La rete Family Day pronta ad appoggiare la Meloni nelle comunali romane?

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Leggiamo e riportiamo – da osservatori della politica – questo articolo de Il Tempo, scritto da Antonio Rapisarda. Grassettature e sottolineature nostre [RS]

Per un alleato – Forza Italia – che ha scelto di mettersi contro, ce n’è un altro che, a precise condizioni, potrebbe arrivare in sostegno a Giorgia Meloni: una fetta importante dell’arcipelago Family Day.

Un appoggio che, secondo i bene informati, potrebbe fare la sua parte in vista del ballottaggio. Se è risaputo, come ha spiegato il portavoce Massimo Gandolfini, che non esiste nessun candidato ufficiale del Family Day, è altrettanto vero – come Il Tempo è in grado di ricostruire – che l’impegno della leader di FdI e di Matteo Salvini contro il ddl Cirinnà non è passato inosservato e, in vista dell’appuntamento del referendum costituzionale, vedere alcune battaglie di quella piazza istituzionalizzate già in Campidoglio «significherebbe molto», come spiega una fonte vicina al Comitato. Del resto sugli altri candidati i pro-family non sembrano poter fare alcun affidamento. Giachetti si è detto favorevole a celebrare nozze gay in Comune. La grillina Raggi? «Nemmeno a parlarne», dato che si è opposta a qualsiasi tentativo delle associazioni di fermare il «gender» nelle scuole. Cattive notizie anche per Marchini: se per il comitato il candidato veniva considerato già vago di per sé «l’endorsement di un Berlusconi “pascalizzato”» rappresenta «un bacio della morte». E Mario Adinolfi? Secondo molti sarebbe dovuto essere lui il principale interlocutore con il suo Popolo della famiglia. Eppure la sua proposta non è decollata né da parte del comitato sono arrivati incoraggiamenti. I motivi? Il mai sanato strappo con cui Adinolfi ha fondato il partito all’insaputa del Comitato, la mancata concretezza nelle proposte a livello amministrativo e infine il motivo più importante: il tema del voto utile. «Per quanto il progetto di Adinolfi sia audace – continua la fonte – sottrarre voti alla Meloni rischia di mandare al ballottaggio Pd e M5S, e nessuno di noi se la sente di scherzare col fuoco in questo momento di strapotere “Lgbt”». Proprio qui – nella necessità di creare un argine alla cordata pro-unioni gay – subentra l’orientamento per la scelta considerata «più seria». Lo stesso “incidente” – le dichiarazioni gay-friendly di Rita Dalla Chiesa all’apertura della campagna elettorale di Meloni, sonoramente fischiate dal pubblico – «ha confermato che su questo il partito è “sicuro”». Non a caso l’area più cattolica del partito – che fa capo al responsabile del Dipartimento Famiglia Federico Iadicicco – è al lavoro con una serie di candidati (Maurizio Politi al Consiglio comunale, quindici nei municipi) e in collaborazione con le associazioni familiari sta creando una vera e propria “rete anti-gender” in tutti i municipi: ossia sportelli di sostegno alle famiglie per aiutarle a individuare progetti “ideologici” nelle scuole. «Vedremo se questa linea sfonderà in Fdi e il partito la farà sua nel programma – spiegano dagli ambienti pro-family -. Fino a questo momento la campagna su questi temi è stata un po’ in sordina». Del resto, fanno capire, la Meloni cita sempre i libri Gender nelle scuole promettendo di bonificare il territorio se eletta. Adesso si aspettano qualcosa in più: «Il consenso di quella piazza andrà conquistato».

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