La vera politica cristiana

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Nel romanzo “L’alba di tutto” Robert Hugh Benson descrive una sorta di utopia cattolica, un mondo futuro in cui la Chiesa è diventata la guida indiscussa dell’umanità.

La notizia della conversione al cattolicesimo dell’Imperatore tedesco offre a padre Jarvis l’occasione per spiegare a mons. Masterman il nuovo rapporto tra fede e politica. Sulle questioni importanti il papa è ora l’autorità a cui ogni politico si appella, e per i non credenti, in ossequio al principio della tolleranza religiosa, sono state create delle “riserve” che fungono da valvola di sfogo del malcontento. Per finire, la democrazia rappresentativa, dimostratasi inadeguata, è stata da tempo soppiantata ovunque dalla monarchia.

«Monsignore, ascoltate attentamente, per favore. Vi assicuro che siete completamente fuori dal tempo. Quello che il popolo tedesco dirà ora è questo: 2Finora l’Imperatore è stato agnostico, dunque non ha permesso leggi contro l’eresia. Ora è un cattolico, dunque farà in modo che passino leggi contro l’eresia”».

«E non avranno da ridire?» scattò il prelato, ora completamente irritato.

Padre Jervis alzò una mano pacifica.

«Mio caro amico, i tedeschi – come tutte le altre nazioni istruite – credono che chi li governa li governi per volontà di Dio. E credono anche che il cattolicesimo sia la vera religione. Benissimo, allora. Quando un governante è cattolico gli obbediscono implicitamente, perché sanno che sarà tenuto in riga in tutte le questioni di giusto e sbagliato dal papa, che è Rappresentante di Dio. In questioni non vitali gli obbediranno perché è il loro governante, e dunque sono tenuti in coscienza a farlo».

«E quando il governante non è cattolico?»

«Di nuovo, in questioni non vitali gli obbediranno. E in questioni vitali – supponendo, cioè, che facesse una legge contro la cristianità cosa che, ovviamente, oggigiorno nessuno potrebbe fare – allora si appellerebbero al papa, e, se la legge fosse applicata, disobbedirebbero e accetterebbero le punizioni».

«Dunque è il papa il vero governante – la corte d’appello finale?».

«Certo. Chi altri? Non è forse il vicario di Cristo?».

Ci fu una pausa.

«Là», disse il prete, più a suo agio «e ora dobbiamo proprio ritornare al punto. Ho appena detto che la conversione dell’Imperatore significherà un inasprimento delle misure repressive contro gli infedeli ovunque. Non sarà più permesso loro di riunirsi, o di diffondere i loro punti di vista».

«Si?».

«Bene, il punto è, cosa succederà? Ci dev’essere l’esplosione di una valvola di sicurezza. E anche se c’è un’esplosione ci dev’essere una valvola di sicurezza successiva, altrimenti ci sarà un’altra esplosione».

«Quel che mi diceste sull’America…».

«Ce l’avevo sulla punta della lingua», disse padre Jervis «e mi aspetto che quella sia la soluzione».

«Vediamo», disse Monsignore riflettendo «mi diceste che c’erano alcune città in America dove gli infedeli erano tacitamente autorizzati a far andare le cose a loro modo – credo abbiate citato Boston?».

«Infatti».

«E pensate che ciò sarà autorizzato ufficialmente adesso – voglio dire che ci saranno colonie definite dove gli infedeli avranno libertà completa?».

«Sotto restrizioni – sì».

«Che genere di restrizioni?».

«Beh, non gli sarà permesso avere alcun esercito né aeronautica…».

“Eh?”.

«Aeronautica», ripeté Padre Jervis «una flotta aerea, intendo. Non va bene: potrebbero muovere guerra».

«Capisco».

«Non vedo quale miglior valvola di sicurezza potrebbe essere proposta. Essi potrebbero rimuginare le loro idee là quanto gli pare. Naturalmente, poi si vedranno i dettagli».

«E il resto della Dichiarazione?» chiese l’altro, sollevando il foglio.

«Penso che siamo arrivati al succo», disse il prete, guardando di nuovo la sua copia «e ai risultati immediati. Ovviamente, tutte le sue altre misure non andranno in vigore finché le Camere non le faranno passare. In effetti, niente della Dichiarazione ha valore finché questo non accade. Mi aspetto che il Disegno per l’Instaurazione del Cattolicesimo richieda qualche tempo. Finiremo prima il nostro. Faranno passare poche piccole misure immediatamente, non c’è dubbio – riguardo ai cappellani di Corte e così via».

Ci fu una pausa.

«Penso proprio che siamo arrivati ai principi» disse il prete, meditabondo. «Vi sono chiari?».

Monsignore si alzò.

«Penso di sì» disse. «Vi sono molto obbligato, padre. Mi scuso di essermi comportato da stupido poco fa; ma sapete, è straordinariamente sconvolgente per me. Sembra che non sia ancora in grado di cogliere tutto quel che dite sulla Democrazia».

Il vecchio prete sorrise rassicurante.

«Beh, vedete, il suffragio universale ha ridotto la Democrazia ad absurdum cinquant’anni fa. Anche i non istruiti se ne accorsero. E poi giunse la reazione di tornare alla vecchia idea di re».

Monsignore scosse il capo.

«Non vedo come il popolo abbia mai potuto acconsentire a rinunciare al potere una volta che l’aveva».

«Accidenti, nello stesso modo in cui i re lo persero ai vecchi tempi – con la rivoluzione».

«Rivoluzione? Chi si rivoltò?».

«I molti che erano tiranneggiati dai pochi. Perché è questo che la Democrazia vuol veramente dire».

Monsignore sorrise a quel che gli sembrava un paradosso.

«Bene, devo andare dal cardinale» disse. «Sono proprio le dieci».

a cura di Luca Fumagalli