CINESPADA – Bright Young Things

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Pellicola del 2003 che vede l’esordio alla regia del poliedrico attore britannico Stephen Fry, Bright Young Things è un prodotto levigato e convincente, basato su Corpi vili, romanzo di Evelyn Waugh del 1930.
La vicenda ha appunto per protagonista un gruppo di “Bright Young Things”, soprannome dato dai tabloid inglesi a quegli aristocratici bohémien che affollavano i party più stravaganti nella Londra degli anni ’20-‘30. Annoiati, dediti all’alcol e alla draga, questi sgangherati dandy si trascinano stancamente tra una festa e l’altra con l’unico scopo di racimolare pettegolezzi e comparire sulle prime pagine dei giornali.
Adam Fenwick Symes (Stephen Campbell Moore) è l’antieroe del film, sempre in compagnia di stravaganti amici come Simon Balcairn (James McAvoy), Miles (Michael Sheen) e Agatha Runcible (interpretata da una strabiliante Fenella Woolgar). Nel marasma della mondanità più abietta, il giovane compie improbabili peripezie per sposare l’amata Nina, un traguardo che giorno dopo giorno appare sempre più lontano. Se all’inizio infatti la fortuna arride ad Adam, il licenziamento e le prime difficoltà economiche porteranno addirittura alla rottura del fidanzamento. Dopo il matrimonio di Nina con un uomo facoltoso, tutto appare irrimediabilmente perduto, ma forse il destino ha ancora in serbo qualche sorpresa.
L’impianto satirico del romanzo di Waugh – parodia delle convenzioni della commedia romantica – è rielaborato da Fry attraverso il ricorso a momenti iconici, capaci in pochi fotogrammi di restituire la desolazione interiore dei protagonisti. Sebbene siano assenti espliciti riferimenti al cattolicesimo, la pellicola recupera fedelmente lo spirito del libro. L’occhio della telecamera scruta e giudica, ma lo fa con un approccio tenero e affettuoso, consapevole che i vizi dei rampanti londinesi sono quelli di tutti gli uomini.
Dramma e commedia si alternano quindi con un ritmo serratissimo, restituendo allo spettatore un sentore agro-dolce capace di accontentare ogni palato. La cupa disperazione che causerà, tra l’altro, il suicidio di uno dei protagonisti e la chiusura in manicomio di un altro, non allontana momenti di genuina comicità, generata non tanto dalle brillanti battute quanto dal ritratto grottesco degli improbabili personaggi che affollano alberghi e locali, anime che trasudano decadenza e sconfitta.
Bright Young Things, però, non rinuncia alla speranza: quando Adam si rende conto che tutta la sua vita è stata nulla più che una «danza di corpi vili» inizia per lui una lenta risalita verso un riscatto dal sapore provvidenziale. Lo scoppio della Seconda guerra mondiale è la scintilla che innesca la deflagrazione dell’egocentrismo del protagonista e che spazza via ogni illusione di eterna giovinezza. Ricollocate su una giusta scala le priorità dell’esistenza, Adam può finalmente ritrovare la determinazione per riconquistare Nina. Sarà proprio tra il fango delle trincee, nel posto meno probabile, che si compirà per lui il battesimo della realtà, un miracolo che stravolgerà il suo futuro.

Luca Fumagalli

Trailer del film (inglese): https://www.youtube.com/watch?v=FB0zofK6tDM

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