Omelia di Mons. Lefebvre durante la consacrazione dei quattro nuovi Vescovi (obiettivi e motivazioni)

Nuovi_vescovi_Econe_1988_8x6x200

Nei giorni scorsi abbiamo pubblicato:

Lettera di Mons. Lefebvre ai futuri Vescovi della Fraternità S. Pio X (consigli e avvertimenti);

Lettera agli amici e benefattori n° 63 (6 gennaio 2003, sul triste destino degli ‘accordisti’);

Gli ultraprogressisti dossettiani tifano per l’accordo Bergoglio-FSSPX: ‘verranno recintati’;

proseguiamo oggi con un altro documento di sicuro valore storico. Grassettature e sottolineature nostre [RS]

In nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, Così sia!
Eccellenza, carissimo Mons. de Castro Mayer, miei carissimi amici, miei carissimi fratelli,
Eccoci qui riuniti per una cerimonia certamente storica e prima delle poche parole che voglio rivolgervi, vorrei darvi qualche informazione.
La prima di esse forse vi stupirà un po’, come ha sorpreso me stesso. Ieri sera, alle diciotto, è arrivato un inviato della Nunziatura di Berna con un plico contenente un appello del nostro Santo Padre il Papa, che, molto semplicemente, metteva a mia disposizione una vettura che doveva condurmi a Roma ieri sera stessa, per evitare che io facessi queste consacrazioni di oggi, senza dirmi il perché, né dove avrei dovuto recarmi a Roma. Io non lo so, ma ieri sera, alle diciotto, si metteva a mia disposizione una vettura per partire immediatamente per Roma. Giudicherete voi stessi della opportunità e della saggezza di questa richiesta. Io sono stato a Roma per diversi giorni nel corso di quest’anno, anche delle settimane. Il Santo Padre non mi ha invitato a venirlo a vedere. Io sarei stato indubbiamente felice di vederlo, se degli accordi fossero stati definitivi. Ecco l’informazione. Ve la comunico molto semplicemente così come l’ho appresa io stesso ieri da una lettera della Nunziatura.
Adesso, vi do alcune indicazioni a proposito della cerimonia e di come potrete avere informazioni sul significato di questa cerimonia. I futuri consacrati, i futuri vescovi, hanno già prestato nelle mie mani il giuramento che si trova nel libretto che un certo numero di voi hanno senza dubbio acquistato per seguire la cerimonia della consacrazione dei vescovi. Il giuramento è stato dunque già pronunciato, più il giuramento anti-modernista – com’era prescritto una volta per la consacrazione dei vescovi – più la professione di fede. Essi hanno quindi fatto questi giuramenti e questa professione, nelle mie mani, dopo il piccolo ritiro che si è svolto a Sierre in questi ultimi giorni. Non stupitevi dunque se inizieremo subito con gli interrogatori sulla Fede, la Fede che la Chiesa chiede a coloro che vogliono essere consacrati.
Poi, vi informo che, dopo la cerimonia, voi potrete certamente chiedere la benedizione di questi vescovi e baciare il loro anello. Non è costume della Chiesa baciare le mani del vescovo come si baciano le mani dei nuovi sacerdoti, come avete fatto ieri, ma si domanda loro la benedizione e si bacia il loro anello.
Infine, avete a vostra disposizione, sul tavolo della libreria, della procura, dei libri e dei fogli che contengono tutti gli elementi che possono farvi comprendere il perché di questa cerimonia, di questa cerimonia apparentemente fatta contro la volontà di Roma.
È necessario che voi comprendiate bene che non vogliamo per niente al mondo che questa cerimonia sia uno scisma. Noi non siamo degli scismatici. Se è stata pronunciata la scomunica contro i vescovi cinesi che si sono separati da Roma e che si sono sottomessi al governo cinese, si capisce bene perché il Papa li abbia scomunicati. Ma per noi non è affatto questione di separarci da Roma e di sottometterci a un qualunque potere estraneo a Roma, e di costituire una specie di Chiesa parallela come hanno fatto, per esempio, i vescovi di Palmar de Troya in Spagna, i quali hanno nominato un papa e hanno costituito un collegio di cardinali. Per noi non si tratta affatto di cose simili. Lungi da noi questi pensieri miserabili di allontanarci da Roma. Tutto il contrario: è per manifestare il nostro attaccamento a Roma che facciamo questa cerimonia. È per manifestare il nostro attaccamento alla Chiesa di sempre, al Papa e a tutti quelli che hanno preceduto questi papi che, disgraziatamente, a partire dal concilio Vaticano II hanno creduto di dover aderire a degli errori, degli errori gravi che sono in procinto di demolire la Chiesa e di distruggere tutto il sacerdozio cattolico.
Tra questi fogli che abbiamo messo a vostra disposizione, troverete precisamente uno studio assolutamente ammirevole fatto dal prof. Kachewski, di Una Voce Correspondanz della Germania, che spiega meravigliosamente perché noi ci troviamo in stato di necessità, stato di necessità per venire in soccorso delle vostre anime, per venire in vostro aiuto.
I vostri applausi di adesso, io penso che non sono una manifestazione, direi, puramente temporale. Ma una manifestazione spirituale, che esprime la vostra gioia per avere infine dei vescovi e dei sacerdoti cattolici che salvino le vostre anime, che diano alle vostre anime la vita di Nostro Signore Gesù Cristo, con la dottrina, con i sacramenti, con la Fede, col sacrificio della Messa, vita di Nostro Signore di cui avete bisogno per andare in Cielo, e che è in procinto di sparire dappertutto in questa Chiesa conciliare che segue dei cammini che non sono i cammini cattolici e che conducono molto semplicemente all’apostasia. È per questo che facciamo questa cerimonia.
Lungi da me l’erigermi a papa. Io sono solo un vescovo della Chiesa cattolica che continua a trasmettere, a trasmettere la dottrina. Tradidi quod et accepi. È questo che io penso e che auspico si metta sulla mia tomba, e certo non ci vorrà molto tempo perché sulla mia tomba si metta Tradidi quod et accepi – come dice San Paolo «Vi ho trasmesso ciò che ho ricevuto», molto semplicemente. Io sono il fattorino che porta una lettera. Non sono io che ho fatto questa lettera, questo messaggio, questa parola di Dio, è Dio stesso, è Nostro Signore Gesù Cristo stesso, e noi vi abbiamo trasmesso, per l’intermediazione di questi cari sacerdoti qui presenti e per mezzo di tutti coloro che, anch’essi, hanno creduto di dover resistere a quest’onda d’apostasia nella Chiesa, conservando la Fede di sempre e trasmettendola ai fedeli. Noi siamo solo dei portatori di questa novella, di questo Vangelo che Nostro Signore Gesù Cristo ci ha donato e dei mezzi per santificarci: la Santa Messa, la vera Santa Messa, i veri sacramenti, che danno veramente la vita spirituale.
Mi sembra di sentire la voce di tutti quei papi a partire da Gregorio XVI, Pio IX, Leone XIII, San Pio X, Benedetto XV, Pio XI, Pio XII, che dicono:
«Di grazia, di grazia, che state facendo dei nostri insegnamenti? della nostra predicazione? della Fede cattolica? la state abbandonando? la state lasciando sparire da questa terra? Di grazia, di grazia, continuate a conservare questo tesoro che vi abbiamo dato. Non abbandonate i fedeli! Non abbandonate la Chiesa! Continuate la Chiesa! Poiché, a partire dal Concilio, ciò che noi abbiamo condannato ecco che le autorità romane l’adottano e lo professano, com’è possibile? Noi abbiamo condannato il liberalismo, noi abbiamo condannato il comunismo, il socialismo, il modernismo, il sillogismo, tutti questi errori che noi abbiamo condannato ecco che oggi sono professati, adottati, sostenuti dalle autorità della Chiesa: è possibile? Se voi non fate qualcosa per continuare questa Tradizione della Chiesa che vi abbiamo data, tutto sparirà. La Chiesa sparirà, le anime saranno perdute».
Noi ci troviamo di fronte ad uno stato di necessità. Abbiamo fatto di tutto per provare che Roma comprendesse che bisognava ritornare a quest’attitudine del venerato Pio XII e di tutti i suoi predecessori. Abbiamo scritto, siamo andati a Roma, abbiamo parlato, abbiamo inviato delle lettere – Mons. De Castro Mayer e io stesso – diverse volte a Roma; abbiamo provato con questi colloqui, con questi mezzi, di giungere a far comprendere a Roma che a partire dal Concilio, questo aggiornamento, questo cambiamento che s’è prodotto nella Chiesa non è cattolico, non è conforme alla dottrina di sempre della Chiesa. Questo ecumenismo e tutti questi errori, questa collegialità, tutto questo è contrario alla Fede della Chiesa, è in procinto di distruggere la Chiesa.
È per questo che siamo convinti che facendo oggi queste consacrazioni, noi obbediamo all’appello di questi papi e, di conseguenza, all’appello di Dio, perché esso ripresenta Nostro Signore Gesù Cristo nella Chiesa.
E perché, Monsignore, avete bloccato questi colloqui che tuttavia sembravano avere un certo successo? Precisamente perché, mentre apponevo la mia firma sul protocollo, nello stesso minuto l’inviato del cardinale Ratzinger che mi portava questo protocollo da firmare, mi consegnava una lettera nella quale mi si diceva di chiedere perdono per gli errori che facevo. Se io sono nell’errore, se insegno degli errori, è chiaro che mi si deve riportare alla verità. Allo spirito di quelli che mi inviavano questo foglio da firmare perché riconoscessi i miei errori, cioè: «Se voi riconoscete i vostri errori, noi vi aiuteremo a ritornare nella verità».
E qual è questa verità se non la verità del Vaticano II? Se non la verità di questa Chiesa conciliare? È chiaro! Di conseguenza, è chiaro che per il Vaticano la sola verità che oggi esista è la verità conciliare, è lo spirito del Concilio, è lo spirito d’Assisi. Ecco la verità di oggi. E questa noi non la vogliamo per niente al mondo, per niente al mondo! Ecco perché, constatando questa ferma volontà delle attuali autorità romane di ridurre a niente la Tradizione e di condurre tutti in questo spirito del Vaticano II e in questo spirito d’Assisi, noi abbiamo preferito ritirarci, evidentemente, e dire: Non possiamo, è impossibile. Non è possibile porci sotto un’autorità, poiché evidentemente ci saremmo posti sotto l’autorità del cardinale Ratzinger, Presidente di questa commissione romana che doveva dirigerci. Ci mettiamo in queste mani e, quindi, nelle mani di coloro che vogliono condurci allo spirito del concilio e allo spirito d’Assisi.
Questo non è possibile.
È per questo che ho inviato una lettera al Papa dicendogli chiaramente:
«Noi non possiamo, malgrado ogni desiderio che abbiamo di essere in comunione con Voi. Dato questo spirito che regna oggi a Roma e che Voi volete comunicarci, preferiamo continuare nella Tradizione, conservare la Tradizione, in attesa che questa Tradizione ritrovi il suo posto, in attesa che questa Tradizione ritrovi il suo posto nelle autorità romane, nello spirito delle autorità romane. Questo durerà quanto è previsto dal Buon Dio. Non sta a me sapere quando la Tradizione ritroverà i suoi diritti a Roma, ma penso che è mio dovere fornire i mezzi per attuare ciò che chiamerei operazione sopravvivenza, operazione sopravvivenza della Tradizione».
Oggi, in questa giornata, si compie l’operazione sopravvivenza, e se io avessi concluso quella operazione con Roma, proseguendo negli accordi che avevamo firmato e proseguendo con la messa in pratica di questi accordi, avrei compiuto l’operazione suicidio. Allora, non v’è scelta, sono obbligato, noi dobbiamo sopravvivere. Ed è per questo che oggi, consacrando questi vescovi, sono convinto di continuare, di far vivere la Tradizione, cioè la Chiesa cattolica.
Voi sapete bene, miei carissimi fratelli, sapete bene che non possono esserci dei sacerdoti senza vescovo. Tutti questi seminaristi che sono qui presenti, se domani il Buon Dio mi chiamerà, e questo accadrà senza dubbio senza ritardo, ebbene, questi seminaristi da chi riceveranno il sacramento dell’Ordine? Dai vescovi conciliari, i cui sacramenti sono tutti dubbi perché non si sa esattamente quali siano le loro intenzioni? Questo non è possibile! Ora, quali sono i vescovi che hanno conservato veramente la Tradizione, che hanno conservato i sacramenti così come la Chiesa li ha conferiti per venti secoli, fino al Vaticano II? Ebbene, sono Monsignor de Castro Mayer e io stesso. Io non posso farci niente, le cose stanno così. E quindi, molti seminaristi si sono affidati a noi, hanno sentito che lì stava la continuità della Chiesa, la continuità della Tradizione, e sono venuti dunque nei nostri seminari, malgrado le difficoltà che hanno incontrato, per ricevere una vera ordinazione sacerdotale e poter offrire il vero sacrificio del Calvario, il vero sacrificio della Messa e darvi i veri sacramenti, la vera dottrina, il vero catechismo.
Ecco lo scopo di questi seminari. E allora, in coscienza, io non potevo lasciare orfani questi seminaristi, sparendo senza far niente per l’avvenire. Non è possibile. Questo sarebbe contrario al mio dovere. È per questo che abbiamo scelto, con la grazia di Dio, dei sacerdoti giovani, dei sacerdoti della nostra Fraternità, che ci sono sembrati i più adatti e, al tempo stesso, si trovano in luoghi e nelle funzioni che permetteranno loro di compiere più facilmente il loro ministero episcopale, di conferire la Cresima ai vostri figli e di conferire le ordinazioni nei nostri diversi seminari. Così io credo che, con la grazia di Dio, avremo dato in questa consacrazione – Monsignor de Castro Mayer e io stesso – avremo dato i mezzi alla Tradizione per continuare, dato i mezzi ai cattolici che lo desiderano di mantenersi nella Chiesa dei loro genitori, dei loro nonni, dei loro antenati, queste chiese per le quali sono state fondate le vostre parrocchie, tutte queste belle chiese che avevano dei begli altari che spesso sono stati distrutti per essere rimpiazzati da una tavola, manifestando così il cambiamento radicale che si è operato a partire dal Concilio a riguardo del sacrificio della Messa, che è il cuore della Chiesa e che è anche lo scopo del sacerdozio.
Quindi, vogliamo ringraziarvi per essere venuti così numerosi per incoraggiarci nel compimento di questa cerimonia e noi ci volgiamo verso la Vergine Maria.
Voi sapete bene, miei carissimi fratelli, voi sapete bene – ve l’avranno detto – che Leone XIII, in una visione profetica che ha avuto, ha detto che un giorno il Soglio di Pietro sarebbe diventato la sede dell’iniquità. Lo ha detto in uno dei suoi esorcismi, nell’«Esorcismo di Leone XIII».
È quello che accade oggi? È quello che accadrà domani? Io non lo so. Ma in ogni caso, questo è stato annunciato. L’iniquità porta molto semplicemente l’errore. È una iniquità l’errore: non professar  più la Fede di sempre, non professare più la Fede cattolica, è un grave errore. Se vi è una iniquità è proprio questa, che è grande. E credo di poter dire veramente che nella Chiesa non si è mai avuta una iniquità più grande di quella giornata di Assisi, che è contraria al primo Comandamento di Dio e contraria al primo articolo del Credo. È incredibile che si sia mai potuto realizzare una cosa simile nella Chiesa, davanti agli occhi di tutta la Chiesa umiliata. Non abbiamo mai subito un’umiliazione simile. Voi troverete tutto questo nel libretto di Don Le Roux, che è stato stampato particolarmente per fornirvi delle informazioni sulla situazione romana odierna.
E non solo il buon papa Leone XIII ha profetizzato queste cose, ma anche la Madonna…
Ultimamente, il nostro sacerdote che è incaricato del Priorato di Bogotà, in Colombia, mi ha portato un libro sulle apparizioni del Buon Successo – in una chiesa, una grande chiesa in Ecuador, a Quito, capitale dell’Ecuador – e sulle apparizioni avute da una religiosa di un convento di Quito, risalenti a poco tempo dopo il concilio di Trento.
Come si vede, si tratta dunque di diversi secoli fa. Ebbene, la Vergine Santissima ha detto a questa religiosa – e questo è stato depositato, questa apparizione è stata riconosciuta da Roma e dalle autorità ecclesiastiche, poiché è stata costruita una magnifica chiesa per la Vergine, il cui viso, tra l’altro, dicono gli storici, è stato completato miracolosamente: mentre lo scultore stava per terminare la statua della Vergine, improvvisamente si trovò che il viso era stato completato miracolosamente, questa Vergine miracolosa è dunque onorata con molta devozione dai fedeli dell’Ecuador – e questa Vergine ha profetizzato per il XX secolo e ha detto esplicitamente:
«Durante il XIX secolo e la maggior parte del XX secolo, nella Santa Chiesa si propagheranno degli errori sempre più fortemente, metteranno la Chiesa in una situazione di catastrofe assoluta, di catastrofe, e i costumi si corromperanno e la Fede sparirà».
Mi sembra che non possiamo non constatarlo e, io mi scuso se continuo il racconto di questa apparizione, ma essa parla di un prelato che si opporrà assolutamente a quest’onda di apostasia e a quest’onda di empietà, preservando il sacerdozio, ordinando dei buoni sacerdoti. Traetene le conseguenze, se volete; io non voglio farlo, non posso farlo. Io stesso sono rimasto stupefatto nel leggere queste parole, non posso negarlo, è così, è scritto, è stampato, è consegnato negli archivi di questa apparizione.
E poi conoscete bene le apparizioni de La Salette, in cui la Madonna dice che Roma perderà la Fede, che a Roma vi sarà un’eclisse. Capite cosa questo possa significare da parte della Santissima Vergine. E infine il segreto di Fatima, che è ancora più vicino a noi. Senza dubbio il terzo segreto di Fatima doveva far delle allusioni a queste tenebre che hanno invaso Roma, queste tenebre che invadono il mondo a partire dal Concilio. Ed è proprio per questo che il Papa Giovanni XXIII ha giudicato opportuno non pubblicare il segreto, dato che avrebbe dovuto prendere delle misure tali che forse non si sentiva in grado di attuare per cambiare completamente gli orientamenti che incominciavano a delinearsi in vista del Concilio e per il Concilio.
Ecco dunque dei fatti, sui quali, io penso, possiamo appoggiarci anche noi.
Allora, noi ci rimettiamo alla Provvidenza. E siamo convinti che il Buon Dio sa quel che fa e, entro alcuni anni, come quando il cardinale Gagnon fece la sua visita – quattordici anni dopo la prima visita di Roma, quando siamo stati sospesi e ci è stato detto che eravamo fuori dalla comunione con Roma, contro il Papa, che eravamo ribelli, dissidenti, durante quattordici anni – e poi venne una visita da Roma e lo stesso cardinale Gagnon riconobbe che quello che facciamo è senza dubbio ciò che è necessario per la nuova ricostruzione della Chiesa. E ha assistito lui stesso, pontificalmente, alla Messa che ho celebrato l’8 dicembre per il rinnovamento delle promesse dei nostri seminaristi, mentre ero sospeso e non avrei più dovuto amministrare i sacramenti. Quattordici anni dopo, dunque, ci si dà quasi una firma in bianco dicendoci: «Avete fatto bene!».
Allora, abbiamo fatto bene a resistere? Io sono convinto che oggi ci troviamo nelle stesse circostanze. Noi compiamo un atto che apparentemente, apparentemente… e sfortunatamente i media non ci aiutano in questo senso, perché evidentemente essi titoleranno i loro giornali: «Lo scisma», «La scomunica», come potranno.
Da parte nostra siamo convinti che tutte queste accuse di cui siamo oggetto, tutte queste pene di cui siamo oggetto sono nulle, assolutamente nulle!
Ed è per questo che non le teniamo in alcun conto. Come non abbiamo tenuto conto della sospensione, dopo la quale abbiamo finito col ricevere le felicitazioni della Chiesa e anche della Chiesa progressista, così sarà tra pochi anni – non lo so: il Buon Dio solo conosce il numero degli anni che serviranno perché arrivi il giorno che la Tradizione ritrovi i suoi diritti a Roma – noi saremo abbracciati dalle autorità romane che ci ringrazieranno per aver mantenuto la Fede nei nostri seminari, nelle famiglie, nelle città, nei nostri paesi, nei nostri conventi, nelle nostre case religiose, per la maggior gloria del Buon Dio e per la salvezza delle anime.
In nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, Così sia.
+ Marcel Lefebvre
Ecône, 30 giugno 1988.

2 Commenti a "Omelia di Mons. Lefebvre durante la consacrazione dei quattro nuovi Vescovi (obiettivi e motivazioni)"

  1. Pingback: Lettera di Mons. Marcel Lefebvre a Dom Tomás de Aquino (18 agosto 1988) | Radio Spada

  2. Pingback: Omelia di Mons. Lefebvre in italiano, a San Simeon Piccolo (7 aprile 1980) | Radio Spada

Rispondi