Bergoglio, la guerra, la Parola

Pope Francis attends his general audience in St Peter's square at the Vatican on February 19, 2014. AFP PHOTO / GABRIEL BOUYS

 

di Giovanni Tortelli

 

Sul volo che da Roma lo portava a Cracovia per la Gmg, Francesco ha dichiarato: “Quando parlo di guerra parlo di guerra sul serio, non di guerre di religione. Non esiste la guerra di religione: ci sono guerre per interesse, per soldi, per le risorse naturali o per il dominio dei popoli”.

Due osservazioni: la prima, è che per Francesco le guerre di religione non sono «guerre sul serio»; la seconda, che esistono solo le guerre sul serio, cioè per interesse, soldi, risorse naturali e dominio dei popoli. Le guerre di religione non rientrano in nessuna di quelle categorie e, pertanto, non esistono in quanto guerre.

Il Presidente Mattarella al Tg1, a distanza di poche ore: “(…) basta vedere come la grande maggioranza delle vittime sia di religione islamica per far comprendere che non si tratti di una guerra di religione”.

E’ vietato parlare di “guerra di religione”, eppure tutti i giorni la evochiamo nel suo concetto e nel suo significato quando parliamo o leggiamo di “jihad” o di “jihadisti”, termine ampio nella lingua originale, ma che in Occidente si è ristretto nel senso preciso di azione armata per la diffusione dell’islam.

Se così è, le stragi di questi ultimi tempi compiute in nome di un dio, rispondono esattamente al concetto e al lessico di una guerra di religione. Ma questo non si vuole ammettere – ad onta del principio che pensiero ed essere appartengono l’uno all’altro e si manifestano nella loro identità, e ad onta della specificità di un linguaggio che trascende la sua elementare accezione glottologica – per non dover ammettere che l’islam è una religione violenta. Ciò che sarebbe “religiosamente” scorretto, in una Chiesa chiamata oggi in modo particolare all’autoflagellazione e alla misericordia a senso unico.

Un sacerdote subisce il martirio durante la sacra liturgia per mano di empi che scelgono accuratamente il luogo consacrato, il ministero sacerdotale della vittima e il preciso momento liturgico, ma perfino la Voce della divina Istituzione (che dovrebbe seguire la tradizionale via maestra: Veritas, Lógos, Verbum, Parola, Magistero, comunicazione) ci dice che non è guerra di religione.

La stampa rincara dicendo che no, è “solo” un atto terroristico quindi “solo” un atto politico di un paio di pazzi criminali o poco più, autorimbecillitisi sul web tramite un indottrinamento rudimentale, insomma nulla di formale o di succhiato con il latte.

Quindi la matrice religiosa di questi assassini risulterà sempre inadeguata a connotare le loro stragi con motivazioni religiose. Delinquenti e basta, solo, con una recentissima storia di affiliazione religiosa alle spalle, tale da non incidere sulla natura politica del loro gesto. Si finirà così col far passare l’empietà per comune delinquenza politica – eversiva quanto si vuole – ma pur sempre solo politica.

Invece questa è guerra di religione, e l’Europa soccombe perché non capisce più cos’è la religione; perché – ormai essiccata in tutte le sue radici dal veleno laicista della nihilitas che è frammentazione, in perenne opposizione alla religio che è «ri-unione» – non intende più il senso religioso né in via ordinaria e positiva né quando esso si esprime nella sua forma violenta.

Un’Europa riduzionista e «riduttivista» per necessità. Un’Europa che si è vergognata delle proprie radici cristiane, nasce per forza senza senso religioso ma anche senza speranza, senza una progettualità che esca dalle semplici contingenze dell’immediato e dell’utile, senza un’identità forte e capace di riportarla dall’attuale nullità politica a protagonista di quei valori unitari di cui si nutrì nelle sue origini grazie ai grandi movimenti religiosi benedettini e degli ordini mendicanti.

Nel “martirio” di don Hamel dove sono gli ingredienti della “guerra seria”? O non si tratta piuttosto di un atto empio, iniquo e scellerato, cioè di un atto contro la pietà, contro l’integrità più sacra dell’uomo in quanto uomo, cioè contro la sua natura «religiosa»? In interiore homine est Deus.

La religio sta all’umanità come la forma sta alla materia, così come il rito è forma rispetto ad ogni altro atto umano, poiché il rito, il culto, è il protendersi dell’umanità verso la forma, verso la religione, verso ciò che unisce. Religione è la dynamis che Aristotele pone come essenza della vitalità dell’essere, e siamo ai fondamenti della civiltà occidentale.

Eppure un tempo la Chiesa aveva parlato con le parole degne e autorevoli del grande padre Agostino: “E’ maggior gloria uccidere la stessa guerra con la parola, che gli uomini in guerra” (Epist. 229). Non ammettere, anzi negare natura religiosa a una guerra che c’è ma in una forma non conclamata e per così dire abortiva, significa negare l’evidenza. Significa fermarsi a guardare le cause prossime del fenomeno e non quelle remote e vere.

Di ritorno da Cracovia, e con l’autorevole avallo del priore di Bose, è “parola del Papa” e della “Chiesa” che “Non è giusto né vero parlare di Islam violento e di terrorismo islamico“.

Si tratta del degno corollario a quanto detto in precedenza: se esistono solo guerre “serie” fatte per solo per sete di potere e di sfruttamento, e non esistono invece guerre di religione, nessuna religione può esser violenta.

Si tratta di un sofisma, basato sulla erranza di entrambe le premesse. Basterebbe ricordare il Vangelo di Matteo: “Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra. Non sono venuto a portare la pace, ma la spada” (Mt. 10,34). E Giovanni: “Io vi do la mia pace, ma non come ve la dà il mondo” (Gv. 14,27). E il solito Agostino: “Se poi vincono coloro che combattevano per una giusta causa, chi dubita che la vittoria non sia da gradirsi e che non ne venga una desiderabile pace? Queste cose sono buone e senza dubbio sono dono di Dio” (De Civitate Dei, 15). Mentre il maestro di Agostino, Ambrogio, aveva già ammonito: “Chi infatti non protegge il suo prossimo contro l’ingiustizia, quando lo può fare, è degno di reprensione come se la commettesse lui stesso” (I Doveri, I,40).

Senza contare San Francesco d’Assisi che in Terra Santa ci andò davvero nel 1219, al tempo della Quinta Crociata, e se anche non vi si recò di certo con spirito bellicoso, riuscì comunque a fronteggiare il Sultano d’Egitto… .

Ciò non significa certo inneggiare ad una contro-guerra di religione, ma solo richiamare il potere di verità e salvifico della «parola», tenendo a mente il monito di Agostino: “E’ maggior gloria uccidere la stessa guerra con la parola, che gli uomini in guerra”.

«Forma» è il linguaggio della «Sostanza» e Lógos, Verbum, Parola, Verità (Sostanza) ed Imago, Volto e Bellezza (Forma) sono alcuni dei Nomi del Figlio di Dio (s. Th., De Trinitate, quae. 34 e quae. 35), anzi «sono» il Figlio di Dio: il potere della parola e la sua comunicazione dipendono direttamente dalla Verità e hanno la medesima origine in Dio e coincidono e sono entrambe perfette in Gesù Cristo. La parola è dunque salvifica.

Chi ha una responsabilità magisteriale, secondo l’ordine che gli conviene, la eserciti dunque per ristabilire la Verità, che è Lógos, che è Verbum, che è Imago, che è Splendor.

 

 

13 Commenti a "Bergoglio, la guerra, la Parola"

  1. #Nicola Gentile   10 agosto 2016 at 10:30 pm

    Nella favola di Cappuccetto Rosso il lupo si maschera e fa credere di non essere il lupo.

    Ho l’impressione che ci siamo molti lupi mimetizzati da politici e da religiosi.
    Questi lupi ci stanno portando al macello e per non farci capire nulla ci raccontano le favole condite di menzogna.
    Non si rendono conto che anche loro saranno sbranati da lupi più violenti.
    Gli stessi che loro hanno cercato di far passare per agnelli.

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  2. #bbruno   10 agosto 2016 at 11:06 pm

    ha parlato SUA STUPIDITÀ, e dobbiamo anche commentare???

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  3. #bbruno   11 agosto 2016 at 2:19 pm

    “Maometto disse che testimonianza della sua missione è la potenza delle ARMI, segni che non mancano fra i LADRI e i TIRANNI. Infatti all’inizio non gli credettero filosofi esperti in cose divine e umane, ma uomini BESTIALI che abitavano nei deserti, IGNORANTI di qualsiasi conoscenza di dottrina divina”.

    Questa invettiva della “Summa Contra gentiles” ritorna anche nell’opuscolo ‘Contra Graecos et Saracenos’, scritto intorno al 1260, nel quale San Tommaso fornisce una sintesi estremamente chiara dei fondamenti teologici del Cristianesimo, difendendolo nello stesso tempo, nel detto caso, dalle insidie dottrinali del maomettanesimo.

    – Se questo giudizio appartiene all’intelligenza più alta del pensiero cattolico, i giudizi del personaggio trasvolante nei cieli, essendo a questi contrari, sono espressione di una condizione mentale che è all’ opposto di quella intelligenza, cioè pura espressione di stupidità intellettuale (e disonestà morale).

    Ecco allora spiegato il titolus novus che ho attribuito a tale personaggio: SUA STUPIDITÀ (CATTOLICA ). ( al quale personaggio, però, per la sua suprema sconfessione del pensiero cattloico, va il merito di dare a noi lo stimolo per rispolverare e chiarirci le ragioni del nostro credere cum (vera) Ecclesia …)

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    • #lister   12 agosto 2016 at 7:20 pm

      Sempre perfetto nei tuoi commenti, bbruno.
      Condivisibili in toto.

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  4. #Piero   14 agosto 2016 at 10:02 am

    Anche la guerra americana condotta da Bush dopo il golpe del 2001 (o attentato che dir si voglia) fu nelle parole una guerra di religione: del Bene, rappresentato dalla civiltà occidentale, contro il Male, rappresentato da un nemico non ben identificato (il terrorismo di matrice islamica). E il papa di allora ammonì :”Non fate la guerra in nome di Dio”. Bergoglio vuole dire in maniera goffa, come è suo costume, che ogni guerra di religione nasconde interessi economici e politici (anche la famosa Guerra dei Trent’anni).

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  5. #bbruno   14 agosto 2016 at 10:32 pm

    e ancora oggi, e siamo sempre lì, SUA STUPIDITA’ ha sentenziato che: ” Dio ha detto di farci prossimi dei migranti”…NO, siccome questo dio se lo è inventato lui, cioè la suddetta S., perché il Dio che conosco non ha mai detto una CAVOLATA del genere, ma ha detto che ogni uomo deve “guadagnarsi il pane col sudore della (SUA) fronte” , allora io starò ben alla larga dai suoi migranti, pasciuti danarosi farabutti parassiti spitocconi assassini e profughi del CAVOLO…

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    • #lister   15 agosto 2016 at 10:24 am

      bbruno, hai dimenticato “disertori”.
      Se questi uomini, bene in salute, ben pasciuti, fuggono dalla guerra in casa loro, significa che sono DISERTORI.

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  6. #lister   15 agosto 2016 at 10:48 am

    @ Piero
    “ogni guerra di religione nasconde interessi economici e politici”
    Anche le Sante Crociate convocate da Papi (quelli sì, veri Papi), cui volle partecipare pure S. Francesco?

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    • #bruno   15 agosto 2016 at 4:34 pm

      da non dimenticare che il Regno Latino in Terra Santa fallì perché troppo oneroso il suo finanziamento…Mai sentito parlare della “tassa del Saladino”? Altro che interesse economico! Sì, quello di farla finita con le spese, altro che guadagni! Contro questa impopolarità delle Crociate, combatté inutilmente Santa Caterina da Siena ( altra fondamentalista guerrafondaia, per i gusti degli imbergoglioti), che visto vano il suo appello ai Principi Cristiani per una nuova Crociata ( si sarebbe evitata forse la caduta di Costantinopoli) , si diceva disposta a capeggiarla ella stessa! ( a proposito, in una chiesa UNA, non possono stare insieme un Francesco- il Santo d’ Assisi, l’ autentico – unitamente alla Santa di Siena – ambedue Patroni d’Italia, oltretutto – e il Francesco Maçon del Vaticano, il distruttore, oltre che degli Italiani, della Cristianità!

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  7. #Maria   15 agosto 2016 at 11:25 pm

    bruno
    ma quante fesserie racconta, stupidaggini,grovigli di discorsi che non servono a niente e a nessuno.
    Sia più serio quando parla di cose importanti,se crede lo siano.Non si può dire di certo che lei sia portato alla vita contemplativa,che di questi tempi moderni…..oramai,non si sa più cosa sia.

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    • #bbruno   20 agosto 2016 at 8:30 pm

      eh mariuccia, che puzza di cipolla oggi!

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  8. #bbruno   20 agosto 2016 at 4:31 pm

    ma ora, imbastarditi dalla nuova teologia della ‘pace’, siamo giunti, per propiziarla, alla diplomazia della messa presenziata da musulmani…. una diplomazia fondata sulla profanazione, una pace cercata nella bestemmia … Pensare che nemmeno ai catecumeni e penitenti pubblici era consentita tale partecipazione…: dopo l’istruzione omiletica, dovevavo uscire: non erano ancora degni di assistere al Sacrificio. Ora i maometti, accolti alla messa , si sentono dire, all’ omelia, che tutto va bene , libertà religiosa e rispetto per tutti- parola di vati-cane II – che sono i benvenuti, perché la PACE val pur sempre una messa ( quando poi questa pace la commisuriamo alla qualità di questa ‘messa’, possiamo ben capire la qualità di questa pace…)

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