epifania del Signore.
Mons. Bernard Fellay

 

12 Commenti a "Lettera agli amici e benefattori n° 63 (6 gennaio 2003, sul triste destino degli ‘accordisti’)"

  1. #giona   6 aprile 2016 at 1:45 pm

    Con Bergoglio … hanno la stessa chiesa o antichiesa… altro non si può dire , altrimenti sarebbe dichiarazione di scisma per la chiesa bergogliana. Chè lo scisma quelli l’han fatto dalla Chiesa di Cristo( che è quella che interessa).

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  3. #Giacomo   6 aprile 2016 at 3:05 pm

    Nessun accordo con la falsa Chiesa conciliare! !!!!

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    • #Dan   6 aprile 2016 at 8:31 pm

      Concordo con te Giacomo, nessun accordo è possibile con la falsa chiesa conciliare!

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  4. #Mardunolbo   6 aprile 2016 at 5:21 pm

    Ohhh, mons Fellay colto in fallo! Guarda,guarda…ma non è la prima volta! cosa non si fa per l’ecumenismo ed entrare nella Gran Chiesa catto-universale !
    Prima si digrignano i denti (2003) poi si prosegue sdegnati infine si sorride alle elargizioni argentine (in ogni senso) quindi si abbraccia l’invito ecumenico…Lungo, ma logico iter di una comunità con premesse erronee mantenute pervicacemente.

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  5. #Dan   6 aprile 2016 at 8:20 pm

    La FSSPX, se continua così, rischia seriamente di fare la triste fine degli altri istituti tradizionali fagocitati dalla falsa chiesa conciliare. Gli eretici modernisti si mostrano (falsamente) benevoli e concilianti nei loro confronti per ingannarli e sedurli! Mi auguro che non cadano (ingenuamente) nella trappola tesa loro da quei serpenti!

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  7. #Mah!   7 aprile 2016 at 2:41 pm

    E’ veramente interessante vedere la carità tra fratelli che si nota in certi blog, pare che certi siano sempre all’erta nel vedere (e sperare) che l'”amico” finsca male, venga fregato, cada in trappola. Sono minimo 20 anni che in certi ambienti si dice: Ecco che la FSSPX fa l’accordo! Per poi lasciare l’amaro in bocca perchè l’accordo non si fa. Magari a forza di pensar male, di gufare, di espellere bile, sarete accontentati e finalmente potrete festeggiare la caduta di un altro “amico”. Credevo che il secondo Comandamento della carità fosse: ama il tuo prossimo come te stesso, ma forse mi sbagliavo in realtà è: gioisci dei problemi altrui, aditta gli altri come degli scemi; metti il tuo dito sapiente nella piaga per creare più dolore; invece di pregare per il fratello a cui è chiesta una prova pesante, sparagli. Facile fare i sapienti, i duri e puri, quanto non vi è chiesto, o imposto nessun fardello che implichi uno sforzo in più dello scrivere due commenti su un blog. Mettersi ogni tanto nei panni di chi per la posizione, per le situazioni si può trovare nell’ardua impresa di dover fare delle scelte importanti , ci renderebbe più umili e invece di sprecar parole a dire come sia sciocco quello o quell’altro, sarebbe più opportuno pregare, che sia illuminato dal buon Dio o dare un consiglio fraterno. Altrimenti ci comportiamo come i farisei.

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    • #Manuela   7 aprile 2016 at 6:19 pm

      Concordo in pieno!! Tutti sapienti, sarebbe opportuno più preghiera e meno tastiera.

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  9. #Maria   9 aprile 2016 at 11:37 pm

    Mah!
    Per carità del buon Dio, che mai si debbano avere sentimenti così cattivi verso un fratello.
    Sto male solo a leggere quello che lei ha scritto.Confida nel Signore; Solo Lui,non abbandonera’ mai i Suoi figli.

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