“Fuit homo missus a Deo, cui nomen erat Iohannes”

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di Cristiano Lugli
A sostegno di questi angusti tempi all’interno della Chiesa e anche all’interno delle nostre anime, scalfite e svirilizzate dall’Originale Peccato che sempre accompagna la misera quanto potenziale condizione umana, oggi sorge una nuova Luce, la fiammella che viene per anticipare il Sole Invincibile, il Cristo Glorioso.
Fuit homo missus a Deo cui nomen erat Iohannes” ripete ogni volta il Sacerdote nell’ultimo Vangelo a conclusione del Santo Sacrificio della Messa, e nella Santa Notte di Natale.
Quale valenza dunque può avere per noi questo messo del Signore? Quali caratteristiche straordinarie adornano questo Santo prescelto da Dio stesso? 
Ebbene storicamente sappiamo che la romanità situava le proprie festività pagane correlandole ai cicli del sole, ai movimenti degli astri, disponendo particolare cure per i due solstizi. Il Cristianesimo stesso situa la nascita del Salvatore nel giorno 25º di dicembre, prendendo quindi il posto – ma attenzione non cancellando – della Festa della Luce, il Sol Invictus voluto da Aureliano nell’anno 274, sempre celebrato da lì in poi attorno a quella data. Cristo quindi, Luce e Sole del mondo per auto-definizione, colloca la Sua venuta integrando il significato spirituale primigenio voluto dalla romanità, e coronando le caratteristiche tipiche di Roma all’interno del Cattolicesimo Romano. Questa integrazione che da Roma-Pagana diviene Roma-Cattolica si riscontra il molte altre festività del calendario liturgico romano, ma diverrebbe troppo lungo aprire altri interessanti casi in questa piccola sede.
È necessario però soffermarsi sulla Solennità di quest’oggi per avere chiara la figura del Battista che, come poc’anzi detto, è la fiammella che conduce alla grande Luce.
Pochi giorni fa è infatti iniziata ufficialmente, secondo il calendario, la stagione estiva. Il solstizio estivo per i romani veniva ricordato tramite il dio Giano, custode delle “entrate” e delle “uscite” , archetipo dei passaggi fra l’ “inizio” e la “fine”. Proprio per questo Numa Pompilio riformando il calendario romano dedicò a Ianus Pater il mese successivo al solstizio d’inverno, a significare il ritorno della luce: così come Giano è custode della fine delle tenebre e dell’inizio della luce, allo stesso modo custodisce il solstizio d’estate, diventando il preposto vegliardo della fine della luce e dell’inizio delle tenebre.
Come dunque non vedere in San Giovanni Battista, la quale ricorrenza cade proprio all’inizio di questo solstizio, l’inviato ad annunziare la venuta dell’Unica e Vera Luce nel momento annuale discendente, e quindi sempre più avvolto dall’oscurità? Il Battista dunque è il vero vegliardo, e la sua complementarietà con gli attributi di Giano dimostra la volontà non di escludere Roma, ma di incorporarla nell’unica strada che porta alla Redenzione: l’avvento della Via, della Verità, e della Vita in Dio per mezzo di Gesù Cristo.
Si può dunque ben comprendere, fatta chiarezza sul Mistero sopraggrande voluto dal Signore tramite Zaccaria ed Elisabetta, il perché della frase di San Giovanni la cui nascita combacia appunto con il solstizio d’estate: «Bisogna che Egli cresca (Cristo nato al solstizio d’inverno) e che io diminuisca» [Gv. 3, 30] , testimoniando in poche parole i due complementari ruoli, uno discendente e l’altro ascendente in quanto Figlio di Dio, Verbo fattosi carne.
Nelle bellezza dell’odierna Festa è altrettanto utile ricordare la grandezza di questo messaggero del Cielo, che nei tempi attuali ha più che mai da insegnare qualcosa.
Giovanni Battista è infatti morto decapitato per aver dichiarato adultero ed illecito il rapporto fra Erode ed Erodìade: “Non ti è lecito tenere la moglie di tuo fratello” – disse infatti San Giovanni ad Erode. In tutta la sua enormità Egli ci spiega qui, in poche parole, qual è sempre stata la dottrina su questo campo; non si può dunque risparmiare a chi da pulpiti predica il contrario, l’appellativo di superbi e farisei (se pur loro vogliano far credere il contrario) proprio perché erano questi ultimi a voler cambiare la Legge, semplificandola per sottoporsi ai propri personali piaceri.
La figura del Battista poi, brilla di quell’assoluta Verità che è testimone di Cristo, di quella predisposizione che ogni uomo dovrebbe avere per ricevere l’Agnus Dei, continuamente rimanendo nella Grazia santificante che da Lui trabocca. Cosa dunque attendeva Israele per promessa dei Profeti di Dio, se non il Messia che tornasse ad instaurare il Suo Regno laddove l’uomo era diventato duro di cuore, duro di cervice, e debellatore della Legge divina… E questo ci ha portato a testimonianza la vox calamantis in deserto, coLui che fu inviato per battere la Via a qualcuno di molto più grande di Lui, “parate via Domini, recta facite semitas Ejus“.
E cosa ci dimostra quell’agitatore di folle che qualcuno soleva vedere come una canna agitata dal vento ma che Cristo stesso dice non esservi sulla terra un Profeta più grandi di Lui? Ebbene cari amici, la fiammella che oggi sorge da Colei che era detta sterile, ci insegna la Via della purificazione, della mortificazione. E attenzione, lo insegnava allora, quando l’avvento di Cristo sarebbe stato per la remissione dei peccati, una venuta quanto mai Misericordia del Figlio di Dio, dell’unione volontariamente ipostatica fra il divino e l’umano. Come allora si può non rattristarsi pensando ai nostri tempi in cui viene insegnato di prepararsi attraverso una condotta di vita fiacca, “misericordiosa” e che nulla piega del proprio Io? Le lunghe penitenze, i digiuni, la povertà che predicava il Battista per preparare il mondo alla venuta del Salvatore sono oggi viste come assurde, come obsolete e questa, amici miei, è la pazzia dell’uomo moderno, la presuntuosa arroganza della “chiesa” benpensante.
Si avvicina sempre più, probabilmente, la seconda venuta di Cristo, quella gloriosa e quella dove un tremendo Giudizio Universale incomberà su di un’umanità becera e ribelle, pigra ed impenitente. Guardiamo dunque al Battista aspettando il definitivo eschaton, guardiamo al Suo insegnamento che oggi più che mai deve essere punto luce per la nostra crescita spirituale.
Prepariamoci alla venuta di Cristo,e tremiamo davanti al nostro Giudizio e a quello dell’umanità intera.
Il Cristo proseguì: Un Profeta? Sì, vi dico, è più di un Profeta (…) Io vi dico, fra i nati di donna non vi è alcuno più grande di Giovanni, ma il più piccolo nel Regno dei Cieli è più grande di Lui.
Facciamo riferimento a queste parole, che ci descrivono quanto sia incomparabile la natura umana con la grandezza di chi raggiunge il Paradiso Eterno.
Auguro dunque a tutti, sull’esempio e sulla Via tracciata dal Battista, di riscoprire ed alimentare la Grazia di essere cristiani e cattolici romani, ricordandosi di quel Battistero da cui siamo  entrati nella vita di Cristo, per Ipsum, et cum Ipso, et in Ipso. 
L’acqua che scrosciava dal fiume Giordano per le mani di San Giovanni Battista, è ora elevata a Sacramento mediante il costato squarciato del Crocifisso: possa la fonte rigenerante di acqua viva fuoriuscente da quella piaga, ed essere per noi vero pegno di Vita Eterna.
Di chi potremo parlare oggi se non di colui del quale oggi celebriamo la nascita? Sì, parleremo di san Giovanni, nato da madre sterile e precursore del Signore, nato da madre vergine; parleremo di colui che, stando nel grembo materno, salutò il suo Signore e, venuto alla luce, fu il suo araldo. La sterile non era in grado di partorire, la Vergine non era in una condizione in cui potesse partorire; eppure l’una e l’altra partorirono: la sterile partorì il banditore, la Vergine il giudice. Anzi nostro Signore prima di venire in mezzo agli uomini nascendo dalla Vergine aveva già inviato davanti a sé molti di questi araldi. Da lui erano stati inviati tutti i profeti che vennero prima di lui e nei quali egli stesso parlava. Venne dopo di loro ma esisteva prima di loro. Se dunque il Signore inviò tanti annunziatori prima di venire lui stesso, qual è il merito eccezionale, dove la sovraeminente dignità di colui la cui nascita oggi festeggiamo? Dev’essere senz’altro segno di una qualche grandezza il fatto che non passi inosservato il giorno della sua nascita, come non passa inosservato il natale del suo Signore. Degli altri profeti non sappiamo quando siano nati; ma non ci era permesso ignorare la nascita di Giovanni. A lui poi fu concesso un altro grande privilegio. Gli altri profeti preannunziarono il Signore e desiderarono vederlo, ma non lo videro o, se lo videro in spirito, lo videro lontano: non fu loro consentito di vederlo presente. Discorso di Sant’Agostino, nel giorno della Nascita di San Giovanni Battista

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