Tra referendum e referendum

renzi

 

di Danilo Quinto

Archiviato il referendum sulle trivelle – che è servito solo a rafforzare il potere di Renzi e a spendere decine di milioni di euro di denaro pubblico – si può fare un bilancio politico.

Una prima questione è legata al ruolo delle Regioni, che sulla materia energetica hanno preteso di affermare una legislazione concorrente rispetto a quella statuale, come continuano a fare su altri decisivi aspetti. Secondo dati ufficiali, sprechi inefficienze e corruzione presenti nella sanità ammontano a 23,6 miliardi di euro l’anno.  La corruzione ammonta a 6 miliardi l’anno e in un’azienda sanitaria su tre (37%) si sono verificati episodi di corruzione negli ultimi 5 anni. La sanità occupa tra l’80 e il 90% del bilancio di una singola Regione: se esistesse uno Stato che avesse a cuore il futuro delle nuove generazioni, dovrebbe cancellare gli Enti regionali, parassitari e burocratici, che hanno fatto e continuano a fare danni immensi al nostro Paese.

La seconda questione si riferisce all’inutilità di un ambientalismo ed ecologismo d’accatto che cavalca da trent’anni battaglie anacronistiche e irrilevanti.

La terza questione è relativa alle inchieste giudiziarie sulle attività lobbistiche e affaristiche che hanno portato alle dimissioni del Ministro dello Sviluppo Economico. Gli aspetti inquietanti di questa questione sono tre: 1. L’espulsione dal dibattito pubblico del fatto che i 60 miliardi all’anno di corruzione, stimati da più fonti, non riguardano solo il ceto politico, ma anche buona parte della società cosiddetta civile, collusa e connivente. 2. I ritardi impressionanti della macchina giudiziaria, che dice sentenze a distanza di anni dai fatti, eludendo uno dei principi cardine dell’ordinamento penale: quello dell’immediatezza. 3. Il ricorso sistematico alle intercettazioni telefoniche, che vengono utilizzate dai mass media, il più delle volte con il consenso delle Procure, in maniera contraria ad un altro principio fondamentale dell’azione penale: quello della riservatezza.

L’ultima questione riguarda il centrodestra ed in particolare Silvio Berlusconi, rispetto al suo rapporto con il Presidente del Consiglio. Il referendum è stata la prova generale di quello che saranno le amministrative: la resa rispetto ai desiderata di Renzi. A chi afferma che il Patto del Nazareno non sia mai esistito, si potrebbero documentare decine e decine di circostanze e situazioni – parlamentari ed extraparlamentari – rispetto alle quali l’opposizione (una volta si chiamava così) si è mossa consolidando gli interessi del Governo.

Il punto di caduta dell’attuale situazione politica – trascorse le vacanze estive, per coloro che se le potranno permettere – sarà il referendum sulle riforme elettorali di ottobre. In quali condizioni arriverà il Paese a quell’appuntamento? Ulteriormente impoverito e stremato, preda dell’insicurezza  sociale e sfornito delle tutele relative ai bisogni elementari: la casa, il lavoro, la dignità della vita delle persone, soprattutto di quelle anziane e indifese. A questo quadro, si aggiungono le leggi antiumane, già votate – il matrimonio sodomitico – e quelle che verranno – l’eutanasia. Renzi, sembra essere un giocatore di bridge: ad ogni mano gioca con buoni atout: i poteri che contano e la sostanziale connivenza dell’intero panorama politico. Basterebbero le dimissioni di massa dei parlamentari che dicono di essere suoi oppositori per mandare a casa lui e la sua corte. Questo non avverrà, non solo per questioni legate agli emolumenti milionari che si perderebbero fine al 2018, ma per la totale mancanza di senso dello Stato e del bene comune – cioè della Verità – delle marionette del sistema politico italiano.

Un commento a "Tra referendum e referendum"

  1. #Martino Mora   21 aprile 2016 at 7:01 pm

    Sarei d’accordo su tutto, se non ci fosse il solito attacco alle Regioni. Premesso che vi sono Regioni e Regioni (gli sprechi in Lombardia, Veneto ed Emilia, ammesso che vi siano, sono infinitamente inferiori a quelli della maggior parte delle altre), eliminare le Regioni perchè sprecano mi sembra un pessimo argomento. Sarebbe come abolire tutti i ministeri e quindi il governo perchè sprecano assai di più Le Regioni sono il principale corpo intermedio istituzionale tra il Leviatano e il cittadino. Vogliamo tornare al centralismo giacobino? Vogliamo tornare allo Stato uscito dal Risorgimento? Eliminiamo piuttosto le prefetture, ente napoleonico e poi piemontese del tutto inutile, che non esiste nella maggioranza degli altri Paesi. Che fatica far capire a cattolici che si dicono tradizionalisti che lo Stato nazionale accentratosi sulle ceneri delle patrie carnali è frutto della modernità e della Rivoluzione.

    Rispondi

Rispondi