Il Dio degli scienziati

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Pubblichiamo questo interessante articolo apologetico da “Il Timone” n. 21, Settembre/Ottobre 2002. Grassettature e sottolineature nostre [RS]

 

di Giancarlo Cavalleri

La maggior parte degli scienziati credevano e credono in Dio. Per qualcuno ci sono prove scientifiche in favore della creazione. Sfatata la menzogna che la scienza è nemica della fede.

Cominciamo con una precisazione necessaria: molte persone pensano credere in Dio equivalga a coltivare una fede cieca assimilata nell’educazione, perciò ritengono la fede incompatibile con la ricerca scientifica, in quanto uno scienziato non può mai credere ciecamente, bensì deve mantenere un atteggiamento di vaglio critico e sistematico della realtà. Ora, in realtà, nessuno deve credere ciecamente, né gli scienziati né i non scienziati.

Infatti, la Chiesa Cattolica nel Concilio Vaticano I ha sancito in modo definitivo (cioè dogmatico) che “l’uomo, con il solo lume della ragione naturale può conoscere con certezza l’esistenza dì Dio”. Viceversa, chi crede che la fede sia l’unica via per accettare l’esistenza di Dio, incorre nell’eresia chiamata “fideismo”.

Non c’è da sorprendersi dunque che la maggior parte degli scienziati sia costituita da credenti, che non hanno trovato alcuna incompatibilità tra la scienza e la fede. Mi limito a citare solo alcuni: Pascal, Mendel, Pasteur, Ampère, Galvani, Volta, Faraday, Fermi, Eccles.

Per ragioni di spazio mi soffermo solo sugli scienziati che si sono interessati attivamente alle prove razionali dell’esistenza di Dio e che l’hanno guadagnata con assoluta certezza. Galileo Galilei, il fondatore della scienza moderna, fu un grande credente che, non solo accettava razionalmente l’esistenza di Dio, ma professava anche la religione rivelata, quella cristiana proclamata dalla Chiesa Cattolica. Nella lettera a Madama Cristina di Lorena, Galileo riportò una frase del suo amico, il cardinal Baronio (che esprimeva un concetto già ben chiaro secoli prima, per es., a S. Agostino): “La Scrittura ci insegna come si va in cielo e non come è fatto il cielo” cioè la Scrittura non è un trattato di astronomia. Ciò vuoi dire che, nella nota polemica con alcuni gesuiti e con il cardinal Bellarmino, Galileo sosteneva una posizione teologicamente corretta circa l’interpretazione della Bibbia, mentre aveva torto dal punto di vista scientifico, per varie ragioni. Ad esempio, Bellarmino chiedeva a Galileo di considerare la teoria copernicana come una conveniente ipotesi matematica e non come una verità inconfutabilmente dimostrata. Il torto scientifico di Galileo peggiorò quando si intestardì a considerare le maree come prova della rotazione assoluta della terra. Anche i suoi oppositori avevano ben capito che ciò era errato, e sarà Newton, più tardi, a dimostrare che le maree sono dovute per due terzi all’attrazione gravitazionale lunare e per un terzo a quella solare. Anche Newton e Leibniz, che scoprirono e svilupparono il calcolo infinitesimale (contemporaneamente ed indipendentemente l’uno dall’altro), furono grandi assertori della conoscenza razionale dell’esistenza di Dio. Seguendo Galileo, parlavano della bellezza delle leggi fisiche poste da Dio nel creato, spiegando che quest’ultimo è scritto con un linguaggio geometrico e matematico. Leibniz arrivò persino a sostenere che questo è il migliore dei mondi possibili, anticipando, in un certo senso, il principio antropico, formulato nel Novecento, che enfatizza la mirabile sintonia delle costanti fisiche fondamentali che consentono lo sviluppo della vita (cfr Il Timone n. 16, pp. 40-41). Ricordando che non mi soffermo né elenco tutti gli scienziati credenti, ribadisco che la maggioranza è stata ed è di credenti. Semmai, una discreta minoranza è di panteisti (il panteismo sostiene che Dio esiste e che coincide con il mondo). Tra gli atei, a mia conoscenza, l’unico grande scienziato è stato Boltzmann, che morì suicida come il suo allievo Ehrenfest. Intendiamoci: parlo di atei che abbiano pensato, dedicandovi un po’ di tempo, all’esistenza di Dio. E trascurare questo tema è professionalmente impossibile per chi si occupa di astrofisica o di particelle elementari, mentre è possibile per chi si occupa di fisica dei solidi o dei liquidi o dei gas, specie se da un punto di vista tecnico e applicativo. È infine interessante riportare la prova dell’esistenza di Dio di Lord Kelvin e di Jeans, due grandi scienziati dell’Ottocento. A Kelvìn si devono uno degli enunciati del secondo principio della termodinamica, l’uso della scala termometrica assoluta (a partire cioè dallo zero assoluto di temperatura) che tuttora usiamo e la risoluzione di molti problemi di elettromagnetismo. A Jeans si deve la scoperta della massa critica di condensazione di una nuvola (di forma sferica) di gas (l’idrogeno primordiale dell’universo), verificata negli ammassi globulari, ma ancora più famoso è il suo studio iniziale dell’irraggiamento del corpo nero, che determinò la prima crisi della fisica classica (spettro di Rayleigh-Jeans, noto come catastrofe ultravioletta). Ebbene, il ragionamento di Kelvin e Jeans è molto semplice. Un sistema isolato tende ad evolvere verso stati più probabili. Termodinamicamente ciò significa che le differenze di temperatura fra un corpo ed un altro tendono a livellarsi col passare del tempo. Ora, poiché nell’universo si trovano dei corpi caldissimi (le stelle), altri a tiepidi (i pianeti), ma anche i freddissimi spazi interstellari, ciò significa che l’universo non può essere esistito da tempo infinito, altrimenti il livellamento delle temperature sarebbe già avvenuto: dunque l’universo esiste da un tempo finito, vale a dire ha avuto un inizio. Ma allora, siccome l’universo esiste, siccome non esiste da sempre, bensì ha avuto un inizio, vuoi dire che è stato creato da una Causa di natura radicalmente diversa da quella del mondo. Questa considerazione, ripresa anche da Pio XII, è tuttora valida e, a mio avviso, è esente da qualsiasi critica, poiché il secondo principio della termodinamica, su cui si poggia, ha una validità ben più forte di quella di qualunque altra legge fisica, e prescinde dalla conoscenza dettagliata delle altre leggi. In altri termini, la necessità della creazione dell’universo fisico resta valida anche se non conosciamo i dettagli sull’inizio del grande scoppio primordiale (big bang).

Dio esiste

“La scienza, studiando l’immanente nel modo più rigoroso che l’intelletto umano abbia mai saputo concepire, scopre una serie di verità, i cui valori sono in perfetta sintonia con quelli che la stessa forma di materia vivente, detta uomo, apprende dalla Verità Rivelata. A quattro secoli da Galilei, si erge in tutta la sua splendida chiarezza quanto il padre della Scienza seppe vedere con un puro atto di Fede: la Natura e la Bibbia sono entrambe opera dello stesso Creatore. La Bibbia – diceva Galilei – è la parola di Dio. La Natura è invece la sua scrittura. La Scienza ha come obiettivo di capire ciò che Iddio ha scritto, usando il rigore della Matematica”. (Antonino Zichichi, Perché io credo in Colui che ha fatto il mondo).

Bibliografia

Antonino Zichichi, Perché io credo in Colui che ha fatto il mondo, Il Saggiatore, Milano 1999.
Antonino Zichichi, Galilei divin uomo, Il Saggiatore, Milano 2001.
René Laurentin, Dio esiste, ecco le prove. Le scienze erano contro. Ora conducono a Lui, Piemme, Casale Monferrato 1997.
Ivan Tagliaferro – Elio Gentili, Scienza e fede. I protagonisti, De Agostini, Novara 1989.
Roberto Timossi, Dio e la scienza moderna, Mondadori, Milano 1999.
Domenico E. Ravalico, La creazione non è una favola, Edizioni Paoline, Cinisiello Bal.mo 1987.

8 Commenti a "Il Dio degli scienziati"

  1. #Giacomo   5 maggio 2016 at 12:30 am

    La scienza è una delle vie per arrivare a Dio. Lo vedo quotidianamente con le mie equazioni, il mondo è l’Universo seguono leggi così razionali che non possono che essere dovute al fatto che sia stata una mente superiore a creare tutto in modo così perfettamente rigoroso! La fisica, la matematica e anche la chimica portano ad una conclusione : l’ateismo è una grande menzogna ed è assurdo persino dal punto di vista logico, contraddetto dalla scienza!

    • #Anonimo   5 maggio 2016 at 7:36 am

      Braco Giacomo, condivdo le sue idee: anch’io da giovane ho avuto una grande passione per la scienza, anche se solo per la divulgazione scientifica; ma intesa come un dono di Dio, che ci permette di arrivare a Lui. Tutto è dono di Dio : in primis la nostra stessa vita, poi tutto ciò che abbiamo nella vita, scienza inclusa. Dimenticarci di questo significa dimenticarci di Dio e voler far da soli, insomma il “non serviam” luciferino, verso il quae sembra sempre più incamminata la Chiesa uscita dal CV II, immanentista, antropocentrica, ribelle al’autorità divina, che parla solo di diritti e non di doveri, di falsa misericordia a costo zero e non di conversione, penitenza, ravvedimento e cambiamento di vita (lo avesse detto Bereoglio a a Pannella, Scalfari e la Bonino, invece di incoraggiarli a continuare le loro battaglie,e che battaglie !)

      • #Giacomo   5 maggio 2016 at 9:11 am

        Grazie

  2. #Maria   5 maggio 2016 at 10:30 am

    Anonimo
    ha incominciato bene con lo scrivere del bello e del l’importanza della conoscenza scientifica come dono di Dio,ma continuato e poi terminato in maniera pessima.Ma è mai possibile che si debba sempre arrivare per qualsiasi motivo a parlare in termini così dispregiativi della nostra Chiesa
    Ma che pensa di ricevere un giorno….gli elogi da chi ne sarà il suo Supremo Giudice?

    Io sa ,vedo la cosa in maniera completamente diversa dalla sua.
    Questa chiesa che lei” vede e non vede” e’ semplicemente diretta da Dio che a lei piaccia o no.
    Ho tanti anni, da dire che ho conosciuto tutti i Papi dal CVII in poi compreso il grande Papa Pio XII,ma allora ero piccola.
    Questa mia chiesa, e’ stata il pilastro portante della mia fede, accresciuta sempre più nel tempo fino ad ora. Se fosse stata come lei la descrive non ci sarebbero tanti santi anche sconosciuti ai più a d’arne testimonianza.

    Cosa dice?

  3. #Maria   5 maggio 2016 at 5:41 pm

    Errore!
    ” darne ” scusate

    • #Alessio   5 maggio 2016 at 7:30 pm

      Sciura… lascia stare. Lascia stare.
      Come vanno i passeri? Dove mi trovo adesso ce n’è uno che inizia a cinguettare alle 5 di mattina e non la smette sino alle 8.

  4. #Maria   5 maggio 2016 at 10:41 pm

    Ciao Alessio sono preoccupata per Fionda.Ha avuto un incidente,non so come sia successo,poverino.Una gambetta non la può appoggiare; non sentendosi sicuro durante il giorno, si rifugia dentro ad un campo di erba molto folta,ed io avanti ed indietro a portargli la pappa.Alla sera lo vado a prendere e lo porto a casa.Solo che a fine giornata sono centinaia i metri da percorrere. I passeri? anche prima delle 5; durante il giorno fino alle 8 di sera si organizzano con altri colleghi pennuti e ne formano un vero e propri concerto.Una meraviglia!

    Alessio non credo proprio che tu abbia il passero privato che ti cinguetta dal mattino alla sera.Vivi sopra gli alberi?
    Ma cosa mi tocca sentire.Ti divertì a prenderci anche in giro.

    • #Alessio   7 maggio 2016 at 11:01 am

      Vado di fretta, quindi le notizie su Fionda le commenterò la prossima volta.

      Riguardo ai passeri, a Milano ho alberi a circa cinque metri dalle mie finestre, e quando ho scritto il commento ero in un posto dove erano ben più vicini. Nulla di strano, e nessuna presa in giro.