Il Sultano italiano

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di Danilo Quinto

 Ci si scandalizza – e giustamente – delle epurazioni operate dal Sultano turco, dopo il presunto golpe. Null’altro che una cifra del potere, che a tutte le latitudini, per salvare se stesso, agisce con disinvoltura e in modo spregiudicato.

Anche in Italia c’è un Sultano, anche se molti non se ne sono accorti o, pur accorgendosene, lo ritengono, in questo momento – e ormai da oltre due anni – il male minore. Ha preso il potere in maniera per così dire, bonaria. Ricordate l’#enricostaisereno? Ha proseguito come uno schiacciasassi, aiutato prima dal Patto del Nazareno stipulato con Silvio Berlusconi – che non è mai venuto meno – poi dall’appoggio diretto degli eletti del centrodestra di Verdini, che gli garantiscono la maggioranza in uno dei rami del Parlamento, mentre un’altra componente del centrodestra – quella di Alfano, che ora, ridotta com’è ai prefissi telefonici che non consentono eletti, vorrebbe tornare all’ovile – lo sostiene direttamente al Governo. Ha fatto promesse a destra e a manca, rassicurando tutti con quel suo sorriso apparentemente innocuo, sbandierando riforme economiche e sociali che non hanno per nulla scalfito il giudizio sull’Italia del rapporto recentemente divulgato dal Fondo Monetario Internazionale. Il FMI sottolinea la situazione di sofferenza e rischio in cui si trovano le banche – confermati dal crollo in borsa delle loro azioni e dagli interventi economici di questi giorni a loro favore), ha posto l’accento sulla bassa produttività, sull’alto tasso di disoccupazione (11,4% nel 2016), sul debito pubblico (stimato al 132,9% del PIL nel 2016 e al 132,1% nel 2017, «In termini nominali è il debito più alto nell’area euro. In percentuale al PIL è il secondo più alto dopo la Grecia»). Sul versante della crisi sociale, c’è l’Istat che ha certificato il numero delle famiglie che nel 2015 sono state in condizioni di povertà: 1 milione e 582mila. Gli individui, 4 milioni e 598mila: il numero più alto dal 2005.

 

Rispetto a questo contesto drammatico – di cui fa parte il disagio sociale, che ormai è a livelli di guardia, come testimoniano le forti contestazioni ricevute a Taranto – le occupazioni del Presidente del Consiglio semplicemente non esistono. Egli si preoccupa del potere, come hanno fatto e fanno tutti i Sultani del mondo in tutte le epoche storiche. Renzi lo vuole tutto il potere e, naturalmente, il campo dell’informazione – stampata e televisiva – è da questo punto di vista decisivo per il suo disegno.

Il primo agosto, sulle colonne de Il Giornale, Alessandro Sallusti raccontava dell’ultima epurazione, quella di Bianca Berlinguer dalla guida del Tg3, “l’unica voce critica sul governo che da sinistra ancora aveva una minima eco”. Sallusti aggiungeva: “alla ripresa potrà partire in grande stile la campagna (paghiamo noi, ovviamente) per convincere gli italiani a votare «sì» al referendum sulla riforma-truffa del Senato. Sarà la madre di tutte le battaglie – Renzi ha legato il suo destino al risultato – e l’uomo non ha lasciato nulla al caso. Silenziare il fronte del «no», soprattutto quello di sinistra, era obiettivo primario. Per questo ha chiuso Ballarò di Giannini, Virus di Porro, ridimensionato Bruno Vespa, fatto cacciare Maurizio Belpietro da Libero e convinto per interposte persone Vittorio Feltri a cambiare idea rispetto a quello che scriveva su questo giornale”. Naturalmente, Renzi dice che con queste epurazioni e con questi cambiamenti di rotta non c’entra. Se è vero che i Sultani non lasciano nulla al caso, è anche vero che i loro sudditi non sono scemi.

8 Commenti a "Il Sultano italiano"

  1. #Giacomo   4 agosto 2016 at 7:39 pm

    Il sultano italiano ha l’aspetto di Pinocchio, come il “popolo” che dovrebbe rappresentare. Gli italiani si lamentano, ma gli va bene così evidentemente, altrimenti si sarebbero rivoltati contro questi politicanti. Un “popolo” di bugiardi e ipocriti non poteva che avere un personaggio del genere come primo ministro. C’è da vergognarsi ad essere italiani.

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  2. #bbruno   2 ottobre 2016 at 12:12 pm

    di tutti i castighi che toccano ai polli , a noi è toccato il peggiore: quello di essere RIDICOLI (credendo di essere i più furbi di tutti ( D’accordo sulla vergogna…)

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  3. #bbruno   2 ottobre 2016 at 7:31 pm

    che c’ entrano i ‘polli’? Volevo scrivere ‘popoli’, e questo intendevo…Mistero sui polli….

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  4. #Maria   3 ottobre 2016 at 11:13 am

    Giacomo
    e lei che fa per non far parte della ” ghenga “? Guardi che ogni italiano dice le stesse sue parole; e allora come la mettiamo? Se si vergogna così tanto ad essere italiano, perché non se ne va? E poi, da chi si vergogna: me lo dica! Parole buttate al vento…. La vergogna sia per noi, se non si dovesse fare la volontà del nostro Signore: per il resto preghi.

    Bruno,ma che giri di parole che non servono a niente……

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    • #Alessio   11 ottobre 2016 at 4:02 pm

      Infatti, a niente. E degli Italiani che votano la cricca di questo fantoccio si può (e si deve) provare solo vergogna e disgusto.

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  5. #Maria   12 ottobre 2016 at 3:31 pm

    Alessio
    Niente vessillo da buon combattente…

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    • #Alessio   13 ottobre 2016 at 6:35 am

      ????? Tu, invece, il vessillo da Fantozzi non l’ammaini mai, vedo!

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  6. #Maria   13 ottobre 2016 at 2:32 pm

    Alessio
    e certo che lo ammaino,il cosi detto ” vessillo da fantozzi ” specialmente su mi stessa; divertendomi pure, a prendermi in giro,cosicché da non confondermi per quando parlo seriamente.

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