[CINESPADA] – Sword of Honour

13652808_273378353037108_352478942_n

di Luca Fumagalli

Nato nel 2001 come miniserie per la televisione britannica, Sword of Honour, per la regia di Bill Anderson, è stato distribuito in Italia solo nel 2008, direttamente in formato DVD. Non stupisce, quindi, che il film, pur vantando attori di caratura internazionale, sia passato pressoché inosservato. Poche le critiche e i commenti reperibili su una pellicola che, in realtà, rivela non poche sorprese, risultando un prodotto convincente e ben realizzato.
Alla vigilia della scoppio della Seconda guerra mondiale, Guy Crouchback (Daniel Craig), un trentaquattrenne inglese rifugiatosi in Italia dopo il fallimento del matrimonio con la bella Virginia (Megan Dodds), decide di arruolarsi come volontario nell’esercito britannico e di combattere per l’onore e la libertà d’Europa. Sullo sfondo del conflitto bellico – una guerra che è inganno, che annichilisce ogni eroismo ed esalta doppiogiochisti e truffatori – si dipana la storia d’amore con la ex moglie che, dopo aver abbandonato l’ennesimo marito, sembra desiderosa di riconciliarsi con Guy. Per il protagonista, però, le sorprese non sono finite e il conflitto è destinato a durare ancora per molto tempo.
Sword of Honour, basato sull’omonima trilogia letteraria di Evelyn Waugh, gioca su un duplice piano narrativo che accosta la guerra in senso militare alla battaglia interiore che coinvolge Guy e i suoi affetti.
Dei romanzi la pellicola conserva la vena satirica, corrosiva ma benevola, venata, come tipico di Waugh, della nostalgia per un passato ormai scomparso.
Evocando la figura mitica di Rupert Brooke, uno dei più importanti poeti della Grande guerra, emblema della gioventù animata da nobili ideali ma prematuramente spezzata dal fuoco delle trincee, si ricorda a Guy che «è finita la guerra degli aristocratici, ora c’è bisogno di eroi del popolo». Ma tutto si esaurisce nella pantomima, come quando per propaganda un giornalista inventa di sana pianta una gloriosa impresa compiuta dal soldato Trimmer (Richard Coyle), in realtà un incapace, tutto boria e codardia. Ludovic (Guy Henry), un commilitone di Guy, arriva addirittura a uccidere il maggiore Hound (Robert Daws) con il miraggio di fare carriera (con pessimo gusto darà più tardi il nome dell’ufficiale al proprio cane). Anche il generale Ritchie-Hook (Robert Pugh), seppur coraggioso, appare come una sorta di dott. Stranamore in sedicesimi, svitato e morbosamente desideroso di fare la pelle al nemico.
Se l’esercito è l’obiettivo primo della critica operata dal film, anche la società moderna non viene risparmiata. Virginia – il cui nome rimanda a una purezza che è del tutto estranea alla ragazza – è emblema della volatilità e dell’inconsistenza di un mondo che ha perso ogni valore, che è preda dell’istinto e del sentimento, che si accontenta di alcolici, sigarette e relazioni occasionali.
Su queste macerie, pur tra molte contraddizioni, si erge come una benevola eccezione proprio Guy Crouchback. Cattolico, proveniente da una famiglia nobile, l’ideale cavalleresco che lo ha portato ad arruolarsi – giuramento sancito sulla tomba di un crociato inglese morto in Italia – non viene meno neanche nel terribile impatto con la volgarità della realtà. Sebbene provato dalle circostanze, la fede che lo anima è così sincera che lo porterà a sacrificare tutto, persino se stesso, pur di seguire l’insegnamento paterno: «Tutto se anche una sola anima può essere salvata».
Guy scoprirà così che il vero onore non è quello del soldato, ma quello del marito, del padre, dell’uomo capace di un gesto gratuito e disinteressato. Questo, e non un’effimera vittoria sul campo di battaglia, è tutto ciò che serve per non arrendersi alla disperazione.

 

2 Commenti a "[CINESPADA] – Sword of Honour"

  1. #Alessio   12 luglio 2016 at 8:03 pm

    Bell’articolo e magari anche bel personaggio, ma ricordiamo che coloro i quali combattevano per l’Onore d’Europa erano gli Eserciti dell’Asse.
    Quanto alla libertà, quale sarebbe? Quella del Piano Marshall e del Processo di Norimberga? Un sorriso è d’obbligo…

    Rispondi
    • #Paolo   14 luglio 2016 at 12:12 am

      “Ricordiamo che coloro i quali combattevano per l’Onore d’Europa erano gli Eserciti dell’Asse.”

      Eh già., peccato che i nazisti abbiano perso. Che me tocca sentire…

      Rispondi

Rispondi