La pazzia di un mondo alla rovescia

melarossa

 

di Isacco Tacconi

Un santo, un umile gigante, era solito dire ai suoi studenti, prima della sua angelica lezione: “questa è una mela”; indicava il frutto succoso che stringeva nella sua mano, esposto ed esibito come un gioiello di ingegneria biologica nella sua semplice e banale bontà. Reale, come me e come te. Vedi, guarda: metti qua la tua mano e senti che essa “è”, partecipa dell’essere, come me e come te; odora il suo profumo, ammira il suo colore giallo puntinato decorato di rosse striature; tocca la sua durezza, compatta e liscia e poi mangiane con rendimento di grazie; ascolta il suono di quella sostanza che si frange schizzettando sotto la pressione di quei tuoi denti, ben disposti nella bocca come una pressa finemente progettata. Gusta la dolcezza al palato e la freschezza nella gola, un sapore che riassume l’unità di quell’essere finito, chiamiamolo ente, che c’è, esiste, è fuori di me, è diverso da me, esistente, non per mio merito, eppure chiamato all’essere perché io goda della sua esistenza.

Un altro uomo, un povero diavolo, meditando sulle vicende tristi e tragiche di sua vita, disse un giorno qualcosa di diverso: “se questo è un uomo”. Un condizionale, un semplice quanto tragico interrogativo sospeso: questo, è o non è un uomo? Ma se oggi quel povero diavolo potesse vedere con occhi limpidi ciò che i nostri occhi appesantiti dal male vedono, credo che la perplessità di quell’interrogativo avrebbe avuto ben più ragione di essere fondata, e piantata come un monolite nella caotica piazza della libertà d’espressione. Quella mela, infatti, così reale nella sua immediata semplicità, via maestra al complesso mistero dell’essere, oggi non è più né gialla, né dura, né succosa, né buona; quella stessa mela, oggi, semplicemente, “non è più”.

Come chiameremo dunque un mondo, una società, una cultura, una (non)civiltà che rifiuta riconoscere “la mela”, che misconosce l’onestà dei suoi sensi, che sottopone a disumana tortura la, seppur debole, luce naturale della ragione legandola ad una sedia con il faro accecante del progresso puntato contro, imponendole di rinnegare ciò che essa sa, ciò che essa conosce, ciò che (naturalmente) essa riconosce come vero, buono, bello?

Ma di quale mondo stiamo parlando? Qual è l’oggetto della nostra lamentazione? È il mondo presente, il mondo che nega la natura umana sessualmente determinata secondo la dualità maschio-femmina, che chiama il maschio donna e femmina l’uomo; che veste il bambino con la gonna e la bambina con i pantaloni; che nega l’oggettiva realtà che l’uomo che mi sta innanzi sia uomo, quindi maschio, quindi determinato fin dal concepimento nella coppia di cromosomi XY, iscritti in ogni fibra della pelle, in ogni molecola del suo corpo. Un mondo che mascolinizza la donna e femminilizza l’uomo; che abbrutisce e indurisce la dolcezza della donna e rende molle e volubile il carattere dell’uomo; è questo il mondo in cui molti medici non somministrano più cure agli ammalati per il ristoro e la vita dei corpi ma dispensano la morte per eliminare la sofferenza. E questo è normale: se si vuole eliminare la sofferenza dal mondo, ogni forma di sofferenza, bisogna eliminare l’uomo, ogni uomo. Il ruolo del guaritore così ben definito dal buon Ippocrate, padre della medicina, si è invertito in coadiutore mortifero, giacché il meglio che un “operatore della sanità” possa augurare, oggi, a un malato grave è la morte, e il più presto possibile. Non c’è vita per i malati, per gli storpi, per i vecchi, per i paralitici, per loro, questo mondo, ha apparecchiato un mattatoio umanitario.

Questo mondo votato al suicidio, come un pazzo disperato, vuole uccidere prima tutti gli abitanti della casa e poi togliersi la vita, giacché l’anima sua è già dannata.

È questo il mondo in cui le madri uccidono i propri figli, ancora attaccati alle loro viscere, operando un vero e proprio sradicamento esistenziale, violento, contronatura; è la morte che vince sulla vita che nasce; il duello tremendo tra la vita e la morte continua a mietere vittime; la sfida che gli inferi hanno lanciata contro il Cielo. Una guerra mirabile e furiosa consumantesi sul grembo materno, divenuto campo di battaglia dove i morti superano quelli delle trincee europee nella Grande Guerra: Questa è la Grande Guerra! Il sacrificio rovesciato che questo mondo, che ha preferito servire satana scuotendosi di dosso il dolce giogo di Cristo, tributa al suo signore: simia Dei. Il Padre Eterno ha fissato che l’uomo si sviluppasse e crescesse al contempo fragile e forte da piccola cellula uovo fecondata; ma questo seme di vita e di speranza è oggi brutalmente calpestato e gettato nel fuoco. La madre diventa carnefice; colei che dovrebbe essere, appunto, “matrice”, cioè fonte e origine di vita, si muta in “esecutrice” della sentenza di morte. Lei che genera, che per natura è “madre dei viventi” è divenuta omicida dei figli del suo grembo divenendo “madre – se così si può dire – di sterminio”. E tutto questo è possibile, che dico, più che possibile! auspicabile e lodevole per motivi umanitari. È questa la più grande ed umiliante beffa che beelzebul ha inflitto all’umanità, superando la peggiore forma di sadismo: rivestire l’ingiustizia più aberrante (l’uccisione dell’innocente) di un manto ingannatore di bontà e compassione! L’omicidio dell’innocente, che già solo la ragione naturale comprende come un male intrinseco, diventa un bene oggettivo: un diritto! La mano destra e la mano sinistra: quale differenza? Il bene e il male, la vita e la morte, io e Dio, come distinguere il bianco dal nero? Essi esistono realmente, o solamente nel soggettivo intelletto creatore?

Questo mondo rovesciato spende energie nel difendere i diritti di esseri privi di intelletto e di libertà perché soggetti agli istinti che li governano, e che, al contempo, misconosce il significato stesso del diritto che, per definizione, sussiste solo in esseri liberi e razionali perché possano rivendicarlo, impegnandosi così, l’un l’altro, a rispettarli secondo giustizia. Animalismo è un buon termine per definire l’indole di una società animalizzata, “bestificata”, aristotelicamente “abbrutita”, priva cioè di anima, che uccide i bambini e però difende alberi e animali con una virulenza e una enfasi squilibrata, irrazionale, dionisiaca, baccante, in definitiva, pazza!

Ancora. Questo mondo che prova schifo per i panni sporchi di un bimbo che, per la sua infantilità, per la sua piccolezza bisognosa di amore, non può che farsi la cacca addosso. Questo stesso mondo che, però, allo stesso tempo, ha diffuso l’immonda pratica di raccogliere gli escrementi vomitevoli di cani e di gatti, costringendo l’uomo a chinarsi a pulire il sedere di animali che, se lasciati allo stato brado, conserverebbero naturalmente tutta la loro dignità di essere sensitivi: un’altra umiliazione inflitta all’umanità: il disprezzo del bambino concepito, e il rispetto per gli animali.

È quello stesso mondo che non disdegna di vestire cani e gatti con abitini, piumini, cappelli, fiocchi, sciarpe e, conducendoli a spasso, follia della stoltezza, nei carrozzini. Quei carrozzini che una volta erano destinati a gioiosi e capricciosi pargoletti che oggi non si sente più né piangere né ridere perché, semplicemente, “non sono più”. L’animale ha preso il posto dell’uomo, calpestato, ucciso, umiliato e disprezzato come Colui da cui esso proviene. L’odio verso l’uomo è sempre, in ultima istanza, un odio verso il suo Creatore. Il teriomorfismo, il culto alle divinità animorfe, feticista e tribale è tornato surrettiziamente impossessandosi del sentire e del volere comune.

Questa realtà sovvertita, direi quasi “invertita”, che affida alle donne incarichi di governo e agli uomini ruoli subalterni; che apre alle donne i ranghi marziali dei combattenti e delle guardie della pubblica sicurezza; è questo un mondo che rifiuta l’oggettiva infallibilità del corpo e dei sensi, drogato com’è, e vinto, dal puntello dell’uguaglianza assoluta a tutti i costi e contro ogni empirica evidenza. Un’uguaglianza ingiusta, diseguale, irrazionale, orwellianamente pazza.

Questo mondo è ossessionato dalla ricerca del cibo “biologico” con il quale intende, sano, puro, secondo natura, ovvero secondo il processo di sviluppo e crescita naturale, e nel quale non deve esserci alcun intervento artificiale dell’uomo che “snaturi” i frutti e la loro sostanza naturale. Eppure, in questa smaniosa ricerca di uno stile di vita “biologico” che spinge a ricercare cetrioli, zucchine e pomodori concepiti naturalmente dalla pianta, parallelamente questo stesso mondo ha avviato la più grande macchina contro la natura e la vita che è la fecondazione in vitro extra-uterina, ossia l’apoteosi della meccanizzazione eugenetica dell’odierna tecnocrazia evoluzionistica. Questo abominio non consiste nello spruzzare pesticidi sulle pannocchie di mais, offendendo così la gnostica “madre natura”, ma nella manipolazione in laboratorio del concepimento dell’uomo, riducendo l’embrione ad un qualsiasi composto di materia inorganica da assemblare e produrre, unendo alchimisticamente seme maschile e ovulo femminile. Il fortunato verrà impiantato, in maniera non molto “biologica”, nel contenitore vitale (la donna) gli altri sfortunati (fratelli? embrioni selezionati? cosa sono?) gettati nello scarico come scarto inservibile. In tutta questa fabbrica finanziata dallo scientismo esoterico mondialista che neanche Himler avrebbe saputo eguagliare, assistiamo alla più grande umiliazione e mercificazione della donna: la fecondazione artificiale. La donna, lei che da sempre è l’oggetto dell’odio e del disprezzo del Principe di questo mondo, che l’ha ingannata e continua ad ingannarla, oggi come al principio del mondo, attraverso l’esca dell’autodeterminazione, usandola come mezzo di distruzione di massa. Il corpo della donna, dunque, non più madre, non più gestante, ma esanime involucro passivo: viva la natura!

E in tutto questo scenario di follia distruttrice, una gerarchia ecclesiastica che tanto gentile e tanto onesta pare quand’ella altrui religione saluta, ma che sembra smarrita come un ebbro nella nebbia. Una gerarchia ecclesiastica che non dovrebbe essere del mondo, pur essendo nel mondo, ma che sembra giorno dopo giorno essergli sempre più soggiogata come un’amante pazza infatuata, disprezzata e perseguitata da uno spietato sadico che agisce contro di Lei perché obbedisce al principe delle tenebre; e più essa si piega alle sue pretese più è da lui umiliata e vessata, vedendosi strappate le vesti, ossia le anime che le furono affidate perché le proteggesse sotto il suo manto materno. Laici che si vestono da preti occupando presbitèri e altari, preti che si svestono da laici confondendosi nel secolo come lievito vecchio e sale scipito che a nulla serve più se non a sostenere i passi di coloro che conculcano, con disprezzo, le immondizie della strada. Chi insegue il mondo insegue il destino di quello, e con lui sarà nella perdizione che lo attende. Si direbbe quasi che anche una certa parte della Chiesa, una frazione, pur maggioritaria, sia stata contagiata dalla pazzia del mondo, e chi dovesse sostenere questa lamentazione come il bimbo indicante la nudità del re messosi in ridicolo da se medesimo, vittima consapevole dell’imbroglio di vane lusinghe, non sarebbe certo elogiato o approvato bensì, coerentemente, bandito come pazzo dai pazzi. Ma a che giova un tale giudizio quando addirittura il clero si sclerotizza e il santo e puro celibato vien gettato alle ortiche, andandosi ad aggiungere alle sacre tonache ormai, dopo più di cinquant’anni, ricoperte di muschio maleodorante, lugubre memènto di tutte quelle anime smarritesi nella nebbia accecante, ma inebriante, dell’aggiornamento teologico-liturgico?

Ma ancora, questo stesso mondo che, come disse il Pio, il santo, il Papa si lancia in una seducente filosofia, non di uomo ma di “ominide”, non razionale ma gnostica: “Da questa falsa filosofia – disse – e da questa mostra di vuota e fallace erudizione, congiunta ad una somma audacia di critica, sedotti alcuni svanirono nei loro pensieri, e, rigettata la buona coscienza, fecero naufragio intorno alla fede; altri si vanno dibattendo miseramente tra i flutti del dubbio, né sanno essi medesimi a qual lido approdare; altri, sprecando tempo e studi, si perdono dietro a ciance astruse, onde poi si alienano dallo studio delle cose divine e dalle sincere fonti della dottrina. Né, sebbene denunziato già più volte e smascheratosi infine per gli eccessi medesimi dei suoi fautori, questo semenzaio di errori e di perdizione (che ebbe volgarmente dalla sua smania di malsana novità il nome di modernismo) cessa di essere male gravissimo e profondo. Esso cova latente, come veleno, nelle viscere della società moderna, alienatasi da Dio e dalla sua Chiesa, e massimamente serpeggia come cancro in mezzo alle giovani generazioni, naturalmente più inesperte e spensierate. Non è esso infatti una conseguenza di studi seri e di scienza vera, giacché non vi può essere dissenso vero tra la ragione e la fede; ma è effetto dell’orgoglio intellettuale e dell’aria pestifera che si respira, di ignoranza o cognizione tumultuaria delle cose di religione, mista alla stolta presunzione di parlarne e discuterne. E tale infezione malefica è poi fomentata dallo spirito dell’incredulità e della ribellione a Dio; onde chiunque è preso da questa cieca frenesia di novità pretende bastare a sé stesso, scuotere da sé palesemente o ipocritamente ogni giogo di autorità divina, foggiandosi poi a capriccio una sua religiosità vaga, naturalistica, individuale, che del cristianesimo simuli il nome e la parvenza, non ne abbia punto la verità e la vita”.

Ebbene questa matrice perversa, madre di ogni sovversione, abominio dissolutore che tutto annienta non ci appartiene e noi non gli apparteniamo, non dobbiamo. Le nostre radici sono poste nei cieli. Il mondo degli ominidi cadrà, l’umanità abbrutita sprofonderà e fra i flutti desolanti di uno spettacolo di fuoco e folgore soltanto un piccolo resto, uno sparuto gruppo, un minuto manipolo di sopravvissuti resterà saldo, quando le fondamenta saranno scosse.

O Crux, salve, Spes unica…potessimo noi esserti aggrappati come naufraghi all’Àncora mentre l’oscurità di una tempesta al largo dell’oceano sovrasta e colpisce impetuosa gli sventurati naviganti che, senza di Te, spariscono inghiottiti nelle tenebrose stanze degli abissi. O dolce legno e dolci chiodi, che sostenete il Peso più dolce, che sostenete Colui il quale sostiene nell’essere tutte le cose e le fa sussistere col soffio della sua bocca: siate voi il nostro lascia-passare quando i mietitori percorreranno fulminei la terra a stroncare grano e zizzania.

Non c’è altro modo, bisogna dire addio a questo mondo: addio mondo pazzo, addio pazzia di questo mondo, addio per sempre schiavo di un tiranno omicida: bevi tu stesso il tuo veleno, non mi convincerai del male. L’angelo santo che amministra presso l’altare il turibolo effondente profumato incenso soccorrerà, o cristiano, la tua battaglia: Sancte Michael Arcangele defènde nos in proelio, ut non pereàmus in tremendo iudicio.

O uomo, avendo smarrito il tuo Dio, il tuo Creatore, il tuo Padre hai smarrito te stesso: non sai più chi sei. Non sai più “cosa” sei, se bestia o uomo. Ti sforzi di essere annoverato fra i bruti e misconosci ciò che in te ti fa simile agli angeli, e superiore ad ogni altra creatura priva di intelletto.

Se non ti volgi a guardare, come in uno specchio, il Padre celeste, non potrai mai comprendere la tua dignità, e la stessa parola “uomo” sarà per te oscura e incomprensibile giacché ti ricorderà soltanto la terra di cui sei fatto, la “materia” argillosa da cui fosti tratto: humus. Quell’impasto fangoso che senza l’intervento delle mani vivificanti del Divin Artigiano si tramuterebbe in grottesco homunculus: «Memènto homo, quia pùlvis es et in pùlverem revertèris».

Ma se ti volgerai indietro, potrai scorgere Colui il quale, da lontano, ti cerca e ti corre incontro dopo la tua permanenza nel paese del peccato, a mangiar coi porci carrube e ghiande.

Ritorna, o uomo, alla tua pace. Poiché, ricorda, solo en’la sua voluntade è nostra pace. Trova Dio, e troverai te stesso. Il Dio vivente, e riavrai la vita. Colui che è Risorto, e la tua anima non morirà in eterno. Ritrova tuo Padre e saprai di essere figlio e non insensata carne esanime. Cerca il tuo Redentore e saprai di essere stato affrancato dalle catene della schiavitù del peccato: non devi più mangiar al desco dei maiali avvolto nel brago.

Ricordati: questa, è una mela.

16 Commenti a "La pazzia di un mondo alla rovescia"

  1. #bbruno   4 maggio 2016 at 4:03 pm

    amarissima lamentazione e verissima.

    Rispondi
  2. #Maria   4 maggio 2016 at 4:27 pm

    * E io che c’entro in tutto questo? Io non mi sento di appartenere a questo mondo: io ne sono fuori. Non mi si accrediti queste brutture

    * Quanto ho contribuito,in parte,a volere “questo mondo”. Quante volte ho chiuso gli occhi per non vedere, gli orecchi per non sentire, per paura di vedermi pure io,responsabile!

    * Tutti lo siamo! Che si voglia o no!
    Per una volta tanto,non siamo ipocriti.

    * Non difendiamo la ” Vita ” per poi’ un po’ più avanti……volerla
    ” sopprimerla ” per non avere più interesse che esista.

    Tutto e’ stato creato per l’Uomo: immagine e somiglianza di Dio
    Solo attraverso la Sua creatura possiamo arrivare a Lui,fattosi esperienza già su questa nostra dimora terrena,in tutti i suoi figli, pure nostri fratelli

    Non illudiamoci di trovarlo dove non c’è…..

    Rispondi
  3. #Manuela   4 maggio 2016 at 7:16 pm

    tragica dolorosissima verità

    Rispondi
  4. #bbruno   4 maggio 2016 at 8:53 pm

    tra una chiesa che uccide la religione (vera) per portare a spasso infiocchettato il mostro (religioso) dalle cento teste,e la donna che porta il cane suo infiocchettato sul passeggino dopo avere ucciso il figlio delle sue viscere, c’ è solo la realazione di una follia che genera l’altra, l’ultima quella che ci sprofonda nel ridicolo, che segna la nostra fine……..

    Rispondi
  5. #Maria   4 maggio 2016 at 10:14 pm

    Noi ci troviamo dentro alla” pazzia di un mondo alla rovescia”e ne constatiamo solo la realtà,se ci limitiamo solamente ad esserne spettatori esterni per non contagiarsi.
    Fuori si giudica senza conoscere; dentro la si vive, aprendoci ad una visione più umana…… quindi, anche di carità e misericordia .Questo per il cristiano.

    Rispondi
  6. #Alessio   4 maggio 2016 at 10:15 pm

    Verità parziale di fondo ma gonfiata a dismisura.

    Rispondi
  7. #algophagitis   4 maggio 2016 at 10:49 pm

    Un articolo fondamentale. Da far leggere soprattutto a chi sostiene ottimisticamente la grande alleanza col mondo. Chi non vuole capire non capirà mai.

    L’uomo moderno: disprezza Dio, desidera prendere il suo posto e finisce per bestializzarsi, oggettificarsi o sucidarsi. Nullifica se stesso e cerca maschere e travestimenti per coprire questo nulla.
    La società moderna: vuole difendersi dal male e allo stesso tempo allontanare Dio. Vuole creare il paradiso in terra e crea l’inferno.
    Si vanta di essere tanto evoluta e non trova altro metodo, per costruire il nuovo paradiso terrestre, che ricorrere all’antica pratica dei sacrifici umani. E ad ogni fallimento c’è sempre lo stesso atteggiamento: “andrà meglio la prossima volta. Si vede che servivano più sacrifici”.
    Adesso, oltre al sangue degli innocenti, cercano anche il sacrilegio, per avere maggiore potenza.

    Rispondi
  8. #Maria   5 maggio 2016 at 9:43 am

    Troppo pessimismo ne lavora a favore.Non serve sottolineare continuamente il brutto di questa società,che come dicevo sopra, ci siamo dentro anche noi fino al collo.Questo nostro sentimento a lungo andare peggiora le situazioni; non si riesce piu a vederne il bello e il positivo che ancora c’è: eccome!!
    Se così non fosse,il nostro Signore avrebbe già preso ben altre decisioni su noi.
    Lui ci crede; e ci crederà al di la di ogni nostra aspettativa.Come già detto, può permettersi di ” cambiare le carte in tavola come e quando vuole “.
    L’uomo moderno non disprezza Dio; lo cerca,ma per strade sbagliate; come cristiani dobbiamo esser loro di esempio ma, come vedete, fatichiamo gia noi pur appartenendo alla stessa fede: in Cristo Gesù.
    Non meravigliamoci se un giorno…..ci verrà chiesto più a noi che a loro.
    ” Per chi non vuole capire, spero che un giorno ne sia illuminato”.

    Rispondi
  9. #bbruno   5 maggio 2016 at 12:02 pm

    a una chiesa imbastardita segue una umanità abbrutita – dal suo incrocio col mondo bestiale. In Danimarca -EU- la zoorestia non è reato, anzi vi è agevolata nelle ‘animal house’.In Germania-UE- si segue l’esempio, visto il successo di clientela EUropea…E come potrebbe essere reato un rapporto tra bestie ??? Non abbiamo riconosciuto, appunto, diritti alle bestie e quindi parità con noi? L’uomo EVOLVENDOSI si è trovato a tanto: al PUNTO DI PARTENZA! San Paolo diceva che l’umanità che non riconosceva Dio nelle meraviglie dell’ universo, Dio la puniva degradandola a intercorsi sessuali contro natura. Oggi noi sfidiamo Dio nelle nostre Leggi facendo buono quello che per Dio è male: all’apostasia generale e totale contro di Lui, Dio risponde col ‘sublimarci’ fino al livello del mondo inferiore!

    Rispondi
    • #Alessio   5 maggio 2016 at 6:17 pm

      Bruno… che lo schifo sia istituzionalmente incoraggiato nell’area NATO lo sappiamo bene, ma da questo alla situazione apocalittica descritta in modo tra il reale ed il fantasioso nell’articolo ne corre parecchio.
      Senza scendere nei dettagli, prendiamo l’affermazione che i bambini “non sono più”, senza considerare altre frasi. Magari sono io che ho le allucinazioni, ma di bambini ne vedo ancora.

      Rispondi
      • #bbruno   5 maggio 2016 at 8:53 pm

        la lamentazione di Isacco Tacconi, caro Alessio, va presa ovviamente in quanro rivelatrice di una tendenza di fondo della società occidentale post cristiana, soprattutto europea. Le smentite particolari – soprattutto se legate a riferimenti localistici – non ne inficiano minimammente la validità. Ricordo che al nostro arrivo in questo condominio, già vent’anni fa, la prima cosa che ci siamo sentiti dire da una inquilina del posto (oltrettutto anziana ), come forma di benvenuto, è stata: “vi troverete bene, qui non c’è nessun bambino”-che disturba coi suoi pianti, intendeva. Ma c’erano donne con cani, che rivolegendosi ad essi dicevano: vieni qui dalla tua mamma!

        Rispondi
      • #Alessio   6 maggio 2016 at 3:22 pm

        Caro Bruno, io invece di gente ostile ai bambini non ne ho mai conosciuta, tutt’altro.
        E, se proprio vogliamo dirlo, non trovo nulla di disdicevole nell’attaccamento agli animali, ovviamente purchè non sia discapito di altro. Una donna può vezzaggiare un cane e mettergli dei cappottini rimanendo comunque un’eccellente persona ed un’ottima madre.
        Va bene, anzi è doveroso segnalare il male, ma non chiamiamo “vaiolo” la varicella.

        Rispondi
  10. #Maria   5 maggio 2016 at 3:00 pm

    Siamo una umanità imbruttita,sotto molteplici aspetti,che spesso è volentieri ignoriamo o sottovalutiamo. Credo che il progetto di Dio,non sia tanto elevare l’umanità tutta a una consapevolezza di valori, a riconoscimento del proprio creatore, ma, nello specifico,instillare in ogni singola creatura il Suo amore infinito; facendoci cosi, fare esperienza,per poterlo poi trasmettere a nostra volta a tutti i fratelli.
    ” Siamo fatti a sua immagine e somiglianza “.Con questo ci renderebbe partecipe alla sua natura divina.
    Fintantoché l’uomo abiterà la terra, nulla cambierà rispetto al momento della sua creazione. Non siamo ne peggiori ne migliori.Quindi non allarmiamoci! Pensiamo a noi:in preparazione a ” cieli nuovi e terre nuove “.

    Rispondi
  11. #Jade   5 maggio 2016 at 5:18 pm

    Dio confonde coloro chi vuole perdere, così sta scritto. La profonda crisi di matrice
    squisitamente satanica :”Ora arriva il Padrone del mondo” qualcuno lo ricorda? è la
    peggiore che l’umanità abbia mai vissuto, e la porterà alla propria dissoluzione.
    “Ogni granello di sabbia dovrà essere purificato” così Teresa Neumann. Oggi, per chi vuole
    rimanere fedele a Cristo, è richiesta una forza quasi disumana, supportata solo dalla preghiera,
    un arma da sempre invincibile.

    Rispondi
  12. #Jade   5 maggio 2016 at 5:21 pm

    Un ‘errore di battitura: Dio confonde coloro CHE vuole perdere..

    Rispondi
  13. #Maria   6 maggio 2016 at 11:29 pm

    Jade
    ” Ma che forza quasi disumana supportata sola dalla preghiera bisogna avere per essere fedeli a Cristo”. Basta imparare ad amarci come Lui è venuto a darci l’esempio.Chiediamolo sempre nelle nostre preghiere.

    Rispondi

Rispondi