Anche gli israeliani iniziano a guardare alla Russia di Putin?

 

65af86e9-16fd-47b6-bf53-4d8e7c22444c_large

Alcune premesse importanti: l’articolo che segue è apparso sui blog de Il Giornale, e – nello specifico – l’autore è Giampaolo Rossi; il testo cita fonti israeliane di primo livello; e – cosa per nulla trascurabile – è stato rilanciato dal think tank filorusso Katehon, di cui, fra gli altri, fa parte Alexander Dugin. Sottolineature e grassettature principalmente nostre [RS]

di Giampaolo Rossi

LA NOTIZIA BOMBA
La notizia è di quelle che fa capire come sta cambiando il Medio Oriente; e come l’Occidente (chiuso nell’ottusità egemonica americana) stia anni luce indietro rispetto ai nuovi equilibri mondiali che si vanno definendo.
La notizia, riportata dal sito d’intelligence israeliano Debka, è questa: israeliani e russi si apprestano ad effettuare un’esercitazione militare congiunta nelle acque del Mediterraneo. Per la prima volta nella storia, le Forze Armate di Tel Aviv e quelle di Mosca opereranno insieme coinvolgendo reparti di Marina e Aviazione dislocati nella regione (per i russi quelli della base aerea di Latakia e navale di Tartus, in Siria).

Se questa notizia fosse confermata ci troveremmo di fronte a quello che gli esperti definiscono uno “sconvolgimento strategico”.

UN COSTANTE AVVICINAMENTO
Che i rapporti tra Israele e Russia non siano più caratterizzati dall’ostilità della Guerra Fredda, lo dimostrano, da tempo, diversi segnali:
1) CRIMEA: nel 2014, Israele è stato l’unico paese, tra gli alleati degli Usa, a non votare la mozione di condanna all’Onu per l’annessione della Crimea da parte della Russia; cosa che scatenò le ire di Obama e della lobby neocon americana.
2) LEVIATHAN: nel Settembre scorso anticipammo in quest’articolo l’offerta di Putin a Netanyahu per la protezione militare e lo sfruttamento dei ricchissimi giacimenti di gas naturale che Israele detiene al largo del Mediterraneo (Leviathan); sfruttamento che consentirebbe ad Israele non solo di raggiungere autonomia energetica ma anche di diventare uno dei maggiori esportatori di gas della regione. L’articolo (che fu accolto dalla denigrazione dei soliti esperti che sanno tutto ma non ne azzeccano una) è oggi confermato dalla notizia che nello scorso vertice del 7 Giugno a Mosca, Netanyahu ha aperto alla possibilità che aziende russe cooperino nel progetto: “Le nostre porte sono aperte a tutte le compagnie che hanno esperienza nello sfruttamento di giacimenti di gas, ovviamente anche quelle russe”, un invito esplicito a Gazprom, leader mondiale nel settore, ed uno schiaffo in faccia alle sanzioni imposte da Washington.
3) SIRIA: l’intervento russo in Siria non è stato ostacolato da Israele; anzi, Tel Aviv ha persino tollerato azioni di sconfinamento di aerei russi nei propri cieli, finalizzate a colpire i ribelli anti-siriani e le bande di Al Qaeda appoggiate dagli Usa.
Attualmente Israele sembra possibilista all’idea russa di non frammentare la Siria, mantenendo sotto Assad anche il sud dietro la garanzia di una presenza di Mosca nella regione.
4) LA LOBBY DEGLI EBREI RUSSI: per quanto la lobby degli ebrei d’America rimanga la più potente del mondo e la più influente nella capacità di pressione su Israele, diversi osservatori segnalano la crescita, nell’establishment di Tel Aviv, di una lobby russa; il milione di ebrei russi emigrati in Israele iniziano ad avere ruoli importanti. Durante il viaggio a Mosca, molti esponenti della delegazione israeliana, parlavano russo (tra cui due ministri del governo in carica: il “russo” Elkin e il “moldavo” Lieberman).

UN DOPPIO SEGNALE ALL’OCCIDENTE
Il segnale che Israele manda a Stati Uniti ed Europa è doppio:

  • La Guerra Fredda è finita per sempre
  • L’America non è più il pivot della strategia di sicurezza di Israele in Medio Oriente

Per Israele la propria sicurezza è più importante dell’alleanza con gli Usa; e la sicurezza di Israele oggi è garantita più dalla determinazione russa che dalla goffa e disastrosa politica estera americana.
Non sfugge il caos che l’America ha prodotto in Medio Oriente negli ultimi anni: dalla Primavera araba alla rimozione di Mubarak (per cui gli israeliani si erano opposti); dal disastro libico, all’ambiguità colpevole con cui Washington ha di fatto alimentato l’espandersi del Califfato islamico e armato e finanziato i gruppi di Al Qaeda travestiti da “ribelli moderati”.
D’altro canto agli israeliani sono chiare due cose:

  1. La Russia è entrata in Siria con il chiaro intento di sconfiggere il terrorismo e l’integralismo islamico a differenza di Washington la cui dipendenza dalla monarchia saudite (principale sponsor dell’Isis), ha permesso al Califfato islamico di espandersi.
  2. Putin è in grado di mediare maggiormente con i nemici storici di Israele (Hezbollah sciti, Siria e Iran) di quanto possa farlo Washington.

Come ha scritto in questo articolo Giancarlo Elia Valori, Israele potrebbe “sostituire – a lungo andare – gli Stati Uniti con la Federazione russa come alleato globale e come presenza di riferimento nel Medio Oriente”.

Insomma il mondo cambia, nuovi equilibri prendono forma e con essi nuove alleanze e percorsi strategici. Solo per noi europei, sottomessi alla dittatura di Bruxelles e ai ricatti di Washington la storia sembra ferma al secolo scorso.

 

 

 

7 Commenti a "Anche gli israeliani iniziano a guardare alla Russia di Putin?"

  1. #Carlo   20 luglio 2016 at 10:55 pm

    Ben Gurion diceva:”gli Stati Uniti siamo noi”. La lobby ebraica americana è Israele. Un avvicinamento di Israele alla Russia significherebbe anche un avvicinamento degli Stati Uniti alla Russia. Ma la Russia è Putin. Cosa sarà dopo di lui e cosa sarebbe stata senza di lui? Se la previsione dell’articolo fosse confermata, sarebbe un grave fatto. Magari subito positivo, ma molto rischioso per il futuro. Meglio che resti tutto come “pare” sia adesso…

  2. #Giacomo   21 luglio 2016 at 9:24 am

    Mai fidarsi dei sionisti, mai. Putin saprà quello che fa, ma Israele rimane uno Stato terrorista, razzista e invasore di un territorio non suo . Ribadisco che Putin secondo me non è abbastanza antisionista.

  3. #Leonardo   21 luglio 2016 at 9:38 am

    E’ naturale che Putin, non trovando un aiuto consistente da parte degli USA contro l’ISIS e contro i ribelli anti-Assad, finisca per allearsi con altri stati. Gli Stati Uniti inoltre se vorranno continuare a rimanere amici di Israele dovranno migliorare i loro rapporti con la Russia. Il problema è che alla fine sia la Russia sia gli USA saranno degli alleati dello stato ebraico!

    • #Alessio   22 luglio 2016 at 1:48 am

      Non vedo quale necessità avrebbe la Russia di alleati contro l’Isis.
      Ricordiamo quale sia la reale consistenza di ‘sto Isis : si tratta di una gran accozzaglia di drogati sadici vigliacchi, capaci di prendersela al 90% solo con gente inerme e di organizzare attentati dove si sa bene che il rischio sia molto basso.
      Sul piano militare, nonostante le forniture d’armi da parte dei soliti soggetti, sta facendo una figura patetica contro siriani ed iracheni… quale minaccia potrebbe mai costituire per la Russia, che se davvero lo volesse farebbe sparire tutti loro in meno d’un mese?

      • #Leonardo   22 luglio 2016 at 10:30 pm

        Effettivamente non hai tutti i torti… cosa ne pensi allora di questa alleanza?

  4. #gaspare   21 luglio 2016 at 5:03 pm

    forse i sionisti stanno temporeggiando,anche forse il perchè della scelta di Trump,per una distensione,in attesa che Putin il quale li ha messi a cuccia in Siria e in Ucraina,compia il suo tempo,ma Dio vorrà che come in israele si alternino delle bestie,così in Russia si alternino Condottieri,anche se devono avere i metodi di Ivan il terribile quando si tratti di arginare l’avanzata della bestialità,spero che comincino a mettere il medio oriente a posto cominciando da far pagare a erdocan lo smantellamento del welfare siriano e che vengano a processo stile”norimberga”i sauditi,sionisti,massoni che hanno fatto parte della banda daesh

  5. #Fulvio   25 luglio 2016 at 3:22 pm

    Tralasciando le solite polemiche su sionismo-finanza initern. ebraica e storia del conflitto israelo-palestinese, osservo che gli ebrei sionisti israeliani prima di tutto sono uomini e in quanto tali privilegiano i legami con la loro terra, il loro Paese rispetto ai legami con i banchieri di New York che si lanciano ormai in appoggi alla macchina industriale-militare americana sempre avida di guerre e dominio globale. Per gli israelini ormai il centro del mondo è Israele e importanti i loro vicini.