Maghi Merlino s’insediano al potere

biopolitica

di Danilo Quinto

Nel suo programma di governo per la Città di Torino, Chiara Appendino, sindaco del Movimento 5 Stelle – oltre alla riduzione della connettività all’interno delle scuole, all’abbattimento delle “barriere anti-uccelli”, che vuole introdurre nei regolamenti comunali delle “prescrizioni sulle caratteristiche di costruzione dei palazzi per limitare i danni ai volatili dovuti alle collisioni con le vetrate”, alla realizzazione di “colombaie in alcune aree verdi per fornire una alimentazione adeguata ai piccioni” – fa inserire la dieta basata sul consumo di vegetali tra le linee guida del Comune da proporre alla popolazione. Dichiara il suo assessore all’Ambiente: “In Europa sono molto più avanti, ci sono realtà che vanno bene al di là. Io sono vegetariana da vent’anni, ma il programma è stato scritto prima che io arrivassi. Semplicemente, ho voluto allargare il contesto, da etico a 360 gradi. Che la questione alimentare sia anche di impatto ambientale non lo dico io. Lo dicono la Fao e l’Onu”.

Il richiamo ai due più grandi carrozzoni burocratici che esistano al mondo – che, come ognuno sa, non risolvono né le crisi alimentari né le guerre – è solo funzionale al disegno che si persegue. Fa rabbrividire, infatti, la propensione del Movimento dell’ex comico ad essere la pedina – neanche troppo mascherata – di un’ideologia che è nata negli ultimi 70 anni del secolo scorso e si è sviluppata negli ultimi venti, a cavallo del terzo millennio, attraverso tecniche sofisticate e suadenti. Che cos’è la biopolitica, se non l’impadronirsi della vita dei popoli e degli individui, dalla loro nascita alla loro morte?

E’ la volontà di potenza che dà valore, in campo morale, al concetto di verità ed al suo contrario, quello della menzogna. Non esiste la verità in senso oggettivo, assoluto, come non esiste la menzogna in senso assoluto. Quello che noi consideriamo vero – o falso – corrisponde alla volontà di far prevalere determinati valori rispetto ad altri, indicando una strada da percorrere agli individui, ai popoli, a quelle che si chiamano civiltà. Così, nella teoria nietzscheana, sapere e potere s’intersecano tra loro e costituiscono un binomio inscindibile: il sapere produce il potere, l’esercizio del potere produce nuove forme di sapere, che vengono imposte.

Sulla base di questi presupposti, Michel Foucault, a metà degli anni ’70, formula la nozione di biopolitica, che presuppone l’esistenza di un complesso di questioni che s’intende debbano essere governate dall’uso dell’innovazione abbinata sapientemente alle tecnologie di cui il potere si dota. Il concetto si cala nella realtà per governarla. Propone un ordine sociale nuovo e un ordine del discorso, grazie al quale si decide ciò che è vero – o ciò che è falso – e s’induce gli uditori, gli astanti, quelli che capitano sotto tiro, a considerarlo come tale. E’ una specie di grande fratello, che sorveglia, ordina, dispone, decide. Domina la realtà e la plasma per i suoi fini.

 Il potere usa, a questo scopo, un potenziale distruttivo assolutamente illimitato: decide quando e se l’individuo deve nascere, eliminando, anche selettivamente e sempre più preventivamente, l’indesiderato; quando deve morire, sedandolo nella giusta quantità o assecondando e propagandando gli istinti suicidi; come e quando deve procreare e come si deve riprodurre, utilizzando tecniche di laboratorio che affittano il corpo delle donne e mercificano il seme maschile; come deve utilizzare il proprio patrimonio genetico; come deve educare i propri figli, proponendo modelli di famiglia che s’inventa o esigenze di filiazione che non esistono e che corrispondono a biechi desideri; quali droghe assumere; come deve e con quali altri può relazionarsi, accettando improbabili integrazioni tra popoli che non hanno nessun elemento in comune: come deve lavorare; che cosa deve produrre; come deve conservare l’ambiente; che cosa deve mangiare, appunto.
Il potere si erge a divinità. Diventa un mito. Una leggenda. I suoi esponenti si propongono come maghi, come taumaturghi. Tanti Maghi Merlino o Fate Turchine che girano con la bacchetta magica, facendo credere di essere i predestinati, gli unti. Anche loro sorvegliati, sorvegliano a loro volta. Protagonisti consapevoli di un gioco mistificatorio che solo il vuoto della politica può consentire. Sembra fantascienza, ma siamo ormai immersi in questa realtà.

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