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Nota di Radio Spada: Iniziamo con oggi la pubblicazione in quattro puntate dell’interessante saggio dell’ottimo scrittore e teologo, nonchè collaboratore di Radio Spada, Patricio Shaw che si inserisce nell’annoso dibattito sull’autorità pontificia durante la gravissima crisi nella Chiesa. L’italiano del testo risente dell’originale dotto e spagnoleggiante in cui è stato scritto il saggio che pubblichiamo in traduzione.

di Patricio Shaw

1. L’estrema abominazione della desolazione presente

Sempre più cattolici sono consapevoli che Bergoglio è andato dicendo —e in un presunto Papa, il dire è il principale modo del fare ed è segno del pensare— delle cose stridentemente anticattoliche e financo antinaturali, come per esempio:

  • Che non esiste un Dio cattolico;
  • Che non interessa la religione in cui si educhino dei bambini;
  • Che si può trovare Dio in qualsiasi religione dell’ampio ventaglio esistente;
  • Che preferisce una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze;
  • Che Gesù non moltiplicò i pani e i pesci ma che insegnò ai suoi discepoli a condividere;
  • Che Maria si ribellò contro Dio ai piedi della croce e lo chiamò bugiardo;
  • Che ciò di cui il mondo ha bisogno oggi è una conversione ecologica;
  • Che il proselitismo è una solenne assurdità;
  • Che la teologia fondamentale è noiosissima;
  • Che la fede è incompatibile con la certezza;
  • Che coloro che si aggrappano al modo come sempre si è agito nella Chiesa sono idolatri;
  • Che la radice della felicità risiede nel vivere e lasciar vivere;
  • Che Gesù si fece peccato;
  • Che le unioni adulterine non tolgono la grazia santificante.

Talvolta, per non dover rompere con abitudini inveterate, alcuni si rifugiano in una sorta di “agnosticismo” sulla potestà papale, argomentando che non avremmo come sapere perché Cristo può giungere a permettere che faccia sì che un vero Papa realizzi cose cattive. Coerenti con se stessi, deducono indi che non avremmo come sapere se Bergoglio ha già “tagliato la linea” delle possibili permissioni divine sul papato e “rotto i suoi requisiti essenziali”, e di fronte al “dubbio” dovremmo seguire la scelta più sicura: conformarci a lui e rimanere nella propria sfera ecclesiale malgrado noi stessi.

2. Dichiarazione magisteriale cruciale per questo studio

Facciamo nostre alcune parole di Davide che, secondo San Tomasso d’Aquino, contengono una petizione dell’uomo giusto contro coloro che impugnano il regno della Chiesa.[1] Sono ripetute da ogni sacerdote cattolico di rito latino al principio della messa:

Fammi ragione, o Signore, e prendi in mano la causa mia: liberami da una nazione non santa, dall’uomo iniquo e ingannatore. Perocché tu sei, o Dio, la mia fortezza: perché mi hai tu rigettato, e perché son io contristato, mentre mi affligge il nemico? Fa spuntare la tua luce, e la tua verità: elleno mi stradino, e mi conducano al tuo monte santo, e a’ tuoi tabernacoli.[2]

Troviamo piena luce e verità nella seguente definizione del Concilio di Firenze, notoriamente ripetuta dal Concilio del Vaticano:

Il Pontefice Romano, vero Vicario di Cristo, è il capo di tutta la Chiesa, il padre e il maestro di tutti i Cristiani: a lui, nella persona del beato Pietro, è stato affidato, da nostro Signore Gesù Cristo, la suprema potestà di reggere e di governare tutta la Chiesa.[3]

Analizzeremo questa sentenza per parti separate.

3. Che cosa significa “potestà”?

Secondo san Tommaso:

  • La potestà papale, come ogni potestà, è una potenza attiva con una certa preminenza.[4]
  • La potenza attiva è principio di azione in un altro.[5]
  • La potenza attiva fa parte della perfezione della cosa.[6]
  • La potenza, come anche l’impotenza, è la seconda specie della categoria ontologica accidentale di qualità.[7]
  • La qualità è ciò secondo la quale si dice di qualcosa o di qualcuno che è tale, ovvero che ha una o alcune caratteristiche.[8]
  • Ogni potente [meno Dio], senza essere la sua propria potenza, è potente per partecipazione di una potenza esterna.[9]

Secondo il commento alla prima della seconda parte della Somma Teologica di San Tommaso scritto da un professore di teologia del Pontificio Seminario Romano,[10] la potenza determina il soggetto formalmente in ordine all’operazione. Pertanto, la piena potenza pascitiva della Chiesa determina formalmente ogni Papa in ordine al pascimento della Chiesa. Vedremmo nel titolo 4 che ve lo determina pienamente e lo determina a farlo con pienezza estensiva.

Così, la piena potestà papale pascitiva della Chiesa è principio d’azione in un altro. Quale azione e di chi altro se non di lui stesso è il principio pieno di ogni Papa? Di nulla di meno che la divinizzazione del mondo intero! Ciò può vedersi su quanto dice San Pio X del suo predecessore San Gregorio Magno nel tredicesimo anniversario della sua morte:

Per ultimo la sua azione fu così salutarmente efficace che la memoria delle cose da lui operate s’impresse profondamente negli animi dei posteri, particolarmente durante il medioevo, che respirava, per così dire, dell’aria da lui infusa, si nutriva della sua parola, conformava la vita e i costumi a seconda dei suoi esempi, introducendosi felicemente nel mondo la civiltà sociale cristiana in opposizione a quella romana dei secoli precedenti per sempre tramontata. “Questa è mutazione della mano dell’Altissimo[11]![12]

La potestà piena di pascere la Chiesa appartiene in modo principale a Cristo stesso, e in modo partecipato, ma pienamente partecipato, a ogni Papa vero. Ogni papa vero ha la potestà di fare tanto nell’ordine visibile della Chiesa quanto vi fa Cristo.  Qui Ambrogio Catarino[13], egregio teologo controriformatore, ci aggiunge una chiave:

Nella Chiesa occorre che molte cose vengano fatte e ministrate visibilmente in potestà e virtù visibile […] quanto a esercitare e custodire cose sante […]. E in queste cose occorreva che ci fosse anche qualche capo per il quale si svolgessero queste cose visibili. E sebbene Cristo anche in merito a queste cose sia capo e non cessi d’esserlo perché si è ritirato dalla terra, comunque, perché non può per sé ministrare queste cose, perché non vuole […], perciò questo statuì sapientissimamente, quanto a ciò che appartiene a loro, che ci fosse nel suo luogo un capo, di modo che non si formassero due capi diversi.[14]

4.Che cosa significa “piena”?

Secondo una definizione giuridica tradizionale anglosassone, “plenum est cui nihil addi potest, cui nihil deest secundum modum suæ capacitatis[15]: “è pieno ciò a cui nulla può aggiungersi e a ciò cui non manca niente secondo la misura della sua capacità.” Cosa è ciò che la piena potestà papale di pascere la chiesa riempie? Certamente non se stessa, siccome nessun ente può riempirsi di sé stesso. Riempie il suo soggetto, la sua operazione e il suo oggetto.

Qui ci istruisce il commento aquinatese alla Metafisica d’Aristotele. L’aggettivo sostantivato che impiega il filosofo greco —τέλειος— può nel nostro contesto anche tradursi in “pieno”, che in questo contesto in greco non si potrebbe dire “πλήρος”. In greco, per significare “potestà piena” si dice “ἐξουσία τέλεια” ma non “ἐξουσία πλήρης”, il che conferma la corrispondenza tra “τέλειος” e “plenus” quando si tratta di potestà, e la perfetta liceità e sicurezza di applicare ciò che dice Aristotele sopra lo “τέλειον” in quanto pieno di una potestà piena. È antonimo d’“incompleto”.

Nell’Annunciazione Angelica originale[16], la parola “κεχαριτομένη”  è il participio perfetto passivo (vocativo, femminile e singolare) del verbo “χαριτόω” che vuol dire “concedere grazia, colmare di grazia, rendere aggraziato, affascinante, bello, piacevole, esaminare con grazia, circondare di favore, onorare con benedizioni, favorire, gratificare”. Il prefisso “κε-” indica che il verbo è al tempo perfetto, mentre il suffisso “-μένη” mostra che il verbo è usato in forma di participio passivo. La traduzione cattolica “piena di grazia” risale al “gratia plena” di Girolamo, che nella Vulgata non intese certo rendere attivo un participio perfetto passivo ma si limitò a cogliere qualche sfumatura sostantivata e forse pure aggettivale nel participio perfetto passivo (colmata di grazia, piena di grazia, dotata di grazia, leggiadra, graziosissima, bellissima, prediletta, graziatissima, oggetto della grazia divina, onorata dalla grazia, benedetta dal favore divino, guardata con grazia, resa splendida dalla grazia, favorita dalla grazia, circondata dalla divina grazia).[17] Così si rinforza la corrispondenza fra il concetto greco di «perfetto» e il latino di «pieno».

Vediamo ora cosa dice il maestro greco commentato dal santo latino sul concetto che analizziamo ora:

Così, come il primo senso del perfetto [o pieno] consisteva in ciò che niente manca a un essere della quantità dimensiva che gli è naturalmente determinata, così il secondo senso consiste in ciò che non manca niente alla quantità di virtù [ἀρετή] che è dovuta a un essere secondo la sua natura.[18]

La prima pienezza possiamo chiamarla estensiva. Applicata alla potestà papale pascitiva della Chiesa, sarebbe una pienezza non messa in scacco in alcun modo dal suo contrario. Questa pienezza di potestà papale ecclesiasticamente pascitiva trova un’allegoria nel cerchio:

La linea circolare è massimamente una; perché non solo ha continuità, come la linea retta, ma ha anche totalità e perfezione, ciò che non ha la linea retta.[19]

La seconda pienezza che possiamo chiamare intensiva, non necessariamente appartiene alla potestà papale pascitiva della Chiesa. Applicata alla potestà papale pascitiva della Chiesa, sarebbe una pienezza non soltanto senza privazioni, ma addirittura senza tiepidezza.

Torneremo sulle pienezze estensiva ed intensiva della potestà papale nel titolo 8.

Subito:

Altre [cose] si dicono perfette [o piene] perché producono la perfezione [o pienezza] secondo i primi tre aspetti elencati. Così, la medicina è perfetta [o piena] perché produce una perfetta [o piena] salute. Altre, a loro volta, sono perfette [o piene] poiché possiedono qualcosa di perfetto [o pieno]: è così che l’uomo si dice perfetto [o pieno] perché possiede una scienza perfetta [o piena].[20]

In questo senso un Papa si può dire pieno di potenza pascitiva della Chiesa, perché la possiede piena.

5. Che cosa significa per un Papa il “pascere”  la Chiesa?

Etimologicamente, “Pastor” (Pasci-tor) in latino significa “Pascitore, abilitato per pascere”. E si intende che il Supremo Pastore della Chiesa militante visibile pasca le sue “pecore” con il “pascolo” della dottrina della fede e con ciò confermi la Chiesa stessa nei suoi fondamenti intellettivi soprannaturali e le fomenti la vita e il movimento che le sono naturalmente o meglio soprannaturalmente adeguati.

Il Papa Leone XIII usa questa citazione di San Giovanni Crisostomo[21] nella sua principale enciclica sulla Chiesa:

Ufficio e dovere del pastore è quello di guidare il gregge e di procurare il suo benessere con la salubrità dei pascoli, con l’allontanarlo dai pericoli, col preservarlo dalle insidie e col difenderlo dalla violenza: in breve, col reggerlo e governarlo. Essendo dunque Pietro il pastore preposto a tutto il gregge di Cristo, egli ricevette il potere di governare tutti gli uomini, alla cui salute Gesù Cristo aveva provveduto col suo sangue: “Perché, chiede il Crisostomo, sparse egli il suo sangue? Per redimere quelle pecorelle, che affidò a Pietro e ai suoi successori.[22] 

E il suo immediato e canonizzato successore ha detto quanto segue:

L’officio divinamente commessoCi di pascere il gregge del Signore ha, fra i primi doveri imposti da Cristo, quello di custodire con ogni vigilanza il deposito della fede trasmessa ai santi, ripudiando le profane novità di parole e le opposizioni di una scienza di falso nome.[23]

[1] Super Psalmo 41 n. 1.

[2] Ps. 42, 1-3.

[3] Costituzione Pastor aeternus.

[4] Super Sent., lib. 4 d. 24 q. 1 a. 1 qc. 2 ad 3

[5] Summa th., I. 25. 1 co.

[6] Contra gentiles, lib. 2 cap. 8 n. 4.

[7] De potentia, q. 1 a. 1 arg. 11.

[8] Super Sent., lib. 4 d. 27 q. 1 a. 1 qc. 3.

[9] Contra gentiles, lib. 2 cap. 8 n. 3.

[10] Ricardo Tabarelli, De gratia Christi. Roma, 1908.

[11] Ps. 76, 11.

[12] Enciclica Jucunda sane.

[13]https://it.wikipedia.org/wiki/Ambrogio_Catarino_Politi

[14] Liber secundus de origine potestatis Papae, ubi recitatur totum Martini opusculum et paene ad verbum examinatur ac repraehenditur.

[15] George Chalmers, Esq. F.R.S. and S.A., Opinions of Eminent Lawyers on various Points of English jurisprudence, Chiefly concerning the Colonies, Fisheries and Commerce of Great Britain: Collected, and Digested from the Originals, in the Board of Trade, and other Depositories. Londra, 1814.

[16] Lc 1, 28.

[17] http://www.cristianicattolici.net/piena-di-grazia-maria-catechesi.html

[18] Sententia Metaphysicæ, lib. 5 l. 18 n. 6

[19] Sententia Metaphysicæ, lib. 5 l. 8 n. 6

[20] Sententia Metaphysicæ, lib. 5 l. 18 n. 11.

[21] De sacerdotio II.

[22] Enciclica Satis cognitum.

[23] Enciclica Pascendi.

[continua…]