Gorbachev del liberalismo? Quanto il trumpismo internazionale può incrinare il dogmatismo liberale?

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di A. Giacobazzi

Liberalismi assortiti

Dare una definizione troppo precisa di liberalismo non è un’operazione semplice. Come quasi tutte le religioni, quella liberale ammette un certo dibattito al suo interno sulle questioni disputate – in dubiis libertas – mantenendo, a fianco di queste, una serie di credenze immutabili – in necessariis unitas – che difficilmente possono essere scalfite.

Un liberale può essere conservatore, progressista, monarchico, repubblicano, sociale, anarchico o altro ancora. Da alcune parti si è addirittura tentato di realizzare l’ircocervo del “cattolicesimo liberale”, con gran sconforto della Dottrina ma con gran successo di pubblico e critica. Il disastro che è ne è seguito è noto.

Di queste complessità si occupò nel XIX secolo Padre Sardá y Salvany nel suo celebre volume “Il liberalismo è peccato” (ripubblicato dalle Edizioni Radio Spada, 2016). Se all’epoca del sacerdote spagnolo le realizzazioni del marxismo di governo erano ancora in un mondo di lontani sogni, oggi il comunismo novecentesco è archiviato nel casellario dei vecchi incubi. Incubi tuttavia coerenti con la realtà liberale: più volte abbiamo sottolineato come da parti opposte questa relazione sia stata ampiamente provata. Si pensi alla dichiarazione di Pio XI contenuta nella Quadragesimo Anno (1931):

Di cotesto socialismo educatore è padre bensì il liberalismo, ma l’erede è e sarà il bolscevismo

Sempre Pio XI, passando dall’aspetto filosofico ad un ambito più economico, nella Divini Redemptoris (1937) sottolineava:

Per spiegare poi come il comunismo sia riuscito a farsi accettare senza esame da tante masse di operai, conviene ricordarsi che questi vi erano già preparati dall’abbandono religioso e morale nel quale erano stati lasciati dall’economia liberale

Sul fronte opposto, già più volte abbiamo menzionato, e non è certo l’unico caso, lo stuzzicante testo del marxista Manacorda: “Quel vecchio liberale del comunista Karl Marx”.

Verso la Perestrojka occidentale?

Date le affinità, anche religiose – nel senso più etimologico del termine – che legano il culto liberale e quello marxista risulta difficile scinderne totalmente le analisi sul piano dell’attuazione politica. Se dunque il tracollo della “chiesa madre” comunista avvenne per effetto della prassi e della mentalità di Gorbachev, quanto si può ipotizzare un parallelo sul fronte dell’Occidente liberale odierno?

Qui va subito precisato un elemento: il crollo di un sistema politico a causa dei compromessi attuati è un fatto storico comune. La Perestrojka (ricostruzione) di Gorbachev fu un grande tentativo di riforma di ciò che non era riformabile: pur accettando nominalmente i dogmi sovietici li si negava largamente nella sostanza producendo un’insanabile contraddizione. La Glasnost’ (trasparenza) funzionò benissimo e rese l’URSS trasparente al punto di sparire.

Come accennato, anche in questo caso vale il principio nihil sub sole novi. Buona parte delle monarchi costituzionali e liberali ottocentesche vennero a patti con qualcosa che era intrinsecamente incompatibile col loro ruolo: nominalmente si restava re per “grazia di Dio” e si affermava – chi più chi meno – l’importanza della religione, ma nella prassi si faceva altro. Buona parte di quelle monarchie ebbe il destino che poi toccò all’URSS. Anche la storia dell’Israele biblico ci narra come ci fosse una stretta correlazione – in questo caso anche per mano divina – tra compromesso col paganesimo e decadenza socio-politica.

Premesso questo, risulta possibile chiedersi: il trumpismo e più generalmente il nuovo clima politico internazionale, possono indicare le evidenze di una Perestrojka del liberalismo occidentale? C’est-à-dire: Donald Trump, Marine Le Pen, Viktor Orbán, Norbert Hofer e i seguaci di Nigel Farage possono incrinare, anzi, spezzare l’attuale ordine occidentale e quindi mondiale?

Realismo moderato

Come Gorbachev lo era per il comunismo sovietico, questi personaggi sono incongruenti nella prassi con alcuni dogmi liberali pur mantenendone la devozione pubblica. Questo è un punto di una certa importanza: nessuna delle persone elencate è cattolica, eccezion fatta per la Le Pen, e nessuna – nemmeno la Le Pen – lavora scientemente per la restaurazione della Regalità sociale di Cristo. Dunque sostanzialmente i loro progetti non sono assimilabili alla Buona Battaglia ma accidentalmente possono coincidere con situazioni che favoriscano la Buona Battaglia. La distinzione tra sostanza e accidente non è mai trascurabile.

Un altro aspetto da non sminuire è la relazione tra causa ed effetto. L’avanzata di questo fronte eterodosso in seno al liberalismo come si colloca sul piano causale? Costoro sono più da annoverarsi tra le cause del cambiamento o tra gli effetti del cambiamento? Sono il disperato tentativo del cosiddetto “Occidente” di salvare qualcosa ora che tutto sembra andare a rotoli o sono il propulsore che attivamente porterà, non si sa ancora in che modo, la nave occidentale in acque migliori? I due aspetti, nei fatti, non si escludono ma si completano a vicenda. Trump, e la sua eventuale presidenza, sono certamente l’effetto del tracollo di un certo modello ma possono anche essere la causa di qualcosa che forse ora non è possibile prevedere. Il popolo che voterà per questi possibili “Gorbachev del liberalismo” – ricordiamolo – è lo stesso popolo che da decenni vota per gli Obama, gli Hollande, i Blair. In Italia la furia antirenziana viene in buona parte dalla stessa gente che incoronò il PD con oltre il 40% alle europee. Questi fatti, sommati alla sostanziale professione di liberalismo di questi personaggi, ci costringe alla vigilante prudenza.

Qualcosa tuttavia si sta muovendo sul piano internazionale: pensiamo all’ebollizione del mondo arabo, alle aperture di Erdogan rispetto a Putin, alla Brexit appena avvenuta. Si ha il sentore che in modo disorganico e traballante le cose stiano prendendo forme nuove pur restando materialmente simili al passato. Trump sta facendo una campagna potente. La sua eventuale presidenza sarà un’incognita sotto molti aspetti: ha certamente meno vincoli della Clinton con le istituzioni, è eccentrico, economicamente indipendente, sicuramente è più libero. Ma questi punti di forza possono anche diventare debolezze: una scarsa copertura nell’ establishment espone a rischi di stabilità, l’eccentricità in politica spesso è un boomerang, e la disponibilità economica è una forza nella misura in cui non è minacciata. Trump ha diverse somiglianze con Berlusconi, questo va ricordato nel bene e nel male.

C’è poi un elemento ulteriore: la massa critica. Ovvero: se tutti i fronti e i personaggi in questione convergessero verso il successo, forse qualche spiraglio di mutamento si aprirebbe ma per dare una solidità al cambiamento è necessaria, e non sufficiente, una solidità complessiva degli esiti delle consultazioni.

Quindi?

Insomma, alle domande: “è possibile che i vari esponenti citati possano incarnare il ruolo di Gorbachev del liberalismo contemporaneo? Possono introdurre nel sistema contraddizioni ed eterodossie sufficienti a determinare un nuovo corso?”, si può rispondere: “Sì, è possibile”. Possibile però non significa certo e nemmeno probabile, significa che in condizioni storico-culturali paragonabili e in situazioni politiche affini, questo è avvenuto.

Il resto è nelle mani della Provvidenza.

9 Commenti a "Gorbachev del liberalismo? Quanto il trumpismo internazionale può incrinare il dogmatismo liberale?"

  1. #ARAI DANIELE   25 agosto 2016 at 5:20 pm

    La verità per cui «la Perestrojka (ricostruzione) di Gorbachev fu un grande tentativo di riforma di ciò che non era riformabile» fu contraddetta da un altro liberale: Karol Wojtyla. Falso, quindi, che lui sia stato insieme a Regan l’affossatore del comunismo. No, a lui dobbiamo la sua giustificazione e infiltrazione liberale, che perdura, modello conciliare, in mezzo mondo.

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    • #A. Giacobazzi   25 agosto 2016 at 5:46 pm

      Il comunismo in buona parte si è affossato da solo, era troppo “sincero” e fideistico per durare a lungo. Solve et coagula.

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  2. #ARAI DANIELE   25 agosto 2016 at 7:36 pm

    Il comunismo troppo “sincero” e fideistico forse si è affossato da solo in Europa, ma i suoi errori per il cambiamento culturale gramsciano dura a lungo perché giustificato e infiltrato per via gesuítica, e non solo perfino in America Latina. È nella storia del Foro di S.Paulo covato nella Cuba di Castro, che ha preso il potere in paesi come il Brasile: Lula e Dilma; Venezuela: Chavez y Maduro; Bolivia, Equador…
    Che affossi i suoi errori micidiali, intrinsecamente perversi, da quelle parti è da sperare, ma non lo sarà finché dura l’influenza conciliare dei vari Boff, per non parlare di Bergoglio… È il solve et coagula a lungo termine. Ma tutto è nelle mani della Provvidenza, che ci ha dato Fatima.

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    • #Blanca Briceno   9 novembre 2016 at 2:58 pm

      #Arai Daniele: grazie per questo commento. Consideriamo (noi, AiresVen-resistenza propositiva nonviolenta venezuelana) che il Foro di Sao Paolo con castrò in testa segni l’involuzione di tutto un continente e in particolare del Venezuela, mio paese. Tirannide criminale e criminogena, necrofila e affammante fino al olocausto del popolo venezuelano e al suo lento esterminio per fame, denutrizione e mala sanità. Nati come gruppo cristiano di preghiera, conformiamo un gruppo politico, in ascolto del Signore. DtB. Blanca Briceno

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  3. #Nicòla   25 agosto 2016 at 8:52 pm

    Questo è un punto di una certa importanza: nessuna delle persone elencate è cattolica, eccezion fatta per la Le Pen.
    Siete certi che Marine Le Pen sia cattolica? Sapevo che la nipote Marion lo è, ma lessi anni fa, se non sbaglio nella rassegna stampa che accompagnava Sodalitium negli anni ’90 che Jean Marie e Marine sono calvinisti. Certamente entrambi pluri-divorziati

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  4. #Fabio   26 agosto 2016 at 10:51 am

    E se Bergoglio fosse il Gorbaciov della Chiesa? Non ci riuscirà ma sembra darsi un gran da fare…..

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    • #jeannedarc   26 agosto 2016 at 11:23 am

      Per la Chiesa vale il “non praevalebunt”, che non vale per tutto il resto.

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  5. #Fabio   27 agosto 2016 at 6:13 am

    X Jeannedarc: sono d’accordo sul ‘non prevalebunt’ nel caso della Chiesa ed infatti ho scritto che Bergoglio non riuscirà a distruggerla. Ma che si stia impegnando a farlo mi sembra fuori discussione

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