Chi c’è dietro il «golpe fasullo» in Turchia, e che cosa succede ora?

1030846881

Riportiamo questa interessante e intelligente intervista di Antonio Ferrari, giornalista del Corriere della Sera, esperto di Vicino Oriente . Già in passato abbiamo notato come, nonostante Ferrari scriva sulla stampa mainstream, abbia dimostrato lucidità e, soprattutto, disponibilità a dire la cruda verità. Grassettature e sottolineature nostre [RS]

Che cosa è avvenuto realmente in Turchia? Un golpe?

«Beh, golpe è una parola grossa. Al massimo potremmo definirlo un minigolpe improprio, a scoppio anticipato».

Perché non credi al golpe?

«Primo: perché nella mia vita professionale ho visto tutto e il contrario di tutto, ma un golpe di sole quattro ore non avrei mai potuto immaginarlo, neppure nello stato libero di Bananas. Secondo, ci sono retroscena quasi inquietanti, quantomeno improbabili».

Puoi raccontarli e spiegarli?

«Parto dalle notizie accertate. Ho conosciuto la Turchia trentasei anni fa, e vi sono tornato regolarmente. Ho intervistato tutti i leader politici, compreso il carismatico Recep Tayyip Erdogan, con il quale una volta ho litigato. Tanta frequentazione mi ha consentito di tessere importanti rapporti personali. Insomma, ho fonti credibili e preziosissime. Anche venerdì sera, per telefono, mi hanno messo in guardia».

In che senso?

«Mi hanno fatto capire: attenzione, può essere una sceneggiata. Domani Erdogan sarà più forte di oggi».

Ma ci sono stati circa 200 morti…

«Sì, ma — scusate il cinismo — il bilancio delle vittime è simile a quello dei morti di Ankara durante la manifestazione pacifista. Credete che importi a Erdogan?».

Insomma, cos’è accaduto?

«Noi giornalisti, spesso per vanità o per attrazione fatale della prima Repubblica, tendiamo a preferire l’articolessa e i banali ghirigori old style, sottostimando i fatti. Ma sono i fatti, la sana cronaca, occhi attenti, umiltà e una mente attrezzata a ragionare a fare la differenza. Non mi sono sfuggite e non ne ho ridotto la portata, notizie e informazioni degli ultimi mesi dalla Turchia. La nomina di un nuovo capo del governo, Binali Yildirim, fedelissimo di Erdogan. Personalità grigia ma capace. Improvvisamente il presidente ha aumentato la pressione militare sui curdi in armi del Pkk, intensificando la repressione più violenta. E Yildirim ha annunciato, a tappe ravvicinate: primo, la pace con Israele dopo la rottura seguita all’assalto contro il convoglio navale pacifista turco, al largo di Gaza, costato 9 morti; secondo, una lettera di scuse di Erdogan a Putin, e la pace fatta con la Russia dopo l’abbattimento del cacciabombardiere di Mosca nei cieli della Siria; terzo, la mano tesa al regime siriano, cioè mano tesa a Bashar al Assad, che fino al giorno prima il presidente turco avrebbe fatto ammazzare: al punto che il sultano faceva affari con i tagliagole dell’Isis (petrolio di contrabbando), e portava armi agli estremisti islamici siriani, a partire dal sedicente Stato islamico; quarto, rilancio del ruolo della Turchia nella Nato e amicizia perenne con gli Usa».

D’accordo, ma il golpe o minigolpe che c’entra?

«A questo punto abbandoniamo il binario dei fatti comprovati ed entriamo in quello delle ipotesi, supportate però da forti indizi. Le Forze armate turche erano in agitazione, in opposizione a Erdogan, accusato di molte nefandezze: repressione della libertà di stampa, bugie sui profughi, rifiuto di partecipare attivamente alla coalizione internazionale contro il terrorismo. Ma la bassa forza, molti colonnelli e graduati minori non avevano realizzato che gli alti comandi si erano avvicinati al sultano».

Questa bassa forza era pronta ad agire in proprio?

«No, ma era influenzata da Fetullah Gulen, il predicatore sunnita che vive in esilio negli Usa. Un islamico visionario e moderato, amico anzi quasi fratello di Erdogan — o almeno del primo Erdogan. Fu Gulen a spalancare al futuro sultano le porte delle fondazioni più influenti. Gulen è miliardario, controlla scuole, università, ha radici nella magistratura, nei servizi segreti, nella polizia, ed è molto popolare tra i soldati. Forse, i tempi del minigolpe sono stati quelli di una prova di forza».

Innescata da chi?

«Non mi stupirei che la miccia sia stata accesa dallo stesso Erdogan o dai suoi fedelissimi».

Vuoi dire che potrebbe essere un «golpe fasullo»?

«Esattamente. Le mie fonti turche hanno sostenuto questa possibilità».

E il viaggio aereo di Erdogan nei cieli d’Europa?

«Temo che qualcuno, compreso qualche collega, abbia confuso Erdogan con Ocalan. Il leader del Pkk Abdullah Ocalan, che ho intervistato nella valle della Bekaa, fu cacciato dalla Siria e vagò nei cieli in cerca di asilo politico, prima d’essere catturato dai turchi e condannato all’ergastolo.Pensate possibile che Erdogan lanci un appello al popolo invitandolo a scendere nelle strade e di proteggere il Paese, mentre vola su Francoforte, pronto a scendere a Berlino per inginocchiarsi davanti a Merkel supplicando asilo politico? E magari, dopo il no di Merkel, pronto a virare su Londra per comprendere le intenzioni della neopremier May? Ma per favore, solo a pensarci mi vien da ridere. Amici e colleghi, questo è il risultato di non conoscere ciò di cui si parla, magari sbraitando scemenze in un salotto televisivo».

Quindi, secondo te, dov’era il presidente?

«In vacanza, a Marmara. È salito sull’aereo diretto ad Ankara, poi ha preferito dirigersi a Istanbul, avendo saputo che c’erano migliaia di persone ad attenderlo, assonnate ma festanti. Fine del golpe, quattro ore dopo. Ma per cortesia, siamo seri finalmente».

Per te, insomma, è quasi una farsa?

«Se non ci fossero i morti, direi di sì».

Ma a chi ha giovato questo minigolpe, come lo hai chiamato?

«A Erdogan. È molto più forte. Magari spera di avere i voti per cambiare la Costituzione, e trasformare la Turchia in una Repubblica presidenziale».

La tua opinione?

«Spero di no, soprattutto per i miei amici turchi. E per i miei colleghi che in quel Paese rischiano ogni giorno la prigione. Se non peggio».

8 Commenti a "Chi c’è dietro il «golpe fasullo» in Turchia, e che cosa succede ora?"

  1. #Giacomo   17 luglio 2016 at 11:29 am

    Bisogna ammettere che Erdogan è un uomo che sa come si gestisce il potere. Inizialmente avrei voluto che il presunto golpe militare fosse riuscito e che Erdogan pagasse per i suoi crimini, ma col passare del tempo era palese che si trattava di una vera e propria farsa. Erdogan è riuscito a fregare tutti, dalla “stampa” occidentale, che ha subito abboccato all’amo del golpe, fino agli stessi generali , che egli ha usato come pretesto per rafforzare il proprio potere. Inoltre i generali turchi hanno peccato di leggerezza. Come hanno potuto pensare di fare un colpo di Stato senza l’appoggio delle altre forze armate ? I servizi segreti di Erdogan devono aver lavorato bene per fregare le forze armate ed indurle a tentare un putsch che non avrebbe avuto successo.

    Rispondi
    • #lister   17 luglio 2016 at 12:20 pm

      Il tutto “puzzava” fin dall’inizio.
      La prima cosa da fare, perché un golpe sia tale, è arrestare il Leader politico ed i suoi sodali, così come hanno fatto i militari in Egitto.

      Il sultano è “in vacanza” ed io faccio un golpe: ma va!!

      Rispondi
  2. #Alessio   17 luglio 2016 at 12:38 pm

    La domanda è perchè Putin non gli abbia fatto ancora piantare una pallottola in testa. Con un buon fucile in mano ad un buon cecchino non dovrebbe essere così difficile.

    Rispondi
    • #Giacomo   17 luglio 2016 at 4:41 pm

      Putin è troppo moderato purtroppo.

      Rispondi
  3. Pingback: [BREVE ANALISI] Turchia: arrestato generale di base NATO. Erdogan a Putin: ‘Incontriamoci presto’ | Radio Spada

  4. #gaspare   17 luglio 2016 at 6:34 pm

    mi verrebbe voglia di aggiungere che oltre una pallottola a erdogan deporterei tutta la turchia non cristiana in turkmenistan e ridarei il territorio agli armeni e ai greci

    Rispondi
  5. #Hector Hammond   17 luglio 2016 at 11:20 pm

    Hai ragione Giacomo , Putin temo commetterà un errore fatale …

    Rispondi
  6. #Giacomo   18 luglio 2016 at 11:39 pm

    Putin ha commesso l’errore di non essere abbastanza antisionista. Secondo me aveva ragione Ahmadinejad su Israele, Putin dovrebbe pensarla come lui. Io se fossi in lui butterei fuori dalla Russia tutti i sionisti e tutti quelli di origine ebraica che in Russia hanno ancora un certo peso, in modo che non possano creare eventuali problemi in futuro. Comunque, non credo che la Turchia crei problemi militari alla Russia, a Putin basta un cenno della mano e Ankara e Istanbul saranno solo un ricordo del passato….

    Rispondi

Rispondi