In morte di Carmen Hernández: c’è di che pregare

kiko-carmen-paolo-vi

 

 

di G.Z.

 

 

Il 19 luglio scorso, all’età di 85 anni, è morta Maria del Carmen Hernandez Barrera, cofondatrice, insieme a Francisco (Kiko) José Gomez Argüello e a don Mario Pezzi, del Cammino Neocatecumenale. Sul web e sulle testate giornalistiche vicine alla Chiesa il suo operato è stato immediatamente canonizzato e la sua persona già ascritta, in certo senso, al catalogo dei santi. Basti pensare che sul sito “santi e beati” troviamo, già il giorno seguente alla sua morte, il nome e la “agiografia” di Carmen Hernandez. Ma possiamo essere certi che la sua vita, il suo esempio e la sua dottrina possano essere posti a fianco alle virtù eroiche dei santi, o anche solo ambire alla gloria e alla venerazione che è riservata loro?

Scopo di questo intervento non è tracciare la lista degli errori dottrinali di cui il Cammino dagli anni del Concilio è stato, ed è tutt’ora, potente veicolo, quanto tentare di comprendere il retroterra religioso di questa povera anima per poter dare una «risposta cattolica» all’evento della sua morte.

Seguendo l’indirizzo della teologia neo-modernista già in fermento negli anni precedenti al Concilio Kiko e Carmen, coadiuvati da don Mario Pezzi, sono stati come il catalizzatore e lo strumento diffusore dell’archeologismo liturgico basato su presupposti teologici di tipo evoluzionistico e storico-critico. Mons. Annibale Bugnini, mens insana ed autentico architetto della “Riforma liturgica” di Paolo VI, era amico personale di Kiko Arguello e fu proprio lui ad introdurlo, per così dire, “a corte” permettendogli di superare indenne le numerose critiche dottrinali, teologiche e liturgiche che si levarono da parte di Vescovi e Sacerdoti di ogni parte del mondo quando il Cammino cominciò a diffondersi nelle realtà parrocchiali.

Il postulato filosofico su cui è basato tutto l’impianto teologico del Cammino Neocatecumenale è infatti la dottrina, del tutto antistorica perché figlia dell’irrazionalismo post-moderno, secondo cui esisterebbe un nocciolo di verità di fede pure e originarie, potremmo dire “primordiali” o, meglio ancora, “gnostiche”, le quali, mano a mano che la Chiesa si è allontanata dall’epoca apostolica (presunta età aurea), sono andate via via perdendosi, soffocate dai sistemi teologici secondo loro “razionalisti” del tomismo e, più in generale, della scolastica medievale.

Il percorso storico-teologico della Chiesa, secondo Kiko, si riassume in tre fasi fondamentali: 1) Dalla Resurrezione all’editto di Costantino: epoca d’oro in cui il «Carisma dello Spirito» era libero di esprimersi grazie alla predicazione delle prime comunità cristiane, organizzate fraternamente senza alcun vincolo legale e/o normativo; 2) Dall’era costantiniana al Concilio Vaticano II: l’epoca della Chiesa gerarchica e “istituzionale” (accezione negativa nel Cammino) in cui i sistemi teologici della scolastica (S. Anselmo, Sant’Alberto Magno, San Bonaventura, San Tommaso, Duns Scoto) hanno rappresentato una corruzione della purezza e “semplicità” originaria del messaggio evangelico. Culmine negativo di questo periodo di oscurantismo (in questo il Cammino non differisce in nulla dalla storiografia anticattolica) fu proprio il Concilio di Trento con i suoi dogmi e i suoi anatemi. 3) Il Concilio Vaticano II, alle porte del Terzo Millennio: inizio di una nuova era di riscoperta delle origini (presunte) e di ritorno ad una Chiesa carismatica e missionaria, sovra-sacerdotale, o meglio «pansacerdotale», il cui cuore propulsore sarebbe l’evangelizzazione ad opera dei laici. Una tale idea di Chiesa ovviamente si sarebbe realizzata compiutamente nel Cammino Neocatecumenale, i cui membri sono stati convinti di vivere esattamente come le primitive comunità cristiane, in special modo nella celebrazione eucaristica comunitaria, di spiccato sapore luterano-conviviale.

Non credo sia necessario soffermarsi sulla patente eterodossia di tali dottrine. Per chi desidera approfondire la questione consiglio gli ottimi studi di padre Enrico Zoffoli, del Servo di Dio mons. Piercarlo Landucci e gli scritti e testimonianze attuali di mons. Athanasius Schneider.

Quello che invece mi preme oggi, alla luce della morte di Carmen, è tentare di far comprendere ai miei correligionari quale sia, a mio avviso, il giusto rapporto che un cattolico che ha avuto la grazia di incontrare la Tradizione e, quindi, la vera fede, debba avere nei confronti di coloro che sono ancora nell’errore del Cammino Neocatecumenale.

Essendo anch’io stato per tanti anni in una setta protestante, prima che il Signore mi chiamasse “dalla tenebre alla sua ammirabile luce” (1Pt 2,9), credo di riuscire a comprendere quanto grande sia la differenza che corre tra il Cammino Neocatecumenale e una visione pienamente cattolica della storia, della Chiesa, della Fede, della vita, di Dio. E questo mi dà una consapevolezza ancora più forte del grave stato in cui versano quelle anime che per inavvertenza e, dobbiamo presumerlo, in buona fede appartengono a questo «movimento ecclesiale».

Ma soprattutto vorrei spendere due parole sulla figura di Carmen e, soprattutto, sulla urgente necessità di pregare in suffragio per la sua anima.

La pover’anima di Carmen Hernandez, fu sedotta, come molti altri cattolici di quegli anni, dal vento di novità e rinnovamento ecclesiale che spirava già verso la fine degli anni 50 e che attendeva la morte di Papa Pio XII per poter uscire allo scoperto con tutta la sua virulenza. E fu solo con la scomparsa dell’ultima generazione di prelati teologicamente ortodossi che quel vento di nuova dottrina, fino ad allora condannato come nouvelle theologie, fu entusiasticamente ribattezzato “nuova pentecoste”.

Kiko e Carmen, pur venendo da esperienze umane e religiose diverse, si incontrarono sul cammino della “riforma ecclesiale”. Ma per comprendere, anche solo in parte, la psicologia di questi “riformatori” e il significato degli eventi storici di cui forno protagonisti dobbiamo tentare di metterci nei panni di un uomo, o una donna, mediamente istruito degli anni 60 del secolo novecento.

L’aria che si respirava nella società era un’esplosione di benessere, di ottimismo, di leggerezza (la brezza prima della tempesta). Il pacifismo era l’ideologia del momento, il movimento new-age sfociato poi nell’evento rock di Woodstock proiettava un avvenire radioso (l’era dell’Acquario) per le nuove generazioni. I costumi cambiavano, i cosiddetti “capelloni” cominciavano a diffondersi in Europa, la beat generation come fenomeno culturale di massa stabilì lo stile, il pensiero e la musica dei figli dei reduci della Guerra. Sono gli anni della «Guerra Fredda» e del conflitto in Vietnam e l’America, uscita vincitrice dal conflitto mondiale ‘39-‘45, incarnava l’ideale di libertà, giustizia e democrazia in opposizione al blocco sovietico. Nonostante l’omicidio Kennedy nel 1963 rivelasse l’instabilità politica degli Stati Uniti e svelasse la presenza di forze occulte ostili alla libertà delle nazioni, gli States rappresentavano comunque, almeno nell’immaginario collettivo, il punto di riferimento culturale, economico, politico e sociale per l’Europa, o di ciò che ne restava. In Spagna vigeva ancora il governo cattolico di Francisco Franco, e la Religione Cattolica era ancora la «religione di stato», prima che arrivasse dalla Santa Sede nel 1976 la richiesta della revisione del concordato del 1953, esigendo dal governo ispanico un adeguamento alle nuove dottrine del Concilio Vaticano II in materia di libertà religiosa, libertà di coscienza e separazione Stato-Chiesa: fu l’inizio della secolarizzazione laicista della Spagna, un tempo cattolica. Riguardo alla guerra di liberazione franchista Pio XII si era congratulato con i coraggiosi cattolici che si opposero al regime comunista del presidente massone Manuel Azaña dimostrando «nobilissimi sentimenti cristiani», esprimendo inoltre la sua «doverosa gratitudine verso quanti hanno saputo sacrificarsi fino all’eroismo in difesa dei diritti inalienabili di Dio e della religione, sia nei campi di battaglia, sia ancora, consacrati alle opere sublimi di carità cristiana, nelle carceri e negli ospedali». Tutto questo videro Kiko e Carmen, ma il nuovo corso che attendeva alle soglie della morte del Pontefice avrebbe spazzato via la testimonianza e la memoria dei martiri spagnoli. Nel frattempo il lievito di corruzione destinato a cambiare il volto della Chiesa fermentava…

Con la morte di Papa Pacelli tutti i professori e i sacerdoti sospetti di modernismo, e che erano stati sospesi o allontanati dall’insegnamento con sanzioni o ammonimenti da parte del Sant’Uffizio, furono riabilitati nel pontificato di Papa Roncalli e convocati al Concilio Vaticano II, molti come consultori e periti. Tutti erano consapevoli che quel Concilio avrebbe rappresentato un evento epocale di novità, tanto che nel discorso di apertura Giovanni XXIII esplicitò l’intento pastorale (inedito) del ventunesimo sinodo ecumenico.

Questo il contesto storico, culturale ed ecclesiale di fermento rivoluzionario in cui si formarono le idee d’impronta gioachimita-pneumatica e pauperista, soltanto apparentemente “innovative”, di Kiko e Carmen. Ma veniamo ora al nodo centrale che mi interessa trattare.

Carmen Hernandez, durante i suoi anni di “apostolato” neocatecumenale ha predicato, unitamente a Kiko, l’assoluta non appartenenza al genuino messaggio evangelico dell’idea di una Messa-Sacrificio. La dottrina cattolica della Santa Messa quale sacrificio espiatorio e soddisfattorio, che il Figlio offre al Padre come prezzo del riscatto dell’umanità, viene completamente rigettato nella teologia neocatecumenale di Kiko e Carmen. D’altra parte Kiko non ha mai nascosto la sua avversione profonda e radicale, che ricorda quella di Martin Lutero, al Concilio di Trento e alle sue definizioni dogmatiche, specialmente quelle intorno al dogma della «transustanziazione» e alla Messa quale Sacrificio espiatorio.

Le idee sacrificali e sacerdotali – secondo Kiko – apparterrebbero al paganesimo e non all’autentico cristianesimo”. Sulla medesima linea si attestò, trovandosi in piena sintonia teologica (ma non caratteriale), Maria del Carmen Hernandez, giovane ex-suora già laureata in chimica. Carmen ebbe a dire e a insegnare in molte occasioni che “le idee sacrificali, che Israele aveva avuto ed aveva sublimato, si introdussero di nuovo nell’Eucaristia cristiana”. Essa, insieme a Kiko, ha sempre respinto l’intrinseco valore sacrificale della Santa Messa, deridendolo come una reliquia di superstizione pagana o, come si dice comunemente nel Cammino, di “religiosità naturale”. Con tale termine, nel linguaggio neocatecumenale, non si intende ovviamente alla maniera cattolica, quell’innata ricerca del divino da parte dell’uomo (del tutto positiva), bensì il complesso dei riti cattolici tradizionali riassunti e raccolti nel Rituale Romanum promulgato nel 1614 da Papa Paolo V in applicazione del Concilio di Trento. Ovvero tutti quei riti, sacramentali, benedizioni, esorcismi e aspersioni che hanno costituito, fin dall’epoca apostolica, il nerbo della fede cattolica contro gli influssi reali del demonio. La pietà fervorosa dei fedeli e quella fede semplice nei mezzi efficaci della grazia che il Signore ha trasmesso alla sua Chiesa, hanno sempre costituito un bersaglio del biasimo derisorio di Kiko e Carmen.

Ma ciò che dovrebbe destare la grave preoccupazione di quanti hanno un potere decisionale all’interno del movimento neocatecumenale, è che il rifiuto della dottrina cattolica sulla Santa Messa, dichiarato esplicitamente da Kiko e dalla fu Carmen Hernandez, ci fa lecitamente e seriamente dubitare della validità delle celebrazioni eucaristiche così come avvengono nelle comunità neocatecumenali. A questo punto emerge con gravità, e non senza un certo orrore, la preoccupazione per l’anima di Carmen Hernandez passata all’eternità. Infatti, avendo lei attaccato frontalmente, fintanto ch’era in vita, il fine espiatorio e propiziatorio del Sacrificio eucaristico c’è da chiedersi chi, tra i suoi fratelli/sorelle di comunità, sostenitori o ammiratori offrirà delle Sante Messe di Suffragio per la sua anima? Chi chiederà perdono per le sue colpe e i suoi peccati dal momento che nel sentimento collettivo generale è già considerata una “santa”?

Vi do una grande notizia: – ha scritto Kiko nella lettera di comunicazione della morte di Carmen – oggi, alle 16,45, la nostra sorella Carmen è partita per il Cielo. È certo che Nostro Signore Gesù è venuto a prendere la sua anima per portarla con sé”. Un tale ottimismo enfatico non appartiene davvero al sentimento cattolico dinanzi alla morte, quantunque di un buon uomo. Ma, soprattutto, chi può dire con questa sicurezza, che non cerca nemmeno di nascondere una certa presunzione, chi si è salvato effettivamente ed ora è in Cielo? La Chiesa Cattolica ha sempre insegnato che di nessun’anima possiamo affermare con certezza che si sia salvata o dannata ad eccezione dei Santi che essa canonizza infallibilmente, e dei bambini battezzati morti prima dell’età della ragione che essa celebra come santi in Paradiso. Per tutti gli altri essa fa offrire Messe di suffragio, preghiere, indulgenze, elemosine e tutto quanto può giovare alla liberazione di quelle anime dalle pene terribili del Purgatorio, ammesso e non concesso che si trovino in Purgatorio e non altrove. San Pio X, nel noto Catechismo che porta il suo nome, ha insegnato: “Noi possiamo soccorrere e anche liberare le anime dalle pene del Purgatorio con i suffragi, ossia con preghiere, indulgenze, elemosine e altre opere buone, e soprattutto con la Santa Messa (n.102).

Dio solo sa di quanti suffragi ha bisogno un’anima che per gran parte della sua vita non solo ha rifiutato, ma ha anche insegnato agli altri a rifiutare di offrire suffragi ed indulgenze per i defunti. Contrariamente ai protestanti, il Magistero della Chiesa ha infallibilmente definito semel pro semper che la Messa non giova soltanto ai viventi, ma anche ai defunti secondo la tradizione apostolica: «…sed et pro defunctis in Christo, nondum ad plenum purgatis, rite iuxta Apostolorum traditionem offertur» (D-S 1743. Cf. iv., 1753,1820). Ma credere che la Messa giovi anche alle anime di coloro che sono morti è possibile solo se la si concepisce come Sacrificio, giacché quell’Unico Sacrificio di Cristo rinnovato sugli altari applica i meriti del Sangue Preziosissimo sparso sul Calvario ai vivi e ai defunti. Ma se, al contrario, l’idea di Messa che si possiede e si propaga è quella di “azione comunitaria”, “celebrazione di lode”, “mistero pasquale”, “memoriale dell’Ultima Cena”, “banchetto pasquale” e così via, non avrà alcun senso pregare per i defunti e quella Messa sarà vissuta esclusivamente come un’azione immanente alla vita presente, prodotta dai vivi per i vivi e, quindi, completamente slegata dall’Aldilà e, di conseguenza, priva di ogni legame con Dio, Essere Perfettissimo, trascendente il mondo, Santissima Trinità e indivisa Unità.

Concludo con un semplice invito alla preghiera per l’anima di questa povera donna, la quale ha avuto certamente la sua parte di responsabilità nella diffusione dell’errore, ma che, bisogna dirlo, è stata essa stessa vittima dell’errore perché sedotta e ingannata dai nuovi venti di dottrina di cui parla San Paolo. Un attenuante che mi par giusto applicare nei suoi confronti così, a carattere puramente ideale, al fine di attribuire il giusto grado di responsabilità a coloro che più hanno potere, è il pensiero secondo cui se essa avesse incontrato dei prelati e dei Papi che invece di alimentarne le deviazioni l’avessero benevolmente e paternamente corretta ricordandole la retta dottrina cattolica essa, forse, non sarebbe andata dietro ai pruriti e alle novità dei liturgisti come Pedro Farnés Scherer, Dom Botte, L. Bouyer ecc.

Da parte mia continuerò a pregare per l’anima di Carmen Hernandez implorando per lei la misericordia del Figlio Unigenito, il cui Sangue ci ha riscattati e le cui piaghe ci hanno guariti. Quel Preziosissimo Sangue al quale è dedicato il mese in cui il Signore si è degnato di chiamarla dinanzi a sé per il giudizio. Quello stesso Sangue che Carmen, disprezzando il Sacrificio dell’altare, ha mostrato così spesse volte non voler riconoscere, adorare, implorare e, in certo qual modo, ricevere. Ma si dirà: “ma lei ha amato il Signore con tutto il cuore, e ha dato la sua vita per l’evangelizzazione”, eppure Nostro Signore ha dichiarato: “Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demòni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome? Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti” (Mt 7,22-23). Persino Pietro Valdo, Giovanni Calvino, Jan Hus, John Wycliff o Martin Lutero avranno fermamente creduto di servire il Signore con il loro operato, non saranno stati di certo tutti dei satanassi ma, ahimé, non è sufficiente l’intensità e la sincerità del sentimento e la buona intenzione per rendere oggettivamente retto un uomo, o buone le sue azioni.

Per questi motivi inviterei a ricordare questa povera anima nella preghiera tutti coloro i quali, quando il Signore si degnerà richiamare a sé, vorrebbero fosse fatto loro lo stesso. Nessuno di noi, infatti, è confermato in grazia e se qualcuno si trova in piedi guardi di non cadere, giacché la perdizione delle anime non è evento di cui gioire ma sul quale piangere e… pregare: “Molte anime vanno all’inferno perché non c’è chi preghi e si sacrifichi per loro” (la Madonna a Fatima).

 

 

 

11 Commenti a "In morte di Carmen Hernández: c’è di che pregare"

  1. #M.G.   30 luglio 2016 at 9:38 am

    Grazie per questa riflessione, chiarissima e profondamente cattolica.
    In tutta sincerità, dovrò fare uno sforzo non indifferente, ma mi impegno ad ascoltare l’invito a pregare per l’anima di Carmen.

    Rispondi
  2. #Caterina Scarsini   30 luglio 2016 at 2:45 pm

    Articolo troppo teologicamente complesso per me che sono nel Cammino da più di quarant’anni. Io so soltanto che il Signore si è servito della predicazione che ho ricevuto nelle catechesi iniziali per salvarmi la vita e della prassi del Cammino per la conversione di ogni giorno attraverso la preghiera, l’ascolto della Parola, la partecipazione all’eucarestia, la confessione frequente, la relazione con i fratelli. Mai ho visto o sentito Kico, Carmen o Padre Mario deridere o attaccare qualcuno o qualcosa attinente alla Chiesa. Ogni giorno nell’Ufficio delle letture ci nutriamo della sapienza dei padri della Chiesa e degli scritti dei Santi compresi San Tommaso e gli altri santi sapienti secondo voi invisi a Carmen. Scusatemi ma mi sembra che in questo sito si realizzi quanto dice Gesù nel Vangelo (cito a memoria) “Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non avete pianto. Ma alla sapienza é stata resa giustizia dalle sue opere”.

    Rispondi
    • #lister   30 luglio 2016 at 5:46 pm

      E’ proprio il “troppo teologicamente complesso” che ti ha portato -per più di 40 anni (!)- a camminare con Chicco & Carmela lungo l’apostasia.
      Forse bastava (ma non è mai troppo tardi) leggere il Catechismo della Chiesa Cattolica di S.Pio X per scoprire che non c’è nulla di “complesso” nel credere nella Transustanziazione.
      Bastava (ma non è mai troppo tardi) studiare il Magistero della Chiesa Cattolica, per scoprire la vera Dottrina rivelata da Gesù e non quella schitarrata e ballata al ritmo delle “musiche” di Chicco Gargiulo o rappresentata dalle sue blasfeme icone.
      Così come è blasfema la tua intenzione di riferirti alle opere di Chicco con quelle parole del Vangelo che, invece, sono riferite alle Opere di Gesù !!

      P.S.
      Per conto mio dedico le mie preghiere a tutte le Anime del Purgatorio (anche se Chicco non ci crede): se qualcuna di queste potrà essere dedicata Carmela, lo sarà solo per volontà del Signore.

      Rispondi
    • #gaspare   1 agosto 2016 at 9:01 pm

      Ciao Caterina sei d’accordo nel dire che nelle catechesi iniziali la Chiesa viene squalificata da Costantino al Vaticano II,cioè annullata come il pensiero luterano asserisce?poi ovviamente manovre camaleontiche aggiustano qui e li per non essere cacciati via,ma scuse pubbliche per queste affermazioni eretiche non potete farle per paura che tutto crolla,e intanto mentre la Chiesa ha bisogno di una unità ferrea voi pretendete di essere la vera via dando del pagano alla Chiesa Romana e mentre il mnc servendosi della bonarietà della gente continuata a umiliare ed a uccidere chi non la pensa come voi,e questo è solo uno dei vostri problemi…..

      Rispondi
  3. #bbruno   30 luglio 2016 at 4:02 pm

    ma c’è il peccato contro lo Spirito Santo che non è perdonabile… E credere che la Chiesa per i secoli da Costantino al Vatican2 abbia deviato da Dio non è peccare di arroganza e presunzione già il solo pensarlo??? Che lo Spirito Santo avrebbe aspettato la Carmen e il Kiko per rimettere inseiem i Pezzi sconnessi???

    Rispondi
    • #Riccardo   30 luglio 2016 at 7:59 pm

      Condivido quello che scrivi caro Bruno.

      Rispondi
  4. #Luca   31 luglio 2016 at 12:13 am

    Nel 2016 i movimenti indeboliscono la chiesa . Anni fa no, oggi si. Mentre passano leggi anti cristiane e altre si affacciano all ‘ orizzonte come la liberalizzazione delle droghe, i movimenti coltivano orticelli con scarsa visione globale. Il futuro ci dirà.

    Rispondi
  5. #AICI   27 agosto 2016 at 11:59 pm

    I Neocatecumenali hanno tanti contro ma due pro: quando vanno in missione oltre all’aiuto materiale portano alla conversione decine di persone…certo i convertiti zoppicheranno come loro ma almeno i NC non sono ammantati dall’ecumenismo rivoltante de le missioni inutili di preti e suore cattoliche che lasciano le popolazioni al loro credo. Inoltre son rimasti gli unici a figliare!

    Rispondi
    • #lister   28 agosto 2016 at 10:46 am

      Che se ne fanno i “convertiti”, che se ne fa la Chiesa di una setta il cui guru non crede alla Transustanziazione ?!
      “Ecumenismo” o non?
      Che siano “rimasti gli unici a figliare”, poi, è…enorme!

      Rispondi
  6. #patrizio   6 dicembre 2016 at 9:27 pm

    Ho letto con dispiacere molti discorsi da farisei, di chi crede in base al proprio sapere, di conoscere la verità assoluta, non ho truvato un briciolo di umiltà in quelle frasi, ma solo tanta arroganza e disprezzo.
    Carmen non ha certo bisogno delle vostre preghiere (che oltretutto non sarebbero sincere) lei ha affidato con umiltà, la sua anima alla misericordia del Signore, perchè per quante opere buone possiamo fare in questa vita, senza la sua misericordia nessuno sarebbe salvo.
    Lei ha cercato di mettere in atto gli insegnamenti del Vangelo, con umiltà, come gli ha compresi e penso che al Signore questo piaccia.

    Rispondi
    • #Alessio   6 dicembre 2016 at 10:15 pm

      Perfetto, buon viaggio verso un altro sito.

      Rispondi

Rispondi