Non pasce pienamente la Chiesa? Pertanto non è per nulla Papa (seconda parte)

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Nota di Radio Spada: Continuiamo oggi la pubblicazione in quattro puntate dell’interessante saggio dell’ottimo scrittore e teologo, nonchè collaboratore di Radio Spada, Patricio Shaw che si inserisce nell’annoso dibattito sull’autorità pontificia durante la gravissima crisi nella Chiesa. L’italiano del testo risente dell’originale dotto e spagnoleggiante in cui è stato scritto il saggio che pubblichiamo in traduzione. Qui la prima parte.

di Patricio Shaw

6. Fin dove s’estende la piena potestà pascitiva papale?

La piena potestà ricevuta da parte di Cristo ad ogni Papa, s’estende a tutto il mondo, diviso in cattolici attuali e cattolici potenziali. Così s’inferisce dal Dottore Comune della Chiesa Cattolica nel suo capolavoro:

Concludiamo dunque che, abbracciando tutti i tempi, Cristo è capo di tutti gli uomini; ma secondo gradi diversi. Prima e principalmente è capo di coloro che sono uniti a lui nella gloria. Secondo, di coloro che gli sono uniti in atto mediante la carità. Terzo, di coloro che gli sono uniti attualmente nella fede. Quarto poi, di coloro che gli sono uniti soltanto in potenza la quale passerà all’atto secondo la predestinazione divina. Quinto infine, di coloro che gli sono uniti in potenza la quale non passerà mai all’atto: p. es., gli uomini viventi in questo mondo e non predestinati. Essi però cessano totalmente d’essere membra di Cristo quando partono da questo mondo, perché allora non sono più neppure in potenza all’unione con Cristo.[1]

Inoltre, Cristo sul punto di salire in Cielo disse agli Apostoli le seguenti parole, valide per i loro successori:

E disse loro: Andate per tutto il mondo, predicate il Vangelo a tutti gli uomini. [2]

Se la Chiesa non avesse pasciuto i cattolici potenziali, non ce ne sarebbero degli attuali.

7. Altri atti verso la Chiesa che ogni papa ha la potestà piena di fare 

La plena potestas pascendi ecclesiam di un papa anche si chiama potestas magisterii. ad essa si aggiunge la plena potestas regendiregiminis, che equivale alla giurisdizione, e la plena potestas gubernandiministerii, che significa il diritto di amministrare i sacramenti. Su di essa un oscuro ma lucido sacerdote scrisse queste eloquenti parole sotto il terrore rivoluzionario francese:

Immobile a causa d’essere Pietro-Pietra[Pierre]; eterna per fondarsi sulla parola immutabile di Dio; onnipotente in favore di questa e senza forza contro di questa[3]: la Sede di Pietro è la fonte donde promana e si diffonde nei membri del Corpo mistico della Chiesa il sangue di Gesù Cristo, sangue le cui gocce sono tutte raccontate. Lungi da intralciare l’attività di questo sangue, la Sede di Pietro deve obbedire a tutti i movimenti di lei che ha tracciato il codice della legge. Tali sono —dice san Pietro stesso—, tali sono i titoli magnifici ed i doveri invariabili del suo apostolato: “Pietro Apostolo di Gesù Cristo […] Secondo la previsione di Dio Padre, alla santificazione dello Spirito, a ubbidire a Gesù Cristo, ad essere aspersi col sangue di lui: […]”[4].[5]

Ciò trova una conferma in parole che santa Caterina da Siena riferisce come tali da Dio Padre a lei:

Sai, che io ti posi il Corpo mistico della santa Chiesa quasi in forma d’uno Cellaio, nel quale Cellaio era il Sangue dell’Unigenito mio Figliuolo, il quale Sangue vagliano tutti i Sacramenti, e tutti hanno vita in virtù di questo Sangue. Alla porta di questo Cellaio era Cristo in Terra, a cui era commesso di amministrare il Sangue, e al lui stava di mettere i Ministratori, che gli aiutassero ad amministrare per tutto l’universale corpo della Religione Cristiana: Chi era accettato, ed unto da lui n’era fatto ministro, ed altri nò. Da costui esce tutto l’ordine Chericato, e messili ciascuno nell’officio suo ad amministrare questo glorioso Sangue…[6]

Come avrebbe un Papa simultaneamente la potestà di occuparsi ministerialmente come principale incaricato, di distribuire il sangue di Cristo alla Cristianità, e quella di distribuire magisterialmente, anche come principale incaricato, veleno dottrinario distruttore della fede e sacrilegamente profanante e mortalmente inutilizzante di tale divin sangue?

8. Pienezza estensiva immancabile e pienezza intensiva mancabile della potestà papale

La piena ed infallibile potestà papale ecclesiasticamente pascitiva, a fine di non essere parziale e fallibile, deve senza mancanza andare a vantaggio di tutta l’indivisibile ed inespugnabile azione pascitiva papale con pienezza estensiva in tutte le realtà cattoliche che essa conferma pascendo, almeno staticamente e negativamente per mezzo d’incorruzione dottrinaria protettiva (come alcuni Papi storici contingentemente invisibili ma necessariamente adempienti quanto all’immancabile: essere pietre fondamentali della Chiesa custodendo e ricapitolando tutto il deposito della fede). Notiamo qui che ciò non implica necessariamente che tale potestà papale anche vada a vantaggio di tutta l’azione pascitiva papale  con pienezza intensiva in tutti i gradi in cui essa, pascendo, potrebbe generare delle realtà cattoliche dinamicamente e positivamente per mezzo d’illustrazione dottrinaria perfettiva: non ogni Papa vero necessariamente raggiunge la statura spirituale di un San Leone Magno, un San Gregorio Magno, un san Pio V o un San Pio X.

9. La piena potestà pascitiva di Cristo in un Papa, una volta realizzata, non può essere vinta in assoluto per un’impossibile indisposizione della materia in cui si realizza

Pietro Ispano[7], che in realtà era lisbonese, celebre logico medievale e poi Papa, ci dà orientamenti bene utili qui[8]. Da loro possiamo sapere che di Cristo, ed anche del Papa, si dice che è nei confronti della sua Chiesa pascitivo (potente per pascerla, possibilmente pascente di essa), e ciò in senso pieno, senza difetto. Cristo, invece, certamente non ha l’impotenza che sarebbe l’essere nei confronti della sua Chiesa spascitivo (qualificato e condizionato, per impotenza a pascerla, per spascerla o disperderla, possibilmente spascente di essa). Inoltre, secondo il maestro stesso, una potenza naturale è causata dalla vittoria della forma sulla materia, e tale vittoria o dominio si dà quando la materia è totalmente (pienamente) disposta secondo l’esigenza della forma, di modo che non abbia disposizioni contrarie che impediscano le operazioni proprie della stessa forma, ma la forma possa liberamente esercitare in tale materia le sue operazioni. In cambio un’impotenza naturale proviene dalla vittoria o dominio della materia sulla forma quando la materia ha disposizioni contrarie a quelle richieste per la stessa forma, per le quali la stessa forma è impedita di operare liberamente e di resistere agli avversari. La suprema potestà di Cristo sulla Chiesa è in lui, nella sua natura umana dotata di potestà divina per unione ipostatica e communicatio idiomatum, forma sostanziale senza materia; ma nel Papa è una forma accidentale aggiunta alla materia che è la persona designata per essere Papa e con ciò pienamente pascitivo. L’impotenza ch’è la spascitività ecclesiale di tale uomo, originaria da un’indisposizione, può provenire da una prevalenza della materia sulla forma accidentale; ma questa prevalenza comporterebbe l’esclusione almeno parziale della forma accidentale o accidentale di qualità, in lui, e con questo comporterebbe l’ impossibile: una mancanza della pienezza invincibile di una forma e potestà che solo può verificarsi in pienezza invincibile.

10. La piena potestà papale di pascere la Chiesa si paragona ad un istinto infallibile che trascende e precede la deliberazione

Talvolta l’uomo ha un grande potere per fare qualcosa di non deliberato. Spesso nei suoi stessi momenti d’istinto e di necessità, lui è così vivace e forte, che fa le cose più straordinarie con sorprendente facilità. Persino si può dire che proprio mostra più di quest’energia rapida e sbrigativa colui che, cieco agli ostacoli ed insensibile ai pericoli, si precipita al suo oggetto senza perturbazione né esitazione. Porta a termine sin dal primo movimento, di uno slancio, e per una sorta di fatalità, degli atti che a sangue freddo non avrebbe osato cercare e che scuotono lui stesso quando li giudica con riflessione.

Il teologo domenicano Raymond Cathala, nella sua magistrale e penetrante opera Vita della Chiesa, ci suggerisce di tutto ciò:[9]

Non ci resta già per studiare tranne che l’ultimo senso interiore: la previsione o istinto. Per la Chiesa sarà l’infallibilità, e per la natura stessa di questo dono troveremo la giustificazione della nostra attribuzione.

Sotto il punto di vista teologico, in effetti, l’infallibilità è veramente un istinto: vale a dire qualcosa di non ragionato ma senso, che si manifesta spesso alla sprovvista, con spontaneità. e nella Scrittura troviamo espressioni conformi a questa idea: si parla di senso del vero, di sentimento delle cose di Dio […]

Chi non lo vede? Questo istinto è indispensabile per la Chiesa come per ogni essere vivente; e questa è, per parlare con san Tommaso, la certezza che si trova in ogni appetito naturale, non nel senso che l’appetito abbia per sé conoscenza di questo fine, ma in quanto questo appetito, guidato da Dio, è infallibilmente inclinato al proprio fine. Ecco le sue parole:

“La certezza può trovarsi in una cosa in due maniere: essenzialmente, e per partecipazione. Essenzialmente essa si trova nelle facoltà conoscitive; per partecipazione si trova in ogni facoltà mossa infallibilmente verso il proprio fine da una potenza conoscitiva. In tal senso si dice che opera con certezza la natura, perché è mossa dall’intelletto divino, il quale muove ogni cosa al proprio fine con certezza..”[10]

“Siccome il giudicare spetta al sapiente, un duplice modo di giudicare dà luogo ad una duplice sapienza. Accade infatti che uno giudichi per inclinazione, come fa l’uomo virtuoso, il quale, essendo disposto ad agir bene, giudica rettamente di ciò che la virtù richiede: per questo anche Aristotele dice che il virtuoso è misura e regola degli atti umani.”[11]

Qual è l’oggetto di questo istinto? Deve riferirsi al fine e ai mezzi che porteranno a tal fine; vale a dire la fede che nella Chiesa dà la conoscenza dell’obiettivo supremo, e ai costumi che sono il mezzo di arrivare fino a Dio, di meritare la beatitudine. Per sé l’istinto non distingue l’uno dell’altro; cosa importa il resto? Basta per la realizzazione del suo ruolo che egli sia presente [eminentissimamente e pienamente in ogni papa vero] per impedire alla Chiesa di deviarsi nella pura concezione che ha del suo Dio, o di fuorviarsi in vie pratiche che la porterebbero a regioni dell’ombra e la morte.

[1] Summa th. III, q. 8, a. 3, co.

[2] Mc 16, 15.

[3] Sottolineo io.

[4] 1 Pt 1, 1-2.

[5] Qu’est-ce donc que le pape?

[6] Dialogo della Serafica Vergine Santa Catarina da Siena della Divina Providenza.

[7] https://it.wikipedia.org/wiki/Papa_Giovanni_XXI

[8] Summulae Logicales cum Versorii Parisiensis Clarisima Expositione. Tractatus tertius. Venezia, 1572.

[9] http://www.catolicosalerta.com.ar/catolicidad/vida-de-la-iglesia-cathala.html

[10]  Summa th., II-II, q. 18, a. 4.

[11] Summa th., I, q. 1, a. 6, ad 3.

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