La ‘Messa in latino’ non è nostalgia

OLYMPUS DIGITAL CAMERA
fonte: fathercekada.com

 

di don Anthony Cekada 
al quale RS formula i migliori auguri per una pronta guarigione

Magari voi stessi avete appena finito di sentire una Messa romana, forse per la prima volta. Magari avete già discusso con un vostro amico che va alla Messa in latino sulla situazione attuale della Chiesa, o vi siete trovati a passare per caso là dove si celebrava in rito antico. Certo, per la gente quello che colpisce di più è la lingua, il latino. Ma si rimane colpiti anche dalla bellezza delle cerimonie che evoca ormai l’immagine di un tempo lontano.

Ma il latino, le belle cerimonie e la nostalgia per «i bei tempi andati» non sono in realtà le ragioni principali per cui noi abbiamo deciso di conservare il vecchio rito. Le nostre intenzioni erano piuttosto quelle di conservare l’integrità della dottrina cattolica e di offrire a Dio un culto buono e rispettoso. A questo proposito risponde bene la Messa romana, al contrario del rito moderno. Da quello che leggerete qui, speriamo che veniate a conoscere le ragioni dei «tradizionalisti», e da parte nostra vi assicuriamo nelle preghiere alla Santa Vergine perché vi ottenga la grazia di perseverare «saldi e forti nella fede che avete appreso» (2 Ts 2, 14).

nuova_messa

rito_romano

Queste due fotografie dicono un sacco di cose. Chiedetevi quali delle foto rappresenti al meglio l’esatto significato della Messa. Se siete d’accordo con noi che sia la seconda a rendere meglio l’esatto significato della Messa, allora avete molto in comune con i cattolici «tradizionalisti». Le due foto mostrano i cambiamenti radicali introdotti nella liturgia a partire dagli anni ’60. La prima foto mostra come centro della cerimonia un uomo; al contrario, la seconda mostra un sacrificio e un atto di adorazione che ha come suo centro naturale Dio. Vi sono comunque tantissime altre differenze da apparire evidenti anche al più occasionale degli osservatori.

In una tipica Messa moderna di una comune parrocchia, l’intero rito si svolge in lingua volgare. Il celebrante si trova seduto o in piedi di fronte ai fedeli e spesso si rivolge loro con richiami spontanei durante lo svolgimento del rito. Nel coro, i fedeli possono aggiungere i loro commenti o leggere le Sacre Scritture. Una parte del rito si svolge attorno ad un altare-tavola. Il tabernacolo non si trova quasi mai sull’altare, ma alle spalle del sacerdote, o relegato in un angolo. Il «segno di pace» è un’occasione per applausi, emozioni o conversazioni personali. Il celebrante dà alla maggior parte dei fedeli la Comunione nella mano, assistito in questo da uomini e donne laici. Il prete fà pochissime genuflessioni. É raro comunque che due celebrazioni del nuovo rito siano esattamente uguali; variano infatti da sacerdote a sacerdote e da parrocchia a parrocchia. Da qualche parte sono stati addirittura introdotti degli elementi bizzarri come la «messa dei pagliacci», «dei pupazzi» o «dei palloncini», mentre in altre si proiettano diapositive, si fanno scenette o si suona la musica popolare.

tavola_altare

segno_della_pace

comunione_nella_mano

Tutto ciò contrasta con la Messa in latino celebrata da sempre nell’antica e venerabile lingua della Chiesa. Il celebrante sta di fronte a Dio sacramentato nel tabernacolo; non fa commenti personali, ma recita esattamente quelle stesse preghiere che i sacerdoti hanno usato per secoli, e solo lui può toccare con le mani l’Ostia consacrata. Al momento della Comunione, i fedeli si inginocchiano di fronte al Signore e lo ricevono soltanto in bocca. Non ci sono applausi e conversazioni prima della Comunione. I fedeli seguono la Messa con i loro messalini che traducono le parole del celebrante. I gesti del sacerdote sono rispettosi e composti, e prevedono molte genuflessioni come atto di rispetto per il Santissimo Sacramento. Il testo e il rito della Messa romana sono gli stessi ovunque e non variano da celebrante a celebrante o da parrocchia a parrocchia, poiché tutto è governato da ruoli uniformi e molto specifici.

altare_cattolico

comunione_ginocchio

elevazione

Qualunque osservatore può concludere che il rito moderno e quello antico sembrerebbero mandare due tipi di «segnali» radicalmente diversi su ciò che la Messa sia, a cosa serva o cosa ci chieda di credere. Il nuovo rito ci lascia l’impressione che la Messa non sia altro che un banchetto conviviale; il vecchio rito, invece, che la Messa sia un’azione diretta ad adorare Dio. Ciò ci porta a quel principio che è la chiave per capire il perché ci siano dei cattolici che vanno alla Messa romana: per sua stessa natura, la liturgia esprime la dottrina; ne parlò Sua Santità Papa Pio XII (che ha felicemente regnato dal 1939 al 1958) nella Lettera Enciclica Mediator Dei (1947): «Il culto che la Chiesa offre al Signore è una continua professione della fede cattolica […]; nella liturgia si esprime apertamente e chiaramente la dottrina cattolica». La liturgia non solo esprime la dottrina, ma esplicita anche ciò che i fedeli devono credere. Le preghiere e i gesti liturgici che esprimono riverenza verso la Presenza Reale di Cristo nell’Eucarestia, ad esempio, rafforzano e raffermano la nostra comune fede nella dottrina. Se dal culto pubblico si tolgono tutte quelle preghiere e quei gesti rituali che alludono a quella particolare verità (come la Presenza Reale), si può ben stare sicuri che nel tempo i fedeli cesseranno di crederci.

Poiché la Messa romana esprime la dottrina e nello stesso tempo esplicita ciò che i fedeli devono credere, la Chiesa, nei secoli passati, ha sempre vigilato attentamente sui testi liturgici in modo da assicurarsi che essi riflettessero pienamente la fede cattolica ed escludendo tutto ciò che potesse comprometterla. La Chiesa ha sempre parlato della Messa innanzitutto come di un sacrificio. É insegnamento infallibilmente rilevato che Gesù Cristo ha lasciato alla Chiesa un sacrificio visibile «in modo che il Suo sacrificio, già offerto una volta sulla Croce, potesse nuovamente essere reso attuale». La dottrina secondo cui la Messa è prima di tutto un sacrificio offerto a Dio, è magnificamente e chiaramente espresso nella Messa romana. E così pure tantissimi altri punti dell’insegnamento cattolico come la Presenza Reale, la natura del Sacerdozio, l’esistenza del Purgatorio, l’identificazione della vera Chiesa di Cristo con quella cattolica e l’intercessione dei Santi.

Anche i protestanti sono sempre stati al corrente di quanto la Messa cattolica esprima bene la dottrina della Chiesa. Infatti, quando vollero diffondere i loro insegnamenti fasulli e innovativi, cominciarono col cambiare la liturgia. Nel XVI secolo, Martin Lutero (1483-1546) riuscì a protestantizzare i cattolici cominciando proprio dal culto, come si legge in una sua biografia: «E venne quindi la riforma liturgica, che colpì il fedele più a fondo poiché ne intaccò la devozione personale: lo si invitò infatti a bere il vino del sacramento, a prendere la particola con le proprie mani, a comunicarsi senza prima essersi confessato, a sentire le parole della consacrazione nella sua stessa lingua e a prendere parte attiva nel coro sacro. Lutero elaborò quei principî teorici che furono poi alla base dei suoi cambiamenti più innovativi, il più importante dei quali era che la Messa non fosse un sacrificio». I cambiamenti liturgici introdotti divennero quindi un mezzo per sminuire la dottrina cattolica e per diffondere al suo posto una dottrina rivoluzionaria. A dispetto di tutto questo, le riforme liturgiche che Lutero apportò nel XVI secolo per distruggere l’idea cattolica che la Messa fosse un sacrificio, assomigliano in maniera impressionante a quelle introdotte negli anni ’60! Come si spiega tutto ciò? E quali sono i principî che stanno dietro a queste innovazioni? Per rispondere a tali interrogativi dobbiamo risalire al Concilio Vaticano II.

Il Concilio Vaticano II fu convocato da Giovanni XXIII (1881-1963). Egli disse di voler «aprire le porte» al mondo moderno e di voler «aggiornare» la Chiesa per rendere la sua presenza più «incisiva» per quei tempi e per richiamare più gente nel suo seno. Il Papa convocò i Vescovi per discutere su grandi riforme della liturgia, della disciplina ecclesiastica e della dottrina. Dopo la morte di Giovanni XXIII, i lavori del Concilio proseguirono sotto Paolo VI (1897-1978) e sfociarono in radicali cambiamenti. I cattolici si ritrovarono così di fronte alle riforme in ogni fase della propria vita religiosa. Su queste riforme si sono spese milioni di parole. I fedeli si sentirono ripetere centinaia di volte che «l’essenza della fede non era stata toccata» e che il Vaticano II avrebbe apportato «un vero rinnovamento» all’interno della Chiesa.

D’altronde, Nostro Signore Gesù Cristo ci disse che avremmo potuto riconoscere un albero dai propri frutti, e che un albero buono avrebbe prodotto dei frutti buoni e che uno cattivo frutti cattivi. Ebbene, quali sono stati i frutti del Vaticano II? I preti e le suore hanno abbandonato in massa la loro sacra vocazione, i seminari, che una volta erano pieni, ora sono semivuoti o chiusi, l’assistenza alla Messa della domenica è calata drammaticamente, i teologi si sono posti dubbi o hanno rifiutato la dottrina cattolica, gli insegnamenti della Chiesa sulla morale vengono apertamente combattuti e ignorati di proposito sia dal clero che dai laici. Si possono chiamare buoni tali frutti? La maggior parte dei cattolici direbbe certamente di no. E siccome i frutti sono cattivi, ciò porta a concludere che l’albero che li ha prodotti, il Vaticano II, sia anch’esso cattivo!

Il Vaticano II ha prodotto tali effetti disastrosi perché si è fondato su due principî pericolosi: l’ecumenismo e il modernismo:

L’ecumenismo cerca di fondere il cattolicesimo con le religioni non cattoliche. Tutte quelle dottrine e pratiche liturgiche che i protestanti o gli altri non cattolici trovano sgradite, devono, di conseguenza, essere eliminate, sminuite o rese ambigue.

Il modernismo insegna che le verità cambiano di epoca in epoca e che, di conseguenza, anche la Chiesa debba cambiare in modo da essere così «incisiva» nel mondo secolare. Il clero modernista assimila il culto, la dottrina e la moralità tradizionale filtrandola attraverso la filosofia relativista moderna e i «principî» e i «valori» della società secolare. I modernisti spogliano così la fede da tutte quelle dottrine e pratiche liturgiche che alla mentalità moderna possono apparire troppo intransigenti, esclusiviste, difficili, oscurantiste, fanatiche o imbarazzanti. Come risultato, la nozione stessa di verità oggettiva viene a cadere, la religione viene così ridotta a poco più di un sentimento o di un simbolo, mentre gli stessi principî della morale divengono vaghi. Fu la politica ecumenica e modernista del Vaticano II che portò alla creazione della nuova Messa.

Poiché tutti quei concetti e pratiche liturgiche rifiutate dai non cattolici e dalla mentalità moderna abbondavano nella Messa romana, i riformatori nella Chiesa del postconcilio decisero di gettare a mare il vecchio rito e di crearne uno nuovo che potesse rimpiazzarlo. Questo avrebbe dovuto soddisfare due propositi:

Per soddisfare i protestanti, nel nuovo rito bisognava eliminare, o almeno sminuire, la dottrina cattolica secondo cui la Messa fosse un sacrificio propiziatorio, celebrata da un ministro consacrato, in cui Cristo diviene presente sotto le Specie del pane e del vino mediante la «transustanziazione».

Per soddisfare l’uomo moderno occorreva invece abolire o stemperare parole forti come «inferno», «pena», «punizione eterna», «miracolo», «anima» e «separazione dal mondo».

Il compito di formulare un tale rito fu affidato ad una commissione chiamata Consilium (Consilium ad exequendam Costitutionem de Sacra liturgia). Tra gli osservatori non cattolici vi erano sei pastori protestanti: Ronald Jasper, Massey Shepherd, Raymond George, Friedrich Kunneth, Eugene Brandt e Max Thurian in rappresentanza degli anglicani, del Consiglio Ecumenico delle Chiese, dei luterani e della comunità calvinista di Taizé.

Sul loro ruolo all’interno del Consilium, il Vescovo William Baum (creato Cardinale nel 1976 da Paolo VI) disse: «Essi non si trovavano lì solo come osservatori, ma anche come consulenti che parteciparono attivamente al rinnovamento liturgico. Non avrebbe rappresentato molto se si fossero limitati ad ascoltare; essi vi contribuirono pienamente». E il risultato finale fu la promulgazione della nuova Messa nell’aprile del 1969.

Nel 1969, l’Institutio Generalis Missalis Romani introdusse per primo i testi ufficiali della nuova Messa. Gli estensori ne presentarono i principî dottrinali che erano alla base del rito che avevano elaborato. Esso costituisce un documento rivelatore. Eccone i punti salienti:

Definizione di Messa: l’Institutio Generalis si riferisce alla Messa come alla «Cena del Signore», termine questo gradito ai protestanti, e la definisce come «sacra assemblea o riunione del popolo di Dio volta alla celebrazione del memoriale del Signore sotto la presidenza del sacerdote». Lutero stesso avrebbe potuto scrivere una definizione del genere! Don Luca Brandolini (Vescovo dal 1987), che partecipò alla creazione del nuovo rito, disse di questo passo: «Si parte dal concetto di assemblea per dare una definizione alla Messa».

Il banchetto comunitario: l’Institutio presenta la Messa anzitutto come un banchetto comunitario o un memoriale, piuttosto che come un sacrificio.

La presenza di Cristo: l’Institutio non fa alcuna menzione della Presenza Reale di Gesù Cristo nell’Eucarestia e della Transustanziazione. Insegna invece che Cristo è presente nell’assemblea, nella lettura delle Sacre Scritture, nel sacerdote, e che l’Ultima Cena viene così resa presente.

Il ruolo del celebrante: é l’assemblea che «offre» la Messa e il sacerdote si limita a «presiederla» perché il suo ruolo ora non è più quello del sacrificatore e mediatore, ma quello di un semplice «presidente dell’assemblea».

La Consacrazione: ciò che nel vecchio rito veniva definita «consacrazione», nella nuova Messa è ora chiamata narratio institutionis («racconto dell’istituzione»). Questo termine viene usato dai protestanti per significare che l’Eucaristia, invece di essere un sacrificio, è un mero richiamo al racconto dell’Ultima Cena. Ma quando il sacerdote recita le parole della Consacrazione in modo puramente narrativo, la sua intenzione viene considerata insufficiente e la Messa è così invalida: Cristo non diviene realmente presente e il sacrificio non ha luogo. Ma quando i fedeli avvertirono l’allarme su come il nuovo rito promuovesse idee così pericolose, i creatori della nuova Messa cercarono di occultare le proprie intenzioni. Nel 1970, infatti, gli innovatori elaborarono una seconda edizione dell’Institutio che aboliva la maggior parte del linguaggio fatto oggetto di obiezioni e che includeva invece termini tradizionali. Ma d’altra parte lasciarono completamente invariato il nuovo rito che avevano creato basandosi sui falsi principî enunciati nel 1969. Il nuovo rito resta adesso, in pratica, l’unico usato nelle chiese del mondo.

Mettendo a confronto le preghiere e le cerimonie della Messa romana con quelle del nuovo rito, è facile constatare come i principî teorici vengano messi in pratica e come la dottrina cattolica tradizionale sia stata, per così dire, «depennata» per ingraziarsi i protestanti e la mentalità moderna. Ecco alcuni esempi:

Il comune rito penitenziale: la Messa romana comincia con il sacerdote che recita delle preghiere di riparazione a Dio chiamate «preghiere ai piedi dell’altare». La nuova Messa comincia invece con un «rito penitenziale» che il celebrante e i fedeli recitano in comune. E chi fu il primo ad introdurre un rito penitenziale in comune? I protestanti del XVI secolo che volevano promuovere l’insegnamento che il sacerdote non differiva dai semplici fedeli.

L’offertorio: le preghiere dell’Offertorio nella Messa romana contengono allusioni specifiche a molti punti della dottrina cattolica: che la Messa è offerta in riparazione dei peccati, che i Santi devono essere onorati, ecc… I protestanti rifiutavano tali dottrine e abolirono le preghiere dell’Offertorio. «Quell’abominio chiamato “offertorio” – diceva Lutero – con tutto ciò che sa di oblazione». Dopo essere stato abolito, nella nuova Messa l’Offertorio è stato sostituito con una cerimonia chiamata «presentazione dei doni». Le preghiere ritenute offensive dai protestanti sono state dunque rimosse. Al loro posto vi è adesso la vaga preghiera: «Benedetto sei Tu Signore, Dio dell’universo. Dalla Tua bontà abbiamo ricevuto…», tratta da un ringraziamento ebraico recitato prima dei pasti.

Le preghiere eucaristiche: la Messa romana ha un’unica preghiera eucaristica, l’antico Canone romano. Il Canone è sempre stato il bersaglio favorito delle polemiche luterane e protestanti. Al posto di un unico canone, la nuova Messa ha un numero diverso di preghiere eucaristiche. La sequela dei Santi, tanto aborrita dai protestanti, è ora resa facoltativa, e quindi raramente usata. I traduttori ne hanno fatto diverse versioni: tra l’altro, l’idea di offrire Cristo-Vittima nella Messa (una nozione condannata da Lutero) è scomparsa. Tutte le preghiere eucaristiche prevedono ora pratiche liturgiche tipicamente protestanti: sono pronunciate ad alta voce invece che in silenzio e seguono tutte un’impostazione narrativa piuttosto che essere una vera e propria Consacrazione. I vari segni di riverenza verso il Santissimo Sacramento (genuflessioni, segni di Croce, campane, incenso, ecc…) sono stati ridotti, resi facoltativi o eliminati.

La Comunione nelle mani: un protestante del XVI secolo, Martin Butzer (1491-1551), condannò l’uso della Chiesa di dare ai fedeli l’Ostia nella bocca come un qualcosa che giustificava una doppia superstizione:

– il falso onore tributato al Sacramento Sacramento;

– la deplorevole arroganza dei sacerdoti chiamati sempre a maggior santità nel popolo di Dio in virtù dell’olio della consacrazione.

L’uso protestante della Comunione nella mano rappresenta quindi un rifiuto della Presenza Reale di Cristo e dell’idea del sacerdote-sacrificatore. D’altronde, l’introduzione di tale pratica nella nuova Messa (un rito dove Gesù Cristo «è presente nell’assemblea» e dove il sacerdote non fa altro che presiederla) rappresenta ancora un ulteriore allontanamento dalla dottrina bimillenaria della Chiesa. Ma chi ha creato il nuovo rito ha fatto di meglio rispetto ai protestanti: un laico non solo è ammesso a ricevere la Comunione nelle mani, ma anche a distribuirla, magari anche in pantaloncini o in minigonna (se si tratta di una laica). L’uso della Comunione nella mano fa appello anche all’uomo contemporaneo che ama sentirsi «autonomo» e «adulto» e non soggetto a nessuno (concetti questi peraltro estranei al patrimonio cattolico tradizionale).

Il culto dei Santi: le orazioni nella Messa romana di frequente invocano il nome dei Santi e ne chiedono l’intercessione. Il culto che la Chiesa riserva ai Santi è sempre stata bollato dai protestanti come «superstizioso». Il nuovo rito ha abolito la maggior parte di queste invocazioni, oppure le ha rese facoltative e, in più, ha riscritto in un’ottica protestante tutte quelle preghiere recitate durante le ricorrenze: sono state infatti tolte tutte quelle allusioni al «merito dei Santi», al «trionfo della vera fede», alla «Chiesa cattolica come unica vera Chiesa», al «peccato d’eresia» e alla «conversione degli eretici».

Il culto delle anime purganti: come cattolici, sappiamo che quando un nostro fratello ci lascia, si prega per il riposo della sua anima. Questa dottrina si riflette nelle «Preghiere per i defunti» della Messa romana: «Possiate essere Voi, o Signore, misericordioso verso N. N.». I protestanti rifiutano la dottrina per cui si debba pregare per i defunti, e i modernisti rifiutano la posizione tradizionale sull’anima e sul Purgatorio. Il nuovo rito prevede 114 preghiere per i defunti: in tutte, tranne che in due, la parola «anima» è stata eliminata. Una semplice svista? Don Enrico Asworth, che collaborò nel 1970 alla stesura del nuovo rito, ammise che tali omissioni erano intenzionali!

La teologia «negativa»: la mentalità moderna è inconciliabile con l’aspetto «severo» della religione cattolica, e i teologi del postconcilio hanno fatto del loro meglio per nasconderlo. Gli estensori del nuovo rito hanno quindi sistematicamente rimosso dalle preghiere della nuova Messa tutti quei concetti «negativi» come «inferno», «giudizio», «ira di Dio», «punizione eterna», «gravità del peccato» e «malvagità del mondo». A tal proposito, chiedetevi quando è stata l’ultima volta che avete sentito parlare di queste cose durante una Messa moderna.

Le parole di Cristo: quando Gesù Cristo istituì l’Eucarestia durante l’Ultima Cena, disse che il Suo Sangue sarebbe stato «versato per voi e per molti in remissione dei peccati». Questo è ciò che dicono esattamente le parole della Consacrazione nel rito romano. Nella versione ufficiale del nuovo rito, per la maggior parte delle lingue occidentali (inglese, tedesco, italiano, portoghese e spagnolo), il «molti» è scomparso ed è stato rimpiazzato da un «per tutti». Una versione delle parole della Consacrazione che non ha il minimo riscontro nella storia della liturgia eucaristica della cristianità. La giustificazione teorica data per una simile traduzione, veniva fornita dagli scritti di un protestante tedesco e modernista, Gioacchino Geremia. Il vero punto della fraudolenta traduzione stava nel fatto di voler dipingere il Salvatore come un capo ecumenico che vuol salvare tutti gli uomini, senza preoccuparsi eccessivamente della loro fede. Il cambiamento nelle parole di Cristo suscita inoltre dei dubbi sulla validità della Consacrazione del Calice e si aggiunge già a quello suscitato dalla trasformazione della Consacrazione Eucaristica in una versione narrativa dal sapore protestante.

Irriverenza sacrilega: oltre a promuovere una falsa dottrina, la nuova Messa è anche sacrilega. Un sacrilegio è qualcosa che offende il carattere di ciò che è sacro. Considerate il fatto di come i riti della nuova Messa offendano o sminuiscano il carattere sacro dell’Eucaristia. Le stesse parole di Cristo per la Consacrazione del Suo Preziosissimo Sangue sono state falsate. La Comunione nella mano, dove si mette l’Ostia in mani non consacrate, è una pratica ufficialmente approvata; gli uomini e le donne laiche possono ora maneggiare le Sacre Particole; si può usare anche un pane friabile con le briciole che cadono sul pavimento; in maniera distratta i fedeli si portano la Comunione alla bocca come se si trattasse di un biscotto; quando l’Ostia cade nessuno provvede più a raccoglierla con le dovute cautele; il sacerdote non provvede più a purificarsi le dita dai frammenti nel Calice; un applauso scrosciante vien fatto quando i fedeli dovrebbero essere in raccoglimento per prepararsi a ricevere la Comunione; la genuflessione dei fedeli è stata quasi dappertutto abolita; si usano adesso come calici e pissidi delle coppe di vetro e ceramica di aspetto comune e non consacrati; alla Comunione ora ci vanno ormai tutti senza essersi prima confessati. Dove si celebra il nuovo rito vi è un’atmosfera generale di irriverenza che porta all’idea che non tutto sia poi così importante e sacro. I fedeli conversano tranquillamente in chiesa, prima o dopo la Messa. Il modo di parlare del sacerdote è di proposito familiare e banale e il celebrante si comporta spesso come un attore dilettante che deve recitare la sua parte drammatica. I fedeli vestono casualmente come se fossero andati a far compere e a divertirsi, o in maniera immodesta con pellicce e abiti scollati. La musica, che spesso è accompagnata con chitarre e tamburelli, crea il più delle volte un’atmosfera mondana e popolare. Le chiese sono state spogliate delle statue dei Santi e degli arredi, e a guardarle non sembrano più «sacre» della stazione dei treni. Tutto questo converge ad un’idea soltanto: la Messa e la Presenza Reale di Cristo non sono poi «cose importanti». Di conseguenza la nuova Messa degrada ciò che esiste di più sacro sulla Terra: il rinnovamento incruento del sacrificio della Croce, e insulta direttamente il Corpo, il Sangue, l’Anima e la Divinità del Nostro Redentore. La nuova Messa è gravissimamente blasfema e il fatto stesso che tanti cattolici di buona volontà siano stati costretti ad accettarla fa parte di quel sottile piano diabolico sotto la falsa bandiera dell’obbedienza.

La liturgia, di per sé, come già abbiamo detto, influenza la fede di coloro che vi partecipano. Quindi, i frutti della nuova Messa non dovrebbero costituire per noi una sorpresa. I cattolici hanno smesso di credere al dogma principale della Messa, che cioè il pane e il vino diventano il Corpo e il Sangue di Cristo con la Transustanziazione. In un sondaggio condotto dal New York Times, nell’aprile del 1994, fu chiesto ai cattolici americani se il pane e il vino nella Messa fossero:

– «cambiati nel Corpo e nel Sangue di Gesù Cristo» (secondo la dottrina tradizionale);

– «ricordi simbolici di Cristo» (secondo il credo protestante).

Ebbene, il 70% degli intervistati, nella fascia di età tra i diciotto e i quarantaquattro anni, rispose che il pane e il vino nella Messa erano solamente «ricordi simbolici». Anche nella fascia di età tra i quarantacinque e i sessantaquattro anni, il 58% rispose in tal modo, e solo il 38% ribadì la dottrina tradizionale. Negli intervistati di età superiore ai sessantacinque anni, solo un sofferto 51% optò per l’insegnamento tradizionale, mentre il 45% rispose nella maniera succitata. Nel passato, i martiri cattolici avrebbero scelto di morire piuttosto che affermare che la Presenza Reale di Cristo non era altro che simbolica! Adesso, invece, la posizione cattolica sull’Eucarestia in linea di massima non si distingue più da quella luterana, presbiteriana o metodista. La causa principale di questo «crollo» è da ricercarsi nella nuova Messa, la quale ha propagato i suoi errori dottrinali e le sue pratiche sacrileghe per decenni. É riuscita a trasmettere il messaggio del nuovo rito… e ha fatto perdere la fede.

Risulta quindi facile capire perché alcuni cattolici, con esplicita rinuncia, hanno deciso di non frequentare il nuovo rito e di andare solo alla Messa romana. Questa Messa è fedele alla dottrina che la Chiesa cattolica ha sempre ribadito e proclamato; al contrario, la Messa moderna annacqua e cancella la dottrina a vantaggio degli eretici. La Messa romana offre a Santissimo Sacramento un trattamento di grandissima riverenza, mentre il rito moderno gli riserva quello di un banalissimo pezzo di pane! Il rito romano affonda le proprie radici nella tradizione degli Apostoli; al contrario del nuovo, che è filo-protestante, modernista e corruttore della fede. L’atteggiamento che i cattolici dovrebbero avere verso la nuova Messa, potrebbe essere riassunto da queste tre parole: «Stiamone alla larga»! Se queste parole possono suscitare sorpresa e indignazione, si consideri questo: il fine principale della Messa è quello di onorare e servire Dio; e un rito che corrompe la dottrina della Chiesa, spaccia eresie come verità di fede, falsa le parole stesse del Signore, si mostra blasfemo contro il Suo Corpo ed è in combutta con i protestanti e con i modernisti, non di certo serve ad onorare Dio. Può al massimo disonorarlo. Nessun cattolico, ovviamente, vuol dispiacere al Signore; per questa ragione tutti i cattolici che rifiutano gli errori del nuovo rito e del Vaticano II non vanno a Messa tutte le domeniche, se non c’è il rito romano al quale possano assistere. Piuttosto che prendere parte ad un rito che possa offendere Dio, i cattolici (come gli inglesi del XVI secolo quando i protestanti introdussero le loro riforme liturgiche) cercano di assistere alla Messa romana e, non potendo assistervi, restano a casa loro, leggendo i messalini e unendosi spiritualmente alle Messe di vecchio rito celebrate nel mondo.

La Messa con l’indulto (o con il Motu Proprio)
I cattolici che rifiutano gli errori del Vaticano II e la nuova Messa, hanno tenuto in vita il rito antico dal 1969. Ma in alcune città, a partire dal 1984, certi Vescovi hanno cercato di guadagnarsi le simpatie dei «tradizionalisti» (cercando di ricondurli alla religione conciliare) permettendo che nella loro diocesi si potesse celebrare saltuariamente (o regolarmente) il vecchio rito «in maniera ufficiale»: queste Messe vengono comunemente chiamate «Messe con l’indulto». Grazie all’indulto, molti cattolici hanno così potuto riassistere al vecchio rito o vederlo per la prima volta. Questo è senza dubbio un grande passo avanti. Ma ci sono comunque dei seri problemi nella Messa con l’indulto. Le Ostie tolte dal Tabernacolo, consacrate prima in maniera dubbia e sacrilega con il nuovo rito, potrebbero essere distribuite durante la Comunione; il celebrante (o il Vescovo da cui ha ricevuto la nomina sacerdotale) potrebbe essere stato ordinato con i nuovi riti conciliari la cui validità è fortemente dubbia; le Ostie consacrate e riposte nel Tabernacolo nel vecchio rito, potrebbero poi esser dopo distribuite nelle mani dei fedeli durante la nuova Messa!

Si potrebbero citare tantissimi altri problemi analoghi. In ultima analisi, d’altronde, la Messa con l’indulto è solo un trucco per neutralizzare la protesta contro la nuova Messa e il Vaticano II. La nuova Messa, come abbiamo visto, trasuda errori dottrinali ed è sacrilega. Ma i preti e i fedeli che promuovono tali Messe con l’indulto, per ottenere l’approvazione dal loro Vescovo, devono impegnarsi a tacere sui mali del nuovo rito e del Concilio. Questo risulta molto più evidente da alcune «direttive» del Vaticano, che permettono il rito tradizionale sotto certe precise condizioni. Queste direttive obbligano il sacerdote che celebra queste funzioni, ad aderire alle riforme del Vaticano II, così come a promuovere «il loro adeguamento ai valori liturgici, disciplinari e dottrinali indicati dal Concilio». La Messa viene così degradata ad un mero esercizio di nostalgia, di estetica, di antiquariato, di preferenza e di dolce sentimentalismo. D’altronde, con la Messa dei bambini, delle ragazze all’altare e della Comunione nella mano, il grande banchetto conciliare può così offrire una scelta in più tra tante pietanze considerate buone e dove tutto è una questione di gusto personale. I cattolici che vanno alla Messa con l’indulto possono così anche sedersi a destra (la sezione della «Chiesa Alta») nel grande parlamento ecumenico del Vaticano II.

Talvolta i preti modernisti dicono che andare alla Messa «tradizionalista» in una chiesa non riconosciuta dalla diocesi, non costituisce adempimento del precetto festivo o, peggio ancora, rappresenta un peccato. In queste parole sembra implicita l’idea che si sia obbligati a seguire il nuovo rito! Questo non è assolutamente vero. Il nostro primo obbligo è quello di onorare Dio e di salvare la nostra anima e nessuno può legittimamente obbligarci a seguire un rito che disonora il Signore e nello stesso tempo pregiudica la nostra salvezza falsando la fede cattolica. Per quanto riguarda il peccato, chi ha frequentato anche solamente per un po’ la Messa nuova sa bene quale alto concetto di peccato abbiano ancora i preti moderni! Comunque, se andare alla Messa «tradizionalista» è un peccato, questo è l’unico forse ancora rimasto nel postconcilio! Ironicamente, è proprio il nuovo Codice di Diritto Canonico a contraddire le loro esternazioni sul precetto festivo. Il Codice del 1983 stabilisce infatti che il precetto festivo «viene adempiuto dall’assistenza alla Messa celebrata in qualsiasi luogo secondo il rito cattolico» (can. § 1248.1), e la Messa che la Chiesa ha sempre celebrato per secoli non ha certo nessuna difficoltà ad essere qualificata come cattolica. La nostra situazione è come quella dei cattolici inglesi del XVI secolo quando i sacerdoti e i Vescovi adottarono il nuovo credo riformato e cercavano di imporre un rito nuovo ai fedeli. I cattolici ignorarono i precetti e le leggi dei novatori, che comandavano di adempiere al precetto festivo con la Messa eretica, e cercarono invece di trovare dei sacerdoti che potessero provvedere così a celebrare la vera Messa risonante di dottrina cattolica. E così pure ai nostri giorni. Le chiese e le cattedrali si trovano occupate da un clero che promuove una falsa dottrina e una forma eretica di culto. Come i cattolici del XVI secolo, anche noi non abbiamo nessun obbligo di seguire i dettami di un clero che ha pubblicamente apostatato dalla fede. E ancora, come siamo obbligati a seguire la vera dottrina e il culto cattolico, così dobbiamo ricercare quei preti fedeli che possano provvedere alla salvezza dell’anima.

Dopo il Concilio Vaticano II, i cattolici sparsi nel mondo hanno serrato i ranghi per salvare la Messa e i Sacramenti. Da qualche parte sono riusciti anche ad allestire delle splendide chiese per dare degna dimora al Signore; da qualche altra parte, invece, il Santo Sacrificio della Messa viene offerto in camere prese in affitto, proprio come la prima Messa (l’Ultima Cena) che si celebrò in una stanza affittata. Ad ogni modo, ciò che importa è la Messa, «grazie alla quale il Sole può sorgere e tramontare», come diceva San Leonardo da Porto Maurizio (1676-1751). Se quello che abbiamo detto fin qui vi ha instillato nell’anima il lodevole desiderio di venire alla Messa romana, vi invitiamo ad unirvi a noi alla prossima celebrazione. Questo libretto ha voluto essere solo una breve esposizione delle ragioni di quei cattolici rimasti «saldi e forti nella fede che avete appreso» (2 Ts 2, 14). Vi invitiamo comunque ad approfondire le nostre posizioni con la lettura e con lo studio. Esistono diversi libri e riviste che offrono una spiegazione e una difesa delle nostre ragioni. Infine, vi invitiamo alla preghiera e a ricercare l’intercessione della Madonna e dei Santi perché vi facciano ottenere la grazia di perseverare nell’unica vera fede, fino alla morte.

Fonte (anche delle immagini, tranne la prima)

38 Commenti a "La ‘Messa in latino’ non è nostalgia"

  1. #Giacomo   25 giugno 2016 at 12:46 pm

    È la vera messa cattolica, a differenza della Novus Ordo che è un rito praticamente protestante, creato di sana pianta da cardinali in odore di massoneria, al quale secondo me non bisognerebbe assistere.

  2. #frank10   25 giugno 2016 at 12:52 pm

    Ricordiamoci di pregare ogni giorno per l’ottimo Padre Cekada che sta lottando contro il cancro.
    Che il Signore ce lo conservi a lungo invece, che ne abbiamo molto bisogno!

    • #Alessio   25 giugno 2016 at 11:46 pm

      Lo farò, grazie dell’informazione per quanto triste.

  3. #bbruno   25 giugno 2016 at 3:32 pm

    quando questa mattina a casa di un amico che aveva la televisione sintonizzata sulla messa del ‘papa’ in Albania, ho sentito che essa veniva detta in italiano, sono sbottatato a dire: e che ci fa l’italiano qui? Costretti dalla loro nuova messa riformata ad una buffonata! Che c’entrava l’ italiano sulla piazza di Gyumri?

    • #bbruno   25 giugno 2016 at 9:24 pm

      correggo il lapsus: “…sulla messa del ‘papa’ in Armenia….”

    • #Giacomo   26 giugno 2016 at 12:42 am

      “Messa” ? “Papa”? Da quando in qua il tizio che sta a Santa Marta celebra la Messa?

      • #bbruno   26 giugno 2016 at 10:43 pm

        Giacomo, ci sono anche le ‘messe’ nere, e ci sono ‘papi’ che, presiedendo la chiesa anti-cattolica, si dimostrano veri vicari dell’ Anticristo….

      • #Giacomo   26 giugno 2016 at 10:57 pm

        Bbruno, la mia era una battuta ironica, lo so, purtroppo.

  4. #Maria   25 giugno 2016 at 4:18 pm

    Bbruno
    ma non si stanca mai di avere sempre qualcosa da ridire sull’operato altrui? Verrà un momento,che qualcuno molto più influente di lei, le verrà a ricordare punto per punto se il suo e’stato secondo regole stabilite……

    Pesante e’ triste!

  5. #Ale   25 giugno 2016 at 4:23 pm

    @ Maria

    qui se c’è una pesante, e tanto anche, è lei!

  6. #Francesco   26 giugno 2016 at 5:36 am

    Vorrei ricordare a tutti che si deve obbedienza al Santo Padre e farsi docilmente guidare da Lui, per essere portati nei pascoli migliori voluti dall’Eterno. francesco esposito

    • #bbruno   26 giugno 2016 at 1:55 pm

      detto bene, Francesco: al ‘Santo Padre’….Da ricordare a quelli che pur riconoscendolo tale, gli resistono…,per correggerlo. Bel ‘Santo Padre’ e bei cattolici!

    • #Alessio   26 giugno 2016 at 11:11 pm

      Caro Francesco,

      vorrebbe avere la bontà d’indicarci un Santo Padre? Perchè nonostante tutti i miei sforzi non riesco a vederne manco mezzo.

  7. #Maria   26 giugno 2016 at 2:57 pm

    Bbruno
    lei è di una tristezza infinita ! Sa cosa sto pensando in questo momento? Che mi viene a ricordare i Testimoni di Geova, non tanto nei concetti,quanto nella forma; e’ come aveste imboccato una strada chiusa, rimanendo fermi, statici nel capire,anche se fosse, in un possibile cambio di rotta, che non potrà …..ovviamente avvenire….

    • #bbruno   26 giugno 2016 at 3:16 pm

      cara la Mariuccia, è l’effetto che mi fa la vista di quell’ energumeno sulla Sede di Pietro! Fortunata lei che si sente come l’oca giuliva! Ma non la invidio…

  8. #Ale   26 giugno 2016 at 3:37 pm

    Signora Maria, sa che le dico: che il SUO “gesù” e la SUA “chiesa”(che esistono solo nella SUA zucca desolatamente vuota di materia grigia) sarebbe meglio perderli che trovarli. Se davvero Gesù e la Chiesa fossero come lei crede che siano, valuterei seriamente la possibilità di farmi ebreo!!!

    • #Giacomo   26 giugno 2016 at 7:24 pm

      Ora ebreo magari no, diciamo musulmano ahahahahah

  9. #Ale   26 giugno 2016 at 3:40 pm

    Anche perché oltretutto, per lei e gli apostatati vaticansecondisti con cui è in comunione sarei un degnissimo fratello maggiore: tanto di guadagnato no?!

  10. #Maria   26 giugno 2016 at 4:18 pm

    Il vostro parlare offensivo che non mi disturba minimamente,denota insicurezza da parte vostra; forse vi servite di questo per darvi ragione a ciò che dite di credere.
    Mah……Mi sembrate bambini che battono i piedi per terra per farsi ascoltare.

  11. #Ale   26 giugno 2016 at 4:28 pm

    Guardi sig.ra Maria, a costo di beccarmi altre “querele” da squilibrati vari cittadini del paese del Bengodi, carità cristiana mi impone di suggerirle una visita specialistica alla neuro più vicina o da un sacerdote validamente ordinato per un esorcismo! Frequenta Radio Spada da parecchio ormai, possibile che non si sia smossa di un millimetro dalle sue fasulle ed ereticali certezze. Questo atteggiamento potrebbe benissimo configurare un peccato contro lo Spirito Santo, faccia attenzione: NON PUO’ ESSERE PERDONATO IN ETERNO!!!

    • #Alessio   26 giugno 2016 at 5:36 pm

      Caro Ale,

      la scala di Mohs andrebbe modificata, l’elemento più duro non è il diamante ma la capoccia della Sciura.
      La sua affezione alla parte della tonta del villaggio è davvero singolare.

  12. #Maria   26 giugno 2016 at 5:05 pm

    Ale
    e che ci posso fare.Io vi considero fratelli separati in casa.Non per questo uno di noi ha ragione su tutto e l’altro su niente.Eppure perché non si comprende questo!
    Io non ho certezze; non mi e’ neanche consentito averne.
    Credo stia qua la “certezza”di un cristiano,proprio di non averne; di sentirsi continuamente bisognosi che lo Spirito Santo Lo illumini,gli indichi la strada che,facilmente viene a smarrire,sopratutto di saper vedere il volto del Padre in ogni fratello,anche se difficile e sottolineo ” difficilissimo “.
    Tutte le altre cose di contorno possono non essere così fondamentali.

    • #Isidoro   27 giugno 2016 at 8:16 am

      Gentile Maria, il cattolico deve avere alcune certezze di fede, altrimenti non è cattolico. Permette che le regali il nostro libro Cent’anni di Magistero dimenticato? Lo faccio volentieri se mi promette che lo legge.

  13. #Ale   26 giugno 2016 at 6:52 pm

    @ caro Alessio,

    esattamente, anche se ho l’impressione che più che la tonta del villaggio, la signora si consideri alla stregua di una missionaria celeste inviata ad evangelizzare le desolate lande popolate dai tristi farisei duri di cuore! Ecco perché propenderei per una visita specialistica piuttosto che per un esorcismo solenne! Scherzi a parte, è indubbiamente grave che la signora non abbia ancora preso coscienza dello stato tragico in cui versa lo pseudo cattolicesimo partorito dal conciliabolo satanico frammassonico vaticano secondo!

  14. #Maria   26 giugno 2016 at 7:26 pm

    Ale
    a differenza di Alessio, lei farebbe parte di quelli ” non troppo svegli ” ( con riserva ).Lui ha capito molte più cose di quanto faccia capire, lei è senza dubbio un buon ragazzo,ma ingenuo e credulone.

    • #Alessio   26 giugno 2016 at 11:07 pm

      Scusa, se dici che Ale sia credulone vuol dire che sostieni che creda a cose false e stupide.
      Quali sarebbero?
      E dopo che le hai elencate, vuoi spiegare anche dove e come si manifesterebbe la sua presunta ingenuità?

      • #bbruno   26 giugno 2016 at 11:28 pm

        Un multa di cento ducati era inflitta, dalla Serenissima nel 1500, a chi «non essendo Professore o Savio alle acque» osava parlare della laguna….

        Questa Maria non si pretende che sia Professora, ma un minimo di costrutto mentale (di ‘saviezza’) lo dovrebbe avere! Niente, lei ciacola, imperterrita inflessibile instancabile immutabile e immancabile, di ‘laguna’, senza capire un’ acca di ‘acqua’…..

      • #Nicolò   27 giugno 2016 at 12:28 pm

        Caro bbruno, ottimo il richiamo alla Serenissima. Sei veneto anche tu?
        La qui presente signora ne spara talmente tante che a quel tempo, a forza di multe, si sarebbe trovata completamente al verde in brevissimo tempo!! 🙂

        Ci considera addirittura fratelli separati!! 😀
        Invece noi la consideriamo eretica dichiarata ed è pure pesante perché nonostante le continue correzioni fraterne, la sua presenza è purtroppo diventata molesta.
        Isidoro le ha proposto pure una lettura e lei continua imperterrita.
        Le propongo anche il Catechismo di San Pio X, vediamo se ha ancora qualcosa da dire in proposito.
        Lei nel frattempo si legge un libro di Zizola. Con tutto il rispetto per un morto, Zizola era vaticanista di Repubblica e questo spiega ogni cosa.

        Propongo di ignorare i suoi commenti assurdi che non hanno né capo né coda. Nel frattempo continuo a domandarmi perché non “trasloca” su un sito modernista.

        • #bbruno   27 giugno 2016 at 12:42 pm

          no, Nicolò, non sono veneto ma un confinante, da sud.

          E questo Zizola, il vaticanista di Repubblica, che luminare di teologia! Zizola, l’entusiasta di Giovanni 23, colui che giudicava “semplicemenete un conservatore” BenedettoXVI….Un conservatore di che, Ratzinger infiltrato papa? Dove mai vedesse la ‘conservazione’ in Ratzinger questo Zizola giornalista improvvisato teologo non ce lo dice, o se lo dice non è semplicemente convincente,  forse nella restaurazione del camauro o delle scarpette rosse? …

          Da tal seme tal rapa…

  15. #Ale   26 giugno 2016 at 8:24 pm

    @ Maria

    con o senza riserva, detto da lei, lo considero un gran bel complimento! Grazie infinite!

  16. #Maria   27 giugno 2016 at 9:21 am

    Signor Isidoro
    mia certezza assoluta e’ Cristo e la Sua Parola:unica Verità.Ma incarnarla e’ tutt’altra cosa;le certezze vanno e vengono,e’ un continuo ricominciare da capo,un confronto con il mondo che non “da tregua”,perche’ tutto cambia in tempi brevi,troppo brevi da spiazzarci e confonderci sul già faticosamente costruito.Dubbi,perplessità e perche’ no anche paure fanno parte della nostra travagliata umanità. Ci sentiamo inadeguati per certi aspetti,nascondendolo anche a noi stessi, ( non occorre dirlo basta vedere come si cerca di difendere certezze che crediamo di avere ma che non ci sono )

    Noi Isidoro non poniamo al primo posto la Verità.I Santi si! Noi siamo solo capaci di balbettare ma Cristo lo si vive!

    Sto leggendo il libro ” La riforma del papato” del fu Giaccarlo Zizola e poi la ” Storia Ecumenica Della Chiesa”. ed. Queriniana. Per la sua proposta a termine.

    La ringrazio.

  17. #Salvo   23 luglio 2016 at 8:37 am

    Leggendo l’articolo, ho notato molte verità dell’ammodernata Messa con quella vera…
    Io frequento la chiesa più longeva e più bella artisticamente della città e, nonostante ciò, sono costretto ad assistere al novus ordo. E, devo essere sincero, paragonando la Messa di oggi con quella millenaria (a cui non ho mai potuto assistere) mi viene quasi il disgusto: donne all’altare, laici (addirittura anche donne) che distribuiscono la Comunione, abiti inadatti, il velo per le donne ormai estinto, parroci laici (un ossimoro), “musica” volgare, eccetera…
    Ho letto, nell’articolo, che magari non partecipando si possa creare una forma di protesta, perché a questo siamo giunti, noi cattolici (non so se io merito davvero questo titolo, ma lo spero), cioè a protestare (come fecero gli eretici, anche se in forma opposta) per la vera Messa. Dovrei starmene a casa ? Dovrei trasferirmi in una città dove si celebra l’antica Messa? Su questa possibilità sto davvero riflettendo, data la mia età e anche la mancanza di lavoro qui.

    Ho 23 anni ma (da quando ho deciso di credere) sono sempre più convinto di essere nato nell’epoca sbagliata…

    Scusate lo sfogo.

    • #Ale   23 luglio 2016 at 2:09 pm

      Caro Salvo, io di anni ne ho 26 e, in coscienza, ho deciso di abbandonare definitivamente la vecchia messa, che poi messa non è in quanto, nel migliore dei casi, altamente dubbia e comunque infrequentabile per un cattolico che abbia la consapevolezza di quello che è accaduto dopo la morte di Pio XII. Ti inserisco un link contenente alcune preziose indicazioni riguardo al comportamento da tenere in tempi di necessità come quelli che ormai si stanno protraendo da più di mezzo secolo. (ecco il link: http://www.radiospada.org/2014/06/riflessione-sulla-partecipazione-alla-santa-messa-in-stato-di-necessita/). Ti consiglio inoltre di recitare quotidianamente il Santo Rosario completo(tutti i misteri) in latino e implorare ogni giorno dal Signore la grazia della Contrizione perfetta associata al desiderio di confessarsi appena possibile(anche le Confessioni di sacerdoti ordinati da Vescovi la cui consacrazione episcopale è avvenuta con nuovo “rito” dopo il 1970 sono presumibilmente invalide ed, in ogni caso, in mancanza di un Papa in atto, non vi sarebbe la necessaria Giurisdizione). Questo è quello che mi sento di suggerirti. Tieni tuttavia presente che devi agire in coscienza(retta, possibilmente non addomesticata) e non per il semplice sentito dire! Quanto al trasferimento, non prendere decisioni affrettate poiché in fin dei conti questo stato di necessità, pur essendo dovuto ai nostri peccati, non dipende principalmente da noi fedeli. Ti invito a leggere, se già non la conosci, la storia di Sant’Ermenegildo nella speranza che il suo luminoso e coraggioso esempio ti sia di conforto. Mi auguro di esserti stato utile! Un caro saluto ed un abbraccio con l’augurio di ogni bene nel Signore Gesù!

      • #Ale   23 luglio 2016 at 3:20 pm

        Dimenticavo alcune cose importanti: può visionare la Santa Messa festiva NON UNA CUM Bergoglio celebrata dal sacerdote sedevacantista don Floriano direttamente sul suo canale youtube a partire dalle 10.30 in diretta streaming.
        CANALE YOUTUBE DON FLORIANO:
        https://www.youtube.com/user/florianoabrahamowicz

        Ovviamente la semplice visione non assolve il precetto festivo, occorre quindi santificare la festa con la recita del Santo Rosario, con la formazione religiosa personale(ottimo il catechismo di San Pio X commentato da padre Dragone:http://www.ibs.it/code/9788889596203/dragone–padre-/spiegazione-del-catechismo.html ) e, per quanto possibile, qualche opera di misericordia spirituale e corporale!

      • #bbruno   25 settembre 2016 at 11:03 pm

        “abbandonare la ‘vecchia’ messa ” ??? Non capisco quale sarebbe la ‘vecchia’ messa da abbandonare; certamente una inversione di aggettivi….

  18. #Attilio   25 settembre 2016 at 1:32 pm

    Voglio commentare anche io per dirvi il perché io cerco costantemente Chiese che prevedono la celebrazione nella Forma Extraordinaria.

    Credo che la parola fede sia imprevedibile. C’è chi ce l’ha, chi non l’ha, chi non l’ha ancora e chi l’ha persa. Nemmeno si può sostenere che sia esclusivamente un percorso graduale perché molti hanno ricevuto la fede per semplici intuizioni, o parole o emozioni che si sono definite in pochi attimi. Io ho pensato di approcciarmi diversamente. Ho cercato di “disciplinarla”. Studiare tutto, prendere in mano libri complessi e cercare di superare ogni difficoltà quotidiana. Ho sperimentato il digiuno ed il pellegrinaggio associato al digiuno.La castità integrale, roba medievale penseranno molti, ma grazie ad essa ho iniziato ad allontanarmi dalla costante sottomissione al mio corpo. E fu così che scoprii la mia anima. Tutto forse duro da gestire ma fattibile e paradossalmente le mie relazioni sociali migliorarono. Le sofferenze fisiche portano a pensare alle sofferenze del Cristo e aiutano a comprendere ogni attimo della sua Passione e credo che La Messa nella forma Extraordinaria sia stata la definitiva schiarita dalle tenebre. Ogni singola azione ha un significato criptato e armonico con le Sacre Scritture e ciò mi ha permesso di vivere meglio la mia esperienza di fede e rafforzare il mio quotidiano. La lingua latina mi ha permesso di capire il sensus cattolico della Chiesa perché accanto avevo francesi, italiani, tedeschi e ragazzi di colore. Pregavamo tutti lo stesso Dio, nello stesso modo attraverso le stesse parole. Ne ho percepito un senso ascetico mai riscontrato prima. Oggi posso dire di vivere una fede migliore, più formata e ringrazio Benedetto XVI che ha permesso al mondo di poterla riscoprire. Gli ostacoli per un cattolico praticante sono sempre dietro l’angolo ma sicuramente la “Messa in Latino” non è frutto della nostalgia perché è il futuro della Chiesa.

  19. #Giona   26 settembre 2016 at 10:46 am

    Benedetto XVI non lo ringrazi che ha fatto l’opposto, ha cercato di riportare i cattolici (quelli veri dell’UNA CATT APOST SANTA ECCLESIA) sotto l’ombra vaticana, tra l’altro pare che quella sia la messa ammodernata già in latino sotto Paolo VI e che chi la celebra debba fare giuramento di obbedienza all’ultimo eretico concilio…??? Opera di procrastinamento onde arrivare alla estinzione per morte, ovvero quella di benedetto dal nemico.

    • #Attilio   4 ottobre 2016 at 9:52 am

      Siamo seri e apriamo gli occhi.
      Benedetto XVI avrà creato problemi interpretativi notevoli ma gli si deve rendere grazie del Summorum Pontificum. E’ solo ed esclusivamente grazie a lui che molti di noi sanno cosa sia la Messa vetus Ordo.