“Il Signore pianse”. Come tergere le Sue lacrime?

Church-of-Dominus-Flevit1

 

di Cristiano Lugli

 

In questa settimana calda il sole ci accompagna alla prossima domenica, quella in cui il pubblicano ci insegna a pregare con profonda umiltà, e soprattutto con cuore sincero, così come sarà preso ad esempio dai primi padri del deserto che, instancabilmente, praticavano la cosiddetta “preghiera del cuore” ( o esicasmo ) secondo l’insegnamento di Cristo e della sequela evangelizzatrice avvenuta per bocca di San Paolo: “oportet semper orare et non deficere” ( Lu. 18,1 ) “pregate incessantemente” ( 1Ts. 5,16 )

Prima di giungere però all’importante sequenza del Vangelo di San Luca, nella X Domenica dopo la Pentecoste , vi è ancora tempo per meditare il brano di Vangelo della domenica appena trascorsa.
Sempre San Luca ci riporta all’agghiacciante momento in cui il Messia si ferma a guardare il panorama desolante di Gerusallemme, quella stessa visione che viene cantata nell’Introito della IV Domenica di Avvento e che riassume la tristezza di Cristo nel soffermarsi a guardare chi ha volontariamente rifiutato il Figlio dell’Uomo: “Sion desérta facta est: Jerúsalem desoláta est: Domus sanctificatiónis tuae et gloriae tuae, ubi laudavérunt Te patres nostri”.

Il Rorate Cœli richiama dunque la medesima desolazione innanzi a quella che sarebbe dovuta essere la città eletta per eccellenza. “Iesus flevit“. Gesù piange al cospetto di un popolo che da eletto si trasformerà di lì in avanti in maledetto, per propria scelta, auto-condannandosi così ad una fine spietata che costerà non solo un triste destino nella storia, ma anche una distruzione imminente. Sappiamo infatti che pochi anni dopo la morte di Cristo tutte le profezie – come anche la medesima – si realizzeranno per mano di Tito, il quale circondò e assediò Gerusalemme decidendo così l’esito della prima guerra giudaica: ” (...) Ti verranno addosso giorni in cui i tuoi nemici ti circonderanno con trincee, ti assedieranno, ti stringeranno da tutte le parti; e atterreranno te e i tuoi figliuoli che saranno dentro di te, e non lasceranno di te pietra su pietra, perché non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata”.
La disistima e la superbia che il popolo giudaico ebbe nei confronti del Salvatore costò infatti la distruzione del Tempio, nonché un effetto diaspora che ancora oggi persiste e che, a dir che se ne voglia, ha ancora molto da spiegare sulla prescelta sorte dei “fratelli maggiori”.

Arch_of_Titus_Menorah_22

 

Se pensiamo all’anno 70 d.C., interpretandolo come “il giorno del castigo” di cui parla Isaia ( Is. 10,3 ), e alle lacrime di Gesù sulla desolata Gerusalemme non possiamo non vertere almeno per un attimo sulla nostra epoca attuale. Nonostante la grave colpa dei giudei, che lo stesso Sant’Agostino attribuisce esser più grande di quella dei pagani, ignari ed ignoranti sulla Sacra Scrittura, il popolo cristiano che ha riconosciuto il Salvatore non può essere indenne dalle responsabilità, per aver toccato con mano la grandezza e l’Onnipotenza del Verbo fattosi carne.
La storia di 2000 anni racconta in ogni dettaglio le meravigliose opere che si sono susseguite alla venuta di Cristo, tramite la Chiesa, tramite i santi, e anche tramite la bellezza della civiltà cristiana, avvolta da arte, trascendenza, dalla costante ed assidua presenza della sacralità.
Cosa dunque noi abbiamo da apprendere dal pianto che Gesù lascia cadere sulle rovine ormai prossime di Gerusalemme?
Non è nelle mie intenzioni vergare uno scritto che possa spiegare tutta la ricchezza del brano evangelico di San Luca, non ne ho né l’autorità né le competenze! Come ogni cristiano cattolico però, cerco di leggere i rimproveri che Nostro Signore fece allora in chiave attuale, per trarre conclusioni che possano essere utili a me e al prossimo, denunciandone anticipatamente l’inaffidabilità dovuta alla pochezza di chi scrive, ma specialmente alla mancanza di autorità come già anzidetto ( presupposto ormai troppo minato dall’intellighenzia dei già tanti “falsi profeti” degli ultimi tempi ).

Semplicemente però guardando agli attuali misfatti non posso non pensare alle lacrime che Cristo sparge sull’umanità intera, vertente sul precipizio che si è tuttavia voluta guadagnare rifiutando, in modo ancora più infimo, la strada della Salvezza.
Sembrerà banale forse, ma la stessa desolazione che accingeva Gerusalemme ricopre ora, con un diametro decisamente più ampio, tutto il globo terrestre in preda al panico ed al furore di chi piange sui morti cantando inni al Liberalismo e incensando i frodatori deisti che hanno abolito il Culto a Dio per adulare con sequenze mortifere la dea ragione. I fatti di Nizza, di Parigi, e di tutte le altre stragi che si sono susseguite e che seguiranno ancora per mano islamica e con i tratteggi di foreign fighters forse anche un po’ omosessuali, hanno sempre lo stesso punto in comune che non è di per sé l’Isis – essendo questo l’assioma comune con cui oggi si identifica il senso di appartenenza per rivendicare una determinata azione terroristica – , quanto piuttosto il motivo per cui i terroristi agiscono, e la maniera con cui i “colpiti” rispondono: i primi sono generalmente uomini con complessi mentali che evidenziano senza dubbio un finale attaccamento a quel qualcosa che può esasperare una volta per tutte il vuoto senso che alberga dentro le loro membra; i secondi reagiscono in modo puerile e assolutamente conformista, quasi a dire che sì, “i motivi per cui questi ci ammazzano sono gli stessi con cui noi continuiamo a piangere e a vantare una giustizia che mai esisterà”, visto che né liberalismo né laicismo hanno i presupposti per creare una società fondata su Pace e Giustizia.
Ciò che ne consegue è una sorta di corto circuito creato ad arte per far subentrare il caos più assoluto, un terrore inconscio che si rende sensibile solo laddove un qualche pazzo scellerato ha deciso di leggere da due giorni  il Corano, capendo che non c’è niente di male ad ammazzare chi non conosce a memoria le sure o comunque non crede che solo Allah è grande.
Il cosmopolitismo voluto dai detrattori dell’appartenenza ad una determinata razza, nazione, o perlomeno identità religiosa non basta quindi più, perché “il cittadino del mondo” che i potentati sovranazionali hanno voluto con la globalizzazione è lo stesso che da un momento all’altro ti può ammazzare, se gli va, in nome della jihad.

Tutto questo per dire che Cristo ha molto da piangere, ora più che su Gerusalemme, guardando al panorama mortificante su cui volge l’essere umano che ha totalmente rinnegato Dio. Ogni tentativo di uscita da questo tunnel è più che mai vano perché non si ricercano i giusti presupposti, denaturando le azioni dal loro fine si sancisce anche l’impotenza di qualsiasi atto di contrasto, o quantomeno riparatore. Non si sa da quale punto ripartire proprio perché l’unico punto che potrebbe ristabilire un giusto ordine è legato alla riascesa di un ordine gerarchico, che abbia al vertice la vera ed autentica autorità spirituale.
Rifiutando questo mandato per sobria volontà, chi dovrebbe governare e custodire la Chiesa si fa complice della decrescita spirituale, politica e sociale della civiltà, trasmettendo gli stessi assurdi ed immorali valori legati alla democrazia che giorno dopo giorno succhia sangue calpestando morti su morti: innocenti in senso stretto, colpevoli in lato sensu  ( assieme ai vivi ) di avere assecondato la lenta agonia e morte dell’Europa Cristiana.

 

il "mausoleo della rabbia" (?) fatto con rifiuti sulla promenade di Nizza, nel punto dove la polizia ha abbattuto il terrorista
il “mausoleo della rabbia” (?) fatto con rifiuti sulla promenade di Nizza, nel punto dove la polizia ha abbattuto il terrorista

 

Se dunque non c’è possibilità di uscita per salvare l’umanità sommersa e accondiscendente al peccato costante, ciò che deve riguardarci è il bene della Chiesa e la salvezza della nostra anima. Proprio per questo, dopo aver pianto su Isaraele, Gesù entrò nel Tempio e si mise a scacciare i venditori e i mercanti che banchettavano e trattavano scambi di merce all’interno di esso: ” ‘E sarà la mia casa una casa di preghiera’; ma voi ne avete fatto una spelonca di briganti”.
In questo contesto Gesù ci porta ad analizzare due cose, che possono essere riprese costantemente come spunto di importante meditazione.
Sarà capitato ad ognuno di noi, almeno una volta nella vita, di provare forte disgusto imbattendosi all’entrata di qualche maestoso Duomo in cui i bagarini del turismo religioso e non stanno davanti all’ingresso a far pagare il biglietto di entrata, come che si stesse entrando in un qualche museo del paleolitico, o come che la preghiera e la contemplazione della trascendenza voluta dai secolari artisti che si abbandonavano alla volontà divina, fosse qualcosa che deve avere un prezzo. Mi capitò un episodio molto amareggiante durante una visita alla magnificenza del Duomo di Orvieto, conosciuto un tutto il mondo per la portentosa facciata a cui lavorarono almeno venti artisti nel corso dei secoli. Ritrovandomi all’ingresso mi fu detto che dovevo pagare un ticket, e nonostante io dissi che il mio scopo era quello di entrare in spirito di preghiera e di assoluto decoro, dovetti fronteggiare una o due donne per ottenere finalmente un accesso laterale alla Cappella del Santissimo Sacramento. La “Chiesa povera per i poveri” sembra ancora intenta infatti, come facevano i farisei nel 30 d.C., a mercanteggiare prezzi per spartirsi poi i bottini con i comuni di appartenenza.

In questo stato di cose non si può che provare un immediato e profondo rammarico, che si aggiunge al già affermato aspetto di abbandono della Casa di Dio, divenuta la “casa del ragno e della lucertola“.
Non possiamo quindi far altro che affermare una totale incomprensione dei moniti fatti da Cristo ai mercanti, e si potrebbe ancora pensare ai tanti “mercatini” di libri o di oggetti natalizi che vengono fatti all’interno di tante parrocchie ( alcune di esse pure sedicenti “tradizionaliste” ) durante il periodo di Avvento, senza nessuna preoccupazione della degenerescenza del luogo un tempo considerato sacro.

Certamente se questo primo aspetto prettamente materialistico lascia tante perplessità sulla coerenza evangelica che si vorrebbe decantare dai pulpiti, vi è un aspetto tutt’altro che secondario in cui si potrebbe riconoscere un individuale ammonimento interiore che Cristo vuole offrire alle nostre menti fiacche.
Chi sono veramente questi mercanti che compravano e vendevano al Tempio, e perché vengono severamente cacciati? Potremmo pensare che Cristo vanti il proprio diritto sulla Casa di Dio e la quindi opportuna e doverosa possibilità di regnarvi in solitudine. Ma questo sarebbe forse ancora troppo riduttivo. Si può dunque osare ed ipotizzare che Gesù vuole vedere vuoto il Tempio, che non è null’altro che l’anima umana da Egli stesso creata e formata a propria immagine, finalizzata ad essere vuota e monda da ogni creatura, per lasciare l’unico spazio a Dio solo.
A tale stregua possiamo noi certamente considerarci mercanti e venditori, non tanto per la malvagità che può essere accostata intrinsecamente alla figura del mercante che compra e vende all’interno del luogo sacro, ma piuttosto al nostro voler “contrattare” con Dio. Siamo tutti mercanti infatti, pur’anche trattenendoci dai vili e gravi peccati, pur per il motivo stesso che ci sforziamo di compiere buone azioni, di pregare assai, di digiunare e magari di compiere opere di misericordia corporale e spirituale, ma siamo succubi dell’esigenza di un “ritorno”: non compiamo infatti nulla in modo gratuito, per la sola lode di Dio, ma pretendiamo – fors’anche inconsciamente – qualcosa in cambio. Che sia la tranquillità, la pace interiore, una vita serena, una quotidianità lieta e cospicua: tutto deve avere un ritorno. Questo distingue il santo dall’uomo comune invece, ovvero la caparbietà di donarsi tutto a Dio, senza nessuna pretesa, ma con la totale atarassia che permette di riporre ogni cosa nel Signore, dalla più piccola alla più immensa.

 

414_b

 

Finché dunque l’uomo cerca nelle sue opere qualcosa di ciò che Dio può donare, non si mostra per nulla differente da quei mercanti che albergano all’interno del Tempio,  e non fa emergere l’anima veramente perciò che è, ovvero fra le creature mirabilmente create la più magnifica. Ecco allora perché Gesù Cristo si scaglia sui mercanti, per liberare l’uomo dalle pretese dell’Io privo di vero e libero distacco, giungendo ad avere di mira solo Dio e la Sua Gloria, non cercando il proprio bene, ma rimuovendo ogni possibile ostacolo che possa creare divergenze fra l’anima e Dio.
Il Tempio vuoto non è null’altro che l’anima libera, svuotata dalla carneficina delle creature che inopportunamente insozzano la ricerca della beatitudine eterna, ergendosi a fine e non più a mezzo. Servire Dio per ricavarne un ritorno è un ossimoro che devia dalla vera realizzazione di opere che hanno l’unico trionfo se sono stimate da noi stessi un nulla: misere e povere, scalfite dal peccato che ristagna nell’uomo, ma vuote da qualsivoglia intento di compiacenza ricompensante. Solo quando l’uomo agirà così potrà ammirare la grandezza delle opere spirituali e divine, scacciando così una volta per tutte i mercanti dal Tempio.

Santa Teresa ci invita a ricollegarci alla rozzezza delle nostre anime, che non vengono epurate dagli ostacoli che albergano in esse allontanandoci dal Signore. In una delle più grandi opere di questa straordinaria mistica, vengono così esortate le religiose dei monasteri di Nostra Signora del Carmine:
“Non sarebbe grande ignoranza, figliuole mie, se uno, interrogato chi fosse, non sapesse rispondere, né dare indicazioni di suo padre, di sua madre, né del suo paese di origine? (…) Sappiamo di avere un’anima, perché l’abbiamo sentito e perché ce l’insegna la fede, ma così all’ingrosso, tanto vero che ben poche volte pensiamo alle ricchezze che sono in lei, alla sua grande eccellenza e a Colui che in essa abita.
E ciò spiega la nostra grande negligenza nel procurare di conservarne la bellezza. Le nostre preoccupazioni si fermano tutte alla rozzezza del castone, alle mura del castello, ossia ai nostri corpori”.

Non siamo mai effettivamente capaci, infatti, di andare oltre i vaniloqui della materialità, e spesso siamo sospinti a riguardare ciò che riguarda la ragione umana, piuttosto che la cura della nostra anima. Così come il Tempio deve diventare vuoto per lasciare che solo il Sovrano possa parlare al cuore mondo, così l’anima nostra deve andare oltre le recinzioni del castello, per poter colmare il divario con la “stanza principale”, sempre secondo le esortazioni di Santa Teresa di Gesù:
“Come ho detto, questo castello risulta di molte stanze, alcune poste in alto, altre in basso ed altre ai lati. Al centro, in mezzo a tutte, vi è la stanza principale, quella dove si svolgono le cose di grande segretezza tra Dio e l’anima.”

Il cammino in questo senso è molto arduo e tumultuoso, vanno rimossi tutti gli “animaletti” di cui parla la mistica, rappresentanti le creature, le passioni, la vanagloria, il proprio egoismo e la propria compiacenza. Ma solo addentrandoci in una seria e sincera introspezione potremo addentrarci in questo percorso, che non ha altro fine se non la santificazione. Con la propria santificazione, solitaria e silenziosa, i santi hanno salvato molte anime, evitato molti cataclismi, placato la collera di Dio sull’umanità degenere.

Accompagnati delle ammonizioni di Cristo, dirigiamoci verso un serio cammino interiore, guardiamo al Castello, alle stanze, e ambiamo a giungere a quella regale, dove non esistono più né mercanti né tortore, ma solo la blandizia divina che ci accompagna a ricevere la corona di Gloria che ci è preparata lassù nel Cielo, dove solo Dio regna, con il Figlio e lo Spirito Santo nei secoli eterni.

Il pubblicano, umile e raccolto, ci sta già aspettando, e avrà certamente qualcosa in più da insegnarci nella domenica che ci attende, per donare tutta la nostra miseria nelle mani del Signore, che come un Buon Padre saprà trasformarla in letizia se sapremo immolarci con Lui, per Lui ed in Lui.

 

 

 

9 Commenti a "“Il Signore pianse”. Come tergere le Sue lacrime?"

  1. #Maria   21 luglio 2016 at 4:58 pm

    Piangiamo su di noi,per le lacrime del nostro Signore che di questi tempi bui,ognuno di noi ne è responsabile.
    Se non abbiamo capito o non vogliamo,saremo la nostra rovina se, insieme a Lui,non sapremo portarne la Croce.
    Grazie.

    Rispondi
    • #Alessio   21 luglio 2016 at 8:28 pm

      Ancora una volta lo stucchevole, assurdo ed irritante ritornello del “siamo tutti responsabili”.
      Dai, prova a dire quale sarebbe la responsabilità di noi cattolici, oggigiorno chiamati “tradizionalisti” per differenziarci dagli apostati modernisti come voi, riguardo alle seguenti problematiche attuali :

      1- Terrorismo islamico (quello dei tuoi “cari fratelli musulmani”).

      2- Invasione islamica.

      3- Attacco alla famiglia.

      4- Distruzione del concetto di Patria.

      5- Malcostume.

      6- Depravazione dilagante.

      7- Aborto.

      8- Tassazione iniqua.

      9- Apostasia del Vaticano.

      10- Follia suicida dell’Europa.

      Avanti… sono proprio curioso di scoprire in dettaglio quali siano le nostre colpe, visto che “siamo tutti responsabili”.
      Vediamo se ottengo una risposta precisa e circostanziata, oppure un’altra sparata vaga ed astratta che non dice nulla.
      Mi racomando usa i numeri come ho fatto io.

      Rispondi
  2. #Maria   21 luglio 2016 at 10:17 pm

    La peggiore di tutte le colpe che possiamo avere, e’quella di pensare di non averne.Dentro ci stanno tutte……

    Rispondi
    • #Alessio   22 luglio 2016 at 12:33 pm

      Come supponevo, un’altra baggianata vaga ed astratta.
      Scrivi PRECISAMENTE, e punto per punto, quali sarebbero le nostre colpe riguardo agli argomenti che ho citato io, rispettando la lista numerata.
      Se no lascia perdere altre penose fantozzate. Anzi, valle a raccontare ai tuoi “fratelli terroristi”.

      Rispondi
  3. #Maria   22 luglio 2016 at 1:32 pm

    Il mio amor proprio…… forse mi e’ di impedimento a riconoscere le mie di colpe che,se non fosse per la Misericordia del Signore.non sarei degna nemmeno di pronunciare il Suo Nome Figuriamoci se posso giudicare quelle degli altri.

    Rispondi
    • #Ale   22 luglio 2016 at 2:05 pm

      Tu e la tua misericordia siete false come una moneta da 3 euro!

      Rispondi
      • #Alessio   22 luglio 2016 at 8:03 pm

        Ma almeno con quella ci puoi grattare una ricarica telefonica.
        Con certi soggetti e certe idiozie cosa puoi mai farci?

        Rispondi
    • #Alessio   22 luglio 2016 at 2:14 pm

      Ma visto che ti butti di testa a dire che siamo tutti colpevoli di come va il mondo, allora devi spiegare come noialtri siamo colpevoli dei suoi mali tipici dell’era moderna.
      Ti ho fatto una lista di questi mali, alcuni dei più gravi di oggi, e sono ancora in attesa di spiegazioni circa le nostre responsabilità a riguardo.
      Non hai queste spiegazioni, come non le hai mai?
      Allora evita di sparare cavolate a caso, come fai sempre.
      Senza almeno una figura da Fantozzi ogni due giorni non dormi bene, si vede. Direi che fino a domenica adesso sei a posto.

      Un consiglio : o controbatti decentemente o lascia stare, non serve allungare ancora la lista delle figuracce.

      Rispondi
  4. #Rullo   30 luglio 2016 at 11:14 am

    Sono abbastanza d’accordo con Alessio, che colpa hanno i cristiano così chiamati tradizionalisti per attenersi a quello che dice la parola di Dio e che molti cattolici, iniziando dall’attuale papa, sta deviando ignorando quello che Gesù ha detto “passeranno i cieli e la terra prima che un solo puntino della legge passi” e pure questo papa che ha cacciato via i prelati che vogliono attenersi alle Scritture, per circondarsi dei così chiamati “progressisti” che la vogliono deviare “in nome di un modernismo e della misericordia”, dimenticando quello che dice Paolo: “non conformatevi alla mentalità di questo mondo” e dimenticando però che secondo le Scritture i peccati portano alla morte dei peccatori, addirittura, non chiamano più peccato quello che per le Scrittura è peccato mortale (come l’adulterio, la fornicazione, ecc.) e premono perché la chiesa accetti il divorzio, il matrimonio e l’adozione per copie di persone dello stesso sesso, ecc. Non mi sorprenderebbe che presto vogliano legalizzare anche l’aborto!
    Sono d’accordo che dobbiamo accogliere i fratelli che vivono in situazione di peccato, senza condannarli, accompagnarli, però non per questo non chiamare i peccati per il suo nome e affermare con forza che essi portano alla morte, altrimenti, che misericordia è?
    Ma noi che cerchiamo di essere fedeli alle Scritture “combattendo contro le nostre debolezze”, non veniamo ascoltati, manco siamo tenuti in conto, che cosa possiamo fare?, un altro scisma della chiesa?, lacerando ancora una volta il corpo di Cristo? Lo stesso papa non fa altro che parlare male pubblicamente dei ministri della chiesa.
    Voglia Dio raddrizzare prestissimo quello che i progressisti stanno deviando.

    Rispondi

Rispondi