Perché Brexit (e perché non se ne fanno una ragione)

Rolling Stones e bandiera britannica
Rolling Stones e bandiera britannica

di A. Giacobazzi

 

  1. Entertainment

Il trauma è stato grande, più di quanto si potesse immaginare. Chi, come il sottoscritto, giovedì scorso ha voluto fare le ore piccole per seguire gli sviluppi del referendum britannico, ne ha viste di tutti i colori. E prima di passare a cose più serie vale la pena fare una carrellata.

Mentana, chiuse quasi definitivamente la vicenda dopo le prime dichiarazioni scaramantiche di Farage sulla possibile vittoria del Remain, erano da poco passate le 22, orario ultimo del voto. La partita veniva sostanzialmente data per archiviata quando lo scrutinio era sì e no iniziato. Sondaggi e ospiti in studio distillavano pareri che mandavano in soffitta l’opzione Brexit, quando di lì a breve in soffitta sarebbero finiti sondaggi e ospiti, insieme ad esperti dei mercati, bookmakers, analisti, apprendisti stregoni e opinionisti con problemi d’apprendimento.

Se da Mentana il dibattito tra i presenti in studio restava vigoroso e a tratti interessante (con tanto di sconsolata dipartita del Senatore Monti, vittima delle battute di Tremonti e ansioso di “trapassare” su Rai1: si perdoni l’ironia ma il tono da funerale c’era tutto, anche in attesa dei dati ufficiali), da Vespa la comicità monocolore dilagava ovunque, già prima che arrivasse l’ex Presidente del Consiglio. Anche qui, vittoria del Remain data per acquisita.

L’immarcescibile Bruno annunciava la tribuna degli ospiti britannici in studio (tutti pro Remain, perché – sì, lo ha detto – “per Brexit non avevano trovato nessuno”). In collegamento da Londra, il finanziere Serra, per l’occasione non presentato come renziano della Leopolda, ma nelle veste di esperto. Ira di Brunetta: “Dite che è amico di Renzi”. Breve rissa con Vespa.

Parlava anche uno pseudosacerdote anglicano di Roma; giro di interventi tra gli inglesi: uno arrivava a chiedere scusa agli europei per questi inutili esercizi (il Remain era sempre dato per certo); intervista in collegamento un giovane astrofisico – cervelloinfuga italiano a Londra – intercettato dai giornalisti RAI nelle strade della capitale britannica: “Sono per il Remain”, diceva mostrando il suo cellulare con tanto di logo della campagna I’M IN, “Qui diamo per scontata vittoria del Remain”. Non aveva dubbi. Se in astrofisica ne azzecca quante in politica, c’è da sperare in sempre maggiori fughe di questi cervelli.

Qualcosa però continuava a non tornarmi. Sì, poteva pure vincere l’IN ma tutta questa scientifica sicumera mi pareva troppo poco analitica rispetto al cuore profondo dell’Inghilterra. La notte iniziava a diventare scura e non restava che andare su siti specializzati dove il voto era annunciato per distretti.

Ecco la zona di Hartlepool, Brexit a quasi 70%. East Lindsey? Oltre il 70%. Fenland? 71,39%. E così via.

Barking e Dagenham, area londinese: 62,44%. Un altro borgo di Londra, Havering, al 69,66%.

L’Inghilterra parlava e diceva: fuori. “Fuori” dall’Europa e, a voce più bassa, “fuori” gli pseudoesperti dagli studi televisivi e dai collegamenti nelle strade. Poi lo scompiglio, il resto è storia.

Nella City: quasi un 25% di bifolchi.
Nella City: quasi un 25% di bifolchi.

2. Divorce

Perché tutto questo dolore? “Solo” perché la Gran Bretagna lascia giuridicamente la UE? No, non è solo un divorzio: è un divorce. Il Regno Unito tra Beatles e Rolling Stones, tra 007 e città cosmopolite, tra sindaci asiatici e “vescovi” anglicani favorevoli ad ogni aberrazione era il grande modello di Diritti, Svago e Multiculturalità. A loro volta grandi eredi di Libertà, Fraternità e Uguaglianza. Era una famiglia modello quella britannica, guardata da tutto il mondo. Era avanti, avanti un pezzo. E poteva essere così avanti da respingere questa Europa che tanto l’ha rincorsa nelle sue fughe verso il nulla. Poteva, forse?

Sì, è successo.

È stato dunque un divorce in piena regola: bisognava correre a spiegare che quella moglie tanto perfetta che si era sempre descritta come la madre inattaccabile del “Nuovo Mondo” e, ancor di più, del “Mondo Nuovo” era improvvisamente diventata un’alcolista, una poco di buono. Per questo era fuggita. Il problema era spiegarlo nella stessa settimana in cui la si proponeva come la somma di tutte le perfezioni, mentre le si preparava una grande festa in cui confermare la sua splendente permanenza nel novero delle Nazioni Civili.

La stessa cosa è successa con l’intermittente amore per la “democrazia”. Mentre nei comitati per il Remain iniziavano a mettere via le bottiglie – già stappate – di champagne e mentre negli studi televisivi calava il silenzio, bisognava spiegare che si era “genuini democratici”, sì, ma con molte distinzioni e con qualche condizione. Tra cui quella fondamentale: che la gente votasse esattamente secondo i propri desideri. Nella casa europea dunque si vacillava non solo per il divorce ma anche per il tonfo della (poco) santa religione domestica: la “democrazia liberale”. Sempre seguita e inseguita quando si è trattato di mettere la pancia (eufemismo) al posto del cuore e del cervello, quando si dovevano sdoganare aborto, divorzio e affini, insomma, quando per abbassare il popolo, lo si lasciava fare. Quando poi – strani cortocircuiti della storia – la pancia del popolo è diventata quella di un pescatore inglese pronto a individuare la causa della sua fame nell’Unione Europea, allora no. Questa seconda fame andava fatta passare per questione tecnica, non da popolani ma da esperti, da analisti, da gente che vede lungo. Così lungo da non cogliere nemmeno l’esito di un referendum, con un’opinione pubblica scandagliata da decine di sondaggi.

La colpa è tutta loro.
La colpa è tutta loro.

3. Bigotry

Insomma a chi dare la colpa subito? La storia della moglie non poteva funzionare e il mostro doveva essere sbattuto in prima pagina. “Son i vecchi che han votato contro i giovani!”, hanno tentato. Ma è durata poco, era così grossolana che persino alcuni “analisti europeisti”, tra cui Letta, hanno invitato a non generalizzare. E dire che non è mancato un ex ministro, Giovanna Melandri, pronto a retwittatare una proposta curiosa: “Invece di vietare il voto alla gente nei primi 18 anni di vita, perché non negli ultimi 18?”. Viene dal PDS, non ci si può aspettare troppo.

La dicotomia anziani-bifolchi-proBrexit contro giovani-colti-proBremain non poteva essere ovviamente così assoluta. Anche qui c’è da affidarsi ai dati.

Si vuole forse sostenere che il distretto elettorale della City, la zona super elitaria di poche migliaia di elettori qualificati, abbia quasi un 25% di volgari imbecilli? Su 4399 voti espressi 1087 erano pro Brexit. Viceversa, si vuole sostenere che le Isole Shetland, dove ha prevalso il Remain e dove – cito Wikipedia – “tradizionalmente, le attività economiche principali […] sono sempre state l’agricoltura e l’allevamento”, sono popolate di soli docenti di diritto comunitario? Suvvia.

Certo, è possibile – e probabile – che la “generazione dei Beatles” sia stata un po’ più euroscettica di quella dei giovinastri contemporanei, smaniosi di andare, con i soldi di mammà e senza impicci di frontiera, a ballare e sbevacchiare nelle disco di Parigi e Milano. Ma eviterei eccessive semplificazioni, del resto, come riferisce lo stesso Letta, buona parte dei giovani ha disertato le urne. Troppo concentrati su altro, mi vien da aggiungere.

Ulteriore elemento curioso: dopo la pubblicazione dei risultati del referendum la borsa di Londra ha perso meno di quelle europee, di cui Milano, venerdì scorso, è stata maglia nera. Già prima della consultazione, il 10 giugno, un articolo de “Il Sole 24 Ore” firmato da Vito Lops (e ripreso da Radio Spada) titolava: “Perché salgono le chance di Brexit, ma non è il mercato inglese ad essere sotto attacco”. Invito a leggerlo, perché aiuta a fuggire da molti luoghi comuni.

4. The End?

In conclusione una cosa è certa: non finirà qui. L’evoluzione (accelerata) della politica mondiale ci riserverà opzioni che capiremo e affronteremo col tempo. Di sicuro la maggioranza degli scenari avvantaggia Putin e penalizza l’ormai dimissionario Obama.

Ma in un qualche modo alla (neo)maledetta Inghilterra, qualcuno cercherà di “farla pagare”.

9 Commenti a "Perché Brexit (e perché non se ne fanno una ragione)"

  1. #bbruno   28 giugno 2016 at 6:45 pm

    e quanti sono gli Ingesi-inglesi nella London multiculturale e multirazziale? Che non sia stata la pancia dell’ inglesità a vomitare il pasto forzato della multiculturalità? Certo, quella pancia bisogna averla: noi, per esempio, l’abbiamo solo per ingurcitarvi le più schifose polpette della cucina multi-‘etnica’! Che goduria!

    • #Alessio   28 giugno 2016 at 9:35 pm

      Proprio vero, caro Bruno.
      Ed io devo ammettere che una nazione della quale per i motivi citati nell’articolo avevo una pessima opinione ha fatto un passo che si può solo ammirare.
      Alla faccia di tutti i fantocci europeisti rimasti scornacchiati.

  2. #Exsurge Domine   28 giugno 2016 at 7:03 pm

    Come se poi non si sapesse che gran parte dei professori comunitari(di diritto o altro, italioti o di altre nazioni) non fossero altro che delle gran teste di sasso laureati in ignoranza e degrado!!!

  3. #Alessio   28 giugno 2016 at 10:35 pm

    Per quanto riguarda l’articolo, tre parole, tutte precedute da MOLTO : esatto, esauriente, piacevole.
    Andrea Giacobazzi ha centrato tutti i bersagli.

  4. #Giacomo   29 giugno 2016 at 12:34 pm

    Vediamo il lato positivo, chi si aspettava il Remain, come il nostrano PD ( PARTITO DELINQUENTE ) è rimasto deluso e l’ha presa in quel posto. Che dire, aspettiamo che crolli il sistema, diamogli una spinta,

    • #bbruno   29 giugno 2016 at 1:02 pm

      e questo PD ancora una volta da che parte si trova? Dei lavoratori? Troppo banale; loro sono dalla parte di SOROS: mica scemi questi qui! Vuoi mettere Soros coi lavoratori? Davvero, Partito dei Dritti ( altro che dei DIRITTI!)…

      • #A. Giacobazzi   29 giugno 2016 at 1:52 pm

        In realtà Soros a questo giro sperava in Brexit, avendo puntato sull’oro e sulla sua ascesa post-caos azionario dovuto all’uscita della GB dalla UE.

        A presto,

        • #bbruno   29 giugno 2016 at 2:11 pm

          più che sperare,la fa pagare salata alla Brexit, ovviamente da pescecane come è: cfr . http://www.occhidellaguerra.it/perche-soros-e-contrario-al-brexit/

          Sì Soros, quello di sempre, quello che finanzia il trasbordo dell’Africa in Europa ( e sa bene quale sarà il suo interesse finale, e quale,nell’ immediato, quello dei PD e dei Bergogliani suoi collaboratori -vedi Roma Mafia Capitale,o Italia, Mafia Generale); quello che finanzia a saccate di dollari le ‘esuberanze’ di piazza Maidan in Ucraina, ma non ha soldi, tramite i suoi amici rossi, per i poveracci del mondo, tipo esodati della Fornero, senza lavoro e senza pensione, che crepino……

  5. #lister   7 luglio 2016 at 6:48 pm

    WOW!!!
    incredibile ma vero: in TV una voce fuori dal coro!
    Paolo Barnard il 5 luglio a La 7:

    https://www.facebook.com/203665816673100/videos7263434590696222/